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DEBORA ZANCHI

Mongolia è stato SPAESAMENTO quando sono atterrata all’aeroporto e ho perso  una delle poche certezze che pensavo di avere su questo paese: Gengis Khan si chiama Chinghis Khan! E’ stato solo l’inizio di un viaggio in cui è stato necessario abbandonarsi al non conosciuto.

Ulaanbaatar è una capitale giovane, vitale, lanciata verso la modernità  occidentalmente intesa,  crogiuolo di CONTRADDIZIONI. E fuori dalla capitale, durante il volo verso gli Altai, un INFINITO NULLA!.  Quando siamo arrivati a Olghin, dopo meno di un’ora di volo, mi sono ritrovata in un villaggio western. Ma è SEMPRE MONGOLIA. 

Dulam, persona cara che ci ha accompagnato in questo viaggio, ci ha regalato innumerevoli racconti della nobile STORIA  e delle incredibili TRADIZIONI della Mongolia. Barilà Dulam! Non mi accorgo che sto accumulando notizie che mi riempiono senza che riesca a dare loro un senso e non so se mi piace. Capirò solo dopo diversi giorni che in Mongolia ho sentito e visto l’INIMAGGINABILE e non si può aver fretta di capire, la Mongolia ha avuto per me in qualche modo a che fare con un diverso e più lento trascorrere del tempo, del pensiero e del cuore.

 E mi è restato qualcosa di INDIMENTICABILE degli sguardi scambiati con occhi socchiusi e curiosi, dell’azzurro di un cielo che sa di infinito, degli spazi che sembrano non avere confini, di parole incomprensibili scambiate con sorrisi desiderosi di incontri.