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PERSONAGGI

ASASHORYU


IL MONGOLO CHE FA PIANGERE IL GIAPPONE

Da qualche anno è il re incontrastato del sumo e uno dei più forti lottatori di tutti i tempi. Si chiama Dolgosuren Dagvadorj, in arte Asashoryu. Nato a Ulaanbaatar il 27 settembre 1980, a vent’anni si è trasferito in Giappone per diventare un combattente professionista. Qui è stato ribattezzato con un appellativo da combattimento molto romantico: "Drago blu del mattino" che in giapponese suona appunto "Asashoryu". In Mongolia, dove la gente è più spiccia, lo chiamano "Il Cannibale". E’ alto “solo” 1,84 e pesa 148 chili e ha debuttato nel gennaio 1999, dimostrando subito una potenza e una tecnica straordinarie. Nel maggio 2003 diventa il 68° Yokozuma (il massimo grado del sumo) della storia. Nel 2004 Dolgosuren conquista cinque tornei su sei, impresa mai riuscita negli ultimi 25 anni. Altro anno di grazia il 2005: Asashoryu trionfa nei tornei di Tokyo, Haru e Osaka, i più prestigiosi. In pochi anni scala la gerarchia del sumo fino a umiliare  gli stessi giapponesi. Anche nel 2006 Asashoryu si conferma imbattibile, conquistando tutti i tornei a disposizione. All’inizio l’opinione pubblica  nipponica dimostrava un odio feroce verso questo mongolo che “osava” sfidare e vincere contro lo strapotere del sol levante, da sempre incontrastato. Oltre a tutto, si aggiungeva un affronto diplomatico: nel sumo vige una regola non scritta che impone, durante la cerimonia di premiazione, di ritirare  i trofei con la mando destra. Fino all’anno scorso Asashoryu, che è mancino, trasgrediva allegramente questa tradizione, afferrando coppe e targhe con la sinistra. Ma ormai il grande lottatore mongolo è diventato una leggenda internazionale, a cui si può perdonare tutto. E nel 2006 anche lui ha fatto un passo diplomatico importante: ritirare i premi con la mano destra. Il pubblico nipponico lo considera ormai uno di loro, ma quando il mongolo scende sul cerchio ad affrontare un lottatore giapponese, allora si rivela tutto il nazionalismo e l'invidia del Giappone: cori e incitamenti per il lottatore di casa che però puntualmente viene scaraventato fuori dal dojo, il cerchio dove si affrontano i contendenti. Gli incontri di sumo sono brevissimi, anche pochi secondi. Ma quando in azione c'è Asashoryu durano anche di meno. Il tempo di toccare terra con le nocche e via alla presa dell'avversario con gesti sontuosi e quasi gentili. La mossa più geniale e subdola del mongolo è lo shitadeineri: afferra il molosso che ha di fronte con le due mani al di sotto del mauashi, la fascia che copre le zone intime, tenendolo a leggera distanza. Poi improvvisamente si sposta lasciando che i quintali del contendente si infrangano per inerzia sul terreno. Nel sumo vince chi riesce a far toccare terra l'avversario con una parte del corpo che non sia la pianta dei piedi, oppure quando lo scaraventa fuori dal ring. 

 

LOTTATORE RIBELLE E AMBASCIATORE UNICEF 

Asashoryu (a fianco con la moglie, nel giorno del matrimonio), oltre che di forza inaudita e di intelligenza acuta, è anche bello da vedere. Un volto nobile e fiero e atteggiamenti leggiadri, dal momento in cui getta il sale sopra la testa e quando si presenta al match con eleganti gesti delle braccia e delle gambe. Poi si scatena in una lotta di stile puro, senza violenza ma con un efficacia spaventosa. Certo, a volte qualche suo atteggiamento, degno dei nomadi più risoluti e rudi, ha fatto storcere il naso ai puristi. Come quando, nel 2003, è stato squalificato per aver preso per i capelli Kyokushuzan, un gesto considerato indegno nel sumo. Asashoryu ha anche spesso contestato i verdetti dei giudici, che vengono considerati in Giappone dei semidei che non sbagliano mai. Anche quando sbagliano. Senza contare quella volta che, ubriaco fradicio, ha sventrato la porta di casa del suo allenatore che pretendeva gran parte dei premi vinti nei suoi combattimenti. Poi però il drago blu del mattino diventa un gentile e generoso omone quando si tratta di aiutare i bambini: nel 2003 Asashoryu è diventato ambasciatore dell'Unicef  proprio nel 50° anniversario della sua fondazione, durante una commovente cerimonia a Ulaanbaatar (nella foto a sinistra, l'investitura). Asashoryu è ormai entrato nella leggenda del sumo, nella teca dei miti come Taiho (32 tornei vinti), Chiyonofuji (31) e Kitanoumi (24), considerando però che questi campioni giapponesi hanno cominciato giovanissimi, come tradizione nel proprio Paese, mentre il lottatore mongolo ha cominciato molto tardi e, nonostante questo, ha la possibilità di raggiungere e superare i suoi antichi maestri del sol levante. 

