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AMBIENTE

ANIMALI

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A cura di Mara Tamburino per mongolia.it
In Mongolia la natura è sovrana: spazi immensi, che possono apparire un concentrato di  "nulla" a un visitatore distratto,  sono invece ricchissimi di vita animale e vegetale molto diversificata, a volte unica al mondo. Esistono persino territori quasi inesplorati, dove è ancora possibile la scoperta di nuove specie, un evento ormai rarissimo nel resto del mondo. E' il caso del recente ritrovamento di 22 nuove specie vegetali, avvenuto sulla remota catena montuosa dell'Altai, le famose
montagne d'oro che formano un confine naturale fra l' ovest della Mongolia, la Cina, la Russia ed il Kazakistan.
Il Mongolo, individuo nomade per eccellenza, è intimamente legato alla natura e la rispetta non solo per convenienza (sa che la sua vita da lei dipende), ma per convinzione quasi religiosa e per antichissima consuetudine. In quella che è considerata la prima "Costituzione" mondiale, il Codice di Leggi emanato da Gengis Khan, la protezione dell'ambiente è ben evidente, in anticipo di almeno 7 secoli rispetto alla nostra attuale (e tardiva) sollecitudine per la salute di nostra Madre Terra. Ad esempio il Codice comminava addirittura la pena di morte per chi recasse danni ai terreni e alle praterie con scavi non autorizzati, oppure per chi appiccava un incendio. Era inoltre vietato lavare dentro al fiume (o gettarvi qualcuno dentro!), una precauzione antinquinamento di stretta attualità e indubbiamente molto saggia.

Un viaggio in Mongolia è un ritorno all'infanzia del mondo, ed è proprio la natura quasi intatta che affascina la maggior parte dei viaggiatori. Su un sito internet della Repubblica Mongola, alla domanda
"Per quale motivo desideri venire in Mongolia?" ben il 73% dei visitatori ha risposto "Per il suo ambiente".
Con la recente impetuosa modernizzazione, anche lo spirito di molti mongoli sta fatalmente cambiando. Questa popolazione, che ha subito durissime repressioni all'epoca della dominazione prima cinese e poi russa, ora naviga incerta fra l'ossequio alle antiche regole e i nuovi desideri suscitati dalla civiltà dei consumi. Con la necessità di sopravvivere ai cambiamenti troppo repentini che hanno causato forte dissesto sociale, molti mongoli hanno messo a frutto la propria conoscenza del territorio diventando guide per i turisti che giungono in Mongolia sempre più numerosi. Purtroppo alcune agenzie di viaggi impiegano guide locali che accompagnano il turista non solo a scoprire le molte bellezze del Paese, ma anche per battute di caccia che stanno gravemente depauperando la fauna selvatica.
Il mongolo è cacciatore eccellente per antico retaggio e fino ai nostri giorni uccideva solo per sfamarsi, rispettava e addirittura onorava le proprie prede in un complesso rituale che ringraziava il Tengger - il profondo cielo blu, Padre di tutti i mongoli - per i doni concessi al suo popolo. E' molto diverso cacciare per denaro, alimentando la vanità di frotte di occidentali ricchi e annoiati che ambiscono unicamente ad esporre in patria un trofeo, o peggio esercitare il bracconaggio che uccide gli animali più rari ( persino orso e leopardo delle nevi) per fornire i cosiddetti
rimedi medicinali alle farmacie orientali e soprattutto cinesi.
Gli allarmi lanciati dalle associazioni ambientaliste, oltre ad approfondite ricerche sull'effettiva consistenza del patrimonio faunistico condotte in stretta collaborazione con istituzioni governative, hanno recentemente convinto il Governo della Mongolia  che permettere la caccia indiscriminata agli occidentali non sia un buon investimento per il Paese. Una normativa entrata in vigore nel 1995 regolamenta in senso restrittivo la caccia e impone controlli alle frontiere, inoltre nel 2002 il Parlamento Mongolo ha approvato una Legge che protegge il patrimonio faunistico e floreale. Attualmente la Mongolia, oltre allo sfruttamento di enormi giacimenti minerari  possiede una sola grande ricchezza: un ambiente ancora praticamente intatto, ricco di vita animale e vegetale che comprende parecchi endemismi. Ci piace pensare che chi ci legge sia amante della natura e parta armato solo di macchina fotografica, cinepresa e una sana dose di curiosità.
Qui di seguito trovate foto, cartine e breve descrizione degli animali attualmente più a rischio di estinzione, come risulta dal rapporto 2007dell'UICN, (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), il più grande organismo mondiale per lo studio e la conservazione della natura e dal Mongolian Red Book (
http://www.regionalredlist.com/) dal quale abbiamo tratto la maggior parte delle interessanti informazioni.
Riportiamo per esteso il brano che gli scienziati mongoli hanno scritto come premessa al loro importantissimo lavoro, finalizzato non solo alla conservazione della incredibile biodiversità della Mongolia, ma ad una presa di coscienza globale.

Allo stato attuale delle ricerche, ben 21 specie risultano in pericolo di estinzione; la maggior parte è rappresentata da ungulati e carnivori che hanno subito uno sfruttamento eccessivo, mentre per altri piccoli mammiferi, ad esempio i pipistrelli, i dati scarseggiano. Ciò non implica che questi ultimi siano a minor rischio, bensì che è necessario estendere la conoscenza delle popolazioni dei piccoli mammiferi nelle aree non ancora sufficientemente studiate.  Scopo di questo volume è portare all’attenzione dei politici, degli ecologisti e del governo le azioni da intraprendere perché in futuro le popolazioni di mammiferi in Mongolia siano ancora vitali. Per alcune specie elencate in questo volume sono già state avviate misure speciali, il nostro lavoro non intende sostituirle, bensì accompagnarle e fornire alcuni suggerimenti.
Il futuro della preziosa biodiversità dei mammiferi in Mongolia dipende dal grado di coinvolgimento della popolazione mongola - e della comunità mondiale - nell’opera di salvaguardia degli animali  che attualmente si trovano  in grave pericolo di estinzione.


MAMMIFERI

ORSO DEL GOBI
(Ursus Gobiensis) Maazalai, Baavgai


Un piccolo splendido orso, endemico della Mongolia, incluso nella CITES (Convenzione Internazionale sul Commercio delle Specie Protette) estremamente raro e protetto in quanto molto sensibile ai mutamenti ambientali. Dopo la caccia intensiva dei tempi passati, che lo ha portato sull'orlo dell'estinzione, ora questo plantigrado vive nella parte meridionale del deserto del Gobi nelle zone montagnose a protezione totale di Atas Bogd, Shar Khuls, Tsagaan Bogd e occasionalmente si sposta sui rilievi del Govi-Altai in cerca di cibo. Stimata una popolazione fra i 24 e i 40 individui adulti. (foto di H. Reynolds)

 

 CAVALLO PRZEWALSKI
(Equus Przewalski) Takhi, Takhi Aduu


Un bellissimo nome – Takhi in mongolo significa spirito – per un animale altrettanto bello, prezioso e longevo: può vivere fino a 30-34 anni. Le pitture rupestri in Francia e Spagna indicano che anticamente era molto diffuso anche in Europa ed è il probabile progenitore dei cavalli domestici. Ora è molto raro e vive libero nei Parchi di Takhiin Tal e Hustain Nuruu dopo aver rischiato l’estinzione totale ed essersi fortunosamente salvato grazie alla reintroduzione, da zoo e allevamenti europei, dei discendenti dei 15 esemplari sopravvissuti alla deportazione e alla caccia sconsiderata. (Veniva cacciato per il muco verde e denso che si trova nella sua gola, questa particolare sostanza dovuta alla clorofilla veniva ritenuta miracolosa dalla medicina tradizionale) Ora fortunatamente il Takhi è integralmente protetto (è anche nell'elenco CITES) e sono vietate le ibridazioni con cavalli domestici. Attualmente vivono liberi in Mongolia circa 100 esemplari, mentre la popolazione complessiva mondiale è stimata intorno ai 1.000 capi. E’ recentissima la bella notizia della nascita di un puledro chiamato “Effie” in un allevamento di Takhi in cattività, nella lontana Australia. Esiste un'associazione internazionale per la protezione del Takhi, con sede in Svizzera: www.takhi.org attraverso la quale si può aiutare questo antichissimo e splendido animale a superare definitivamente il pericolo di estinzione.

