Anno di fondazione: 1939 (municipalità autonoma)

Abitanti: 1.300.000. Superficie: 4.704 kmq. Densità: 240 ab/kmq

Temperatura: media -2,9°, media gennaio -26,1°, media luglio +17°

 

Benvenuti nella capitale che si muove
Capitale semovente, città nomade. Si spostava lungo i fiumi per centinaia di chilometri seguendo il flusso di pastori e mercanti. Un gigantesco grumo di tende bianche e circolari che si aggiungevano e si staccavano come amebe. Fino all’inizio del Settecento si chiamava Urguu che in mongolo significa “palazzo” ma che di stabile e di massiccio aveva solo la nostalgia per l’antica sontuosa Karakorum, quella voluta da Gengis Khan come centro dell’impero mongolo e quindi come dentro del mondo. Una capitale eterna, almeno nei progetti, durata meno di trent’anni (fin quando Khubilai la spostò a Pechino nel 1264) e resistita un secolo e mezzo (fin quando i manchu la rasero al suolo nel 1380). Dal XVIII secolo il “palazzo” si spostò verso l’attuale Ulaanbaatar, smise di viaggiare a ritmi frenetici e divenne Ikh khuree, “grande cerchio”, inteso come accampamento. Ogni due anni circa si effettuava il cambio di campo, una transumanza in massa di pochi chilometri quando il territorio occupato era ormai sfruttato e invivibile per uomini e armenti. La città divenne stabile nel 1911, con la proclamazione dell’indipendenza della Mongolia dalla Cina, e fu battezzata con pochi fronzoli “accampamento della capitale” (Niislel khuree). Sotto il dominio sovietico, all’agglomerato di gher si affiancarono gradualmente strade, palazzi, uffici, industrie mentre i monasteri furono quasi tutto abbattuti. Nel 1924 nacque Ulan Bator (eroe rosso) il soprannome del generale Sukhbaatar, protagonista della liberazione dai cinesi: da allora la città non ha smesso di crescere. Solo nel 1987 la denominazione si è trasformata nella più corretta traslitterazione in Ulaanbaatar.
Oggi la città ha gli stessi abitanti di Milano e con un ritmo vertiginoso di crescita, tra nomadi che si affollano con le gher ai margini della fascia urbana e uomini d’affari stranieri pronti a cogliere le opportunità che la giovane economia mongola può offrire, soprattutto nel campo minerario. Ogni estate sempre si vedono sempre più turisti che a Ulaanbaatar di solito dedicano giusto il tempo per organizzare spedizioni nella steppa e nel deserto, rinunciando a scoprire la magia di una città seducente ma non facile da conquistare. Le reazione dei viaggiatori provenienti dall’aeroporto Gengis Khan possono essere delle più svariate. Chi la pensa come la scrittrice Emanuela Audisio che definisce Ulaanbaatar una città orribile, “peggio di Kiev”, chi invece se ne innamora a prima vista, come la giornalista televisiva Mimosa Martini. La verità è che UB, come la chiamano per comodità i turisti e da qualche anno anche i mongoli, è una città strana, singolare, moderna di aspetto e antica d’anima, freddissima d’inverno eppure sempre così accogliente e familiare, intasata da un traffico che gira intorno a se stesso ma sempre pronta a offrire scorci e opportunità degne di una grande capitale. Con il vantaggio di avere intorno il silenzio del vento e della natura più intatta per migliaia di chilometri in ogni direzione. Federico Pistone (da "Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri" - Polaris 2013)

DA NON PERDERE
Cultura: Gandan, Choijin Lama, Palazzo d'inverno del Bogd Khan, Museo nazionale della storia mongola, Museo di storia naturale, Museo di Belle Arti Zanabazar, Narantuul

ULAANBAATAR SPIRITUALE

GANDAN** (monastero)
E’ il monastero più grande e frequentato della Mongolia con 400 monaci e centinaia di fedeli ogni giorno (a sinistra, foto di Federico Pistone). Eppure conserva un'atmosfera di gioia mistica unita ad allegria terrena che lo rende una vera oasi nel caos della città. Il nome completo è lungo e impronunciabile, Gandantegcinlen khiid (significa “il monastero della felicità perfetta”) ma per tutti è semplicemente Gandan. Dalla collina spunta improvvisa la sagoma del tempio principale, il Megjid janraiseg (il dio che guarda ovunque), uno splendido edificio candido in stile tibetano sovrastato da una struttura a pagoda tipicamente cinese con porticati in legno rosso e tegole verdi. E’ questo il vero simbolo di Ulaanbaatar. Per entrare in questa cittadella della fede dovete prima varcare un delizioso porticato sempre a forma di pagoda ornato di fregi religiosi. Il piazzale è costellato da strutture sacre: muri, pedane e pali dove i mongoli, dai bambini ai più anziani, si affollano per pregare con gesti semplici e suggestivi. La prima cosa che catturerà la vostra attenzione appena entrati nel tempio principale è la statua alta più di 26 metri. Non è Buddha come molti potrebbero credere ma Megjid Janraiseg, il Dio che guarda ovunque, conosciuto anche in molte altre denominazioni come Avalokiteshvara e Chenrezi. Il Dalai Lama in persona, considerato la reincarnazione di questo santo, ha consacrato la statua nel 1996 dopo cinque anni di lavoro affidato a cinquanta artigiani e artisti: la struttura pesa 20 tonnellate ed è in acciaio e rame proveniente dalle miniere di Erdenet con fregi d’oro e argento dal Nepal e dal Giappone e duemila pietre preziose. I monaci assicurano che all’interno sono conservati molti gioielli, una quantità enorme di piante medicinali e più di trecento libri di preghiera. Per sessant’anni la zona centrale del tempio era rimasta vuota, dopo che i sovietici, nel 1937, avevano trafugato la meravigliosa scultura precedente, in oro e bronzo, alta 20 metri che il Bogd Khan aveva fatto erigere nel 1911 dedicandola sempre a Janraiseg. Quando riuscirete a distogliere lo sguardo dal santo, potete girare intorno, in senso orario, alla statua e ammirare il resto del tempio. Il dio della longevità, Amitayus, vi guarda dal chiaroscuro di centinaia di immagini che ornano le pareti ma anche dagli inquietanti personaggi dei tankha, gli arazzi sacri del buddhismo. Le funzioni religiose, a cui si può assistere sempre nel massimo silenzio e senza fotografare, cominciano di solito alle 10 del mattino. Sulla sinistra, sempre dando le spalle al tempio, si apre un altro cortile dove si possono ammirare altri templi. L’Ochidara (o Vajradara), costruito in pietra e mattoni nel 1841, ospita le principali funzioni lamaiste sotto la protezione della statua di Tsongkapa, fondatore dell’ordine dei berretti gialli del buddhismo tibetano. Nello stesso cortile si trovano il tempio Zuu (tempio di Buddha), detto anche tempio del gioiello, edificato nel 1869 per accogliere il giovanissimo settimo Buddha vivente (Bogd gegeen) e il tempio di Didan-Lavran che ospitò la biblioteca del quinto Buddha e lo stesso Dalai Lama nel 1904. Gandan è ufficialmente aperto dalle 9 alle 11 tutti giorni, dalle 9 alle 13 la domenica, ma ci si può recare anche nel resto della giornata fino alle 21. Sito ufficiale: www.gandan.mn

GHESAR* (monastero)

Fa parte del monastero di Gandan ma è leggermente discosto verso nord est e separato dai templi principali da una strada trafficata, la Khuvisgalchdyn gudamj. E’ dedicato al mitico re tibetano Ghesar ed è una deliziosa struttura in stile cinese molto frequentata dai fedeli mongoli che qui possono comprare delle benedizioni e delle erbe “miracolose”. L’ingresso, dalle 9 a mezzogiorno, è gratuito anche per gli stranieri.

 

BAKULA RENBUCHI (tempio)

A chiudere il triangolo con Gandan e Ghesar, sorge questo tempio simbolo della cooperazione religiosa fra Mongolia e India. Fondato nel 1999 dall’ambasciatore indiano Bakula Renbuchi, reincarnazione di un lama del Ladakh, ospita un centro di medicina buddhista e testimonianze dell’antica scrittura uigura. All’interno di uno stupa sono conservate le ceneri di Bakula.

 

CHOIJIN LAMA***  (tempio)

Torniamo in centro città: dando le spalle alla piazza principale, percorriamo cento metri e sulla sinistra, inconfondibile, si apre un complesso di templi rossi con il tetto verde: è il monastero-museo di Choijin (pronuncia Cioigin, è un alto grado gerarchico dei monaci) Lama, aperto tutti i giorni d’estate dalle 10 alle 17 e con orario più incerto nel resto dell’anno. Qui visse il fratello minore del Bogd Khan dal 1908, Luvsan Haidav, potente monaco lama. Il monastero fu poi chiuso nel 1938 e trasformato in museo nel 1942, evitando così la distruzione. Oggi non si svolgono più riti religiosi ma una visita ai cinque templi è obbligatoria sia per la bellezza della struttura esterna, impreziosita da dipinti dedicati al Buddha, sia per i capolavori contenuti. Il primo padiglione (Maharaja) è protetto da quattro minacciosi guardiani e porta al tempio principale, detto anche “della passione”. Qui si ammirano una statua di Buddha, i resti mummificati di Baldanchoinbol, tutore del Bogd Khan, antichi libri di preghiera, maschere Tsam, splendidi thanka e, in mezzo alla sala, il trono. Si prosegue nel tempio di Zuu, dedicato al Buddha Sakyamuni. Il tempio di Yadam è solitamente chiuso ai visitatori e contiene tesori d’arte religiosa fra cui una statua di Sitasamvara scolpita da Zanabazar. L’ultimo tempio, di Amgalan, è ricco di oggetti preziosi fra cui molte opere dello stesso Zanabazar.

 

PALAZZO D’INVERNO DEL BOGD KHAN***

Dopo il ponte sul fiume Selbe potete già distinguere le sagome del Palazzo d’inverno dove per vent’anni visse il Bogd Khan (foto a destra, di Federico Pistone), personaggio singolare che per primo governò la Mongolia dopo l’indipendenza del 1921. Il suo vero nome è forse il più lungo della storia, 44 lettere: Agvaanluvsanchoooyjindanzanvaanchigbalsambuu. Era a metà strada fra un santo, reincarnazione di Zanabazar, e un condottiero senza scrupoli: nel 1872 si impadronì del potere e nel 1911 viene proclamato Bogd Khan e posto al vertice del movimento di indipendenza mongolo sui manchu prima di essere eletto a capo del Governo Popolare della Mongolia senza però nessun potere effettivo. Muore nel 1924 tra alcolismo e scandali sessuali. Il suo spirito eccentrico lo si intuisce dall’inquietante esposizione nel palazzo di una quantità esagerata di animali rari imbalsamati e di una gher rivestita con le pelli di 150 leopardi delle nevi che, anche grazie a questo signore, oggi sono quasi estinti. Il complesso del Palazzo, ristrutturato alla fine del 2007, è gradevolissimo con una serie di stanze affondate nel verde. I gestori vi seguiranno con le chiavi aprendo le varie sale di volta in volta e richiudendole appena ne uscirete. Troverete aperto il complesso di solito dalle 9.30 alle 16.30 (gli orari però sono piuttosto elastici: attenzione perché resta chiuso, misteriosamente, il mercoledì e il giovedì). L’ingresso del Palazzo del Bogd Khan, diventato museo dal 1961, è un sontuoso portone di legno realizzato senza l’utilizzo di nessun chiodo ma con 108 incastri, numero sacro per il buddhismo. Ma i visitatori entrano da una porticina laterale, alla cui destra si apre il vero e proprio Palazzo d’inverno, un edificio bianco arredato da sfarzosi doni portati al padrone di casa da autorità straniere, come un paio di stivali d’oro massiccio offerti dallo zar di Russia, gioielli, magnifici vestiti e mobili d’epoca. Al piano superiore si trova una decina di sale: si possono ammirare il trono e altre poltrone di pregio, una notevole collezione di thanka, da non perdere, la parrucca e i gioielli della regina, una catena di teschi in avorio, una pelliccia del sovrano confezionato con 80 pelli di volpe oltre a una giacca che è costata il sacrificio di 600 zibellini, il documento originale della dichiarazione d’indipendenza dalla Cina e, paradossalmente, alcuni vasi cinesi. Proseguendo nel cortile del Palazzo si può passeggiare fra i vari templi e padiglioni, che conservano autentici gioielli di arte e religione, fra cui capolavori di Zanabazar, il più grande artista mongolo vissuto nel Seicento. Di fronte alla residenza del Bogd Khan si trova il Tempio di Maharajas che custodisce strumenti musicali, pitture e oggetti religiosi; più avanti il Tempio degli Apostoli (detto Naidan) con due tempietti laterali addobbati da pitture buddhiste e, in fondo, il tempio principale, chiamato Nogoon laviran: questo era il luogo riservato al Bogd Khan per le sue preghiere. E’ arricchito da sculture di artisti mongoli e tibetani del Settecento e dell’Ottocento.

 

DAMBADARJAA (monastero)

Anche se resta poco dell’originale di fine Settecento, è interessante una breve escursione a nord della città per ammirare questo monastero costruito dall’imperatore manchu che accoglieva circa 1.200 monaci. Nel 1937 è stato trasformato in ospedale ma conserva ancora alcuni dei 30 templi originali.

 

DASH CHOILON (monastero)

Attraversando la piazza principale da via Sukhbaatar e proseguendo mezzo chilometro a nord est, si incontra il Dash Choilon, un monastero ricostruito nel 1991 all’interno di tre strutture che ricordano delle enormi gher, ereditate dal circo di stato. Un centinaio di monaci vivono qui ma, contrariamente a Gandan e ad altri monasteri mongoli, sono “berretti rossi”, concorrenti dei “berretti gialli” legati al Dalai Lama. Aperto dalle 10 a mezzogiorno, con possibilità di assistere, discretamente, alle funzioni religiose.

 

OTOCHMAARAMBA (monastero)

Proseguendo un chilometro a nordest rispetto al Dash Choilin (siamo già nella polverosa periferia della capitale, oltre la “tangenziale” dell’Ikh toiruu nel distretto Bayanzurk), c’è l’Otochmaarambam. Come monastero non offre molto di interessante ma, sulla base delle tradizioni conservate dai monaci, ospita la sede del Mamba Datsan, clinica di medicina buddhista. E’ aperta dalle 9 a mezzogiorno.

