ULAANBAATAR WEATHER

Archivio News anno 2021

2 settembre 2021    PRIMO PIANO
Medaglia d'argento
per Piero Bardazzi
L'ambasciatore della Mongolia a Roma Jambaldorj Tserendorj ha consegnato al console onorario Piero Bardazzi la medaglia d'argento all'amicizia, la Friendship Medal rilasciata dal Presidente della Repubblica di Mongolia Ukhnaagiin Khürelsükh. Bardazzi è stato premiato per il «prezioso contributo dato nella cooperazione fra Italia e Mongolia». Nella foto, la consegna del riconoscimento. 
30 agosto 2021    CULTURA
Controversie mongole
nel nuovo film Marvel
Al centro del nuovo film Marvel dedicato a Shang-Chi – in uscita al cinema in Italia l’1 settembre – ci sarà l’organizzazione terroristica dei Dieci Anelli, il cui logo è stato oggetto di controversie. Realizzato dalla designer Dianne Chadwick (Minority Report, Men in Black 3, Thor), il logo – due spade attorniate da dieci anelli, ognuno dei quali contenenti i nomi di antiche tribù mongole – era apparso per la prima volta in Iron Man, per poi ri-apparire in Iron Man 3, nel cortometraggio All Hail the King e in una scena tagliata di Ant-Man. Dopo l’uscita di Iron Man 3, nel 2013, il governo della Mongolia inviò una lettera ai Marvel Studios per lamentare l’insensibilità culturale dei realizzatori: l’uso della lingua mongola collegava il retaggio del paese alle azioni del gruppo terroristico viste nel film. Così, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli presenta un nuovo simbolo in cui le tribù sono diventate dieci parole cinesi che indicano potere o forza. Parlando della questione con Variety, Chadwick si è scusata della scelta, affermando che non c’era alcuna intenzione offensiva e che «mettere la lingua mongola nel contesto dell’Afghanistan era un modo per dire “Aspetta, c’è qualcosa di strano qui. Non si tratta semplicemente di un gruppo terroristico del Medio Oriente”. […] Mettendo i nomi delle tribù cercavamo solo di aggiungere un po’ di storia dietro ai simboli». A rimpiangere questa scelta è stata però la stessa Mongolia. Nel paese asiatico, il dialetto Khalkha – scritto in cirillico (e talvolta in latino) – è predominante, mentre nella Mongolia Interna, una regione autonoma della Cina, la lingua è scritta nella tradizionale scrittura mongola. L’anno scorso, la Cina ha abbandonato l’uso della scrittura mongola nell’insegnamento scolastico della Mongolia Interna. Alla luce di questa notizia, che ha innescato molte proteste perché mette a repentaglio la vita della lingua, Oyungerel Tsedevdamba, la ministra della cultura che aveva inviato la lettera di reclamo ai tempi di Iron Man 3, ha dichiarato che «la mia richiesta era quella di un bambino felice che ha il pane in tavola ma non la torta. Quando scompare anche il pane, sembra tutto buono, anche un logo di un gruppo terroristico. Vorrei che Marvel avesse mantenuto il simbolo originale. Voglio che il mondo usi la lingua mongola – in qualunque film, in qualunque modo». (fonte fumettologica.it)
18 agosto 2021    PRIMO PIANO
Il Blue Horse Project
contro la crisi idrica
Il “Blue Horse Project” è un ambizioso piano di riconversione delle risorse idriche che promette di portare l’acqua nel deserto (o meglio, nelle miniere). Oggi Ulaanbaatar spinge l’acceleratore per tamponare una crisi idrica in corso da oltre un decennio, mentre lo sviluppo diventa un imperativo sempre più complesso da gestireAcqua e modernizzazione è un binomio a cui siamo abituati, in Europa, dai tempi della prima Rivoluzione Industriale, epoca di grandi stravolgimenti in nome del progresso. Le risorse idriche rimangono uno dei motori dello sviluppo economico, e oggi anche una Mongolia ancora selvaggia sta includendo questo ragionamento nei suoi piani di espansione economica. È con l’evocativo nome “cavallo blu” che Ulaanbaatar punta a innovare il proprio settore energetico e ribaltare la struttura del territorio a vantaggio dell’economia. Come fa intendere il nome, il “Blue Horse Project” è un ambizioso piano infrastrutturale che punta a convertire le risorse idriche del paese in energia e opportunità economiche per tutto il paese. Il progetto guarda infatti a nord, dove si concentrano le maggiori riserve d’acqua, per i progetti energetici e agricoli, mentre la deviazione dei flussi idrici dovrebbe avvantaggiare le industrie pesanti del sud. Prima dell’anno 2000 non esisteva alcuna miniera nella Mongolia meridionale, dove si estende il deserto del Gobi, che oggi invece ospita la maggior parte del potenziale estrattivo del Paese. In questa zona sono affluiti miliardi di dollari da parte di investitori stranieri interessati al suo patrimonio minerario, che oggi conta ben 12 imprese a partecipazione o proprietà estera. Non sono mancati scandali, come nel caso dell’emorragia di uscite della compagnia australiana Rio Tinto, che detiene insieme alla canadese Ivanhoe e al governo mongolo i diritti di estrazione della miniera di rame di Oyu Tolgoi (nella foto). Solo per la costruzione del sito minerario sono stati impiegati 70 mila metri cubi di acqua al giorno. 150 km più a nord, intorno alla cittadina di Tsogttsetsii, si trova la più vasta area di miniere di carbone, che assorbe 100 mila metri cubi di acqua al giorno (l’equivalente del fabbisogno idrico di un cittadino europeo in due anni), ogni giorno, per le procedure di estrazione e raffinazione delle materie prime. Secondo l’ultimo studio mirato della Banca Mondiale, datato al 2010, di questo passo le risorse idriche della Mongolia meridionale saranno esaurite entro il 2025.La corsa alle risorse che trasforma il territorioI risultati, come previsto, sono visibili già oggi. E Ulan Bator risponde chiedendo più acqua al nord. La distribuzione iniqua delle risorse idriche non è una novità, soprattutto nel cuore del continente asiatico, dove la scarsità di acqua è un fattore storico che oggi si aggrava con il riscaldamento globale e diventa motore di crisi domestiche e di confine. La Mongolia è un paese di poco più di tre milioni di abitanti, i cui consumi sono minimi se paragonati a quelli delle economie avanzate, ma possiede ricchezze incalcolabili nel sottosuolo. Gli effetti del boom minerario cominciano a essere denunciati già nel 2012, quando le società di Oyu Tolgoi iniziarono un programma di ricerca sulla connessione tra falde acquifere impiegate dalla miniera e i pozzi accessibili ai pastori della zona. Un tentativo di fornire prove scientifiche che potessero contrastare le crescenti proteste da parte della popolazione locale. Il report finale decretava che non sussistevano le ragioni per temere un deflusso delle acque verso gli scavi. Anni dopo la situazione cambia, e si rende necessario non solo accedere a maggiori quantità di acqua per le attività economiche, ma in generale realizzare un piano per una gestione oculata delle risorse idriche che impedisca la dispersione, oltre che la contaminazione da agenti chimici nocivi all’uomo.Anche l’energia vuole la sua parte: la domanda di acqua per alimentare le centrali idroelettriche è balzata ai massimi storici negli ultimi dieci anni, con la complicità dei finanziamenti cinesi nel quadro dell’ambizioso progetto della Belt and Road Initiative. La China Export-Import Bank promette, per esempio, di finanziare la costruzione della centrale idroelettrica di Egiin Gol sul fiume Eg, ma non è sola. Sono tanti i fondi dall’estero che puntano alle rinnovabili come investimento sicuro per la Mongolia, dove la domanda energetica cresce con un tasso del 4-5% annuo. Nel 2019, infine, Ulan Bator lancia il primo bando per il “Blue Horse Project”, frutto di un piano di sviluppo sul lungo termine con orizzonte il 2050. Nonostante il piano sia molto controverso perché prevede una trasformazione drastica del territorio e delle risorse idriche presenti, i progetti che puntano in questa direzione avevano iniziato a prendere forma già negli anni precedenti. Tra questi rientrano i contributi per lo sviluppo della Banca Mondiale, che studia la fattibilità di due iniziative in particolare: il primo, una centrale idroelettrica a Shuren, lungo il fiume Selenge; il secondo, un progetto di deviazione delle acque del fiume Orkhon nella direzione del deserto del Gobi, dove si trovano le imprese minerarie. Infine, anche l’Organizzazione giapponese per il commercio estero ha fissato dei contributi per il trasferimento di acqua dal fiume Kherlen alla regione del Gobi. (fonte china-files - report from asia)
27 luglio 2021    SPORT
Giochi: nel judo
un argento e due bronzi
Arrivano le prime medaglie per la Mongolia ai Giochi Olimpici di Tokyo: Saeid Mollaei (foto) ha conquistato l'argento nel judo fino a 81 kg. Il 29enne atleta nato in Iran e naturalizzato mongolo ha vinto quattro match perdendo solo la finale contro il giapponese Nagase. Ci sono finora altri due bronzi sempre nel judo: Tsogtbaatar Tsendochir, 25 anni di Ulaanbaatar, ha superato nella finale per il terzo posto (fino a 73 kg) il canadese Margelidon. Bronzo anche per la trentunenne Urantsetseg Munkhbat (fino a 48 kg), vittoriosa nella finalina contro la portoghese Catarina Costa. Attendiamo ulteriori aggiornamenti e, possibilmente, medaglie per la Mongolia.
La Mongolia rende la vita difficilissima all'Italia nel debutto olimpico del basket 3×3 femminile. Le azzurre di coach Capobianco soffrono ma riescono a battere il team mongolo (nella foto) davanti al presidente federale Gianni Petrucci, presente in tribuna. La Nazionale Italiana si impone di misura con il punteggio di 15-14, rischiando nel finale di andare sotto dopo aver guidato il match anche con sei punti di vantaggio. Ottima la prestazione di Rae D’Alie (la migliore in campo), riuscita a trascinare l’Italia in questo difficile debutto e a regalarle la prima vittoria. 
24 luglio 2021    COVID
Viaggi in Mongolia:
le nuove istruzioni
Il Ministero del Turismo mongolo, alla luce dei recenti sviluppi legati ai contagi del Coronavirus, ha emesso la seguente comunicazione relativa ai viaggi in Mongolia da parte dei viaggiatroi provenienti da altri Paesi: "Tutti gli stranieri e i turisti provenienti dall'estero saranno ammessi al volo in base a test negativo Pcr obbligatorio rilasciato entro 72 ore dall'atterraggio in Mongolia e in caso di violazione tutti i costi e le responsabilità derivanti dal rischio di infezione saranno interamente a carico della compagnia di volo o del singolo passeggero. Cittadini e turisti che hanno ricevuto le dosi complete e registrato i vaccini entro 14 giorni prima del viaggio o sono stati contagiati dal virus negli ultimi quattro mesi e chi ha le prove di essere guarito dall'infezione da virus negli ultimi quattro mesi viaggerà senza isolamento. I cittadini stranieri che non hanno ricevuto l'intera dose di vaccino dovranno invece sottoporsi a un test entro 72 ore prima dell'ingresso in Mongolia e saranno messi in quarantena secondo le norme in vigore al momento, saranno inoltre sottoposti a un nuovo test e viaggerà nell'ambito di un programma di viaggio sicuro basato sull'esito negativo del test stesso”. 
