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AMBIENTE

TERRITORIO

La Mongolia è grande cinque volte l'Italia e ha una popolazione cinquanta volte inferiore alla nostra. Improponibile il confronto delle densità: 190 abitanti per chilometro quadrato per l'Italia, solo 1,3  per la Mongolia.
Le caratteristiche morfologiche e meteorologiche rendono assai ardui gli insediamenti sul territorio mongolo: circa un terzo della popolazione è concentrata nella capitale Ulaanbaatar. Le conseguenze si avvertono anche sul piano sociale: la mortalità infantile raggiunge il 60 per mille (contro l'8 dell'Italia), gli analfabeti sono quasi il 20 per cento.
La Mongolia, schiacciata tra l'ex Unione Sovietica e la Cina, ha quattro zone geografiche distinte: a ovest i monti dell'Altai (dove vive lo straordinario leopardo delle nevi), a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere (si incontrano lupi, orsi, volpi, daini, cinghiali, zibellini), dal centro a est si stendono le steppe (onnipresenti le marmotte e vari ungulati) e la regione degli altopiani, a sud il deserto del Gobi (caratterizzato dalla presenza dei cammelli selvatici). Numerose le specie di uccelli (soprattutto enormi rapaci) e di pesci (salmoni, storioni, trote). La cima più alta è il Tavanbogd (poco più basso del Monte Bianco, 4374 metri), il fiume più lungo è il Selenga (615 chilometri, poco meno del Po) che affluisce nel lago Baikal. Il lago più vasto è l'Uvs Nuur (dieci volte il lago di Garda), ma nella stessa regione settentrionale si stende il meraviglioso Khuvsgul Nuur, il più frequentato anche dal punto di vista turistico dell'Asia centrale (262 metri).


Non solo steppa e deserto

La Mongolia si trova fra la foresta boreale siberiana e il deserto del Gobi, quindi fra il confine meridionale del permafrost e quello settentrionale del deserto centro-asiatico, abbracciandoli entrambi. E’ un bello spiegamento di specie vegetali, molte autoctone o rare e alcune di recentissima scoperta, come le 22 nuove specie classificate da scienziati russi e cinesi sulle remote montagne dell’Altai. Il clima è continentale con marcate variazioni di temperature stagionali e bassa piovosità, e quantunque la maggior parte del Paese sia pianeggiante con colline arrotondate, ci sono diverse notevoli catene montuose con circa metà del territorio a più di 1400 mt sul livello del mare, essendo la parte più bassa a 560 mt (Khokh nuur) e quella più alta a 4.374 mt sui rilievi dell’Altai (Punta Khuiten, nella foto). Qualche numero per capire l’importanza della biodiversità vegetale in Mongolia: oltre 2.800 diverse specie di alberi, 900 di licheni, 400 di muschio, 700 di alghe, 900 di funghi. E ancora: migliaia di specie di erbe, fra le quali più di 900 usate per la medicina tradizionale (estratti 250 tipi diversi di olii essenziali) e – ancor più impressionante – 200 impiegate anche dalla medicina moderna e 3.000 attualmente studiate dalla farmaceutica occidentale. Infine, oltre 360 specie vegetali endemiche e 128 inserite nell’elenco dei vegetali da salvare in Mongolia, perché in pericolo di estinzione. La vastità del territorio, la posizione geografica e geologica hanno dato origine ad un eccezionale insieme di zone naturali, che possiamo a grandi linee schematizzare in sei diversi ecosistemi.

