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TOMMASO GOISIS LORENZO FUMAROLA & GIOVANNI SCOLARI

Ciao a tutti lettori di mongolia.it,

molti di voi saranno sicuramente già stati in Mongolia, quindi sapranno meglio di noi tutte le bellezze di questo incredibile paese e nei nostri racconti ritroveranno, speriamo con piacere, sensazione già note. Per chi, invece, non ci fosse mai stato, lo invitiamo a riflettere seriamente e a programmare un viaggio: se noi in 8 giorni ne siamo rimasti stregati, cosa potrebbe succedere in due settimane?

Siamo entrati in Mongolia Lunedì 10 Agosto 2009 dalla frontiera di Tsaganuur, il passaggio è stato agevole grazie all'organizzazione del nostro rally che ci avevo rilasciato una specie di “passaporto per il veicolo”. Cento metri dopo l'entrata ci siamo lasciati andare con un urlo liberatorio: non solo durante il precedente mese in viaggio, ma anche per tutto l'anno avevamo sognato questa terra e finalmente ce l'avevamo fatta, l'avevamo raggiunta in macchina partendo da Milano; contenere la gioia sarebbe stato impossibile. Poco dopo abbiamo dovuto prendere la prima decisione: prendere la via a Sud attraverso il deserto del Gobi, o scavalcare le montagne e passare a Nord, dove le piste sarebbero state molto più ardue e il clima più rigido, ma il paesaggio molto più vario? Rispettando il nostro motto, Exploro Ergo Sum, ci avventuriamo per la via settentrionale e subito ne veniamo ricompensati: passiamo attraverso un canyon strettissimo, con un piccolo fiume e qualche yak a farci compagnia. In corrispondenza delle gher i bambini escono subito festanti, ci salutano correndo e con dei sorrisi che non dimenticheremo mai. Dopo qualche chilometro affrontiamo il primo guado, 70 cm e una forte corrente: 4x4 inserite, marce ridotte e il Massif passa senza incertezze. Per il primo giorno pensiamo sia abbastanza, troviamo uno spiazzo adatto (ma ci si potrebbe fermare davvero ovunque) e campeggiamo. Il giorno dopo ci si apre dinnanzi il paradiso: dopo qualche ora di guida molto impegnativa per valicare una catena montuosa arriviamo al lago di Uureg Nuur, spettacolo immenso: uno specchio di acqua calmissimo incastrato tra montagne altissime che partono direttamente dalla sua riva, un bagno rinfrescante poi ci riposiamo sulle sue rive: proprio quello di cui avevamo bisogno. Arriviamo a Ulaangom, passiamo la notte in un piccolo albergo e il giorno dopo raggiungiamo il parco nazionale del Chiargas Nuur, facciamo una piccola tappa alla sorgente in cima alla montagna, poi piantiamo la tenda a pochi metri dall'acqua. Subito, dopo appena due giorni in Mongolia, veniamo invitati a cena da una famiglia che campeggiava lì vicino. Sapevamo della leggendaria ospitalità di questo popolo, ma provarla direttamente è stato bellissimo: ci hanno offerto di tutto, carne appena cucinata, noodles, verdure e quant'altro ci fosse in tavola. Abbiamo ricambiato con quanto potevamo: una piccola confezione di Nutella ciascuno! Il giorno dopo un'altra famiglia nel piccolo paese di Songino, dove ci eravamo fermati per fare benzina, ci ha invitato nella propria Gher a bere latte con loro per ripararci dal freddo, infatti fuori stava nevicando! Ci trovavamo talmente a nostro agio in quella Gher che abbiamo deciso di passare il pomeriggio con loro e di piantare la nostra tenda lì vicino, loro hanno apprezzato e si sono notevolmente aperti nei nostri confronti, ci hanno mostrato la laurea del fratello in economia e altri cimeli di famiglia. All'indomani abbiamo raggiunto il lago di Telmen Nuur, la famiglia ci aveva avvisato che avremmo trovato un clima molto rigido, quindi sulla strada abbiamo raccolto della legna e prima di andare a dormire abbiamo acceso un bellissimo fuoco. Ecco mentre seduti per terra ascoltavamo il crepitio del fuoco mischiarsi con il suono delle onde del l ago abbiamo realizzato quanto tutte le fatiche passate per arrivare fino in Mongolia, le infinite ore nelle varie frontiere, ma anche tutto quanto avevamo fatto per organizzare il viaggio durante l'anno, fossero il “prezzo” da pagare per poter assistere a uno spettacolo del genere. Il giorno dopo passiamo un valico di 3000 metri, la montagna ci accoglie prima con grandine, poi addirittura con una tempesta di neve! Campeggiamo sulle rive del lago di origine vulcanica nel parco nazionale del Khorgo-Terkhiin Tsagaan Nuur, la temperatura esterna è di circa 5 gradi, quello dell'acqua forse anche meno, ma uno di noi, Tommaso, decide lo stesso di fare il bagno! Quella sera fa talmente freddo che cuciniamo in macchina e prima di dormire riscaldiamo la tenda con il fornelletto! Il giorno successivo arriviamo a Tsetserleg, la città è molto carina, sembra incastrata tra le montagne, e in cima alla collina è dominata da un bellissimo tempio, che visitiamo: è uno dei pochi a non essere stati distrutti dal regime sovietico. La mattina dopo partiamo di buon'ora: è il grande giorno dell'arrivo a Ulaanbaatar, vogliamo quindi prendercela comoda per farlo durare il più a lungo possibile. La strada è in pessime condizioni: dove c'è, è piena di buche, dove non c'è le piste parallele sono piene di fango per le piogge dei giorni scorsi. Nel giorno dell'arrivo, però, le buche non ci danno per nulla fastidio, anzi siamo tristi quando troviamo asfalto se pensiamo a quanto ci mancherà ogni singolo sobbalzo una volta tornati. Entriamo a UB che è notte fonda, ma il contrasto con il resto della Mongolia è talmente netto che ci abbaglia fin da subito. Ci basta poco, però, per capire che la terra è sempre la stessa, o per dirla come i mongoli: “Che Gengis Khan è sempre Gengis Khan”: infatti mentre cerchiamo un ostello per passare la notte un ragazzo ci offre il suo telefono cellulare e ci fa da traduttore per chiamare la reception e chiedere indicazioni.

Dopo pochi minuti siamo già in un letto: un lusso rispetto ai giorni precedenti, ma i nostri pensieri sono ancora lassù, sulle montagne che ci hanno fatto compagnia per una settimana insieme a fiumi e laghi, nelle Gher delle famiglie che ci hanno accolto e in qualsiasi emozione vissuta in questo splendido paese.

Non sappiamo ancora quale sarà il nostro prossimo viaggio, chissà se in Africa, in India o in Sudamerica, quello che è certo è che una parte del nostro cuore è rimasta in Mongolia e sarebbe impossibile per noi non andare mai più a trovarla, quindi... alla prossima!

Tommaso, Giovanni e Lorenzo