23 luglio 2021    SPORT
BUONA OLIMPIADE,
MONGOLIA!
Ha sfilato, in ordine alfabetico giapponese, per 189esima ma la Mongolia spera di conquistare una posizione molto più alta nel medagliere dei Giochi Olimpici di Tokyo. Portabandiera, la cestista Khulan Onolbaatar e il judoka Duurenbayar Ulziibayar a guidare la delegazione di 43 atleti mongoli (nella foto), con particolari speranze, com'è tradizione in questo Paese guerriero, soprattutto nelle specialità di combattimento: judo, boxe, lotta. La Mongolia è sempre presente alle Olimpiadi dall'edizione del 1964. Complessivamente ha collezionato 26 medaglie detenendo il particolare record mondiale, fino al 2008, di avere conquistato più medaglie d'oro e d'argento senza mai vincere l'ìoro. Ma ai Giochi olimpici di Pechino 2008 la Mongolia ha conquistato due ori, il primo proprio nel judo con Naidangiin Tuvshinbayar nei pesi massimi maschili. Nel palmares olimpico mongolo, prima dei Giochi di Tokyo: 1 oro, 3 argenti e 4 bronzi nel judo, 1 oro, 2 argenti e 4 bronzi nella boxe, 4 argenti, 5 bronzi nella lotta, 1 argento e 1 bronzo nel tiro. Molto ambiziosa la spedizione mongola in questi Giochi, vista anche l'ottima tradizione nelle manifestazioni che si disputano nel continete asiatico. mongolia.it seguirà giorno per giorno i risultati. Buona Olimpiade, Mongolia!
9 luglio 2021    PRIMO PIANO
Colloquio telefonico
fra Putin e Khurelsukh
Il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo mongolo, Ukhnaagiin Khurelsukh (nella foto), hanno discusso della risposta al Covid-19 nel corso di una conversazione telefonica. Lo ha riferito il Cremlino. "Durante la conversazione è stata sottolineata la disponibilità a rafforzare la cooperazione in diverse aree dell'agenda bilaterale, compresa l'attuazione di progetti reciprocamente vantaggiosi in ambito economico”, si legge in una nota del Cremlino. Durante la conversazione, si legge inoltre, “si è parlato anche del tema della lotta alla diffusione dell'infezione da coronavirus". (fonte agenzia nova)
5 luglio 2021    COVID
Covid, Silk Way Rally
senza la Mongolia
C’è tanta delusione al Silk Way Rally per un Rally Raid che poteva essere ma che non sarà. Per problemi dovuti ai contagi Covid è stata cancellata la parte di gara della Mongolia che praticamente era l’80% di questa corsa. Solo ieri infatti ci sono stati nuovamente oltre 2000 contagi per un totale di quasi 40.000 infetti. Insomma siamo alle solite e c’è da dire che neanche la Russia se la sta cavando troppo bene con il Covid proprio in quelle regioni in cui si sta svolgendo il Rally. Sulle questioni mediche non si può ovviamente discutere. Resta la delusione però per una gara che di fatto è stata stravolta e che ha perso completamente il suo senso. Tagliando la parte della Mongolia di fatto si sono persi i percorsi più interessanti, con i tratti montuosi e soprattutto quelli più sfidanti con la difficile navigazione tra le sabbie e le dune del Deserto del Gobi. Il Rally proseguirà solo in Russia percorrendo le restanti tappe al contrario e tornando al punto di partenza. Il percorso dunque sarà brevissimo a questo punto e la corsa finirà con netto anticipo. Una grande delusione. E’ difficile pensare che i problemi dovuti al Covid non potessero essere preventivati. Gli equipaggi hanno già pagato iscrizioni, hotel e speso per il viaggio e nonostante ciò alcuni hanno annunciato il ritiro dalla corsa perché ormai di cross country rally non si può più parlare. Inoltre c’è il problema dei punteggi riconosciuti dalla FIA, ora molto ridotti rispetto a quelli calcolati sulla distanza normale, considerando gli enormi tagli operati sul percorso iniziale di gara di 10 giorni. Insomma il gioco non vale più la candela. Sono 8 gli equipaggi che hanno rinunciato a correre: tra questi Al Rajhi-Orr, i piloti del team South Racing Can Am tra cui figurano anche Amos-Ceci e il fortissimo Austin Jones e gli altri italiani che erano in azione sui buggy Polaris RZR ovvero Gaspari-Salvatore e Cinotto-Dominella. (fonte rally.it)
4 luglio 2021    PRIMO PIANO
Inaugurato il nuovo
aeroporto internazionale
In attesa che la situazione torni lentamente alla normalità, Ulaanbaatar ha inaugurato il nuovo aeroporto internazionale, che ha la stessa denominazione del precedente (risalente al 1957), Chinggis Khan, in onore del grande eroe dell'Impero mongolo. Il nuovo scalo è costato quasi 600 milioni di dollari e ha una capienza di 2 milioni di passeggeri ogni anno. È stato realizzato grazie alla partnership del Giappone e l'inaugurazione è avvenuta alla presenza del nuovo Presidente della Mongolia Khurelsukh Ukhnaa e dell'ambasciatore giapponese Hiroyuki Kobayashi. Il volo inaugurale ha coperto la tratta Ulaanbaatar-Tokyo. Nella foto, la facciata del nuovo aeroporto.
2 luglio 2021    PRIMO PIANO
Il nuovo presidente
promette «miracoli»
Con l’entrata in carica di Khurelsukh Ukhnaa (nella foto), la Mongolia ha il suo sesto presidente nei trent’anni di storia democratica del paese. Secondo la Costituzione vigente, sarà il primo presidente a avere un solo mandato di sei anni. E ci sono speranze che, rispetto ai suoi predecessori, Khurelsukh diventi il presidente che potrebbe cambiare il corso della storia della Mongolia all’inizio del XXI secolo. L’anno scorso, il Partito del Popolo Mongolo, Mpp, per la prima volta è rimasto al potere dopo un’elezione generale; era guidato da Khurelsukh, l’allora primo ministro. Khureslukh ha effettivamente realizzato numerose imprese durante il suo periodo come leader dell’ex blocco comunista Mpp. A parte la vittoria alle elezioni parlamentari, è noto come il primo premier a superare un voto di sfiducia, il primo a dimettersi volontariamente dalla carica di primo Ministro, il secondo a guidare un governo che entra nel suo secondo mandato dopo essere stato alla guida nel primo mandato e il terzo a servire come primo Ministro per due volte.  Ora, con la Mongolia che celebra i 100 anni dalla rivoluzione mongola del marzo-luglio 1921, e con il centenario della fondazione della Repubblica Popolare Mongola nel 1924, Khurelsukh intende lasciare un segno da presidente. Khurelsukh è un politico ambizioso e c’è chi tema segua la lezione di Vladimir Putin e Xi Jinping. Khurelsukh alle elezioni ha preso più del 61% dei voti, anche se l’affluenza è stata solo del 59%, la più bassa mai registrata. Dall’altra parte, il partito sconfitto, il Dp, non ha la forza per reagire: diviso in due fazioni, è arrivato al punto di tenere due elezioni separate per determinare i suoi prossimi dirigenti. Khurelsukh quindi potrebbe essere il miglior stratega politico della Mongolia. Lo slogan chiave della sua campagna era che «i mongoli saranno i proprietari della propria ricchezza», con riferimento alle abbondanti risorse minerarie del paese. L’attività mineraria è stata la linfa vitale dell’economia della Mongolia dagli anni 2010. I depositi minerari nazionali sono stati stimati per un valore di 1,3 miliardi di dollari e molti analisti stranieri hanno previsto un boom economico che non si è mai materializzato. Al contrario, sono cresciute le denunce di corruzione e l’ostilità verso le compagnie minerarie occidentali.di Anna Lotti, fonte agcnews.eu
2 luglio 2021    COVID
Covid, la Mongolia
annulla il Naadam
Il governo mongolo ha deciso di cancellare le celebrazioni di quest'anno della festa tradizionale del Naadam a causa della pandemia di Covid-19. La decisione è giunta a seguito di una protesta svoltasi nella piazza centrale della capitale Ulan Bator alla quale hanno partecipato centinaia di cittadini per chiedere la cancellazione degli eventi celebrativi a causa di una nuova insorgenza di casi di Covid-19. In origine, il Paese aveva deciso di festeggiare il Naadam di quest'anno con una trasmissione in diretta sia sulle emittenti televisive nazionali che sui social media a causa della pandemia. Inserite nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'UNESCO, le celebrazioni ufficiali si svolgono normalmente dall'11 al 15 luglio. Il Naadam, che in lingua mongola significa 'giochi' si articola in diversi eventi che comprendono corse di cavalli, gare di tiro con l'arco e incontri di lotta, ed è il festival più seguito dai turisti stranieri nel Paese nomade. Alla data di oggi, la Mongolia ha registrato un totale di 120.339 infezioni da Covid-19, con 611 decessi. (fonte ANSA-XINHUA, foto Federico Pistone)
Diversi Paesi, tra cui Indonesia, Mongolia e Bahrain, hanno riposto parte della propria fiducia nei vaccini anti-Covid prodotti in Cina, tra cui Sinopharm e Sinovac, due sieri facilmente accessibili e che hanno permesso di avviare ampie campagne di immunizzazione prima di quanto accaduto in molti altre nazioni. Questi stessi Paesi stanno tuttavia subendo una nuova ondata di infezioni nonostante abbiano raggiunto tassi di vaccinazione relativamente elevati. Secondo il database Our World in Data, Bahrain e Mongolia, ma anche Cile e Seychelles, che finora hanno utilizzato principalmente le dosi di Sinopharm e Sinovac, hanno completamente vaccinato il 50-68% della popolazione, superando in termini percentuali anche gli Stati Uniti. Tutti e quattro questi Paesi, sono tra i primi dieci con i peggiori focolai di Covid nell’ultima settimana. Gli esperti non sanno esattamente quali siano le cause di questo nuovo aumento dei contagi o se dietro queste recrudescenze ci siano nuove varianti virali oppure l’allentamento troppo repentino delle misure di contrasto della pandemia. Tuttavia, il sospetto messo in luce dal New York Times è che la ripresa delle infezioni sia dovuta alla bassa protezione offerta dai vaccini cinesi. “Se i vaccini fossero sufficientemente efficaci, non vedremmo questa situazione – ha affermato Jin Dongyan, virologo dell'Università di Hong Kong – I cinesi hanno la responsabilità di rimediare a questo”. (fonte fanpage.it)
23 giugno 2021    PRIMO PIANO
Di Stefano presiede
commissione Italia-Mongolia
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale riferisce che il Sottosegretario Manlio Di Stefano (nella foto) ha presieduto per parte italiana la terza Commissione Economica e Tecnica e le Consultazioni Politiche Italia-Mongolia. Per parte mongola erano presenti in videoconferenza il Ministro dell’Agricoltura e dell’Industria Leggera Mendsaikhan e il Vice Ministro degli Affari Esteri Munkhjin. “Inevitabilmente la pandemia che ha colpito il globo ha impattato anche sugli scambi tra Italia e Mongolia, ma la grande complementarietà tra i nostri sistemi produttivi ci permette di guardare al futuro dei rapporti bilaterali con ottimismo”- ha dichiarato il Sottosegretario in apertura. “Con la Mongolia abbiamo infatti importanti collaborazioni in corso: agroindustria, energia, infrastrutture, tessile, conciario, collaborazione inter-universitaria, nel campo dell’archeologia e della ricerca.” Al termine della Commissione Economica e Tecnica il Sottosegretario Di Stefano ha firmato con la controparte mongola un Comunicato Congiunto sulla collaborazione che fa stato dei concreti risultati sin qui raggiunti e fornisce una roadmap per lo sviluppo dei rapporti tra i due Paesi nel prossimo futuro. “Vediamo un ampio margine di sviluppo in considerazione delle potenzialità di questo vasto Paese, dei suoi spazi e delle sue risorse. Crediamo che, anche grazie alla collaborazione bilaterale, possiamo contribuire all’utilizzo responsabile delle risorse e alla transizione verso fonti di energia sostenibili, dando un contributo importante anche alla tutela dell’ambiente” - ha concluso il Sottosegretario. Le interconnesse tematiche energetico-ambientali sono state altresì affrontate negli interventi dei rappresentanti di ICE, CNR e SACE.