Dalla betulla al loto delle nevi
Le foreste - boreale ed alpina - occupano il 3,8% del territorio, sono composte da alberi tipici della taiga, betulle e conifere: pino e in maggior parte larice siberiano (Larix sibirica), che si rigenera lentamente. E’ in corso un progetto della World Bank per capire ed eventualmente aiutare il complesso sistema di crescita del larice: i semi possono essere mangiati dagli animali o cadere sul permafrost, i giovani arboscelli rosicchiati o distrutti dagli insetti. Gli incendi, i disboscamenti a scopo commerciale, l’impatto delle attività umane, sono tutti ostacoli alla crescita della foresta ed è indispensabile trovare il sistema per invertire l’attuale trend negativo. Nell’ambiente della foresta e nei pascoli freschi d’alta quota vivono molti progenitori delle specie che abitano le nostre Alpi, fra gli altri la betulla nana (Betula albo sinensis), l’astro alpino (Aster alpinus), la liquirizia (Glycyrhiza uralensis Fisch) le colorate borracine (svariati tipi di Sedum), le genziane (Gentiana algida e barbata) e numerose varietà di stelle alpine (Edelweiss) che nella stagione di fioritura sono tanto fitte che alcune radure appaiono ammantate di neve. Sulle pendici dell’Otgon Tenger, la montagna sacra per i mongoli, fiorisce il vansembru o loto delle nevi (Saussurea dorogostriskii, nella foto), un fiore sacro che cresce fra i 2.500 e i 3.000 metri, usato dagli sciamani come pianta medicinale. Solo i Lama potevano raccoglierlo, celebrando un rito speciale per chiedere perdono al Tengger dell’affronto fatto alla natura. E’ una pianta tipica degli altopiani tibetani, ora in serio pericolo di estinzione dopo che i cinesi, scoprendo le gioie del capitalismo, ne fanno incetta a sacchi per immetterla sul fiorente mercato delle medicine alternative. Le steppe, praterie e pianure arbustive della Mongolia (84%) contengono la parte più consistente della flora di questo grande Paese.

Un tappeto di rabarbaro e artemisie
Per secoli i nomadi hanno viaggiato con il bestiame allo stato semi-brado attraverso pianure immense, tracciando un complesso reticolo di rotazione stagionale dei pascoli, la grande ricchezza comune venerata come il bene più prezioso dall’intera comunità. Ora, in bilico fra tradizione e modernizzazione, i mongoli rischiano di isterilire la loro fragile e splendida terra. Molte praterie a pascolo soffrono per l’eccessivo sfruttamento che non permette all’erba di rigenerarsi con l’arrivo della primavera, gli scavi minerari inquinano e sconvolgono il territorio. La steppa mongola è caratterizzata da vegetazione erbacea bassa e fitta, un tappeto che a fioritura diventa uno spettacolo indimenticabile. Piccoli arbusti di efedra (Ephedra sinica), ciuffi di rabarbaro (Rheum palmatum) e di profumatissime artemisie (Artemisia caespitosa Ldb, nella foto), dalle spiccate virtù medicinali e l’altra specie (Artemisia halodendron), poi la bella peonia (Paeonia lactiflora) fra innumerevoli altri. Ma il re della flora in Mongolia, il diretto progenitore di tutte le specie analoghe coltivate nel mondo, è forse il giglio selvatico (Lilium pumilum). E’ un bellissimo fiore dai petali dolci (qualcuno assicura squisiti, ma non assaggiatelo!) che i mongoli usano in polvere a scopi medicinali o nei riti sciamanici, oppure come impiastro contro la puntura di ragni, o triturandone le radici per decotti curativi. Sta diventando abbastanza raro, per cui è preferibile lasciarlo dov’è nato e portarsi in ricordo solo qualche bella foto.


I poteri del ginseng siberiano
La vegetazione mista e le colture ricoprono solo il 2% della superficie, mentre le aree urbane occupano lo 0% del territorio mongolo. Non è un errore tipografico, è la felice realtà di una terra vasta, la cui scarsissima popolazione è concentrata in poche città, principalmente nella capitale Ulaanbaatar. Naturalmente qui stiamo considerando il punto di vista ambientale, l’incanto che prova un visitatore di fronte a una natura viva ma cristallizzata nei secoli, che ancora regala alcuni rimedi naturali conosciuti in tutto il mondo. Uno per tutti: il celebre Ginseng siberiano (Eleutherococcus senticosus), un arbusto spinoso che cresce spontaneo nelle nelle zone freddo-temperate della Mongolia. Differisce dal suo parente stretto, il ginseng coreano, per la tipica radice carnosa e per l’assenza di tossicità ed effetti collaterali. Pare sia un tonico utile e affidabile per chi è affetto da astenia fisica o psichica, un rinforzo per il sistema immunitario. Cresce anche più a Nord e dicono che venisse somministrata agli astronauti russi per migliorarne la resistenza fisica.

