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MACCHIA MONGOLICA

Se siete nati con una strana macchia sul fondoschiena probabilmente discendete da Gengis Khan. Si chiama “macchia mongolica” non a caso, visto che il 99% dei mongoli ce l’ha e se ne vanta parecchio. In dermatologia spiccia si tratta di una “melanocitosi dermica congenita in regione lombo sacrale”, termini che suonano minacciosi ma che definiscono semplicemente una pigmentazione anomala della pelle, una macchia che appare alla nascita o nei primissimi mesi di vita, e nella maggior parte dei casi tende a sbiadire fino a scomparire spontaneamente. Appare sulla pelle come un marcato disegno di colore grigio-bluastro con limiti sfumati, bordi nebulosi, forma irregolare e dimensioni superiori ai 10 centimetri. In genere è posizionata all’altezza dell’osso sacro o nella parte alta delle natiche, assai raramente su gambe, spalle, schiena o altre parti del corpo. La macchia mongolica, nota anche come tache mongolique oppure blue mongolian spot, è stata scambiata a volte per segno di abusi compiuti sul bambino, una diagnosi che ha sconvolto la vita a non pochi genitori, dovuta  purtroppo all’ignoranza degli occidentali non avvezzi al fenomeno di questo segno naturale sul corpo dei neonati. A conforto dei mongoli, è rarissima fra i cinesi.  Anche tra alcune tribù degli indiani d'America, i Navajos ad esempio, la macchia è presente in modo massiccio, a conferma forse della loro antica origine asiatica.
Fino a qui la scienza. Ma è la leggenda a darci più soddisfazioni. La tache mongolica è l’eredità che ci ha lasciato Gengis Khan attraverso le sue conquiste… femminili, straordinarie almeno quanto quelle di condottiero. Tiziano Terzani ci riporta un’altra teoria nel suo “Un indovino mi disse”: “La studentessa di francese mi parlò della macchia mongola, uno strano segno nella pelle, giusto sopra l’osso sacro, con il quale quasi tutti i mongoli vengono al mondo: una conseguenza del fatto che per secoli sono andati a cavallo, disse. Sua nonna le aveva raccontato che a volte anche in Europa ci sono dei bambini che nascono con questa macchia: una traccia lasciata dagli uomini di Gengis Khan arrivati fin là dai tempi delle loro conquiste”.  Secondo la cultura sciamanica, la macchia sulla pelle sarebbe originata dallo spirito di una nonna fantasma che si occupa delle nuove vite. È lei a prendere per i piedi il bambino, a tirarlo fuori dal grembo materno, a sollevarlo rovesciato e a picchiarlo sopra il sederino, per aprirgli il respiro. Il bambino grida, e inizia a vivere. Quelle sberle fanno ricordare a chi nasce che bisogna respirare (e piangere) e lasciano un segno che è il marchio dei discendenti della stirpe dei mongoli: una macchia blu, blu come un livido. Una firma che è un segno di appartenenza. 
Mara Tamburino per mongolia.it