20 giugno 2021    CULTURA
Il modello ecologico
dell'invasione mongola
Pubblichiamo la singolare nota diplomatica di James Hansen (nella foto), diplomatico, direttore della rivista di geopolitica “East”, sul ruolo “ecologico" dell'invasione mongola di Gengis Khan.La storia, in questo caso — unico — scritta dagli sconfitti, non è stata generosa con Gengis Khan.Di lui, nato nel 1162 in un angolo sperduto della Mongolia, si ricorda principalmente che dopo aver unificato le tribù turco-mongole, le condusse alla conquista della maggior parte dell’Asia centrale, della Cina, della Russia, della Persia, del Medio Oriente e di parte dell’Europa orientale. Quello di Gengis fu, per quanto di breve durata, il più vasto impero terrestre della storia umana. Raggiunse alla massima estensione i 24 milioni di km², arrivando a controllare un quarto della popolazione della Terra. Tutta l’operazione fu compiuta in soli 73 anni grazie alla marcata tendenza dei Mongoli di andare per le spicce. Le loro vittime sono stimate in 40 milioni di persone; tante, visto che la tecnologia dell’epoca obbligava perlopiù ad ucciderle una alla volta e con metodi assolutamente artigianali.Tutto ciò, come anche il fatto di essere per tradizione nato sul Deluun Boldog — il “colle della malinconia”— ha contribuito a far sì che il Grande Khan sia spesso ricordato come un mostro sanguinario.Ma, come si dice, non si fanno le frittate senza rompere le uova e c’è chi trova nella spaventosa devastazione mongola un interessante modello ecologico.Partendo dall’ipotesi secondo cui eventi storici come guerre ed epidemie potrebbero forse impattare sul quantitativo di CO2—anidride carbonica, il “gas serra” per eccellenza — nell’atmosfera, un gruppo di ricercatori del Carnegie Institute, del Max Planck Institute e dell’Università di Amburgo ha calcolato gli effetti climatici di quattro grandi stravolgimenti umani: l’Invasione Mongola, la Peste Nera, la Conquista delle Americhe e la Caduta della Dinastia Ming. In teoria, eventi come questi—specialmente attraverso la massiccia distruzione dell’agricoltura— avrebbero potuto provocare la “cattura” di CO2 da parte degli alberi che sarebbero tornati a occupare i campi abbandonati dopo il crollo sociale creato dai vari disastri politici, militari e sanitari.I ricercatori hanno scoperto invece che l’impatto dei cataclismi umani sulla riduzione del gas serra mediante la riforestazione dei terreni agricoli, oltre a essere parecchio lento e di portata molto modesta, viene contrastato in gran parte dalle emissioni provenienti dal resto del mondo. Per gli studiosi, tra i disastri umani, solo l’invasione mongola avrebbe potuto influire in maniera misurabile sul livello globale di CO2 nell’atmosfera. Infatti, calcolano che la tremenda avanzata del Khan, radendo al suolo vasti territori e cancellando intere civilizzazioni, potrebbe aver avuto l’effetto di togliere dall’atmosfera fino a 700 milioni di tonnellate di carbonio — all’incirca la quantità di CO2 generata in un singolo anno dal consumo globale di petrolio — attraverso il ritorno allo stato naturale delle terre prima occupate e coltivate.La Coordinatrice della ricerca, Dr. Julia Pongratz, dice: “Sulla base della comprensione del passato, ora siamo in grado di prendere decisioni sull’utilizzo delle nostre terre che diminuiranno l’impatto sul clima e sul ciclo del carbonio. Non possiamo ignorare la conoscenza acquisita”.Dove si trova però un’orda mongola quando serve?James Hansen
Ukhnaa Khurelsukh (nella foto) ha vinto le elezioni per la presidenza del Paese. Il suo successo va a consolidare il potere del Partito del popolo mongolo (Ppm). Khurelsukh, che era stato costretto a dimettersi dalla carica di primo ministro all’inizio di quest'anno dopo un’ondata di proteste, ha ottenuto la vittoria sugli altri candidati con il 68% dei voti; sostituirà Khaltmaa Battulga, del Partito democratico, a cui è stata negata l'opportunità di cercare la rielezione a seguito di controverse modifiche alla Costituzione, che impongono un solo mandato presidenziale. Sodnomzundui Erdene, candidato Partito democratico, e Dangaasuren Enkhbat, del Partito nazionale del lavoro, hanno ottenuto rispettivamente il 20,1% e il 6% dei voti. Nonostante la vittoria schiacciante dell’ex primo ministro, non ci sono stati grandi festeggiamenti nella capitale. Il neoeletto presidente ha affermato che la presidenza è una “enorme responsabilità”. Sebbene il presidente sia obbligato a rinunciare all’affiliazione al proprio partito una volta entrato in carica, la vittoria di Khurelsukh andrà con ogni probabilità a rafforzare il potere del Ppm, schieramento che già controlla il governo e il Parlamento. Durante la campagna elettorale, il Partito democratico, secondo cui il Paese stava scivolando verso un sistema a partito unico, aveva utilizzato lo slogan “Mongolia senza dittatura”.  Il sistema politico della Mongolia dà al Parlamento il diritto di nominare il governo e dettare la linea politica, ma il presidente ha il potere di porre il veto sulla legislazione. (fonte AsiaNews)
8 giugno 2021    PRIMO PIANO
Mongolia alle urne
per eleggere il Presidente
I cittadini mongoli si recano oggi alle urne per scegliere il loro sesto presidente democraticamente eletto, dopo una campagna elettorale di basso profilo a causa delle restrizioni per la pandemia da Covid-19. Ukhnaa Khurelsukh del Partito del popolo mongolo (Ppm), raggruppamento che già controlla il governo e il parlamento, è il candidato favorito. L'attuale presidente è Khaltmaa Battulga, del Partito democratico. Le recenti modifiche alla Costituzione impongono un solo mandato di sei anni, ragione per cui il Partito democratico ha schierato Sodnomzundui Erdene per sostituire Battulga. Il suo slogan è “Mongolia senza dittatura”, perché si teme che una vittoria del Ppm possa far scivoalre il Paese verso uno Stato a partito unico. Il mese scorso otto membri del Parlamento hanno fatto uno sciopero della fame di una settimana per protestare contro le azioni del Ppm, che si sarebbe servito di tre organi statali, la Corte costituzionale, la Corte suprema e il Comitato generale per le elezioni, per manipolare le elezioni odierne. Battulga rimane popolare tra gli elettori, ma alcuni sono rimasti delusi dalla sua incapacità di sfidare le élite al potere. "Battulga ha stretto accordi con l'attuale Ppm che sono stati dannosi per la democrazia della Mongolia", ha detto alla Reuters Enkhtsetseg Dagva, responsabile del programma elettorale dell'Open Society Forum, un’organizzazione non governativa. Gli eventi della campagna elettorale sono stati ridotti al minimo a causa della pandemia. Sabato scorso quasi 1.000 sostenitori di Khurelsukh hanno tenuto un comizio fuori da una sala conferenze, ma il candidato del Ppm ha poi spostato la propria campagna online dopo che il rivale del Partito del lavoro, Dangaasuren Enkhbat, il terzo candidato alle elezioni, è risultato positivo al coronavirus. Secondo Sumati Luvsandendev, analista politico e sondaggista della Fondazione Sant Maral, una società di consulenza mongola, sia il Ppm sia il Partito democratico “stanno 'minando la democrazia' e non è facile dire quale parte stia facendo meglio". Invece "Enkhbat, che si presenta come outsider, sta consolidando intorno a sé i voti di protesta nelle aree urbane [ma] le sue possibilità di vittoria contro il potente sistema del Ppm sono scarse", ha detto. Sumati ha aggiunto che si aspetta che il Ppm emerga vittorioso. (fonte asianews.it)
4 giugno 2021    CULTURA
Su 7 La leggenda
dello sciamano
Su 7, il settimanale del Corriere della Sera, appare oggi un ampio servizio dedicato allo sciamanesimo. L'autore, Gun G. Ayurzana, è uno scrittore mongolo di primissimo piano che ha realizzato La leggenda dello sciamano, libro tradotto in italiano per Tam editore da Tserendulam Tseregdorj. Libro e articolo rivelano il volto vero dello sciamanesimo, visto per la prima volta attraverso testimonianze reali e non mediato da studi e considerazioni occidentali. Titolo dell'articolo, accompagnato da una serie di immagini spettacolari di sciamani di tutto il mondo, è intitolato: "La voce che mi guida - Uno scrittore mongolo e il realismo magico (da Calvino ai Rolling Stones): Ayurzana offre una lettura dei riti sciamanici collegata alla civiltà occidentale e racconta la sua straordinaria esperienza in questo mondo spirituale. Rivela: "L’interesse per lo sciamanesimo non proviene da una mia volontà, ma sembra che lo sciamanesimo stesso mi abbia scelto per farmi scrivere un libro su questo tema. All’inizio del 2007, quando sono arrivato per la prima volta sull’isola di Olkhon, stavo quasi completando di scrivere un breve romanzo dal titolo Nati dall’eco. In quei giorni ero alla continua ricerca di idee nuove e originali per mettere a punto il finale del romanzo". Vai alla pagina di La leggenda dello sciamano sul sito di Tam Editore
3 giugno 2021    PRIMO PIANO
Elezioni presidenziali,
la sfida del 9 giugno
Per sciogliere il MPP (Mongolian People’s Party), il presidente mongolo Battulga Khaltmaa aveva emesso nelle scorse settimane una direttiva di emergenza, grazie ai maggiori poteri ottenuti con la modifica della costituzione nel 2019 da lui stesso promossa.L’MPP detiene attualmente la maggioranza dei seggi parlamentari, ma quello che a prima vista sembrava essere un problema politico si è presto trasformato in accuse di minacce alla sicurezza nazionale e alla democrazia nel Paese tra Battulga e Khurelsukh Ukhnaa, il quale si è dimesso dalla carica di primo ministro lo scorso gennaio per prepararsi alle imminenti elezioni presidenziali del giugno 2021. I due leader si sono accusati a vicenda di aver cercato di mobilitare le Forze armate. Il presidente Battulga ha accusato Khurelsukh di aver creato una struttura militare parallela legata al partito con cellule nelle amministrazioni locali pronte ad intervenire. Tuttavia Khurelsukh Ukhnaa ha rivolto accuse simili nei confronti del presidente. La Commissione elettorale generale della Mongolia ha intanto ufficialmente registrato tre politici come candidati alla presidenza, che sono Ukhnaa Khurelsukh (nella foto), leader del partito al governo MPP, l’ex presidente del DP (Democratic Party) Sodnomzundui Erdene e Dangaasuren Enkhbat, attuale candidato della Right Person Electorate Coalition, una coalizione composta dal NLP (National Labour Party), il MSDS (Mongolian Social Democratic Party) e il JP (Justice Party), che ha vinto un seggio alle elezioni legislative.Possono nominare i loro candidati per le elezioni presidenziali partiti politici o coalizioni che hanno almeno un seggio in parlamento. La Mongolia ha fissato il 9 giugno come data per le sue prossime elezioni presidenziali. Le ultime elezioni parlamentari regolari si sono tenute nel giugno 2020. Il parlamento mongolo è composto da 76 membri nominati per un mandato di quattro anni, suddivisi tra i seguenti partiti: MPP 62 seggi, DP 11 seggi, Our Coalition 1 seggio, Right Person Electorate Coalition 1 seggio e indipendenti 1 seggio. (fonte notiziegeopolitiche.net, di Alberto Galvi)
23 maggio 2021    CULTURA
L'eredità (dimenticata)
dell'Impero mongolo
