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SOCIETA'

POLITICA

Negli ultimi anni la Mongolia sta attraversando uno dei periodi più delicati della sua lunga storia. Ulaanbaatar si è svegliata dal torpore, è cresciuta portandosi dietro le speranze e le contraddizioni di una giovane capitale che vuole emanciparsi restando però fedele alle proprie millenarie tradizioni. Trasformazioni continue e un interesse sempre maggiore delle grandi potenze mondiali fanno della Mongolia uno dei Paesi più esclusivi al mondo in campo sociale, economico e politico. Attualmente la situazione è cruciale, con un governo comunista rivoluzionario, democraticamente eletto, che prosegue sulla falsariga del vecchio regime filosovietico, ma nel 2009 l'elezione di un presidente della Repubblica del partito dell'opposizione ha creato ulteriori interrogativi, con la memoria che torna ai gravissimi incidenti del luglio 2008, fortunatamente episodi isolati nella recente storia della Mongolia. Vale la pena seguire la crescita della coscienza civile di questo Paese attraverso le informazioni che il sito mongolia.it ha fornito (e continua a fornire quotidianamente) nella sezione delle News

 

Il presidente russo Medved in Mongolia:
accordo per l'uranio e per la difesa
dai missili nordcoreani. E il ricordo
della vittoria sui giapponesi di 70 anni fa
26 agosto 2009 Fondamentale per il futuro della Mongolia la visita del Presidente russo Dmitri Medvedev che ha incontrato a Ulaanbaatar il Capo dello Stato Elbegdorj. Un accordo tra i due Paesi è stato siglato per lo sfruttamento e la trasformazione dell'uranio presente in grande quantità in Mongolia. Da questo nuovo accordo partono nuovi strettissimi rapporti strategici che sembravano ormai tramontati dopo la fine dell'Unione Sovietica. Secondo gli osservatori internazionali la Mongolia potrebbe rappresentare un "cuscinetto di sicurezza" rispetto alle minacce missilistiche nucleari della Corea del Nord. L'occasione dell'incontro fra Medvedev e le autorità mongole è stato il 70° anniversario della battaglia di Khalkhin-Gol, dove alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale le truppe sovietiche e mongole sventarono il tentativo di invasione giapponese della Mongolia. Medvedev ha detto nell'occasione: "Russia e Mongolia respingeranno con forza ogni tentativo di riscrivere la storia della Seconda guerra mondiale e di falsificare i suoi risultati. E’ il nostro dovere celebrare questa vittoria".


Il Console Guerrer: "Basta con gli interessi personali
I rapporti tra Italia e Mongolia seguano una strada nobile"

11 agosto 2009  Lamberto Guerrer dal 2005 è Console Onorario della Mongolia in Italia (nella foto sotto, mentre stringe la mano al presidente della Repubblica Napolitano, fra loro l'ambasciatore Enkhsaikhan). Ma il suo forte legame con la realtà mongola risale a molti anni fa. Lui, presidente dell'Associazione Cuochi di Torino e provincia, nel 1998 ha ricevuto una proposta per aprire il primo ristorante italiano a Ulaanbaatar e oggi, nella sua Antica locanda Belfiore a Sant'Antonino di Susa, una delle sale si chiama "Mongolia". Ha tenuto anche corsi di gastronomia per mongoli, saldando sempre di più i rapporti tra i due Paesi. L'UB Post, il popolare settimanale in lingua inglese di Ulaanbaatar, ha dedicato a Lamberto Guerrer un articolo, uscito in prima pagina (vedi foto a destra), con un'intervista realizzata da Matteo Miele, che qui riproponiamo.
D: Quali sono i suoi principali doveri come Console Onorario della Mongolia?
R: Ho molte responsabilità, compresi gli incontri per i consoli per la sicurezza organizzati dalla polizia e dalla prefettura, espletare le pratiche per i visti o per gli studenti mongoli, borse di
studio o matrimoni.
D: Quanti sono i mongoli in Italia?
R: Non è facile da dire. Non tutti sono in contatto con il consolato. Forse non lo conoscono. Pensiamo ci siano circa cento o centocinquanta residenti ed un numero simile di studenti.
D: Cosa può dirci della storia delle relazioni tra Italia e Mongolia? Qualche prospettiva per il futuro dopo l’elezione del Presidente Ts. Elbegdorj?
R: La storia delle nostre relazioni è dolorosamente povera. Nel passato molte cose sono state fatte solo per necessità o interessi personali privati. Io conosco di persona il nuovo Presidente e spero che porti avanti correttamente il suo mandato e che combatta la corruzione, come ha dichiarato nel suo Messaggio alla Nazione il 18 giugno. Grazie a quelle parole tutti coloro che amano la Mongolia, mongoli o italiani che vivono in Mongolia o in Italia, sono vicini a questo Presidente e gli auguriamo un felice e prospero mandato. Spero nella possibilità che entrambe le parti lavorino verso una più stretta relazione tra le istituzioni e le imprese dei due paesi seguendo una strada nobile, come noi italiani sappiamo fare.

