ULAANBAATAR WEATHER

Archivio News anno 2021

10 aprile 2021    PRIMO PIANO
Digital Humanities
partner di Russia e Mongolia
Sviluppare corsi di laurea in Digital Humanities in Russia e Mongolia in accordo con gli standard dell’Unione Europea e creare nuove figure professionali competenti nell’applicazione di metodologie che sfruttano il digitale per lo studio, la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale. Sono gli obiettivi del progetto del quale è partner l’Università di Catania denominato ARTEST – Enhancing education programmes in Art and Humanities finanziato nell’ambito della call europea “Erasmus Plus – KA2 Capacity Building in the field of Higher Education” e coordinato dal Dipartimento per Digital Humanities dell’Universitaet zu Koeln (Colonia in Germania). Il partenariato e’ costituito dall’Ateneo siciliano e da atenei della Russia, della Mongolia (Mongolian University of Science and Technology, National University of Mongolia e The University of the Humanities), della Grecia e di Cipro. “Il progetto – spiega la prof. Cettina Santagati, docente  e responsabile scientifico del progetto per l’ateneo catanese – dalla consapevolezza che i laureati in Scienze umanistiche devono dimostrare di saper utilizzare le competenze digitali richieste nel mondo del lavoro. Tuttavia queste competenze possono risultare incomplete se non sono accompagnate da approfondimenti formativi piu’ vicini ai programmi didattici delle discipline tecnico-scientifiche. Il progetto mira quindi allo sviluppo organico e complementare di entrambi i tipi di competenze”. “Il lavoro dei docenti – aggiunge – verterà sullo sviluppo di innovativi programmi didattici e formativi del personale didattico universitario specifico per le Digital Humanities. Verrà anche progettato e introdotto un corso di laurea multidisciplinare che prevede attivittà di formazione all’estero per gli studenti e l’implementazione del Digital Lab, una piattaforma digitale dove studenti, docenti e ricercatori da tutto il mondo possono collaborare su specifici progetti mirati alla conservazione, valorizzazione e disseminazione del patrimonio storico – artistico”. (fonte Ansa)
2 aprile 2021    CULTURA
«The Horse Boy»
diventa documentario
In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, venerdì 2 aprile alle 19.10 su laF (Sky 135) va in onda The Horse Boy – Ippoterapia per mio figlio, il documentario che racconta la storia della famiglia Isaacson e del loro viaggio dal Texas alla Mongolia in cerca di una cura per Rowan, il figlio autistico, con la speranza che la natura, lo sciamanesimo e l'ippoterapia aiutino il loro bambino. Nell’aprile 2004 a Rowan Isaacson viene diagnosticato l'autismo all'età di due anni e mezzo. Il bambino sembra trovare calma e capacità di comunicazione solo a contatto con i cavalli. Il padre Rupert Isaacson, giornalista e scrittore, ex addestratore di cavalli, e la madre Kristin Neff, psicologa, cercano le migliori cure mediche per lui. Così, nell’estate del 2007, i genitori decidono di portare Rowan in Mongolia, Paese in cui il cavallo è un simbolo e la guarigione tramite il contatto con la natura e antiche cure sciamaniche sono parte integrante della cultura. Prodotto dallo stesso Rupert Isaacson e diretto da Michel Orion Scott, il documentario segue la traversata a cavallo della famiglia dalla Mongolia alla Siberia, tra paesaggi emozionanti, misteriosi sciamani e cure locali. Il film, un viaggio nella straordinaria mente autistica, vuole portare un messaggio di speranza ai numerosi genitori che lottano con questa malattia, di cui ancora la medicina conosce poco, e vanta la presenza di alcuni esperti nel campo dell'autismo, tra cui il dottor Simon Baron-Cohen dell'Università di Cambridge, l'antropologo e ricercatore Roy Richard Grinker della George Washington University e il dottor Temple Grandin, professore di comportamento animale alla Colorado State University. The Horse Boy – Ippoterapia per mio figlio, è stato apprezzato in festival come l'International Documentary Film Festival Amsterdam e il Sundance Film Festival 2009. Il padre ha fondato la Horseboy Foundation, un’associazione che si dedica alla cura attraverso l'ippoterapia di bambini con problemi neurologici. Il film sarà disponibile anche on demand su Sky e su Sky Go. (fonte cinecitta.com)
Le qualificazioni asiatiche ai Mondiali del 2022, regalano un tabellino da capogiro. Merito del Giappone, capace di travolgere 14-0 la Mongolia a domicilio. Una gara senza storia, dove i nipponici del bolognese Takehiro Tomiyasu e del sampdoriano Maya Yoshida - entrambi titolarissimi nella difesa schierata dal commissario tecnico Moriyasu, hanno letteralmente preso a pallate gli avversari. La clamorosa goleada giapponese vede nell'attaccante Osako, autore di una tripletta, il mattatore del match; alla festa del goal andata in scena in Mongolia, si sono inoltre iscritti Minamino, Kamada, Morita, Inagaki (2), Ito (2), Furuhashi (2) e Asano, mentre il goal del provvisorio 0-5 (parziale del primo tempo) è stato frutto di un'autorete di Tuya. La Mongolia aveva perso 3-0 anche la gara di apertura con il Tagikistan (fonte goal.com). Nella foto, un tentativo di attacco della Nazionale mongola, in maglia bianca, bloccato dai difensori giapponesi.
