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Immaginate la grandezza della Francia. Un’area di quelle dimensioni è ricresciuta in tutto il mondo negli ultimi 20 anni: quasi 59 milioni di ettari di foreste dal 2000, secondo una nuova ricerca, fornendo il potenziale per assorbire 5,9 gigatonnellate di anidride carbonica. Lo studio biennale, condotto tramite dati di imaging satellitare e indagini a terra in dozzine di paesi, ha identificato aree di ricrescita nella foresta atlantica in Brasile, dove un’area delle dimensioni dei Paesi Bassi è rimbalzata dal 2000 a causa degli sforzi di conservazione e modificata. Un’altra area di ricrescita si trova nelle foreste boreali della Mongolia, dove 1,2 milioni di ettari di foresta si sono rigenerati in due decenni grazie al lavoro degli ambientalisti e del governo mongolo. Le foreste sono tornate anche in alcune parti dell’Africa centrale e del Canada. Tuttavia, il mondo sta ancora sperimentando una perdita complessiva di foreste “a un ritmo spaventoso”, hanno avvertito i ricercatori, con la deforestazione che si verifica molto più velocemente dei programmi di ripristino. In un periodo simile delineato nello studio sulla ricrescita, condotto dal Wwf nell’ambito del progetto Trillion Trees, nel mondo sono andati persi 386 milioni di ettari di copertura arborea, circa sette volte l’area della foresta rigenerata. La deforestazione è aumentata notevolmente lo scorso anno, con perdite concentrate nelle foreste pluviali vitali delle aree tropicali. Gli alberi vengono abbattuti e bruciati a un ritmo rapido in Amazzonia, con oltre 430.000 acri già persi nel 2021. Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, è sottoposto a crescenti pressioni internazionali a causa di tale deforestazione. “La scienza è chiara: se vogliamo evitare pericolosi cambiamenti climatici e invertire la tendenza alla perdita della natura, dobbiamo sia fermare la deforestazione che ripristinare le foreste naturali – ha affermato William Baldwin-Cantello, Wwf – Sappiamo da molto tempo che la rigenerazione delle foreste naturali è spesso più economica, più ricca di carbonio e migliore per la biodiversità rispetto alle foreste piantate attivamente, e questa ricerca ci dice dove e perché la rigenerazione sta avvenendo e come possiamo ricreare quelle condizioni altrove. “Ma non possiamo dare per scontata questa rigenerazione: la deforestazione rivendica ancora milioni di ettari ogni anno, molto più di quelli rigenerati”. (fonte la nuovaecologia.it)
11 maggio 2021    AMBIENTE
Il leopardo delle nevi
nelle immagini del Muse
Catturare le immagini più segrete e significative – quelle degli animali che si aggirano liberi nel loro ambiente naturale nelle ore notturne – è un’attività che offre numerosi spunti a ricercatori e appassionati di natura. Quelli realizzati mediante la tecnica del fototrappolaggio sono scatti affascinanti che svelano la presenza e le abitudini degli animali che vengono ritratti, offrendo al contempo a chi li realizza una miriade di informazioni utili al loro studio. Questa tecnica e il suo utilizzo nel mondo saranno al centro del prossimo appuntamento degli “Incontri al museo per parlare di fauna”, mercoledì 12 maggio alle 20.45, in diretta sul profilo Facebook del MUSE Museo delle Scienze di Trento. Relatori dell’incontro: Francesco Rovero (UniFi e Muse) che introdurrà lo stato dell’arte del foto-trappolaggio e Valentina Oberosler (MUSE) che presenterà uno specifico caso di studio focalizzato sul leopardo delle nevi in Mongolia. Il fototrappolaggio è un metodo di studio della fauna selvatica che ha visto un enorme diffusione in tutto il mondo negli ultimi due decenni, con molte applicazioni in particolare in ecologia e conservazione dei mammiferi. Nella parte introduttiva dell’incontro, Francesco Rovero presenterà una panoramica dell’utilizzo del fototrappolaggio a fini scientifici, a cominciare dagli aspetti tecnologici e informatici (con i relativi recenti avanzamenti), per arrivare a esempi di applicazioni in ecologia animale sia in Trentino che in altre aree del mondo, fino al contributo che questo metodo può offrire nell’attuale crisi globale della biodiversità. A seguire, Valentina Oberosler presenterà il programma di studio che il MUSE conduce dal 2015 sui monti Altai della Mongolia – assieme all’Università di Firenze e ad altri enti – per migliorare le conoscenze sul leopardo delle nevi e altri mammiferi in un’area molto importante a livello globale per la conservazione di questo predatore. Grazie a quattro spedizioni, svoltesi tra il 2015 e il 2019, il progetto finora ha permesso di accumulare una notevole mole di informazioni e di approfondire diversi aspetti ecologici e conservazionistici, fornendo un valido esempio applicativo delle potenzialità e dell’efficacia del metodo del fototrappolaggio.Francesco Rovero dal 2019 è ricercatore e docente al Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, e collaboratore del MUSE, sua precedente affiliazione dove ha coordinato la sezione di Biodiversità Tropicale. Ecologo e esperto di conservazione della biodiversità, si occupa da 20 anni di ecologia di mammiferi in varie parti del mondo, con un focus sulle foreste montane della Tanzania dove segue progetti di monitoraggio e tutela della biodiversità. Ha fatto del foto-trappolaggio il suo strumento prediletto di studio, contribuendo all’avanzamento degli utilizzi di questo metodo in ecologia animale. Valentina Oberosler è assegnista di ricerca postdoc al MUSE, dove collabora dal 2015 a diversi progetti di ricerca. Il suo lavoro si focalizza sullo studio dell’ecologia di specie e comunità di mammiferi, sfruttando principalmente il fototrappolaggio come metodo di indagine.
La regista Chloé Zhao, 39 anni, che ha trionfato ai recenti Oscar 2021, portando a casa tre statuette - miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista per l'interpretazione di Frances McDormand – con il suo Nomadland, lungometraggio ibrido tra racconto e documentario, ha rilasciato un'intervista a Repubblica nella quale ha condiviso le sue emozioni, parlando anche di alcuni aspetti difficili della sua vita. Chloé Zhao avrebbe potuto essere celebrata nella nativa Cina, invece la madrepatria in passato l'ha scomunicata, in seguito a un video del 2013 in cui la regista criticava il suo Paese. La notizia della sua vittoria agli Oscar è stata anche censurata dalle autorità cinesi, e Chloé Zhao, che vive negli Stati Uniti da molto tempo, ha raccontato al quotidiano: "Dico sempre che sono un'outsider ovunque vada, anche in Cina. Mi sono sempre sentita un outsider. E non posso negare di temere un pochino questo fardello. Ma così sono io, non posso cambiarmi. Quando vivevo in Cina mi piaceva andare in Mongolia, che era il classico tragitto a Ovest. Il concetto di Est è relativo".Anche la protagonista del suo film, Fern, interpretata da Frances McDormand, è costretta a vivere una vita da "nomade moderna", al di fuori delle convenzioni sociali. Dopo aver perso il marito e il lavoro durante la grande recessione, Fern lascia la città industriale di Empire, in Nevada, per attraversare gli Stati Uniti occidentali a bordo del suo furgone, facendo la conoscenza di altre persone che, come lei, hanno intrapreso per vari motivi un'esperienza di questo tipo.Chloé Zhao, in merito a eventuali pregiudizi vissuti in America, ha raccontato al quotidiano: "Per anni nessun pregiudizio, ma di recente ci sono stati momenti in cui mi sono detta: Ecco, di nuovo… E quando sento quel momento li guardo negli occhi, sorrido e lascio passare". (fonte mediaset)
Continua la prestigiosa attività artistica della cantante lirica mongola Ayana Sambuu, raccontata anche da un ampio articolo di Lara Statham, pubblicato sulla rivista Italics Magazine, intitolato «From Mongolia to Italy: opera singer Ayana Sambuu», corredato da splendide immagini dell'artista (a fianco, Ayana è con Victoria Khalilova, foto di Andres Arce Maldonado). Lo stesso fondatore della rivista, Riccardo Venturi, si è detto «innamorato della Mongolia».  Nell'intervista, Ayana ha ricordato le attuali collaborazioni artistiche, la partecipazione come partner al concorso operistico «Vincerò», con una giuria straordinaria. Inoltre, fra le ultime collaborazioni, il CD uscito a dicembre realizzato insieme al gruppo Huh Mongol Usa, dove Ayana ha cantato un sorprendente single in stile rock, ma interpreta anche una canzone composta dal leader del gruppo Amar Zuunnast, dove nel finale canta anche in italiano. Il CD, e la canzone, sono disponibili su tutte le piattaforme musicali. Vai qui per leggere l'intervista completaVai al Punto d'incontro di Ayana
26 aprile 2021    COVID
Covid, bloccate
attività non essenziali
Il governo della Mongolia ha prorogato il blocco delle attività non essenziali per contenere l’epidemia di coronavirus imposto dal 10 aprile a oggi. Il blocco resterà in vigore fino all’8 maggio. Nelle ultime 24 ore il ministero della Sanità ha registrato 1.264 casi e quattro decessi. In totale i contagi sono 30.483 e i pazienti attualmente in cura 4.457, di cui 81 in condizioni critiche. Le vittime sono 86. (fonte AgenziaNova)
10 aprile 2021    PRIMO PIANO
Digital Humanities
partner di Russia e Mongolia
Sviluppare corsi di laurea in Digital Humanities in Russia e Mongolia in accordo con gli standard dell’Unione Europea e creare nuove figure professionali competenti nell’applicazione di metodologie che sfruttano il digitale per lo studio, la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale. Sono gli obiettivi del progetto del quale è partner l’Università di Catania denominato ARTEST – Enhancing education programmes in Art and Humanities finanziato nell’ambito della call europea “Erasmus Plus – KA2 Capacity Building in the field of Higher Education” e coordinato dal Dipartimento per Digital Humanities dell’Universitaet zu Koeln (Colonia in Germania). Il partenariato e’ costituito dall’Ateneo siciliano e da atenei della Russia, della Mongolia (Mongolian University of Science and Technology, National University of Mongolia e The University of the Humanities), della Grecia e di Cipro. “Il progetto – spiega la prof. Cettina Santagati, docente  e responsabile scientifico del progetto per l’ateneo catanese – dalla consapevolezza che i laureati in Scienze umanistiche devono dimostrare di saper utilizzare le competenze digitali richieste nel mondo del lavoro. Tuttavia queste competenze possono risultare incomplete se non sono accompagnate da approfondimenti formativi piu’ vicini ai programmi didattici delle discipline tecnico-scientifiche. Il progetto mira quindi allo sviluppo organico e complementare di entrambi i tipi di competenze”. “Il lavoro dei docenti – aggiunge – verterà sullo sviluppo di innovativi programmi didattici e formativi del personale didattico universitario specifico per le Digital Humanities. Verrà anche progettato e introdotto un corso di laurea multidisciplinare che prevede attivittà di formazione all’estero per gli studenti e l’implementazione del Digital Lab, una piattaforma digitale dove studenti, docenti e ricercatori da tutto il mondo possono collaborare su specifici progetti mirati alla conservazione, valorizzazione e disseminazione del patrimonio storico – artistico”. (fonte Ansa)
2 aprile 2021    CULTURA
«The Horse Boy»
diventa documentario
In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, venerdì 2 aprile alle 19.10 su laF (Sky 135) va in onda The Horse Boy – Ippoterapia per mio figlio, il documentario che racconta la storia della famiglia Isaacson e del loro viaggio dal Texas alla Mongolia in cerca di una cura per Rowan, il figlio autistico, con la speranza che la natura, lo sciamanesimo e l'ippoterapia aiutino il loro bambino. Nell’aprile 2004 a Rowan Isaacson viene diagnosticato l'autismo all'età di due anni e mezzo. Il bambino sembra trovare calma e capacità di comunicazione solo a contatto con i cavalli. Il padre Rupert Isaacson, giornalista e scrittore, ex addestratore di cavalli, e la madre Kristin Neff, psicologa, cercano le migliori cure mediche per lui. Così, nell’estate del 2007, i genitori decidono di portare Rowan in Mongolia, Paese in cui il cavallo è un simbolo e la guarigione tramite il contatto con la natura e antiche cure sciamaniche sono parte integrante della cultura. Prodotto dallo stesso Rupert Isaacson e diretto da Michel Orion Scott, il documentario segue la traversata a cavallo della famiglia dalla Mongolia alla Siberia, tra paesaggi emozionanti, misteriosi sciamani e cure locali. Il film, un viaggio nella straordinaria mente autistica, vuole portare un messaggio di speranza ai numerosi genitori che lottano con questa malattia, di cui ancora la medicina conosce poco, e vanta la presenza di alcuni esperti nel campo dell'autismo, tra cui il dottor Simon Baron-Cohen dell'Università di Cambridge, l'antropologo e ricercatore Roy Richard Grinker della George Washington University e il dottor Temple Grandin, professore di comportamento animale alla Colorado State University. The Horse Boy – Ippoterapia per mio figlio, è stato apprezzato in festival come l'International Documentary Film Festival Amsterdam e il Sundance Film Festival 2009. Il padre ha fondato la Horseboy Foundation, un’associazione che si dedica alla cura attraverso l'ippoterapia di bambini con problemi neurologici. Il film sarà disponibile anche on demand su Sky e su Sky Go. (fonte cinecitta.com)
Le qualificazioni asiatiche ai Mondiali del 2022, regalano un tabellino da capogiro. Merito del Giappone, capace di travolgere 14-0 la Mongolia a domicilio. Una gara senza storia, dove i nipponici del bolognese Takehiro Tomiyasu e del sampdoriano Maya Yoshida - entrambi titolarissimi nella difesa schierata dal commissario tecnico Moriyasu, hanno letteralmente preso a pallate gli avversari. La clamorosa goleada giapponese vede nell'attaccante Osako, autore di una tripletta, il mattatore del match; alla festa del goal andata in scena in Mongolia, si sono inoltre iscritti Minamino, Kamada, Morita, Inagaki (2), Ito (2), Furuhashi (2) e Asano, mentre il goal del provvisorio 0-5 (parziale del primo tempo) è stato frutto di un'autorete di Tuya. La Mongolia aveva perso 3-0 anche la gara di apertura con il Tagikistan (fonte goal.com). Nella foto, un tentativo di attacco della Nazionale mongola, in maglia bianca, bloccato dai difensori giapponesi.