Per ottenere il visto per la Mongolia con il Console Guerrer vai alla sezione IL VIAGGIO.



Sede del Governo, restrizioni per i giornalisti
 

7 agosto 2009  I giornalisti non sono più autorizzati ad accedere liberamente alla sede del Governo, come era possibile dal 1991, dopo la fine del controllo sovietico. I colleghi del settimanale in lingua inglese UB Post così commentano la nuova situazione: "Fin dalla rivoluzione democratica i cronisti che si occupano delle attività governative e parlamentari avevano libero accesso al palazzo. Secondo le nuove restrizioni, i giornalisti dovranno ricevere un permesso dal dipartimento per la sicurezza per la partecipazioni alle conferenze stampa, agli incontri e alle discussioni. Se qualsiasi giornalista volesse incontrare membri del parlamento o del governo, dovrà attendere all’uscita della sede oppure il permesso dovrà essere garantito dagli operatori alla sicurezza, ha detto G. Lkhagvasuren, capo del dipartimento della sicurezza dell’edificio statale". Un piccolo passo indietro per la democrazia in Mongolia. Nella foto a destra, la redazione di un giornale di Ulaanbaatar.


 

Elbegdorj nuovo Presidente della Mongolia
 

25 maggio 2009 E' Tsakhiagin Elbegdorj, 46 anni, il nuovo Presidente della Repubblica di Mongolia. E' stato eletto oggi dopo le elezioni che hanno chiamato a raccolta 1,7 milioni di persone. Elbegdorj, ex leader del Partito dei Democratici ha superato il presidente uscente, Nambaryb Enkhbayar, del Partito Rivoluzionario Comunista. E' stata la prima consultazione dopo le Legislative del 1° luglio 2008 che portarono a gravi incidenti nella capitale mongola, con 5 morti e numerosi arresti. Il nuovo presidente Elbedgorj ha incentrato la sua campagna politica sul cambiamento e la lotta alla corruzione e alla povertà. Non tutti i mongoli però hanno fiducia nel nuovo leader, considerato troppo legato alle potenze straniere, pronte a sfruttare senza troppi scrupoli le ricchezze del sottosuolo mongolo. Lo stesso Elbegdorj era alla guida della manifestazione contro il governo comunista rivoluzionario, poi degenerata negli scontri del luglio 2008. Il Partito Democratico aveva accusato di brogli i comunisti, ma un'inchiesta aveva fugato tutti i dubbi sulla legittimità dell'elezione.

 

 

Leader confronto al Forum per l'Asia
anche la Mongolia in prima linea 
 

23 aprile 2009 Mongolia in prima linea al Forum asiatico aperto a Boao, nella regione cinese di Hainan. Quest'anno la Conferenza assume un significato di notevole rilievo per la situazione di crisi globale e dell'Asia in particolare. Presenti tutti i grandi leader del continente, compreso il premier mongolo Sanj Bayar, secondo da destra nella foto, oltre ad altri leader occidentali e l'ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Nella foto, pubblicata dalla stampa intrenazionale, da sinistra: il vicepresidenre dell'Iran Parvis Davoodi; il Primo ministro di Myannmar Thein Sein, il Primo ministro del Vietnam Nguyen Tan Dung, il Primo ministro della Papua Nuova Guinea Michael Thomas Somare, il Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev, il Premier cinese Wen Jibao, il presidente del Pakistan Asif Ali Zadari, il Primo ministro albanese Sali Berisha, il Primo ministro della Mongolia Sanj Bayar e il Primo ministro della Nuova Zelanda John Key. I lavori sono aperti: attendiamo gli sviluppi.

 



Bayar incontra la Merkel: Europa e Mongolia più vicine 
 

5 aprile 2009 Continua il calendario di incontri del Primo Ministro della Mongolia Sanjaa Bayar con le autorità europee. Dopo il Belgio Bayar si è incontrato a Berlino con il Cancelliere tedesco Angela Merkel. Al centro dei colloqui, lo sviluppo dei rapporti sociali ed economici fra l'Europa e il Paese asiatico, sempre più cruciale negli equilibri internazionali. La Mongolia ha avviato anche con l'Italia una serie di collaborazioni.