 

I MUSEI DI ULAANBAATAR


MUSEO NAZIONALE DELLA STORIA MONGOLA***

Aperto dalle 10 alle 16.30 da martedì a sabato (ma gli orari sono piuttosto elastici), chiuso domenica e lunedì. Si trova appena a sinistra rispetto al Parlamento nella piazza principale: è una struttura grigia e squadrata ma dentro custodisce dei veri gioielli della storia mongola, dalle origini fino agli usi e costumi quotidiani, passando attraverso le reliquie del grande impero di Gengis Khan. Primo piano: antiche pitture, petroglifi (incisioni su pietra), steli e altri oggetti risalenti al periodo unno e uiguro. Secondo piano: splendida collezione di costumi di tutte le etnie mongole con corredo di cappelli e ornamenti. Terzo piano: è il più entusiasmante. Si possono rivivere le gesta epiche di Gengis Khan e dei guerrieri mongoli attraverso armature antiche perfettamente conservate, armi e altri strumenti bellici, selle, ma anche una gher completa, strumenti musicali e il carteggio originale del 1246 tra papa Innocenzo IV e il khan Guyuk, con tanto di sigillo imperiale. Ci sono anche oggetti religiosi, come l’inquietante corno Ganlin realizzato con femori umani e utilizzato dai monaci per chiamare i fedeli alla preghiera e allontanare gli spiriti maligni. Il sito Internet ufficiale è www.nationalmuseum.mn

 

MUSEO DI STORIA NATURALE**

Poche decine di metri più a nord rispetto al Museo nazionale della storia mongola, si incontra un ampio edificio candido a tre piani che ospita l’emozionante Museo di storia naturale, un vero e proprio balzo nella preistoria. Senza troppi fronzoli estetici, sono esposti alcuni scheletri integrali di dinosauri rinvenuti nel deserto del Gobi negli anni Venti dal paleontologo Ray Chapman Andrews. Tra questi, un Saurolophus, bestione con il becco d'anatra che raggiungeva 8 metri di altezza cibandosi di sola erba, ma si resta a bocca aperta di fronte al cugino asiatico del tirannosauro, 12 metri in lunghezza e 5 in altezza: è il Tarbosauro, vorace divoratore di carogne chiamato Tarbosaurus. Ci sono anche fossili, ossa e uova di dinosauro, meteoriti. Al secondo piano, il museo del cammello.

 

MUSEO DI BELLE ARTI (ZANABAZAR)***

Se arrivate al Parlamento in piazza Sukhebaatar, imboccate la strada subito a sinistra (la Khudaldaany gudamj) e percorretela per circa cinquecento metri. Sulla destra troverete un civettuolo edificio verde acqua che ospita la più bella galleria d’arte della Mongolia dedicatA a Zanabazar (1635-1724), il Leonardo da Vinci delle steppe. Ristrutturato in occasione degli 800 anni dell’Impero nel 2006, è aperto ogni giorno dalle 9 alle 18. Fondato nel 1966, raccoglie testimonianze antiche, oltre diecimila opere d’arte, molte delle quali provenienti da monasteri distrutti dalle purghe sovietiche e soprattutto la migliore produzione delle raffinatissime sculture di Zanabazar. Il museo è diviso in  varie sezioni.

Arte antica: sono esposte sculture in roccia del neolitico fino al periodo turco del VII secolo.

Zanabazar: i capolavori dell’artista sono concentrati in questa sala, la più suggestiva del museo. Oltre alle sue meravigliose statue buddhiste in bronzo, si possono ammirare dipinti, molti dei quali sono stati realizzati dai suoi allievi che hanno ritratto Zanabazar come un dio.

Thanka e mandala: migliaia di meravigliosi arazzi sacri di ogni dimensione, secondo la tradizione tibetana, sono esposti in diverse sale.

Oggetti rituali: tutta l’arte buddhista in questo padiglione che comprende costumi e maschere Tsam, oltre a una bellissima esposizione di oggetti religiosi.

Galleria Sharav: i dipinti del pittore Marzan Sharav (1869-1939) diventati ormai patrimonio tradizionale mongolo. I due più famosi sono “La festa dell’airag” e soprattutto “Un giorno in Mongolia” che descrive come in un mosaico tutte le attività classiche che si svolgono nella comunità, alcune anche piuttosto forti o scabrose.

Pitture moderne: collezione di quadri dal XIX secolo a oggi, realizzati con tecniche tradizionali, su legno, fino ad arrivare alle più recenti tendenze artistiche. All’interno dl museo c’è anche una sala dedicata alle mostre temporanee, che ospita soprattutto i pittori giovani ed emergenti. Il museo di belle arti Zanabazar si può anche visitare su Internet all’indirizzo: www.zanabazarmuseum.org

 

MUSEO DELLE VITTIME DELL'OPPRESSIONE POLITICA*

Cinquecento metri dalla piazza principale, dandole le spalle, si trova una casa di legno a due piani che custodisce gli orrori delle persecuzioni sovietiche dal 1930 al 1952. Ventottomila mongoli, soprattutto monaci, intellettuali e scienziati ma anche donne e bambini, morirono in nome del comunismo. La loro memoria è nei documenti, nelle fotografie e nei nomi incisi sulle pareti di questo museo triste ma molto interessante, oltre che doveroso. Il museo è dedicato al premier Genden, assassinato a Mosca dal Kgb per aver rifiutato gli ordini di Stalin che trovò invece un partner prezioso in Choibalsan. La figlia di Genden nel 1996 mise a disposizione questa casa per trasformarla in un museo della memoria. E’ aperto da lunedì a venerdì dalle 10 alle 16.30 e il sabato dalle 13 alle 14.30. Vedi anche sezione CHOIBALSAN

 

MUSEO INTERNAZIONALE DELL'INTELLETTO*

Un paio di chilometri a est della piazza Sukhbaatar, non lontano dal palazzo dei lottatori,  sorge questo delizioso appassionante museo ingiustamente snobbato dai tour classici della città: è un vero e proprio elogio all’intelletto umano attraverso 11.000 oggetti provenienti da tutti i paesi del mondo. Sono esposti (ma in molti casi si possono anche maneggiare) migliaia di puzzle di ogni dimensione e difficoltà, giochi che sembrano magie ma che si basano su illusioni ottiche, inerzia, equilibrio, gravità, migliaia di bambole proveniente da cento Paesi, alcune antichissime. E poi c’è una scacchiera gigantesca (oltre 7 metri per lato), dove sono rappresentati personagi epici come Gengis Khan e la principessa Mandhukai, e una scacchiera minuscola, di dieci centimetri per lato e con pezzi intagliati nel legno alti 4 millimetri. Aperto ogni giorno dalle 10 alle 18.

 

MUSEO DI ULAANBAATAR

Un chilometro e mezzo da piazza Sukhbaatar, percorrendo il viale della Pace in direzione opposta a Gandan, si raggiunge il museo cittadino di Ulaanbaatar, davanti all’ambasciata inglese e di fianco al palazzetto dei lottatori. Questa casetta bianca a un solo piano, aperta d’estate dalle 9 alle 16, chiusa sabato e domenica racconta la storia della capitale dalla sua fondazione nel 1639 ai giorni nostri attraverso documenti rari, illustrazioni e foto d’epoca. C’è anche una bizzarra veduta di Ulaanbaatar incisa su una zanna di elefante e opere intagliate sul legno dell’artista mongolo Natsagdorj, a cui pure è dedicato un piccolo museo autonomo vicino alla biblioteca nazionale sul viale Gengis Khan.

 

MUSEO MILITARE

Alla periferia est della città, qualche chilometro dal centro, un edificio che assomiglia a una nave ed è annunciato da pezzi di artiglieria e carri armati parcheggiati di fronte. All’interno si possono visitare due sezioni distinte: il padiglione orientale propone reperti dall’età della pietra fino al XIX secolo, in quello occidentale c’è la storia bellica più recente, dalla rivoluzione del 1921 alla Seconda guerra mondiale, con armi, bandiere, uniformi e pitture. Il museo è aperto d’estate, tranne martedì e mercoledì, dalle 10 alle 17.

 

DOVE MANGIARE, BERE E DORMIRE A ULAANBAATAR
Per l'elenco e descrizione di locali, bar, ristoranti, alberghi della capitale scrivete a info@mongolia.it o consultate la guida "Mongolia" di Federico Pistone (Polaris 2013)

 

SHOPPING A ULAANBAATAR

Fare shopping a Ulaanbaatar sembra una follia e fino a pochi anni fa lo era veramente. Negozi nascosti negli scantinati più improbabili, banconi deserti, pochi oggetti di pura sopravvivenza, mercati polverosi popolati da rigattieri e artigiani di fortuna, alimenti essenziali e assenza totale di frutta, verdura, pasta, vino e altri prodotti che per noi sono primari. Fare due compere era un’impresa, ma era anche più avventuroso e affascinante, oltre che molto economico. Oggi è tutta un’altra cosa: la capitale si è emancipata, è diventata una città a livello occidentale anche nella disponibilità delle merci, molti brand di alta moda sono nati nel nuovissimo centro della capitale. Negozi scintillanti e supermarket aprono (e chiudono) ovunque, la libera concorrenza è diventata quasi frenetica. Attenzione però: i reperti antichi e religiosi non possono essere esportati. C’è la possibilità di esportare solo oggetti comprati in negozi autorizzati che vi rilasceranno un regolare certificato: ovviamente i prezzi sono enormemente più alti, ma spesso valgono comunque la pena. Antiquari affidabili si trovano all’interno dei musei ma ne sono sorti molti sul viale della Pace e nella strada a nord dello State Department Store. Un’altra avvertenza per i mercati all’aperto: con la frequentazione sempre più assidua di turisti disinvolti, il rischio di furti e aggressioni è aumentato negli ultimi tempi. Serve solo il buon senso, per la vostra incolumità e per la dignità dei mongoli: evitare quindi di sfoggiare la vostra presunta ricchezza, macchine fotografiche, gioielli e non dimenticate che, se voi state cercando un souvenir da portare a casa, gli altri clienti stanno cercando di raccattare due cose per sopravvivere.

Gli orari e i giorni di apertura dei mercati sono piuttosto elastici e cambiano anche a seconda della stagione: generalmente restano aperti dalle 10 alle 20 tutti i giorni. Nei negozi più evoluti si può comprare con dollari statunitensi, altrimenti tenetevi una scorta di tugrug. L’euro comincia timidamente a essere accettato ma solo in pochi locali.

 

STATE DEPARTMENT STORE*

Gli abitanti di Ulaanbaatar lo chiamo Ikh delguur, grande negozio, ed è la mecca del consumismo mongolo. Sulla facciata la scritta è in inglese “State department store”, a ribadire le velleità di questo punto di riferimento che fino a pochi anni fa era destinato soprattutto agli stranieri ma che ora è il punto di riferimento (e di incontro) per tutti i mongoli. È un edificio di cinque piani sul viale della Pace, a metà strada fra la piazza e Gandan, a un passo da tutte le attrattive e i locali. Ogni giorno, dalle 9 del mattino alle otto di sera (la domenica l’apertura è dalle 10 alle 18) c’è un frenetico viavai di persone che salgono e scendono le scale del palazzo. A pian terreno c’è il reparto alimentare, sempre molto affollato, dove troverete tutto: dai prodotti mongoli (compreso latte di cammello e yogurt di giumenta) a quelli internazionali: vino bulgaro, pasta italiana, frutta e verdura cinesi, formaggio, perfino i dolci. Nei piani superiori, si trovano i settori casalinghi, hi-fi, fotografia, abbigliamento, campeggio: tutti ottimi prodotti a prezzi quasi europei, a volte anche superiori come nel caso di televisori, computer di alcune edizioni di cd musicali. Ma è il quinto e ultimo piano che è il più ambito dai turisti, tanto che è stato applicato un tornello per accedere e controllare il flusso dei clienti. Qui si può davvero trovare di tutto, dalle orribili riproduzioni di gher a splendide bamboline in feltro, da discutibili borsette in pelo di volpe ad autentici strumenti musicali tradizionali, e ancora dipinti, antiquariato, mappe, cd, libri, gioielli, scacchi, perfino archi e frecce come quelli di Gengis Khan e i costumi originali dei lottatori. I prezzi sono abbastanza elevati ma non proibitivi e la comodità è quella di trovare tutto in un posto solo. Dal 2009 è stata avviata un'opera di profonda ristrutturazione di questo piano.

 

NARANTUUL**

Entrare in questo “mercato nero”, che i mongoli chiamano anche semplicemente Zakh (mercato) o Schin Zakh (mercato nuovo), è come vivere un film. Per arrivarci occorre prendere un’auto e dirigersi in dieci minuti verso la zona orientale, a est del fiume Selbe. La confusione che regna ogni giorno è impressionante: quasi duecentomila persone frequentano quotidianamente questa immensa cittadella del commercio ambulante, aperta tutti i giorni ma che raggiunge il massimo delle esposizioni nel fine settimana. Si paga un obolo per entrare e poi ci lascia afferrare dal fascino delle migliaia di bancarelle che propongono di tutto, a prezzi stracciati. Per spezzare il ritmo all’interno del Narantuul market si può anche mangiare in qualche semplice ristorantino. Alcuni venditori propongono oggetti che fanno gola ai turisti ma vanno assolutamente evitati gli oggetti antichi e religiosi. L’accorgimento di essere prudenti per evitare borseggi, in questo mercato va ancor più raccomandato. E’ imminente l’apertura di un mercato attiguo che si chiamerà Dunjingarav.

 

MERCURY

E’ un grande e piacevole mercato alimentare, dove si può trovare anche altra merce varia. Per arrivarci, dare la spalle allo State department store e percorrere la via che porta al circo di stato, riconoscibile per la sua grande cupola ellittica blu. In fondo alla strada, piegate a destra e vi troverete al Mercury, aperto tutto l’anno. Ideale per chi vuole comprare carne, verdure e altri cibi a prezzi molto convenienti. Ci sono anche alimenti pregiati, come gamberi, granchi e caviali, ma attenzione alla data di scadenza. Accanto, si trova il Dalai eej, un altro mecato alimentare specializzato in vini e liquori. Fa parte della catena Minii delguur (il mio negozio) che ha aperto numerosi punti vendita a Ulaanbaatar e in altre città della Mongolia.