29 marzo 2021    PRIMO PIANO
Il Vescovo Marengo:
«Pasqua discreta ma intensa»
“Quest’anno sarà di nuovo una Pasqua un po’ speciale in Mongolia, perché siamo costretti a non utilizzare i nostri luoghi di culto”, le parole di mons. Giorgio Marengo, vescovo cattolico e missionario italiano, prefetto apostolico di Ulan Bator, la capitale della Mongolia, che in un video indirizzato al Sir spiega come per motivi di salute pubblica le chiese sono ancora chiuse. “Quindi questa chiesa delle periferie, come la descrive Papa Francesco, continua a raggiungere le persone che sono ai margini”, prosegue mons. Marengo mentre si trova a dire messa in una comunità gestita dalle suore di Madre Teresa, “Vivremo questa Pasqua di nuovo con il dispiacere di non poterci radunare tutti insieme ma lo faremo in piccoli gruppi dove sarà possibile e trasmetteremo le celebrazioni via internet in modo che i fedeli possano collegarsi e sentirsi uniti a tutta la Chiesa”. La comunità cattolica a lui affidata si prepara a vivere una “Settimana santa speciale che celebreremo con molta discrezione ma anche con tanta intensità”, dichiara il vescovo missionario italiano in Mongolia alla guida di quello che lui definisce un “piccolo gregge di fedeli cattolici” in un Paese con altri riferimenti religiosi e culturali. “Cercheremo di radunarci intorno al mistero centrale della nostra fede a nome ed a favore di questa popolazione che tanto ci è cara”, prosegue mons. Giorgio Marengo che definisce questa una situazione paradossale, perché con a disposizione un’unica celebrazione di Pasqua, tutti saranno uniti nello stesso momento anche se non fisicamente, “invochiamo lo Spirito santo di trasformare in gesti concreti, di solidarietà, di fraternità, di comunione, quella forza di misericordia che ci anima e che da sempre è al centro della testimonianza della Chiesa in questo Paese”. (fonte Sir)La Settimana Santa in Mongolia, vai al video
26 marzo 2021    CULTURA
A Milano il nuovo film
di Byambasuren Davaa
Dalla misteriosa Mongolia e dalla sua regista Byambasuren Davaa – già autrice insieme a Luigi Falorni di La storia del cammello che piange, passato sugli schermi italiani ormai alcuni fa – arriva al Festival di Milano il nuovo film ambientato nel suo sconfinato Paese e intimamente legato nell’evolversi della vicenda alla cultura dei suoi abitanti nomadi, le cui tradizioni sono irrimediabilmente intaccate dalla aggressività economica globale. Veins of the world, nella sezione del Concorso del Festival di Milano, assume molteplici significati e se le vene del mondo, come quelle degli esseri umani, servono a trasportare nel corpo la linfa che ci permette la vita, il loro ostruirsi porta alla morte. In questa allusione risiede una delle direzioni della storia, l’altra più intima riguarda Amra il ragazzino di undici anni protagonista della storia. Amra vive nella capanna con la madre Zaya, il padre Erdene e la sorellina Altaa, va a scuola ed è anche bravo. Un giorno la maestra annuncia che Mongolia’s got talent farà i provini in quella regione. Amra sa cantare e vuole partecipare. Il padre, che alleva pecore e capre con gli altri allevatori, si oppone allo sfruttamento della terra da parte delle multinazionali che hanno aperto cave enormi per la ricerca dell’oro. Un quinto del territorio della Mongolia, ci avvisa la regista, è destinato a questo sfruttamento intensivo. Un incidente d’auto al ritorno dalle selezioni dello spettacolo televisivo provoca la morte di Erdene, il piccolo Amra si salva, ma la sua vita prenderà un’altra piega oppresso dal senso di colpa per la morte del padre. Se non fossi andato a cantare, papà non sarebbe morto, dirà alla madre. (fonte sentieriselvaggi.it)VAI AL TRAILER UFFICIALE DEL FILM
18 marzo 2021    AMBIENTE
Leopardo delle nevi,
il censimento del Wwf