 

 

Dal nuovo Ambasciatore Enkhsaikhan

un messaggio per il nostro sito:

"Grazie per la promozione

della Mongolia e dei Mongoli"

24 marzo 2009 Il nuovo Ambasciatore della Mongolia per l'Italia, Jargalsaikhan Enkhsaikhan ha inviato questa lettera ufficiale, in mongolo, indirizzata a Federico Pistone, titolare di questo sito mongolia.it. Il testo dice: "Desidero inviare a te e allo staff del sito mongolia.it ringraziamenti per la promozione della Mongolia e dei Mongoli soprattutto per l'aggiornamento del materiale interessante e delle immagini relative. Auguro a tutti voi il successo per la vostra attività di sviluppo nelle relazioni tra Italia e Mongolia". Firmato J. Enkhsaikhan (23 marzo 2009). Per ingrandire il documento clicca qui o sull'icona a destra.

La redazione di mongolia.it è davvero molto contenta e orgogliosa di questo messaggio, più amichevole che istituzionale, come è nello stile del nuovo Ambasciatore. Un motivo in più per saldare i rapporti di amicizia fra i nostri due Paesi e per lavorare sempre meglio, con armonia, passione e trasparenza. Grazie, Ambasciatore. Viva la Mongolia.

 

Accordi economici fra Russia e Mongolia

trecento milioni di dollari stanziati per l'agricoltura

20 marzo 2009 Mongolia e Russia ancora più vicine. I due premier, rispettivamente Sanjaagin Bayar e Vladimir Putin (foto a destra), hanno siglato una serie di accordi economici che prevedono uno stanziamento di 300 milioni di dollari da destinare allo sviluppo agricolo mongolo (metà entro il 2009). I due leader hanno concluso l'accordo anche per una joint-venture nel settore ferroviario e per proseguire l'addestramento degli ufficiali mongoli in territorio russo. Mosca resta il primo partner commerciale con Ulaanbaatar: nel 2008 gli scambi bilaterali sono stati pari a 1,3 miliardi di dollari. Nel 2003 la Russia aveva annullato il debito della Mongolia, pari a 11 miliardi di dollari 

 

 

L'ambasciatore Jargalsaikhan

presenta le credenziali a Napolitano e avvia a Milano collaborazioni

fra l'Italia e la Mongolia

12 marzo 2009 Il nuovo Ambasciatore della Mongolia in Italia Enkhsaikhan Jargalsaikhan, dopo aver ricevuto il 10 marzo scorso le Lettere Credenziali dal Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano (nella foto la stretta di mano, dal sito www.quirinale.it) sta avviando in questi giorni contatti e iniziative con le realtà politiche e culturali italiane. Venerdì 13 marzo incontrerà a Palazzo Marino di Milano il presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmieri insieme a una delegazione mongola per una collaborazione con il Museo civico di Storia naturale, il più antico di Milano. Nel giugno scorso, nell'ambito delle presentazioni per Expo 2015, Palmeri aveva siglato un Protocollo di collaborazione biennale tra Italia e Mongolia con il Presidente della Repubblica Nambaryn Enkhbayar, il Presidente del Consiglio Gombosuren Munkhbayar e il Ministro degli Esteri Sanjaasuren Ouyn.

 

 

Corruzione e concessioni minerarie:  

continua la protesta POPOLARE 

23 aprile 2006 - In questa immagine della Reuters, apparsa su molti giornali internazionali, un uomo vestito da antico guerriero guida la folla dei manifestanti nella piazza principale di Ulaanbaatar. Migliaia di persone da giorni chiedono le dimissioni del Governo per presunta corruzione e per le concessioni ai Paesi stranieri del controllo delle risorse minerarie mongole. La protesta, pur vibrante e reiterata, continua a mantenersi su livelli di estrema tolleranza e democrazia.

 

In tremila a Ulaanbaatar  

chiedono le dimissioni del Presidente

10 aprile 2006 - Nella foto diffusa da Associated Press, circa tremila manifestanti protesta davanti al Parlamento, nella piazza centrale di Ulaanbaatar. L'iniziativa, che non ha fatto registrare incidenti né arresti, è stata organizzata per criticare la decisione del Governo di concedere a un'azienda canadese l'appalto per lo sfruttamento di una miniera di rame. I manifestanti, alcune centinaia, chiedono le dimissioni del presidente Enkhbayar. La Mongolia sta attraversando una fase politica molto delicata (lo si può verificare anche sfogliando le News precedenti) ma fino a questo momento ha sempre prevalso lo spirito democratico e una atmosfera di vivace ma sereno confronto. 

