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AMBIENTE

DINOSAURI

BENVENUTI NEL (VERO) JURASSIC PARK

di Federico Pistone da "Mongolia" (Polaris)
Una fotografia di 80 milioni di anni fa, l’hanno definita. Si sa, sono americani e in qualche modo dovevano spettacolarizzare l’evento. Il Museo di storia naturale di New York ha rilanciato l’interesse planetario per i dinosauri, passione di bimbi e paleontologi, esponendo un gruppo scultoreo di due scheletri avvinghiati in un epico e tragico duello. Da una parte un crudele velociraptor, dall’altra un protoceratops, una specie di muccasauro, mansueto erbivoro che diventa piuttosto nervoso se qualcuno prova ad azzannarlo: prima di finire sbranato è infatti riuscito a sparare con la coda bordate che hanno ferito a morte il predatore (foto a sinistra). Nel momento catartico della sfida, una frana li ricopre riconsegnandoceli così com’erano, bloccati nello spasmo osseo. La scoperta, straordinaria, avviene nel 1971 nel deserto del Gobi, il più immane scrigno di dinosauri della Terra, grazie alle ottime condizioni di conservazione e all’habitat ideale che ospita per 170 milioni di anni la specie più longeva della storia del mondo (noi, homo sapiens, esistiamo da 30 mila anni, una vergogna a confronto).

Nomadi mongoli e cinesi inciampano per secoli nelle ossa e nelle uova di dinosauro, sminuzzandole per ottenere medicine contro ogni male. Nel 1921 il ricercatore Roy Chapman Andrews (foto a destra), quello che ha ispirato il personaggio di Indiana Jones, parte per la Mongolia convinto di trovare l’alba dell’uomo e invece finisce per scoprire l’altroieri del pianeta: uno sterminato deposito di scheletri e fossili di dinosauri, tra cui un uovo di velociraptor completo di embrione. Da qui l’idea per il film di Spielberg, “Jurassic Park”, basato sull’illusione scientifica di riprodurre per clonazione un bestione antidiluviano. Le spedizioni successive, che proseguono anche oggi sotto la stretta sorveglianza delle autorità mongole, scoperchiano un tesoro impressionante, con migliaia di reperti di ogni epoca e dimensione: da minuscoli roditori, pronipoti delle marmotte che popolano le steppe mongole, ai mammiferi terrestri più imponenti di sempre (rinoceronti grandi quattro volte un elefante), fino a dinosauri alti 12 metri, lunghi 23 e del peso di 77 mila chili.

Nel settembre 2007 la scoperta più sensazionale: i ricercatori del Museo americano di storia naturale, sempre loro, dopo quasi dieci anni di lavoro sui resti fossili del velociraptor mongoliensis rinvenuti nel 1998, concludono che questi dinosauri avevano le piume e sono a tutti gli effetti degli uccelli o, a scelta, gli uccelli che vediamo oggi non sono che dinosauri “modificati” e alleggeriti per il volo (illustrazione a sinistra). Secondo il capo ricercatore Alan Turner i velociraptor avevano perso la capacità di volare, come oggi gli struzzi, ma altri dinosauri più agili solcavano i cieli del pianeta. Alla stessa conclusione giunge pochi mesi prima una spedizione cinese che, dalle sabbie del Gobi, libera lo scheletro di un uccello-dinosauro risalente a 85 milioni di anni fa. Lo battezzano, con una fantasia da fumetti, gigantoraptor: a 11 anni di vita ha raggiunto i 1.400 chili, e ha il vezzo di “indossare” strisce di piume sotto gli arti superiori.