CERVO ROSSO
(Cervus Elaphus Linnaeus) Haliun Buga


E’ il cervo più grande della specie, un animale maestoso che può pesare anche 300 chili  e vive nelle foreste montane e nei pascoli boschivi della Mongolia.  E’ facile osservare grandi branchi nei mesi di settembre-ottobre quando i cervi sono in fregola e si riuniscono numerosi nelle grandi pianure aperte. E’ classificato raro dalle Leggi mongole pur se non globalmente minacciato di estinzione, poiché  in alcune zone – specie nel Hentii – i bracconieri gli danno una caccia spietata, per vendere a caro prezzo  il velluto dei suoi magnifici palchi di corna e altri organi, considerati preziosi dalla medicina tradizionale. Questa situazione ha fatto sì che in Mongolia il declino della specie sia stato di oltre il 92% negli ultimi 18 anni. Sono in corso trasferimenti di esemplari in zone a protezione totale, ad esempio il Bogd Khan, nella parte meridionale del Hentii. Numerosi esemplari di cervo rosso vivono  anche nel Parco Nazionale Hustai. Si calcola che l’attuale popolazione oscilli fra gli 8.000 e i 10.000 capi in tutta la Mongolia.

MARMOTTA SIBERIANA
(Marmota Sibirica)
Mongol Tarvaga


E’ un simpatico mammifero dalla folta pelliccia che vive anche sulle nostre Alpi ed è noto per gli acutissimi fischi che lancia la “sentinella” per dare l’allarme al suo gruppo. Scava tane particolarmente elaborate che servono da rifugio a diversi altri piccoli animali. Prospera in ambienti diversi, dalle steppe e praterie fino ai rilievi montuosi dell’Altai. Attualmente è in fortissimo declino a causa della caccia intensiva a cui è sottoposta per ricavarne carne, pellicce e il famoso  olio di marmotta fortemente richiesto dalla medicina tradizionale (ancora lei…), in quanto contiene un alto livello di corticosterone 2. Dall’abbondanza degli anni ’40, quando la popolazione era di oltre 40 milioni di capi, la marmotta è ora presente sul territorio in meno di 5 milioni di capi e viene anche  allevata (e uccisa) con sistemi industriali.  Non esistono attualmente misure specifiche di tutela, e solo il 6% dell'intera popolazione vive in zone protette, compresa la sottospecie m.s. caliginosus (foto di V. Kiriliuk).


SCOIATTOLO TERRESTRE
(Spermophilus Alashanicus)
Gozooroi Zuram

E' un piccolo roditore che non risulta globalmente minacciato di estinzione, ma è alquanto raro in Mongolia. Anche se non esistono attualmente programmi mirati alla protezione di questo piccolo mammifero, lo scoiattolo è incluso nelle specie rare nel Mongolian Red Book e si ritiene che sia più abbondante nel massiccio del Gurvanasaikhan. Vive nelle steppe, nelle regioni collinari e sui pascoli alpini, fino ad altitudini di 3200 metri nei territori di Ikh, Baga Bogd, Gurvanasaikhan e sui monti Govi Altai. In Mongolia è presente la sottospecie s.a. dilutus. Al momento non esistono dati sulla effettiva consistenza delle popolazioni di questo scoiattolo terrestre, ma il forte incremento degli allevamenti di bestiame, e il conseguente degrado dell'habitat, rappresenta un rischio per la sua futura sopravvivenza.


CASTORO EURASIANO
(Castor Fiber) Evrazi minj


Si tratta della più grande specie di roditore vivente in Mongolia, dalla tipica coda larga e piatta adatta agli ambienti acquatici d'acqua dolce, è presente in quasi tutta l'eurasia ed è in forte diminuzione, classificata vicina al pericolo sul Red Book. La sottospecie c.f. birulai è considerata molto rara ed è protetta dalle leggi mongole. Sono in corso azioni di ripopolamento dei castori lungo i corsi dei fiumi Hovd sulle montagne dell'Altai e Tes nella catena montuosa Hangai nel nord della Mongolia. Fin dal 1965 lungo il fiume Bulgan è stata istituita la riserva naturale del Bulgan Gol, proprio allo scopo di proteggere i castori. Diversi fattori ne minacciano l'esistenza, innanzitutto la caccia illegale per procurare pelli, carne e castoreo (una sostanza usata nelle industrie profumiere), poi il degrado del territorio con disboscamenti selvaggi e inquinamento delle acque. Inoltre nella parte cinese del fiume Bulgan è stata costruita una diga che impedisce la migrazione dei castori, frammentandone rovinosamente l'habitat. La popolazione attualmente è stimata intorno ai 300 esemplari.

 

TOPO DELLE PIRAMIDI

(Allactaga Elater) - Daviaa alagdaaga
 

Un minuscolo roditore che detiene qualche primato: è il più piccolo della sua specie e ha un record di velocità di oltre 48Km all'ora. Compie grandi balzi sulle zampette posteriori, che sono quattro volte più lunghe di quelle anteriori. Globalmente non è una specie minacciata, ma in Mongolia è raro: circa il 42% degli esemplari di topo delle piramidi vive in aree protette. Non si conosce l'esatta entità della popolazione, ma alcuni topolini sono stati avvistati lungo il fiume Bodonch  e nella località Khonin Usnii, entrambe  si trovano nel deserto Govi Dzungarian, nella zona B del deserto, a protezione integrale. Una possibile minaccia è rappresentata dal drenaggio delle risorse idriche e dalle perduranti siccità dovute essenzialmente ai cambiamenti climatici in corso.

 

GERBOA TRE DITA
(Stylodipus Sungorus) Dzungarian daakai

E' un altro minuscolo roditore molto particolare, dalle zampe anteriori cortissime e posteriori molto lunghe, con una strana caratteristica : ha solo tre dita. Purtroppo è in pericolo globale di estinzione, poiché vive quasi esclusivamente in Mongolia, ai confini con la Cina, nella zona del  deserto Govi Dzungarian. Non sono noti i dati sulla popolazione di questo piccolo mammifero che come il Topo delle Piramidi è in pericolo a causa della mancanza d'acqua. Anche dopo accurate ricerche non siamo riusciti a reperire una foto del Gerboa tre dita, un invito (e una sfida...) per i futuri viaggiatori.

 

GERBOA DALLE LUNGHE ORECCHIE

(Euchoreutes Naso) Sooton alagdai

Il Gerboa dalle lunghe orecchie possiede, in rapporto alla sua corporatura, le orecchie più lunghe del regno animale (35% più lunghe della testa) e naturalmente un udito finissimo: gli serve per cacciare i piccoli insetti che rappresentano il 95% della sua dieta. E' considerato molto raro e divide il suo habitat con gli altri tipi di gerboa, criceti e gerbilli  nel deserto Trans Altai Govi e nella zona Zam Bilkhiin Gobi. Non si conoscono dati precisi sulla consistenza delle popolazioni, che probabilmente vivono anche nel nord della Mongolia interna (Cina). Nel mese di Dicembre 2007 una notizia clamorosa ha fatto il giro del mondo, anche la tv italiana ne ha parlato. Un gruppo di ricercatori della ZSL (Società Zoologica di Londra), ha filmato per la prima volta un  Gerboa dalle grandi orecchie. Questa bizzarra creatura salta come un canguro, possiede orecchie
enormi, un musetto da porcellino e peli sulle zampette che hanno la stessa funzione di scarpe da neve: gli permettono di compiere grandi salti sulle sabbie del deserto. Gli scienziati lo hanno soprannominato "Mickey Mouse", poiché è scaltro e comico come il notissimo topolino dei fumetti, ma ha un bel morso e si difende con vigore... hanno dovuto indossare grossi guanti per poterlo maneggiare. Questo straordinario Gerboa è un mammifero molto difficile da studiare, a causa delle minuscole dimensioni, le abitudini notturne e l'estrema durezza delle condizioni ambientali del suo habitat. Rappresenta milioni di anni nella storia dell'evoluzione e pur assomigliando ad un roditore appartiene ad una specie molto differente. Sono in corso studi approfonditi da parte di un team inglese-mongolo della ZSL. (foto di R. Samya)