Un immenso dominio euroasiatico basato sui commerci internazionali instaurò la prima forma di globalizzazione e fu caratterizzato da tolleranza e flessibilità politica. Ma è stata cancellata dalla storia occidentale, anche per assenza di monumenti, e considerata un fenomeno passeggero. Invece andrebbe ristabilita e messa nella giusta prospettiva.Era basato sui commerci, sulla tolleranza tra popoli e culture (e religioni), sulla diplomazia internazionale. Il modello da prendere come esempio per i tempi moderni, sempre più interconnessi e globalizzati, è l’impero mongolo. Si tratta del Khanato dell’orda d’oro, descritta nel libro “The Horde: How the Mongols Changed the World” di Marie Favereau, professoressa di storia all’università di Parigi Nanterre. Una struttura sovrastatale che ha dominato l’Eurasia per un secolo e mezzo e, sostiene l’autrice, ha contribuito a formare gran parte del mondo che è venuto dopo, dalle rotte commerciali alla nascita degli Stati attuali. Per esempio, la Russia. Un contributo che, per secoli, è stato ignorato da gran parte del mondo occidentale. Eppure è stato un impero di enorme estensione: i confini del kahnato partivano, a ovest, dall’odierna Bulgaria, comprendeva la steppa del Mar Nero e arrivava fino al confine occidentale della Mongolia. Poco sotto c’era la dinastia Yuan, mentre nel Medioriente e nell’Asia centrale del Sud dominavano gli altri due khanati mongoli. Tutto comincia – e il libro lo sottolinea, come ricorda questo interessante articolo su Unherd – con Joci, il figlio primogenito di Gengis Khan (gli altri erano Chagatai, Ogedei e Tolui) che sposta, in una sorta di auto-esilio, la sua Orda verso il Mar Caspio. Siamo nei primi anni del XIII secolo. Le sue conquiste territoriali vengono suddivise tra i due figli, Orda, Batu e i regni che ne derivano presentano, fin dalle origini, i caratteri principali della mentalità del regno mongolo. Per esempio il rispetto reciproco del territorio (le due suddivisioni vengono mantenute e convivono in pace per un secolo), ma anche la capacità di privilegiare il pragmatismo e la flessibilità di fronte alle diverse situazioni. È quello che succede quando Berke, il terzo fratello, diventa Khan dopo la morte di Batu (che nel frattempo si era imposto su Orda per quanto riguarda la successione) e sceglie di convertirsi all’islam. Una mossa che gli permette di allearsi con i Mammelucchi egiziani contro l’Ilkhanato, governato dai suoi cugini (erano i figli di Tolui). E il motivo di questo scontro era economico: cioè il controllo delle rotte commerciali che attraversavano l’Eurasia.Il tema è molto insistito nel libro. I khan mongoli dominavano territori immensi ma avevano a disposizione una popolazione dispersa e poco numerosa, insufficiente per mantenere, con la tassazione, le casse del regno. L’unica fonte di guadagno era lo sfruttamento dei commerci e degli scambi lungo la via della Seta. Questo spiega la costruzione di una vera e propria rete globale, che collegava le colonie genovesi del Mar Nero fino ai territori dell’odierna Cina. Ma spiega anche la collaborazione tra le Orde dei figli di Joci (non si trattava di affetto fraterno, insomma) e il boicottaggio, che avveniva anche a livello propagandistico, nei confronti dell’Ilkhanato. Ai viaggiatori veniva raccontato che la via meridionale era meno sicura e più cara. Loro, al contrario, erano aperti al business e offrivano delle esenzioni fiscali. Oltre ai commerci, che declineranno intorno al XIV secolo, quando nel 1368 la nuova dinastia dei Ming chiude le porte al resto del mondo e la peste bubbonica, che ha viaggiato proprio lungo le vie degli scambi, piega l’Europa, l’impero mongolo si distingueva per l’enorme apertura nei confronti della pluralità religiosa. Come si è detto, la conversione di Berke aveva islamizzato parte della popolazione mongola, ma la religione tradizionale, devota al dio Tengri, veniva rispettata. Al tempo stesso non c’erano preclusioni nei confronti di cristiani o buddhisti e, al contrario, erano previste esenzioni fiscali nei confronti della Chiesa ortodossa. Anche in questo caso, le ragioni sono economiche: si trattava di comunità di commercianti molto attive, che contribuivano con la loro attività al benessere del regno. Combatterli o anche soltanto escluderli sarebbe stata soltanto una scelta controproducente. Infine, è grazie ai mongoli che si sono formati alcuni Stati moderni. Il primo è la Romania, ma il più importante è senza dubbio la Russia. Secondo la tradizione, le origini sarebbero da ricercare nella cristianizzazione dei Rus di Kiev sotto Vladimir il Grande intorno al X secolo. Ma è prima, cioè con l’arrivo dei Mongoli che Mosca, prima orientata verso Occidente (Anna di Kiev divenne regina di Francia nel 1051) decide di cambiare direzione e volgersi verso i territori a Est. Non è stata una cosa pacifica, certo. Kiev fu distrutta. I vari poteri che si contendevano il suo regno vennero spazzati dai mongoli. Ma è dalle ceneri di questo disastro che sorge quella che, 300 anni dopo, diventerà la Russia di Ivan il terribile. Fu resa centrale Mosca, venne installata una nuova dinastia (quella dei Danilovich) e stabilito un nuovo ordine. Il sorgere dell’Impero russo nel XVI secolo dipenderà anche dalla conquista dei territori orientali (la Siberia, soprattutto) e dall’assimilazione della classe dirigente mongola, che nel frattempo si era cristianizzata. Soprattutto, venne assorbito un concetto di autorità centralizzata, che portò alla dichiarazione del primo zar. Quello che suggerisce il libro, insomma, è che l’eredità dei mongoli, cancellati dalla storia occidentale (anche per assenza di monumenti?) e considerati un fenomeno passeggero, andrebbe ristabilita, messa nella giusta prospettiva e ricompresa nella storia universale del continente euroasiatico. Anche perché dalla vicenda dell’Orda d’oro la contemporaneità, definita dal concetto di globalizzazione, ha ancora molto da imparare. (fonte linkiesta.it, articolo e foto di Dario Ronzoni)
Immaginate la grandezza della Francia. Un’area di quelle dimensioni è ricresciuta in tutto il mondo negli ultimi 20 anni: quasi 59 milioni di ettari di foreste dal 2000, secondo una nuova ricerca, fornendo il potenziale per assorbire 5,9 gigatonnellate di anidride carbonica. Lo studio biennale, condotto tramite dati di imaging satellitare e indagini a terra in dozzine di paesi, ha identificato aree di ricrescita nella foresta atlantica in Brasile, dove un’area delle dimensioni dei Paesi Bassi è rimbalzata dal 2000 a causa degli sforzi di conservazione e modificata. Un’altra area di ricrescita si trova nelle foreste boreali della Mongolia, dove 1,2 milioni di ettari di foresta si sono rigenerati in due decenni grazie al lavoro degli ambientalisti e del governo mongolo. Le foreste sono tornate anche in alcune parti dell’Africa centrale e del Canada. Tuttavia, il mondo sta ancora sperimentando una perdita complessiva di foreste “a un ritmo spaventoso”, hanno avvertito i ricercatori, con la deforestazione che si verifica molto più velocemente dei programmi di ripristino. In un periodo simile delineato nello studio sulla ricrescita, condotto dal Wwf nell’ambito del progetto Trillion Trees, nel mondo sono andati persi 386 milioni di ettari di copertura arborea, circa sette volte l’area della foresta rigenerata. La deforestazione è aumentata notevolmente lo scorso anno, con perdite concentrate nelle foreste pluviali vitali delle aree tropicali. Gli alberi vengono abbattuti e bruciati a un ritmo rapido in Amazzonia, con oltre 430.000 acri già persi nel 2021. Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, è sottoposto a crescenti pressioni internazionali a causa di tale deforestazione. “La scienza è chiara: se vogliamo evitare pericolosi cambiamenti climatici e invertire la tendenza alla perdita della natura, dobbiamo sia fermare la deforestazione che ripristinare le foreste naturali – ha affermato William Baldwin-Cantello, Wwf – Sappiamo da molto tempo che la rigenerazione delle foreste naturali è spesso più economica, più ricca di carbonio e migliore per la biodiversità rispetto alle foreste piantate attivamente, e questa ricerca ci dice dove e perché la rigenerazione sta avvenendo e come possiamo ricreare quelle condizioni altrove. “Ma non possiamo dare per scontata questa rigenerazione: la deforestazione rivendica ancora milioni di ettari ogni anno, molto più di quelli rigenerati”. (fonte la nuovaecologia.it)
11 maggio 2021    AMBIENTE
Il leopardo delle nevi
nelle immagini del Muse
Catturare le immagini più segrete e significative – quelle degli animali che si aggirano liberi nel loro ambiente naturale nelle ore notturne – è un’attività che offre numerosi spunti a ricercatori e appassionati di natura. Quelli realizzati mediante la tecnica del fototrappolaggio sono scatti affascinanti che svelano la presenza e le abitudini degli animali che vengono ritratti, offrendo al contempo a chi li realizza una miriade di informazioni utili al loro studio. Questa tecnica e il suo utilizzo nel mondo saranno al centro del prossimo appuntamento degli “Incontri al museo per parlare di fauna”, mercoledì 12 maggio alle 20.45, in diretta sul profilo Facebook del MUSE Museo delle Scienze di Trento. Relatori dell’incontro: Francesco Rovero (UniFi e Muse) che introdurrà lo stato dell’arte del foto-trappolaggio e Valentina Oberosler (MUSE) che presenterà uno specifico caso di studio focalizzato sul leopardo delle nevi in Mongolia. Il fototrappolaggio è un metodo di studio della fauna selvatica che ha visto un enorme diffusione in tutto il mondo negli ultimi due decenni, con molte applicazioni in particolare in ecologia e conservazione dei mammiferi. Nella parte introduttiva dell’incontro, Francesco Rovero presenterà una panoramica dell’utilizzo del fototrappolaggio a fini scientifici, a cominciare dagli aspetti tecnologici e informatici (con i relativi recenti avanzamenti), per arrivare a esempi di applicazioni in ecologia animale sia in Trentino che in altre aree del mondo, fino al contributo che questo metodo può offrire nell’attuale crisi globale della biodiversità. A seguire, Valentina Oberosler presenterà il programma di studio che il MUSE conduce dal 2015 sui monti Altai della Mongolia – assieme all’Università di Firenze e ad altri enti – per migliorare le conoscenze sul leopardo delle nevi e altri mammiferi in un’area molto importante a livello globale per la conservazione di questo predatore. Grazie a quattro spedizioni, svoltesi tra il 2015 e il 2019, il progetto finora ha permesso di accumulare una notevole mole di informazioni e di approfondire diversi aspetti ecologici e conservazionistici, fornendo un valido esempio applicativo delle potenzialità e dell’efficacia del metodo del fototrappolaggio.Francesco Rovero dal 2019 è ricercatore e docente al Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, e collaboratore del MUSE, sua precedente affiliazione dove ha coordinato la sezione di Biodiversità Tropicale. Ecologo e esperto di conservazione della biodiversità, si occupa da 20 anni di ecologia di mammiferi in varie parti del mondo, con un focus sulle foreste montane della Tanzania dove segue progetti di monitoraggio e tutela della biodiversità. Ha fatto del foto-trappolaggio il suo strumento prediletto di studio, contribuendo all’avanzamento degli utilizzi di questo metodo in ecologia animale. Valentina Oberosler è assegnista di ricerca postdoc al MUSE, dove collabora dal 2015 a diversi progetti di ricerca. Il suo lavoro si focalizza sullo studio dell’ecologia di specie e comunità di mammiferi, sfruttando principalmente il fototrappolaggio come metodo di indagine.