I preziosissimi reperti svelati dal Gobi mongolo popolano le gallerie di tutto il mondo: nel museo di storia naturale di Ulaanbaatar, a un passo dalla piazza principale, è esposta solo qualche briciola di questo patrimonio. Ma c’è l’emozione della macchina del tempo, la magia di poter ammirare questi mostri proprio dove sono vissuti. Le sale del museo di Ulaanbaatar, oltre a ossa e uova di dinosauro a profusione, offrono due reperti, impressionanti da vedere e di straordinario valore paleontologico. C’è lo scheletro integrale di un terribile tarbosauro alto 12 metri (foto a destra), un tirannosauro asiatico dalla mascella spaventosa, e un più docile ma altrettanto spettacolare saurolophus a becco d’anatra lungo 8 metri. Scoperti nel Gobi a metà degli anni Cinquanta, risalgono al Cretaceo superiore (circa 70 milioni di anni fa) e hanno fornito la prova definitiva che Asia e Nord America nell’antichità erano collegate dalla terraferma: infatti, animali del tutto identici sono stati rinvenuti anche in territorio canadese. La saga dei dinosauri nel deserto del Gobi riserverà sicuramente altri colpi di scena, anche se i misteri più interessanti di queste terre cominciano centinaia di milioni di anni dopo, con l’apparizione di un animale ben più curioso e affascinante: l’uomo.


Roy Chapman Andrews
(1864-1960): esploratore e naturalista statunitense, intraprende negli anni Venti una serie di spedizioni nel deserto del Gobi in Mongolia, per conto del Museo di Storia naturale di New York di cui diventerà direttore. Partito per studiare le origini dell’uomo, scopre invece qualcosa di molto più antico: fossili di uova di dinosauro. La prova che questi sauri, vissuti molti milioni di anni prima dell’uomo, erano ovipari. Dopo queste sensazionali scoperte, la Mongolia diventa lo scrigno più ambito del mondo dove rinvenire scheletri integri e uova di dinosauro.

 



DINOSAURI E MAMMUTH
a cura di Mara Tamburino, foto di Barbara Garau

Dallo scorso mese di Dicembre 2008 fino al 10 Giugno 2009, è possibile visitare una delle esposizioni paleontologiche più prestigiose del mondo. Si tratta di una raccolta itinerante che ha già avuto grande successo in diversi Paesi ed è allestita per la prima volta in Italia presso il Museo del Territorio di una regione sarda ricca di storia: la Marmilla, in collaborazione con l'Istituto Paleontologico dell'Accademia Russa delle Scienze. Fra gli oltre 80 pezzi esposti, spiccano alcuni scheletri di Mammuth, insieme ad una notevole raccolta di reperti di dinosauri provenienti dalla Mongolia. La mostra è in Sardegna presso il Museo Sa Corona Arrubia - Strada provinciale Lunamatrona/Collinas - un Ente che ospita esposizioni permanenti molto ben curate (oltre che alcune interessantissime esposizioni temporanee come questa dedicata ai Mammut) e che ringraziamo per averci autorizzati a pubblicare le foto che seguono, in anteprima per i nostri amici lettori. Vi terremo informati circa le prossime tappe della mostra, non appena ne conosceremo le date. Per ulteriori informazioni, visitate il sito  http://www.sacoronaspa.it/mammut/mostra1.html

Althirinus kurzakovi
Norman, 1998
Cranio cm 75x50x70
Gruppo: Ornitischia, Ornithopoda, Iguanodontia
Provenienza: Dundgov , Deserto del Gobi, Mongolia
Periodo: Cretaceo inferiore (Aptiano)
Età: 120 milioni di anni
Dimensioni: poteva raggiungere 7 mt di lunghezza


     


Uova di dinosauro
(Probabilmente HADROSAURO)
Provenienza
: Goreeleen-Tsav, Deserto del Gobi, Mongolia

Periodo: Cretaceo superiore (Campaniano)
Età:  75 milioni di anni                                                                                           

 

 

 


Mongolemys elegans
Khosatsky e Mlynarsky, 1971
Carapace di tartaruga, cm 25x10x10
Provenienza: Tsagan-Ula, Mongolia
Periodo: Cretaceo Superiore
Età: 75 milioni di anni

 

 


Probactrosaurus gobiensis
Rozhdestvensky, 1966
Scheletro, cm 400x110x180
Gruppo
: Ornithischia, Ornithopoda, Iguanodontidae
Provenienza: Altopiano di Alashan, Mongolia
Periodo: Cretaceo inferiore (Aptiano-Albiano)
Età: 115 milioni di anni
Dimensioni: poteva raggiungere 5 mt di lunghezza