GERBILLO DELLA MONGOLIA

(Meriones Tamariscinus) Sukhain Chicuul

Ancora un piccolo roditore elencato come raro nel Red Book sulla fauna della Mongolia. Ha un aspetto snello e la pelliccia più folta sul dorso, ed è stato introdotto in occidente come animale da compagnia; in cattività può vivere fino a 4 anni. Ha una particolarità curiosa: se minacciato la coda si stacca come quella di una lucertola, disorientando il predatore. Vive nelle zone prosciugate dei fiumi Bodonch e Bulga nel deserto Govi Dzungarian, come pure nella parte nord-occidentale dei rilievi Aj Bogd, nel deserto Govi Trans Altai, tutte zone semi desertiche o steppe con vegetazione sparsa, oppure scava tane nelle basse dune dove vegetano cespugli di Tamerici eurasiatiche. In Mongolia esiste la sottospecie m.t. jaxtartensis, ma attualmente non sono disponibili dati sulla consistenza delle popolazioni di entrambe le specie che corrono lo stesso pericolo degli altri roditori presenti in quei particolari e fragilissimi habitat. Alcuni ricercatori dell'Alabama (USA) stanno effettuando un esperimento molto interessante con i Gerbilli mongoli in cattività: hanno scoperto che questo animaletto impara presto a distinguere gruppi di vocali emesse dalla voce umana. Questi studi servono a comprendere la differenziazione uditiva, cioè il come i bambini apprendono i vari suoni prima che questi diventino parole con significato compiuto.
 

LEOPARDO DELLE NEVI

(Uncia Uncia) Tsoohor  Irves
 

II Leopardo delle nevi è un meraviglioso e timido felino, perfettamente adattato a vivere a grandi altitudini (in Mongolia fino a 4.200 metri) ma purtroppo sempre più raro e vulnerabile. Trascorre un lungo letargo in inverno e partorisce in tarda primavera, fino a quattro cuccioli alla volta. La causa del suo declino è da imputarsi principalmente  allo sterminio sistematico di cui è stato vittima in passato, ma anche alla caccia illegale e spietata cui è ancora soggetto, con il commercio di frodo della sua preziosa pelliccia, della carne che ha presunte proprietà taumaturgiche e persino delle ossa, impiegate dalla medicina tradizionale cinese come sostituto delle ossa di tigre. Nel palazzo d’inverno del Bogd Khan si può visitare una gher realizzata con centinaia di pelli di leopardo delle nevi, cucite insieme.
Altro fattore che incide gravemente sulla vita di questa specie è la graduale scomparsa delle sue prede principali: l’Ibex siberiano (Capra sibirica) e l’Argali (Ovis ammon), cacciatissimi per le sontuose corna
molto ambite come trofei. Anche i pastori nomadi, nonostante sia proibita l'uccisione del leopardo fin dal 1972, lo ritengono un nemico, poiché occasionalmente diventa predatore dei loro animali - capre e pecore - faticosamente allevati. Alcune organizzazione internazionali, come il WWF e l'International Snow Leopard Trust http://www.snowleopard.org/ conducono attivamente una campagna di raccolta fondi e sensibilizzazione mondiale. In particolare lo Snow  Leopard Trust interviene sul territorio insegnando ai nomadi come è possibile salvaguardare questo prezioso animale traendone anche dei benefici economici, con il commercio di piccoli manufatti equosolidali, mentre il WWF organizza sul posto delle squadre anti-bracconaggio e punta sull'integrazione dei bisogni delle popolazioni locali con quelle del felino. Oltre al pattugliamento contro i bracconieri, si punta sul coinvolgimento attivo dei pastori, con la creazione di rifugi di pietra nei quali proteggere di notte il bestiame d'allevamento. Il leopardo delle nevi inoltre compare nell'elenco CITES delle specie in pericolo.La Mongolia è considerata una delle aree più sicure e importanti per la sopravvivenza della specie. La maggior parte degli avvistamenti di leopardi delle nevi è avvenuta nella parte centrale del deserto Govi Altai e non è certo se alcuni esemplari siano ancora presenti nelle montagne dell'Hovsgol e dell'Hangai. Nel 2005 il governo mongolo ha approvato e resa esecutiva la legge "Politica nazionale di protezione del leopardo delle nevi", ed esistono numerose oasi naturalistiche dove questo affascinante felino è attivamente protetto: Grande Gobi, Hokh Serkh, Turgen Uul, Altai tavan Bogd, Alag Hairkhan, Burkhan Buudai, Tsaagan Shuvuut; Ortontenger, Gobi Gurvanasaikhan e nella zona del monumento naturale di Eej Hairkhan.
Gli ultimi rilevamenti valutano la presenza di leopardo delle nevi in Mongolia intorno ai 1.000 esemplari. E' difficilissimo avvistare questo felino solitario: per la scarsa popolazione, la natura sospettosa e  la  grande capacità di mimetizzarsi nel suo ambiente. (foto di Katia Faurie)

EMIONE

(Hequus Hemionis) Hulan
 

L'asino selvatico o Emione, che un tempo colonizzava gran parte del continente asiatico fino alla penisola arabica , ora è quasi ovunque estinto nella sua forma originaria. Nel sud della  Mongolia vive oltre l'85%.di tutti gli esemplari  "puri" esistenti al mondo, principalmente nelle aree a protezione totale del Grande Gobi e nei deserti Dzungarian Govi e Trans Altai Govi. E' un animale ormai raro, dalle zampe snelle, grande testa, lunghe orecchie e mantello dai bellissimi colori che variano nelle due distinte sottospecie. L'esistenza dell'emione è strettamente legata alla presenza di acqua nel territorio dove vive: per trovare l'elemento vitale questo mammifero assai intelligente è in grado di scavare buche profonde più di 60 cm nel letto dei fiumi in secca, un'attitudine ben conosciuta e sfruttata dai pastori nomadi che, seguendo le sue tracce, sono in grado di dissetare il bestiame; durante l'inverno l'emione ricava il prezioso liquido mangiando la neve. La caccia all'Emione è proibita dal governo mongolo fin dal 1953 ma purtroppo il bracconaggio, alimentato dal traffico illegale di carne e pelli con la vicina Cina, è ancora stimato in  circa 3.000 esemplari uccisi ogni anno. Anche l'incremento rapido delle estrazioni minerarie che ha fatto sorgere strade e nodi ferroviari prima inesistenti, come pure la costruzione della ferrovia UlaanBaatar-Pechino, stanno causando una pericolosa frammentazione del suo habitat. Nel 2003 la popolazione stimata di asini selvatici era di circa 20.000 esemplari, sono ora in corso rilevamenti più accurati con la collaborazione di Istituti di ricerca internazionali.