Secondo un censimento nazionale realizzato da Wwf Mongolia, Snow Leopard Conservation Foundation, Snow Leopard Trust, Irbis Mongolia Center, con il sostegno del ministero dell’ambiente e del turismo della Mongolia, in tutto l’habitat del leopardo delle nevi (Panthera uncia), «Sono circa 953 (la stima è fra gli 806 e i 1127 individui) i leopardi delle nevi adulti censiti in Mongolia grazie alla prima indagine nazionale del Paese su questa straordinaria quanto sfuggente specie». Conosciuto anche come il “fantasma delle montagne” per la sua incredibile capacità di sfuggire e mimetizzarsi, il leopardo delle nevi è un indicatore importantissimo della salute dell’ecosistema. La presenza di una popolazione sana di questo grande felino in Mongolia dimostra quindi che gli ecosistemi di alta montagna sono ben conservati, il che è fondamentale perché questi sono fonte di acqua per milioni di persone a valle.La ricerca, iniziata nel 2017, è stata possibile grazie a più di 40 spedizioni sul campo, che hanno coinvolto oltre 500 persone: ricercatori delle organizzazioni partner, l’università nazionale della Mongolia e l’Accademia mongola delle Scienze, ranger delle aree protette statali, ma anche semplici cittadini.Il Wwf spiega che «Nel corso dello studio, 15 leopardi delle nevi sono stati dotati di radio collare per permetterne il monitoraggio da parte degli esperti e sono state posizionate ben 1.475 foto trappole su 29 montagne, fornendo importanti prove fotografiche della presenza di questi elusivi grandi felini, in tutto il loro habitat. Alla fine dell’indagine, è stato stimato che in Mongolia vivono circa 953 leopardi delle nevi adulti, distribuiti su circa 328.900 km quadrati nell’area dell’Altai – Sayan e Khangai Mountains».Gantulga B, dell’ufficio Conservazione del Wwf Mongolia, ha aggiunto: «L’indagine sulle tracce del leopardo delle nevi ha coinvolto un’area di 406.800 chilometri quadrati in 10 province della Mongolia, potenziale habitat per la specie.  Si tratta di una delle più grandi indagini mai fatte su questo grande felino. La valutazione delle immagini scattate dalle foto trappole ha prodotto risultati scientifici solidi e affidabili sul leopardo delle nevi, cruciali per un’efficace pianificazione della conservazione della specie e del suo habitat, ovvero gli ecosistemi di alta montagna. I risultati dello studio aiuteranno a identificare e implementare le nostre attività di conservazione efficaci nelle aree in cui i leopardi delle nevi sono in pericolo».Tsogtsaikhan P., capo del Dipartimento fauna, flora e Risorse Naturali del Ministero dell’Ambiente e del Turismo della Mongolia ha sottolineato: «E’ fondamentale determinare quanto sia grande la popolazione mongola di leopardi delle nevi e come sia distribuita, per capire in futuro come gestire al meglio gli sforzi di conservazione. Grazie all’iniziativa del Wwf Mongolia, il la stima della popolazione di leopardo delle nevi nel paese è stata condotta con successo. In rappresentanza del governo della Mongolia, il ministero dell’ambiente e del turismo della Mongolia ha fornito un supporto strategico per l’indagine. Sulla base dei risultati, saremo in grado di sviluppare e attuare azioni decisive per proteggere gli ecosistemi di biodiversità di alta montagna».Complessivamente, all’interno dell’areale del leopardo delle nevi, che si estende lungo le principali catene montuose dell’Asia e che abbraccia 12 Stati, si stimano da 3.920 a 6.930 esemplari. . Nel 2017, il Global Snow Leopard and Ecosystem Protection Program e 12 governi e partner nell’areale del leopardo delle nevi si sono riuniti e impegnati a stimare lo stato della popolazione di questo felino minacciato nei successivi 5 anni. In precedenza, nel 2016, il Bhutan è stato il primo paese a completare un’indagine a livello nazionale, seguito da una valutazione su larga scala in Russia.L’indagine nazionale della Mongolia è in linea con l’impegno globale e rappresenta un punto di riferimento per valutare la dimensione della popolazione del leopardo delle nevi in altri Paesi. (fonte greenreport.it, foto Wwf)
Una potente tempesta di sabbia, accompagnata da fiocchi di neve e venti molto forti, ha duramente colpito la Mongolia nel corso del fine settimana appena trascorso, provocando la morte di almeno sei persone, tra cui anche un bambino. Sono invece stati contati oltre 80 dispersi, secondo quanto riportato dai media locali, che hanno citato i servizi di emergenza mongoli. La tempesta di polvere è stata una delle più violente degli ultimi decenni. In alcune aree la sabbia ha addirittura ricoperto i binari della rete ferroviaria mongola. Il dipartimento di emergenza della Mongolia ha ricevuto segnalazioni di 548 persone scomparse in totale durante il fine settimana, 467 delle quali sono state trovate. Le vittime delle intemperie sono state identificate: si tratta di cinque pastori e di un minore. Le operazioni di salvataggio sono ancora in corso per le restanti 81 persone. L’impressionante fenomeno atmosferico è stato prodotto da un profondo ciclone extratropicale che si è andato ad approfondire sulla Siberia meridionale, nella regione a ridosso del lago Bajkal, interessata da tempeste di neve e venti che hanno superato i 126 km/h. (fonte ilmeteo.net, immagine satellitare della tempesta nel Gobi di earthobservatory.nasa.gov)