La regista Chloé Zhao, 39 anni, che ha trionfato ai recenti Oscar 2021, portando a casa tre statuette - miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista per l'interpretazione di Frances McDormand – con il suo Nomadland, lungometraggio ibrido tra racconto e documentario, ha rilasciato un'intervista a Repubblica nella quale ha condiviso le sue emozioni, parlando anche di alcuni aspetti difficili della sua vita. Chloé Zhao avrebbe potuto essere celebrata nella nativa Cina, invece la madrepatria in passato l'ha scomunicata, in seguito a un video del 2013 in cui la regista criticava il suo Paese. La notizia della sua vittoria agli Oscar è stata anche censurata dalle autorità cinesi, e Chloé Zhao, che vive negli Stati Uniti da molto tempo, ha raccontato al quotidiano: "Dico sempre che sono un'outsider ovunque vada, anche in Cina. Mi sono sempre sentita un outsider. E non posso negare di temere un pochino questo fardello. Ma così sono io, non posso cambiarmi. Quando vivevo in Cina mi piaceva andare in Mongolia, che era il classico tragitto a Ovest. Il concetto di Est è relativo".Anche la protagonista del suo film, Fern, interpretata da Frances McDormand, è costretta a vivere una vita da "nomade moderna", al di fuori delle convenzioni sociali. Dopo aver perso il marito e il lavoro durante la grande recessione, Fern lascia la città industriale di Empire, in Nevada, per attraversare gli Stati Uniti occidentali a bordo del suo furgone, facendo la conoscenza di altre persone che, come lei, hanno intrapreso per vari motivi un'esperienza di questo tipo.Chloé Zhao, in merito a eventuali pregiudizi vissuti in America, ha raccontato al quotidiano: "Per anni nessun pregiudizio, ma di recente ci sono stati momenti in cui mi sono detta: Ecco, di nuovo… E quando sento quel momento li guardo negli occhi, sorrido e lascio passare". (fonte mediaset)
Continua la prestigiosa attività artistica della cantante lirica mongola Ayana Sambuu, raccontata anche da un ampio articolo di Lara Statham, pubblicato sulla rivista Italics Magazine, intitolato «From Mongolia to Italy: opera singer Ayana Sambuu», corredato da splendide immagini dell'artista (a fianco, Ayana è con Victoria Khalilova, foto di Andres Arce Maldonado). Lo stesso fondatore della rivista, Riccardo Venturi, si è detto «innamorato della Mongolia».  Nell'intervista, Ayana ha ricordato le attuali collaborazioni artistiche, la partecipazione come partner al concorso operistico «Vincerò», con una giuria straordinaria. Inoltre, fra le ultime collaborazioni, il CD uscito a dicembre realizzato insieme al gruppo Huh Mongol Usa, dove Ayana ha cantato un sorprendente single in stile rock, ma interpreta anche una canzone composta dal leader del gruppo Amar Zuunnast, dove nel finale canta anche in italiano. Il CD, e la canzone, sono disponibili su tutte le piattaforme musicali. Vai qui per leggere l'intervista completaVai al Punto d'incontro di Ayana
26 aprile 2021    COVID
Covid, bloccate
attività non essenziali
Il governo della Mongolia ha prorogato il blocco delle attività non essenziali per contenere l’epidemia di coronavirus imposto dal 10 aprile a oggi. Il blocco resterà in vigore fino all’8 maggio. Nelle ultime 24 ore il ministero della Sanità ha registrato 1.264 casi e quattro decessi. In totale i contagi sono 30.483 e i pazienti attualmente in cura 4.457, di cui 81 in condizioni critiche. Le vittime sono 86. (fonte AgenziaNova)
10 aprile 2021    PRIMO PIANO
Digital Humanities
partner di Russia e Mongolia
Sviluppare corsi di laurea in Digital Humanities in Russia e Mongolia in accordo con gli standard dell’Unione Europea e creare nuove figure professionali competenti nell’applicazione di metodologie che sfruttano il digitale per lo studio, la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale. Sono gli obiettivi del progetto del quale è partner l’Università di Catania denominato ARTEST – Enhancing education programmes in Art and Humanities finanziato nell’ambito della call europea “Erasmus Plus – KA2 Capacity Building in the field of Higher Education” e coordinato dal Dipartimento per Digital Humanities dell’Universitaet zu Koeln (Colonia in Germania). Il partenariato e’ costituito dall’Ateneo siciliano e da atenei della Russia, della Mongolia (Mongolian University of Science and Technology, National University of Mongolia e The University of the Humanities), della Grecia e di Cipro. “Il progetto – spiega la prof. Cettina Santagati, docente  e responsabile scientifico del progetto per l’ateneo catanese – dalla consapevolezza che i laureati in Scienze umanistiche devono dimostrare di saper utilizzare le competenze digitali richieste nel mondo del lavoro. Tuttavia queste competenze possono risultare incomplete se non sono accompagnate da approfondimenti formativi piu’ vicini ai programmi didattici delle discipline tecnico-scientifiche. Il progetto mira quindi allo sviluppo organico e complementare di entrambi i tipi di competenze”. “Il lavoro dei docenti – aggiunge – verterà sullo sviluppo di innovativi programmi didattici e formativi del personale didattico universitario specifico per le Digital Humanities. Verrà anche progettato e introdotto un corso di laurea multidisciplinare che prevede attivittà di formazione all’estero per gli studenti e l’implementazione del Digital Lab, una piattaforma digitale dove studenti, docenti e ricercatori da tutto il mondo possono collaborare su specifici progetti mirati alla conservazione, valorizzazione e disseminazione del patrimonio storico – artistico”. (fonte Ansa)
2 aprile 2021    CULTURA
«The Horse Boy»
diventa documentario
In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, venerdì 2 aprile alle 19.10 su laF (Sky 135) va in onda The Horse Boy – Ippoterapia per mio figlio, il documentario che racconta la storia della famiglia Isaacson e del loro viaggio dal Texas alla Mongolia in cerca di una cura per Rowan, il figlio autistico, con la speranza che la natura, lo sciamanesimo e l'ippoterapia aiutino il loro bambino. Nell’aprile 2004 a Rowan Isaacson viene diagnosticato l'autismo all'età di due anni e mezzo. Il bambino sembra trovare calma e capacità di comunicazione solo a contatto con i cavalli. Il padre Rupert Isaacson, giornalista e scrittore, ex addestratore di cavalli, e la madre Kristin Neff, psicologa, cercano le migliori cure mediche per lui. Così, nell’estate del 2007, i genitori decidono di portare Rowan in Mongolia, Paese in cui il cavallo è un simbolo e la guarigione tramite il contatto con la natura e antiche cure sciamaniche sono parte integrante della cultura. Prodotto dallo stesso Rupert Isaacson e diretto da Michel Orion Scott, il documentario segue la traversata a cavallo della famiglia dalla Mongolia alla Siberia, tra paesaggi emozionanti, misteriosi sciamani e cure locali. Il film, un viaggio nella straordinaria mente autistica, vuole portare un messaggio di speranza ai numerosi genitori che lottano con questa malattia, di cui ancora la medicina conosce poco, e vanta la presenza di alcuni esperti nel campo dell'autismo, tra cui il dottor Simon Baron-Cohen dell'Università di Cambridge, l'antropologo e ricercatore Roy Richard Grinker della George Washington University e il dottor Temple Grandin, professore di comportamento animale alla Colorado State University. The Horse Boy – Ippoterapia per mio figlio, è stato apprezzato in festival come l'International Documentary Film Festival Amsterdam e il Sundance Film Festival 2009. Il padre ha fondato la Horseboy Foundation, un’associazione che si dedica alla cura attraverso l'ippoterapia di bambini con problemi neurologici. Il film sarà disponibile anche on demand su Sky e su Sky Go. (fonte cinecitta.com)
Le qualificazioni asiatiche ai Mondiali del 2022, regalano un tabellino da capogiro. Merito del Giappone, capace di travolgere 14-0 la Mongolia a domicilio. Una gara senza storia, dove i nipponici del bolognese Takehiro Tomiyasu e del sampdoriano Maya Yoshida - entrambi titolarissimi nella difesa schierata dal commissario tecnico Moriyasu, hanno letteralmente preso a pallate gli avversari. La clamorosa goleada giapponese vede nell'attaccante Osako, autore di una tripletta, il mattatore del match; alla festa del goal andata in scena in Mongolia, si sono inoltre iscritti Minamino, Kamada, Morita, Inagaki (2), Ito (2), Furuhashi (2) e Asano, mentre il goal del provvisorio 0-5 (parziale del primo tempo) è stato frutto di un'autorete di Tuya. La Mongolia aveva perso 3-0 anche la gara di apertura con il Tagikistan (fonte goal.com). Nella foto, un tentativo di attacco della Nazionale mongola, in maglia bianca, bloccato dai difensori giapponesi.