(foto di M. Stubbe)


CAMMELLO BATTRIANO SELVATICO

(Camelus Bactrianus Ferus)Havtgai Temee

E' il grande Re del Gobi, quasi certamente una specie distinta dal cammello battriano domestico, poiché fra quest'ultimo e il suo progenitore selvatico esistono numerose differenze morfologiche. Il cammello selvatico è più alto e slanciato, ha un maggior volume dell'encefalo e diversa forma del cranio. Questo straordinario animale è uno fra i più forti mammiferi del mondo, capace di sopportare escursioni termiche estreme che vanno dai - 40°C ai + 40°C. In alcune aree carenti di acqua dolce, il cammello selvatico si è addirittura adattato a bere acqua salata e gli scienziati non sono ancora riusciti a capire come faccia ad espellere l'eccesso di sale. E' elencato come molto raro dalla legge mongola sulla fauna e fin dal 1930 ne è proibita la caccia; tutti gli esemplari esistenti in Mongolia vivono in zone protette nel deserto Trans Altai Govi, dalle zone precollinari nella catena montuosa di  Edren fino alla zona di Shiveet Ulaan, dai monti Hukh Tomortei fino ai confini con la Cina. Proprio in Cina, nel Gashun Gobi (Lop Nur), che per 45 anni è stata la zona d'elezione per i test nucleari cinesi, il cammello selvatico non solo è sopravvissuto agli effetti delle radiazioni, ma è persino riuscito a riprodursi naturalmente. Attualmente in Mongolia sono presenti circa 500 cammelli selvatici, e il pericolo maggiore per questo incredibile mammifero è dato dall'ibridazione con i cammelli domestici; questa pratica è molto seguita dagli allevatori, anche se non se ne comprendono i motivi. Altro motivo di preoccupazione per la sorte futura del cammello battriano selvatico è la predazione dei giovani esemplari ad opera dei lupi, e il cianuro di potassio usato illegalmente dai cercatori d'oro anche nelle aree di protezione, un veleno che avvelena mortalmente le falde acquifere. (foto di D.Enkbileg)


ARGALI

(Ovis ammon) Argali khony, Arkhar

L'Argali, famoso per il bellissimo palco di corna che porta regalmente sul capo (arrivano a oltre 150 cm) è la pecora di montagna più grande del mondo. Purtroppo queste due caratteristiche lo hanno da sempre sottoposto a intensa caccia da parte dell'uomo. In Mongolia, dove esistono due sottospecie endemiche,  la caccia all'Argali è stata proibita fin dal 1953, salvo una quota di animali da abbattere a pagamento, concessa annualmente dallo Stato allo scopo di raccogliere fondi per la salvaguardia di questo splendido animale. La caccia illegale, sovente ad opera delle guardie di frontiera, ha ridotto del 72% il numero di Argali negli ultimi 26 anni. Sono in corso diverse iniziative, anche a livello internazionale, per modificare questo trend negativo. Gli Argali, nel periodo invernale, migrano dalle zone d'alta montagna fino alle pianure e sono presenti tutto l'anno nei rilievi più bassi del deserto del Gobi. Si riuniscono in grandi branchi fino a un centinaio di individui, la stagione degli amori inizia a metà Settembre e termina all'inizio di Ottobre, con gli agnellini - uno o due per ciascuna madre - che nascono in Aprile o Maggio. La distribuzione territoriale è piuttosto ampia, si possono osservare negli habitat montani dell'Altai, nel Govi Altai, nel deserto Govi Dzungarian, nel deserto Trans Altai Govi e nell'Alashan Govi. Circa il 14% della specie vive in aree protette. Il numero totale di Argali presenti attualmente in Mongolia è stimato fra i 13.000 e i 15.000 capi. (foto di R. Reading)


GAZZELLA MONGOLA o ZEREN

(Procapra Gutturosa) Tsagaan zeer
 

Lo Zeren è un'antilope di medie dimensioni, endemica delle steppe e regioni semi-desertiche della Mongolia, dove si stima viva il 92/96% della popolazione globale di questa specie. E' protetta dalle leggi statali e la caccia è regolamentata, ma solo l'8% vive in zone protette.  Nel 1995 è stato proibito l'uso di veicoli a motore per inseguire questa particolare velocissima gazzella, ai trasgressori che catturano illegalmente lo Zeren viene comminata una multa fino a 40 dollari USA.  Il mantello dello Zeren è particolarmente bello, bruno lucente con toni rosacei, più chiaro nei mesi invernali, una caratteristica particolare è la macchia bianca a forma di cuore sulla parte posteriore; solo i maschi possiedono corte corna a forma di lira. Durante la stagione degli amori ai maschi si gonfia la regione del collo, una specie di "pomo d'adamo" che serve da richiamo per le femmine. Lo Zeren è un grande migratore, si trasferisce in massa - enormi gruppi che possono contare migliaia di capi - alla ricerca dei pascoli; attualmente è stanziato nelle parte centro-meridionale della Mongolia, in particolare nelle zone del Govi, steppa Halh, e nella Valle dei Laghi. Di recente è stato avvistato nella provincia di Domod e nella zona montagnosa del Hentii. Proprio a causa delle grandi migrazioni che compie, è difficile stabilire l'effettiva consistenza della popolazione di questa preziosa gazzella; dati recenti oscillano da un minimo di 180.000 a un massimo di 2.670.000 esemplari. Sono in corso censimenti più accurati.

(foto di B.Lhkagvasuren)


ANTILOPE SAIGA

(Saiga Tatarica) Taatar Bokhon
 

L'antilope Saiga è un curioso mammifero della famiglia dei bovidi, il suo naso con il caratteristico prolungamento simile alla proboscide del tapiro è il risultato di un millenario adattamento alle polverose e severe condizioni dell'habitat in cui vive: escursioni termiche che vanno dai -50°C ai + 50°C nel Deserto del Gobi. Si ritiene che la funzione di questo organo così particolare sia quella di scaldare l'aria dei gelidi inverni mongoli durante la respirazione, riducendo nel contempo la perdita di liquidi nei mesi più caldi. Questo mammifero è in grave pericolo di estinzione, in Mongolia circa il 24% della specie - endemica - vive in zone protette. Alla fine del 2007  un sistema ad alta tecnologia - speciali collari contenenti trasmettitori GPS - è stato adottato su una decina di esemplari, lo scopo è di monitorarne gli spostamenti e comprenderne le abitudini in modo da promuovere un adeguato programma di conservazione. La maggior parte della popolazione di antilopi Saiga è stanziata in un'area ristretta divisa fra la Riserva naturale Sharga negli Altai e la grande depressioni dei laghi, più a nord, nella Riserva naturale di Mankhan. Si stima che l'attuale numero di antilopi, della sottospecie unica esistente in Mongolia, sia di soli 1.500/2.000 esemplari.


CERVO MUSCHIATO SIBERIANO

Moschus Moschiferus - Badanga Huder

Il cervo muschiato indossa una folta pelliccia di colore bruno con macchie bianche. Non possiede corna ma è adornato di lunghi canini che possono crescere fino a 10 cm di lunghezza, un po' meno negli esemplari femmina, nei periodi di carenza di cibo si nutre di muschio e licheni.  La ghiandola posta nella zona genitale dei maschi secerne il preziosissimo "muschio", ingrediente base per l'industria profumiera e per numerosi rimedi usati nella medicina tradizionale. Ciascun maschio in tutta la sua vita produce solo 25 grammi di muschio, ma i cacciatori di frodo uccidono indiscriminatamente maschi, femmine e piccoli per impossessarsi dell'essenza; si stima che per ogni ghiandola di muschio acquisita, vengano abbattuti quattro o cinque cervi. E' questo il principale motivo del declino rapido della specie, insieme al restringersi dell'habitat naturale (grandi foreste di conifere e larici) a causa degli incendi e delle attività umane. Per preservare questo splendido mammifero e altri animali in pericolo, la Mongolia ha istituito diverse zone di protezione : i Parchi Nazionali Horgo Terkhiin Tsagaan Nur (sulle montagne dell'Hangai), Hovsgool Nuur,  Korkhi Terelj, e  le aree di protezione totale Khan Uul e Khan Hentii. Negli anni 1980/1986 il cervo muschiato aveva una popolazione di circa 44.000 individui, ora si stima che la densità abitativa sia scesa a meno di 0,2 esemplari per km2. E' auspicabile uno sforzo congiunto fra le tre nazioni - Mongolia, Russia, Cina - per portare a termine un censimento su basi scientifiche. Un'ultima curiosità: non è ancora stata risolta l'attribuzione tassonomica del cervo muschiato, alcuni scienziati ritengono appartenga alla famiglia dei Moschidae, altri alla famiglia dei Cervidae. (foto di R. Reading)