La Mongolia festeggia un secolo di indipendenza. Era infatti il 13 marzo 1921 quando la regione affermava la propria sovranità rispetto alla Cina. Quest'area incastonata tra Russia e Cina è stata governata da vari imperi nomadi, tra cui Xiongnu, Xianbei, Rouran, Göktürk. Grazie a Gengis Khan, che riunì tutti i territori, ebbe vita uno degli imperi più vasti della storia (dalla Polonia alla Corea, dalla Siberia al Vietnam, passando per il Golfo). Dopo il crollo della dinastia Yuan, i Mongoli ritornarono alle origini. Verso il XVII secolo, vi fu l’influenza del buddhismo tibetano. Alla fine del XVII secolo, la maggior parte della Mongolia venne incorporata nella zona governata dalla dinastia Qing. Con la caduta della dinastia Qing, la regione dichiarò per la prima volta l’indipendenza nel 1911, sotto il Bogd Khan. L’area controllata dal Khan Bogd era approssimativamente quella dell’ex Mongolia Esterna durante il periodo Qing. Tuttavia, la costituzione cinese la considerava parte integrante della propria sovranità. Nel 1919, dopo la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, le truppe cinesi, guidate da Xu Shuzheng, occuparono militarmente la Mongolia. L’anno decisivo è appunto il 1921, con la definitiva proclamazione dell’indipendenza. L’intervento militare dell’Unione Sovietica contribuì alla presa di Kyakhta e di Khüree. (fonte newsmondo.it). Vedi anche la sezione STORIA
"Faccia a faccia con lo sciamano” è il titolo della pagina del Venerdì di Repubblica dedicato al “primo romanzo mongolo mai tradotto in italiano". L'articolo, di Michele Gravino, si riferisce a La leggenda dello sciamano, romanzo del popolare scrittore mongolo Gun G. Ayurzana e tradotto in italiano da Dulamdorj Tserendulam (Tseeghii) per la casa editrice Tam. “Si svolge in gran parte in Siberia, sulle rive del lago Bajkal, patria dei buriati, “cugini separati” dei mongoli che vivono in territorio russo. Seguendo dagli anni Trenta a oggi la storia del vecchio sciamano Khagdai e di Tenghis, il suo tulmaash (traduttore del linguaggio degli spiriti), il libro permette al lettore di scostarsi - per la prima volta senza intermediari occidentali - alla spiritualità e ai riti di una cultura antichissima che ha resistito alle persecuzioni “modernizzatrici” del comunismo sovietico e cinese e che oggi vive un intenso revival. «In Mongolia» spiega Tseeghii, «la religione più diffusa è il buddhismo, ma lo sciamanesimo resta una pratica popolare in tutti gli strati della società. Gli sciamani sono persone normali - medici, poliziotti, studiosi - che hanno sentito la vocazione, lo spirito che chiedeva di scendere dentro di loro».Per ordinare La leggenda dello sciamano su Amazon
23 febbraio 2021    COVID
Covid, iniziata
la vaccinazione di massa
In Mongolia è iniziata la vaccinazione di massa della popolazione. "Il primo ministro Luvsannamsrain Oyun-Erdene (nella foto) è stato il primo a essere vaccinato con il vaccino AstraZeneca nella seconda clinica centrale dello Stato", ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale mongola "Montsame". L'agenzia ha precisato che "tutti i cittadini dai 16-18 anni di età riceveranno la vaccinazione contro il coronavirus", mentre la vaccinazione dei bambini non è ancora prevista, poiché su questo "il lavoro è in fase di ricerca". Ieri la Mongolia ha ricevuto in dono dall'India 150 mila dosi di Covishield, il vaccino del gruppo farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca e dell'Università di Oxford prodotto dal Serum Institute of India (Sii), e altre saranno fornite su base commerciale. Nella stessa giornata sono arrivate nel Paese anche 300 mila dosi del vaccino di Sinopharm donate dalla Cina. (fonte agenzianova)