29 marzo 2021    PRIMO PIANO
Il Vescovo Marengo:
«Pasqua discreta ma intensa»
“Quest’anno sarà di nuovo una Pasqua un po’ speciale in Mongolia, perché siamo costretti a non utilizzare i nostri luoghi di culto”, le parole di mons. Giorgio Marengo, vescovo cattolico e missionario italiano, prefetto apostolico di Ulan Bator, la capitale della Mongolia, che in un video indirizzato al Sir spiega come per motivi di salute pubblica le chiese sono ancora chiuse. “Quindi questa chiesa delle periferie, come la descrive Papa Francesco, continua a raggiungere le persone che sono ai margini”, prosegue mons. Marengo mentre si trova a dire messa in una comunità gestita dalle suore di Madre Teresa, “Vivremo questa Pasqua di nuovo con il dispiacere di non poterci radunare tutti insieme ma lo faremo in piccoli gruppi dove sarà possibile e trasmetteremo le celebrazioni via internet in modo che i fedeli possano collegarsi e sentirsi uniti a tutta la Chiesa”. La comunità cattolica a lui affidata si prepara a vivere una “Settimana santa speciale che celebreremo con molta discrezione ma anche con tanta intensità”, dichiara il vescovo missionario italiano in Mongolia alla guida di quello che lui definisce un “piccolo gregge di fedeli cattolici” in un Paese con altri riferimenti religiosi e culturali. “Cercheremo di radunarci intorno al mistero centrale della nostra fede a nome ed a favore di questa popolazione che tanto ci è cara”, prosegue mons. Giorgio Marengo che definisce questa una situazione paradossale, perché con a disposizione un’unica celebrazione di Pasqua, tutti saranno uniti nello stesso momento anche se non fisicamente, “invochiamo lo Spirito santo di trasformare in gesti concreti, di solidarietà, di fraternità, di comunione, quella forza di misericordia che ci anima e che da sempre è al centro della testimonianza della Chiesa in questo Paese”. (fonte Sir)La Settimana Santa in Mongolia, vai al video
26 marzo 2021    CULTURA
A Milano il nuovo film
di Byambasuren Davaa
Dalla misteriosa Mongolia e dalla sua regista Byambasuren Davaa – già autrice insieme a Luigi Falorni di La storia del cammello che piange, passato sugli schermi italiani ormai alcuni fa – arriva al Festival di Milano il nuovo film ambientato nel suo sconfinato Paese e intimamente legato nell’evolversi della vicenda alla cultura dei suoi abitanti nomadi, le cui tradizioni sono irrimediabilmente intaccate dalla aggressività economica globale. Veins of the world, nella sezione del Concorso del Festival di Milano, assume molteplici significati e se le vene del mondo, come quelle degli esseri umani, servono a trasportare nel corpo la linfa che ci permette la vita, il loro ostruirsi porta alla morte. In questa allusione risiede una delle direzioni della storia, l’altra più intima riguarda Amra il ragazzino di undici anni protagonista della storia. Amra vive nella capanna con la madre Zaya, il padre Erdene e la sorellina Altaa, va a scuola ed è anche bravo. Un giorno la maestra annuncia che Mongolia’s got talent farà i provini in quella regione. Amra sa cantare e vuole partecipare. Il padre, che alleva pecore e capre con gli altri allevatori, si oppone allo sfruttamento della terra da parte delle multinazionali che hanno aperto cave enormi per la ricerca dell’oro. Un quinto del territorio della Mongolia, ci avvisa la regista, è destinato a questo sfruttamento intensivo. Un incidente d’auto al ritorno dalle selezioni dello spettacolo televisivo provoca la morte di Erdene, il piccolo Amra si salva, ma la sua vita prenderà un’altra piega oppresso dal senso di colpa per la morte del padre. Se non fossi andato a cantare, papà non sarebbe morto, dirà alla madre. (fonte sentieriselvaggi.it)VAI AL TRAILER UFFICIALE DEL FILM
18 marzo 2021    AMBIENTE
Leopardo delle nevi,
il censimento del Wwf
Secondo un censimento nazionale realizzato da Wwf Mongolia, Snow Leopard Conservation Foundation, Snow Leopard Trust, Irbis Mongolia Center, con il sostegno del ministero dell’ambiente e del turismo della Mongolia, in tutto l’habitat del leopardo delle nevi (Panthera uncia), «Sono circa 953 (la stima è fra gli 806 e i 1127 individui) i leopardi delle nevi adulti censiti in Mongolia grazie alla prima indagine nazionale del Paese su questa straordinaria quanto sfuggente specie». Conosciuto anche come il “fantasma delle montagne” per la sua incredibile capacità di sfuggire e mimetizzarsi, il leopardo delle nevi è un indicatore importantissimo della salute dell’ecosistema. La presenza di una popolazione sana di questo grande felino in Mongolia dimostra quindi che gli ecosistemi di alta montagna sono ben conservati, il che è fondamentale perché questi sono fonte di acqua per milioni di persone a valle.La ricerca, iniziata nel 2017, è stata possibile grazie a più di 40 spedizioni sul campo, che hanno coinvolto oltre 500 persone: ricercatori delle organizzazioni partner, l’università nazionale della Mongolia e l’Accademia mongola delle Scienze, ranger delle aree protette statali, ma anche semplici cittadini.Il Wwf spiega che «Nel corso dello studio, 15 leopardi delle nevi sono stati dotati di radio collare per permetterne il monitoraggio da parte degli esperti e sono state posizionate ben 1.475 foto trappole su 29 montagne, fornendo importanti prove fotografiche della presenza di questi elusivi grandi felini, in tutto il loro habitat. Alla fine dell’indagine, è stato stimato che in Mongolia vivono circa 953 leopardi delle nevi adulti, distribuiti su circa 328.900 km quadrati nell’area dell’Altai – Sayan e Khangai Mountains».Gantulga B, dell’ufficio Conservazione del Wwf Mongolia, ha aggiunto: «L’indagine sulle tracce del leopardo delle nevi ha coinvolto un’area di 406.800 chilometri quadrati in 10 province della Mongolia, potenziale habitat per la specie.  Si tratta di una delle più grandi indagini mai fatte su questo grande felino. La valutazione delle immagini scattate dalle foto trappole ha prodotto risultati scientifici solidi e affidabili sul leopardo delle nevi, cruciali per un’efficace pianificazione della conservazione della specie e del suo habitat, ovvero gli ecosistemi di alta montagna. I risultati dello studio aiuteranno a identificare e implementare le nostre attività di conservazione efficaci nelle aree in cui i leopardi delle nevi sono in pericolo».Tsogtsaikhan P., capo del Dipartimento fauna, flora e Risorse Naturali del Ministero dell’Ambiente e del Turismo della Mongolia ha sottolineato: «E’ fondamentale determinare quanto sia grande la popolazione mongola di leopardi delle nevi e come sia distribuita, per capire in futuro come gestire al meglio gli sforzi di conservazione. Grazie all’iniziativa del Wwf Mongolia, il la stima della popolazione di leopardo delle nevi nel paese è stata condotta con successo. In rappresentanza del governo della Mongolia, il ministero dell’ambiente e del turismo della Mongolia ha fornito un supporto strategico per l’indagine. Sulla base dei risultati, saremo in grado di sviluppare e attuare azioni decisive per proteggere gli ecosistemi di biodiversità di alta montagna».Complessivamente, all’interno dell’areale del leopardo delle nevi, che si estende lungo le principali catene montuose dell’Asia e che abbraccia 12 Stati, si stimano da 3.920 a 6.930 esemplari. . Nel 2017, il Global Snow Leopard and Ecosystem Protection Program e 12 governi e partner nell’areale del leopardo delle nevi si sono riuniti e impegnati a stimare lo stato della popolazione di questo felino minacciato nei successivi 5 anni. In precedenza, nel 2016, il Bhutan è stato il primo paese a completare un’indagine a livello nazionale, seguito da una valutazione su larga scala in Russia.L’indagine nazionale della Mongolia è in linea con l’impegno globale e rappresenta un punto di riferimento per valutare la dimensione della popolazione del leopardo delle nevi in altri Paesi. (fonte greenreport.it, foto Wwf)
Una potente tempesta di sabbia, accompagnata da fiocchi di neve e venti molto forti, ha duramente colpito la Mongolia nel corso del fine settimana appena trascorso, provocando la morte di almeno sei persone, tra cui anche un bambino. Sono invece stati contati oltre 80 dispersi, secondo quanto riportato dai media locali, che hanno citato i servizi di emergenza mongoli. La tempesta di polvere è stata una delle più violente degli ultimi decenni. In alcune aree la sabbia ha addirittura ricoperto i binari della rete ferroviaria mongola. Il dipartimento di emergenza della Mongolia ha ricevuto segnalazioni di 548 persone scomparse in totale durante il fine settimana, 467 delle quali sono state trovate. Le vittime delle intemperie sono state identificate: si tratta di cinque pastori e di un minore. Le operazioni di salvataggio sono ancora in corso per le restanti 81 persone. L’impressionante fenomeno atmosferico è stato prodotto da un profondo ciclone extratropicale che si è andato ad approfondire sulla Siberia meridionale, nella regione a ridosso del lago Bajkal, interessata da tempeste di neve e venti che hanno superato i 126 km/h. (fonte ilmeteo.net, immagine satellitare della tempesta nel Gobi di earthobservatory.nasa.gov)
La Mongolia festeggia un secolo di indipendenza. Era infatti il 13 marzo 1921 quando la regione affermava la propria sovranità rispetto alla Cina. Quest'area incastonata tra Russia e Cina è stata governata da vari imperi nomadi, tra cui Xiongnu, Xianbei, Rouran, Göktürk. Grazie a Gengis Khan, che riunì tutti i territori, ebbe vita uno degli imperi più vasti della storia (dalla Polonia alla Corea, dalla Siberia al Vietnam, passando per il Golfo). Dopo il crollo della dinastia Yuan, i Mongoli ritornarono alle origini. Verso il XVII secolo, vi fu l’influenza del buddhismo tibetano. Alla fine del XVII secolo, la maggior parte della Mongolia venne incorporata nella zona governata dalla dinastia Qing. Con la caduta della dinastia Qing, la regione dichiarò per la prima volta l’indipendenza nel 1911, sotto il Bogd Khan. L’area controllata dal Khan Bogd era approssimativamente quella dell’ex Mongolia Esterna durante il periodo Qing. Tuttavia, la costituzione cinese la considerava parte integrante della propria sovranità. Nel 1919, dopo la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, le truppe cinesi, guidate da Xu Shuzheng, occuparono militarmente la Mongolia. L’anno decisivo è appunto il 1921, con la definitiva proclamazione dell’indipendenza. L’intervento militare dell’Unione Sovietica contribuì alla presa di Kyakhta e di Khüree. (fonte newsmondo.it). Vedi anche la sezione STORIA