 

Asashoryu è in crisi depressiva, è la vendetta dei giapponesi

contro il lottatore mongolo. Sul Corriere l'incredibile storia

8/8/2007 - "Il gigante è in lacrime. Asashoryu, centocinquanta chili di muscoli e ciccia, il più grande lottatore di sumo della storia, a 26 anni è un relitto. E' segregato nella sua casa di Tokio, guardato a vista come un delinquente agli arresti domiciliari e ormai all'esaurimento nervoso. E' la vendetta del Giappone, umiliato per troppi anni da questo mongolo orgoglioso ("sono un discendente diretto di Gengis Khan") che ha sbaragliato tutti i campioni nipponici diventando l'incontrastato dominatore di una disciplina nata duemila anni fa nei templi scintoisti come arte mistica per pochi eletti". Comincia così il lungo e appassionato articolo di Federico Pistone sul Corriere della Sera dell'8 agosto 2007. E' una storia ai limiti dell'incredibile e della crisi diplomatica. Asashoryu (che in giapponese significa "drago azzurro del mattino") è stato squalificato per tre mesi e costretto a non lasciare la sua casa di Tokio per avere giocato una partita di calcio per beneficenza a Ulaanbaatar ("Una tv mongola ha ripreso il molosso mentre dribbla agile e felice come un ragazzino"). La federazione giapponese non si è lasciata intenerire e ha approfittato dell'occasione per infliggere al campione mongolo la pena più severa della storia di questo sport. "Asashoryu - si legge nell'articolo - si sente perseguitato, è stanco, malato di nervi e di nostalgia per l'amata Mongolia. L'unico modo per guarire, dice lo psichiatra che lo ha in cura, è di tornare nella pace della sua terra. Tokio è diventata troppo cattiva, anche per il drago azzurro del mattino". Clicca qui o sull'icona per vedere la pagina originale

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IL GIAPPONE SI INCHINA ALLA MONGOLIA

di Marco Del Corona (Corriere della Sera)