 

 


Protoceratops andrewsi
Granger et Gregory, 1923
Scheletro cm 170x60x80
Gruppo: Ornithischia, Cerathopsis, Protoceratopsidae
Provenienza: Tugrikin Us, Deserto del Gobi, Mongolia
Periodo: Cretaceo superiore (Campaniano)
Età: 75 milioni di anni
Dimensioni: poteva raggiungere 1,8 mt di lunghezza

      

 


Saurolophus angustirostris
Rozhdestvensky, 1957
Impronta di pelle, cm 75x50x25
Gruppo: Ornithischia, Ceratopsia, Protoceratopsidae
Provenienza: Khermeen Tsav, Deserto del Gobi, Mongolia
Periodo: Cretaceo superiore (Campaniano)
Età: 75 milioni di anni
Dimensioni: poteva raggiungere 14 mt di lunghezza

 

 

 


Tarbosaurus bataar
Maleev, 1955
Scheletro, cm 650x200x450
Gruppo: Saurischia, Theropoda, Carnosauria, Tyrannosauridae
Periodo: Cretaceo superiore  (Maastrichtiano)
Età: 74 milioni di anni
Provenienza: Nemegt, Deserto del Gobi, Mongolia
Dimensioni: poteva raggiungere 14 mt di lunghezza
Cranio: cm 140x100x40

 

 


CANDIDE, PREZIOSE OSSA DEL GOBI

Il paleontologo Thomas R. Holtz jr. (foto a destra) dell'Università del Maryland ha individuato i 7 grandi "depositi" di ossa e uova di dinosauro: 1. Liaoning (Cina), 2. Bahariya (Egitto), 3. Alberta (Canada), 4. San Juan (Argentina), 5. Ukhaa Tolgod (Mongolia), 6. Isola di Wight (Gran Bretagna), 7. Usa occidentali.

Sui suoi ritrovamenti nel deserto del Gobi, Holtz riferisce: "Le ossa di dinosauro possono essere molto scure a causa dei minerali presenti nelle acque sotterranee che si sono aggiunti durante la fossilizzazione, ma nel deserto del Gobi, in Mongolia, i fossili sono candidi. E non c'è cosa migliore per evidenziare lo splendido stato di conservazione di una quantità e varietà di specie cretaciche".

 

IL REGNO DEI VELOCIRAPTOR (da Newton)

Il deserto del Gobi in Mongolia è uno dei più ricchi giacimenti di fossili di dinosauri. La prima spedizione compiuta nel 1922 da un gruppo di paleontologi americani ha immediatamente rivelato l'importanza di questa zona. I risultati degli scavi sono infatti stati sorprendenti. Gli scienziati hanno portato alla luce scheletri di oviraptor, velociraptor e triceratopo, già ritrovati in Nord America. Ma non solo: sono anche state scoperte due nuove specie: il tarbosauro, un Teropode che rappresenta l'equivalente asiatico del tirannosauro americano e il psittacosauro, un Ceratopside che ha il primato del più piccolo dinosauro erbivoro mai esistito. Altro importantissimo sito nel deserto del Gobi, è quello di Ukhaa Tolgod scoperto nel 1993. Pur non essendo spettacolare come altri in Mongolia, è ricco di crani di dinosauri, di mammiferi e di altri rettili del Cretaceo più di qualunque altro luogo al mondo.

 

L'ANELLO DI CONGIUNZIONE FRA UCCELLI E DINOSAURI

di Sergio Angeletti (Corriere sella Sera)

Un volatile che aveva perso l'arte del volo, grande come un tacchino e vissuto 75 milioni di anni fa, riaccende le dispute tra ornitologi e paleontologi. Uccelli e dinosauri ora sono parenti stretti: l'anello di congiunzione è il Mononychus scoperto in Mongolia nel deserto del Gobi.