 

Enkhonold nuovo premier Approvati 16 dei 17 ministri

30 gennaio 2006 - Il presidente del PRPM (Partito rivoluzionario del popolo della Mongolia), Mieaogombo Enkhobold ha ricevuto dal Parlamento l'investitura di nuovo primo ministro. Ieri, 29 gennaio 2006, sono stati approvati 16 dei 17 nuovi ministri che formeranno il nuovo Governo. Dall'inizio di questo mese, la Mongolia era senza una guida politica, da quando cioè il PRPM, il più importante partito del Paese, è uscito dalla coalizione di Governo, causandone la caduta.

 

Crisi di Governo in Mongolia: la protesta scende in piazza

25 gennaio 2006 - Continua il delicatissimo momento politico in Mongolia, dopo la caduta del Governo di Elbegdorj. Si tornerà a discutere sul futuro del Paese all'inizio di febbraio, dopo le celebrazioni dello Tsagaan Sar. “E’ per colpa del MPRP, il partito rivoluzionario comunista, se il Governo è caduto”. Lo ha dichiarato il primo ministro della Mongolia, il liberale Tsakhiagiin Elbegdorj che ha anche precisato: “Ho servito il mio Paese con la passione di un nomade della steppa”. Il 13 gennaio dieci ministri del Partito rivoluzionario del popolo, l’ex partito comunista che ha guidato il Paese dalle prime elezioni del 1990, si erano dimessi accusando il premier di cattiva gestione economica e di una politica anticorruzione inadeguata. Ma parte del popolo si è schierato con Elbegdorj: in una gelida piazza Ulaan Baatar (35 gradi sottozero) centinaia di persone hanno manifestato contro l’ex partito comunista (nella foto, un momento delle manifestazioni, tratto dalle immagini televisive di Eagle Tv). Più di cinquecento persone hanno saccheggiato i locali del MPRP prima dell’intervento della polizia. Elbegdorj si è dimesso a meno di due anni dal suo insediamento a capo di un Governo i comunisti, dopo la vittoria elettorale del 2004, avevano accettato di formare un governo con i liberali.

 

Crisi politica in Mongolia: cade il Governo di coalizione

13 gennaio 2006 - E' crisi politica in Mongolia, la più profonda dopo le prime elezioni democratiche del 1990. Il Governo di Tsakhiagiin Elbegdorj è caduto oggi, venerdì 13 gennaio, dopo le dimissioni dei ministri del MPRP (Mongolian People's Revolutionary Party) che ha 38 dei 76 seggi in Parlamento, il grande Hural. Proteste pacifiche ma decise da parte di alcune centinaia di cittadini (nella foto, l'esercito presidia la sede del parlamento nella piazza Sukebatar della capitale Ulaan Baatar) in sostegno al primo ministro Elbegdorj, protagonista di una campagna anticorruzione. Le cause della crisi possono essere ricondotte alla difficile convivenza al Governo del Partito Rivoluzionario Comunista, che ha vinto le ultime elezioni, e l'Unione dei partiti democratici di ispirazione anticomunista. Inoltre, potrebbe essere stata determinante la recente "esposizione" politica della Mongolia alle due grandi influenze capitalistiche: gli Stati Uniti, che con la visita di Bush a Ulaan Baatar ha chiesto diplomaticamente alla Mongolia di fare da cuscinetto all'espansione cinese; e la Cina stessa che, proprio per fronteggiare l'alleanza mongola con gli Usa, ha proposte nuove opportunità e aiuti alla Mongolia. Ora la situazione è in stallo, probabile un rimpasto di Governo. Altrimenti elezioni.

 

Protesta contro i ministri dimissionari:  

cittadini dalla parte di Elbegdorj 

12 gennaio 2006 - È stata battezzata la rivoluzione dell'Anemone, o la rivoluzione blu. Oggi, giovedì 12 gennaio 2006, il popolo mongolo si è ribellato e si è stretto minaccioso dinanzi al sontuoso palazzo sede del Mongolian People's Revolutionary Party. Ieri infatti i ministri appartenenti al MPRP, partito di maggioranza nel Governo democratico della Mongolia, hanno rassegnato le dimissioni. In questo gesto il popolo ha visto una mossa contro il primo ministro Tsakhiagiin Elbegdorj (nella foto a destra) e la sua battaglia per combattere la corruzione. Con questa dura contestazione, il popolo mongolo si oppone al cambiamento di governo, e richiede piuttosto nuove elezioni parlamentari.