29 marzo 2021    PRIMO PIANO
Il Vescovo Marengo:
«Pasqua discreta ma intensa»
“Quest’anno sarà di nuovo una Pasqua un po’ speciale in Mongolia, perché siamo costretti a non utilizzare i nostri luoghi di culto”, le parole di mons. Giorgio Marengo, vescovo cattolico e missionario italiano, prefetto apostolico di Ulan Bator, la capitale della Mongolia, che in un video indirizzato al Sir spiega come per motivi di salute pubblica le chiese sono ancora chiuse. “Quindi questa chiesa delle periferie, come la descrive Papa Francesco, continua a raggiungere le persone che sono ai margini”, prosegue mons. Marengo mentre si trova a dire messa in una comunità gestita dalle suore di Madre Teresa, “Vivremo questa Pasqua di nuovo con il dispiacere di non poterci radunare tutti insieme ma lo faremo in piccoli gruppi dove sarà possibile e trasmetteremo le celebrazioni via internet in modo che i fedeli possano collegarsi e sentirsi uniti a tutta la Chiesa”. La comunità cattolica a lui affidata si prepara a vivere una “Settimana santa speciale che celebreremo con molta discrezione ma anche con tanta intensità”, dichiara il vescovo missionario italiano in Mongolia alla guida di quello che lui definisce un “piccolo gregge di fedeli cattolici” in un Paese con altri riferimenti religiosi e culturali. “Cercheremo di radunarci intorno al mistero centrale della nostra fede a nome ed a favore di questa popolazione che tanto ci è cara”, prosegue mons. Giorgio Marengo che definisce questa una situazione paradossale, perché con a disposizione un’unica celebrazione di Pasqua, tutti saranno uniti nello stesso momento anche se non fisicamente, “invochiamo lo Spirito santo di trasformare in gesti concreti, di solidarietà, di fraternità, di comunione, quella forza di misericordia che ci anima e che da sempre è al centro della testimonianza della Chiesa in questo Paese”. (fonte Sir)La Settimana Santa in Mongolia, vai al video
26 marzo 2021    CULTURA
A Milano il nuovo film
di Byambasuren Davaa
Dalla misteriosa Mongolia e dalla sua regista Byambasuren Davaa – già autrice insieme a Luigi Falorni di La storia del cammello che piange, passato sugli schermi italiani ormai alcuni fa – arriva al Festival di Milano il nuovo film ambientato nel suo sconfinato Paese e intimamente legato nell’evolversi della vicenda alla cultura dei suoi abitanti nomadi, le cui tradizioni sono irrimediabilmente intaccate dalla aggressività economica globale. Veins of the world, nella sezione del Concorso del Festival di Milano, assume molteplici significati e se le vene del mondo, come quelle degli esseri umani, servono a trasportare nel corpo la linfa che ci permette la vita, il loro ostruirsi porta alla morte. In questa allusione risiede una delle direzioni della storia, l’altra più intima riguarda Amra il ragazzino di undici anni protagonista della storia. Amra vive nella capanna con la madre Zaya, il padre Erdene e la sorellina Altaa, va a scuola ed è anche bravo. Un giorno la maestra annuncia che Mongolia’s got talent farà i provini in quella regione. Amra sa cantare e vuole partecipare. Il padre, che alleva pecore e capre con gli altri allevatori, si oppone allo sfruttamento della terra da parte delle multinazionali che hanno aperto cave enormi per la ricerca dell’oro. Un quinto del territorio della Mongolia, ci avvisa la regista, è destinato a questo sfruttamento intensivo. Un incidente d’auto al ritorno dalle selezioni dello spettacolo televisivo provoca la morte di Erdene, il piccolo Amra si salva, ma la sua vita prenderà un’altra piega oppresso dal senso di colpa per la morte del padre. Se non fossi andato a cantare, papà non sarebbe morto, dirà alla madre. (fonte sentieriselvaggi.it)VAI AL TRAILER UFFICIALE DEL FILM
18 marzo 2021    AMBIENTE
Leopardo delle nevi,
il censimento del Wwf
Secondo un censimento nazionale realizzato da Wwf Mongolia, Snow Leopard Conservation Foundation, Snow Leopard Trust, Irbis Mongolia Center, con il sostegno del ministero dell’ambiente e del turismo della Mongolia, in tutto l’habitat del leopardo delle nevi (Panthera uncia), «Sono circa 953 (la stima è fra gli 806 e i 1127 individui) i leopardi delle nevi adulti censiti in Mongolia grazie alla prima indagine nazionale del Paese su questa straordinaria quanto sfuggente specie». Conosciuto anche come il “fantasma delle montagne” per la sua incredibile capacità di sfuggire e mimetizzarsi, il leopardo delle nevi è un indicatore importantissimo della salute dell’ecosistema. La presenza di una popolazione sana di questo grande felino in Mongolia dimostra quindi che gli ecosistemi di alta montagna sono ben conservati, il che è fondamentale perché questi sono fonte di acqua per milioni di persone a valle.La ricerca, iniziata nel 2017, è stata possibile grazie a più di 40 spedizioni sul campo, che hanno coinvolto oltre 500 persone: ricercatori delle organizzazioni partner, l’università nazionale della Mongolia e l’Accademia mongola delle Scienze, ranger delle aree protette statali, ma anche semplici cittadini.Il Wwf spiega che «Nel corso dello studio, 15 leopardi delle nevi sono stati dotati di radio collare per permetterne il monitoraggio da parte degli esperti e sono state posizionate ben 1.475 foto trappole su 29 montagne, fornendo importanti prove fotografiche della presenza di questi elusivi grandi felini, in tutto il loro habitat. Alla fine dell’indagine, è stato stimato che in Mongolia vivono circa 953 leopardi delle nevi adulti, distribuiti su circa 328.900 km quadrati nell’area dell’Altai – Sayan e Khangai Mountains».Gantulga B, dell’ufficio Conservazione del Wwf Mongolia, ha aggiunto: «L’indagine sulle tracce del leopardo delle nevi ha coinvolto un’area di 406.800 chilometri quadrati in 10 province della Mongolia, potenziale habitat per la specie.  Si tratta di una delle più grandi indagini mai fatte su questo grande felino. La valutazione delle immagini scattate dalle foto trappole ha prodotto risultati scientifici solidi e affidabili sul leopardo delle nevi, cruciali per un’efficace pianificazione della conservazione della specie e del suo habitat, ovvero gli ecosistemi di alta montagna. I risultati dello studio aiuteranno a identificare e implementare le nostre attività di conservazione efficaci nelle aree in cui i leopardi delle nevi sono in pericolo».Tsogtsaikhan P., capo del Dipartimento fauna, flora e Risorse Naturali del Ministero dell’Ambiente e del Turismo della Mongolia ha sottolineato: «E’ fondamentale determinare quanto sia grande la popolazione mongola di leopardi delle nevi e come sia distribuita, per capire in futuro come gestire al meglio gli sforzi di conservazione. Grazie all’iniziativa del Wwf Mongolia, il la stima della popolazione di leopardo delle nevi nel paese è stata condotta con successo. In rappresentanza del governo della Mongolia, il ministero dell’ambiente e del turismo della Mongolia ha fornito un supporto strategico per l’indagine. Sulla base dei risultati, saremo in grado di sviluppare e attuare azioni decisive per proteggere gli ecosistemi di biodiversità di alta montagna».Complessivamente, all’interno dell’areale del leopardo delle nevi, che si estende lungo le principali catene montuose dell’Asia e che abbraccia 12 Stati, si stimano da 3.920 a 6.930 esemplari. . Nel 2017, il Global Snow Leopard and Ecosystem Protection Program e 12 governi e partner nell’areale del leopardo delle nevi si sono riuniti e impegnati a stimare lo stato della popolazione di questo felino minacciato nei successivi 5 anni. In precedenza, nel 2016, il Bhutan è stato il primo paese a completare un’indagine a livello nazionale, seguito da una valutazione su larga scala in Russia.L’indagine nazionale della Mongolia è in linea con l’impegno globale e rappresenta un punto di riferimento per valutare la dimensione della popolazione del leopardo delle nevi in altri Paesi. (fonte greenreport.it, foto Wwf)
Una potente tempesta di sabbia, accompagnata da fiocchi di neve e venti molto forti, ha duramente colpito la Mongolia nel corso del fine settimana appena trascorso, provocando la morte di almeno sei persone, tra cui anche un bambino. Sono invece stati contati oltre 80 dispersi, secondo quanto riportato dai media locali, che hanno citato i servizi di emergenza mongoli. La tempesta di polvere è stata una delle più violente degli ultimi decenni. In alcune aree la sabbia ha addirittura ricoperto i binari della rete ferroviaria mongola. Il dipartimento di emergenza della Mongolia ha ricevuto segnalazioni di 548 persone scomparse in totale durante il fine settimana, 467 delle quali sono state trovate. Le vittime delle intemperie sono state identificate: si tratta di cinque pastori e di un minore. Le operazioni di salvataggio sono ancora in corso per le restanti 81 persone. L’impressionante fenomeno atmosferico è stato prodotto da un profondo ciclone extratropicale che si è andato ad approfondire sulla Siberia meridionale, nella regione a ridosso del lago Bajkal, interessata da tempeste di neve e venti che hanno superato i 126 km/h. (fonte ilmeteo.net, immagine satellitare della tempesta nel Gobi di earthobservatory.nasa.gov)
La Mongolia festeggia un secolo di indipendenza. Era infatti il 13 marzo 1921 quando la regione affermava la propria sovranità rispetto alla Cina. Quest'area incastonata tra Russia e Cina è stata governata da vari imperi nomadi, tra cui Xiongnu, Xianbei, Rouran, Göktürk. Grazie a Gengis Khan, che riunì tutti i territori, ebbe vita uno degli imperi più vasti della storia (dalla Polonia alla Corea, dalla Siberia al Vietnam, passando per il Golfo). Dopo il crollo della dinastia Yuan, i Mongoli ritornarono alle origini. Verso il XVII secolo, vi fu l’influenza del buddhismo tibetano. Alla fine del XVII secolo, la maggior parte della Mongolia venne incorporata nella zona governata dalla dinastia Qing. Con la caduta della dinastia Qing, la regione dichiarò per la prima volta l’indipendenza nel 1911, sotto il Bogd Khan. L’area controllata dal Khan Bogd era approssimativamente quella dell’ex Mongolia Esterna durante il periodo Qing. Tuttavia, la costituzione cinese la considerava parte integrante della propria sovranità. Nel 1919, dopo la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, le truppe cinesi, guidate da Xu Shuzheng, occuparono militarmente la Mongolia. L’anno decisivo è appunto il 1921, con la definitiva proclamazione dell’indipendenza. L’intervento militare dell’Unione Sovietica contribuì alla presa di Kyakhta e di Khüree. (fonte newsmondo.it). Vedi anche la sezione STORIA
"Faccia a faccia con lo sciamano” è il titolo della pagina del Venerdì di Repubblica dedicato al “primo romanzo mongolo mai tradotto in italiano". L'articolo, di Michele Gravino, si riferisce a La leggenda dello sciamano, romanzo del popolare scrittore mongolo Gun G. Ayurzana e tradotto in italiano da Dulamdorj Tserendulam (Tseeghii) per la casa editrice Tam. “Si svolge in gran parte in Siberia, sulle rive del lago Bajkal, patria dei buriati, “cugini separati” dei mongoli che vivono in territorio russo. Seguendo dagli anni Trenta a oggi la storia del vecchio sciamano Khagdai e di Tenghis, il suo tulmaash (traduttore del linguaggio degli spiriti), il libro permette al lettore di scostarsi - per la prima volta senza intermediari occidentali - alla spiritualità e ai riti di una cultura antichissima che ha resistito alle persecuzioni “modernizzatrici” del comunismo sovietico e cinese e che oggi vive un intenso revival. «In Mongolia» spiega Tseeghii, «la religione più diffusa è il buddhismo, ma lo sciamanesimo resta una pratica popolare in tutti gli strati della società. Gli sciamani sono persone normali - medici, poliziotti, studiosi - che hanno sentito la vocazione, lo spirito che chiedeva di scendere dentro di loro».Per ordinare La leggenda dello sciamano su Amazon