Si chiama Mononychus olecranus il nuovo "anello di congiunzione" fra uccelli e dinosauri: viene dalla Mongolia di 75 milioni di anni fa. La scoperta sta approfondendo una separazione fra naturalisti paleontologi e ornitologi. I primi sostengono ormai da tempo che un cospicuo filone di dinosauri, trasformandosi in pennuti, e' sopravvissuto fino a noi; gli ornitologi pur ammettendo per gli uccelli la derivazione dai Rettili (basterebbe osservare le zampe squamose di qualsiasi gallina), aggiungono che essi discendono da un ramo imparentato solo alla lontana con le "lucertole terribili". La controversia si e' basata innanzitutto sulla documentazione offerta dagli ormai famosi Archeopteryx, creature grandi quanto piccioni, vissute almeno 150 milioni di anni a.C., i cui resti fossili sono inequivocabilmente transizionali: muso aguzzo a becco ma munito di denti, lunga coda da lucertola, ma ossa cave e, soprattutto, ali e penne da uccello. Ne sono finora noti sei esemplari, e di un settimo si dovrebbe aver presto notifica ufficiale. Scoperto nel 1861, l' Archeopteryx, e' sempre stato un ottimo esempio darwinistico di "rettile ben sulla strada di diventare un uccello". Di qui a definirlo "il capostipite degli uccelli" e "il piu' primitivo degli uccelli" i passi non sono stati difficili. Poi nel 1964 viene scoperto il Deinonychus, dinosauro carnivoro alto quanto un uomo e lungo quattro metri per l' affilatissima coda, con rilevanti s! omiglian ze anatomiche con l' Archeopteryx, tuttavia con arti anteriori normali, non ancora trasformati in ali, sebbene nato 50 milioni di anni dopo: dunque l' evoluzione verso gli Uccelli non era stata cosi' lineare, e comunque con rapporti piu' stretti, nell' ambito dei Rettili, verso i Dinosauri. Adesso e' ricomparso il Mononychus: ha "soltanto" 75 milioni di anni (quindi la meta' dell' Archeopteryx e 25 meno del Deinonychus), era grosso quanto un tacchino, e dicono gli scopritori, come i tacchini e gli struzzi era un uccello che pero' aveva perso la capacita' di volare. I suoi arti anteriori, infatti, conformatisi in un unico, corto, robusto dito armato di un poderoso artiglio a scalpello, possono apparire come evoluti moncherini d' ali ridottesi cosi' per una scelta di vita che portava a rinunciare al volo e a specializzarsi piuttosto a scavare nel terreno con infine l' unico dito vomere, come propongono gli studiosi autori della scoperta. Mark A. Norell, Luis M. Chiappe e James M. Clark dell' American Museum of Natural History di New York e Perle Altangerel del Museo Mongolico di Storia Naturale di Ulan Bator. "Il Mononychus ha delle caratteristiche . spiega Norell . molto piu' vicine agli uccelli attuali che non l' Archeopteryx con le sue ali e penne. Per fare da solido attacco allo sforzo dei muscoli alari, gli uccelli hanno alla giunzione delle costole lo sterno carenato: Mononychus ce l' ha, Archeopterix no. Nelle "cosce" degli uccelli la fibula (l' osso piu' sottile che accompagna la tibia) e' ridotta a uno spino accorciato: cosi' e' pure nel Mononychus, mentre nell' Archeopterix arrivava ancora fino alla "caviglia". Alcune ossa del polso di Mononychus sono fuse assieme, un' altra caratteristica fondamentale per l' adattamento al volo dell' arto anteriore, presente nelle ali degli uccelli, ma non in Archeopteryx". "Tutte queste sono prove che Mononychus . ribadisce Norell . dovrebbe essersi evoluto da antenati volatori, come gli struzzi e i kiwi, e in tal caso e' probabile che fosse coperto di penne". ! Oltre ch e 75 milioni di anni sepolti nel deserto del Gobi, i resti del Mononychus ne hanno dovuti attendere un' altra settantina in questo secolo per essere presi in vera considerazione. Un primo esemplare era gia' stato rinvenuto . come ha pubblicato il "New York Times" . nel 1923 dalla spedizione Roy Chapman Andrews nel Gobi (sotto la mappa tracciata dallo stesso Andrews), ma aveva finora giaciuto nelle raccolte del Museo di Storia Naturale newyorkese con la semplice etichettatura "Bird like Dynosaur" ("dinosauro simile a un uccello"). Un altro esemplare era stato portato alla luce dalla spedizione russo mongola del 1987, ma solo i due trovati nel 1992 a Tugrugin Shireh dal team mongolo statunitense sono stati studiati tanto a fondo da far prendere in considerazione anche i precedenti. E a far riaccendere le polemiche fra paleontologi e ornitologi. L' ornitologo dell' Universita' del Nord Carolina, Alan Feduccia, fa notare che proprio il paragone con struzzi, emu e kiwi e' invalidante, perche' assieme alla capacita' di volare, tutti questi uccelli "terricoli" hanno perso anche la carenatura dello sterno. Quella del Mononychus, propone, potrebbe essere invece servita per l' attacco dei muscoli per l' attivita' di scavo dei due aguzzi artigli anteriori. Un' attivita' che anche i "padri" newyorkesi del Mononychus ipotizzano con qualche perplessita' , affermando che "i brevi arti anteriori e le lunghe, gracili gambe, sono paradossalmente incompatibili con un' attivita' di scavo". E se l' "estremamente poderoso dito armato di robusto artiglio" fosse stato . ci permettiamo di suggerire . un' ottima arma per trafiggere e squarciare nemici e prede in combattimenti corpo a corpo? Come rettile il Mononychus ha una dentatura da carnivoro, come uccello terricolo poteva comportarsi come i galli con gli speroni. Quello che appare certo e che sopra di lui volavano gia' gli antenati degli attuali gabbiani, pivieri e pellicani: "poco dopo" l' Archeopteryx, 135 milioni di anni fa, abbiamo trovato recentemente il Sinornis e poi l' Iberomesornis, su cui c' e' l' accordo che fossero gia' a buon diritto uccelli.