ALCE EURASIANO
(Alces alces) Moltsog handgai

In Mongolia esistono due sottospecie di Alce, il grande cervide che può raggiungere il ragguardevole peso di 650 kg. Della prima - Alces Cameloides - esiste una piccolissima popolazione di una settantina di esemplari nell'area di protezione totale Nomrog, nella catena montuosa di Ikh Hyangan. La seconda sottospecie - Alces pfizenmayeri - è più abbondante e popola le grandi foreste del nord, in particolare le montagne dell'Hentii e gli spazi lungo i fiumi Onon ed Herlen, dove si nutre anche di piante acquatiche. Questo bellissimo animale è capace di coprire enormi distanze, fino a 2.000, in cerca di cibo. Entrambe le specie sono sottoposte a una forte pressione venatoria per i trofei di caccia (palchi di corna) e per la carne, specialmente dopo il declino degli altri grandi mammiferi. Anche la perdita di spazi e l'inquinamento delle acque dovuto al grande sviluppo della ricerca mineraria concorrono al decrescere delle popolazioni di Alce in Mongolia. Un dato abbastanza impressionante: fra il 1926 e il 1985 un milione e mezzo di tonnellate di palchi sono state esportate in Russia. L'ultimo censimento è stato fatto nel 1989, con una popolazione stimata di poco più di 14.000 esemplari. (foto di B.Lhkagvasuren)


ZIBELLINO

(Martes zibellina) Oin Bulga
  

La splendida fitta pelliccia invernale dello Zibellino è - per sua disgrazia - famosa in tutto il mondo. In Mongolia non è in pericolo di estinzione, tanto che la caccia, totalmente proibita dal 1953 al 2000, ora è permessa dal 21 ottobre al 16 febbraio, comunque circa il 20% degli esemplari vive in zone protette. Due le sottospecie presenti in Mongolia: la M.z.Princeps, che abita le foreste di larici e pini nelle regioni montagnose del nord, Hentii e Daguur e la M.z.Averini, presente nella catena degli Altai. Lo zibellino è un carnivoro, abilissimo cacciatore dalle abitudini notturne; fissa la propria dimora in cavità del terreno, anfratti naturali fra le rocce oppure nelle cavità degli alberi. Nel corso degli incendi naturali che percorrono le foreste i cuccioli sono particolarmente vulnerabili in primavera, quando non escono ancora dalle tane e possono rimanere intrappolati dal fuoco. Non esistono censimenti recenti della popolazione di zibellini in Mongolia. Gli ultimi dati risalgono agli anni '70, quando la densità abitativa nella zona del Hentii era stimata essere all'incirca di 10.000 esemplari, vale a dire 11,7 individui ogni 1.000 ettari. (foto di V. Medvedev)


GAZZELLA PERSIANA
(Gazella subgutturosa)
Khar suultii

E' una piccola elegante antilope, molto veloce e resistente nella corsa. Una volta era ampiamente diffusa nelle aree desertiche e semi desertiche dell'Asia Centrale e del Medio Oriente e sino a pochi anni fa molto comune in Mongolia. La caccia intensiva e la distruzione progressiva del suo habitat negli ultimi 50 anni ne ha causato un rapido declino, tanto che attualmente il 40-50% della popolazione mondiale di questa gazzella vive in Mongolia ed è stata di recente riclassificata in una situazione intermedia tra "quasi a rischio" e "vulnerabile". Solo il maschio possiede le corna, che sono anulate dalla base all'apice e possono raggiungere i 115 cm. di lunghezza. Come la cugina Gazzella Mongola (Zeren), il maschio esibisce una laringe sporgente a mo' di "pomo d' Adamo", molto più accentuato nella stagione degli accoppiamenti. E' presente in abbondanza nel deserto Govi Dzungarian, ma vive anche nella depressione dei Grandi laghi, nella Valle dei Laghi e nei deserti Govi Trans Altai e Eastern Govi.
Migra stagionalmente, raggiungendo d'estate altitudini di 2.700 metri in montagna, in cerca d'acqua e cibo. La popolazione stimata negli anni '90 era di 60.000 capi, sono in corso censimenti più accurati in collaborazione con organismi internazionali. (foto di B. Huffman)

RENNA
(
Rangifer tarandus) Tsaa Buga

La renna selvatica, tipica dei climi freddi, è un cervide dalla pelliccia fitta e ispida, con ricca criniera sul collo e larghe zampe che le permettono di camminare agilmente nella neve; i grandi palchi di corna ramificati che terminano con una formazione palmata servono all'animale per scavare nella neve in cerca dei muschi e licheni, suo principale nutrimento. Diversamente che in tutte le altre specie di cervidi, i palchi delle renne crescono annualmente in entrambi i sessi. In Mongolia vive la sottospecie R.t.Valentinae in due distinte popolazioni stanziate sulle montagne dell'Hovsgol, nelle foreste ricche di muschi che si trovano lungo i fiumi Jodog, Byaranga, Tengis, Narin Hoo, Sharga, Heven e Zaluu Uur  e stagionalmente migra in cerca di cibo, ma senza coprire lunghe distanze. La caccia di frodo e la condivisione del territorio con le renne domestiche sono determinanti nell'attuale declino delle renne selvatiche in Mongolia. Si sono verificati casi di contagio di una grave malattia - la brucellosi - e sono stati registrati episodi di ibridazione con il bestiame domestico. La popolazione stimata è di circa 1.000 renne selvatiche, ma non esistono dati recenti sull'effettiva consistenza dei branchi in Mongolia. (foto di B. Huffman)


GATTO DI PALLAS

(Otocolobus manul) Manul

Il Manul è un piccolo gatto selvatico un tempo diffuso dalle sponde del Mar Caspio fino al Tibet ed alla Mongolia. Vive ad alte quote (fino a 4.000 mt) in zone fredde, aride e sassose e nelle steppe dell'Asia Centrale.  E' una specie quasi estinta a causa del bracconaggio intensivo subito negli anni passati per appropriarsi della sua straordinaria pelliccia, la più lunga e folta del regno dei felini; alcuni pensano che le razze a pelo lungo di gatto domestico derivino dal Manul, ma non è un dato accertato scientificamente. Di abitudini crepuscolari, pesa dai 2 ai 4,5 Kg. ed ha altre caratteristiche uniche: pupille che contraendosi restano subrotonde, zampe corte e testa molto appiattita con piccole orecchie basse sui lati del cranio, forse una strategia per mimetizzarsi fra la bassa vegetazione, quando caccia i piccoli mammiferi e gli uccelli che costituiscono la sua dieta. Il colore della pelliccia è grigio-rossastro, con striature su muso e coda e la punta del pelo bianca, il che gli conferisce un bizzarro aspetto "congelato". In Mongolia, fra il 2005 e il 2007, sono stati condotti accurati studi a mezzo di radio-collare applicato su 27 gatti adulti (12 maschi e 15 femmine), con l'obiettivo di comprendere le abitudini e salvaguardare questa splendida specie che è strettamente protetta dalle leggi sulla caccia in Mongolia (ultimamente anche in Cina). Il risultato delle ricerche è stato presentato nella primavera 2007 da un gruppo di scienziati riunitisi per l'occasione nella capitale Ulaan Baatar.  Il Manul è ormai rarissimo, uno studio dell'IUCN (Organizzazione mondiale per la salvaguardia della natura)  riporta la cifra di soli 117 esemplari in tutto il mondo, dei quali 48 vivono negli Stati Uniti. (foto da www.nikonclub.com)

Per finire questa carrellata sui mammiferi principali della Mongolia non potevamo certo tralasciare il cane, da sempre compagno dei nomadi mongoli e prezioso aiuto nel loro duro lavoro.

