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GIUSEPPE FISCHETTO

La Mongolia che ho visto ce l’ho ancora negli occhi, coi suoi colori incredibili. Ma, più di tutto, mi ha spiazzato la vastità dello spazio aperto, che mi ha fatto immaginare, forse per la prima volta, l’idea di infinito e di libertà assoluta.
 

Certo, anche l’architettura sovietica delle città ha il suo fascino, ma, chissà perché, tutti preferiscono la natura e gli animali… Ma ci ho pensato io a dare un po’ di dignità al recente passato!

 

Per me questo viaggio ha significato molto.

Mi ha fatto capire che il mondo merita di essere visto, toccato, annusato di persona.

Che la nostra visione della vita, per forza di cose tipicamente “occidentale-urbanizzata-nevrotica”, non è detto che sia la migliore.

Che fare la pipì all’aperto è una goduria.

Che ci sono anche dei giornalisti simpatici…

I compagni di viaggio sono stati incredibili, pazzi, incoscienti, qualcosa che va oltre la simpatia del momento.

Ce ne siamo resi conto tutti.

Sono convinto che quello che si è creato tra di noi resterà.

“Niente marijuana né pasticche,

noi si assume solo il due di picche…”