"Faccia a faccia con lo sciamano” è il titolo della pagina del Venerdì di Repubblica dedicato al “primo romanzo mongolo mai tradotto in italiano". L'articolo, di Michele Gravino, si riferisce a La leggenda dello sciamano, romanzo del popolare scrittore mongolo Gun G. Ayurzana e tradotto in italiano da Dulamdorj Tserendulam (Tseeghii) per la casa editrice Tam. “Si svolge in gran parte in Siberia, sulle rive del lago Bajkal, patria dei buriati, “cugini separati” dei mongoli che vivono in territorio russo. Seguendo dagli anni Trenta a oggi la storia del vecchio sciamano Khagdai e di Tenghis, il suo tulmaash (traduttore del linguaggio degli spiriti), il libro permette al lettore di scostarsi - per la prima volta senza intermediari occidentali - alla spiritualità e ai riti di una cultura antichissima che ha resistito alle persecuzioni “modernizzatrici” del comunismo sovietico e cinese e che oggi vive un intenso revival. «In Mongolia» spiega Tseeghii, «la religione più diffusa è il buddhismo, ma lo sciamanesimo resta una pratica popolare in tutti gli strati della società. Gli sciamani sono persone normali - medici, poliziotti, studiosi - che hanno sentito la vocazione, lo spirito che chiedeva di scendere dentro di loro».Per ordinare La leggenda dello sciamano su Amazon
23 febbraio 2021    COVID
Covid, iniziata
la vaccinazione di massa
In Mongolia è iniziata la vaccinazione di massa della popolazione. "Il primo ministro Luvsannamsrain Oyun-Erdene (nella foto) è stato il primo a essere vaccinato con il vaccino AstraZeneca nella seconda clinica centrale dello Stato", ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale mongola "Montsame". L'agenzia ha precisato che "tutti i cittadini dai 16-18 anni di età riceveranno la vaccinazione contro il coronavirus", mentre la vaccinazione dei bambini non è ancora prevista, poiché su questo "il lavoro è in fase di ricerca". Ieri la Mongolia ha ricevuto in dono dall'India 150 mila dosi di Covishield, il vaccino del gruppo farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca e dell'Università di Oxford prodotto dal Serum Institute of India (Sii), e altre saranno fornite su base commerciale. Nella stessa giornata sono arrivate nel Paese anche 300 mila dosi del vaccino di Sinopharm donate dalla Cina. (fonte agenzianova)
Ethical Traveler è un'associazione no-profit americana che da oltre vent'anni promuove i principi del turismo etico, che vada al di là del semplice svago distratto ed edonistico. Ogni anno assegna gli Ethical Destinations Awards, che premiano i paesi emergenti che si sono distinti per l'impegno nella promozione dei diritti umani, dell'assistenza sociale e della protezione dell'ambiente. Tuttavia per i riconoscimenti del 2021, freschi di annuncio, sono stati adottati criteri diversi, che tengono conto dell'impatto del Covid-19. Gli organizzatori sono partiti dalle nazioni premiate nelle edizioni passate e hanno individuato quelle che hanno saputo affrontare meglio le sfide della pandemia e che trarranno maggiori benefici dalla ripartenza del turismo. Con la speranza, e l'augurio, che non manchi molto al momento in cui potremo tornare a girare il mondo. Le "dieci destinazioni più etiche del 2021" (potete vedere la classifica qui sotto, in ordine alfabetico) si offrono quindi come opzioni perfette per i viaggiatori consapevoli. Sceglierle come prossima meta significa non solo godere delle loro affascinanti attrazioni – dalla barriera corallina del Belize, alle steppe della Mongolia, ai vulcani di Capo Verde – ma anche aiutarle a riprendersi dai danni economici causati dal Coronavirus e sostenere le loro meritevoli politiche di sviluppo. (fonte quotidiano.net) Qui potete leggere le motivazioni dettagliate che hanno portato all'assegnazione degli Ethical Destinations Awards 2021
"Un evento storico": questo, secondo alcuni media locali, il significato dell'arrivo ieri in Israele del judoka iraniano Saeid Mollaei (foto), che ha deciso di gareggiare per la Mongolia e che nei prossimi giorni prenderà parte al 'Tel Aviv Grand Slam' assieme con oltre 400 atleti provenienti da 63 Paesi. Mollaei, precisa la stampa, è il primo sportivo nato in Iran che partecipi ad una gara in Israele da quando l'ayatollah Khomeini ha assunto il potere a Teheran. "Sono molto felice di partecipare a questa competizione" ha detto Mollaei, secondo la televisione Canale 12, arrivando all'aeroporto di Tel Aviv che nelle ultime settimane è chiuso quasi del tutto a causa del coronavirus. Ad accoglierlo c'era il presidente della Associazione judo israeliana. Mollaei risiede in Germania, dove ha ricevuto asilo politico, e ora rappresenta la Mongolia. Yediot Ahronot si stupisce intanto che le autorità israeliane abbiano autorizzato lo svolgimento di un grande evento sportivo mentre gli arrivi nel Paese sono limitati quasi del tutto per impedire l'ingresso di varianti di coronavirus. Il giornale precisa comunque che severe limitazioni sanitarie sono imposte agli sportivi stranieri e ai loro accompagnatori. (fonte ANSA).
13 febbraio 2021    CULTURA
Magione-Kharakhorin,
il gemellaggio continua
Gli auguri per lettera del primo cittadino di Magione, Giacomo Chiodini, al neo eletto sindaco di Kharakhorin, Chultem Altanbagana (nella foto). Tra le due località legate dalla figura di Giovanni da Pian di Carpine, il frate francescano che alla metà del Duecento arrivò primo tra gli europei alla corte del popolo mongolo, sono intercorsi frequenti rapporti di amicizia grazie all’associazione Mongolia-Italia. Nella lettera il sindaco Chiodini ha ricordato al collega anche lo studio frutto del viaggio durato due anni e mezzo, di cui tre mesi passati proprio a Kharakhorin per “studiare la pericolosa popolazione di guerrieri della Mongolia”, raccolto nel volume Historia Mongalorum che ha il pregio di raccontare, ancora oggi grazie alla traduzione anche in mongolo della traduttrice Nyamaa Lkhagvajav, il grande Paese mongolo del 1245. “Grazie a Nyamaa, grande amica di Magione – commenta Chiodini – che ha tradotto la mia lettera e ci ha sempre supportati in qualità di interprete nei diversi incontri tenutesi con i diversi rappresentanti della Mongolia spero ci si possa vedere – anche a distanza con l’ausilio delle tecnologie informatiche – con il nuovo sindaco per conoscerci e valorizzare assieme le nostre due realtà”. (fonte Trasimeno Oggi)
11 febbraio 2021    COVID
Dal 12 al 28 febbraio
lockdown in Mongolia
Dal 12 al 28 febbraio la Mongolia adotterà un nuovo lockdown totale per scongiurare una possibile diffusione del Coronavirus. Anche se le cifre non sono nemmeno paragonabili a quelle dell'Italia e del resto del mondo, il Paese si prepara a una chiusura che porterà ulteriori disagi alla popolazione e creerà danni ingenti a un'economia già pesantemente provata. Ad allarmare le autorità sono stati i 33 nuovi contagiati delle ultime 24 ore che portano il totale a 2.240, con 2 morti dall'inizio della pandemia, 1.618 guariti e 587 ancora positivi. L'auspicio è quello che, con il nuovo lockdown e con l'attivazione del vaccino Sputnik V, la Mongolia diventi una zona immune dal Covid e che presto possa riaprire le attività e le frontiere, anche al turismo, ovviamente tenendo sotto controllo gli ingressi dall'estero. La redazione di Mongolia.it terrà costantemente aggiornata la situazione.
11 febbraio 2021    COVID
La Mongolia registra
il vaccino Sputnik V
Il ministero della Salute della Mongolia ha registrato il vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus con una procedura accelerata, ha comunicato il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), responsabile della commercializzazione all'estero del preparato anti-Covid del Centro di Epidemiologia e Microbiologia "Gamaleya". "RDIF annuncia la registrazione del vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus da parte del ministero della Salute della Mongolia. La registrazione è stata effettuata all'interno di una procedura di autorizzazione all'uso di emergenza senza ulteriori sperimentazioni cliniche sul territorio nazionale", si legge nella nota del Fondo sovrano russo. Il vaccino Sputnik V è già stato approvato all'uso in più di 20 Paesi: Russia, Bielorussia, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay, Turkmenistan, Ungheria, Emirati Arabi, Iran, Repubblica di Guinea, Tunisia, Armenia, Messico, Nicaragua, Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, Libano, Myanmar ed oggi anche Mongolia. (fonte sputniknews)
8 febbraio 2021    CULTURA
"Il ritorno del lupo",
nuovo libro di Maquignaz
È in libreria il nuovo romanzo dello scrittore valdostano Aimé Maquignaz (nella foto) "Il ritorno del lupo - Storie, leggende, miti dalla Mongolia al Cervino”, con prefazione di Mauro Corona: "La storia del lupo di Maquignaz è di interesse assoluto – scrive Corona – un romanzo antico, molto attuale". Il lupo è indubbiamente uno degli animali più affascinanti della terra: selvaggio, predatore, difficile da controllare, spesso imprevedibile, impossibile da ammaestrare. A lui Aimé Maquignaz, grande avventuriero, artista e sublime conoscitore di montagne, dedica questo libro. E lo fa con uno stile schietto e diretto, in cui si evince la sua grande passione e il suo grande amore per questo animale. Maquignaz non si limita a raccontare come e perché i lupi sono tornati nei boschi italiani, dal Gran Paradiso al Cervino, e in quelli francesi, tedeschi e austriaci, dopo essere stati quasi sterminati, ma ci fa conoscere i lupi per noi più lontani, dalla Mongolia e la Siberia al Canada. Maquignaz cerca di analizzare e comprendere il ruolo che il lupo ha avuto nella storia, nell’arte, nelle fiabe e nelle leggende, nei miti, nel folklore, nella superstizione della nostra gente (emblematico è il racconto di Ayak, Maya e del loro figlio Lupetto). Perché la storia di questo splendido animale segue il percorso e la storia dell’uomo sin dai tempi antichi. Un rapporto, raramente idilliaco e spesso conflittuale, che si è sviluppato nei secoli. Un rapporto che, come ammette lo stesso autore, deve tornare a essere viscerale, come lo era una volta. Il ritorno del lupo è dedicato a tutti quelli che sono ancora capaci di stupirsi delle meraviglie della natura. L'autore, Aimé Maquignaz, nasce nel 1946 a Valtournenche, in Valle d’Aosta. Dopo essere stato prima sindaco di Valtournenche e poi Consigliere regionale, si è dedicato alla gestione del suo hotel, il Punta Maquignaz. Appassionato e stimato pittore, compie nel corso degli anni una serie di viaggi in Europa, Africa, Russia, Giappone, Mongolia, Canada. Nel 2014 pubblica, per Mondadori Electa, Il cacciatore di libertà e, per Musumeci, nel 2017, La Valle del Paradiso.