L'alleanza fra i nomadi e il cane è antichissima, molte pitture rupestri dimostrano che nell'Asia Centrale i pastori lo usavano per cacciare e sorvegliare le greggi. Nelle sepolture degli Unni sono stati rinvenuti oggetti raffiguranti la caccia con i cani, oppure cani cremati insieme al padrone nei riti funebri. Antiche fonti storiche cinesi descrivono i cani degli Unni come "Grandi cani molto feroci, con gambe forti e torace largo" e questa razza non ha quasi subito variazioni da allora.
In Mongolia ogni nomade possiede almeno due o tre cani che vivono all'aperto anche durante i rigidissimi inverni, magari accucciati su una semplice piattaforma di legno, ma ben nutriti e accuditi.
Il rispetto del mongolo verso il proprio cane è rafforzato da una legislazione antica, già nel Codice delle Leggi (1640-1709) erano previste pene per chi battesse o uccidesse un cane e questa regola è stata  osservata e applicata fino al 1921. Come d'uso per l'amato cavallo, anche il cane veniva sepolto in luoghi rialzati, in modo che nessun piede ne potesse calpestare i resti. La coda dell'animale veniva recisa e posta sotto il capo come un cuscino, in bocca veniva introdotto un pezzetto di grasso mentre si recitava una formula di commiato che augurava al cane di rinascere in forma di uomo.
Sono quattro le principali razze di cani in Mongolia: il Gharzh, un mastino tibetano usato principalmente come cane da guardia; il Taiga, un laika siberiano usato per la caccia; il Borz, un segugio originario dell'Asia Centrale e infine il Cane Mongolo, che alcuni ricercatori ritengono il solo autoctono.
E' un cane che rassomiglia molto al mastino tibetano ma possiede tratti fisici e morfologici differenti. Il vero cane mongolo ha una caratteristica particolare: un paio di macchie gialle o brune sopra agli occhi, che attestano la purezza della razza, anche se non è riconosciuta a livello mondiale. Questo imponente animale abbaia con tono basso e profondo, ha un udito finissimo (può sentire il fischio del padrone a una distanza di 250-300 metri) e pur non possedendo l'odorato incredibile del cane pastore alsaziano può seguire  tracce per 20 o 30 km. Ha il pelo lungo e molto folto, alcuni usano lisciarlo con del grasso, in modo che il collo somigli alla criniera di un leone. Con il soffice sottopelo del proprio cane pettinato in primavera, le donne mongole confezionano calze invernali che lasciano il piede asciutto e caldo anche durante gli inverni più gelidi. Il cane mongolo non aveva un carattere facile al tempo degli Unni e da allora non è molto migliorato. Anche al giorno d'oggi il nomade che si avvicina a cavallo ad una gher  fin da lontano avvisa della sua presenza con un grido, in modo che il padrone di casa abbia tempo di richiamare i cani, che sono sempre liberi, e ordinar loro di non toccare l'ospite. Il cane mongolo è un animale piuttosto pigro nell'obbedire agli ordini, ma al momento del bisogno, quando un branco di lupi attacca le pecore, mostra tutto il suo coraggio e una mortale efficienza. E' l'unico animale domestico a ricevere l'onore di un nome proprio; in Mongolia gli altri animali - persino l'adorato cavallo - vengono chiamati con un nome che ne richiama il colore o la forma, ma il cane mongolo è, a tutti gli effetti, un membro della famiglia. (foto da www.mongoliatoday.mn)

Per i sempre più numerosi innamorati della Mongolia, pubblichiamo in italiano un estratto del volume, che comunque può essere consultato per intero (in inglese) all’indirizzo http://www.regionalredlist.com/, insieme all’analogo interessante libro che tratta della salvaguardia delle specie ittiche (Mongolian Fishes).

GLI ANIMALI SACRI DELLA MONGOLIA

Il rapporto fra i Mongoli e il mondo animale è strettissimo e legato a vincoli sacri e ancestrali. Il rispetto per l'ambiente e soprattutto per gli esseri viventi che lo popolano è uno dei punti fermi della tradizione di questa terra. Basta pensare agli stivali tipici, i gutul, con le punte in su per non ferire i piccoli animali del terreno; o alle preghiere che vengono recitate dopo l'uccisione di una preda o la morte per vecchiaia o malattia di un elemento del gregge; e ai metodi indolori che vengono praticati quando un animale deve essere sacrificato. Per una tradizione antichissima, i Mongoli venerano cinque animali sacri: il cavallo, il cammello, lo yak, la capra e la pecora (rappresentati nel disegno dell'artista giapponese Mitsui, intitolato "Mongolia")Se non fosse per la caccia indiscriminata, operata soprattutto dagli occidentali, la Mongolia sarebbe un vero e proprio paradiso terrestre per gli animali. La scarsissima densità di abitanti per chilometro quadrato e le condizioni climatiche del tutto particolari hanno creato le condizioni per una fauna rara e selvaggia: seicento specie di vertebrati, 20mila di invertebrati e un numero impressionante di uccelli e pesci popolano la Mongolia dal Gobi alla Siberia, dall'Altai ai confini orientali. Numerosi gli animali endemici, come l'Euchoreutes naso (detto il "ratto canguro) che vive nel Gobi o il minuscolo cugino Salpingotus kozlovi (un topo canguro lungo 4 centimetri), il rarissimo Orso del Gobi (maazalai), i cavalli Przewalski (in mongolo Takhi, vedi capitolo successivo), i cammelli selvatici e il leggendario Leopardo delle nevi (nella foto), che sopravvive in pochi esemplari tra le montagne dell'Altai.

 

 

 

IL CAVALLO TAKHI O PRZEWALSKI,
LO SPIRITO DELLA MONGOLIA

I bambini mongoli imparano a montare i cavalli subito dopo aver imparato a camminare e anche il più "cittadino" dei mongoli è in grado di cavalcare. Quando parliamo di "cavallo", ci ricorda Giancarlo Ventura di Soyombo, ci riferiamo all'Equus caballus, il cavallo domestico ma in Mongolia ancora esiste il cavallo originario: si tratta dell'Equus ferus przewalskii (dal nome dello scienziato e viaggiatore di origine polacca Przewalski - si pronuncia Shuvalski - al servizio dello zar che lo scoprì e lo descrisse nel XIX secolo), conosciuto in Mongolia con il nome di Takhi (spirito). In epoca antica i takhi dovevano essere molto numerosi:  si dice che perfino Gengis Khan fu disarcionato dal suo cavallo impaurito dal passaggio di un takhi. Ma già pochi secoli più tardi dovevano essere diventati abbastanza rari se, come raccontano le cronache, uno di essi nel 1630 fu l'oggetto di un prezioso regalo fatto all'imperatore di Manciuria. Il colpo di grazia all'esistenza del takhi in Mongolia fu l'indiscriminata caccia all'animale organizzata dagli zoo occidentali: per procurarsi gli esemplari, si dava la caccia preferibilmente ai puledri, meno veloci nella corsa, che in larghissima parte morivano durante il periglioso viaggio in Europa o in America. Il takhi assomiglia più a una zebra che a un cavallo: collo massiccio e non molto lungo, zampe corte, criniera breve e ispida, manto color sabbia che si scurisce nei mesi invernali, non più di 140 centimetri al garrese. Geneticamente il takhi possiede 66 cromosomi contro i 64 del cavallo comune. Gli ultimi esemplari di questa specie furono visti nel 1960 nel deserto del Gobi. Il programma di reintroduzione non è stato così semplice perché  si era persa la conoscenza di quale fosse il loro reale habitat. Alcuni studiosi dicevano che il loro luogo d'origine fosse il Gobi e che gli esemplari visti nella steppa si fossero spostati per motivi accidentali; altri erano convinti dell'esatto contrario. A queste diatribe tra scienziati, si aggiunsero gli interessi privati di alcuni gruppi occidentali i quali, sia per ingraziarsi il Governo mongolo sia per ragioni di prestigio, volevano affrettare, senza la dovuta preparazione, il ritorno dell'animale in Mongolia. Il takhi è molto importante nell'immaginario dei Mongoli che erroneamente credono fosse la montatura delle orde di Gengis Khan. Anche per questo gli hanno dato il nome "takhi", lo spirito della Mongolia.