23 febbraio 2021    COVID
Covid, iniziata
la vaccinazione di massa
In Mongolia è iniziata la vaccinazione di massa della popolazione. "Il primo ministro Luvsannamsrain Oyun-Erdene (nella foto) è stato il primo a essere vaccinato con il vaccino AstraZeneca nella seconda clinica centrale dello Stato", ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale mongola "Montsame". L'agenzia ha precisato che "tutti i cittadini dai 16-18 anni di età riceveranno la vaccinazione contro il coronavirus", mentre la vaccinazione dei bambini non è ancora prevista, poiché su questo "il lavoro è in fase di ricerca". Ieri la Mongolia ha ricevuto in dono dall'India 150 mila dosi di Covishield, il vaccino del gruppo farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca e dell'Università di Oxford prodotto dal Serum Institute of India (Sii), e altre saranno fornite su base commerciale. Nella stessa giornata sono arrivate nel Paese anche 300 mila dosi del vaccino di Sinopharm donate dalla Cina. (fonte agenzianova)
Ethical Traveler è un'associazione no-profit americana che da oltre vent'anni promuove i principi del turismo etico, che vada al di là del semplice svago distratto ed edonistico. Ogni anno assegna gli Ethical Destinations Awards, che premiano i paesi emergenti che si sono distinti per l'impegno nella promozione dei diritti umani, dell'assistenza sociale e della protezione dell'ambiente. Tuttavia per i riconoscimenti del 2021, freschi di annuncio, sono stati adottati criteri diversi, che tengono conto dell'impatto del Covid-19. Gli organizzatori sono partiti dalle nazioni premiate nelle edizioni passate e hanno individuato quelle che hanno saputo affrontare meglio le sfide della pandemia e che trarranno maggiori benefici dalla ripartenza del turismo. Con la speranza, e l'augurio, che non manchi molto al momento in cui potremo tornare a girare il mondo. Le "dieci destinazioni più etiche del 2021" (potete vedere la classifica qui sotto, in ordine alfabetico) si offrono quindi come opzioni perfette per i viaggiatori consapevoli. Sceglierle come prossima meta significa non solo godere delle loro affascinanti attrazioni – dalla barriera corallina del Belize, alle steppe della Mongolia, ai vulcani di Capo Verde – ma anche aiutarle a riprendersi dai danni economici causati dal Coronavirus e sostenere le loro meritevoli politiche di sviluppo. (fonte quotidiano.net) Qui potete leggere le motivazioni dettagliate che hanno portato all'assegnazione degli Ethical Destinations Awards 2021
"Un evento storico": questo, secondo alcuni media locali, il significato dell'arrivo ieri in Israele del judoka iraniano Saeid Mollaei (foto), che ha deciso di gareggiare per la Mongolia e che nei prossimi giorni prenderà parte al 'Tel Aviv Grand Slam' assieme con oltre 400 atleti provenienti da 63 Paesi. Mollaei, precisa la stampa, è il primo sportivo nato in Iran che partecipi ad una gara in Israele da quando l'ayatollah Khomeini ha assunto il potere a Teheran. "Sono molto felice di partecipare a questa competizione" ha detto Mollaei, secondo la televisione Canale 12, arrivando all'aeroporto di Tel Aviv che nelle ultime settimane è chiuso quasi del tutto a causa del coronavirus. Ad accoglierlo c'era il presidente della Associazione judo israeliana. Mollaei risiede in Germania, dove ha ricevuto asilo politico, e ora rappresenta la Mongolia. Yediot Ahronot si stupisce intanto che le autorità israeliane abbiano autorizzato lo svolgimento di un grande evento sportivo mentre gli arrivi nel Paese sono limitati quasi del tutto per impedire l'ingresso di varianti di coronavirus. Il giornale precisa comunque che severe limitazioni sanitarie sono imposte agli sportivi stranieri e ai loro accompagnatori. (fonte ANSA).
13 febbraio 2021    CULTURA
Magione-Kharakhorin,
il gemellaggio continua
Gli auguri per lettera del primo cittadino di Magione, Giacomo Chiodini, al neo eletto sindaco di Kharakhorin, Chultem Altanbagana (nella foto). Tra le due località legate dalla figura di Giovanni da Pian di Carpine, il frate francescano che alla metà del Duecento arrivò primo tra gli europei alla corte del popolo mongolo, sono intercorsi frequenti rapporti di amicizia grazie all’associazione Mongolia-Italia. Nella lettera il sindaco Chiodini ha ricordato al collega anche lo studio frutto del viaggio durato due anni e mezzo, di cui tre mesi passati proprio a Kharakhorin per “studiare la pericolosa popolazione di guerrieri della Mongolia”, raccolto nel volume Historia Mongalorum che ha il pregio di raccontare, ancora oggi grazie alla traduzione anche in mongolo della traduttrice Nyamaa Lkhagvajav, il grande Paese mongolo del 1245. “Grazie a Nyamaa, grande amica di Magione – commenta Chiodini – che ha tradotto la mia lettera e ci ha sempre supportati in qualità di interprete nei diversi incontri tenutesi con i diversi rappresentanti della Mongolia spero ci si possa vedere – anche a distanza con l’ausilio delle tecnologie informatiche – con il nuovo sindaco per conoscerci e valorizzare assieme le nostre due realtà”. (fonte Trasimeno Oggi)
11 febbraio 2021    COVID
Dal 12 al 28 febbraio
lockdown in Mongolia
Dal 12 al 28 febbraio la Mongolia adotterà un nuovo lockdown totale per scongiurare una possibile diffusione del Coronavirus. Anche se le cifre non sono nemmeno paragonabili a quelle dell'Italia e del resto del mondo, il Paese si prepara a una chiusura che porterà ulteriori disagi alla popolazione e creerà danni ingenti a un'economia già pesantemente provata. Ad allarmare le autorità sono stati i 33 nuovi contagiati delle ultime 24 ore che portano il totale a 2.240, con 2 morti dall'inizio della pandemia, 1.618 guariti e 587 ancora positivi. L'auspicio è quello che, con il nuovo lockdown e con l'attivazione del vaccino Sputnik V, la Mongolia diventi una zona immune dal Covid e che presto possa riaprire le attività e le frontiere, anche al turismo, ovviamente tenendo sotto controllo gli ingressi dall'estero. La redazione di Mongolia.it terrà costantemente aggiornata la situazione.
11 febbraio 2021    COVID
La Mongolia registra
il vaccino Sputnik V
Il ministero della Salute della Mongolia ha registrato il vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus con una procedura accelerata, ha comunicato il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), responsabile della commercializzazione all'estero del preparato anti-Covid del Centro di Epidemiologia e Microbiologia "Gamaleya". "RDIF annuncia la registrazione del vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus da parte del ministero della Salute della Mongolia. La registrazione è stata effettuata all'interno di una procedura di autorizzazione all'uso di emergenza senza ulteriori sperimentazioni cliniche sul territorio nazionale", si legge nella nota del Fondo sovrano russo. Il vaccino Sputnik V è già stato approvato all'uso in più di 20 Paesi: Russia, Bielorussia, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay, Turkmenistan, Ungheria, Emirati Arabi, Iran, Repubblica di Guinea, Tunisia, Armenia, Messico, Nicaragua, Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, Libano, Myanmar ed oggi anche Mongolia. (fonte sputniknews)
8 febbraio 2021    CULTURA
"Il ritorno del lupo",
nuovo libro di Maquignaz
È in libreria il nuovo romanzo dello scrittore valdostano Aimé Maquignaz (nella foto) "Il ritorno del lupo - Storie, leggende, miti dalla Mongolia al Cervino”, con prefazione di Mauro Corona: "La storia del lupo di Maquignaz è di interesse assoluto – scrive Corona – un romanzo antico, molto attuale". Il lupo è indubbiamente uno degli animali più affascinanti della terra: selvaggio, predatore, difficile da controllare, spesso imprevedibile, impossibile da ammaestrare. A lui Aimé Maquignaz, grande avventuriero, artista e sublime conoscitore di montagne, dedica questo libro. E lo fa con uno stile schietto e diretto, in cui si evince la sua grande passione e il suo grande amore per questo animale. Maquignaz non si limita a raccontare come e perché i lupi sono tornati nei boschi italiani, dal Gran Paradiso al Cervino, e in quelli francesi, tedeschi e austriaci, dopo essere stati quasi sterminati, ma ci fa conoscere i lupi per noi più lontani, dalla Mongolia e la Siberia al Canada. Maquignaz cerca di analizzare e comprendere il ruolo che il lupo ha avuto nella storia, nell’arte, nelle fiabe e nelle leggende, nei miti, nel folklore, nella superstizione della nostra gente (emblematico è il racconto di Ayak, Maya e del loro figlio Lupetto). Perché la storia di questo splendido animale segue il percorso e la storia dell’uomo sin dai tempi antichi. Un rapporto, raramente idilliaco e spesso conflittuale, che si è sviluppato nei secoli. Un rapporto che, come ammette lo stesso autore, deve tornare a essere viscerale, come lo era una volta. Il ritorno del lupo è dedicato a tutti quelli che sono ancora capaci di stupirsi delle meraviglie della natura. L'autore, Aimé Maquignaz, nasce nel 1946 a Valtournenche, in Valle d’Aosta. Dopo essere stato prima sindaco di Valtournenche e poi Consigliere regionale, si è dedicato alla gestione del suo hotel, il Punta Maquignaz. Appassionato e stimato pittore, compie nel corso degli anni una serie di viaggi in Europa, Africa, Russia, Giappone, Mongolia, Canada. Nel 2014 pubblica, per Mondadori Electa, Il cacciatore di libertà e, per Musumeci, nel 2017, La Valle del Paradiso.
“Il Paese sta vivendo questo tempo con grande preoccupazione per la pandemia, pur essendo riuscito a limitare i contagi grazie anche alla scarsità della popolazione e il grande isolamento”, sono le parole di monsignor Giorgio Marengo, vescovo cattolico e missionario italiano, prefetto apostolico di Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia, che in un video indirizzato al Sir descrive la situazione relativa ai contagi da coronavirus Covid-19 in questa area dell’Asia orientale, dove in questo periodo il freddo è molto intenso. “Il Governo ha una grossa preoccupazione perché i contagi stanno aumentando. Proprio per questo passiamo da un lockdown all’altro”, aggiunge il vescovo missionario che non ha notizie certe sull’arrivo dei vaccini ma solo di voci che lo darebbero in arrivo dall’India dopo l’estate. “Fra poco ci sarà anche il capodanno lunare, la maggiore festa di tante popolazioni dell’estremo Oriente e noi, come Chiesa cattolica, una minoranza, un piccolo gregge in mezzo ad un popolo che ha altri riferimenti culturali e religiosi, vivremo questo capodanno lunare ancora con le chiese chiuse, perché le restrizioni impongono il divieto di manifestazioni religiosi”, afferma mons. Marengo che, desideroso di riprendere la vita sacramentale regolare con la celebrazione Eucaristica nelle comunità, si sta prodigando in questo periodo di emergenza per restare unito ai 1300 battezzati in tutto il Paese, attraverso la preghiera ed i contatti con i mezzi di comunicazione. “Impariamo dalla nostra gente semplice una grande fede, una grande pazienza, una grande sopportazione vissute con fiducia nel Signore che è con noi e ci accompagna”, conclude il prefetto apostolico della capitale della Mongolia, che si prepara a vivere la Quaresima come rinnovamento profondo. 