“Il Paese sta vivendo questo tempo con grande preoccupazione per la pandemia, pur essendo riuscito a limitare i contagi grazie anche alla scarsità della popolazione e il grande isolamento”, sono le parole di monsignor Giorgio Marengo, vescovo cattolico e missionario italiano, prefetto apostolico di Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia, che in un video indirizzato al Sir descrive la situazione relativa ai contagi da coronavirus Covid-19 in questa area dell’Asia orientale, dove in questo periodo il freddo è molto intenso. “Il Governo ha una grossa preoccupazione perché i contagi stanno aumentando. Proprio per questo passiamo da un lockdown all’altro”, aggiunge il vescovo missionario che non ha notizie certe sull’arrivo dei vaccini ma solo di voci che lo darebbero in arrivo dall’India dopo l’estate. “Fra poco ci sarà anche il capodanno lunare, la maggiore festa di tante popolazioni dell’estremo Oriente e noi, come Chiesa cattolica, una minoranza, un piccolo gregge in mezzo ad un popolo che ha altri riferimenti culturali e religiosi, vivremo questo capodanno lunare ancora con le chiese chiuse, perché le restrizioni impongono il divieto di manifestazioni religiosi”, afferma mons. Marengo che, desideroso di riprendere la vita sacramentale regolare con la celebrazione Eucaristica nelle comunità, si sta prodigando in questo periodo di emergenza per restare unito ai 1300 battezzati in tutto il Paese, attraverso la preghiera ed i contatti con i mezzi di comunicazione. “Impariamo dalla nostra gente semplice una grande fede, una grande pazienza, una grande sopportazione vissute con fiducia nel Signore che è con noi e ci accompagna”, conclude il prefetto apostolico della capitale della Mongolia, che si prepara a vivere la Quaresima come rinnovamento profondo. 
5 febbraio 2021    PRIMO PIANO
Tsagaan sar, anno del toro,
del bianco e dei giovani
Il toro è un animale forte, laborioso e per questo è in genere considerato favorevole alle persone fattive, che si impegnano alacremente nel lavoro: il calendario mongolo è diviso in cicli di 60 anni, cosicché con questo Tsagaan sar siamo giunti al 35° anno del 17° sessantennio, ciclo iniziato nel 1987 che si concluderà nel 2046 (nella foto, la moneta coniata in Mongolia in occasione dell'anno del toro 2021). Con la pandemia in corso ci saranno festeggiamenti contenuti, tenuti a freno dal nuovo governo, che ha deciso per uno stretto lockdown dall’11 al 23 febbraio per evitare eventuali rischi di contagio, per quanto i primi casi si siano verificati solo lo scorso novembre a causa di un banale errore occorso durante la quarantena di un rimpatriato. Un errore che ha in parte compromesso tutte le accorte precauzioni precedenti. Per i tradizionali e preziosi regali da porgere agli anziani e per i doni ricevuti in cambio ci sarà l’insolito uso di app e servizi di consegna. Ciò che però ha fatto maggior scalpore è stato l’annullamento del torneo di lotta, un evento obbligatorio per il Naadam, lo Tsagaan sar, la festa dell’indipendenza del 26 novembre e altre occasioni particolari. Eccoci dunque nell’anno del toro di ferro o toro bianco, soprannominato  “l’anno raro”. Gli oroscopi per lo scorso anno avevano previsto un anno veramente pesante e si direbbe che abbiano predetto bene. Possiamo attenderci quindi un’onesta previsione anche per l’anno in cui stiamo entrando: sarà un anno buono, favorevole soprattutto ai giovani. È consigliabile, per ogni acquisto del nuovo anno, preferire il colore bianco che attirerà il favore delle stelle. Perché mai in Mongolia è subentrato un nuovo governo? Va premesso che la Mongolia è un paese molto giovane, con il 40% della popolazione al disotto dei 25 anni e ha un primo ministro di 40 anni. Il baby boom, che in Italia si può collocare negli anni ’60, in Mongolia si può datare intorno al 2000. Così quando piazza Sükhbaatar si è gremita di giovani che protestavano rischiando il congelamento, il governo ha ritenuto saggio dimettersi. Tutto sembrerebbe nato quasi per caso, per l’incauto trasferimento di una partoriente da parte del Soccorso Civile al Centro Epidemiologico. La foto della donna in pantofole e vestaglia che veniva fatta salire in autoambulanza insieme al neonato, esponendola a stress e temperature polari, ha fatto il giro dei social. Ha iniziato la manifestazione un giovane in pantofole, vestaglia e un cartello di protesta, seguito poi da numerosi altri giovani manifestanti. Tutto si è svolto ordinatamente e pacificamente, senza causare danni a nessuno. (testo di Dulamdorj Tserendulam per mongolia.it)
3 febbraio 2021    PRIMO PIANO
Crisi causata dal video
della donna in pigiama a -25
Khurelsukh Ukhnaa, primo ministro della Mongolia ha deciso di dimettersi: il motivo? C’entra il video di una giovane mamma che dopo essere risultata positiva al Coronavirus è stata trasferita all’interno di un centro per malattie infettive con addosso solo un pigiama e delle pantofole di plastica. Quel video ha sollevato non poche critiche e proteste perché le temperature nel Paese erano scese a meno 25 gradi e la giovane donna è stata comunque spostata con solo il pigiama ospedaliero addosso. In moltissimi hanno ritenuto disumato il trattamento subito dalla donna. Il primo ministro della Mongolia ha riconosciuto l’errore commesso nei confronti della donna e si è dimesso. A detta sua vedere come è stata trattata quella giovane mamma è stato straziante. Khurelsukh Ukhnaa ieri ha motivato le sue dimissioni dicendo che come primo ministro deve assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto. Circa cinquemila sono stati coloro che mercoledì hanno manifestato dopo aver visto il video della giovane mamma in ambulanza con il figlio neonato. Quelle immagini hanno dato vita a pesanti critiche, in Mongola la tradizione impone alle neo mamme di evitare di uscire e prendere freddo durante il primo mese di vita del bambino. Khurelsukh Ukhnaa non è stato l’unico a dare le sue dimissioni, prima di lui anche il vice ministro aveva abbandonato il suo incarico. Dopo di loro altri hanno deciso di dare le loro dimissioni a causa del grave errore commesso nei confronti di quella giovane mamma. Si sono infatti dimessi anche il direttore dell’Ospedale in cui era ricoverata la paziente e il ministro della Salute. (fonte bloglive.it)
30 gennaio 2021    PRIMO PIANO
Le donne guerriere
dell'epoca di Mulan
Nell'annus horribilis 2020, a salvarsi è stata la mole delle scoperte archeologiche straordinarie: tra le più eccezionali quella relativa alla Mongolia dove gli archeologi hanno scoperto gli scheletri delle donne guerriere (nella foto), risalenti al periodo di Mulan. La scoperta è avvenuta nel nord della Mongolia. Si tratta degli scheletri di due donne di 1.500 anni, ed è una nuova prova delle possibili origini del mito cinese di Mulan, reso popolare in Occidente dalla Disney. E non è l’unica scoperta interessante sulle donne. Un sito di scavo del IV secolo a.C. in Russia ha rivelato quattro donne sepolte con le loro armi. Avrebbero fatto parte della società matriarcale scita che si dice sia servita da ispirazione per personaggi femminili così forti come Xena e Wonder Woman. E tornando ancora più indietro, una tomba peruviana di 9.000 anni conteneva una donna nella tarda adolescenza, messa da parte i suoi strumenti di caccia, suggerendo che era tempo di riconsiderare le supposizioni che gli uomini fossero i cacciatori esclusivi nella società preistorica. (fonte meteoweb.eu)
25 gennaio 2021    PRIMO PIANO
Mongolia come l'Italia,
si dimette il Premier
Il primo ministro mongolo Khurelsukh Ukhnaa (foto) e il suo gabinetto si sono dimessi: il parlamento, composto da 76 seggi, ha approvato le sue dimissioni con oltre il 95 per cento dei voti. Il gabinetto era stato nominato dal primo ministro in consultazione con il presidente e confermato dal parlamento. Le dimissioni sono arrivate dopo che le proteste sono scoppiate a causa di un video che mostrava una madre dimessa frettolosamente da una clinica ostetrica in cui era risultata positiva al test Covid-19 e trasferita in una struttura di quarantena per pazienti Covid-19 insieme al suo neonato, gestita dal Centro nazionale delle malattie trasmissibili della Mongolia. Le proteste hanno innescato il licenziamento di alti funzionari sanitari. Anche il vice primo ministro e il ministro della Salute del Paese asiatico hanno rassegnato le dimissioni. Il video è stato ampiamente diffuso online. L’incidente è avvenuto tra la crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica per la situazione economica della Mongolia e la mancanza di opportunità di lavoro. Il vasto Paese asiatico di 3,3 milioni di persone è senza sbocco sul mare ed è situato tra Russia e Cina, da cui dipende economicamente. Per il suo commercio estero dipende dalla Cina per oltre il 60 per cento, mentre per le sue forniture energetiche fa affidamento sulla Russia per il 90 per cento. La Mongolia è stata elogiata dal WHO (World Healt Organization) nelle prime fasi della pandemia di Covid-19 per la sua gestione della crisi sanitaria, tant’è che a partire dal febbraio 2020 il suo governo era riuscito in gran parte a contenere il virus. La Mongolia ha finora evitato l’epidemia di coronavirus di massa che ha investito altri Paesi, mentre da novembre al 21 gennaio 2021 ha segnalato 1.584 casi, con due decessi, ancora molto bassi rispetto ad altri Stati del mondo. Nel Paese asiatico c’è stato un aumento dei disordini civili a causa delle restrizioni Covid-19, mentre il governo ha continuato a difendere il suo approccio alla pandemia. (di Alberto Galvi da notiziegeopolitiche.net)
6 gennaio 2021    CULTURA
La Mongolia di Zamboni
davanti al caminetto
La Mongolia davanti al camino, raccontata dal cantautore e scrittore Massimo Zamboni (nella foto durante un viaggio nel Paese asiatico), già colonna del gruppo dei CCCP, successivamente CSI, e autore insieme a Lindo Ferretti del libro "Mongolia in retromarcia". La Compagnia dei Cammini organizza infatti l'iniziativa virtuale, “Chiacchiere al Caminetto”, una serie di incontri online con scrittori, artistici, filosofi. "Sono momenti difficili, è nostro dovere portare cultura per un mondo migliore, in attesa di ricominciare a camminare“, afferma il coordinatore dell'organizzazione. Alla rassegna partecipano autori, scrittori, artisti, filosofi come Dacia Maraini, Folco Terzani, Nando Citarella, Maurizio Carucci, Donatella Di Pietrantonio e lo stesso Zamboni, protagonista giovedì 7 gennaio dell'appuntamento con l'«anima blu» della Mongolia, condotto da Micha Calà. Per tutte le informazioni questo è il link