Gli spinaci del Gobi
Il deserto. L’11% della superficie è costituito da vegetazione sparsa, zone aride, neve o ghiaccio. Per quel che concerne la flora è di primaria importanza, anche per i suoi endemismi, il territorio del Gobi: ampie zone aride o semi-aride, dove su suolo prevalentemente sabbioso cresce una vegetazione sparsa, preziosa perché esercita la funzione di controllare i movimenti delle sabbie: Prunus armeniaca, Rosa dahurica, Ribes diacantha fra le altre, con alcuni endemismi rari, come la Cistanche deserticola, anch’essa usata a scopo medicinale. E ancora: il Thymus gobicus, una particolare varietà di timo o l’ Atraphaxis manshurica, un arbusto caduco alto fino a 1 metro che porta delicati fiori rosa a cinque petali. La specie più importante è rappresentata dal genere Chenopodiacee, piante che hanno un’ottima resistenza all’aridità del deserto, dove sopravvivono con meno di 100 mm annuali di pioggia. Una curiosità: alla stessa famiglia, che conta circa 1.400 specie, appartiene anche il nostro popolare spinacio (Spinacia oleracea) importato in Europa proprio dall’Asia Centrale.

Non solo steppa e deserto
Zone umide, laghi e fiumi mongoli sono piuttosto estesi ma in confronto alla vastità del Paese coprono solo l’1,2% della superficie totale. Nelle zone più fredde e montagnose, vive la Rodiola Rosea, una pianta erbacea che si può trovare anche sulle Alpi e sui Pirenei. I suoi fiori di colore giallo hanno un caratteristico profumo di rosa e il suo utilizzo medicinale è popolare fra gli abitanti del nord, che ne consumano la radice sotto forma di infuso. Nelle zone umide prosperano molte diverse specie vegetali, citiamo qui una delle tre specie endemiche di papaveri, il Papaver baitagense,e poi la Parnassia palustris, la Potentilla anserina e l’Eriophorum altaiens. Vi sono molte specie di giunchi, alcune, come il Juncus salsuginosus, perfettamente adattate a vivere in acque ad alta salinità come quelle del grande lago Uvs nuur.

Funghi, alimento spirituale

Un breve cenno al regno dei funghi, che crescono in numerose specie nelle regioni montagnose nel Nord della Mongolia. Non si conoscono ricette mongole a base di funghi, ma nei mesi estivi nel mercato all’aperto della capitale Ulaanbaatar, è possibile reperire funghi freschi in vendita: gli abitanti li usano nella medicina tradizionale che è fortemente legata alla spiritualità della religione tibetana. Gli sciamani da tempi immemori fanno uso di funghi allucinogeni (psylocibe) durante le loro cerimonie di contatto con il mondo degli spiriti, una pratica antichissima che è stata documentata in diverse comunità primitive nel resto del mondo. Se i mongoli non si cibano di funghi, certamente li tengono in alta considerazione, come dimostrano le oltre 30 serie di bellissimi francobolli celebrativi emessi in Mongolia.

