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RICORDI
Maschera Tsam

Realizzata tradizionalmente in cartapesta, viene indossata in occasione delle cerimonie Tsam dal XVIII secolo e reintrodotte in anni recenti dopo il divieto imposto dal governo filosovietico.

Le figure danzanti rappresentano divinità degli inferi, legate alla fede buddhista tibetana.

Tre occhi, corna taurine e una corona di teschi per esorcizzare gli spiriti maligni, per una danza propiziatoria legata al nuovo anno.

Libri di preghiere

Antichi salmi tibetani utilizzati nei monasteri mongoli e raccolti in contenitori di cotone e seta con fregi tradizionali e chiusi da legacci di corda. Dopo la terribile dominazione manchu, i monaci buddhisti sono stati perseguitati dal regime sovietico che ha sterminato la popolazione religiosa radendo al suolo quasi tutti i monasteri disseminati sul territorio mongolo. Solo alcuni sono stati risparmiati, fra cui Gandan a Ulaanbaatar (dei berretti gialli legati al Dalai Lama) e l'Amarbayasgalant (berretti rossi legati al buddhismo cinese e avversi al Dalai Lama).

Scacchi

I mongoli sono eccellenti e appassionati giocatori di scacchi. I pezzi sono leggermente diversi dai nostri. A sinistra, alcuni esempi di una scacchiera in legno di betulla. Nella fila in alto, da sinistra: il Terge (la nostra torre) rappresentata da un carretto trainato da uno yak. Il Noyon (il re), vestito con abiti sontuosi del capo villaggio. Bers (la regina) rappresentata da un leone. Sotto: Temee (l'alfiere) nelle sembianze di un cammello battriano. Mori (il cavallo) e l'Huu (il pedone) simboleggiato da un cucciolo di cane ma rappresentato anche da marmotte, lepri, topi e altri piccoli animali. Le regole sono identiche alle nostre: spesso in piazza Sukhbaatar si assiste a vivaci tornei in cui potreste essere coinvolti, a vostro rischio.

La conchiglia bianca

E' uno degli otto simboli di buon auspicio del Buddhismo tibetano e forse il più antico. Deve avere la spirale verso destra e viene suonata dai monaci per richiamare i fedeli alla preghiera nei monasteri. Nel significato buddhista rappresenta il dono della parola. E' davvero emozionante sentire il suo sono echeggiare nei monasteri mongoli di Gandan (Ulaanbaatar), Amarbayasgalant (Selenge) e Erdene Zuu, Karajorum (Uvurkhangai). Foto Federico Pistone

Vajra e Ghanta

Oggetti fondamentale della simbologia buddhista, come di quella induista. Il Vajra, in sanscrito, significa fulmine o diamante e richiama il Vajrayana, la forma di Buddhismo presente in Mongolia. Rappresenta la forza, l'indistruttibilità dei precetti lamaisti ed è spesso visibili nelle rappresentazioni delle divinità buddhiste. La campana è l'altro oggetto che viene consegnato ai nuovi monaci. La ghanta, secondo la terminologia sanscrita, rappresenta la saggezza e viene suonata durante le cerimonie nei monasteri lamaisti.

Pipa ed erbe

Direttamente dagli Tsaatan, gli Uomini renna che vivono nella taiga della Mongolia settentrionale, una pipa scolpita nella betulla da parte di Gombo, "re" di quest'etnia; e un sacchetto di erbe "miracolose" contro mal di testa e insonnia, raccolte e lavorate dal "druido" Bat.

Campanelli per bambini

Sono piccoli sonagli di bronzo infilati in un braccialetto di corda e vengono messi ai polsi dei bambini con due precisi scopi: tenere sotto controllo i piccoli più vivaci e spaventare gli spiriti maligni.

Sacchetto della spesa

La svastica, tristemente famosa per la storia europea, ha un significato ben diverso nella tradizione millenario del Buddhismo e anche dell'Induismo: è un simbolo sacro e benaugurante. In questo caso è stata utilizzata per accompagnare la scritta per un sacchetto di plastica di un negozio di Ulaanbaatar.

