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25 gennaio 2026 CULTURA

Il ritorno dei Csi dalla Mongolia a Marzabotto

Csi in retromarcia. Quella di ritrovare sé stessi alla corte di Genghis Khān è il pensiero fisso con cui Giovanni Lindo Ferretti & Co. tornano a fare squadra, riavvolgendo la pellicola di un film inceppato ventotto anni fa anni fa sotto la dolente luna di Mostar. "Fu in quel concerto che ebbi la netta percezione di una storia al capolinea" racconta Gianni Maroccolo nella Casa della cultura e della memoria di Marzabotto, proprio di fronte a quel Sacrario in cui dal ‘44 non trova pace l’anima dilaniata delle genti d’Appennino. Il cammino destinato a riportare la band di Unità di produzione in Mongolia riprende, infatti, il 28 agosto a nove chilometri da qui, dalla memoria di sangue, di fuoco, di martirio, per dirla con le parole di Salvatore Quasimodo, che è il Parco storico di Monte Sole, già teatro nel 2001 di un concerto in memoria di don Giuseppe Dossetti (e relativo album dal vivo) dei PGR, Per Grazia Ricevuta, reincarnazione dei Consorzio Suonatori Indipendenti dopo l’uscita di Massimo Zamboni. "C’è una frase che mi ripeto sempre negli ultimi anni ed è più o meno questa: per quanto ragionevoli e ragionati, non sono i pensieri le cose essenziali, ma l’accadere delle cose – dice Ferretti – Quando i Cccp sono tornati in concerto qualcuno ha iniziato a ipotizzare la possibilità di rivedere sul palco pure la formazione che li ha succeduti. Lì per lì m’è sembrato un abominio. Concluso il tour in quel luogo magico che è il Teatro Antico di Taormina, però, ho pensato: ecco, adesso mi posso anche porre il problema Csi. Ne ho parlato con gli altri e abbiamo deciso di farlo". Ma l’accadere delle cose ha anticipato i pensieri. "Pochissimi giorni dopo la decisione, Maroccolo mi ha detto di aver ricevuto da Damocle, la casa di produzione cinematografica di Valerio Mastandrea e Francesco Tatò, la proposta di girare un film su questa reunion diretto da Davide Ferrario e, poco dopo, è arrivato Zamboni con l’offerta del PlayTime Festival, il più grande raduno musicale mongolo". Nell’asettico salone della Casa della cultura ci sono tutti, dal grande affabulatore Giovanni Lindo, che con l’intensità d’animo di sempre azzanna per 18 minuti di filato le memorie incombenti su questa nuova avventura senza quasi riprendere fiato, allo stesso Zamboni col pragmatismo rotto ad ogni esperienza di una lucidissima visione del mondo, da Maroccolo, visionario sempre immerso nei propri mondi creativi, ai pensieri sparsi della coppia Francesco Magnelli e Ginevra Di Marco, alle parole livide e i conflitti irrisolti di un carattere in fiamme come quello di Giorgio Canali. Un campionario di varia umanità, insomma, che nel 2026 riserverà al proprio popolo solo sei spettacoli in luoghi dell’anima come Villafranca il 31 agosto, Fasano il 2 settembre, Spello il 4, Alba l’8, Catania il 12: è lecito ipotizzare un ritorno nella primavera 2027.Inizio e chiusura, però, ad Ulan Bator. "Abbiamo subito pensato che non sarebbe stato male tornare sui palcoscenici suonando Tabula rasa elettrificata in Mongolia, il paese che l’ha ispirato, e poi in giro per l’Italia fermando tutto nelle immagini del film - prosegue Ferretti – Ma al momento della decisione Maroccolo aveva già firmato coi Litfiba per andarsene in tour a festeggiare con loro i 40 anni di 17 Re e, sapendo quanto rappresenti per lui quell’album, abbiamo fatto un passo indietro, chiedendo agli organizzatori del PlayTime di poter spostare tutto al 2027. Ci hanno risposto che sarebbe stato ancora meglio, perché l’anno prossimo cade il trentennale di Tabula rasa, mentre in questo l’anniversario del viaggio mio e di Zamboni nelle loro terre. Così il prossimo 4 luglio ci esibiremo ad Ulan Bator solo noi due, in un ‘preludio’ del concerto 2027 dei Csi".Il titolo dell’impresa è “In viaggio”, come la canzone del primo disco della band Ko de mondo. "Quando Maroccolo mi ha mandato una sua idea di scaletta e ho visto In viaggio come brano d’apertura gli ho detto di toglierselo dalla testa – ammette Ferretti – Poi, da vecchio che fa cose da vecchi, la mattina di Pasqua mi sono messo davanti alla televisione ad ascoltare la messa e ho sentito il Santo Padre ricordare che siamo gente in cammino. In viaggio, insomma. Così ho pensato: fermi tutti, l’ha detto Maroccolo, l’ha confermato il Papa, tour e film non possono che intitolarsi così". (fonte quotidiano.net)