Si è inchinato e davanti all' arena Kokugikan di Tokio ha proclamato «umilmente» la dovuta «gratitudine» per il «grande onore». Ha promesso di «servire» la sua arte ed è entrato nel mito. Mercoledì 29 gennaio è stata una buona giornata per Dolgorsuren Dagvadorj, l' uomo che i giapponesi conoscono con il nome di Asashoryu: dopo solo quattro anni di attività professionistica sui ring circolari, è stato incoronato Yokozuna, il più alto titolo nella gerarchia dei lottatori di sumo. Così la più nipponica e meno esportabile delle arti marziali del Giappone ha trovato il suo sessantottesimo «gran campione» ma non ha potuto eludere, una volta di più, la domanda che intristisce gli appassionati: perché dal 1998 nessun suddito dell' impero conquista quei due tornei consecutivi che consentono di diventare Yokozuna?
L' inquietudine è giustificata. Dolgorsuren - 22 anni, un metro e 85 su 137 chili, tanti sì ma meno di tanti suoi rivali - viene dalla Mongolia. Certo, il primo ministro Junichiro Koizumi gli ha inviato un telegramma nel quale si congratula per il successo, «simbolo dell'approfondirsi generoso degli scambi tra i due Paesi» che proprio lo scorso hanno avevano celebrato trent' anni di relazioni diplomatiche. E, certo, un dirigente della federazione nazionale di sumo sostiene che i lottatori giapponesi dovrebbero prendere esempio da Asashoryu, il Drago Blu del Mattino, e «imparare dalla sua determinazione». Tuttavia le cose non sono tanto semplici. La moltiplicazione di atleti stranieri - accusano i settori più tradizionalisti del pubblico del sumo - rischia di compromettere definitivamente la purezza di una forma di lotta dalla storia bimillenaria, nata nei templi shintoisti e caricata di una ritualità che lo spettatore straniero difficilmente sa decifrare.
Lo smacco si nutre del calo di spettatori e di audience televisiva. Numeri e volti svel! ano i contorni della crisi. Sono ormai 51 i lottatori di sumo stranieri che partecipano ai tornei importanti, e ben 31 di questi mongoli. I volti: perché ai tratti comunque asiatici di cinesi e coreani si aggiungono quelli di russi e georgiani, brasiliani e cechi. Quel che è peggio, la consacrazione di Dolgorsuren segue di pochi giorni l' addio ai combattimenti da parte del leggendario Yokozuna giapponese Takanohana e, come se non bastasse, l' unico altro «gran campione» in attività è un altro straniero, l' hawaiano Musashimaru. «E' triste non avere giapponesi al vertice di una cultura tradizionale così antica. Non si tratta di essere razzisti - si lamenta Kunihiro Sugiyama, decano dei cronisti del sumo - ma come diciamo noi "gli abbiamo dato un rifugio e si sono presi la casa"», come dire: gli abbiamo dato una mano e si sono presi il braccio.
Il rifugio che diventa casa, domicilio permanente. C' è qualcosa di simile al proverbio nella vicenda del giovane venuto da Ulaanbaatar: cresciuto in un Paese storicamente satellite dell' Urss, apertosi al mondo nei primi anni Novanta tra colossali difficoltà economiche, il mongolo Dolgorsuren era arrivato in Giappone nel 1997 nell' ambito di un programma scolastico di scambio. La solida complessione fisica della sua gente lo ha aiutato a mettere radici nel mondo del sumo, nel quale poteva far valere i rudimenti della lotta praticata con appassionato accanimento dai suoi connazionali.
Per quanto ora eclatante, l' accesso al sumo da parte di lottatori stranieri è in realtà un fenomeno non nuovo. Pioniere fu l' americano Jesse Kuhaulua, che i giapponesi dal 1964 cominciarono ad apprezzare con il nome di Takamiyama. Negli anni Ottanta il flusso dall' estero si fece più sostenuto con il risultato che due anni fa venne accolto con sincero dispiacere l' addio ai combattimenti di Akebono, nato hawaiano (quindi statunitense) con il nome di Chad Rowan. Era stato il primo straniero a raggiungere il grado Yokozuna dieci anni fa: 230 chili irreparab! ilmente minati da problemi alle ginocchia ma circondati dalla simpatia riservata ai giganti buoni.
Eppure l' appannarsi della «giapponesità» del sumo, ferita aperta per i cultori tradizionalisti, può riservare un esito che non dispiace ai più disincantati. Attenuare l' aura sacrale della lotta, a dispetto delle pratiche monastiche e quasi esoteriche dei campioni, e guardare al mondo. Con un sogno impossibile, lanciato verso chissà quando: le Olimpiadi.

 

 

Il mongolo Asashoryu ancora sul trono mondiale del sumo

Novembre 2006 - Il mongolo Asashoryu si conferma il più forte lottatore di sumo del mondo, trionfando con una giornata di anticipo nel Kyushu basho di Tokyo, un vero e proprio campionato mondiale. Dalla cronaca di Piefranco Speziani (www.sumo.it): “Il grande Mago Mongolo conclude la 14° giornata con un’altra prodezza e il 19° susho in bacheca. Sempre aggressivo e pronto a scattare Asa impatta Kotooshu e si porta in quella posizione che solo lui riesce a mantenere senza perdere l’equilibrio o rischiare l’hatakikomi sistematico”. Per altre informazioni su Asashoryu e sugli altri protagonisti mongoli del sumo vedi sezione Sport. Oppure alla sezione Asashoryu.  