 

UN PARADISO A RISCHIO

Dopo l’uscita del Red List UICN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), l’universalmente noto e benemerito libro che raccoglie i dati sulle specie in via di estinzione, la ZSL (Società Zoologica di Londra) ha recentemente pubblicato un dettagliato volume contenente l’elenco dei mammiferi a rischio nella Repubblica di Mongolia. Il volume indica la strada da intraprendere per arrestare il rapido e pericoloso  declino di molte specie. Lo studio, finanziato dalla World Bank nell’ambito del Progetto Banca Dati della Biodiversità in Mongolia, ha coinvolto insieme alla ZSL di Londra: l’Università Nazionale, l’Accademia delle Scienze e il Ministero Ambiente e Natura della Mongolia, oltre all’UICN e ad altri numerosi organismi regionali e internazionali. Allo stato attuale delle ricerche, ben 21 specie risultano in pericolo di estinzione; la maggior parte è rappresentata da ungulati e carnivori che hanno subìto uno sfruttamento eccessivo, mentre per altri piccoli mammiferi, ad esempio i pipistrelli, i dati scarseggiano. Ciò non implica che questi ultimi siano a minor rischio, bensì che è necessario estendere la conoscenza delle popolazioni dei piccoli mammiferi nelle aree non ancora sufficientemente studiate.  Scopo di questo volume è portare all’attenzione dei politici, degli ecologisti e del governo le azioni da intraprendere perché in futuro le popolazioni di mammiferi in Mongolia siano ancora vitali. Per alcune specie elencate in questo volume sono già state avviate misure speciali, il nostro lavoro non intende sostituirle, bensì accompagnarle e fornire alcuni suggerimenti. Il futuro della preziosa biodiversità dei mammiferi in Mongolia dipende dal grado di coinvolgimento della popolazione mongola - e della comunità mondiale - nell’opera di salvaguardia degli animali  che attualmente si trovano  in grave  pericolo di estinzione.
Anche noi di www.mongolia.it ringraziamo tutti coloro che lavorano per consegnare alle future generazioni una terra integra, popolata da tutti gli splendidi animali che rendono così unici, affascinanti e vivi gli immensi spazi del Paese dal Cielo Blu.

 

ALLARME PER LA FAUNA SELVATICA IN MONGOLIA

Lo scorso mese di Dicembre è apparso un articolo su BBC News, a firma Rob Norris: la Società Zoologica di Londra in un suo rapporto lancia un allarme sui  gravi pericoli che minacciano la fauna selvatica in Mongolia, a causa della caccia di frodo e del commercio illegale. Negli ultimi 18 anni alcune specie sono diminuite del 92% e i cervi rossi, i cammelli selvatici, l’orso del Gobi stanno svanendo dalle steppe mongole. Molti problemi sono iniziati con il collasso del sistema comunista, la cui fine ha lasciato pesanti problemi di disoccupazione, con il risultato di un massiccio incremento della caccia illegale. Anche le leggi che regolavano caccia e commercio di selvatici  sono diventate più permissive, mentre armi e veicoli sono molto più reperibili di un tempo.

La Società Zoologica di Londra ha iniziato a lavorare con  alcuni conservazionisti mongoli, nel tentativo di  capovolgere l’attuale andamento negativo. Forte del fatto che 10 anni or sono gli ultimi esemplari del capostipite di tutti i cavalli, il Prezwalski, erano stati dichiarati estinti, eppure  una lungimirante campagna di reintroduzione ha fatto sì che oltre 250 Takhi, come li chiamano i mongoli, ora galoppino nuovamente in libertà nelle immense steppe del Paese. Per leggere l’articolo originale clicca qui:

http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/6172207.stm

 

LA CACCIA DISTRUGGE I GRANDI MAMMIFERI DELLA MONGOLIA

Alcuni animali della Mongolia, come il leopardo delle nevi, sono oramai sull’orlo dell’estinzione a causa di caccia e commercio illegali. L’antilope saiga, il cammello selvatico, l’orso del Gobi sono in grave pericolo, insieme ad altri mammiferi e ad 11 specie di pesci, secondo la lista rossa relativa agli animali della Mongolia. Ci sono meno di 50 orsi del Gobi, circa 460 cammelli e un numero di leopardi delle nevi stimato in circa 1000 esemplari, nel territorio stretto fra Cina e Russia dove 2.800.000 persone esercitano ancora la pastorizia nomade. Anche le marmotte, una volta numerosissime, si sono ridotte di oltre il 75% negli ultimi 12 mesi, a causa della caccia sconsiderata.

Provate ad immaginare che il Parco Nazionale del Serengeti venga ripulito da ogni forma di vita senza che nessuno presti la minima attenzione a ciò che accade! E’ più o meno ciò che sta succedendo ora in Mongolia, in maniera troppo rapida e in un periodo di tempo troppo breve” - ha dichiarato Mr.Baillie, della Società Zoologica di Londra, durante la conferenza stampa che presentava i risultati di uno studio approfondito.

E’ indispensabile emanare delle leggi che proteggano le specie minacciate di estinzione, vigilare affinchè vengano osservate. Diversamente da altre aree del mondo, dove la scomparsa degli animali è dovuta al degrado dell’habitat, in Mongolia il pericolo più grave è rappresentato dalla caccia.”

Patricia Reaney

Per leggere l’articolo originale clicca qui:

http://www.planetark.com/dailynewsstory.cfm/newsid/39432/newsDate/12-Dec-2006/story.htm

 

ANCHE DAGLI USA UN GRIDO D'ALLARME

Scrive  Kathryn Ree – Reuters: L’Africa, da sempre meta privilegiata per chi esercita la caccia grossa, sta perdendo terreno a favore di nuove esotiche frontiere. Secondo un’agenzia del Montana specializzata in viaggi di caccia “Russia e Mongolia sono molto richiesti, negli ultimi 10 anni. La Russia perché è stata chiusa agli stranieri per 70 anni, mentre in Mongolia i cacciatori cercano il senso dell’avventura, è un Paese rimasto pressochè identico dai tempi di Gengis Khan”

Fra le 20.000 persone presenti al 35° convegno Safari Club International tenutosi recentemente a Reno, tutti cacciatori entusiasticamente riuniti per conoscere le nuove zone di caccia in offerta, un settantaduenne del Nevada raccontava sognante che lo scorso anno ha cacciato orsi in Russia, “Non puoi mangiare l’orso perché pieno di parassiti, ma a me interessa portarmi a casa la sua pelle” – ha detto.

I difensori dei diritti animali commentano tristemente questa tendenza: “E’ completamente sbagliato; una capra di montagna soffre esattamente come soffre un elefante. E’ una disgrazia che queste persone che impiegano una tale quantità di soldi per ammazzare un animale non si rendano conto di quanto sarebbe più giusto spendere per viaggiare, osservare gli animali vivi e magari donare qualche spicciolo per aiutarne la protezione”

Per leggere l’articolo originale clicca qui: http://www.enn.com/today.html?id=12105&ref=rss

 

UN PASSATEMPO BARBARO E COSTOSO

La caccia è affare per ricchi. Esistono molti (troppi) siti web nei quali vengono offerte spedizioni di caccia in Mongolia. Non ne riportiamo qui gli indirizzi, per gli amanti della natura, in particolare di quella affascinante e ancora quasi intatta della Mongolia, sarebbe un elenco desolante, ma segnaliamo qualche cifra, con un ultima triste osservazione: alcuni degli animali dichiarati come prede sicure nella pubblicità dei siti di caccia appaiono nell’elenco U.I.C.N. delle specie in pericolo di estinzione.