  

GOBI

Privatizzata nel 2007, la fabbrica Gobi è il punto di riferimento principale per la lavorazione, la produzione e la vendita del pregiato cashmere mongolo. E’ possibile visitare la struttura e acquistare direttamente la merce. I prodotti migliori sono le coperte di cashmere (al 100 per cento o al 90 per cento), coperte di cammello, maglioni, sciarpe, guanti e altri oggetti. I prezzi sono discreti, certamente convenienti rispetto a quelli italiani, ma non aspettatevi la liquidazione.
 

Per conoscere gli altri mercati e punti vendita principali, scrivete a info@mongolia.it oppure consultate la guida "Mongolia" di Federico Pistone (Polaris)



IL CENTRO

È l'area con gli scenari più classici della Mongolia: grandi distese di steppe punteggiate dalle bianche gher dei nomadi. Solo tre regioni (Tuv, Uvurkhangai e Arkhangai) per una delle aree cruciali del Paese: la vicinanza con la capitale non toglie il fascino naturalistico ma consente uno sviluppo sociale ed agricolo superiore rispetto alle altre zone. Senza muoversi troppo da Ulaanbaatar, il viaggiatore può immergersi in una natura incontaminata, corsi d'acqua, catene montuose, meravigliosi parchi naturali che custodiscono specie rare di animali e vegetazione, ma anche vestigia del passato (come l'antica capitale Karakorum) e monasteri di estrema suggestione.


DA NON PERDERE

Natura: Parco nazionaleTerelj, parco nazionale Khustain, laghi Naiman, lago Ughii, lago Terkhiin Tsagaan, vulcano Khorgo, parco Noyonkhangai

Cultura: Karakorum, monastero Erdene zuu, monastero Shankiin

 

 

TUV

Abitanti: 100.000. Densità: 1,35 ab/kmq

Etnie:khalka, barga

Capi di bestiame:1.600.000
(rapporto animali-uomini 16:1)

Animali rari: cavallo takhi

Temperatura: media -1,8°, media gennaio -20,5, media luglio +15,4

Capoluogo: Zuunmod (17.000 abitanti, 1.529 m. slm, 43 km da Ulaanbaatar)

 

Tuv significa “centrale” anche se geograficamente l'aimag (regione) è spostata verso nord est. Ma il fatto di abbracciare la capitale le ha assicurato questo battesimo, oltre a uno sviluppo superiore rispetto ad altri territori anche dal punto di vista agricolo. L'altitudine media è di 1.500 metri, con una punta di 2.800 della montagna Asralt Khairkhan nella catena del Khentii. Nonostante la vicinanza con la capitale, Tuv offre al viaggiatore emozioni forti: splendidi corsi d'acqua, foreste di conifere e una fauna molto ricca con 250 specie di uccelli e la presenza del leggendario cavallo takhi, o Przewalski. Nelle cinque riserve naturali presenti nell'aimag i viaggiatori vengono ospitati in attrezzati campi gher.

 

MANZUSHIR* (monastero)

Fondato nel 1773, ospitava trecento monaci prima di essere distrutto nel 1937 e restaurato recentemente. Dell'arredo originale resta una grande stufa di bronzo di due tonnellate in cui si potevano cucinare dieci pecore e due mucche contemporaneamente. Il museo del monastero ospita fotografie, maschere religiose e sculture sacre realizzate con tibie umane. Splendido il contesto ambientale, a soli 5 chilometri dal capoluogo Zuunmod, immerso nell'area protetta del Bogdkhan uul. Si possono avvistare cervi e altri animali rari. Salendo il crinale, è possibile godere di una panorama mozzafiato proprio dove sorgono gli ultimi resti del monastero originale.

 

TERELJ** (parco nazionale)

Sessanta chilometri a nord-est della capitale si raggiunge questa località molto popolare per i mongoli per la bellezza del paesaggio e per la possibilità di effettuare passeggiate o vere e proprie escursioni, a piedi o a cavallo e lanciarsi nel rafting. D'inverno si può perfino sciare. Molti si gettano nel fiume Terelj per una corroborante nuotata. Dal 1993 la zona è Parco nazionale Gorkhi-Terelj, con molte possibilità di alloggio nei campi gher e in altre strutture ricettive.

 

 

KHUSTAIN NURUU** (parco nazionale)

E' l'oasi dei cavalli Przewalski o, come li chiamano i mongoli, i takhi, gli unici equini selvatici del mondo e progenitori di tutti i cavalli. Khustain nuruu significa "I rilievi delle betulle" ed è parco nazionale dal 1993. Ci vogliono circa due ore di fuoristrada dalla capitale per raggiungere questo luogo incantevole, popolato da una ventina di takhi, cresciuti in cattività in riserve europee e poi riportati nei luoghi d'origine dove ormai erano estinti. Possibilità di alloggio in alberghetti e campi gher.

 

EEJ KHAD* (roccia sacra)

Significa "roccia madre" ed è un blocco di pietra 15 km a sud di Zuunmod, meta di veri e propri pellegrinaggi dei mongoli che pregano e cercano conforto lasciando ogni genere di offerta.

  
KHANDGAIT* (villaggio)

Quaranta chilometri a nord della capitale si incontra questo villaggio inserito in un contesto di bellezza selvaggia: possibilità di trekking, climbing, pesca e, d'inverno, sci di fondo, slitta e pattinaggio su ghiaccio.
  
GACHUURT* (villaggio)

Ventuno chilometri a est di Ulaanbaatar sorge questo villaggio collocato in una zona suggestiva dove è possibile organizzare splendide escursioni anche a cavallo. Poche, fortunatamente, le strutture ricettive.

 

 

 

 

 

 

UVURKHANGAI

 

Abitanti: 114.000. Densità: 1,8 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 1.600.000 (rapporto animali-uomini 14:1).

Animali rari: gazzella persiana, gazzella mongola.

Temperatura: media 0,4°, media gennaio -15,5, media luglio 15,7

Capoluogo: Arvaikheer (26.000 abitanti, 1.913 m. slm, 430 km da Ulaanbaatar)

 

L'importanza di questa regione (significa: "a sud della catena del Khangai") non è solo Karakorum, l'antica capitale dell'impero dei Mongoli che ancora evoca suggestioni senza tempo, e il meraviglioso monastero di Erdene Zuu. E' anche un territorio punteggiato da laghi, cascate, dune, villaggi, monasteri, facilmente raggiungibile dalla capitale.

 

ARVAIKHEER* (capoluogo)
G
radevole cittadina adagiata in una valle a quasi duemila metri di quota, 430 km a ovest della capitale. Offre un mercato molto fornito e dinamico e delle splendide viste dalla collina. Da alcuni anni i Missionari della Consolata stanno creando una serie di infrastrutture e iniziative dedicate alla popolazione e soprattutto ai bambini della città: dallo studio al lavoro, dallo svago all'assistenza.

 

KARAKORUM*** (antica capitale e monastero)
Dai mongoli la sentirete pronunciare in modo strano, ma corretto: Harhorin, con le acca molto aspirate. Significa “anello nero” e non c'entra niente con l'omonima catena himalaiana. In fuoristrada occorrono circa 5 ore da Ulaanbaatar, con un bus pubblico 7-8 ore. D'estate è operativo anche un piccolo aeroporto. Non resta molto dell'antica capitale di Gengis Khan (che l'ha voluta nel 1220 prima che Ogodei la completasse nel 1235), solo alcune tartarughe di pietra, ma il fascino evocativo resta straordinario. Fu una delle città più stupefacenti di tutti i tempi, punto d'incontro di carovane di mercanti, viaggiatori, artigiani, filosofi, fino a quando il nuovo Kubilai Khan decise di spostare a Pechino il centro dell’Impero mongolo, prima che i manchu la distruggessero nel Trecento. Nel 1586 Avtai khan avviò la costruzione dell'Erdene Zuu***, primo grande monastero buddhista della Mongolia. Alla fine del Settecento ospitava diecimila lama, un centinaio di templi ricchi di cimeli religiosi e oltre 300 gher. A fortificare questo gioiello fu eretta una massiccia muraglia (intatta ancora oggi) di 420 metri per lato, punteggiata da 108 stupa. Negli anni Trenta del Novecento il governo filosovietico distrusse parte degli edifici sacri, uccise tutti i monaci e trafugò i tesori. L’Erdene Zuu fu riaperto nel 1965 come museo e dal 1991 è tornato a essere un meraviglioso luogo di culto, popolato da monaci. Oltre alle funzioni religiose, è possibile ammirare templi, stupa, arazzi, statue di pietra, preziose sculture di Zanabazar.

 

KHUJIRT*(città e terme)

Gradevole cittadina a 50 km da Karakorum, circondata da una bella campagna con sorgenti calde molto frequentate: le acque e i fanghi raggiungono 55° e contengono bicarbonato, sodio e idrogeno. Disponibile anche un campo gher.

 

SHANKHIIN KHIID** (monastero)

Uno dei monasteri più antichi e interessanti della Mongolia, edificato nel 1647 e restaurato nel 1950, a una ventina di chilometri da Karakorum. Zanabazar trascorse qui la sua infanzia. Dal 1990 il Shankhiin è tornato  punto di riferimento della fede lamaista. E' possibile assistere alle cerimonie del mattino.

 

UVGUN* (tempio)

Intorno alle montagne di Hogno khan, questo tempio è stato costruito nel 1660 sulle macerie del monastero distrutto dall'esercito zungaro di Galdan Bochigtu, nemico di Zanabazar: il tempio è anche un omaggio alla memoria dei numerosi monaci massacrati.

 

MONGOL ELS

Per chi non vuole spingersi all'estremo sud della Mongolia, può godersi un assaggio di deserto in quest'area di 2.800 kmq ribattezzata "piccolo Gobi". La suggestione è quasi la stessa, con un'accessibilità decisamente più comoda.

 

NAIMAN NUUR** (otto laghi)

Li chiamano gli "otto laghi" (anche se in realtà sono nove), un'area incantevole di origine vulcanica caratterizzata da montagne coperte da abeti, vallate verdissime e specchi d'acqua cristallini. Il lago Shireet è raggiungibile in fuoristrada dopo un percorso sofferto, per arrivare agli altri bacini occorre camminare, o cavalcare, in paesaggi incontaminati.

 

ORKHON* (fiume, valle, cascate)
Inclusa nel 2004 nel Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco con questa motivazione: “La Valle dell’Orkhon è un notevole esempio di luogo che illustra diversi passaggi significativi nella storia dell’umanità”. E' 360 km a est della capitale e rappresenta due millenni di evoluzione di civiltà nomadi. Territorio di ricche testimonianze archeologiche e di bellezze naturalistiche, a partire dall'omonima cascata.

 

 

ARKHANGAI
 

Abitanti: 98.000. Superficie: 55.300 kmq. Densità: 1,8 ab/kmq.

Etnie: khalka, uuld

Capi di bestiame: 1.700.000 (rapporto animali-uomini 17:1).

Animali rari: argali

Temperatura: media annuale 0,1°, media gennaio 15,6, media luglio 14,7

Capoluogo: Tsetetserleg (19.500 abitanti, 1.691 m. slm, 463 km da Ulaanbaatar)

 

E' l'anima stessa della Mongolia, un concentrato del meglio del Paese: paesaggi verdi di steppa, specchi d'acqua e sorgenti, foreste, vulcani, ma anche monasteri e antiche testimonianze. Il nome significa "Khangai del nord", per la catena montuosa che culmina con la cima Angarhay di oltre 3.500 metri. I viaggiatori sono attratti soprattutto dal Terkhiin Tsagan nuur, un lago romantico all’ombra del vulcano Khorgo.

 

TSETSERLEG* (capoluogo)

Tsetserleg (significa "giardino" è un'amabile cittadina con il monastero Zayain Ghegheenii, edificato nel 1586 e uno dei pochi risparmiati dal governo filosovietico. Verso la collina, un grazioso tempio quasi incastrato nella roccia e una statua di metallo dedicata alla capra, da lì si ammira un bel paesaggio della città.

 
UGHII NUUR**
(lago)

Percorrendo la strada principale da Ulaanbaatar (dopo 400 km) e Tsetserleg, si incontra il lago Ughii, autentico osservatorio per gli uccelli. Sulla sponda occidentale, le rovine del monastero Ciliin Khiid, edificato nel XVII secolo. A sud del lago, le grandi steli Bileg Khagan e Kultegun: risalgono all’VIII secolo e sono dedicate ai due khan turchi che hanno guidato la Mongolia dal VI all’VIII secolo. Una copia è al Museo di storia naturale di Ulaanbaatar.

 

KHAR BALGAS* (antica capitale uigura)

Tra il lago Ughii e Karakorum si possono ammirare i resti dell’antica capitale degli uiguri, che quattro secoli prima dell’avvento di Gengis Khan hanno dominato la Mongolia portando cultura e civiltà. Costruita sul leggendario fiume Orkhon nel 751, Khar Balgas conserva una parte originale di mura con relativi stupa e qualche rovina da scovare nella campagna circostante.

 

TSENKHER* (sito archeologico e sorgente calda)

Circa venti chilometri a sud del capoluogo Tsetserleg, si trova questo sito paleolitico di 40.000 anni fa dove oggi sorgono le frequentate sorgenti calde e un campo gher.

 

TAIKHAR CHULUU (roccia sacra)

Per i mongoli questa pietra gigantesca e misteriosa vale un pellegrinaggio: spunta improvvisamente nella steppa e si alza per 25 metri. Secondo la leggenda la roccia è stata scagliata da un gigante per schiacciare un serpente che terrorizzava la popolazione.

 

BULGAN UUL* (riserva naturale)

Riserva naturale dal 1985, rappresentata da una cornice di verdi montagne che circondano Tsetserleg, popolate da fauna (soprattutto uccelli) e flora. Importanti incisioni rupestri risalenti all'etò del bronzo.

 

KHANUI* (fiume, resti unni)

Territorio selvaggio, dove sarebbe nata la popolazione degli Unni. Molte le tombe uigure e unne, oltre ad antiche steli raffiguranti cervi. 

 

TERKHIIN TSAGAAN NUUR** (lago)

Adagiato su un letto lavico a duemila metri di quota, il "Lago bianco del fiume Terkh", con una profondità massima di dieci metri, è una delle mete più visitate della Mongolia. D'estate è possibile immergersi nelle sue fresche acque. Numerose le possibilità di alloggio in campi gher. Possibilità di trekking nei dintorni con avvistamento di animali selvatici come cervi rossi e siberiani, cinghiali, anatre e cormorani. Nella seconda settimana di giugno si svolge la festa degli yak.