5 febbraio 2021    PRIMO PIANO
Tsagaan sar, anno del toro,
del bianco e dei giovani
Il toro è un animale forte, laborioso e per questo è in genere considerato favorevole alle persone fattive, che si impegnano alacremente nel lavoro: il calendario mongolo è diviso in cicli di 60 anni, cosicché con questo Tsagaan sar siamo giunti al 35° anno del 17° sessantennio, ciclo iniziato nel 1987 che si concluderà nel 2046 (nella foto, la moneta coniata in Mongolia in occasione dell'anno del toro 2021). Con la pandemia in corso ci saranno festeggiamenti contenuti, tenuti a freno dal nuovo governo, che ha deciso per uno stretto lockdown dall’11 al 23 febbraio per evitare eventuali rischi di contagio, per quanto i primi casi si siano verificati solo lo scorso novembre a causa di un banale errore occorso durante la quarantena di un rimpatriato. Un errore che ha in parte compromesso tutte le accorte precauzioni precedenti. Per i tradizionali e preziosi regali da porgere agli anziani e per i doni ricevuti in cambio ci sarà l’insolito uso di app e servizi di consegna. Ciò che però ha fatto maggior scalpore è stato l’annullamento del torneo di lotta, un evento obbligatorio per il Naadam, lo Tsagaan sar, la festa dell’indipendenza del 26 novembre e altre occasioni particolari. Eccoci dunque nell’anno del toro di ferro o toro bianco, soprannominato  “l’anno raro”. Gli oroscopi per lo scorso anno avevano previsto un anno veramente pesante e si direbbe che abbiano predetto bene. Possiamo attenderci quindi un’onesta previsione anche per l’anno in cui stiamo entrando: sarà un anno buono, favorevole soprattutto ai giovani. È consigliabile, per ogni acquisto del nuovo anno, preferire il colore bianco che attirerà il favore delle stelle. Perché mai in Mongolia è subentrato un nuovo governo? Va premesso che la Mongolia è un paese molto giovane, con il 40% della popolazione al disotto dei 25 anni e ha un primo ministro di 40 anni. Il baby boom, che in Italia si può collocare negli anni ’60, in Mongolia si può datare intorno al 2000. Così quando piazza Sükhbaatar si è gremita di giovani che protestavano rischiando il congelamento, il governo ha ritenuto saggio dimettersi. Tutto sembrerebbe nato quasi per caso, per l’incauto trasferimento di una partoriente da parte del Soccorso Civile al Centro Epidemiologico. La foto della donna in pantofole e vestaglia che veniva fatta salire in autoambulanza insieme al neonato, esponendola a stress e temperature polari, ha fatto il giro dei social. Ha iniziato la manifestazione un giovane in pantofole, vestaglia e un cartello di protesta, seguito poi da numerosi altri giovani manifestanti. Tutto si è svolto ordinatamente e pacificamente, senza causare danni a nessuno. (testo di Dulamdorj Tserendulam per mongolia.it)
3 febbraio 2021    PRIMO PIANO
Crisi causata dal video
della donna in pigiama a -25
Khurelsukh Ukhnaa, primo ministro della Mongolia ha deciso di dimettersi: il motivo? C’entra il video di una giovane mamma che dopo essere risultata positiva al Coronavirus è stata trasferita all’interno di un centro per malattie infettive con addosso solo un pigiama e delle pantofole di plastica. Quel video ha sollevato non poche critiche e proteste perché le temperature nel Paese erano scese a meno 25 gradi e la giovane donna è stata comunque spostata con solo il pigiama ospedaliero addosso. In moltissimi hanno ritenuto disumato il trattamento subito dalla donna. Il primo ministro della Mongolia ha riconosciuto l’errore commesso nei confronti della donna e si è dimesso. A detta sua vedere come è stata trattata quella giovane mamma è stato straziante. Khurelsukh Ukhnaa ieri ha motivato le sue dimissioni dicendo che come primo ministro deve assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto. Circa cinquemila sono stati coloro che mercoledì hanno manifestato dopo aver visto il video della giovane mamma in ambulanza con il figlio neonato. Quelle immagini hanno dato vita a pesanti critiche, in Mongola la tradizione impone alle neo mamme di evitare di uscire e prendere freddo durante il primo mese di vita del bambino. Khurelsukh Ukhnaa non è stato l’unico a dare le sue dimissioni, prima di lui anche il vice ministro aveva abbandonato il suo incarico. Dopo di loro altri hanno deciso di dare le loro dimissioni a causa del grave errore commesso nei confronti di quella giovane mamma. Si sono infatti dimessi anche il direttore dell’Ospedale in cui era ricoverata la paziente e il ministro della Salute. (fonte bloglive.it)
30 gennaio 2021    PRIMO PIANO
Le donne guerriere
dell'epoca di Mulan
Nell'annus horribilis 2020, a salvarsi è stata la mole delle scoperte archeologiche straordinarie: tra le più eccezionali quella relativa alla Mongolia dove gli archeologi hanno scoperto gli scheletri delle donne guerriere (nella foto), risalenti al periodo di Mulan. La scoperta è avvenuta nel nord della Mongolia. Si tratta degli scheletri di due donne di 1.500 anni, ed è una nuova prova delle possibili origini del mito cinese di Mulan, reso popolare in Occidente dalla Disney. E non è l’unica scoperta interessante sulle donne. Un sito di scavo del IV secolo a.C. in Russia ha rivelato quattro donne sepolte con le loro armi. Avrebbero fatto parte della società matriarcale scita che si dice sia servita da ispirazione per personaggi femminili così forti come Xena e Wonder Woman. E tornando ancora più indietro, una tomba peruviana di 9.000 anni conteneva una donna nella tarda adolescenza, messa da parte i suoi strumenti di caccia, suggerendo che era tempo di riconsiderare le supposizioni che gli uomini fossero i cacciatori esclusivi nella società preistorica. (fonte meteoweb.eu)
25 gennaio 2021    PRIMO PIANO
Mongolia come l'Italia,
si dimette il Premier
Il primo ministro mongolo Khurelsukh Ukhnaa (foto) e il suo gabinetto si sono dimessi: il parlamento, composto da 76 seggi, ha approvato le sue dimissioni con oltre il 95 per cento dei voti. Il gabinetto era stato nominato dal primo ministro in consultazione con il presidente e confermato dal parlamento. Le dimissioni sono arrivate dopo che le proteste sono scoppiate a causa di un video che mostrava una madre dimessa frettolosamente da una clinica ostetrica in cui era risultata positiva al test Covid-19 e trasferita in una struttura di quarantena per pazienti Covid-19 insieme al suo neonato, gestita dal Centro nazionale delle malattie trasmissibili della Mongolia. Le proteste hanno innescato il licenziamento di alti funzionari sanitari. Anche il vice primo ministro e il ministro della Salute del Paese asiatico hanno rassegnato le dimissioni. Il video è stato ampiamente diffuso online. L’incidente è avvenuto tra la crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica per la situazione economica della Mongolia e la mancanza di opportunità di lavoro. Il vasto Paese asiatico di 3,3 milioni di persone è senza sbocco sul mare ed è situato tra Russia e Cina, da cui dipende economicamente. Per il suo commercio estero dipende dalla Cina per oltre il 60 per cento, mentre per le sue forniture energetiche fa affidamento sulla Russia per il 90 per cento. La Mongolia è stata elogiata dal WHO (World Healt Organization) nelle prime fasi della pandemia di Covid-19 per la sua gestione della crisi sanitaria, tant’è che a partire dal febbraio 2020 il suo governo era riuscito in gran parte a contenere il virus. La Mongolia ha finora evitato l’epidemia di coronavirus di massa che ha investito altri Paesi, mentre da novembre al 21 gennaio 2021 ha segnalato 1.584 casi, con due decessi, ancora molto bassi rispetto ad altri Stati del mondo. Nel Paese asiatico c’è stato un aumento dei disordini civili a causa delle restrizioni Covid-19, mentre il governo ha continuato a difendere il suo approccio alla pandemia. (di Alberto Galvi da notiziegeopolitiche.net)
6 gennaio 2021    CULTURA
La Mongolia di Zamboni
davanti al caminetto
La Mongolia davanti al camino, raccontata dal cantautore e scrittore Massimo Zamboni (nella foto durante un viaggio nel Paese asiatico), già colonna del gruppo dei CCCP, successivamente CSI, e autore insieme a Lindo Ferretti del libro "Mongolia in retromarcia". La Compagnia dei Cammini organizza infatti l'iniziativa virtuale, “Chiacchiere al Caminetto”, una serie di incontri online con scrittori, artistici, filosofi. "Sono momenti difficili, è nostro dovere portare cultura per un mondo migliore, in attesa di ricominciare a camminare“, afferma il coordinatore dell'organizzazione. Alla rassegna partecipano autori, scrittori, artisti, filosofi come Dacia Maraini, Folco Terzani, Nando Citarella, Maurizio Carucci, Donatella Di Pietrantonio e lo stesso Zamboni, protagonista giovedì 7 gennaio dell'appuntamento con l'«anima blu» della Mongolia, condotto da Micha Calà. Per tutte le informazioni questo è il link
24 dicembre 2020    COVID
Padre Marengo: «Il nostro
Natale in lockdown»
“Questa piccola Chiesa, con 1300 battezzati locali, in questo tempo di coronavirus si prepara a vivere un Natale speciale. Saremo in lockdown, quindi non sono permesse le celebrazioni nelle chiese. Quindi dovremo avere una forma molto ridotta, familiare di celebrazioni”. Lo dice in un videomessaggio, mons. Giorgio Marengo, dei Missionari della Consolata, vescovo cattolico e missionario italiano, dal 2 aprile 2020 prefetto apostolico di Ulaanbaatar. Con lui un sacerdote fidei donum dalla Corea del Sud e un diacono in attesa dell’ordinazione sacerdotale. “Una Chiesa piccola che vive in mezzo ad alcune difficoltà, ma che si prepara a vivere questo Natale come un incontro di speranza, un momento in cui lodare Dio per la sua venuta in mezzo”. Riferendo l’organizzazione di collegamenti dalla “nostra piccola cappella”, mons. Marengo riferisce di un Natale celebrato in famiglia per le persone del luogo. “Ci sarà chi lo vivrà nella propria tenda tradizionale mongola, chi lo vivrà dal proprio appartamento, in famiglia, o magari singole persone si collegheranno e pregheranno”. Quello descritto è “un momento difficile per tutti”, da una parte, mentre dall’altra “vogliamo invocare il dono di un nuovo slancio missionario per questa piccola Chiesa affinché possa continuare con la forza del Bambino Gesù che viene in mezzo a noi a testimoniare, ad annunciare il Vangelo, la Buona Notizia a quelli che ancora non la conoscono”. (fonte Sir)
20 dicembre 2020    PRIMO PIANO
Coronavirus in Mongolia:
tutte le novità
Ricordando che la Mongolia è uno dei pochissimi Paesi al mondo che non ha fatto registrare nemmeno un morto nel corso dell'intera pandemia da Coronavirus, ecco la situazione segnalata dall'Ambasciata.Dal 14 dicembre sono state parzialmente attenuate le misure di contenimento dell’epidemia COVID-19 in atto nel Paese dal’11 novembre scorso a causa dell’insorgere di contagi nella capitale e nelle province ai confini con la Russia. La situazione si è normalizzata nella capitale ed è in via di miglioramento nelle altre regioni.•  Sono ripresi i voli charter internazionali della Compagnia di bandiera (entro fine dicembre ne sono stati programmati tre).• A Ulaanbaatar sono stati riaperti tutti gli esercizi commerciali, i bar e i ristoranti. Permangono delle limitazioni all’organizzazione di eventi conviviali. Ancora interdette le manifestazioni e le attività culturali che comportino la presenza del pubblico. Scuole ed Università continuano a svolgere la didattica on-line.• Tuttora sospeso il traffico internazionale ferroviario e viario di passeggeri verso la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese, unici confinanti del Paese.• Il traffico merci via strada, ferrovia e cargo aereo è regolare, salvo per il valico di frontiera stradale di Altanbulag, che rimarrà chiuso fino al 18 gennaio 2021.• La quarantena nei COVID Hotel è stata ridotta da tre a due settimane, seguite da una settimana di confinamento domiciliare.• Sono per contro tuttora soggette ad alcune misure restrittive le province in cui sono stati registrati i primi casi di COVID: Selenge, Arkhangai, Darkhan-Uul, Orkhon, Dornogobi e Gobisumber.• Coloro che si trovino nel Paese ed abbiano necessità di prolungare il visto possono contattare l'Agenzia per l'Immigrazione della Mongolia (Tel. +976 1800 1882 o +976 9314 1009).