Coltellino

Coltellino con manico in osso e argento e lama intarsiata con fregi raffiguranti una spada e una gher, la tradizionale tenda dei mongoli.

Ciotole

Ciotole in pietra e fregi d'argento che rappresentano antiche simbologia mitologiche. Per contenere liquidi, come vodka, airag (il latte di giumenta fermentato), té allungato con sale e latte di yak.

Borsette tradizionali

Le donne di Arvaikheer, capolouogo dell'Uvurkhangai, realizzano questi manufatti (borse, astucci, tovaglie e altri articoli) di seta e cotone con fregi della tradizione spirituale mongola. I missionari della Consolata mettono in vendita questi oggetti per aiutare a finanziare progetti concreti per i bambini e per la popolazione del Paese. Un'ottima idea per acquistare utili e splendidi souvenir contribuendo a una causa umanitaria. Gli oggetti si possono acquistare anche a distanza e riceverli direttamente a casa. Basta consultare la sezione Aiutiamo la Mongolia, o scrivere direttamente alla responsabile della Missione della Consolata, suor Lucia. suorlucy@hotmail.com

Medaglie celebrative filosovietiche

Medaglie celebrative filosovietiche acquistate sulle bancarelle del grande mercato nero dello Zakh (nome ufficiale Narantuul), alle porte di Ulaanbaatar. Il simbolo mongolo della libertà, il Soyombo, viene costantemente associato alla stella che rappresenta il comunismo. Queste due medaglie rosse sono state realizzate nel 1971 per i 50 anni dell'alleanza con i sovietici.

Spille

Spille militari che venivano applicate sull'uniforme dell'esercito mongolo durante il regime sovietico, cioè dal 1921 al 1990. Immancabile il cavallo e il soyombo, simboli della Mongolia e la stella rossa che rappresenta il comunismo. In alto a destra, un distintivo delle forze aeree, caratterizzato dalle ali d'oro.

Vodka

I mongoli amano bere e cercano di farlo nel modo migliore. La qualità della vodka mongola è eccellente, grazie soprattutto alla purezza dell'acqua e degli elementi utilizzati. A sinistra, alcune marche locali, tra cui spiccano, a sinistra, tre bottigliette di vodka "Chinggis Khan", tra le migliori in commercio.

Incensiere

Incensiere in bronzo, utilizzato nei monasteri ma anche nelle gher e nelle case. I buchi sul coperchio servono per infilare bastoncini d'incenso. All'interno del contenitore vengono spesso inserite polveri profumate provenienti da foglie o da resine.

Penna d'aquila

Penna d'aquila, raccolta nell'Altai. Lunga circa 40 centimetri appartiene probabilmente a un'aquila clanga, uno dei numerosi rapaci che sorvolano i cieli della Mongolia, nonostante il sensibile decremento della popolazione avicola avvenuto negli ultimi anni.

Statuette di Buddha

Statuette di Buddha e di altre divinità mutuate dalla religione tibetana. Sono realizzate in materiali vari: pietra grezza, ceramica pitturata, argento e bronzo, secondo la migliore tradizione di Zanabazar, il più grande artista della storia mongola.
Vedi sezione a lui dedicata.

Khadak

La sciarpa sacra che unisce simbologie buddhiste lamaiste a quelle sciamaniche. La si trova ovunque in Mongolia: annodata ai portoni delle case, delle gher e dei monasteri, utilizzate come sciarpe o cinture, offerte agli dei e agli antenati e collocate attorno ad alberi, cespugli e soprattutto abbandonate sugli ovoo, gli altari sacri dove i nomadi si fermano a pregare. Gli Khadak più diffusi sono quelli azzurri, legati al concetto del sacro Tengrì, il cielo, a cui anche Gengis Khan rivolgeva le sue preghiere prima di ogni battaglia. Ma ci sono sciarpe di tutti i colori, come testimonia la foto sopra (di Federico Pistone) con un ovoo ricoperto da un arcobaleno di Khadak.