(Ganbaatar da Ulaan Baatar per mongolia.it)

 

MONGOLIA IN BILICO 

FRA CINA E STATI UNITI

4 dicembre 2005 - La Mongolia sembra ormai essere divisa fra Stati Uniti. Dopo la visita a Ulaanbaatar del presidente americano Bush, che ha di fatto chiesto al governo mongolo una "barriera" alla minaccia economica cinese offrendo in cambio consistenti aiuti finanziari, il Paese cerca ora di verificare la controproposta della Cina. Prima l'incontro del Capo dello Stato mongolo a Pechino (nella foto Enkhbayar con il presidente cinese Hu Jintao), ora l'avvio di un progetto di cooperazione tecnico-scientifica con la Cina. Il primo addestramento è cominciato in questi giorni e ha coinvolto 33 funzionari governativi di 18 Paesi tra cui Mongolia, Corea del Nord, Cuba e Zambia. Durante l'addestramento di venti giorni a Pechino, si procederà a scambi di misure politiche ed esperienze sulla promozione dello sviluppo economico e sociale tra scienza e tecnologia. Al termine del tirocinio, si svolgerà un'indagine di quattro giorni nella provincia di Guandong. E forse allora la Mongolia deciderà il proprio destino: Cina o Stati Uniti? 

 

DOPO BUSH, ENKHBAYAR INCONTRA 

IL PRESIDENTE DELLA CINA

28 novembre 2005 - Dopo i recenti incontri con Bush, il presidente della Mongolia Nambaryn Enkhbayar ha intrapreso un viaggio ufficiale di una settimana in Cina, prima missione ufficiale all'estero del Capo dello Stato, eletto nel maggio 2005. In agenda, l'incontro con il presidente cinese Hu Jintao e il premier Wen Jiabao. Obiettivo di Enkbayar è rafforzare la cooperazione economica con Pechino, forse per cancellare (almeno diplomaticamente) le voci di alleanza tra Mongolia e Stati Uniti in funzione anticinese.

 

DALLA MONGOLIA 

NIENTE APPLAUSI PER BUSH

22 novembre - La visita lampo di Bush (nella foto con il presidente Enkhbayar) ha portato sì la Mongolia in primo piano ma rischia di restituire un'immagine del tutto distorta di questa meravigliosa terra. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di "sentirsi a casa", ravvisando una somiglianza con il suo Texas "per i suoi grandi cieli e vasti orizzonti". Anche i maggiori quotidiani italiani hanno dato ampio spazio ad articoli e documentazioni su questa missione. Nella sezione ARTICOLI alcuni "ritagli" dal Corriere della Sera e da Repubblica (cliccando qui o sull'immagine a destra potete ingrandire il grafico realizzato dal Corriere). Ma come ha reagito la popolazione mongola all'arrivo dell'uomo più potente della Terra? Ce lo dice, con innocente sincerità, il nostro "inviato" a Ulaanbaatar Carmelo Iapichino, protagonista della meravigliosa storia che potete leggere cliccando qui. "Stamattina, rubando qualche ora a pannolini e biberon, mi sono messo anch'io in fila lungo la strada per vedere passare il 'corteo presidenziale'. L'impressione è che, al di là del calore dei politici, gli abitanti di UB siano rimasti freddini di fronte alla visita, poche migliaia di persone lungo la strada dall'aeroporto a Sukbatar tenute rigorosamente lontane dal bordo stradale dai poliziotti, molta curiosità  al passaggio del piccolo corteo, ma nessun applauso, né bandiere o striscioni organizzati o spontanei, la gente si è guardata in faccia come a dire "tutto qui?" ed e' tornata ai fatti suoi ! Parlando con gli amici c'era certo un po' di orgoglio a vedere la Mongolia al centro dell'attenzione, ma nessun particolare entusiasmo filoamericano, molta ironia sulla finta gher allestita per far vedere a Bush la Mongolia "autentica"! Credo che qui la gente comune sia saggia".