16 dicembre 2020    CULTURA
La band degli Hu spopola
sulla scia dei Metallica
Da anni il gruppo mongolo dei The Hu (letteralmente, la velocità) spopola in tutta l'Asia per il suo heavy metal trasgressivo ma anche molto legato alle tradizioni della patria: i temi sono quelli dell'amore per la natura, i cavalli, gli antenati, Gengis Khan, e le melodie travestite da rock duro hanno una bellezza che ricorda davvero la magnificenza della Mongolia. Nei giorni scorsi la band ha pubblicato sui social e su youtube una cover di ‘Sad But True’ dei Metallica e in poco meno di 15 giorni oltre 2 milioni e mezzo di persone l’hanno ascoltata, facendo diventare virale il video. La band sui social ha voluto raccontare il motivo della scelta di “Sad But True”: “Come per milioni di persone nel mondo, i Metallica sono stai una fonte di ispirazione per noi, sia come musicisti che come fan. Ammiriamo i loro 40 anni di carriera, costellata di tour e canzoni senza tempo. Per questo è un grande onore per noi poter dimostrare il nostro rispetto e stima nei loro confronti eseguendo questa cover di ‘Sad But True’, cantata nella nostra lingua e riarranagiata in stile The Hu per i nostri strumenti”. Guarda e ascolta il video su you tube
11 dicembre 2020    PRIMO PIANO
Export Mongolia 2020,
il futuro in due giorni
Una “due giorni” di eccezionale rilevanza per la realtà economica mongola e internazionale, l’Export Mongolia 2020 che si svolgerà nella Exhibit Hall di Ulaanbaatar tra il 15 e il 16 dicembre. L’organizzazione è di International Virtual Forum & Expo congiuntamente al governo della Mongolia, alla Camera di commercio mongola, alla Banca mondiale e all'Export and International Trade Center. Nell'ambito degli eventi, a cui si avvicenderanno personaggi di rilievo internazionale, si terranno discussioni sulle politiche di esportazione, le nuove opportunità e le sfide del futuro. Si svolgeranno, in forma virtuale, incontri per presentare progetti e programmi  di produttori, esportatori e investitori di marchi nazionali mongoli. Per tutte le informazioni e il programma completo vai al sito ufficiale dell'evento e al sito dell'Ambasciata 
2 dicembre 2020    AMBIENTE
Team italiano per salvare
il Gatto di Pallas
A vederlo sembra quasi un peluche: pupille rotonde, orecchie piccole e distanti, un muso rotondo. E soprattutto un pelo folto e lunghissimo. Anche a causa della sua straordinaria pelliccia, il gatto di Pallas - piccolo felino che vive in 14 Paesi dell’Asia centrale - è una specie sempre più a rischio estinzione che ancora oggi viene cacciata: per il suo manto e per gli usi nella medicina tradizionale cinese. Come ci spiega Claudio Augugliaro, ricercatore palermitano di 44 anni che ne segue le tracce da anni e che, dal 2011 in poi, ha passato la sua vita tra Italia, Svizzera e Mongolia dove il gatto di Pallas ha uno dei suoi habitat. Augugliaro (candidato Ph.D. all’Università di Losanna, direttore scientifico di Green Initiative e membro del Pallas’s Cat Working Group, associazione internazionale che raggruppa gli esperti di tutto il pianeta) insieme a un team composto quasi interamente da italiani ha compiuto un’impresa scientifica molto importante per il destino di questo animale riuscendo a «catturare» con le fototrappole l’elusivo felino e a stimare la presenza di almeno 15 (± 5) Otocolobus manul (il nome scientifico della specie) in una zona di studio di circa 100 chilometri quadrati, nell’area di Bayan Onjuul, a circa 160 km in linea d’aria da Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia. Beatrice Montini (Corriere della Sera). Per leggere il servizio completo clicca qui
25 novembre 2020    CULTURA
Finalmente in Italia
La leggenda dello sciamano
La leggenda dello sciamano dello scrittore mongolo Ayurzana è un libro culto in Estremo Oriente, diventato popolare anche in Europa, e viene per la prima volta tradotto e proposto in Italia da Tam Editore. www.tameditore.it. Sul tema dello sciamanesimo è stato scritto tanto, forse troppo, e sempre secondo fonti occidentali che mettono in luce solo gli aspetti più spettacolari e artefatti. Finalmente si parla di sciamani direttamente dalla fonte, senza intermediari, attingendo dalla cultura antica delle regioni della Buriazia, al confine fra Russia e Mongolia, su quel Lago Baikal dove si concentrano le energie degli spiriti e le leggende più misteriose. Un racconto dalla forza sconvolgente, un’avventura senza ritorno, che conduce il lettore ai margini del Cielo e degli Inferi, così lontano dalla nostra cultura e dalla nostra sensibilità. E proprio per questo tanto affascinante. L’autore è Gun G. Ayurzana www.ayurzana.mn, nato nel 1970 nelle regioni mongole del Gobi, laureato in Letteratura all’Università Gorky di Mosca. È sposato con Ülziitügs, una delle maggiori poetesse asiatiche. Autore di numerosi romanzi di successo, tradotti in oltre trenta lingue, con La leggenda dello sciamano del 2010 Ayurzana ha raggiunto la massima popolarità. La traduttrice. Dulamdorj Tserendulam, ambientalista mongola laureata alla Sapienza di Roma, appassionata di letteratura e autrice insieme a Federico Pistone della guida Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri (Polaris). Il suo obiettivo è quello di condividere con gli amici italiani il fascino della cultura mongola, anche attraverso il sito www.mongolia.it info@mongolia.it. L'introduzione è curata dal prof. Davor Antonucci, orientalista e docente all'Università La Sapienza di Roma. Per acquistare il libro su amazon clicca qui grazie
16 novembre 2020    PRIMO PIANO
Mongolia e Italia
si capiscono sempre di più
Continua la proficua attività dell'ambasciatrice italiana in Mongolia Laura Bottà (nella foto): "Il settore universitario è uno dei campi in cui quest’anno abbiamo registrato dei progressi", ci segnala in riferimento dell'imminente arrivo di un docente di Italiano del MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) presso l’Università Nazionale Mongola, con l'obiettivo di rafforzare la cattedra di Italianistica. Sono state registrate quasi 60 nuove iscrizioni di studenti mongoli nelle Università mongole, numero che corrisponde alla somma di quelle degli ultimi tre anni. La Direzione Generale Sistema Paese del MAECI ha rifinanziato due missioni archeologiche, tra cui quella del CRAST di Torino a Erdene Zuu, mentre le autorità mongole hanno presentato una proposta di accordo per il riconoscimento, nel Paese, dei titoli universitari conseguiti in Italia. 
13 novembre 2020    COVID
Covid: la Mongolia
tra i 15 Paesi senza morti
La Mongolia è tra i soli 15 Paesi al mondo in cui il numero delle vittime per il Coronavirus è pari a zero, secondo il calcolo della Johns Hopkins University. Ecco l'elenco completo: Mongolia, Cambogia, Timor Est, Eritrea, Seychelles, Vanuatu, Isole Salomone, Laos, Bhutan, Dominica, Grenada, Santa Sede, Isole Marshall, St. Kitts e Nevis, St. Vincent e Grenadine. La triste graduatoria dei Paesi con il maggior numero di morti dall'inizio della pandemia vede l'Italia al sesto posto. Al primo posto gli Stati Uniti con 242.000 decessi, seguiti da Brasile 165.000, India 130.000, Messico 100.000. Regno Unito 50.000, Italia e Francia 45.000.
Max Verstappen è un pilota velocissimo, ma spesso non riesce a tenere a freno il linguaggio. Puntualmente si scusa con tutti, dice di aver sbagliato, chi lo conosce sa che è fatto così: s’infiamma, è soltanto un po’ rozzo e ogni volta ci ricasca. Però a qualcuno non basta. Il Governo della Mongolia pretende le scuse pubbliche dal driver olandese per aver dato del «mongolo» a Lance Stroll durante il Gp del Portogallo di due settimane fa, per una collisione durante le prove libere: il team radio incriminato è stato mandato in onda dalla regia della F1 e ha fatto il giro del mondo. Per il governo di Ulan Bator la faccenda è molto seria ed è arrivata sui tavoli delle Nazioni Unite sotto forma di una lettera ufficiale. Verstappen già tre anni nella corsa di Austin aveva usato le stesse parole e pare si fosse rifiutato di scusarsi pubblicamente. Anche questa volta Red Bull ha risposto, spiegando che quelle frasi erano state pronunciate dal suo pilota in una fase molto concitata della competizione e per questo non andavano considerate come delle offese. Ma non è bastato a placare l’ira di Lundeg Purevsuren, ambasciatore della Mongolia all’Onu. «È ovvio - è il contenuto della missiva— che né lui nè la sua squadra hanno imparato la lezione del 2017. Le mancate scuse nei confronti del nostro popolo gli provocheranno un danno d’immagine». Purevsuren inoltre chiede all’Onu di portare avanti la questione con una protesta formale agli sponsor della Red Bull e a quelli personali di Verstappen. Nella lettera in copia c’è anche il presidente della Fia Jean Todt, sempre attento a ogni intolleranza agonistica e verbale degli atleti. Soprattutto in una Formula 1 che ha adottato lo slogan «WeRaceAsOne» per contrastare l’intolleranza e il razzismo. (Daniele Sparisci - Corriere della Sera)
12 novembre 2020    SOLIDARIETA'
Udine-Ulaanbaatar
nel segno della solidarietà
È ufficiale. L’accordo tra le parti è stato siglato e il Dipartimento di Area Medica dell’ateneo friulano si prepara ad “aprire le porte”, se pur virtualmente, all’ Università nazionale mongola di Scienze mediche di Ulan Bator. Un accordo importante che, se da un lato sottolinea la dimensione spiccatamente internazionale del Dipartimento, in seno ad un Ateneo da sempre convinto dell’importanza di un ponte stabile con l’estero, d’altra parte permetterà al DAME di “esportare” anche in estremo Oriente le proprie esperienze accademiche e professionali, avviando una collaborazione bilaterale nell’ambito della ricerca e della didattica. Una unione di intenti destinata a tradursi in una molteplicità di progetti fattivi dal 2021 e resa possibile grazie al supporto dell’Ambasciata della Mongolia a Roma e del dott. Alberto  Colombo, prezioso mediatore tra le due realtà accademiche. Obiettivo: mettere a servizio dei colleghi asiatici un know how importante, con particolare riferimento alle malattie cardiovascolari e ai tumori, attraverso un percorso di collaborazione improntato allo scambio e all’arricchimento reciproco, umano e professionale. «Il memorandum appena siglato - spiega il Prof. Giuseppe Damante, Referente del DAME per le attività internazionali e Direttore dell’Istituto di Genetica Medica dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASUFC) – ci ricorda la propensione del nostro Dipartimento ad avviare accordi di cooperazione non soltanto con paesi all’avanguardia ma anche con realtà in via di sviluppo che necessitano sicuramente del nostro supporto ma da cui ci aspettiamo anche di imparare molto». Tra le idee progettuali in fase di definizione e previste per il 2021, «un percorso di formazione a distanza, attraverso lezioni inizialmente on line, negli ambiti della chirurgia oncologica e cardiovascolare – precisa il Prof. Pier Camillo Parodi, Docente presso il Dipartimento di Area Medica e Direttore della SOC Clinica Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’ASUFC – Tramite le nostre piattaforme avremo la possibilità, per esempio, di trasmettere agli ospedali mongoli interventi chirurgici su cui confrontarci; effettuare teleconsulti su casi particolari che i colleghi asiatici potranno sottoporci. E, non appena possibile, la formazione potrà proseguire con lezioni in presenza a Ulan Bator e con formazioni sul campo, nel nostro ospedale accademico, stimolando così quello scambio di relazioni, competenze e professionalità che è tra gli obiettivi più importanti di questo accordo». E sullo sfondo di un Memorandum che già si preannuncia intenso, il nuovo progetto europeo su ricerca e innovazione, Horizon Europe, per il potenziamento della cooperazione internazionale con particolare  riguardo ai temi di salute. (fonte qui.uniud.it, Università degli Studi di Udine)
9 novembre 2020    CULTURA
Zanabazar raccontato
in "Qui giace un poeta"
Tra le 60 tombe d'artista raccontate nello splendido libro edito da Jimenez "Qui giace un poeta", - insieme a personaggi immortali come Kafka, Poe, Virginia Woolf, James Joyce, Leopardi, Sartre, Michelangelo, Mozart - c'è anche quella di Zanabazar nel racconto di Federico Pistone. L'importanza dell'opera, culturale e mistica, dell'insigne personalità mongola è testimoniata anche dalle 10 pagine a lui riservate, più di ogni altro personaggio dell'arte e della storia mondiali. Un volume prezioso, a cui hanno collaborato scrittori di alto livello, per chi vuole conoscere la nostra civiltà senza limiti né preconcetti. Come è scritto nella prefazione, "sembra quasi che in quelle tombe lo spirito del defunto e della sua opera si sia fuso con lo spirito del luogo, e che chi ne ha visitato la tomba non sia andato fin lì solo per vedere cosa diamine c'era da vedere. Ma per incontrare una persona". Nel caso di Zanabazar, è stato il giornalista Federico Pistone ad affrontare questa avventura e a "incontrare" questa "persona" davvero eccezionale, tra mistero, cronaca e leggenda. Ecco l'incipit del racconto, con l'invito a visitare attraverso la lettura di questo libro tutte le lapidi raccontate.Dov'è la tomba di un dio? Non è mai dove la cerchi. Il percorso per trovarla è inclinato, insidioso, trascendente.Zanabazar è stato un dio, incarnazione del Buddha, primo Bogd Gegen, il santo che risplende, maestro spirituale e politico della Mongolia dal 1638 – quando era una creatura predestinata di appena tre anni che recitava a memoria i testi sacri – al 1723, avvelenato dai Manciù, che temevano il suo potere e la sua presunta immortalità. A quell'epoca nessuno arrivava ai novant'anni, e nessuno ci arrivava con quella energia.Zanabazar, il dio-re, discendente diretto di Gengis Khan, inventore, matematico, poeta, scrittore, scultore – i suoi bronzi sublimi hanno segnato l'arte di tutta l'Asia – e poi mago, architetto – a dodici anni costruì il primo monastero, lo Shankhiin khiid, non un modellino – musicista, pittore, astronomo, economista, medico, stilista (ha perfino disegnato gli abiti dei monaci, copricapi compresi). Come linguista ha inventato l'alfabeto decorativo del Soyombo, che ancora fregia la bandiera mongola. E, assicura il suo biografo coevo Luvsanperenlei, Zanabazar aveva poteri sovrannaturali e faceva miracoli: come quando si trovò a pregare in un tempio sperduto nelle montagne del Tibet e contemporaneamente, a migliaia di chilometri di distanza, stava fondando l'accampamento mobile di Urga, destinato a diventare la nuova capitale della Mongolia, Ikh Khuree e, dal 1924, la definitiva Ulaanbaatar, l'eroe rosso. Altri testimoni giurano che, in quello stesso istante, Zanabazar stesse tenendo una funzione al monastero Erdene Zuu di Kharkhorin. Uno e trino... (segue)
