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RODOLFO LAVEZZO

Anche in bianco e nero la Mongolia offre tutte le sue suggestioni. Specialmente se le immagini risalgono agli inizi degli anni Settanta quando il Paese, dominato dall’influenza sovietica, era ancora off limits per gli stranieri. Rodolfo Lavezzo e la moglie Ivana hanno avuto la fortuna di visitare in quel periodo Ulaanbaatar per un viaggio istituzionale (ma anche romantico) e oggi, per la prima volta, aprono il loro album fotografico per mongolia.it. Tutto è nato da una email che Rodolfo ha inviato alla nostra redazione: “Caro Federico, ho letto l'articolo sul Corriere del tuo viaggio in Mongolia. Nel 1972 io e mia moglie siamo stati un mese ospiti del governo mongolo in questo immenso paese.

Abbiamo conosciuto di persona il presidente Tsedembal prima che fosse defenestrato: abbiamo visitato tutti quei posti che hai descritto. Hai fatto bene ad invitare i tuoi lettori a visitare questo immenso paese unico in tutto. Mi piacerebbe tanto tornarci, penso che sarà impossibile. Ti ringrazio di avermi ricordato questo bel paese che non scorderò mai. Distinti saluti. Rodolfo Lavezzo”. Da qui è scattato il desiderio di approfondire quella “storica” visita. Ed ecco riemergere, insieme ai ricordi del cuore, anche quei cimeli preziosi sotto forma di immagini, che restituiscono – almeno in parte – le emozioni vissute quasi quarant’anni fa. Le immagine sono un po' sparpagliate, come se uscissero da un vecchio baule. Ci sono foto ricordo di Rodolfo e Ivana, orgogliosi di posare con gli amici mongoli e accanto alle meraviglie naturali del Paese. C'è il naadam, la festa più importante che si svolge a luglio e che, nel 1972, non contemplava la possibilità di celebrare Gengis Khan, per il divieto imposto dal regime filosovietico che considerava il condottiero mongolo un "imperialista". Ci sono le manifestazioni ufficiali nella piazza Sukhbaatara della capitale, di cui si vedono anche scorci fra ciminiere (ancora oggi funzionanti e... inquinanti) e di templi. C'è Karakorum con il suo magico perimetro di stupa. Ma c'è anche la dolce Mongolia della natura incontaminata, dei nomadi senza tempo che scortano carretti guidati da yak e anche il deserto e le steppe infinite dove, beffardo, campeggia un cartello con la scritta "P": parcheggio libero. E' la Mongolia di quarant'anni fa, è la Mongolia di sempre.