Ethical Traveler è un'associazione no-profit americana che da oltre vent'anni promuove i principi del turismo etico, che vada al di là del semplice svago distratto ed edonistico. Ogni anno assegna gli Ethical Destinations Awards, che premiano i paesi emergenti che si sono distinti per l'impegno nella promozione dei diritti umani, dell'assistenza sociale e della protezione dell'ambiente. Tuttavia per i riconoscimenti del 2021, freschi di annuncio, sono stati adottati criteri diversi, che tengono conto dell'impatto del Covid-19. Gli organizzatori sono partiti dalle nazioni premiate nelle edizioni passate e hanno individuato quelle che hanno saputo affrontare meglio le sfide della pandemia e che trarranno maggiori benefici dalla ripartenza del turismo. Con la speranza, e l'augurio, che non manchi molto al momento in cui potremo tornare a girare il mondo. Le "dieci destinazioni più etiche del 2021" (potete vedere la classifica qui sotto, in ordine alfabetico) si offrono quindi come opzioni perfette per i viaggiatori consapevoli. Sceglierle come prossima meta significa non solo godere delle loro affascinanti attrazioni – dalla barriera corallina del Belize, alle steppe della Mongolia, ai vulcani di Capo Verde – ma anche aiutarle a riprendersi dai danni economici causati dal Coronavirus e sostenere le loro meritevoli politiche di sviluppo. (fonte quotidiano.net) Qui potete leggere le motivazioni dettagliate che hanno portato all'assegnazione degli Ethical Destinations Awards 2021
"Un evento storico": questo, secondo alcuni media locali, il significato dell'arrivo ieri in Israele del judoka iraniano Saeid Mollaei (foto), che ha deciso di gareggiare per la Mongolia e che nei prossimi giorni prenderà parte al 'Tel Aviv Grand Slam' assieme con oltre 400 atleti provenienti da 63 Paesi. Mollaei, precisa la stampa, è il primo sportivo nato in Iran che partecipi ad una gara in Israele da quando l'ayatollah Khomeini ha assunto il potere a Teheran. "Sono molto felice di partecipare a questa competizione" ha detto Mollaei, secondo la televisione Canale 12, arrivando all'aeroporto di Tel Aviv che nelle ultime settimane è chiuso quasi del tutto a causa del coronavirus. Ad accoglierlo c'era il presidente della Associazione judo israeliana. Mollaei risiede in Germania, dove ha ricevuto asilo politico, e ora rappresenta la Mongolia. Yediot Ahronot si stupisce intanto che le autorità israeliane abbiano autorizzato lo svolgimento di un grande evento sportivo mentre gli arrivi nel Paese sono limitati quasi del tutto per impedire l'ingresso di varianti di coronavirus. Il giornale precisa comunque che severe limitazioni sanitarie sono imposte agli sportivi stranieri e ai loro accompagnatori. (fonte ANSA).
13 febbraio 2021    CULTURA
Magione-Kharakhorin,
il gemellaggio continua
Gli auguri per lettera del primo cittadino di Magione, Giacomo Chiodini, al neo eletto sindaco di Kharakhorin, Chultem Altanbagana (nella foto). Tra le due località legate dalla figura di Giovanni da Pian di Carpine, il frate francescano che alla metà del Duecento arrivò primo tra gli europei alla corte del popolo mongolo, sono intercorsi frequenti rapporti di amicizia grazie all’associazione Mongolia-Italia. Nella lettera il sindaco Chiodini ha ricordato al collega anche lo studio frutto del viaggio durato due anni e mezzo, di cui tre mesi passati proprio a Kharakhorin per “studiare la pericolosa popolazione di guerrieri della Mongolia”, raccolto nel volume Historia Mongalorum che ha il pregio di raccontare, ancora oggi grazie alla traduzione anche in mongolo della traduttrice Nyamaa Lkhagvajav, il grande Paese mongolo del 1245. “Grazie a Nyamaa, grande amica di Magione – commenta Chiodini – che ha tradotto la mia lettera e ci ha sempre supportati in qualità di interprete nei diversi incontri tenutesi con i diversi rappresentanti della Mongolia spero ci si possa vedere – anche a distanza con l’ausilio delle tecnologie informatiche – con il nuovo sindaco per conoscerci e valorizzare assieme le nostre due realtà”. (fonte Trasimeno Oggi)
11 febbraio 2021    COVID
Dal 12 al 28 febbraio
lockdown in Mongolia
Dal 12 al 28 febbraio la Mongolia adotterà un nuovo lockdown totale per scongiurare una possibile diffusione del Coronavirus. Anche se le cifre non sono nemmeno paragonabili a quelle dell'Italia e del resto del mondo, il Paese si prepara a una chiusura che porterà ulteriori disagi alla popolazione e creerà danni ingenti a un'economia già pesantemente provata. Ad allarmare le autorità sono stati i 33 nuovi contagiati delle ultime 24 ore che portano il totale a 2.240, con 2 morti dall'inizio della pandemia, 1.618 guariti e 587 ancora positivi. L'auspicio è quello che, con il nuovo lockdown e con l'attivazione del vaccino Sputnik V, la Mongolia diventi una zona immune dal Covid e che presto possa riaprire le attività e le frontiere, anche al turismo, ovviamente tenendo sotto controllo gli ingressi dall'estero. La redazione di Mongolia.it terrà costantemente aggiornata la situazione.