 

KHORGO** (vulcano)

A quasi tremila metri di quota, il vulcano Khorgo merita un'escursione per sbirciare direttamente dall'impressionante cono estinto. Si può partire dal villaggio di Tariat oppure di passaggio per il Terkhiin Tsagaan nuur. Dalla cima del vulcano si gode una splendida vista dell'Arkhangai. E' possibile anche scendere dentro il cratere, stando attenti a non generare piccole frane.

Dall'incontro tra i fiumi Suman e Chuluut, si formano varie cascate fra cui la Cioidogiin borgio: un salto di pochi metri da cui osservare il fitto passaggio dei pesci. Il fiume Chuluut scorre su un letto di basalto creato dalle antiche eruzioni del Khorgo.

 

NOYONKHANGAI** (parco) 

Parco nazionale dal 1998, a sud ovest del Terkhiin, incontaminato e difficile da raggiungere. Molte le piante e gli animali rari. A nord est si apre il parco naturale di Tarvagatain, dove nasce il Selenge, il fiume più lungo della Mongolia.

 

Informazioni più dettagliate nella guida Polaris "Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri" di Federico Pistone.


IL NORD


Sono le regioni appoggiate alla Siberia,
caratterizzate da una ricchissima vegetazione, meravigliosi rilievi con foreste di larici e betulle, animali rari, corsi d’acqua incontaminati, laghi da fiaba come il Khuvsgul, una delle località più ambite della Mongolia. Ma questa è anche la zona più spirituale, riassunta nello spettacolare monastero di Amarbayasgalant, o nelle pratiche sciamaniche qui diffusissime grazie alla massiccia presenza dell’etnia buriata, la stessa del poco distante lago Bajkal, culla mondiale degli sciamani. Nelle regioni settentrionali, anche se spostata più a est, abbiamo ricompreso il Khentii, terra legata a filo doppio a Gengis Khan: al di là delle memorie storiche e leggendarie, uno scenario naturale fantastico. Il freddo glaciale dell’inverno si contrappone allo splendore della primavera con fiorite che tolgono il fiato in tutta la Mongolia, ma soprattutto nel Nord.

 

DA NON PERDERE

Natura: Khuvsgul nuur, Eg Tarvagtain bilcheer
Cultura: Amarbayasgalant, Dadal e dintorni

La redazione di mongolia.it ha assegnato alle località stellette di interesse:
* = molto interessante ** = di eccezionale interesse *** = vale il viaggio

IN ROSSO: LOCALITA' DI INTERESSE CULTURALE  IN VERDE: LOCALITA' DI INTERESSE NATURALISTICO

 

 

ZAVKHAN


Abitanti:
86.800. Densità: 1 ab/kmq

Etnie: khalka, elgjin, khoton

Capi di bestiame: 1.400.000 (rapporto animali-uomini 16:1).

Animali rari: leopardo delle nevi, cervo rosso, argali, cervo siberiano

Temperatura: media -2,8°, media gennaio -23,1, media luglio 15,4

Capoluogo: Uliastai (20.000 abitanti, 1.760 m. slm, 984 km da Ulaanbaatar)

 

La cicatrice del terremoto di un secolo fa (23 luglio 1905) attraversa la fascia settentrionale di questa regione che mescola deserto, steppa e montagne. Lo Zavkhan è un “riassunto” della Mongolia ma è poco frequentato perché generalmente non rientra negli itinerari classici. E’ invece una zona ricca di interessi naturalistici: qui si appoggia il fianco occidentale della catena montuosa del Khangai e scorrono fiumi fiabeschi come l’Ider, il Tes, il Khun e il più lungo, quello che dà il nome alla regione: lo Zavkhan. Tra i laghi spicca il Telmen coi suoi 200 kmq). In questa regione si incontra la duna di sabbia più grande della Mongolia, detta Bor Khar. Ma c’è una altro primato, forse meno invidiabile: la città più fredda del Paese e tra le più gelide del mondo: Tosontsengel raggiunge anche i meno 55 gradi centigradi.

 

ULIASTAI* (capoluogo): ne parla Ossendowski nel suo “Bestie, uomini e dei” (1922). Il suo isolamento è sottolineato dalla distanza dell’aeroporto dal centro: 35 chilometri. Tre chilometri a nord est si possono intravedere i resti della fortezza che i manchu eressero nel Settecento per arginare gli assalti dei ribelli mongoli provenienti dalle regioni circostanti. Si possono visitare due musei interessanti con collezioni religiose e statue di personaggi anche contemporanei, come l’ex presidente Bagabandi. Nel moderno monastero diTogs Buyant Javkhlant vive una ventina di monaci.


OTGONTENGER* (montagna, riserva naturale, sorgente)

L’Otgontenger è una montagna sacra di quattromila metri ricoperta da ghiacci eterni. I mongoli nonsono entusiasti quando gli stranieri decidono di scalarla. i turisti che vogliono scalarla. A sud della montagna, sgorgano trenta sorgenti che raggiungono la temperatura di 50 gradi e sono molto frequentate dai locali che le ritengono miracolose. 

 

BORKHYN, BORKHYAR ELS* (dune)

A ovest di Uliastai si aprono queste due dune. Borkhyn è la più piccola (circa 50 chilometri di lunghezza), a sud dei laghi Bayan e Khar. Borkkhyar è lunga 180 chilometri, sul bacino del Khungui. Dalle suggestive dune si apre il lago Bayan frequentato da rare specie di uccelli.

 

OIGON, KHOLBOO, TELMEN (laghi)

Sono i tre grandi laghi raccolti nelle vallate del Khangai, sotto la faglia sismica. Il Telmen (foto a sinistra) è il più grande (come il lago Maggiore), l’Oigon e il Kholboo. Pur non avendo particolari attrattive, offrono una sensazione di pace.

 

 

 

 

KHUVSGUL

Abitanti: 121.000. Densità: 1,2 ab/kmq

Etnie: buriati, darkad, tsaatan, khalka

Capi di bestiame: 1.900.000 (rapporto animali-uomini 16:1).

Animali rari: renna, cervo siberiano, alce, zibellino

Temperatura: media -1,8°, media gennaio -23,9, media luglio 16,9

Capoluogo: Moron (35.000 abitanti, 1.283 m. slm, 671 km da Ulaanbaatar)

 

Il nome dell’aimag richiama all’attenzione l’omonimo lago, meta irrinunciabile del turismo in Mongolia. Regione spettacolare, soprattutto nella zona più settentrionale, dove convivono numerose minoranze, fra cui gli Tsaatan, gli Uomini renna che si nascondono nella taiga dei monti Sayan seguendo un antichissimo stile di vita. La natura selvaggia e incontaminata offre situazioni estreme: inverni rigidissimi con il terreno completamente congelato ed estati calde e spezzate da improvvisi acquazzoni.

 

MORON* (capoluogo)
Cittadina molto frequentata dai viaggiatori, di passaggio per raggiungere il lago Khuvsgul. Qui c’è poco ma tutto: alberghetti, guesthouse, ristorantini, una banca, un ufficio postale, perfino una sauna. Ma soprattutto c’è un mercato gigantesco e fornitissimo, un chilometro e mezzo a nord ovest del centro. E poi un nuovissimo palazzo dei lottatori.

 

KHUVSGUL NUUR*** (lago e parco nazionale)

Per i mongoli questo è un vero mare: è grande 134 km per 39 e arriva a una profondità di 262 metri, raccogliendo il 2 per cento delle acque dolci dell’intero pianeta. Ha novantasei fiumi immissari e un solo emissario, l’Egiin. Anticamente il Khuvsgul era collegato con un canale sotterraneo di duecento chilometri al Bajkal. Nel parco nazionale del Khuvsgul si può passeggiare, arrampicarsi, cavalcare, nuotare, remare, pescare o semplicemente godesri gli stupefacenti scenari dove convivono armoniosamente nomadi, yak e animali selvatici. Nelle acque trasparenti nuotano salmoni, storioni, trote. D’inverno il lago si ghiaccia con uno spessore fino a un metro e mezzo e diventa un corridoio (pericolosissimo) per auto e camion. Dall’inizio del Novecento un traghetto a vapore fa la spola tra il punto più meridionale, Hatgal, e quello più settentrionale, Khankh. Molte le possibilità di campeggio, anche se d’estate l’affollamento di visitatori a volte diventa problematico. Dal lago si possono affrontare passeggiate molto spettacolari sulle sponde o sui sentieri delle montagne circostanti.

 

TSAGAANNUUR* (villaggio e lago)

Tsagannuur significa “lago bianco” e prende il nome dall’accecante specchio d’acqua (popolato da zanzare) che costeggia questo strano paese fatto di baracche di legno a ridosso della foresta. È l’ultimo villaggio raggiungibile prima di avventurarsi, a cavallo, nella taiga popolata dagli Tsaatan (nella foto a destra un accampamento degli Uomini Renna). Negli anni Trenta il governo filosovietico aveva aperto una fabbrica di lavorazione del pesce, da inviare in Russia, e aveva radunato tutti i nomadi delle zone circostanti, soprattutto Darkhat, con il miraggio di un lavoro fisso e di un tetto.

 

TAVAN GOL (pianura)

Si chiama “la valle dei cinque fiumi” perché qui confluiscono Selenge, Ider, Bugsei, Delger Moron e Chuulut. Zona ricca di antichissime “pietre cervo” e incisioni rupestri.

 

DARKHAD KHOTGOR (depressione)

Lago prosciugato, oggi è attraversato da duecento corsi d’acqua in cui vive una ricca fauna ittica tra cui il gigantesco taimen, minacciato però dalla pesca indiscriminata.

 

SANGIN DALAI NUUR (lago)

Grande lago d’acqua salata, insieme al vicino Gandan nuur è regno di specie rare di uccelli.

 

 

 

 

BULGAN
 

Abitanti: 63.000. Densità: 1,3 ab/kmq

Etnie: buriati, khalka

Capi di bestiame: 1.400.000 (rapporto animali-uomini 22:1).

Animali rari: renna, cervo siberiano, alce, zibellino

Temperatura: media -1,6°, media gennaio -21,3, media luglio 16,3

Capoluogo: Bulgan (11.000 abitanti, 1.208 m. slm, 318 km da Ulaanbaatar)

 

Regione verde popolata dai buriati e caratterizzata da una grande ricchezza mineraria ma anche da una discreta coltivazione della terra. Anche l’allevamento è un punto di forza: per ogni nomade c’è una media di 22 animali.

 

BULGAN* (capoluogo)

Semplice e gradevole cittadina che offre il necessario per i visitatori di passaggio. C’è anche un museo che ospita un settore dedicato al cosmonauta Gurrachga e, a tre chilometri dal centro, il monastero Daschoin Khorlon costruito sulle rovine dell’antico Bangiin Khuree. Intorno a Bulgan si trovano antichi reperti come lo Zuum Turuuniy Khun Chuluu, una roccia “babal” con incisioni commemorative e la pietra cervo Seeriyn Adigyn Bugan Khosoo di 2.500 anni fa. Settantacinque chilometri più a sud c’è il sito di Tsakhiurt, istituito e protetto dal 1971, con splendide steli antiche.

 

URANTOGOO TULGA UUL* (riserva naturale)

Due vulcani estinti, l’Uran uul e il Togoo uul formano questo “monumento naturale” 80 km a ovest di Bulgan. La riserva è stata istituita nel 1965 per salvaguardare piante e animali della steppa e della taiga.

 

EG TARVAGTAIN BILCHEER**  (valle)

La valle dentro cui scorre il fiume Eg si rivela incantevole. E’ possibile campeggiare e visitare le ospitali famiglie buriate. Nel sito di Bai Bulag si possono ammirare le rovine di una città uigura del IX secolo. 

 

 

 

 

ORKHON


Abitanti:
79.000. Densità: 9 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 160.000 (rapporto animali-uomini 2:1).

Temperatura: media -1,5°, media gennaio -21, media luglio 16

Capoluogo: Erdenet (77.000 abitanti, 1.283 m. slm, 371 km da Ulaanbaatar)

 

Circondato dall’aimag di Bulgan, questa minuscola entità istituita nel 1994 prende il nome da un fiume che lambisce soltanto il suo territorio. La realtà della provincia è concentrata per la quasi totalità sul capoluogo Erdenet.

 

ERDENET* (capoluogo)

Con quasi ottantamila abitanti, ha superato Darkhan ed è diventata la seconda città più popolosa della Mongolia. Costruita dal nulla dai sovietici nel 1974, è un luogo gradevole e moderno che gravita intorno all’immensa miniera di rame e molibdeno, una delle più grandi del mondo: offre lavoro a circa ottomila operai e produce circa il 40 per cento delle esportazioni totali del Paese. Lungo il viale principale, Sukhbaatar Gudamj, si concentrano le attrattive e le attività principali. Tra queste, il palazzo della cultura che offre sempre iniziative di buon livello.


 

 

 

SELENGE


Abitanti:
103.000. Densità: 2,5 ab/kmq

Etnie: buriati, khalka

Capi di bestiame: 700.000 (rapporto animali-uomini 7:1)

Animali rari: cervo rosso

Temperatura: media -0,3°, media gennaio -23,3, media luglio 19,1

Capoluogo: Sukhbaatar (20.500 abitanti, 626 m. slm, 311 km da Ulaanbaatar)

 

Un centinaio di chilometri a nord di Ulaanbaatar si entra nella regione del Selenge, dominata da un paesaggio di bellezza pura dove scorrono fiumi leggendari come l’Orkhon e lo stesso Selenge che dà il nome all’aimag. Questo territorio ospita anche un gran numero di miniere, preziose per l’economia del Paese, e anche il 40 per cento del grano di tutta la Mongolia oltre a un ottimo miele. Ma l’attrattiva maggiore, che da sola vale un viaggio in Mongolia, è il monastero di Amarbayasgalant.

 

SUKHBAATAR (capoluogo)
E' una tranquilla cittadina di 20mila abitanti, in vista del confine russo, battezzata col nome del padre della nuova Mongolia. Non c’è aeroporto, ma qui scorre la strada asfaltata sull’asse Ulaanbaatar-Darkhan, e passa la ferrovia internazionale che proprio qui si ferma alcune ore per ragioni tecniche e burocratiche. In città si trova qualche alberghetto di fortuna e un paio di ristoranti russi e cinesi.