 

BUSH IN MONGOLIA: ECCO 

IL VERO MOTIVO DELLA VISITA

21 novembre 2005 - Almeno per oggi la Mongolia è al centro dell'attenzione mondiale. Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush conclude infatti proprio a Ulaanbaatar la sua missione asiatica. Temperatura rigida (15 gradi sottozero) e grande dispiegamento di forze dell'ordine (foto) all'arrivo di Bush. Una tappa che ha sorpreso molti osservatori internazionali, al di là dei buoni rapporti fra Usa e Mongolia dal punto di vista politico ed economico. Sul Corriere della Sera, l'inviato Ennio Caretto, dà un'interpretazione più ampia e lungimirante: "La Cina del boom economico - scrive Caretto -  mira a emarginare l'America nella regione, ha già formato un Gruppo di Shanghai per l'Asia centrale, e a dicembre terrà un vertice a dieci per l'Est asiatico. In tale luce, la tappa di Bush in Mongolia, la prima di un presidente Usa, acquista un significato preciso, di sorveglianza del rivale del futuro non solo più sul versante del Giappone".

 

GLI AMERICANI SCOPRONO LA MONGOLIA. 

CHE RISERVA CINQUE SORPRESE

18 novembre2005  - Lunedì 21 novembre 2005 resterà, nel bene e nel male, una data storica per la Mongolia. Per la prima volta in assoluto un presidente degli Stati Uniti visiterà il Paese: George W. Bush atterrerà a mezzogiorno all'aeroporto Buyant Ukhaa di Ulaanbaatar e si fermerà nella capitale circa cinque ore durante le quali si incontrerà con il presidente Enkhbayar, con il primo ministro Elbegdorij e con le autorità dell'esercito che sta appoggiando gli Usa nella guerra all'Irak. Ineressanti le considerazioni di George Lewis, corrispondente per la Nbc. Il giornalista americano elenca alcune sorprese che la Mongolia gli ha riservato: 1) "I Mongoli amano gli americani", scrive stupendosi che in un Paese dove lo stipendio medio è di 500 dollari all'anno uno statunitense possa essere ospitato in una gher o in una casa e invitato gratuitamente a godere di vitto e alloggio. 2) "Un governo comunista è un governo libero". 3) Che la Mongolia, pur avendo solo 11.000 soldati nell'esercito, ne abbia destinato molte centinaia per appoggiare gli Stati Uniti in Irak e Afghanistan. Probabilmente l'intesa non è tanto ideologica quanto relativa agli aiuti americani, circa 18 milioni di dollari all'anno. 4) "Le donne sono il motore della società": il 60% dei laureati sono ragazze; l'80% de medici e degli insegnati e oltre il 70% degli avvocati sono donne. 5) "L'inglese è diventata la seconda lingua ufficiale; perfino il sito governativo è scritto in due lingue, mongolo e inglese". Insomma, la Mongolia riesce a stupire anche gli americani. 

 

BUSH A ULAANBAATAR: E' IL PRIMO PRESIDENTE 

DEGLI USA A VISITARE LA MONGOLIA

12 novembre 2005 - Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush (foto) concluderà proprio in Mongolia il suo tour asiatico che comincerà lunedì 13 novembre 2005 e che toccherà alcune mete strategicamente fondamentali per l'equilibrio dei rapporti mondiali. Dopo la turbolenta accoglienza in Sudamerica, dove Bush è stato dal 3 al 6 novembre, il presidente seguirà le tracce del governatore della California Arnold Schwarzenegger, uscito sconfitto (come Bush) dalla tornata elettorale dei giorni scorsi negli Usa. All'ordine del giorno delle visite asiatiche: la libertà degli scambi e il commercio mondiale, i timori nucleari alla luce dei programmi militari della Nord Corea e l'azione di prevenzione della pandemia da influenza aviaria. L'Air Force One farà tappa in Alaska prima di sbarcare a Kyoto. Il 15 Bush sarà a Pusan, in Corea del Sud, dove incontrerà i leader coreano, malese e indonesiano. Il presidente Usa, insieme al segretario di Stato Condoleezza Rice, reduce dalla missione in Medio Oriente, si recherà quindi in Cina dove incontrerà il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao. Lunedì 21 Bush partirà da Pechino e giungerà a Ulaanbaatar, dove sarà accolto dal presidente della Mongolia Enkhbayar e da tutte le maggiori autorità del Paese. E' il primo presidente nella storia degli Stati Uniti a fare visita alla Mongolia. Non tutti ne sono lieti, ma resta comunque un evento.

 

IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI BUSH E CONDOLEEZZA RICE 

IN MONGOLIA IL 21 NOVEMBRE 

5 novembre 2005 - Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush sarà in Mongolia il 21 novembre 2005, insieme al Segretario di Stato Condoleezza Rice. La visita rientra nel tour asiatico che partirà il 10 e si concluderà il 21 novembre. La delegazione statunitense si recherà in Israele, nei territori palestinesi, Arabia Saudita, Bahrein, Corea del Sud, Cina e Mongolia. E' di poche settimane fa la visita a Ulaanbaatar del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, a dimostrazione dei rapporti sempre più stretti fra Usa e Mongolia.

