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ALESSANDRA SPATARO

Il racconto

Innanzitutto Ulaanbaatar, la capitale, fatiscente e non particolarmente bella. Eppure mi ha affascinato. Ci siamo proprio divertiti, io e Leo, a visitarla con Chantsaa, Tunka e Chinzo (la nostra guida a UB). Abbiamo mangiato veramente bene, una sera Tunka sapendo che a me piace la pizza (ci hanno veramente straviziati) ci ha portato alla Pizzeria della Casa, non era un granché, mille volte meglio la cucina mongola!! Sono quasi ingrassata due chili. E la mia mamma che si preoccupava che tornassi a casa patita...

Durante il viaggio sulla jeep eravamo in cinque: Gambaa (autista), Chantsaa (che teneva i soldi e cucinava) e infine Enhee, la nostra guida. Appena partiti ci ha trattenuto per quasi due ore nella descrizione della sua conversione a una pseudo chiesa cattolica, dove lui attraverso convulsioni e dialoghi diretti con lo spirito santo (!) aveva risolto quasi tutti i problemi della sua vita! A parte Enhee, la Mongolia e il suo popolo sono stupendi.

Il viaggio è durato 14 giorni, brevemente: in 2 giorni abbiamo raggiunto Dalandzdgag, ci siamo fermati a Sum Khuuk Burd a dormire e abbiamo visto Baga Gairiih Chuulu (senza trovare le pitture rupestri). Siamo stati nella Valle delle Aquile e raggiungendo Khongorin Els abbiamo visto degli asini selvatici (bellissimi). Abbiamo continuato verso Bayanzag e il giorno dopo abbiamo raggiunto Ongi. Poi abbiamo visitato Khujrt, dove abbiamo pernottato dallo zio nomade di Chantsaa (indimenticabile). Prima di raggiungere Kharakhorum siamo stati a Orkhon, dove però purtroppo le cascate non c’erano. Noi abbiamo quasi mai incontrato turisti, i campi solitamente erano vuoti e d i proprietari avevano da poco iniziato ad allestirli!

Da Kharakhorum ci siamo spostati verso Tsetserleg e dopo circa trecento km abbiamo raggiunto il vulcano Khorgo: stupendo. Penso che sia stato uno dei luoghi più belli che abbiamo visitato in Mongolia.

Infine siamo partiti per il tratto più lungo del viaggio verso UB. Abbiamo visitato il lago bianco, il giorno dopo abbiamo proseguito passando da Khar Balgasin Tur verso il Khustai Park.

Ritornare a UB è stato strano, sembrava diversa da come l’avevamo lasciata. È stato strano dormire in un albergo e avere acqua calda a volontà. L’ultimo giorno l’abbiamo dedicato allo shopping, e abbiamo visitato ancora un po’ la città con Chantsaa e Tunka. Ci hanno fatto anche un regalo: delle ciabattine in cuoio con la punta all’insù e della vodka mongola per i rispettivi genitori, troppo gentili.

Abbiamo fatto anche un filmino, quasi due ore, peccato che però sia veramente difficile rendere l’idea della bellezza e della vastità della Mongolia. La fotografia, l’immagine in generale, possiede una cornice, un limite che in Mongolia non esiste, e quindi pur avendo una sequenza di fotogrammi che esprimono uno spazio di 360 gradi ti accorgi che ogni fotogramma è pur sempre un’immagine limitata rispetto all’illimitato orizzonte che ti si presenta dinnanzi agli occhi.