 

AMARBAYASGALANT*** (monastero)

Letteralmente “pace e gioia”, dono di un imperatore manchu a Zanabazar. Monastero edificato nel Settecento e ancora vivido di fascino spirituale, grazie anche a ricche collezioni di pregiata arte buddhista. Dopo le purghe sovietiche, il complesso è stato ristrutturato e oggi ospita una sessantina di monaci. Nel settembre 2002 qui venne danzata la cerimonia solenne dello Tsam dopo un divieto durato 65 anni. Il monastero appare improvvisamente dietro le vallate, a ridosso della catena dei monti Burengiin. Lo stile è puramente cinese, con un perimetro di circa 150 per 200 metri. Gli edifici sacri principali sono situati nella fascia longitudinale centrale, dalla porta d’ingresso del tempio fino al tempio di Labrang, collocato sul fondo. Nelle zone laterali si susseguono edifici in rovina e, in fondo, le gher che ospitano i monaci. Preceduta da due padiglioni, compare il Tsogchin Dugan, il tempio principale a due piani, splendido fuori e dentro. Ci sono anche sette templi minori, accanto alle tombe del quarto Bogd Khan e di Zanabazar. Sempre più numerosi i campi gher che sorgono nelle vicinanze.


DULAANKHAAN* (città)

E’ sede di alcune storiche fabbriche di archi e frecce tradizionali, come quelli di Gengis Khan. Con poche centinaia di dollari si può acquistare uno splendido corredo, ma attenzione: ci vogliono tutti i documenti per l’esportazione.

 

 

 

 

DARKHAN-UUL


Abitanti:
78.000. Densità: 24 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 170.000 (rapporto animali-uomini 2:1)

Temperatura: media -1,7°, media gennaio -22, media luglio 17

Capoluogo: Darkhan (35.000 abitanti, 1.110 m. slm, 219 km da Ulaanbaatar)

 

Questa regione si concentra tutta nel capoluogo Darkhan, terza città della Mongolia, un anonimo centro industriale legato soprattutto all’attività tessile, agricola ed estrattiva. Da visitare, il piccolo monastero Kharaagin, nella zona vecchia, e il solito museo dell’aimag nella città nuova, con interessanti reperti archeologici, religiosi e tradizionali.

 

 

 

 

 

KHENTII


Abitanti:
71.000. Densità: 0,9 ab/kmq

Etnie: buriati, khalka

Capi di bestiame: 1.300.000 (rapporto animali-uomini 18:1)

Animali rari: alce, cervo rosso, cervo siberiano

Temperatura: media -0,9°, media gennaio -23, media luglio 18,8

Capoluogo: Undurkhaan (14.500 abitanti, 1.027 m. slm, 331 km da Ulaanbaatar)

 

E’ la regione di Gengis Khan: qui il grande condottiero mongolo nacque, fu incoronato imperatore e venne sepolto. Tutto con un grande punto interrogativo storico. Ma al di là dei richiami storici e nostalgici (per i mongoli), questo è un territorio di una grande bellezza, a ridosso della taiga siberiana, solitamente ignorato dagli itinerari turistici. Il Khentii è popolato, oltre che da khalka, da buriati stanziali che vivono prevalentemente in baracche di legno piuttosto che nelle gher di feltro. Il paesaggio è caratterizzato dai rilievi dell’omonima catena montuosa, da foreste di conifere e da innumerevoli corsi d’acqua, come i leggendari fiumi Onon e Kherlen.

 

UNDURKHAAN (capoluogo)

Cittadina tranquilla e anonima, comodamente raggiungibile su strada asfaltata da Ulaanbaatar, utile come punto di riferimento per la presenza di piccoli hotel, ristorantini, mercati, negozi, ufficio postale, aeroporto ma anche un teatro, due musei, una vistosa statua di Gengis Khan e il monastero Gundgavirlan, prima scuola buddista in Mongolia, edificato nel Seicento, distrutto negli anni trenta e ricostruito nel dopoguerra.

 

KHOKH NUUR* (lago)

Questo piccolo “lago blu”, oltre a essere una meta gradevole con le rive punteggiate dalle canne, è anche il luogo dove oltre ottocento anni fa Temujin venne incoronato Gengis Khan, imperatore degli oceani.

 

BALDAN BARAIVAN KHIID* (monastero)

Non lontano dal Khokh nuur, è stato in passato uno dei monasteri buddisti più sontuosi e frequentati della Mongolia (nell'immagine d'epoca, come si presentava questo luogo di culto), con oltre cinquemila monaci contemporaneamente. Edificato nel Settecento, risparmiato dalle purghe sovietiche, è stato devastato da atti vandalici e da un incendio negli anni Cinquanta, poi restaurato parzialmente in anni recenti.

 

 

BINDER* (villaggio)

Uno dei millantati luoghi di nascita di Gengis Khan, sulla confluenza dei fiumi Onon e Khurkh. Un piccolo recinto con una statua del condottiero, prima dell’ingresso al paese, visitata e venerata come un santuario. Il villaggio offre l’essenziale: molto bello il contesto naturale, che invita a escursioni a piedi o a cavallo.

 

KHAN KHENTII* (area strettamente protetta)

Siamo al confine con la Siberia, in una zona magnifica e remota dove, secondo la leggenda, sarebbe sepolto Gengis Khan, nei pressi della montagna Burkhan khalduun. Numerosi gli ovoo votivi dedicati al grande eroe della patria mongolia.

 

DADAL** (villaggio)

Questa accogliente cittadina è considerato il luogo di nascita di Temujin, ricordato con ovoo, statue e altri riferimenti sacri. Siamo all’interno del parco nazionale Onon-Balj, i due fiumi che qui confluiscono, a poche decine di chilometri dalla Siberia. E’ un meraviglioso contesto naturale, nei pressi delle colline di Deluun boldog e il lago Gurvan nuur. Il paese offre tutto quello che serve per un viaggiatore di passaggio.

 

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ALTAI

Contrasti estremi, montagne eternamente innevate che superano i quattromila metri, laghi solitari che sembrano mari improvvisi, vallate verdi mescolate al deserto, decine di etnie tra cui prevalgono i kazaki musulmani: l'Altai è un vero mosaico di scenari naturali e umani senza paragoni. Impervio da raggiungere, se non con gli avventurosi voli interni, questo territorio comprende tre aimag: Bayan-Ulghii, Uvs e Khovd. Qui sono conservate tradizioni milllenarie come la spettacolare e cruenta caccia con le aquile (vedi sezione). Foto a destra, Cavaliere dell'Altai di Federico Pistone


DA NON PERDERE

Natura: Tavan Bogd, Tsaast uul, Uvs nuur, Uureg nuur, Kharkhiraa, Khar us nuur

Cultura: Tsagaan Salaa, Tsenkher agui


La redazione di mongolia.it ha assegnato alle località stellette di interesse:
* = molto interessante ** = di eccezionale interesse *** = vale il viaggio

IN ROSSO: LOCALITA' DI INTERESSE CULTURALE  IN VERDE: LOCALITA' DI INTERESSE NATURALISTICO

 

BAYAN-ULGHII


Abitanti: 97.000. Superficie: 45.700 kmq. Densità: 2,1 ab/kmq

Etnie: kazaki, uriankhai, khalka

Capi di bestiame: 1.200.000 (rapporto animali-uomini 12:1).
Animali rari: cervo rosso, orso, lince, leopardo delle nevi, argali

Temperatura: media -0,2°, media gennaio -17,8, media luglio 14,5

Capoluogo: Ulghii (30.000 abitanti, 1.710 m. slm, 1.636 km da Ulaanbaatar)

 

È la regione meno... mongola della Mongolia. A nord c’è la Russia, a sud la Cina e a ovest si intravede il Kazakistan, lontano una manciata di chilometri. È proprio da lì che sono arrivati i pastori musulmani che la popolano per il 90%. Oltre alla dominante etnia kazaka, il Bayan-Ulghii è abitato anche da Khalkh, Dorvod, Uriankhai, Tuva e Khoshuud. L’aimag è caratterizzato dal paesaggio montuoso e sofferto degli Altai, eternamente incappucciati di neve. Altezze e dislivelli ne fanno una meta straordinaria per chi ha una buona preparazione fisica e la passione per l’arrampicata, il trekking o il rafting. Ma senza far troppa fatica si possono ammirare scenari incantevoli, animali rari e anche petroglifi di alto valore antropologico e storico. La più alta concentrazione (si parla di ben diecimila reperti) è nei pressi di Tsagaan Salaa, proprio al limitare con la Russia. Se invece siete accaniti osservatori di fauna locale, deliziatevi con gli orsi, le linci e gli scoiattoli delle foreste di larici, le marmotte e le volpi che popolano i fianchi delle montagne e soprattutto gli stambecchi e i leopardi delle nevi orgogliosamente abbarbicati sui cocuzzoli più impervi. Ma non è così facile avvistarli.

 

ULGHII* (capoluogo)

Ha trentamila abitanti e un impianto tipicamente islamico, con scritte in arabo, moschee, bazar, bagni turchi, ristorantini che servono kebab. Una vera enclave musulmana dentro la Mongolia. Il centro è caratterizzato da palazzoni governativi, ma basta alzare lo sguardo per restare stupefatti dalla maestosità delle montagne circostanti. Per dormire e mangiare le opportunità sono semplici ma gradevoli. Il mercato principale è poco distante dalla piazza centrale e offre di tutto, anche i famosi arazzi e tappeti kazaki. Ulghii è a circa 1.650 chilometri da Ulaanbaatar e per una volta si può dire che l’aereo è preferibile alla jeep o al bus: dalla capitale ci vogliono dalle due ore e mezzo alle quattro ore di volo, ma il paesaggio che si sovrasta, a pelo dei quattromila dell’Altai, è impressionante.

 

TAVAN BOGD** (montagna e parco nazionale)

Tavan Bogd significa “cinque santi”: tante sono le vette che formano il massiccio, tutte sopra i quattromila metri, con la punta massima dei 4.374 del monte Khuiten. I mongoli preferiscono chiamarlo Nairamdal, amicizia, perché la vetta è condivisa da Mongolia, Cina e Russia. Gli scalatori più equipaggiati potranno compiere escursioni straordinarie sugli immani ghiacciai come il Potanii, lungo 19 chilometri. Dal Tavan Bogd nasce il fiume Tsagaan, bianco di nome e di fatto: per un curioso fenomeno naturale la corrente trascina dai ghiacciai della montagna l’argilla in sospensione che rende le acque candide come il latte. Sul versante mongolo della montagna, a circa 150 chilometri da Ulgii, si apre il paradisiaco parco nazionale Altai Tavan Bogd, il più esteso della Mongolia. Il punto di partenza ideale è Tsengel, l’abitato più occidentale della Mongolia. Per visitare il parco occorrono permessi e guide. Lo scenario è da fiaba, con le corona delle montagne attorno agli splendidi laghi cristallini di Khoton, Khorgon e Dayan. Non è difficile qui avvistare animali selvatici e rari, come l’argali e il cervo rosso, oltre a un’impressionante quantità di uccelli, soprattutto rapaci.

 

TOLBO NUUR* (lago)

Supera i duemila di quota e trasmette un fascino particolare questo lago improvviso, a cinquanta chilometri da Ulghii, esteso per 185 kmq e profondo una quindicina di metri. L’assenza di alberi consente una visuale piena sulle imponenti montagne circostanti. Si può tentare di immergersi nella sua acqua dolce e gelata, magari insieme ai cavalli selvatici che si danno appuntamento qui per abbeverarsi. Le rive del Tolbo hanno un valore storico: qui mongoli e bolscevichi sconfissero l’esercito dei russi bianchi. Interessanti sono anche i dintorni del lago: a est sgorgano le sorgenti di Cigirtein Rashaan (2.480 di quota con acque ricche di zolfo e idrogeno). Proseguendo sulla strada principale verso sud per 45 chilometri si incontra il Doroo nuur, un altro lago di montagna. Occhio alle zanzare.

 
TSAGAAN SALAA** (sito archeologico)

Una macchina del tempo scolpita sulle sponde del fiume. Tsagaan Salaa è uno dei complessi di dipinti su roccia più grandi e antichi dell’Asia: ventimila tra pitture rupestri, tombe e altre preziose testimonianze accompagnano per venti chilometri le erte sponde del fiume Tsagaan. Le opere, scoperte nel 1989, protette dal 1998, divenute patrimonio dell’Unesco nel 1996 e catalogate nel 2001, risalgono a epoche precedenti all’età del bronzo e riproducono animali selvatici, cavalli, mammuth, cacciatori, soldati, donne
partorienti. Sorprendente la regolarità dei tratti, eseguiti con strumenti in pietra e metall
i.

 

TSAST UUL** (montagna)

È il monte gemello del Tsambagarav, nell’aimag di Khovd. Siamo sempre a quota 4.200, ma non è necessario essere degli impavidi scalatori: ottime escursioni si possono godere anche nelle immani vallate circostanti, spezzate da laghi e boschi e popolate da vivaci comunità kazake, oltre che da vegetazione e fauna rare.

 

SIIKHEMIIN NURUU* (parco nazionale)

All’estremità settentrionale del Bayan-Ulghii, sul confine russo e in comproprietà con l’aimag di Uvs, si stende questo parco nazionale, istituito per proteggere la pecora selvatica ma popolato anche da fagiani, castori e cinghiali. È un’area difficile da raggiungere e questo la rende ancora più selvaggia e affascinante.

