Mongolia.it
INNO
2.230 tugrik = 1 euro
AMBIENTE

PESCI

Emergenza sott’acqua
a cura di Mara Tamburino per mongolia.it

Anche la fauna ittica è minacciata. L’Homo Sapiens è un po’ miope, in generale soddisfatto del “qui e subito”, non si preoccupa se altre specie si estingueranno nel futuro più prossimo o lontano. Per fortuna ci sono persone che lavorano attivamente alla conservazione della natura, nella consapevolezza che ogni forma di vita che si estingue è una perdita irreparabile per tutta l’umanità. Per capire come impedire la scomparsa totale di una specie è indispensabile conoscere innanzitutto il suo habitat; è ciò che sta facendo un piccolo gruppo di studiosi mongoli nel campo dell’ittiologia, con la collaborazione della Banca Mondiale, della ZSL e dell’ UICN.

Nell’immaginario collettivo la Mongolia è un paese di steppe desertiche, eppure è ricca di corsi d’acqua, laghi e zone umide - in verità sempre più minacciate dal fenomeno della desertificazione - dove vivono diverse specie di pesci, alcune autoctone. Ne sono state censite 63, più 3 di recentissima attribuzione. La legge mongola che disciplina caccia e pesca vieta tassativamente l’esercizio della pesca dal 1° Aprile al 15 Giugno, ma data la vastità del territorio risulta ancora parecchio complicato farla osservare, d’altronde persino alcuni siti web ufficiali di parchi nazionali reclamizzano battute di pesca anche a pesci ormai vulnerabili, come il grande “Re dei Fiumi”, il Taimen.Il pesce più raro è lo Storione Siberiano (Acipenser Baerii, a destra) che in questi territori conta tre ulteriori sottospecie. In Italia alcunitecnici l’hanno ibridato con una femmina di Storione Cobice (Acipenser naccari), una specie endemica dell’Adriatico settentrionale, ottenendo una nuova razza pregiata da allevamento. E’ un pesce molto longevo, può vivere fino a 60 anni e raggiungere il peso di oltre 200 Kg, anche se la pesca intensiva per ricavare il caviale impedisce in pratica allo storione siberiano di pervenire a questa ragguardevole stazza. Vive nei fiumi Selenge e Orkhon, più la parte finale del fiume Kharaa.

Un piccolo pesce (141mm) endemico della Mongolia sopravvive in un ambiente durissimo: si tratta di un cobitide della famiglia dei ciprinidi, il Barbatula Dgebuadzeri, o Gobi Loach, di recente scoperto nel Deserto del Gobi, nel bacino del fiume Baidrgag vicino alla città di Zag. Non esistono a oggi informazioni sulla popolazione esistente, ma si è preso coscienza che è a grave rischio di estinzione a causa della vicina miniera d’oro che inquina il suo habitat.

Anche un altro raro ciprinide, il Leuciscus Dzungaricus, vive in un areale ristrettissimo e cioè unicamente nella parte inferiore del fiume Bulgan (Mongolia sud-occidentale) e nella vicina Cina.

 

Diverso il pericolo che corre il Coregonus Pidschian, un salmoniforme caratterizzato da una gobba vistosa sul capo, che si ciba di piccoli invertebrati, bivalvi e crostacei. La sua sopravvivenza è in forse perché nel lago Darkad e nei fiumi Uur ed Eg dove vive è stato introdotto un altro coregone (Coregonus Peled) per la pesca industriale, quest’ultimo sottrae prede e si ibrida con il pesce nativo. Della numerosa famiglia di coregonidi due specie sono presenti in Mongolia, ma non è chiaro se siano geneticamente distinte.

Altri salmoniformi presenti in Mongolia sono il Thymallus Grubei (Amur in mongolo, a destra nell'illustrazione IGFA, realizzata da Duane Raver), che predilige le acque fonde e impetuose ombreggiate da grandi alberi dei fiumi Kherlen, Onon e Khalkin, mentre nelle acque cristalline attorniate da montagne fitte di pini del grande lago Khuvsgul vive il Thymallus Nigrescens (Khadran in mongolo). Quest’ultimo pesce è presente con due popolazioni che probabilmente corrispondono a specie distinte, in quanto migrano per la riproduzione in epoche diverse.

La specie più grande di temolo presente in Mongolia è il Thymallus Brevirostris (Khadran in mongolo), raggiunge i 70 cm di lunghezza e un peso di oltre 3 kg. E’ un pesce endemico che per l’80% vive in zone protette, nei fiumi Khovd, Zavkhan e Bogd e inoltre nei laghi Khar, Khar Us, Achit, Tolbo, Airag, Tal, Khoton, Khorgon, Dayan e Khukh. La costruzione della centrale idroelettrica sul fiume Chono fra i laghi Khar Us e Khar sta causando una grave interruzione nei percorsi di migrazione di questa preziosa specie.

