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PAOLA STORTI

Sono tante le impressioni, le immagini e le emozioni riportate che diventa difficile descriverle. Qualcuno mi aveva detto: "In Mongolia? Ma ci sono solo spazi immensi, monotoni e senza niente. Che ci vai a fare?". E io a queste persone non posso che rispondere con una frase di T. Monod: "Monotono? State scherzando? Per il cieco senza dubbio, come per il viaggiatore banale, ordinario,senza curiosità, che non sa né vedere né guardare". L'immagine più bella: il volo di un'aquila proprio vicino alla luna che era appena sorta: l'aquila è l'animale che mi piace di più fin da quando ero bambina perchè pensavo che volando co sì in alto potesse vedere cosa c'era dentro la luna. Il momento più suggestivo: assistere a una cerimonia buddista ad Erdene Zuu. Ma anche l'ospitalità dei nomadi, quando mi invitavano a entrare nelle loro gher a bere airag o té salato con latte cercavamo di comunicare con gesti; e l'orgoglio dei partecipanti al festival dei cammelli mentre sfilavano nei loro splendidi vestiti tradizionali. E poi il cielo: "la terra penetra il cielo" cantano i Csi, o forse è il cielo che penetra la terra. Di sicuro qui è così magica l'unione tra terra e cielo, e senza bisogno dell'arcobaleno. Mi viene in mente un passo della Genesi "L'arco starà tra le nubi, e vedendolo mi ricorderò dell'alleanza stabilita per sempre fra Dio e ogni essere vivente di qualsiasi specie che è sulla terra".

Ulaanbaatar mi ha incuriosito. Ho fatto il classico giro della città con la visita a Gandan, ai musei e la piazza centrale, che mi ha lasciato abbastanza indifferente; poi l'ultimo giorno prima di ripartire per l'Italia, il pomeriggio ho passeggiato per le strade senza una meta precisa tra il caos delle auto e le strade innevate, osservando le persone, i negozi, i telefoni bianchi che continuano ad essere utilizzati nonostante i cellulari, il contrasto tra le costruzioni stile russo e i templi buddisti e le ger.

Penso che sicuramente presto tornerò in Mongolia, perchè sono ancora tante le cose che mi piacerebbe vedere o approfondire, e perchè ci sono dei posti che in qualche modo ti mandano dei segnali e ti chiamano. Un abbraccio e bayarta.

Paola Storti