 


UVS

 

Abitanti: 85.000. Superficie: 69.600 kmq. Densità: 1,2 ab/kmq

Etnie: kazaki, bayad, durvud, khoton, torguud, khalka

Capi di bestiame: 1.400.000 (rapporto animali-uomini 16:1).
Animali rari:
leopardo delle nevi, cervo rosso, cervo siberiano, argali

Temperatura: media -3,8°, media gennaio -33, media luglio 15,4

Capoluogo: Ulaangom (29.600 abitanti, 939  m. slm, 1.425 km da Ulaanbaatar)

 

Laghi che sembrano mari interni, valli stupefacenti e improbabili distese di sabbia. Benvenuti in una delle regioni più affascinanti e meno frequentate della Mongolia, perché non rientra nel compasso dei classici itinerari. Siamo in vista della Russia e dei monti Altai, ottimo punto di partenza per escursioni a piedi, a cavallo e in canoa. Uvs è popolato per metà dall’etnia dorvod che originariamente dava il nome all’aimag. La risorsa principale è la pastorizia ma non mancano piccole industrie e l’attività estrattiva con miniere di carbone che garantiscono energia a tutta la Mongolia occidentale. È anche la regione dei terremoti: quello del 1905 fu di portata immane (di grado 8,7 nella scala Richter) e lasciò una cicatrice nella terra larga dieci metri e profonda sessanta. Ma è la lunghezza a impressionare di più: la faglia è lunga oltre 400 chilometri e attraversa gli aimag di Khuvsgul e Uvs. Molto ricca la fauna: antilopi, marmotte, tassi, cervi, cinghiali, volpi, lupi, stambecchi e i sempre più rari leopardi delle nevi. L’aimag è famoso anche per i suoi monumenti storici e culturali, tra cui steli e incisioni su roccia che incredibilmente, sul picco Yamaat (3.000 metri slm), raffigurano scene di vita marina. Nei mesi invernali Uvs diventa una delle regioni più fredde del pianeta, con temperature che sfiorano i sessanta sottozero e il terreno che resta gelato per mesi (il fenomeno del permafrost) provocando ecatombe di animali. Ma durante la stagione calda il paesaggio si trasforma offrendo scenari estremamente suggestivi.

 

ULAANGOM* (capoluogo)

Significa "sabbia rossa" ed è raggiungibile con quattro ore di volo da Ulaanbaatar distante 1.350 km. L’aeroporto (a destra, in un'immagine invernale) è a una passeggiata dal centro (appena un chilometro). Sulla strada si incontra il monastero di Dechinravjaalin ricostruito sull’antico complesso eretto nel 1738 e distrutto, come gli altri, durante le rovinose purghe sovietiche degli anni Trenta: duemila monaci furono uccisi con un colpo di pistola alla testa e sette meravigliosi templi rasi al suolo. Oggi il monastero ospita una ventina di monaci ed è poco più di un muro con due gher all’interno.

Ulaangom può essere un prezioso riferimento per un itinerario nell’Altai. Offre infatti al visitatore alberghi e un bel mercato. Esiste anche un museo dedicato sia alla fauna selvatica locale che agli usi e costumi della regione, con esposizione di strumenti musicali, abiti tradizionali, arte buddhista e cimeli sciamanici. Vicino alla città, ai piedi del monte Ciandmani, si possono ammirare cinquanta tombe turche e uigure del VII e VIII secolo.

UVS NUUR** (lago)

Definirlo “mare” non è così avventato. L’Uvs nuur è il lago più grande della Mongolia (3.500 kmq, quasi dieci volte il lago di Garda ma con profondità media di soli 12 metri, contro i 133 del Benaco) e ha acque cinque volte più salate del normale livello marino. L'Uvs evoca misteriose suggestioni e attira 220 specie di uccelli, stanziali e migratori (aquile, gru, oche e perfino gabbiani) sulle sue sponde spoglie e paludose. I pesci che vivono in questo lago sembra non siano commestibili. A rendere speciale questa zona è il bacino del lago, che dal 1994 è area strettamente protetta e, grazie alle sue singolari peculiarità, inserito nel Programma internazionale sulla biosfera per verificare i cambiamenti climatici del pianeta. In questa zona si registrano sbalzi termici impressionanti, dai +40 ai -60 gradi. Il bacino del lago Uvs è popolato da specie animali rare, come l’argali e l’ibex siberiano, che si muovono in un paesaggio da favola, caratterizzato da imponenti ghiacciai spezzati da vallate fiorite (foto di Federico Pistone)

 

UUREG NUUR** (lago)

Circondato da vette che superano i tremila metri, il lago Uureg (237 kmq) si raggiunge dopo un centinaio di chilometri da Ulaangom sulla strada principale per Ulghii. Contrariamente all’Uvs è più fruibile dai viaggiatori, che possono anche contare su alcune strutture ricettive sulle sue sponde. Si può anche rischiare di fare il bagno, ma resta il mistero sulla composizione delle acque. Viene infatti definito “lago salmastro”. In verità si tratta di acque dolci mescolate a sali minerali la cui origine non è ancora stata approfondita. Ad ogni modo, le zanzare sembrano non gradire molto questo habitat, a tutto vantaggio degli umani. Al confine settentrionale del lago si erge il monte Tsagaan Shuvuut (quasi 3.500 metri) e l’omonima riserva naturale.

 

ALTAN ELS* (dune)

Sono le dune più settentrionali del pianeta, praticamente un deserto “siberiano”, considerata la vicinanza del territorio russo. Questo immane massiccio di “sabbia d’oro” si stende per 4.000 chilometri in lunghezza e 50 in ampiezza dall’aimag di Uvs, dove prende il nome di Buurug els, fino allo Zavkhan. È stato dichiarato area strettamente protetta e preserva l’habitat di molte specie animali. Vale una comoda deviazione dalla strada principale tra Moron e Ulaangom, anche se occorre portare l’intero kit di sopravvivenza: la zona è infatti selvaggia senza compromessi di alcun tipo con la civiltà. 

 

KHARKHIRAA** (valle)

Trenta chilometri a sud ovest di Ulaangom si stende questo angolo di paradiso naturale. È una vallata da fiaba con foreste e campi che in primavera esplodono di colori, dominata dai “quattromila” Kharkhiraa uul e Turgen uul, che dà il nome alla riserva naturale. La popolazione di etnia khoton è molto ospitale ed è strettamente legata alle tradizioni sciamaniche. Nella zona sono presenti numerosi resti di statue uigure. È un luogo ideale per campeggiare, ovviamente nel massimo rispetto dell’ambiente. (foto Federico Pistone)

 

ACHIT NUUR* (lago)

Si trova a 150 chilometri da Ulaangom, a metà strada con Ulgii. È un luogo incantevole, purtroppo meta di molti itinerari di caccia a causa della sua grande varietà di fauna, soprattutto uccelli. Attenzione alle zanzare, particolarmente numerose e voraci da maggio fino a settembre.

 

KHYARGAS NUUR* (lago)

Compare all’improvviso nel nulla del deserto stepposo, questo enorme lago salato (75 chilometri per 31, con una profondità fino a 80 metri) il cui territorio è parco nazionale dal 2000. Popolato da pesci e uccelli (anche qui la caccia li ha decimati), ha la sua attrattiva maggiore nelle Khar termes, “sorgenti nere”, ricche di solfato, magnesio e calcio. Il flusso d’acqua calda si sprigiona da rocce appartenenti all’era mesozoica: è come fare un bagno nella preistoria. Un piccolo canale collega il Khyargas all’Airag, un laghetto battezzato come il tradizionale latte di giumenta, sulle cui rive si erge un’antica stele di roccia. Il Khan Khukii-Khyargas è una striscia di un’ottantina di chilometri, incastrata fra il lago Khyargas e la strada principale tra Moron e Ulaangom: è parco naturale dal 2000 con l’obiettivo di arginare il fenomeno di desertificazione. L’area è per metà attraversata dalla faglia generata dal terremoto del 1905.

 


KHOVD

 

Abitanti: 90.000. Superficie: 76.100 kmq. Densità: 1,2 ab/kmq

Etnie: kazaki, durvud, elgjin, myangad, torguud, uuld, uriankhai, zakhchin, khalka,

Capi di bestiame: 1.900.000 (rapporto animali-uomini 21:1).
Animali rari: leopardo delle nevi, asino selvatico, cavallo takhi, cervo rosso, argali, antilope saiga, zibellino, gerbillo, topo delle piramidi,

Temperatura: media 0,3°, media gennaio -25,4, media luglio 18,9

Capoluogo: Khovd (37.000 abitanti, 1.405 m. slm, 1.425 km da Ulaanbaatar)

 

Tra il deserto del Gobi e le imponenti vette dell’Altai si stende questa regione affascinante e poco frequentata. Da Ulaanbaatar al capoluogo Khovd (1.425 chilometri) bisogna prevedere due giorni in fuoristrada o quattro ore in aereo (voli diretti o via Tosontsengel: attenzione, prenotare con qualche giorno di anticipo perché sono sempre strapieni) fino al nuovo candido mini-aeroporto, cinque chilometri dal centro di Khovd. Il Khovd  è come un cocktail a tinte forti. Mescola deserti di roccia e laghi salati, neve e steppa, sapori musulmani e cultura buddhista. La spina dorsale della regione è la possente catena dell’Altai, orgogliosa della spessa coltre di neve che la ricopre d’inverno e che in primavera diventa carburante potente per oltre duecento fiumi. Lontano dalle montagne il paesaggio cambia bruscamente: le foreste lasciano posto a terre semidesertiche color albicocca. Cambia anche la fauna, con la presenza costante di cavalli, cammelli e, più raramente, asini selvatici. Condor, aquile e avvoltoi volteggiano incuranti sulle vostre teste.

 

KHOVD* (capoluogo)

Le escursioni cominciano dal capoluogo, che ospita poco meno della metà della popolazione dell’intero aimag (90.000 abitanti molto eterogenei, ma con maggioranza di khalkha e kazaki). Attraversata dall’impetuoso fiume da cui prende il nome, Khovd è una cittadina fondata nel 1731 come avamposto manchu e oggi ricca di attività agricole e industriali, oltre che sede di una vivace università. Mezzo chilometro a nord della piazza principale si aprono le rovine del Sangiin Kherem, una fortezza della dinastia Ching eretta nel 1762: restano alcuni templi, un cimitero cinese e tratti delle mura di cinta. Poco lontano spunta la moschea di Akhmet Ali Mejit, costruita nel 2000 e frequentata dai numerosi musulmani della regione. Ancora più centrale è il monastero Turemeel Amarjuulgai, ricostruito sul modello del tempio Shar Shum (tempio giallo), edificato poco fuori la città nel 1770 e distrutto nel 1937. Per gli appassionati di arte locale, al teatro Magsarjav vanno in scena spettacoli tradizionali. Il museo dell’aimag propone una copia delle pitture rupestri di Tsenkheriin Agui, ma è più emozionante ammirare l’originale (anche se danneggiato da atti vandalici) che si trova a meno di cento chilometri. Molti dei più celebri canti di gola della tradizione mongola sono nati proprio in queste freddissime regioni dell’Altai (la media a gennaio è di -25 gradi), dove è possibile entrare in contatto con l’affascinante cultura islamica dei kazaki, ancora più presente nel Bayan-Ulghii. Il mercato, a sud, offre una scelta insospettabile di ortaggi, tra cui i famosi cocomeri nani. Khovd offre molte opportunità di cibo e alloggio. Chi vuole trattarsi bene, dopo il lungo viaggio da Ub, può concedersi il “lusso” del Buyant hotel, uno dei più confortevoli della Mongolia fuori dalla capitale, con prezzi che raggiungono i 40 euro a notte e dove si può anche mangiare molto bene. Ma non è il grand hotel: le lenzuola sono spesso sporche, l’acqua scorre solo alla sera e non necessariamente tutti i giorni.

 

TSENKHER AGUI** (caverne)

Entrando in una grotta alta circa venti metri si torna direttamente all’età della pietra. La caverna di Tsenkher custodisce alcune incisioni veramente emozionanti che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa). Una scoperta paragonabile a quella di Altamira. Si possono osservare disegni di tori, cammelli, capre, gazzelle, uccelli, serpenti, alberi ma anche struzzi e mammut che popolavano anticamente questi spazi. Per realizzare i petroglifi sono stati utilizzati pigmenti naturali di colore rosso scuro e ocra su fondo chiaro. Le incisioni sono state scoperte da una spedizione russo-mongola nel 1967 e dal 1971 l’area è protetta. È possibile visitare l’antro più grande dotandosi di torce e una copertura impermeabile. Si può alloggiare vicino alla caverna in uno dei campi gher. Per gli appassionati di storia antica, pochi chilometri a sud di Tsenkher si trova una tomba unna, sito protetto dal 1998.

 

MANKHAN (parco naturale)

Subito a sud di Tsenkher si apre questo parco caratterizzato da rilievi incisi da impressionanti erosioni e, tutto attorno, un ambiente stepposo ideale habitat per le antilopi saiga. Mankhan è anche un ottimo osservatorio di rare specie di uccelli.

 

YAMAAT ULAAN UUL (montagna)

Si parte direttamente da Khovd per questa escursione, molto amata dai mongoli: letteralmente è la montagna rossa delle capre, sia per la forma, che ricorda vagamente la simpatica bestiola, che per il colore rossastro della roccia granitica. È possibile inventarsi delle escursioni su misura, da semplici passeggiate a vere e propri trekking sulle orme delle gazzelle che ogni tanto sbucano dalle rupi.
 

BULGAN GOL (riserva naturale)

Completamente dimenticata dai viaggiatori per la difficoltà nel raggiungerla (250 km di ardue piste a sud ovest di Khovd, già al confine cinese), questa riserva è nata come rifugio per castori e zibellini.

 

IKH GOBI (area protetta)

È la sezione B dell’area strettamente protetta del Gobi, 300 km a sud di Khovd e al confine con la Cina. Ospita animali rari come asini selvatici, cammelli battriani, antilopi selvatiche e alcuni cavalli takhi, presenti anche nella riserva Khustain.

 

KHAR US NUUR** (lago e parco nazionale)

Il “lago dall’acqua nera”, una sessantina di chilometri a est di Khovd, è il secondo specchio d’acqua della Mongolia per grandezza (1.153 chilometri quadrati) dopo il Khuvsgul ma è poco profondo, non oltre i quattro metri. È l’unico luogo al mondo dove vive il temolo mongolo, un pesce della famiglia dei salmoni che raggiunge i 60 centimetri di lunghezza e i 6 chili e mezzo di peso. È anche un osservatorio ideale per volpi, antilopi e rapaci e fa parte dell’omonimo parco nazionale, insieme agli altri due grandi laghi Khar e Dorgon (salato), collegati fra loro da un lungo braccio d’acqua. Nel punto più vicino al capoluogo è possibile visitare un santuario degli uccelli (pellicani e rapaci) a cui si può accedere (a pagamento) anche con il fuoristrada. Per gli amanti delle passeggiate e dell’arrampicata, obbligatoria una tappa alle vette gemelle di Jargalant Khairkhaan (3.796 metri) e Yargaitin Ekh (3.464). Nella foto satellitare, in basso a destra il Khar Us nuur, a destra il Khar nuur. In alto, il Khyargas nuur.

