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SOCIETA'

NOMI

Ecco l'elenco, aggiornato costantemente, di alcuni dei nomi più popolari in Mongolia con il relativo significato.
Molti di questi hanno un'antica origine tibetana

 

NOMI FEMMINILI

 

 

 

 

 

 

 

 


Ariuna sacra

Badma fiore di loto

Bayarmaa madre di gioia

Bazar fulmine

Bolor cristallo

Bolormaa madre di cristallo

Delger abbondanza

Dorjpalam diamante

Enkhe pace

Enkhjargal pace e serenità

Erdene gioiello

Garmaa destino

Khenebish nessuno

Khulan nome dell’asino selvatico

Medgui "non so"

Munkhjargal eterna felicità

Munkhtsetseg fiore eterno

Murun fiume, laguna

Naran sole

Narantsetseg girasole

Narantuya raggio di sole

Ochir tuono

Odon stella

Odval crisantemo

Oyuna saggia

Oyunbileg dono di saggezza

Saikhan bella

Saran luna

Sarangerel luce della luna

Selenge nome di un fiume

Suren maestosità

Tseren lunga vita

Tsetsegmaa fiore

Tsetserleg giardino

Tsolmon sole del mattino

Tuya raggio di sole, alba

Uranchimeg decorazione

NOMI MASCHILI 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altan oro

Ariun sacro

Avgan buon parlatore

Baatar eroe

Bat forte

Batsaikhan forte e bello

Batu vincitore

Bayan ricco

Bayar gioia

Bold acciaio

Chuluun roccia

Damba santo

Enkhe pace

Enkhjargal pace e serenità

Gansukh ascia d’acciaio

Gombo protettore

Khenebish nessuno

Medgui "non so"

Merghen infallibile

Munkh eterno

Naran sole

Naranbaatar eroe del sole

Nergui senza nome

Onon nome del fiume

Oyun saggio

Saikhan bello

Senghee leone

Sukhbaatar eroe ascia

Taishir nome di una montagna mongola

Tolui specchio

Tseren lunga vita

Tumur ferro

Ulzii prospero

 

 

 

 

(ricerca e foto di Federico Pistone)


 

Ancora troppi hanno solo il nome di battesimo

I mongoli costretti a scegliersi un cognome

Il governo ha posto l'obbligo per due motivi: la possibilità di una schedatura e la necessità di evitare i rischi di incesto

di Federico Pistone (dal Corriere della Sera del 14 giugno 2004)

MILANO - I mongoli avranno finalmente un cognome. Hanno tempo fino al 27 giugno per inventarsene uno o per recuperare quello che i sovietici avevano cancellato negli anni Trenta, insieme ai monasteri, ai monaci e alle antiche tradizioni dei nomadi. Nel 1999 il governo del presidente Bagabandi, del partito comunista rivoluzionario, ha consentito alla popolazione di riappropriarsi delle vecchie denominazioni dei clan storici ma dopo cinque anni molti mongoli hanno preferito mantenere solo il nome di battesimo: tra i più diffusi, i solenni Bat (forte), Gombo (protettore), Chulun (roccia), Garmaa (destino) per gli uomini; Muren (fiume), Tsetserleg (giardino), Bazar (fulmine), Naran (sole) per le donne. Ci sono anche i battesimi neutri: ad esempio Enebish (traduzione: non esiste), che viene dato tradizionalmente ai neonati per confondere gli spiriti maligni; oppure Nir Gui (nessuno), appellativo affibiato ai piccoli che dopo tre giorni non hanno ancora ricevuto un nome dai genitori. I mongoli (2 milioni e mezzo di nomadi che popolano un territorio vasto cinque volte l’Italia) si trovano ora a dover affrontare la questione del cognome. Il governo ha posto l’obbligo per due motivi: il primo è quello di avere la possibilità di una schedatura più precisa e ufficiale della popolazione; l’altro, per prevenire il rischio di incesti.

Così è scattata la corsa al cognome. Molto gettonata l’opzione di chiamarsi come la propria città, o il fiume che passa accanto, oppure la montagna che si intravede dalla gher, la tradizionale tenda bianca dei pastori di Mongolia. Nella capitale Ulaan Baatar, dove si concentra un terzo degli abitanti, vanno molto i cognomi legati al lavoro svolto: Scrittore, Cacciatore, Poliziotto, Soldato. Oppure viene richiamata la natura, alla moda dei pellerossa: cavallo bianco, lupo ubriaco, albero forte. Non è raro incontrare umili pastori che hanno deciso di chiamarsi come i grandi eroi della tradizione mongola: soprattutto Gengis Khan ma anche Kubilai Khan, oppure Sabotai (il luogotenente di Temujin), o Sukebatar (l’”eroe con l’ascia” che nel 1923 guidò la rivolta contro i cinesi) o Zanabazar, il Leonardo da Vinci delle steppe. L’orgoglio mongolo sta lentamente tornando a invadere il Paese esono sempre più frequenti e affollate le manifestazioni che rievocano le gesta di Gengis Khan, nominato da una commissione scelta dal Washington Post come l’uomo del millennio passato. Non solo: secondo i ricercatori dell’università di Oxford, l’8% della popolazione che oggi vive nei territori appartenuti nell’antichità all’impero di Gengis Khan (1162-1227) possiede la variante del cromosoma Y del popolo mongolo: dunque, oltre 16 milioni di uomini hanno nel sangue il cromosoma del grande condottiero. Lo studio è stato perfezionato prelevando campioni di Dna in 16 differenti località asiatiche, dalla Mongolia all’Afganistan, dalla Russia all’Iran.