8 ottobre 2020    SOLIDARIETA'
Preziosa collaborazione
tra Udine e Ulaanbaatar
Siamo lieti di comunicare che la scorsa settimana è stato siglato un accordo di collaborazione tra il dipartimento di Medicina dell’Università di Udine e la Mongolian National University of Medical Sciences (MNUMS). Hanno firmato il documento i professori Leonardo Alberto Sechi - direttore del dipartimento di Medicina dell’Università di Udine - e il Prof. Batbaatar Gunchin, vice presidente per gli accordi accademici della MNUMS. La finalità di questo memorandum è la collaborazione in campo medico in diverse specializzazioni, a partire dalla cure per i disturbi cardiovascolari e dai processi atti a favorire un invecchiamento sano e attivo. Questo acccordo parte dalla collaborazione con il Prof. Piercamillo Parodi - presidente del dipartimento di chirurgia medica, plastica e estetica dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine - creatasi nel 2017 in occasione di due interventi gratuiti di chirurgia plastica, che hanno consentito un pieno recupero a Mariam, una bambina mongola con gravi ustioni alle mani. Ringraziamo molto l’Università di Udine sia per questa collaborazione, sia per aver aderito con grande interesse alla realizzazione del nuovo progetto. Un particolare e sentito ringraziamento all’Ambasciata della Mongolia di Roma per la fattiva collaborazione che ha agevolato la conclusione favorevole di questo accordo.Alberto e Chiara Colombo
7 settembre 2020    CULTURA
Al Concorso "Sergio Maldini"
premiata la Mongolia
La Mongolia si trasferisce nell'incantevole scenario di Santa Marizza di Varmo, provincia di Udine, in occasione della II edizione del Concorso di narrativa di viaggio intitolato al grande scrittore Sergio Maldini. Premiato "Il leopardo e lo sciamano - Viaggio nei misteri della Mongolia" di Federico Pistone (Sperling & Kupfer) con la seguente motivazione:Federico Pistone, Il leopardo e lo sciamano. In viaggio tra i misteri della Mongolia."Il leopardo delle nevi e lo sciamano sono due dei magici incontri dell’autore nel suo affascinante viaggio in una Mongolia descritta nella sua varietà e umanità. Racconto poetico, tra incontri e sorprese, di una terra estrema, che ci riguarda un po' da vicino anche se non lo sappiamo. Narrazione esatta, tesa, nata come esito di una conoscenza vera, profonda, colta e curiosa allo stesso tempo, condotta con una prosa elegante, asciutta, senza voluti preziosismi. L’uso costante della sinestesia fa sentire il lettore al fianco del viaggiatore: suoni, odori, colori, sapori sono descritti con tratti essenziali. Le pagine sono ricche di notizie, di eventi e di luoghi pieni di storia, ma la lettura è scorrevole ed immediata la partecipazione alle vicende narrate. Scrittore sapiente, Pistone sa discernere i centri nevralgici di una civiltà tutta da scoprire e tenere il lettore sul filo sottile sospeso tra l’ interesse per civiltà lontane, il bisogno di fantasticare e la curiosità per il presente, a cui accostarsi con rispetto. Il testo, arricchito da un pregevole servizio fotografico originale, si caratterizza per la compresenza  di istanze saggistiche di spessore antropologico e di desiderio d’avventura, sostenuto da una agilità che rende leggero l’impianto narrativo e suscita una profonda riflessione su un rapporto spesso latente nella vita dell’uomo contemporaneo fra  realtà e fantasia, fra scienza e mito, fra un passato lontano, un passato più recente, un presente di grandi cambiamenti  ed un futuro di difficile lettura, tra l’incredibile urbanizzazione, le offese mosse all’ambiente, la sperequazione sociale, la coesistenza tra forme di vita arcaiche ed altre tese ad un problematico progresso. Le pagine riescono a sostenere in modo convincente il fecondo equilibrio tra riflessione e racconto evocativo, tra il racconto personale di viaggio ed un altro tipo di racconto, in cui è l’umanità tutta ad essere coinvolta in un  cammino incessante, inarrestabile. Perché così vuole la nostra specie e così è sempre avvenuto. Per tutta l’ampiezza del libro, si respira un’aria di curiosità umana, di rispetto per ogni forma di vita e di serena accoglienza dei misteri della vita". 
2 settembre 2020    PRIMO PIANO
"Solo lingua cinese"
La protesta dei mongoli
Sono gli eredi di un impero che, pur se brevemente, tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo, unì politicamente Oriente e Occidente e fu il secondo più vasto della Storia. Il suo fondatore, Gengis Khan, è avvolto ancora da un’aura di grandezza (e terrore). Oggi, i discendenti dei guerrieri che non scendevano mai da cavallo, nemmeno per dormire o mangiare, sono andati in strada, nella regione rimasta in mano alla Cina e che oggi è chiamata Mongolia Interna, per salvare l’ultima vestigia della loro identità: la lingua. In migliaia, riferisce il New York Times, hanno manifestato contro la decisione delle autorità di Pechino di «armonizzare» i curriculum scolastici nazionali togliendo alle minoranze, mongoli e coreani ma anche tibetani e uiguri, la facoltà di insegnare materie come letteratura o storia nella propria lingua, sostituendola con il «putonghua», ovvero il cinese standard (da noi spesso chiamato Mandarino). Pechino ha giustificato la decisione con l’intento di favorire l’integrazione delle minoranze nella società - la Cina è al 91% etnicamente Han, come i cinesi definiscono se stessi - ma la reazione è stata immediata e i genitori hanno minacciato di non mandare più i loro figli a scuola. Per i mongoli che vivono nella provincia che confina con la Repubblica di Mongolia (per i cinesi: Mongolia Esterna), indipendente dal 1921, la lingua è forse l’ultimo baluardo di una civiltà che sta affogando nella modernizzazione. Abituati all’isolamento, alle distese erbose senza fine, i mongoli sono stati sempre attenti a non irritare le autorità comuniste in cambio di un’autonomia culturale che solo da poco, sotto la presidenza di Xi Jinping, è stata messa in discussione. Difficile dire come finirà: tutte le testimonianze delle proteste che hanno invaso la Rete da giorni, sono state cancellate dalla censura. Ci sono stati arresti ma poco sfugge all’ordine del silenzio. Per quest’ultima battaglia i mongoli avranno bisogno di qualcosa di più veloce dei loro cavalli.(Corriere della Sera - Paolo Salom)
8 agosto 2020    PRIMO PIANO
La prima immagine
di Padre Giorgio Vescovo
Un Padre Giorgio sorridente ed emozionatissimo ha ricevuto oggi, 8 agosto 2020, l'ordinazione a Vescovo della Mongolia nel Santuario della Consolata di Torino. Nella foto, tratta dalla diretta di TeleCupole, la prima immagine di Giorgio Marengo nelle vesti di Prefetto apostolico della Mongolia. Chi l'ha conosciuto, durante i suoi tanti anni da missionario ad Arvaikheer, sa di una persona straordinariamente generosa, al di là della fede religiosa: è riuscito a creare un contatto prezioso con la popolazione locale e anche con le autorità grazie al suo lavoro umile e concreto. “È tanto intensa questa luce - ha detto il Vescovo Marengo nel suo discorso di investitura - che le parole non bastano. Ci vuole la paorla di gesù, la sua mano che ci tocca. L'unica parola che può risuonare è il grazie più profondo al Signore della storia e a tutti voi". Giorgio Marengo, nel suo mongolo impeccabile, si è poi rivolto ai "miei amati fratelli e alle sorelle della Mongolia che ci seguono da lontano e mi aspettano nella loro terra", concludendo con un bair ta, il grazie mongolo. A concludere, un'Ave Maria cantata in lingua mongola dedicata alla missione della Consolata.
5 agosto 2020    PRIMO PIANO
L'8 agosto Padre Giorgio
consacrato Vescovo
Padre Giorgio Marengo sarà ufficialmente consacrato Prefetto apostolico della Mongolia sabato 8 agosto 2020 nel Santuario della Consolata di Torino. consacrato il giorno. Nominato vescovo da Papa Francesco lo scorso 2 aprile, padre Giorgio - da anni prezioso missionario nella comunità di Arvaikheer - ha aspettato fino all'ultimo che ci fossero le condizioni per organizzare la consacrazione episcopale a Ulaanbaatar, dove sarebbe stato naturale che avvenisse. Ma a causa delle severe restrizioni legate al Covid è stata scelta Torino, sia per il profondo legame della Consolata con la chiesa subalpina e per le stesse origini di Padre Giorgio. La consacrazione avverrà alle ore 10 per le mani del cardinal Luis Antonio Tagle, assistito dal cardinal Severino Poletto e dall’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia. «Che la consacrazione episcopale avvenga a Torino è il risultato di un misterioso intreccio di eventi ed è un dono del tutto inaspettato - scrive padre Giorgio -. I legami di amicizia e di collaborazione che ci uniscono vi porterebbero certamente a voler essere tutti presenti quel giorno al Santuario della Consolata, ma questo non sarà purtroppo possibile: siamo infatti ancora in tempi difficili e non possiamo dimenticarcelo. Queste restrizioni ci impongono un sacrificio, quello cioè di lasciare che alla celebrazione partecipi solo un gruppo su invito personale: membri della mia famiglia stretta e di quella allargata dei Missionari e Missionarie della Consolata, con un’esigua rappresentanza di sacerdoti e consacrati e consacrate e di altre Chiese particolari legate alla Mongolia. Sono sicuro che tutti capite la situazione e troverete il modo di farvi presenti con la preghiera e l’affetto anche a distanza». Tutti però potranno partecipare all'evento. Sarà infatti predisposta una trasmissione in diretta internet sul canale You-Tube della diocesi di Torino, su quello dei Missionari della Consolata e quello della prefettura in Mongolia. Sarà possibile seguire la cerimonia in diretta sociale su Facebook (@missionariconsolata), in TV su Telecupole, su @consolatavideos, sul Digitale terrestre 15, Sky 824, TivùSat 422. Nella foto, Padre Giorgio Marengo con un giovane mongolo.
12 luglio 2020    COVID
Anche il Naadam
a porte chiuse
L'annuale festival sportivo Naadam della Mongolia è iniziato sabato senza pubblico per la prima volta in 800 anni di storia, a causa delle restrizioni per la pandemia. In un ranch fuori Ulan Bator, gli atleti hanno sfoggiato le "tre abilità virili" di equitazione, tiro con l'arco e lotta, vestiti con tute da combattimento tradizionali "zodog shuudag" e tuniche "deel". Ma il festival di due giorni, che di solito attira decine di migliaia di curiosi e venditori ambulanti, quest'anno ha solo una manciata di ospiti vip, mentre ai normali cittadini è vietato entrare e possono seguire il festival in TV. La Mongolia, che confina con la Russia e la Cina, ha riportato finora solo pochi casi di virus e nessun decesso, ma continua a imporre un rigoroso blocco delle frontiere che ha provocato proteste da parte dei mongoli rimastii all'estero. Erdenebad Badam, un venditore ambulante di 55 anni a Ulaanbaatar, ha dichiarato di non essere stato in grado di effettuare vendite con il festival che si svolge a porte chiuse, nonostante sia passato dalla vendita di fazzoletti e penne a maschere e guanti. "Il governo dovrebbe distribuire denaro invece di sprecare soldi per i festival", ha detto ad AFP. "A stento riesco a comprare il cibo. Erdenebayar Nergui, un 27enne residente a UB, ha dichiarato all'AFP di essere scontento del fatto che solo pochi eletti si godranno le festività di quest'anno. "Non c'è niente da guardare. Non possiamo nemmeno andare a vedere le corse dei cavalli, ma i responsabili delle decisioni sono lì e possono divertirsi a guardare sul campo", ha detto. La Mongolia ha revocato alcune restrizioni relative al coronavirus nei giorni scorsi, consentendo di riaprire cinema e locali notturni con orari limitati, sebbene le manifestazioni politiche e la maggior parte degli eventi sportivi siano ancora vietati. (fonte Euronews.com)
Il libro "Il leopardo e lo sciamano" di Federico Pistone (Sperling & Kupfer) è stato selezionato fra i 5 finalisti del prestigioso Consorso di letteratura di viaggio intitolato a Segio Maldini (1923-1998), grande scrittore e giornalista friulano, amico di Pasolini e vincitore del premio Hemingway. Il 5 settembre a Udine si conoscerà l'esito del concorso, vinto nella passata edizione dalla scrittrice fiorentina Simona Baldanzi con "Maldifiume" (Emiciclo). "Il leopardo e lo sciamano" è il resoconto di un viaggio nei territori più spirituali della Mongolia. Ecco l'icnipit della prefazione di Sveva Sagramola: "Latte e terra. L’odore della Mongolia è fatto delle cose che danno la vita, e un viaggio in questa regione nel cuore dell’Asia è in grado di restituirci una fotografia antica di noi stessi, quando, agli albori della nostra umanità, nomadi, ci spostavamo per adattare le nostre esistenze ai cicli stagionali. Ancora non c’era separazione con la natura, e i confini tra la vita e la morte, l’umano e il divino, erano difficili da distinguere, così come il cielo dalla terra, nello sconfinato orizzonte delle steppe. È in questo spazio senza tempo, dove l’essenza del nostro essere al mondo si staglia nitida, che ci conduce il libro di Federico Pistone, un diario di viaggio che avvince e si legge come un romanzo, emozionante, perché racconta non solo le storie, le abitudini e la vita quotidiana di un popolo abituato da oltre cinquemila anni a vivere nelle tende sfidando inverni che arrivano a cinquanta gradi sottozero, ma ne cattura anche i sogni, le credenze, i misteri".