 

KHOKHSERKHIIN NURUU* (area protetta)

Gli ultimi esemplari del meraviglioso e perseguitato leopardo delle nevi si possono, con estrema fortuna, scorgere in questa remota area protetta, molto ardua da raggiungere, condivisa con l’aimag di Bayan-Ulghii. Occorrono permessi speciali per poter visitare la regione, e normalmente i turisti non sono ammessi.

 

TSAMBAGARAV UUL* (montagna e parco nazionale)

Un ambiente simile al Khokhserkhiin, ma più accessibile ai viaggiatori. Formazioni rocciose spettacolari, paesaggi maestosi e una straordinaria fauna selvatica, tra cui spicca il leopardo delle nevi. Ma è soprattutto un paradiso per gli amanti delle escursioni in montagna. Il Tsambagarav, che dà nome all’intero parco nazionale, è una bellissima montagna di neve eterna alta 4.195 metri (la terza cima mongola) e offre diverse possibilità di arrampicata, anche per i meno esperti.

 

MUNKHAIRKHAAN UUL (montagna)
Con i suoi 4.362 metri, Munkhairkhaan Uul è la seconda montagna più alta della Mongolia. Affrontandola dal versante nord, si può arrivare fino in cima, ma con l’attrezzatura specifica, perché  la vetta è ricoperta da ghiacci e nevi perenni. Tecnicamente, non si tratta di un’ascensione difficoltosa, ma visto che necessita di ramponi, piccozze, corde e chiodi, non è consigliabile agli inesperti. Se raggiungete la cima, sappiate che si chiama Tavan Khumit.

 

BAGA ULAAN DAVAA (passo)

Nel bel mezzo della catena degli Altai, si arrampica questa strada impressionante che rappresenta il passo più elevato della Mongolia, a quasi tremila di quota. Se sopravvivete, potrete sempre ringraziare gli dei girando tre volte attorno all’immane Kharuul ovoo, un piramide sacra di pietre alta 25 metri e con un diametro doppio. È il più grande dei tredici ovoo eretti dall’etnia Torguut e si trova non lontano dal confine cinese.

 

SUTAI UUL (montagna)

Gli scalatori che vogliono conquistare un quattromila di solito scelgono questa vetta eternamente ricoperta di neve. La maggior parte preferisce salire dall’aimag di Khovd ma è possibile anche optare per il versante che dà sul Gobi-Altai.

 

Informazioni più dettagliate nella guida Polaris "Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri" di Federico Pistone.


IL GOBI

 

“Poi vennero le quiete sabbie del Gobi; le dune si susseguivano come onde rivelando corti orizzonti color ocra, e in quell’aria vellutata si poteva udire solo il respiro pesante e accelerato dei cammelli, il fruscio dei loro larghi piedi. La carovana avanzava, ora salendo sulla cresta di una duna, ora sprofondando di nuovo, e verso sera la sua ombra assumeva dimensioni gigantesche”.
Da “Il Dono” di Vladimir Nabokov (Adelphi)

 

Il deserto del Gobi (è uno dei luoghi più desolati, misteriosi e affascinanti del pianeta. L'escursione termica è di quasi cento gradi centigradi passando dagli estremi dei 50/55 gradi sottozero dell'inverno ai +45 in estate. La superficie è principalmente argillosa mentre le dune di sabbia ricoprono solo una minima parte, circa il 3 per cento. Milioni di anni fa il territorio del  Gobi era completamente diverso, umido e ricco di vegetazione, habitat ideale per i dinosauri. Oggi il Gobi è abitato da alcuni gruppi di nomadi e da animali rari come l'asino selvatico, il cavallo Prewalski, il saiga (un'antilope endemica) e l'orso del Gobi, una vera e propria rarità faunistica. Ma nel Gobi sorgono anche splendidi monasteri e altre testimonianze di storia e cultura. Il deserto del Gobi occupa circa un terzo dell'intera superficie della Mongolia e una parte della Cina settentrionale. Sono cinque le regioni (aimag) inserite nel territorio del Gobi.

 

DA NON PERDERE

Natura: Ikh Gobi, Eej Khairkhan, Ekhiin gol, Gurvan saikhan, Khongoryn els, Yolin am, Khermen tsaw, Baga Gadzrin uul

Cultura: Onghiin khiid


La redazione di mongolia.it ha assegnato alle località stellette di interesse:
* = molto interessante ** = di eccezionale interesse *** = vale il viaggio

IN ROSSO: LOCALITA' DI INTERESSE CULTURALE  IN VERDE: LOCALITA' DI INTERESSE NATURALISTICO


 

GOBI-ALTAI
 

Abitanti: 64.200. Superficie: 141.400 kmq. Densità: 0,5 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 1.000.000 (rapporto animali-uomini 15:1). Animali rari: orso del Gobi, leopardo delle nevi, cammello battriano, cavallo takhi, gerboa, asino selvatico, argali, gazzella mongola, gazzella persiana

Temperatura: media -1,8°, media gennaio -18,9, media luglio 14

Capoluogo: Altai (18.000 abitanti, 2.181 m. slm, 1.001 km da Ulaanbaatar)

 

E’ la seconda regione della Mongolia per estensione e, come dice il nome, rappresenta la congiunzione fra il grande deserto del Gobi e le montagne dell’Altai. Territorio selvatico e difficile anche per i nomadi, è il rifugio ideale di animali rari come il leopardo delle nevi, l’orso del Gobi, il cammello battriano e il cavallo takhi. Qui si sono succeduti nel tempo numerosi avvistamenti dell’Almas, lo yeti mongolo che ha ripreso a far parlare di sé nel luglio 2008. Il Gobi-Altai è difficile da esplorare ma riserva splendide sorprese per gli amanti della natura, delle escursioni e della cultura buddhista.

 

ALTAI* (capoluogo)

Posta a 2.181 metri di quota, gode di una bella posizione all’ombra della montagna e offre sistemazioni essenziali, mercato, museo e il piccolo monastero Dashpeljeelen.

 

IKH GOBI** (parco naturale)

È la quarta area naturale più grande del mondo e catalogata dall’Unesco come riserva internazionale della Biosfera dell’Unesco dal 1990. Qui vivono animali rari come l’antilope saiga (foto), l’asino selvatico, il cammello battriano e l’orso del Gobi. Per visitare il parco occorrono permessi speciali.

 

TAKHIIN TAL* (parco nazionale)

Area selvaggia incastrata nel parco naturale dell’Ikh Gobi, rifugio storico degli ultimi cavalli selvatici (takhi), prima dell’estinzione e la reintroduzione nel 1992 nel parco Khustain e in altre zone protette dell’Arkhangai.

 

EEJ KHAIRKHAN** (riserva naturale, monumento e montagna sacra)

Dichiarata monumento nazionale nel 1992, la montagna Eejkhairkhan è definita “la roccia madre” e per i mongoli rappresenta addirittura l’anima della Terra. Siamo a metà strada esatta tra equatore e polo nord, rifugio ideale del leopardo delle nevi. Ci vogliono permessi speciali per scalare la montagna sacra, a 2.275 metri di quota. E’ una zona selvatica, impegnativa da raggiungere ma ripaga con scorci molto suggestivi, piscine naturali e preziose pitture rupestri.

 

KHASAGTKAIRKHAN* (riserva naturale)

È un’area strettamente protetta, vasta 22 chilometri per 15, che sorge a 3.500 metri di quota a nord di Altai, istituita nel 1965 per salvaguardare la pecora selvatica (argali), il leopardo delle nevi, il cervo rosso e il fagiano tibetano. Anche questa riserva è splendida ma difficile da raggiungere e senza strutture ricettive.

 

BURKHANBUUDAI* (montagna)

Dal 1996 è un’area montagnosa protetta che fa capo alla cima omonima di 3.765 metri (foto a destra). È una delle mete predilette dagli scalatori e dai trekker grazie alle splendide opportunità di escursioni più o meno impegnative. È una zona meravigliosa che alterna rilievi rocciosi e boscosi. Leggermente più alta (3.802 metri) la vicina montagna Khuren Tuvon, ugualmente ideale per spedizioni alpinistiche.

 

SHARGA GOBI (riserva naturale)

Istituita nel 1994 per la salvaguardia della saiga, questa riserva naturale è ampia 90 chilometri, lunga 120 e si divide in due parti: Shargiin Gobi, 90 chilometri a ovest di Altai, con il piccolo lago Shargiin Tsagan nuur, e Mankhanii Tal, un’area stepposa a 70 chilometri dal capoluogo, nella valle del lago Khar-Us.

 

 

 

BAYANKHONGOR


Abitanti: 85.700. Superficie: 116.000 kmq. Densità: 0,7 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 850.000 (rapporto animali-uomini 10:1)

Temperatura: media -0,7°, media gennaio -18,4, media luglio 15,9

Capoluogo: Bayankhongor (25.000 abitanti, 1.859 m. slm, 630 km da Ulaanbaatar)

 

Bayan significa “ricco”, khongor si riferisce al colore castano tipico dei cavalli locali. Nel 1957 un terremoto spaventoso generò una faglia di 270 km. Poco frequentata dal turismo, questa regione riserva scenari incantevoli con fauna e flora endemici, come l’asino selvatico, il cammello battriano e l’orso del Gobi.

 

BAYANKHONGOR (capoluogo)

Ha 25.000 abitanti, 630 km da Ulaanbaatar: offre alcuni alberghetti, negozi, un paio di musei e poco altro. A una ventina di chilometri il monastero Lamyn Gegeenii Dedlen, ricostruito nel 1991 sul disegno dell’originale (a sinistra).

 

SHARGALJUUT RASHAAN (sorgenti calde)

A oltre 3.000 di quota, trecento sorgenti sgorgano dalle montagne con acqua ghiacciata o bollente, convogliata in apposite vasche, molto frequentate anche dai mongoli. Questa zona è il limite più meridionale del pianeta del permafrost (in mongolo zud), il fenomeno che ghiaccia il terreno provocando ogni anno la morte di milioni di animali.

 

KHOKH NUUR* (lago)

Difficile da raggiungere, a nord ovest della regione, questo suggestivo “lago azzurro” è stato originato dallo scioglimento di un blocco morenico. 

 

BAYANGOBI* (villaggio)

Posizione strategica per raggiungere alcune località di estremo interesse. Venti km verso sud Tsagaan bulag, formazione rocciosa di origini magiche per i mongoli: alle numerose sorgenti si abbeverano molti animali selvatici. Scendendo di altri 70 km c’è Bayangiin nuruu, canyon ricco di petroglifi di tremila anni fa (particolare a sinistra). Ancora più a sud, c’è lo scrigno più prezioso di scheletri di dinosauri. Una sessantina di km a sud ovest di Bayangobi c’è la foresta pietrificata di Ulaan Shand.

 

EKHIIN GOL** (valle)

Area strettamente protetta per il delicato equilibrio biologico, è il luogo più caldo della Mongolia, con temperature che sfiorano i 45 gradi d’estate. E’ una vallata lunga 17 km e larga 5, impreziosita da oasi attraversate da sorgenti e abitata dai pochi esemplari superstiti di orso del Gobi.

 

TSAGAAN AGUI* (caverna)

Questa “grotta bianca” è lunga quaranta metri e custodisce le tracce di una presenza umana di 700.000 anni fa. Visitabile a pagamento.

 

OROG NUUR* (lago)

Segue la faglia sismica, questo lago popolato da pesci e, di conseguenza, frequentato da una massiccia quantità di uccelli. A dominare lo scenario l’Ikhbogd che, a quasi quattromila di quota, è la vetta più alta del Gobi. Trenta km a nord un altro lago, il piccolo Kholboolj, caratterizzato da acque salate e rossastre.

 

BUUN TSAGAAN NUUR* (lago)

Novanta km a sud ovest di Bayankhongor, grande lago che congiunge deserto e montagne e che attira un gran numero di uccelli. Spettacolari le formazioni rocciose che fanno da cornice.

 

 

 


UMNUGOBI

 

Abitanti: 47.300. Superficie: 165.400 kmq. Densità: 0,3 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 900.000 (rapporto animali-uomini 19:1). Animali rari: asino selvatico, argali, gazzella mongola, gazzella persiana

Temperatura: media 3,9°, media gennaio -15,4, media luglio 21,2

Capoluogo: Dalanzadgad (13.000 abitanti, 1.406 m. slm, 553 km da Ulaanbaatar)

 

Significa semplicemente Gobi del sud ed è la regione più grande della Mongolia ma anche la densità più bassa, con appena 0,28 abitanti per kmq, e anche la più arida: 130 mm di pioggia all’anno. Le temperature raggiungono i +50 d’estate e i meno 50 d’inverno. Ma la regione offre attrattive per il viaggiatore: suggestive carovane di cammelli, animali selvatici, ritrovamenti paleontologici, villaggi improvvisi, formazioni naturali stupefacenti.

 

DALANZADGAD(capoluogo)

Il capoluogo più meridionale della Mongolia, ha 13.000 abitanti: è a 600 km da Ulaanbaatar e raggiungibile anche in aereo. Ha il necessario per una sosta (alberghetti, negozi, mercatini, musei, monastero) ed è soprattutto un prezioso punto di partenze per le principali mete del Gobi.

 

GURVANSAIKHAN** (parco nazionale)

E’ uno dei parchi nazionali più grandi, suggestivi e visitati della Mongolia. Gurvansaikhan significa “le tre meraviglie”: si riferisce alle vette Baruun, Dund e Zuunsaikhan, oltre i 2.800 metri di quota. E’ il rifugio di 250 specie di uccelli tra cui avvoltoi, fagiani e usignoli e alcuni rari mammiferi come l’argali, l’ibex siberiano, la volpe, la lince, il cammello selvatico e la gazzella dalla coda nera e soprattutto il leopardo delle nevi e l’orso del Gobi. Discrete le strutture ricettive all’interno del parco, per la presenza di alcune aree molto frequentate come le Khongoryn els e la Yolyn am.

 

KHONGORYN ELS** (dune)

Chiamate “le dune che cantano” per il magico suono che il vento produce accarezzandole, le Khongoryn els si trovano 180 chilometri a est di Dalanzadgad e occupano un’area di circa 150 chilometri di lunghezza per una decina di chilometri di ampiezza. Sono tra le mete più visitate della Mongolia per la spettacolarità del contesto ambientale.