Vulcani, suggestione leggendaria
Secondo un’antica leggenda mongola tutti i venti del mondo nascono dal vulcano Korgo (Taryatu-Chulutu - 2.400 m.). E’ un bellissimo cono vulcanico situato a circa 250 Km a ovest di Ulaanbaatar, nella zona vulcanica di lave basaltiche che risalgono al periodo Miocene-Olocene. L’ultima eruzione conosciuta risale al 2.980 A.C, quando la lava fuoriuscita dal vulcano sbarrò la via al grande fiume Chulutu, dando origine al lago Terkhin-Tsagaan-Nur dalle limpide acque. In tutta la Mongolia vi sono cinque vulcani registrati sul database GVP (Global Volcanism Program) e l’attività sismica è bassissima.L’ultimo fenomeno è avvenuto nel 2002 nel campo vulcanico di Taryatu-Chulutu - 1.750 mt, situato nella Mongolia centrale, quando dall’Har-Togoo (in lingua mongola “Pentola nera”) sono state segnalate fumarole di vapore bianco che emettevano un forte rumore e le stazioni sismiche, situate a una quindicina di chilometri di distanza, hanno rilevato un terremoto di magnitudo 2-3,5. Gli altri campi vulcanici sono: il Khanuy-Gol o Bulgan - 1.886 mt - che, a Nord del centro urbano di Bulgan, comprende il ben conservato Togo i cui coni sono ricchi di mega-cristalli di ilmenite; il Bus-Obo - 1.162 mt, situato a circa 100 km sud-est dalla capitale Ulaanbaatar ; i coni di ceneri di Dariganga - 1.778 metri - che comprendono oltre 200 coni di lava e cenere alti fra i 20 e i 300 mt che variano da parzialmente erosi a perfettamente integri; i campi vulcanici del Middle-Gobi - 1.120 metri, formati da tre bassi coni di ceneri basaltiche e situati al centro-sud del Paese, circa 150 km a sud dalla capitale. Al di là della suggestiva geomorfologia, i vulcani assumono per la Mongolia un significato mistico, legato soprattutto allo sciamanismo e ai suoi misteri. Per certi antropologi, i vulcani rappresentano addirittura la residenza di alcuni sciamani, ideale postazione tra terra, inferi e cielo. Una leggenda del folklore mongolo, di origine tibetana, racconta che gli dei che costruirono la terra diedero incarico ad una rana gigante di sostenerla sulla sua schiena. Quando la rana si agita, oppure salta nell’acqua, avviene un terremoto. Per approfondire la conoscenza dei vulcani mongoli, vai alla sezione VULCANI

Mara Tamburino per mongolia.it

 

Per un'ulteriore conoscenza della flora mongola, ci facciamo guidare da Mario Pellegrini, alpinista, fotografo, zoologo e autore, insieme a Lucio De Sanctis, Filippo Di Donato, Antonio Tansella e Michela Taddei Saltini, del libro "Mongolia Altaj" (Andromeda 1994). Un volume che racconta l'emozionante spedizione nei montuosi territori occidentali della Mongolia, ma che sconfina in molti aspetti della realtà di questo Paese, compresa cultura, storia, tradizioni, fauna e, appunto, flora.

ASTER ALPINUS, REGINA DELL'ALTAI

Sullo sfondo dei rilievi dell'Altai, un prato di aster alpinus (astro alpino, foto a sinistra), tipico della tundra e appartenente alla stessa specie europea.

EFEDRA, LA PRIMITIVA

Vive nelle zone sassose e aride (come il Gobi) l'efedra (Ephedra) un piccolo arbusto dai fiori rossi, che Pellegrini definisce "pianta primitiva".

PREZIOSO RABARBARO

Fioritura di rabarbaro (rheum palmatum), specie officinale che cresce allo stato spontaneo in Mongolia.

GENZIANA IN BIANCO

Variante bianca della genziana (gentiana), tipica dei "freschi pascoli di alta quota sugli Altai".

CYMBALARIA DAHURICA, LA SOLITARIA

Una specie rara di cymbalaria dahurica: cresce nella steppa e nelle aree semidesertiche.

SPLENDONO LE STELLE ALPINE

Le classiche stelle alpine, del genere Leontopodium. In Mongolia ne esistono diverse specie e sono molto diffuse.

I GIGLI DELLA PRATERIA

Molto utilizzato nella medicina popolare i bulbi del lilium pomilium, diffuso nelle praterie più fresche della Mongolia.

ARTEMISIA, PIANTA DI FIUME

I greti dei fiumi periodicamente asciugati si popolano di cespugli di Artemisia, "chiamata volgarmente genepì".

PAPAVERI DALLA SCORZA DURA

Resistono a condizioni climatiche estreme i delicati papaveri alpini, qui in una suggestiva versione gialla.

SAXIFRAGA, DAGLI APPENNINI ALLA STEPPA

Una saxifraga oppositifolia, identica a quella che si incontra sui nostri Appennini.

BETULLA NANA, CUGINETTA DEL SALICE

Tipiche della tundra, la betulla nana, ha caratteristiche simili al salice nano.

SEDUM, BORRACINE D'ALTA QUOTA

I sedum vivono fino a 3.500 metri di quota: sono piante grasse chiamate volgarmente borracine.