11 febbraio 2021    COVID
La Mongolia registra
il vaccino Sputnik V
Il ministero della Salute della Mongolia ha registrato il vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus con una procedura accelerata, ha comunicato il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), responsabile della commercializzazione all'estero del preparato anti-Covid del Centro di Epidemiologia e Microbiologia "Gamaleya". "RDIF annuncia la registrazione del vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus da parte del ministero della Salute della Mongolia. La registrazione è stata effettuata all'interno di una procedura di autorizzazione all'uso di emergenza senza ulteriori sperimentazioni cliniche sul territorio nazionale", si legge nella nota del Fondo sovrano russo. Il vaccino Sputnik V è già stato approvato all'uso in più di 20 Paesi: Russia, Bielorussia, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay, Turkmenistan, Ungheria, Emirati Arabi, Iran, Repubblica di Guinea, Tunisia, Armenia, Messico, Nicaragua, Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, Libano, Myanmar ed oggi anche Mongolia. (fonte sputniknews)
8 febbraio 2021    CULTURA
"Il ritorno del lupo",
nuovo libro di Maquignaz
È in libreria il nuovo romanzo dello scrittore valdostano Aimé Maquignaz (nella foto) "Il ritorno del lupo - Storie, leggende, miti dalla Mongolia al Cervino”, con prefazione di Mauro Corona: "La storia del lupo di Maquignaz è di interesse assoluto – scrive Corona – un romanzo antico, molto attuale". Il lupo è indubbiamente uno degli animali più affascinanti della terra: selvaggio, predatore, difficile da controllare, spesso imprevedibile, impossibile da ammaestrare. A lui Aimé Maquignaz, grande avventuriero, artista e sublime conoscitore di montagne, dedica questo libro. E lo fa con uno stile schietto e diretto, in cui si evince la sua grande passione e il suo grande amore per questo animale. Maquignaz non si limita a raccontare come e perché i lupi sono tornati nei boschi italiani, dal Gran Paradiso al Cervino, e in quelli francesi, tedeschi e austriaci, dopo essere stati quasi sterminati, ma ci fa conoscere i lupi per noi più lontani, dalla Mongolia e la Siberia al Canada. Maquignaz cerca di analizzare e comprendere il ruolo che il lupo ha avuto nella storia, nell’arte, nelle fiabe e nelle leggende, nei miti, nel folklore, nella superstizione della nostra gente (emblematico è il racconto di Ayak, Maya e del loro figlio Lupetto). Perché la storia di questo splendido animale segue il percorso e la storia dell’uomo sin dai tempi antichi. Un rapporto, raramente idilliaco e spesso conflittuale, che si è sviluppato nei secoli. Un rapporto che, come ammette lo stesso autore, deve tornare a essere viscerale, come lo era una volta. Il ritorno del lupo è dedicato a tutti quelli che sono ancora capaci di stupirsi delle meraviglie della natura. L'autore, Aimé Maquignaz, nasce nel 1946 a Valtournenche, in Valle d’Aosta. Dopo essere stato prima sindaco di Valtournenche e poi Consigliere regionale, si è dedicato alla gestione del suo hotel, il Punta Maquignaz. Appassionato e stimato pittore, compie nel corso degli anni una serie di viaggi in Europa, Africa, Russia, Giappone, Mongolia, Canada. Nel 2014 pubblica, per Mondadori Electa, Il cacciatore di libertà e, per Musumeci, nel 2017, La Valle del Paradiso.
“Il Paese sta vivendo questo tempo con grande preoccupazione per la pandemia, pur essendo riuscito a limitare i contagi grazie anche alla scarsità della popolazione e il grande isolamento”, sono le parole di monsignor Giorgio Marengo, vescovo cattolico e missionario italiano, prefetto apostolico di Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia, che in un video indirizzato al Sir descrive la situazione relativa ai contagi da coronavirus Covid-19 in questa area dell’Asia orientale, dove in questo periodo il freddo è molto intenso. “Il Governo ha una grossa preoccupazione perché i contagi stanno aumentando. Proprio per questo passiamo da un lockdown all’altro”, aggiunge il vescovo missionario che non ha notizie certe sull’arrivo dei vaccini ma solo di voci che lo darebbero in arrivo dall’India dopo l’estate. “Fra poco ci sarà anche il capodanno lunare, la maggiore festa di tante popolazioni dell’estremo Oriente e noi, come Chiesa cattolica, una minoranza, un piccolo gregge in mezzo ad un popolo che ha altri riferimenti culturali e religiosi, vivremo questo capodanno lunare ancora con le chiese chiuse, perché le restrizioni impongono il divieto di manifestazioni religiosi”, afferma mons. Marengo che, desideroso di riprendere la vita sacramentale regolare con la celebrazione Eucaristica nelle comunità, si sta prodigando in questo periodo di emergenza per restare unito ai 1300 battezzati in tutto il Paese, attraverso la preghiera ed i contatti con i mezzi di comunicazione. “Impariamo dalla nostra gente semplice una grande fede, una grande pazienza, una grande sopportazione vissute con fiducia nel Signore che è con noi e ci accompagna”, conclude il prefetto apostolico della capitale della Mongolia, che si prepara a vivere la Quaresima come rinnovamento profondo. 