 

YOLYN AM** (valle)

Procedendo per 165 km a est, si apre la “valle delle aquile”. Lo scenario è inquietante con uno stretto e profondo canyon attraversato dalle acque di un torrente. Le rocce raggiungono i 200 metri di altezza e in alcuni punti il passaggio è appena sufficiente per due persone. Nella stagione delle piogge si formano cascate impetuose mentre d’inverno il ghiaccio inventa bizzarre sculture.

 

BAYANZAG* (rocce)

Sono state ribattezzate “le rupi fiammeggianti” (foto a destra), queste rocce dalle forme incredibili che al tramonto assumono colori fiabeschi. In questa zona è stata scoperta la maggior parte dei ritrovamenti di uova e scheletri di dinosauro. 

 

Moltsog els* (dune)

Sono delle Khongoryn els in miniatura, altrettanto spettacolari anche se più raccolte. Una valida alternativa per chi non intende spingersi oltre nel Gobi.

 

KHERMEN TSAW** (canyon)

Affascinante scenario con deserto e formazioni rocciose, tra cui la sfinge battezzata Khermen tsaw, dall’inquietante significato (morte): la zona in effetti è molto difficile e impegnativa da raggiungere.

 

MANDAL OVOO* (villaggio)

Questo piccolo paesino ospita solo cammellieri che accudiscono quindicimila cammelli, la maggiore concentrazione di tutta la Mongolia. Poco distante sorge il lago salato Ulaan nuur (lago rosso), che per buona parte dell’anno si secca.

 

 

 

 


 

DUNDGOBI
 

Abitanti: 51.000. Superficie: 74.700 kmq. Densità: 0,7 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 1.500.000 (rapporto animali-uomini 30:1). Animali rari: asino selvatico, argali, gazzella mongola, gazzella persiana

Temperatura: media 1,1°, media gennaio -18, media luglio 18,8

Capoluogo: Mandalgobi (11.000 abitanti, 1.200 m. slm, 238 km da Ulaanbaatar)

 

Il significato è “il centro del Gobi” ed è una regione arida e insidiosa, attraversata dai fuoristrada per raggiungere le zone più frequentate del deserto meridionale. L’importanza del territorio è legata alle miniere di carbone che forniscono energia anche alla capitale.
 

MANDALGOBI (capoluogo, foto a sinistra)

Passaggio obbligato da Ulaanbaatar (280 km) per chi raggiunge il Gobi via terra. Ha alberghetti, ristoranti, mercati, un ricco museo, il monastero Dashgimpeliin e anche un piccolo aeroporto che fa scalo da Ub a Dalanzadgad.
 

ZAGIIN US* (riserva naturale)

Congiunge il Dundgobi e l’Umnugobi e offre splendidi scorci naturalistici: dune, paludi e laghi spesso prosciugati. L’area protetta ospita le saiga, le splendide gazzelle mongole.

 

BAGA GADZRIIN UUL** (montagna)

La vetta non èimponente (1.768 metri di quota) ma è sacra per i mongoli ed è molto bello lo scenario in cui sorge.Gengis Khan avrebbe sostato qui prima di una battaglia e alcune formazioni rocciose richiamano la sagome dei guerrieri. Ci vogliono cinque ore per scalare la cima. Aquindici chilometri si apre la Ikh Gadzrynchuluu, roccia granitica, luogo di pellegrinaggio per i mongoli.

 

SANGIIN DALAI NUUR* (lago)

Niente di oceanico (dalai), come suggerirebbe la definizione: questa è una piccola palude, molto interessante per l’avvistamento di molte specie di uccelli e per la presenza di due edifici singolari: un tempio in rovina del X secolo e i resti di un palazzo del XVII secolo. 

 

ONGHIIN KHIID** (monastero)

Inaugurato nel XVIII secolo per la prima visita in Mongolia del Dalai Lama, il monastero di Onghiin era uno dei più attivi e frequentati con cinquecento monaci. Chiuso, ma miracolosamente non distrutto dal governo filosovietico, ha riaperto nel 1990 e nel ’92 è stato di nuovo visitato dal Dalai Lama. Bello anche lo scenario in cui sorge, nei pressi del fiume Onghiin.


 

 

 

GOBI-SUMBER

 

Abitanti: 12.400. Superficie: 5.400 kmq. Densità: 2,3 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 79.000 (rapporto animali-uomini 6:1)

Temperatura: media 0,2°, media gennaio -14,5, media luglio 16

Capoluogo: Choir (10.000 abitanti, 1.283 m. slm, 671 km da Ulaanbaatar)

 

Minuscolo territorio nell’aimag del Dorngobi, divenuta regione autonoma nel 1994. Da qui passa, ma non si ferma, la Transmongolica.
 

CHOIR (capoluogo)

Città polverosa di diecimila anime, senza nulla di interessante. Un treno, in partenza alle 3,48 di mattina, la congiunge alla capitale distante 250 km (a sinistra, la stazione ferroviaria di Choir).

 


DORNGOBI
 

Abitanti: 51.000. Superficie: 109.500 kmq. Densità: 0,5 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 850.000 (rapporto animali-uomini 17:1). Animali rari: cervo rosso, asino selvatico, argali, gazzella mongola, gazzella persiana

Temperatura: media 3,4°, media gennaio -18,4, media luglio 23,2

Capoluogo: Sainshand (20.000 abitanti, 938 m. slm, 463 km da Ulaanbaatar)

 

Dorngobi significa Gobi orientale ed è una regione attraversata dalla Transmongolica e ricca di miniere e giacimenti, sempre più ambiti dai governi stranieri. E’ una meta poco turistica, quindi tutta da scoprire. 

 

SAINSHAND (capoluogo)

Significa “bello stagno”, ma in verità è un’arida cittadina di ventimila abitanti che offre però qualche conforto ai viaggiatori di passaggio: alberghetti, campi gher nelle immediate vicinanze, un paio di musei interessanti, in particolare quello dedicato a Noyon Khutugt Danzanravjaa, soprannominato “il terribile nobile santo del Gobi”, figura singolare dell’arte e della regione mongola. Inoltre, il monastero Dechinchoin Khorlin, fondato nel 1991.

 

KHAMARYN KHIID* (monastero)

Nuovo monastero dedicato a Danzanravjaa, sui resti di quello costruito nel 1821 e bruciato negli anni Trenta, insieme al suo corpo mummificato. All’interno interessante reliquie.

 

DEMCHIGIIN KHIID* (monastero)

Attorno alle rovine del monastero, già in vista del confine cinese, uno scenario di rilievi che nascondono antichi petroglifi.

 

BURDENE BULAG* (dune)

Le dune più estese del Gobi, fra Sainshand e il confine cinese. Utilizzate anche per scopi terapeutici. Si possono scovare anche improvvise sorgenti di acqua fresca.

 

SUIKHENT* (alberi pietrificati)

In pieno deserto e anche sotto la linea delle dune sorge questa impressionante concentrazione di antichi alberi pietrificati alti fino a venti metri e con un diametro di un metro e mezzo. La formazione è lunga 500 metri.  

 

ERGELIIN ZUU* (riserva naturale)

Qui sono stati ritrovati ricchissimi resti fossili, scheletri e uova di dinosauro. occorre una guida autorizzata per attraverso questa riserva, dove vive ancora l’asino selvatico.

 

KHALZAN UUL* (sorgenti)

I mongoli ritengono miracolose queste sorgenti di acqua leggermente radiattiva, che avrebbero proprietà terapeutiche infinite.

 

IKH NART (riserva naturale)

Montagna granitica diventata riserva naturale nel 1996 per preservare l’argali e l’ibex siberiano.

 

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L'EST

Infiniti mari d'erba caratterizzano questo estremo territorio orientale, che comprende due vaste e solitarie regioni, il Dornod e Sukhbaatar. Generalmente si tende a inserire nell'Est anche l'aimag del Khentii che però, per caratteristiche morfologiche e antropologiche, è più corretto inserire nella zona Nord, delle foreste e dei corsi d'acqua. L'Est è invece soprattutto depressioni di steppa disabitata, se non da rari e ospitali nomadi e da animali selvatici e rari. Quasi inesistente il turismo, anche per l'assenza di strutture ricettive minime e di stazioni di carburante. Un motivo in più per scoprire alcune località stupefacenti e sconosciute.

 

DA NON PERDERE

Natura: Menenghin tal, lago Buir nuur, Mongol dagur, Nomrog, Shillin bogd uul, Lkhachinvandad uul

Cultura: Dariganga. Kherlen Bas Khot


La redazione di mongolia.it ha assegnato alle località stellette di interesse:
* = molto interessante ** = di eccezionale interesse *** = vale il viaggio

IN ROSSO: LOCALITA' DI INTERESSE CULTURALE  IN VERDE: LOCALITA' DI INTERESSE NATURALISTICO


 

 

DORNOD

Abitanti:
75.000. Superficie: 123.600 kmq. Densità: 1,6 ab/kmq

Etnie: buriati, barga, khalkha, uzemchin

Capi di bestiame: 850.000 (rapporto animali-uomini 11:1). Animali rari: antilope saiga, alce, gazzella mongola

Temperatura: media -0,4°, media gennaio -21,3, media luglio 20,6

Capoluogo: Choibalsan (38.000 abitanti, 747 m. slm, 655 km da Ulaanbaatar)


Estrema propaggine orientale, è la regione con l'altitudine più bassa: punto inferiore i 550 metri sul livello del mare del Khokh nuur. Molte le aree protette, per la fauna e per il patrimonio storico, dalle rovine Kitan ai siti bellici del 1939 nella guerra tra russi e giapponesi. Da questo aimag si dipanano i seicento chilometri del muro di Gengis Khan, edificato dai cinesi come protezione dalle orde del condottiero mongolo.

 

CHOIBALSAN (capoluogo)
Dedicata al "piccolo Stalin" della Mongolia vedi sezione personaggio CHOIBALSAN, la città è stata edificata come avamposto sovietico nella Seconda Giuerra Mondiale e oggi, nonostante un declino costante, ospita metà della popolazione dell'intera regione. Choibalsan è collegata alla "civiltà" dalla ferrovia e da tre voli settimanali con Ulaanbaatar. La chiusura nel 1990 della miniera di uranio, a un centinaio di chilometri, ha provocato un lento degrado della città che offre comunque alcune strutture (alberghetti, ristoranti, mercati) utili come punto di riferimento per i viaggiatori.


MENENGHIN TAL** (pianura)
Area strettamente protetta dal 1992 come territorio stepposo più ampio del pianeta, interrotto solo per sette chilometri quadrati dal lago salato Sangiin Dalai. Questo oceano erboso comincia subito a est della città di Choibalsan. Impressionante lo spettacolo di transumanza di migliaia di gazzelle.

KHERLEN BARS KHOT* (rovine)
Zona protetta dal dal 1971, novanta chilometri a ovest di Choibalsan, già centro religioso dei Kitan nel IX secolo. Gengis Khan utilizzò tre città fortificate, ribattezzate Bars Khot, di cui restano le rovine di quattro templi e di due torri, alcuni stupa e il piedestallo di quattro statue.

BUIR NUUR** (lago)
È il lago più grande della Mongolia orientale (615 chilometri quadrati, la profondità raggiunge i 50 metri) in coabitazione con la Cina. Da Choibalsan (285 chilometri) ci vuole almeno una giornata di viaggio. Una trentina di chilometri a est, c’è uno dei campi di battaglia più celebrati dai mongoli, il Nomonhan, nella valle di Khalkhyn. Le truppe mongole appoggiate da quelle sovietiche riuscirono a infliggere all’esercito giapponese una durissima sconfitta che compromise il disegno nipponico di annettere Manciuria e Siberia.


MONGOL DAGUUR* (riserva naturale)
Due aree gemelle, interrotte da un corridoio stepposo di venti chilometri, costituiscono quest’area, protetta dal 1992, che lambisce il confine russo e custodisce fauna e flora siberiane. Si possono osservare le più rare specie di gru, tra cui quella siberiana e manciuriana. È anche il territorio dove vive il meraviglioso Pallas (foto), considerato il progenitore di tutti i gatti a pelo lungo del mondo.

NOMROG* (area strettamente protetta)
La propaggine più orientale della Mongolia, disboscata dai cinesi anche se tuttora popolata da animali endemici, come l’alce ussuri, preda di troppe battute di caccia.

 

 

 

SUKHBAATAR

Abitanti: 56.000. Superficie: 82.300 kmq.
Densità: 0,7 ab/kmq

Etnie: dariganga, khalka, uzemchin

Capi di bestiame: 1.500.000 (rapporto animali-uomini 27:1). Animali rari: gazzella mongola, gazzella persiana
Temperatura: media 0,4°, media gennaio -21,5, media luglio 19,9
Capoluogo: Baruun-Urt (17.000 abitanti, 981 m. slm, 560 km da Ulaanbaatar)

 

Regione intitolata all’eroe che ha liberato la Mongolia dai cinesi, il cui padre era nato in questa zona. Territorio dolce e selvaggio, popolato (si fa per dire) da nomadi cordiali e da sterminati branchi di gazzelle. Ci sono 220 vulcani estinti e laghi suggestivi come il Ganga nuur, il Duut e il Dosh. A sud le dune di Moltsog, Ongon e Suuj.


 

BARUUN-URT (capoluogo)

La città ospita soprattutto le famiglie dei minatori che lavorano nelle miniere ancora aperte dei dintorni. Piccoli alloggi e ristoranti, un aeroporto con un volo settimanale per la capitale, un museo, il monastero Endenemandal, ricostruito sull’antico edificio distrutto negli anni Trenta.

DARIGANGA** (paese, lago e dintorni)
Gradevole cittadina, alla congiunzione delle sabbie del Gobi e l'oceano di steppa. Consigliata un'escursione per ammirare il paesaggio che circonda il lago Ganga, a 13 km dal villaggio, popolato da migliaia di uccelli migratori. A venti chilometri si estendono le Moltsog Els, le dune più estese della regione.


SHILIN BOGD UUL* (montagna)
Sessanta chilometri a est di Dariganga, al confine con la Cina, sbuca questa vetta sacra, la più alta della regione (1778 metri). Molte leggende sono legate a questo vulcano estinto che darebbe forza straordinaria a chi lo riesce a scalare. L'ascesa però è proibita alle donne e comunque occorre un permesso della polizia.

LKHACHINVANDAD UUL* (montagna e riserva naturale)
Creata per salvaguardare l’alce, questa impronunciabile area protetta si stende ai piedi dell’omonima montagna al confine più orientale con la Cina (e a 120 chilometri a est di Shiliin Bogd uul).
 

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