Un altro interessante endemismo della Mongolia è rappresentato dall’Oreoleuciscus Angusticephalus (Nohoi Sugas in mongolo, foto a destra), della famiglia dei ciprinidi. E’ un pesce onnivoro che può raggiungere i 10 kg di peso ed è presente in alcuni laghi del Parco Nazionale Khar Us Nuur e nell’area di protezione totale Uvs Nuur. Non essendo specificamente protetto, è soggetto ad una pesantissima attività di pesca, la cosiddetta “sportiva”, che ne pregiudica in modo grave la futura sopravvivenza. Questo pesce, dalla mascella inferiore molto accentuata e la grande testa allungata, vive anche nelle acque fresche e ferme dei laghi Khar Us, Khar, Nogoon, Khyargas, Achit, Tolbo e Uureg.

Ancora un esemplare della famiglia dei salmonidi: il Brachymystax Lenok (Zeveg in mongolo) cresce molto lentamente e raggiunge solitamente i 3 kg di peso, ma può arrivare ai 6 kg in età matura. E’ presente un po’ in tutti i fiumi e laghi freddi del Nord ed è probabilmente squisito, visto che sta diventando un cibo molto ricercato nella capitale mongola e in Cina.


Il grande Taimen

Ed ecco infine il più famoso rappresentante della fauna ittica mongola, il grande Taimen (Hucho Taimen, sotto nell'illustrazione IGFA, realizzata da Duane Raver), il pesce d’acqua dolce più grande del mondo che i mongoli chiamano semplicemente Tul. Appartiene alla famiglia dei salmonidi ed è la preda più ambita e reclamizzata da chi si occupa di pesca sportiva. Il Taimen, chiamato anche “Lupo di fiume” per la sua voracità estremamente aggressiva, mangia tutto ciò che può entrare nella sua enorme bocca e nella foga alimentare arriva a cibarsi anche dei suoi simili. E’ un grande predatore ormai quasi assente da altri luoghi dove un tempo abbondava, il fiume Kotuy in Russia e alcuni fiumi della Cina; fortunatamente ha trovato rifugio e ancora prospera nei fiumi che scorrono nelle remote zone del nord Mongolia: nei fiumi Shiskhed, Eg, Uur, Delger, Moron, Ider, Chuluud, Eroo, Selenge, Orkhon, Tuul, Onon, e nella parte superiore dei fiumi Kherlen e Khalkhin. Il Taimen può vivere fino a 50 anni o più; inizialmente si ciba di invertebrati ma verso i due mesi di vita diventa un predatore accanito. Cresce lentamente e raggiunge la maturità solo intorno ai sette-nove anni arrivando all’impressionante lunghezza di quasi 2 metri ; può pesare oltre 90 Kg. ma sono necessari molti anni perché un esemplare conquisti simile mole. E’ citato come “raro” nell’elenco delle specie presenti in Mongolia, e diversi fattori ne mettono in pericolo il futuro.

Primo: il lungo tempo che impiega a raggiungere la maturità sessuale, per cui molti esemplari vengono uccisi prima di aver contribuito alla continuità della specie.

Secondo: l’inquinamento dell’habitat proveniente dallo sviluppo rapido dell’attività di estrazione mineraria.

Terzo: la pesca praticata dai residenti (anche con metodi distruttivi come i tramagli, o addirittura granate e dinamite) per la vendita sui mercati locali o per l’esportazione illegale in Russia e Cina.

Quarto: l’intensa attività di “pesca sportiva” dei visitatori stranieri. Secondo le regole sarebbe permesso ai pescatori mongoli di catturare un massimo di due esemplari per uso personale, dietro rilascio di un permesso. Gli stranieri possono acquistare una licenza presso il Ministero dell’Ambiente, ma molti operatori turistici si accaparrano in blocco di permessi di pesca per i propri clienti, dalle autorità locali. D’inverno il Taimen, normalmente solitario, si raduna in grandi gruppi ed è ancor più esposto al bracconaggio da parte di pescatori locali e stranieri, ora che anche i luoghi più remoti sono raggiungibili con i fuoristrada. Inoltre alcuni operatori turistici ne permettono l’uccisione, anziché una più responsabile cattura con ami privi di ardiglione e successivo rilascio. Quante fughe fortunate potrà escogitare il Taimen per sfuggire alle insidie - anno dopo anno - in modo da vivere e riprodursi in pace fino alla vecchiaia? Varie associazioni internazionali si occupano attualmente della salvaguardia del magnifico Taimen, in collaborazione con studiosi delle Università mongole. I pesci vengono catturati, etichettati e forniti di trasmettitore radio monitorato tramite sistema telemetrico remoto. Di recente gli studiosi hanno osservato che ciascun Taimen possiede segni o macchie distintive uniche, come le nostre impronte digitali; è un’ipotesi davvero interessante che sarà confermata solo dopo ulteriori studi.