La notizia dei due contagiati dalla peste in una zona remota della Mongolia è rimbalzata su tutte le testate (perfino Gramellini ha dedicato un suo elzeviro per il Corriere). Parlare di "peste bubbonica" da noi è come ripassare i Promessi Sposi o rivivere le grandi tragedie della storia, ma in questo caso si tratta di un banale contagio dovuto ai parassiti delle marmotte. La caccia a questo animale in Mongolia è vietata ma alcuni nomadi la catturano, a loro rischio e pericolo, per preparare una ricetta tradizionale. Le autorità mongole hanno immediatamente posto in quarantena i due pastori, scongiurando qualsiasi contagio e dimostrando ancora una volta una particolare attenzione nell'evitare il diffondersi di malattie attraverso il Paese. Non dimentichiamo che la Mongolia è uno dei pochissimi stati al mondo dove il Covid-19, che sta ancora falcidiando la popolazione del pianeta, non ha provocato neppure un morto. Un dato certificato dall'Oms e davvero incredibile se si pensa che la Mongolia è schiacciata tra Russia e Cina, due dei Paesi più colpiti dal coronavirus. La chiusura immediata dei confini, al primo sorgere del sospetto, e una condotta irreprensibile dei cittadini, ha permesso alla Mongolia di uscire immune da questa pandemia epocale. Il Governo sta valutando di riaprire le frontiere ai forestieri ma con la massima cautela e con i tempi necessari. (foto di Fernando Tam)
25 giugno 2020    PRIMO PIANO
Il Partito del Popolo
stravince le elezioni
Il Partito del popolo mongolo (Mpp) ha mantenuto una forte maggioranza in parlamento, secondo i risultati preliminari delle elezioni, resi noti oggi. L'Mpp ha ottenuto 62 seggi su 76, mentre il Partito democratico, principale forza dell'opposizione, ha vinto undici seggi e altri tre sono stati occupati da partiti indipendenti e coalizioni, ha riferito oggi la Commissione elettorale generale. Il risultato ha deluso le aspettative di avere un parlamento più variamente composto, aspettative sorte in molti grazie alla presenza, nelle liste elettorali, di 13 partiti e oltre cento candidati indipendenti. Probabilmente, invece, la gestione della pandemia da Covid-19, per cui la Mongolia ha registrato poco più di 200 contagi e nessun decesso, ha premiato il governo, facendo sì che per la prima volta un partito mantenesse la maggioranza assoluta in elezioni consecutive. In precedenza, il Mpp e il Partito democratico avevano a turno esercitato la maggioranza nel Grande Hural di Stato - il parlamento unicamerale - o erano stati costretti a formare governi di coalizione. La vittoria consentirà al primo ministro Ukhnaagiin Khurelsukh di formare liberamente un nuovo gabinetto o di mantenere il suo gabinetto attuale, praticamente senza affrontare alcuna opposizione. Dovrà, tuttavia, lavorare con il presidente Khaltmaagiin Battulga del Partito democratico, che è stato eletto nel 2017 e non ha partecipato alle votazioni. (fonte affaritaliani.it)
La Mongolia ha avuto solo 204 casi di coronavirus, tutti importati, e nessun morto. La nazione conta 3,2 milioni di abitanti, la maggior parte nella capitale Ulan Bator. Densità di popolazione bassissima: 1,9 abitanti per chilometro quadrato. Nomadi dispersi nelle steppe. Forse questo è il motivo della scarsa diffusione del Covid-19: il distanziamento sociale in Mongolia è il modo abituale di vivere.Però, il «South China Morning Post» spiega che nelle steppe mongole circola un’altra versione: è l’eredità di Gengis Khan che ha protetto il Paese. Il grande e feroce condottiero ha lasciato alla sua gente senso militare della disciplina, dieta spartana di latte e carne, capacità di cavarsela da soli senza aspettare l’aiuto di un governo centrale lontanissimo dagli accampamenti provvisori dei nomadi.Riassume il monaco Ukhaanzaya Dorjnamnan: dietro ogni problema del mondo c’è un naga (il naga è un serpente mistico); il coronavirus è un naga molto potente, ma i naga notoriamente non vogliono fare del male ai mongoli perché essi vivono in pace con la natura. E infatti «Genghis Khan scelse questa terra per noi perché è una buona terra. E Gengis Khan ci promise che la terra ci avrebbe protetto».Guido Santevecchi (inviato del Corriere della Sera)
20 giugno 2020    PRIMO PIANO
Russia-Mongolia: colloquio
tra Putin e Battulga
Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con l'omologo mongolo Khaltmagiyin Battulga, focalizzato sugli accordi di cooperazione raggiunti lo scorso anno. Secondo quanto riferisce una nota stampa del Cremlino, la conversazione si è avuta su iniziativa della parte mongola. "Il presidente della Mongolia si è congratulato con il presidente della Russia per il 75mo anniversario della Vittoria nella Grande guerra patriottica, aggiungendo che un raggruppamento delle truppe mongole prenderà parte alla parata sulla Piazza Rossa. Lo sviluppo di relazioni bilaterali di partenariato strategico è molto apprezzato. È stato discusso il corso di attuazione degli accordi raggiunti a seguito della visita ufficiale del presidente della Russia in Mongolia nel settembre 2019, principalmente in ambito commerciale ed economico", si legge nel comunicato diffuso dal Cremlino. Sono stati discussi anche i problemi legati al controllo della diffusione dell'infezione da coronavirus. (fonte Agenzia Nova)
11 giugno 2020    PRIMO PIANO
A fuoco lo State
Department Store
Uno spaventoso incendio si è sviluppato nella notte di domenica 7 giugno allo State Department Store di Ulaanbaatar, uno dei simboli della capitale mongola, punto di riferimento commerciale e sociale posto nell'animatissimo Viale della Pace. Le fiamme, come documentato dall'immagine, sono divampate dal sesto piano dell'edificio, molto frequentato dai mongoli e dai turisti per la grande quantità e qualità di oggetti in vendita, dal cashmere ai prodotti dell'artigianato, dagli strumenti musicali, gioielli, dipinti, manifatture tradizionali, libri, mappe, documenti. Un rogo che ha coinvolto l'intera struttura, danneggiando seriamente anche il sistema di scale mobili. Fortunatamente non si registrano vittime né feriti, ma i danni sono ingentissimi. Le cause sono ancora da accertare e, nel giro di alcune settimane, saranno valutati i lavori da compiere e i tempi stimati di riapertura. Lo State Department Store, chiamato confidenzialmente dai cittadini di Ulaanbaatar Ikh Delguur (grande negozio) è una vera e propria istituzione in Mongolia, ed è anche un punto di incontro per appuntamenti, essendo situato in una delle zone più centrali e frequentate della capitale.
28 maggio 2020    CULTURA
Spirit Animal, progetto
culturale e umanitario
Unire le diverse voci provenienti da differenti culture e angoli della Mongolia, per creare un’immagine della vita nomade del paese. Le loro storie si intrecceranno con quelle di chi ha deciso di abbandonare la vita nomade per sopravvivere in città. Questo è "Spirit Animal", un documentario che esplora le vite di tre famiglie nomadi in Mongolia, minacciate dal cambiamento climatico e dallo stile di vita occidentale della capitale Ulaanbaatar. Il film è un ritratto vivido e intimo dei personaggi che, grazie auna vita trascorsa a contatto con la natura, hanno costruito una forte relazione con il loro animale guida. Il progetto parte dal duo The Makkina - Inês von Bonhorst e Yuri Pirondi - registi vincitori di diversi premi internazionali; e dalla fotografa Tânia Neves, che ha viaggiato regolarmente in Mongolia nel corso degli ultimi 4 anni. Keep Digging Production, casa di produzione cinematografica in provincia di Modena, si innamora subito dell'idea e salta a bordo alla fine del 2019, lanciando un'iniziativa crowdfunding per aiutare la realizzazione del film. La raccolta fondi sta proseguendo a questo link: https://www.indiegogo.com/at/SupportSpiritAnimal e ogni venerdì su questa pagina saranno comunicati gli aggiornamenti sul progetto. Il 5 giugno produttori e registi parleranno live alle ore 16 per svelare alcuni "dietro le quinte".
Sul fronte Coronavirus, la Mongolia continua a non registrare alcuna vittima, solo qualche decina di casi "sotto controllo. Il Governo ha comunque deciso di tenere chiuse le frontiere almeno fino alla prossima fine di giugno, subito dopo le elezioni legislative.
26 maggio 2020    PRIMO PIANO
Mongolia: il 24 giugno
le elezioni legislative
Il prossimo 24 giugno si svolgeranno in Mongolia le elezioni legislative in cui verranno eletti i 76 deputati dello State Great Hural, il parlamento mongolo. I deputati sono eletti direttamente nei collegi elettorali con voto a maggioranza semplice. Ogni collegio elettorale richiede almeno il 50% di partecipazione degli elettori affinché il voto sia valido, mentre i membri hanno un mandato di 4 anni. Negli ultimi 10 anni, la frustrazione degli elettori nei confronti dei partiti tradizionali si è accumulata. I principali partiti sono: DP (Democratic Party), MNDP (Mongolian National Democratic Party), MPP (Mongolian People’s Party) e MPRP (Mongolian People’s Revolutionary Party). Nelle elezioni parlamentari e presidenziali del 2016 gli elettori mongoli avevano sviluppato dei forti dubbi sulle loro istituzioni politiche, in particolare sui partiti politici. Infatti oltre l’8% degli elettori ha presentato scheda bianca nel secondo turno delle elezioni presidenziali del 2017, esprimendo il loro dissenso ai 2 candidati. La Mongolia è divisa in 29 circoscrizioni elettorali che eleggono dai 2 ai 3 deputati ciascuno. Ricordiamo che i candidati presidenziali sono nominati dai partiti politici rappresentati nello State Great Hural ed eletti direttamente con voto popolare a maggioranza semplice per un mandato di 4 anni con possibilità di ricandidarsi per un secondo mandato. A seguito delle elezioni legislative, il leader del partito di maggioranza o della coalizione di maggioranza è di solito eletto primo ministro dallo State Great Hural. La campagna per le elezioni parlamentari in Mongolia inizierà ufficialmente il 2 giugno. L’atmosfera attorno alle elezioni di quest’anno è diversa dalle precedenti campagne elettorali a causa della diversa tipologia di candidati. In questa tornata elettorale non si candideranno soltanto i politici di vecchia data come Sodnomzundui Erdene, Bayanjargal Tsogtgerel, Ukhnaa Khurelsukh e Nambar Enkhbayar, ma anche i leader di nuova generazione cresciuti politicamente nei movimenti neo-nazionalisti e tra gli attivisti per i diritti umani. L’uso attivo dei social media offre un’opportunità di parità di condizioni per i candidati ad interagire con gli elettori. La Mongolia è contesa dalle grandi potenze mondiali a livello di politica internazionale e commerciale e questo limita di gran lunga la sua sovranità sia in politica estera che interna. La Cina riceve circa il 90% delle esportazioni della Mongolia e fornisce alla Mongolia oltre 1/3 delle sue importazioni. La Mongolia fa affidamento sulla Russia per il 90% delle sue forniture energetiche e sulle rimesse provenienti dalla Corea del Sud dei mongoli che lavorano in quel paese. Inoltre la Mongolia ha ottenuto nel maggio del 2017 dall’IMF (International Monetary Fund) un pacchetto di aiuti da 5,5 miliardi di dollari da una serie di creditori come l’ADB (Asian Development Bank), la WB (World Bank), che è composta dall’IBRD (International Bank for Reconstruction and Development) e dall’IDA (International Development Association), il Giappone e la Corea del Sud che forniscono sostegno, rendendo il paese asiatico dipendente dalle grandi potenze mondiali. Nel frattempo la GEC (General Election Commission of Mongolia) ha annunciato di aver completato le liste dei candidati nominati dai partiti politici o delle coalizioni, nonché dei candidati indipendenti, che si sono registrati per partecipare alle elezioni del 2020 per entrare nello State Great Hural. Nei tempi utili hanno presentato al GEC i documenti necessari 13 partiti, 4 coalizioni e 137 candidati indipendenti. (di Roberto Galvi, fonte notiziegeopolitiche.net)  
Il nuovo aggiornamento dell'Oms sul Coronavirus in Mongolia conferma i dati del tutto tranquillizzanti da quando è esplosa la pandemia. Nonostante la vicinanza della Cina, dove il virus ha preso il largo, e con la Russia, uno dei Paesi al momento più colpiti insieme all'Europa e agli Stati Uniti, la Mongolia mantiene il sorprendente primato di 0 morti dall'inizio del contagio. La morfologia del Paese, ma anche le attenzioni messe in pratica dal governo mongolo, hanno evitato che nella capitale Ulaanbaatar, dove si assembra una popolazione di un milione e mezzo di abitanti (la metà dell'intero Paese) i casi siano pochissimi e nessuno mortale. I contagiati in Mongolia complessivamente sono stati 39 , i casi attualmente attivi sono 29, i guariti 10 con lo 0% di mortalità. Viene solo un pensiero: beata la Mongolia! 