 

UNA SCOPERTA ITALIANA

L'antropologo David Bellatalla (foto a destra) insieme al documentarista Dino De Toffol, detto "Lupo", ha organizzato nell'estate del 2002 una spedizione nel Gobi con gli scienziati dell'Università di Pisa. In quest'occasione è stato effettuato un ritrovamento storico: i resti di un dinosauro con lembi di pelle ancora attaccati. La scoperta, in piena epoca di clonazioni, potrebbe aprire nuovi e sconvolgenti scenari alla Jurassic Park. Ecco una parte del resoconto di Bellatalla:

"Dopo aver raggiunto la piattaforma ventilata di Tugrug Shereen, nel deserto del Gobi e sistemate le tende, i 5 membri della spedizione paleontologica condotta dal prof. Valter Landini dell'Università di Pisa scendono nell'arena che milioni di anni or sono ospitava i tanto amati 'dinos'. Con noi c'è un geologo mongolo e il direttore di storia naturale di Ulaan Baatar. Dopo aver preso in mano un teschio di cammello, il Lupo passa vicino a uno smottamento, dove nota che qualcuno aveva raschiato la parte dura con la picchetta. Ha pensato che forse sotto ci potesse essere qualcosa, e rimossa la sabbia, ecco apparire il torace di un protoceratus (75 milioni di anni). Il professore e il geologo sono a circa 150 metri e con un urlo faccio loro segno di avvicinarsi sperando di non avere scoperto semplici ossa di cammello. Il professore capisce subito che l'animale fa parte della 'grande famiglia' e nota che è senza testa: vuol dire che il tipo passato prima di me era un collezionista, che solo quella mirava, e non si era affatto preoccupato di cancellare le tracce che avevano colpito il Lupo. Landini toglie con cura la sabbia fino alla gamba della bestia e nota che esistono ancora frammenti di pelle ed è allora che mi dice di avere fatto un grosso colpo. La bestia viene ricoperta e cancellate tutte le nostre tracce. La spedizione non ha il permesso di scavare o rimuovere tali elementi ma da qui partirà il progetto per continuare prossimamente".