 

IL PRESIDENTE ENKHBAYAR PARLA ALLE NAZIONI UNITE

16 settembre 2005 - Il nuovo presidente della Mongolia Nambar Enkhbayar (foto) ha partecipato al summit mondiale in corso alle Nazioni Unite di New York in occasione della 60a sessione dei lavori dell'Onu. La Repubblica mongola ha avuto in questi ultimi anni un ruolo di rilievo negli equilibri internazionali, soprattutto  dal punto di vista politico.

 

FUTURO DELL'EST, ANCHE LA MONGOLIA IN CAMPO

28 giugno 2005 - I leader della SCO, I Paesi che aderiscono alla Shangai Cooperation Organization si sono incontrati ad Astana, in Kazakistan, per discutere le strategie future dei Paesi dell'Est (dagli ex stati sovietici alla Cina), tra cui la Mongolia. Era presente il nuovo presidente della Repubblica Mongola, il 46enne Nambarin Enkhbayar (nella foto è il secondo da destra). Tra i Capi di stato e i premier, ha partecipato ai lavori anche il leader russo Putin (quarto da sinistra).

 

 

 


 


 

 

LA MONGOLIA HA UN NUOVO PRESIDENTE: 

NAMBARIIN ENKHBAYAR, LEADER DEL PARTITO RIVOLUZIONARIO DEL POPOLO  (MPRP)

23 maggio 2005 - Con il 53% dei voti, Nambariin Enkhbayar (foto) è stato eletto nuovo Presidente della Repubblica di Mongolia. Enkhbayar è stato premier dal 2000 al 2004 ed è capo del Partito rivoluzionario del popolo mongolo. Ha battuto Jargalsaikhan del Partito repubblicano e Erdenebat del Nuovo partito democratico socialista della madrepatria. Enkhbayar succede a Bagabandi, dello stesso Mprp. E' stata la quarta elezione presidenziale della giovane democrazia mongola che ha voluto ancora premiare un uomo di stampo comunista, a scapito dell'opposizione che non è ancora riuscita a guadagnarsi una credibilità a livello interno ed estero. 

 

MANIFESTAZIONE A ULAAN BAATAR CONTRO LA CORRUZIONE

28 marzo 2005 - Massiccia e pacifica manifestazione popolare a Ulaan Baatar: un migliaio di persone è secsa in piazza per chiedere al Governo maggiore democrazia, sulla scia delle proteste avvenute in Kirghisistan. I dimostranti, guidati dal Jscm (Just Society Civic Moment), un movimento indipendente, hanno chiesto le dimissioni di alcuni funzionari corrotti e l'apertura di un'inchiesta sulla destinazione di quasi 3 milioni di dollari di fondi pubblici. Nel mirino dei manifestanti anche il premier Namaryn Enkhbayar, che sarebbe reo di aver manipolato gli organi di informazione per essere riconfermato in occasione delle elezioni del giugno 2004. Una nuova manifestazione è prevista per il 7 aprile. La Mongolia è una repubblica parlamentare dal 1992, dopo settant'anni di regime comunista, legato a filo doppio con l'ex Unione Sovietica. Attualmente è governata democraticamente dal Partito Comunista Rivoluzionario.

 

In attesa del nuovo presidente, 

la Mongolia conferma le truppe in Iraq

11 marzo 2005 - Le truppe mongole restano in Iraq, nonostante la tendenza della coalizione di perdere pezzi. L'Ucraina ha infatti deciso di ritirare il contingente e presto altre nazioni della Forza multinazionale ne seguiranno l'esempio. La Mongolia è attesa alle presidenziali di maggio e la decisione è delegata al successore di Bagabandi. Al momento la Mongolia è presente sul suolo iracheno con 180 uomini, undicesima nazione (su 25) per consistenza numerica. La Polonia, che inizialmente ospitava il contingente mongolo, ha avviato il ritiro delle truppe a gennaio 2005 e lo completerà all'inizio 2006. Oltre agli Usa, la coalizione è presente in Iraq con 8.761 soldati inglesi, 3.600 coreani del sud, 3.085 italiani, 730 romeni, 550 giapponesi, 496 danesi, 485 bulgari, 400 australiani, 400 georgiani, 380 salvadoregni e 180 mongoli. Anche il vicino Kazakistan è presente con 29 effettivi.