5 febbraio 2021    PRIMO PIANO
Tsagaan sar, anno del toro,
del bianco e dei giovani
Il toro è un animale forte, laborioso e per questo è in genere considerato favorevole alle persone fattive, che si impegnano alacremente nel lavoro: il calendario mongolo è diviso in cicli di 60 anni, cosicché con questo Tsagaan sar siamo giunti al 35° anno del 17° sessantennio, ciclo iniziato nel 1987 che si concluderà nel 2046 (nella foto, la moneta coniata in Mongolia in occasione dell'anno del toro 2021). Con la pandemia in corso ci saranno festeggiamenti contenuti, tenuti a freno dal nuovo governo, che ha deciso per uno stretto lockdown dall’11 al 23 febbraio per evitare eventuali rischi di contagio, per quanto i primi casi si siano verificati solo lo scorso novembre a causa di un banale errore occorso durante la quarantena di un rimpatriato. Un errore che ha in parte compromesso tutte le accorte precauzioni precedenti. Per i tradizionali e preziosi regali da porgere agli anziani e per i doni ricevuti in cambio ci sarà l’insolito uso di app e servizi di consegna. Ciò che però ha fatto maggior scalpore è stato l’annullamento del torneo di lotta, un evento obbligatorio per il Naadam, lo Tsagaan sar, la festa dell’indipendenza del 26 novembre e altre occasioni particolari. Eccoci dunque nell’anno del toro di ferro o toro bianco, soprannominato  “l’anno raro”. Gli oroscopi per lo scorso anno avevano previsto un anno veramente pesante e si direbbe che abbiano predetto bene. Possiamo attenderci quindi un’onesta previsione anche per l’anno in cui stiamo entrando: sarà un anno buono, favorevole soprattutto ai giovani. È consigliabile, per ogni acquisto del nuovo anno, preferire il colore bianco che attirerà il favore delle stelle. Perché mai in Mongolia è subentrato un nuovo governo? Va premesso che la Mongolia è un paese molto giovane, con il 40% della popolazione al disotto dei 25 anni e ha un primo ministro di 40 anni. Il baby boom, che in Italia si può collocare negli anni ’60, in Mongolia si può datare intorno al 2000. Così quando piazza Sükhbaatar si è gremita di giovani che protestavano rischiando il congelamento, il governo ha ritenuto saggio dimettersi. Tutto sembrerebbe nato quasi per caso, per l’incauto trasferimento di una partoriente da parte del Soccorso Civile al Centro Epidemiologico. La foto della donna in pantofole e vestaglia che veniva fatta salire in autoambulanza insieme al neonato, esponendola a stress e temperature polari, ha fatto il giro dei social. Ha iniziato la manifestazione un giovane in pantofole, vestaglia e un cartello di protesta, seguito poi da numerosi altri giovani manifestanti. Tutto si è svolto ordinatamente e pacificamente, senza causare danni a nessuno. (testo di Dulamdorj Tserendulam per mongolia.it)
3 febbraio 2021    PRIMO PIANO
Crisi causata dal video
della donna in pigiama a -25
Khurelsukh Ukhnaa, primo ministro della Mongolia ha deciso di dimettersi: il motivo? C’entra il video di una giovane mamma che dopo essere risultata positiva al Coronavirus è stata trasferita all’interno di un centro per malattie infettive con addosso solo un pigiama e delle pantofole di plastica. Quel video ha sollevato non poche critiche e proteste perché le temperature nel Paese erano scese a meno 25 gradi e la giovane donna è stata comunque spostata con solo il pigiama ospedaliero addosso. In moltissimi hanno ritenuto disumato il trattamento subito dalla donna. Il primo ministro della Mongolia ha riconosciuto l’errore commesso nei confronti della donna e si è dimesso. A detta sua vedere come è stata trattata quella giovane mamma è stato straziante. Khurelsukh Ukhnaa ieri ha motivato le sue dimissioni dicendo che come primo ministro deve assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto. Circa cinquemila sono stati coloro che mercoledì hanno manifestato dopo aver visto il video della giovane mamma in ambulanza con il figlio neonato. Quelle immagini hanno dato vita a pesanti critiche, in Mongola la tradizione impone alle neo mamme di evitare di uscire e prendere freddo durante il primo mese di vita del bambino. Khurelsukh Ukhnaa non è stato l’unico a dare le sue dimissioni, prima di lui anche il vice ministro aveva abbandonato il suo incarico. Dopo di loro altri hanno deciso di dare le loro dimissioni a causa del grave errore commesso nei confronti di quella giovane mamma. Si sono infatti dimessi anche il direttore dell’Ospedale in cui era ricoverata la paziente e il ministro della Salute. (fonte bloglive.it)