 

ECCO IL TRISTE, GROTTESCO, CRIMINALE TARIFFARIO

7/4 giorni di caccia allo Stambecco del Gobi                                                            Euro 3,200.00  

Abbattimento di lupo                                                                                                     Euro 500.00  

Abbattimento di gazzella coda bianca (Gobi)                                                           Euro 350.00  

Abbattimento di Altai Ibex                                                                                             Euro 1,500.00

12/10 giorni di caccia all’Altai Argali                                                                           USD 43,000.00  

12/10 giorni di caccia al Khangai Argali                                                                     USD 36,800.00  

12/10 giorni di caccia allo Stambecco del Gobi e al capriolo siberiano                 Euro 6,200.00

12/ 10 giorni di caccia ai lupi e al capriolo siberiano                                                 Euro 5,900.00

12/10 giorni di caccia agli stambecchi di Altai e di Gobi                                          Euro 6,800.00

Giornata supplementare di caccia ai galli forcelli                                                        Euro 350.00

Caccia all’ORSO  7 giorni                                                                                         1550.0 $ - 2770.0  $

 

E per finire una "buona notizia": da alcuni giorni su uno dei siti che fin dalla nascita della Repubblica Mongola si occupano di organizzazione viaggi (e purtroppo anche di caccia), con sede a UlaanBaatar,  è apparso il seguente avviso che fa ben sperare:

"For conservation of Mongolia's wildlife, WE ARE NO LONGER OFFERING our hunting tours for some rare species like Argali, Ibex, Deer, Elk, Bear, Gazelles and Roe Deer".
Only Grey Wolf Hunting tours are available. 
Purtroppo la caccia al lupo rimane lo sport preferito anche dai ricchi mongoli, mentre attualmente in Scozia si dibatte sulla necessità di reintrodurre  il lupo, estinto fin dal 1700 a causa della caccia indiscriminata.

 

WWW.MONGOLIA.IT SOSTIENE LE CAMPAGNE ANTICACCIA, SENSIBILIZZA LE AUTORITA' MONGOLE PER LA SALVAGUARDIA DELLE SPECIE ANIMALI E PROPONE NELLA SEZIONE PARTI CON Noi VIAGGI ECOTURISTICI NEL PIENO RISPETTO DELL'AMBIENTE

 


Una giornata dedicata a Emilio Nessi,

amico della natura e della Mongolia
1 settembre 2009 Una giornata dedicata a Emilio Nessi, l'amico degli animali e della Mongolia, che ci ha lasciato il 26 marzo 2009. Domenica 6 settembre al Centro sportivo Molinello a Mazzo di Rho, l'associazione Music and partner con il patrocinio del Wwf propone dalle ore 14 una mostra fotografica dedicata agli animali con animazione per i più piccoli mentre alle ore 21 serata concerto presentata da Paolo Limiti. Emilio Nessi, nella redazione di mongolia.it, collaborava al Corriere della Sera, Famiglia Cristiana e Topolino ma il suo volto era familiare per le sue partecipazioni a programmi televisivi come "Disney club" e "Ci vediamo su Rai1" dove raccontava meravigliose storie di natura. Per La7 ha realizzato una serie di servizi di denuncia per le violenze sugli animali. Ha scritto il soggetto di "Palla di neve", storia di un beluga, trasformato in un film da Maurizio Nichetti. Nel 2000 Nessi ha pubblicato "Theo il dono degli dei", storia vera sul salvataggio di una foca, e nel 2004 "L'arca di Nessi".  

Incidente dell'elicottero sull'Altai, l'inchiesta conferma:

era una battuta di caccia organizzata da autorità russe

14 maggio 2009 Il nostro sito mongolia.it aveva già segnalato e denunciato l'episodio avvenuto il 9 gennaio 2009 (vedi Forum MongolFiera) sulle montagna dell'Altai dove 4 persone morirono in un incidente di elicottero. La verità era stata inizialmente occultata ma poi la dinamica dell'accaduto è emersa in tutta la sua drammaticità. A bordo del velivolo c'erano alti rappresentanti del governo russo che stavano partecipando a una battuta di caccia, sparando a specie rare e protette comodamente accomodati sui sedili dell'elicottero. Gli animali avvistati sulla neve vengono braccati dall'elicottero e abbattuti da breve distanza. Una pratica criminale e vietatissima dalle leggi locali, anche perché a causa della caccia molte specie faunistiche sono ormai sull'orlo dell'estinzione (basti pensare al meraviglioso leopardo delle nevi ridotto ormai a pochissimi esemplari). A quattro mesi dall'incidente, l'inchiesta ufficiale ha confermato i nostri (facili) sospetti. Il fenomeno del bracconaggio in Siberia e in Mongolia è a livelli di emergenza, anche se le prede ormai sono quasi scomparse. Al di là della questione morale (ammazzare per divertimento un essere vivente è comunque un'atrocità), va segnalata la situazione ormai insostenibile a cui un paradiso come la Mongolia sta andando incontro a causa delle battute di caccia organizzate soprattutto dagli occidentali, italiani compresi. Nella foto, un cacciatore con l'elicottero va a raccogliere una preda appena abbattuta: una pratica abominevole.

 

Prevista la nascita di 18 milioni di capi di bestiame

In Mongolia per ogni nomade ci sono 25 animali

15 aprile 2009 Diciotto milioni di animali nasceranno quest'anno in Mongolia per popolare le greggi dei nomadi. I nuovi arrivi saranno così ripartiti: 18.000 cammelli, 631.000 puledri, 971.000 mucche, 8 milioni di pecore e 8 milioni di capre. Attualmente quasi 42 milioni e mezzo di animali fanno parte del patrimonio dei pastori nomadi della Mongolia, con un rapporto di circa 1 uomo per 25 animali, senza considerare la fauna selvatica. Nella foto a sinistra scattata da Federico Pistone, una famiglia di nomadi della Mongolia Centrale con la loro abbondante mandria di ovini. Per ingrandirla, cliccare sull'immagine.

 

Addio Emilio Nessi, amico degli animali e della Mongolia

28 marzo 2009 Anche mongolia.it piange la morte di Emilio Nessi (foto a destra), 59 anni, giornalista del Corriere della Sera, grande amico degli animali, della natura allo stato puro e quindi anche della Mongolia. Collaborava anche alla redazione del nostro sito, come consulente su flora e fauna ed era molto conosciuto dal grande pubblico per le sue partecipazioni a programmi della Rai e di La7. Memorabili le sue battaglie a difesa degli animali, in particolare contro il bracconaggio, la caccia indiscriminata, il contrabbando del bestiame e il maltrattamento in generale. Ciao Emilio e grazie di tutto.

 

Un satellitare Gps per salvare

le antilopi saiga dall'estinzione

Novembre 2006 - Collari con trasmettitori satellitari Gps per salvare la saiga, l'ormai rara antilope della Mongolia. Ne sono stati applicati a otto esemplari per comprenderne le abitudini e promuovere di conseguenza programmi di salvaguardia, a fronte di uno spopolamento impressionante: nel 1990 se ne contava un milione di esemplari mentre un recente censimento ha stimato che sono solo 15.000 le antilopi ancora esistenti, di cui molto poche quelle di sesso maschile. Le cause dello sterminio sono da ricondurre all'incondizionata caccia da parte dei bracconieri spinti soprattutto dalla sciagurata richiesta del mercato cinese delle corna, utilizzate per ipotetiche misture afrodisiache. La Wildlife Conservation Society mongola, in collaborazione con National Geographic Society hanno lanciato l'sos inaugurando lo studio tecnologico degli animali e una più attenta protezione della specie. La "saiga tatarica" (questo il nome scientifico) è una piccola antilope, pesa circa 25 chili, ed è caratterizzata da un naso a proboscide che ricorda quello dei tapiri, utile per riscaldare l'aria durante i glaciali inverni mongoli. Lhagva Lkhagvasuren, dell'Accademia mongola delle Scienze chiede un potenziamento del corpo dei ranger nei parchi della Mongolia. "Altrimenti - avverte - avremo solo una steppa vuota e le future generazioni non ci perdoneranno mai la nostra indifferenza".