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MONICA SCACCABAROZZI

La terra dei sorrisi nascosti
Alcune riflessioni riguardanti un paese che ti toglie la terra da sotto i piedi, ti destabilizza, ti sporca, ti demoralizza, ti rende forte, ti insegna la sopravvivenza, la condivisione e ti sbatte in faccia senza troppi scrupoli il significato vero della vita. L’essenziale.
Terra di un popolo fiero e orgoglioso, primitivo e unico, credi di averla compresa e poi arriva... Spiderman!
In altre parole Mongolia: un paese incredibile, un paese di sorrisi nascosti!
Inutile stare qui a spiegare il paese a livello geografico e politico, esistono guide fantastiche che lo descrivono meravigliosamente bene.
Io oggi vorrei raccontarvi qualcosa che sta sotto e sopra la pelle, qualcosa che ho vissuto, qualcosa che le guide non riportano e anche se spesso, in questo paese, le parole non servono, proverò a farvelo vivere.
Quando si pensa ad un viaggio in Mongolia, un’idea di cosa sarà ce la si può anche fare ma poi solo all’atto pratico, quando percorri chilometri e chilometri in macchina, ti rendi davvero conto di cosa significa la Mongolia!
Capisci quanto tempo della tua vita stai sprecando!!
I chilometri che abbiamo macinato, per poter vistare la terra di Gengis Khan o meglio Cingghis Khan, mi sono serviti ad ascoltare il mio fracasso interiore.
In questo paese c’è sicuramente modo e tempo di pensare, di restare soli con se stessi e sentirsi!
C’è tempo e nello stesso momento... non ce n’è!
La concezione dello spazio tempo in questi luoghi è davvero diversa, dai ritmi scaditi dalla città; qui si vive in una sorta di a-temporalità e a-spazialità! Senza luogo e senza tempo. Mi sono chiesta se Einstein abbia mai visitato la Mongolia prima di elaborare la sua teoria della relatività!
Il tempo e lo spazio, la quarta dimensione, sono davvero relativi.
Qui per salutarsi, e scambiarsi convenevoli, lo si fa davanti ad un tazza di tè con biscotti (fatti di latte di giumenta!), divertendosi e facendo battute, ci si gode il tempo, qui ogni casa ha una sacralità e un rito.
Le immagini scorrono dal finestrino della nostra mitica Toyota Delica, guidata da Bagi, che ci ha portato in giro per tutta la Mongolia in situazioni e strade davvero difficili, dissestate e sconnesse, esattamente come è la mia vita in questo momento.
Spesso mi trovo a vivere fuori strada, senza sapere dove andrò a finire, cercando di evitare le buche più grosse, spesso evitandole ma quasi mai riuscendo a non cascarci dentro, non so mai quale curva dovrò prendere per arrivare al mio monastero sperduto in mezzo ai monti, se mai ne esiste uno…
Il nostro Bagi/driver, invece conosce bene le strade e con la Delica si arrampica (e voglio proprio dire si arrampica) ovunque!
Qui, come dicevo sperimenti un senso di viaggio eterno che puoi vedere sia dal finestrino della macchina che va, sia nei momenti in cui ti fermi per pisciare in mezzo alla natura, in mezzo agli animali.
Le montagne fanno da contorno a questo paesaggio davvero a metà fra cielo e terra, ma non lo limitano. Questi luoghi sterminati spaventano e creano un vuoto incredibile sotto e sopra la mia pelle ma accetti ogni cosa, non puoi fare altrimenti.
Accetti il senso di un viaggio eterno, che all’inizio ti sembra una costrizione, una forzatura, 6 ore in macchina tutti i giorni su quei terreni disastrati, mettono a dura prova... ma poi accetti.
Accetti di non poterti lavare, l’acqua è sacra e non sempre c’è!
Se c’è non la usi di sicuro per lavarti, ma per cose più importi come cucinare. Puoi vivere senza lavarti, ma non puoi vivere senza cibo. Semplice.
Accetti i loro usi, dettat