30 gennaio 2021    PRIMO PIANO
Le donne guerriere
dell'epoca di Mulan
Nell'annus horribilis 2020, a salvarsi è stata la mole delle scoperte archeologiche straordinarie: tra le più eccezionali quella relativa alla Mongolia dove gli archeologi hanno scoperto gli scheletri delle donne guerriere (nella foto), risalenti al periodo di Mulan. La scoperta è avvenuta nel nord della Mongolia. Si tratta degli scheletri di due donne di 1.500 anni, ed è una nuova prova delle possibili origini del mito cinese di Mulan, reso popolare in Occidente dalla Disney. E non è l’unica scoperta interessante sulle donne. Un sito di scavo del IV secolo a.C. in Russia ha rivelato quattro donne sepolte con le loro armi. Avrebbero fatto parte della società matriarcale scita che si dice sia servita da ispirazione per personaggi femminili così forti come Xena e Wonder Woman. E tornando ancora più indietro, una tomba peruviana di 9.000 anni conteneva una donna nella tarda adolescenza, messa da parte i suoi strumenti di caccia, suggerendo che era tempo di riconsiderare le supposizioni che gli uomini fossero i cacciatori esclusivi nella società preistorica. (fonte meteoweb.eu)
25 gennaio 2021    PRIMO PIANO
Mongolia come l'Italia,
si dimette il Premier
Il primo ministro mongolo Khurelsukh Ukhnaa (foto) e il suo gabinetto si sono dimessi: il parlamento, composto da 76 seggi, ha approvato le sue dimissioni con oltre il 95 per cento dei voti. Il gabinetto era stato nominato dal primo ministro in consultazione con il presidente e confermato dal parlamento. Le dimissioni sono arrivate dopo che le proteste sono scoppiate a causa di un video che mostrava una madre dimessa frettolosamente da una clinica ostetrica in cui era risultata positiva al test Covid-19 e trasferita in una struttura di quarantena per pazienti Covid-19 insieme al suo neonato, gestita dal Centro nazionale delle malattie trasmissibili della Mongolia. Le proteste hanno innescato il licenziamento di alti funzionari sanitari. Anche il vice primo ministro e il ministro della Salute del Paese asiatico hanno rassegnato le dimissioni. Il video è stato ampiamente diffuso online. L’incidente è avvenuto tra la crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica per la situazione economica della Mongolia e la mancanza di opportunità di lavoro. Il vasto Paese asiatico di 3,3 milioni di persone è senza sbocco sul mare ed è situato tra Russia e Cina, da cui dipende economicamente. Per il suo commercio estero dipende dalla Cina per oltre il 60 per cento, mentre per le sue forniture energetiche fa affidamento sulla Russia per il 90 per cento. La Mongolia è stata elogiata dal WHO (World Healt Organization) nelle prime fasi della pandemia di Covid-19 per la sua gestione della crisi sanitaria, tant’è che a partire dal febbraio 2020 il suo governo era riuscito in gran parte a contenere il virus. La Mongolia ha finora evitato l’epidemia di coronavirus di massa che ha investito altri Paesi, mentre da novembre al 21 gennaio 2021 ha segnalato 1.584 casi, con due decessi, ancora molto bassi rispetto ad altri Stati del mondo. Nel Paese asiatico c’è stato un aumento dei disordini civili a causa delle restrizioni Covid-19, mentre il governo ha continuato a difendere il suo approccio alla pandemia. (di Alberto Galvi da notiziegeopolitiche.net)
6 gennaio 2021    CULTURA
La Mongolia di Zamboni
davanti al caminetto
La Mongolia davanti al camino, raccontata dal cantautore e scrittore Massimo Zamboni (nella foto durante un viaggio nel Paese asiatico), già colonna del gruppo dei CCCP, successivamente CSI, e autore insieme a Lindo Ferretti del libro "Mongolia in retromarcia". La Compagnia dei Cammini organizza infatti l'iniziativa virtuale, “Chiacchiere al Caminetto”, una serie di incontri online con scrittori, artistici, filosofi. "Sono momenti difficili, è nostro dovere portare cultura per un mondo migliore, in attesa di ricominciare a camminare“, afferma il coordinatore dell'organizzazione. Alla rassegna partecipano autori, scrittori, artisti, filosofi come Dacia Maraini, Folco Terzani, Nando Citarella, Maurizio Carucci, Donatella Di Pietrantonio e lo stesso Zamboni, protagonista giovedì 7 gennaio dell'appuntamento con l'«anima blu» della Mongolia, condotto da Micha Calà. Per tutte le informazioni questo è il link