 

Asashoryu, il campione del mondo di sumo

diventa "protagonista" anche in Formula 1

Settembre 2006 - Il campione mondiale di sumo, il mongolo Asashoryu (il più forte lottatore di tutti i tempi) è stato protagonista di un delizioso siparietto prima del Gran Premio di Suzuka di Formula 1. Si è caricato uno pneumatico Bridgestone Potenza, come se fosse un fuscello, stemperando la tensione dei piloti ai box. Asashoryu ha appena riconquistato il titolo mondiale di sumo in Giappone. Per conoscere i dettagli su questo straordinario atleti vedere sezione Sport 

 

Trionfo della Mongolia nel sumo: 4 titoli su 4

E il premier Enkhbold festeggia a Tokyo

30 marzo 2006 - Il premier mongolo Enkhbold, in visita ufficiale in Giappone, mostra con orgoglio la pagina sportiva di un quotidiano nipponico che riferisce del trionfo della Mongolia nel sumo: oltre al previsto successo del leggendario (anche se ha solo 25 anni) Asashoryu, a cui dedichiamo l'immagine del mese di aprile 2006, altri tre atleti mongoli hanno vinto tutti gli altri titoli in palio, lasciando all'asciutto i combattenti giapponesi. Una menzione particolare al ventenne Munkhbat Davaajargaal, in arte Hakuho, che è destinato a una carriera esaltante. Una vera apoteosi per lo sport della Mongolia che si conferma ai vertici mondiali

 

IL MONGOLO ASASHORYU NELLA LEGGENDA DEL SUMO

VINCE IL SETTIMO TITOLO MONDIALE: GIAPPONESI DISPERATI

29 novembre 2005 - Sorrideva il premier giapponese Koizumi quando gli ha consegnato l'enorme trofeo dell'Imperatore del sumo (foto). Ma il Giappone non sorride affatto, anzi è caduto nella disperazione. Il sumo è più di uno sport nazionale per i nipponici, qualcosa di sacro. E il fatto che da sette anni, record assoluto per questo sport, a vincerlo sia il mongolo Asashoryu diventa un'umiliazione insostenibile. "Cosciente di essere poco amato - scrive Giorgio Cimbrico nell'articolo che il Secolo XIX dedica in prima pagina sport nel numero del 28 novembre - il lupo delle steppe mongole assicura di essere uno yokozuna giapponese con il cuore di un giapponese. Sabato, quando ha affrontato Kaio per conquistare il settimo titolo ed entrare nella leggenda, tutto lo stadio scandiva il nome del suo avversario, idolo locale (...). E' stato in quel frangente che il burbanzoso erede di Gengis Khan ha mostrato di avere anche cuore tenero scoppiando in singhiozzi dopo aver assestato a Kaio le spinte giuste e aver finito il lavoro". 

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GIAPPONESI DISPERATI: I RE DEL SUMO SONO UN BULGARO E UN MONGOLO

23 settembre 2005 - Nuovo choc per i giapponesi e per il loro sport nazionale, il sumo. Da qualche anno il dominatore di questa disciplina è un mongolo, Yokozuna Asahoryu che ha già vinto cinque tornei su sei. Nel campionato in corso dovrà difendere il titolo non contro un giapponese ma contro un bulgaro di 22 anni, Kaloyan Mahlyanovic Stefanov, in arte Kooshu (foto): per l'imponente lottatore (2,04 metri per 146 chili) 11 vittorie consecutive. Attesissimo lo scontro decisivo fra i due lottatori: vincerà la Bulgaria o la Mongolia? Intanto ha perso il Giappone. 

 

Lottatore mongolo imperatore mondiale di sumo

15 dicembre 2004 - Il campione mongolo di Sumo Asashoryu (a destra) acclamato durante la vittoriosa esibizione del Torneo di Grand Sumo Kyushu, svoltosi a Fukuoka, in Giappone. Asashoryu è stato incoronato imperatore 2004 del Sumo mondiale, mettendo in fila i grandi concorrenti giapponesi.

 

Lottatore mongolo diventa il numero 1 del sumo mondiale

Il 29 gennaio 2003 l'Associazione giapponese di Sumo elegge il mongolo Dagvadorj, 22 anni (foto), leader mondiale di questo sport. In 68 anni è la terza volta che un lottatore non giapponese conquista il titolo di "imperatore del sumo". Dopo 14 vittorie consecutive è stato eletto in Yokozuna, il grande campione. Riceve lo scettro mondiale proprio dal mitico lottatore giapponese Takanohana.