Quadro

Quadro realizzato dal pittore mongolo Ganbat con una tecnica antica tradizionale che prevede l'utilizzo di pigmenti naturali per la realizzazione dei colori. Il soggetto è un classico scontro in battaglia con il condottiero mongolo Gengis Khan (a destra) mentre combatte, e naturalmente sconfigge, il nemico cinese. Misura del dipinto: 70x55 cm.

Pupazzi in feltro

Bamboline tradizionali e giochi per bambini, realizzati in feltro, un tessuto molto utilizzato dai nomadi mongoli anche come isolante dal freddo per le gher. A sinistra, due deliziose bambole che raffigurano una coppia con lo sfarzoso abbigliamento di una delle venti etnie presenti sul territorio mongolo. Sopra, un pendente con cinque triangolini e una volpe tutti in feltro naturale.

Contenitori per il tabacco realizzati in pietra colorata con tappo in corallo

Ogni nomade ne possiede uno che tiene sempre infilato nel cappotto chiamato "del", pronto da offrire ad amici e persone che si incontrano. Vietato rifiutare una "sniffata": il tabacco viene raccolto con un bastoncino collegato al tappo e posto sul dorso della mano prima di essere inspirato profondamente.

Pipa

Un dragone stilizzato costituisce la struttura di questa pipa in bronzo e corallo, impreziosita da piccoli draghi e altri animali mitologici. I nomadi mongoli inseriscono il tabacco nel foro superiore e poi lo usmano o lo aspirano dalla bocca del dragone principale. Un'operazione che è meglio evitare per i nostri nasi occidentali.

Contenitori di preghiere realizzati in rame

All'interno migliaia di preghiere vergate su pergamena e pressate in un rotolo. I fedeli ruotano in senso orario il perno che fuoriesce dalla cima perché le preghiere formulate si avverino.

Scatole di fiammiferi con le effigi dei Khan, che rappresentano quasi delle divinità per i mongoli

Sulle confezioni vengono riportati i ritratti, la scritta in cirillico e in antico alfabeto uiguro e la data di nascita, morte e periodo del regno. Per approfondire la vita degli imperatori mongoli visitate le sezioni GENGIS KHAN e I KHAN

Zuppa in busta

I nomadi certamente non ne hanno bisogno (hanno i prodotti freschi a portata di mano) ma i cittadini di Ulaanbaatar stanno ormai prendendo i "difetti" occidentali e sempre più spesso nei supermercati si trovano questi preparati pronti e veloci da cucinare: carne liofilizzata, accompagnata da verdure da far "rinascere" nell'acqua di cottura. Unica cosa tradizionale le immagini del bambino nomade e delle greggi che pascolano libere e selvagge.

Banconota del 1909, quando il Paese era ancora sotto il giogo dei manchu

Solo nel 1919 i mongoli potranno proclamare l'indipendenza. Nel 1925 la Mongolia adotterà la nuova moneta, il tugrug, in vigore ancora oggi.

Pigne preziose

Cinque piccole pigne raccolte nella località di Burkan Khaldun, nella regione del Khentii, dove si presume sia sepolto Gengis Khan con tutti i suoi immensi tesori. Numerose spedizioni, più o meno tecnologiche, hanno cercato di individuare il sepolcro del grande condottiero mongolo, ma per ora senza esito. Del resto, lo stesso Temujin aveva ordinato che nessuno avrebbe mai dovuto profanare la sua tomba. Durante il trasferimento della sua salma, tutti coloro che avevano la sventura di trovarsi sulla rotta del corteo venivano uccisi, e tutti i cavalieri che seppellirono Gengis Khan si tolsero la vita perché nessuno conoscesse mai il luogo preciso. Speriamo che il segreto resti ancora tale. In alto a destra, la zona del Burkhan Kaldun.