 

Dagli anni '80 al 2005 

(tratto da Edt Microguide): 

Con la crisi del regime sovietico, nei primi anni '80, il governo mongolo passò sotto la guida di Jambyn Batmonkh, un fautore del decentralismo che trasse ispirazione dal clima di riforme attuate in Unione Sovietica da Mikhail Gorbachov. Nel 1986, Batmonkh avviò anche in Mongolia un cauto tentativo di perestroika (ristrutturazione economica, politica e sociale) e glasnost (trasparenza politica), ed entro il 1989 furono riallacciati i rapporti diplomatici con la Cina. Il disfacimento dell'Unione Sovietica portò, per forza di cose, alla decolonizzazione. Solo poche persone erano preparate ad affrontare la velocità del cambiamento o pronte a prendere la palla al balzo. Nel marzo del 1990, furono indetti scioperi della fame e, nella piazza antistante il parlamento di Ulaanbaatar, si tennero gigantesche manifestazioni di massa in favore della democrazia. Gli eventi si susseguirono molto velocemente: Batmonkh venne deposto, nacquero nuovi partiti politici e le proteste e gli scioperi della fame proseguirono. A maggio il governo modificò la costituzione in modo da consentire la possibilità di elezioni pluripartitiche ma la popolazione delle aree rurali scelse a grande maggioranza di rimanere sotto l'ombrello protettivo del partito comunista. Le concessioni che il partito comunista fu obbligato a fare produssero la vittoria schiacciante della Coalizione Democratica della Mongolia nelle elezioni del 30 giugno del 1996, ponendo così fine a 75 anni di ininterrotto regime comunista. I vari governi che si sono susseguiti hanno cercato di attirare investimenti esteri e di attuare una politica di riforme e privatizzazioni basata sul modello occidentale, ma nel 1998 la soglia di povertà del paese era ancora piuttosto alta. Gli aiuti internazionali hanno in parte alleggerito la pesante situazione economica, ma la Mongolia deve ancora fare i conti con gli effetti di natura fiscale che comporta la ritrovata libertà. La Mongolia è entrata a far parte dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio nel 1997, ma ciò non è bastato a evitare l'espandersi di miseria e carestia su vasta scala. Nel luglio del 2000 il Mongolian People's Revolutionary Party (MPRP, l’ex partito comunista) ha vinto le elezioni parlamentari, conquistando 72 seggi su 76. Natsagiyn Bagabandi è stato rieletto nelle presidenziali del maggio del 2001, con una larga maggioranza, e si è impegnato a risollevare l’economia e le condizioni di vita (duramente provate dal rigidissimo inverno che aveva decimato i capi di bestiame e compromesso l’economia), approvando un pacchetto di misure per elevare, oltre agli stipendi, anche il livello della salute e dell'educazione. Ma anche l'inverno successivo è stato rigidissimo e tra l’ottobre del 2001 e il febbraio del 2002 sono morti 800.000 capi di bestiame. Nel 2002, per fronteggiare la maggioranza al governo, due partiti dell'opposizione (The Democratic e The Civil Will-Republican) si sono uniti in una coalizione denominata Democratic Power Coalition. La siccità, le fortissime nevicate, il rigido inverno 2003 con temperature inferiori ai 36 gradi sottozero, tra il 2002 e il 2003 hanno reso estremamente vulnerabili oltre 665.000 persone che vivono in 17 delle 21 province della Mongolia. Il zud, il fenomeno che permea di ghiaccio il terreno impedendo alle mandrie di pascolare, ha colpito in particolare Bulgan e Khuvsgul; nella sola provincia di Bulgan sono morti 31.600 animali. La Croce Rossa internazionale ha lanciato un appello per raccogliere 2,8 milioni di dollari in soccorso degli allevatori. Nel novembre del 2002 il Parlamento mongolo ha approvato una legge per la protezione del patrimonio faunistico e floreale, in linea con le disposizioni internazionali. Saranno quindi intensificati i controlli sulle esportazioni di animali, piante, pelli, trofei e altri oggetti oltre che sull'esercizio della caccia. Turisti e cacciatori sono avvisati! L’ex comunista Nambaryn Enkhbayar ha vinto le elezioni presidenziali svoltesi nel maggio 2005. Ha ottenuto il 53,4% degli oltre 900 mila voti scrutinati. Alle votazioni hanno partecipato altri 3 candidati. Il principale rivale, Mendsaikhan Enkhsaikhan del Partito democratico, ha ottenuto il 20% dei voti.