Sciarpa in lana di yak

Un capo molto morbido ancora più costoso del cashmere, anche perché poco richiesto sul mercato internazionale. Gli yak sono animali molto comuni in Mongolia, grazie alle temperature rigide molto gradire da questi bovini dalla lana molto lunga e morbida. Sono animali mansueti ma non sono mucche: meglio evitare di avvicinarsi troppo, soprattutto se ci sono cuccioli nei paraggi.

"Souvenir" dal Gobi

Il deserto del Gobi è uno dei più sorprendenti del pianeta. Con il suo clima estremamente secco e con la sua escursione estrema è un vero e proprio "frigorifero" che conserva reperti straordinari, come i più importanti scheletri (e uova) di dinosauro scoperti al mondo. Ma ci sono anche altri piccoli reperti. A sinistra in alto, un fossile e alcuni sassi antichissimi. Sotto, alcuni cocci di una coppa di origine ed epoca imprecisate. In alto, dei rami della rada vegetazione a cui è rimasto attaccato un ciuffo di lana di capre da cashmere che popolano il Gobi.

Corde di peli di cammello (a sinistra) e di yak (a destra)

I nomadi mongoli le utilizzano per legare gli animali e radunarli di notte per evitare che eventuali attacchi dei lupi possano sparigliare le mandrie.

Cartoncino di auguri realizzato con acquarelli su cartone

La tecnica è quella classica dei dipinti dei nomadi. In questo caso, è raffigurato un villaggio degli Tsaatan, gli Uomini renna che vivono nel nord della Mongolia, con le tradizionali tende coniche, chiamate urtz.

Pacchetto di sigarette

La produzione è occidentale, ma le scritte e il simbolo sono mongoli, con tanto di avvertimento dei danni provocati dal fumo. I nomadi mongoli amano molto fumare, ma preferiscono il tabacco da fiuto. Trovano le nostre sigarette troppo forti: accetteranno per cortesi un'eventuale offerta ma finiranno per tossire a oltranza, dimostrando però gratitudine per l'esperienza.

Biglietti d'ingresso

A destra, il tempio-museo del Choijin Lama; a sinistra, il monastero di Gandan. L'ingresso ai musei e ai luoghi di culto in Mongolia è generalmente economico, ma il prezzo aumenta vertiginosamente se si vogliono realizzare riprese fotografiche o con la videocamera.

Biglietto da visita del ristorante Roma nel centro di Ulaanbaatar

A sinistra, il conto di un pranzo. Le specialità dei menu mongoli sono le zuppe di carne di montone, i ravioli al vapore (buuz) e quelli fritti (khushuur).

Biglietti aerei della Miat, la compagnia di bandiera mongola

A sinistra, la ricevuta del pagamento della tassa aeroportuale (12.500 tugrug), abolita dal 2006, da quando l'aeroporto Buyant Ukhaa è stato ribattezzato Gengis Khan.

Babbucce in feltro per bambini

Questo materiale, ottenuto dalla lana battuta con un bastone, è molto utilizzato dai nomadi (anche per le gher) per le sue qualità di isolamento termico.

Pass per il Naadam

Un'autorizzazione ufficiale del 2000 per assistere da vicino alle gare e alla celebrazione del Naadam, la più antica e sentita festa dell'intera Mongolia. Si svolge in tre giorni dall'11 al 13 luglio e rievoca le gesta di Gengis Khan. Dopo una sontuosa cerimonia nella piazza principale di Ulaanbaatar, si passa alle competizioni: allo stadio principale si danno battaglia centinaia di lottatori per conquistare il titolo di "uomo più forte della Mongolia". In uno stadio minore si battono gli arcieri, mentre su un campo aperto si scatena la gara a cavallo, dove spesso i protagonisti sono dei bambini incredibilmente abili a cavalcare. Vedi sezione Naadam.