8 aprile 2020    COVID
Coronavirus: nessun
morto in Mongolia
Il coronavirus, partito dalla Cina e presto diventato una pandemia mondiale, ha toccato solo marginalmente la Mongolia, che ha saputo gestire bene l'emergenza, chiudendo immediatamente i confini e sfruttando anche una situazione geografica favorevole. Non si registrano morti né casi gravi in una popolazione di circa 3,5 milioni di abitanti, di cui la metà concentrata nella capitale Ulaanbaatar. A oggi il bilancio ufficiale è il seguente:CONTAGIATI IN MONGOLIA: 15CASI ATTIVI: 11CASI GRAVI: 0MORTI: 0GUARITI: 4MORTALITA': 0% 
3 aprile 2020    PRIMO PIANO
Padre Giorgio Marengo
nuovo vescovo di Mongolia
Il Papa ha nominato Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar, con carattere vescovile, padre Giorgio Marengo, Missionario della Consolata nativo di Cuneo ma “torinese” d’adozione, che lo scorso ottobre aveva portato la sua testimonianza alla Veglia Missionaria diocesana al Santo Volto a Torino. C’è anche la chiesa torinese in festa per la nomina giunta oggi a Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar (Mongolia), con carattere vescovile, di padre Giorgio Marengo, missionario della Consolata. Nato a Cuneo, ma “torinese” d’adozione e legato a parrocchie e realtà della nostra diocesi. Proprio lo scorso ottobre aveva partecipato alla Veglia missionaria diocesana al Santo Volto a Torino portando la sua testimonianza. Così ora la notizia della sua nomina rimbalza dal Centro Missonario diocesano, alla parrocchia di Sant’Alfonso, dove il Coro Giovani sostiene da anni la sua missione e frequentata dalla sua famiglia, alla comunità di Regina delle Missioni, ai confratelli torinesi… Un susseguirsi di commenti grati per un sacerdote conosciuto e  apprezzato. Padre Marengo ad oggi era Consigliere Regionale dell’Asia, Superiore per la Mongolia e Parroco di Maria Madre della Misericordia ad Arvaiheer, come prefetto apostolico con carattere vescovoile gli è stata assegnata la sede titolare di Castra Severiana. Nato il 7 giugno 1974 a Cuneo, dal 1993 al 1995 ha studiato Filosofia presso la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale e dal 1995 al 1998 Teologia nella Pontificia Università Gregoriana (Roma). Dal 2000 al 2006 ha compiuto ulteriori studi presso la Pontificia Università Urbaniana, conseguendo la Licenza e il Dottorato in Missionologia. Ha emesso la Professione Perpetua il 24 giugno 2000 come membro dell’I.M.C. ed è stato ordinato sacerdote il 26 maggio 2001. Dopo l’Ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: Ministero pastorale in Mongolia ad Arvaiheer (2000-2003); dal 2003: Assegnato alla Missione in Mongolia (il primo missionario dell’I.M.C. in Mongolia); dal 2016: Consigliere Regionale Asia, Superiore per la Mongolia e Parroco di Maria Madre della Misericordia ad Arvaiheer. (Federica Bello, Voce e Tempo). QUI IL LINK DELL'ARTICOLO DI PADRE GIORGIO MARENGO APPARSO SUL CORRIERE DELLA SERA DEL 24/2/2019
La Mongolia è un Paese bloccato, tutte le scuole sono chiuse, i viaggi proibiti, le attività pastorali sospese per evitare il contagio da coronavirus. È in questo contesto che “ci si rende conto che oltre, prima e al di là di tutto quello che noi possiamo fare in termini di progetti e attività, c’è una dimensione di dono che avviene in maniera più profonda. Anche se l’apparato esterno non c’è, si scopre ancora di più che la missione prima di essere un’attività, qualcosa che si fa, è una dimensione dello spirito”. Lo afferma ad AsiaNews padre Giorgio Marengo, missionario della Consolata nel Paese delle steppe dal 2003. P. Giorgio racconta una situazione di profonda tristezza e preoccupazione per le notizie sul contagio che giungono soprattutto dall’Italia, suo Paese d’origine. A fine gennaio il governo di Ulaanbaatar ha decretato la chiusura delle frontiere con la Cina e sospeso le attività pastorali. Sono stati bloccati i voli di linea e nessuno entra o esce dal Paese, che conta in tutto quattro contagi. Da oltre un mese la sua parrocchia di Arvaiheer è chiusa, le messe nella grande ger sospese, così come le attività di asilo, cucito e docce gratuite. Ogni giorno, nota, “riceviamo messaggi dal Ministero della sanità con direttive e precauzioni da osservare. In questo senso, ammiriamo molto gli sforzi del governo mongolo di prevenire il contagio e seguiamo fedelmente tutte le disposizioni ufficiali. Spesso vengono i funzionari per accertare il rispetto delle regole e noi collaboriamo con loro”. Tuttavia, continua il missionario, “anche se ci stiamo perdendo la Quaresima vissuta in comunità, la creatività dei fedeli non si ferma e ha fatto sorgere iniziative personali di sostegno alla fede. In buona sostanza, l’opera pastorale si è spostata sui social network, ma continuano anche messaggi e telefonate private con fedeli che ogni giorno ci chiedono il passo del Vangelo su cui meditare”. “Siamo anche edificati – dice – dal vedere come persone di diverse tradizioni religiose si stiano impegnando nella preghiera e nella solidarietà”. P. Giorgio ha dovuto sospendere la formazione dei catecumeni. Anche tutte le funzioni della Settimana Santa sono incerte. La comunità missionaria – formata da due sacerdoti e due suore – ha quindi deciso di “sfruttare” il tempo del fermo obbligato per “riflettere su come rilanciare le attività della comunità, quando ciò sarà di nuovo possibile: abbiamo preparato domande di valutazione che faremo per telefono per raccogliere suggerimenti su come migliorare il nostro servizio pastorale”. Come missionario in un Paese straniero, riflette il sacerdote, “in un momento in cui le attività sono messe a rischio, ci si rende conto che noi siamo qui come dono, che la missione è una dimensione dello spirito. È san Paolo che dice: ‘Non sono più io, ma è Cristo che vive in me’. Lui era prigioniero, ha vissuto ogni sorta di privazione nel suo peregrinare per arrivare a Roma e poi ha passato due anni agli arresti domiciliari. Non ha costruito strutture, però ha continuato a consumarsi per amore di Cristo”. Questa costrizione, aggiunge, “potrebbe insegnarci a riscoprire che la missione, prima di essere una cosa che fai, è una dimensione interiore che vivi: un darti a Dio in risposta a un dono gratuito che hai ricevuto, che è quello della vocazione missionaria che sussiste anche quando non puoi né predicare né fare attività. In questi momenti di crisi si tocca con mano che la missione prima di tutto provoca un processo di trasfigurazione in noi. Se così non fosse, sarebbe solo un mestiere. Per sussistere, la missione non deve basarsi sulle grandi opere, ma sull’interiorità, che non significa fuga dal mondo, ma consumarsi nel rispondere alla chiamata del Signore, al di là di quello che puoi fare”. (A.C.F., fonte asianews)
14 marzo 2020    COVID
Coronavirus: le misure
adottate in Mongolia
Dopo l'accertamento del primo caso di contagio da coronavirus in Mongolia, la Commissione di Stato Mongola per le Emergenza ha pertanto adottato le seguenti misure:1. Sospensione dei voli commerciali con Mosca, Berlino, Nur-Sultan ed Istanbul a partire dalle ore 12.00 dell’11 marzo fino al 28 marzo p.v., nonché di tutti i treni internazionali dal 10 al 28 marzo;2. Chiusura al traffico automobilistico dei valichi di frontiera tra la Mongolia e la Federazione Russa dalle ore 20.00 dell’11 marzo p.v. fino al 31 marzo. Il divieto è valido sia per i cittadini mongoli diretti verso la Federazione Russa, che per i cittadini stranieri o apolidi che dalla Federazione Russa si dirigano in Mongolia;3. Particolari facilitazioni sono per contro previste - a partire dalle ore 20.00 dell’11 marzo fino il 31 marzo p.v. – a favore dei cittadini russi che intendano rimpatriare via strada, nonché dei cittadini stranieri che transitino nella Federazione Russa;4. Sospensione di tutti gli spostamenti interni tra le città, regioni e province della Mongolia con mezzi pubblici o privati, nonché dei voli e treni interni, a partire dalle ore 07.00 del 10 marzo alle ore 07.00 del 16 marzo p.v.Le predette disposizioni integrano le seguenti misure precedentemente adottate dalle Autorità Mongole:1. Chiusura di tutti i valichi di frontiera tra la Mongolia e la Cina;2. Sospensione, fino al 28 marzo p.v. incluso, dei voli commerciali con il Giappone e la Repubblica di Corea, nonché con le città russe di Irkutsk e Ulan-Ude;3. Divieto dell’ingresso in Mongolia ai cittadini stranieri che abbiano soggiornato, negli ultimi 14 giorni, in Cina, Repubblica di Corea, Giappone, Iran e Italia;4. Isolamento in quarantena per 14 giorni delle persone che siano state esposte al COVID-19 o manifestino sintomi di contagio.
11 marzo 2020    COVID
Coronavirus: fermato
Di Felice, è negativo
L’avventura di Omar Di Felice si ferma momentaneamente. L’ultracycler è stato fermato da una pattuglia della polizia, quest’oggi, per un controllo che le autorità della Mongolia stanno svolgendo su tutti i turisti presenti nel Paese asiatico. I controlli sono scattati in seguito alla positività di un turista francese, che ha fatto scattare la zona rossa in tutta la Mongolia. Ebbene sì, è bastato un solo caso per fermare tutto. Per fortuna, Omar Di Felice è risultato negativo al Coronavirus, ma dovrà rimanere fermo fino a lunedì. L’importante è chiaramente che stia bene e che non gli manchi nulla in questi giorni, ma siamo sicuri che non mancheranno messaggi confortanti da Omar attraverso i suoi canali social. (fonte inbici.net)
La Mongolia ha bloccato per sei giorni ingressi e uscite dalla sue città dopo il primo caso di coronavirus nel Paese: è un cittadino francese che lavora in una consociata locale del colosso nucleare Orano, specializzato nell'estrazione dell'uranio. L'uomo, arrivato via Mosca, non avrebbe rispettato la quarantena obbligatoria di 14 giorni, ha detto il ministero della salute mongolo. (fonte RaiNews)
Il presidente della Mongolia Khaltmaagiin Battulga è stato messo in quarantena a Ulaanbaatar dopo essere rientrato da un viaggio in Cina. Lo rende noto l’agenzia di stampa locale Akipress, spiegando che la misura è stata adottata in via precauzionale per contenere la diffusione del coronavirus. Battulga è stato il primo capo di Stato a recarsi in Cina dallo scoppio dell’epidemia di coronavirus. Durante il suo viaggio, ha incontrato a Pechino il presidente cinese Xi Jinping, con il quale ha discusso dei mezzi per contenere la diffusione del virus. (fonte ilfattoquotidinao)
Il presidente della Mongolia Khaltmaa Battulga ha donato a nome del popolo mongolo 30 mila pecore alla Cina per sostenere la lotta contro la Covid-19. Lo riferisce la stampa cinese che riferisce di un video pubblicato dall'emittente nazionale cinese Cctv. Secondo quanto riferisce l'agenzia ufficiale di stampa cinese Xinhua, il primo ministro mongolo Ukhnaa Khurelsukh ha dichiarato in una recente riunione con l'ambasciatore cinese in Mongolia, Chai Wenrui, che il governo mongolo ha donato 200 mila dollari come sforzo per il controllo dell'epidemia cinese e che il Paese è disposto a continuare a fornire il sostegno necessario alla Cina. (fonte agenzianova, foto Matteo Allegro nationalgeographic)
In attesa di sviluppi legati ai contagi del Coronavirus, il sito ufficiale della Protezione Civile Mongola ha pubblicato oggi, 26 febbraio, alle ore 16:00, la notizia che la Commissione Speciale per la gestione delle emergenze ha annunciato quanto segue:"Non sarà consentito l’ingresso in Mongolia a tutti i cittadini stranieri che abbiano soggiornato, negli ultimi 14 giorni, in Italia. I cittadini mongoli provenienti dall’Italia saranno invece sottoposti ad accertamenti sanitari".Con precedenti decisioni erano stati momentaneamente sospesi i collegamenti aerei tra Ulaanbaatar e la Corea del Sud (aeroporti di Seoul e di Busan), nonché quelli con il Giappone. I voli con la Cina sono sospesi da diverse settimane.
19 febbraio 2020    PRIMO PIANO
Italia-Mongolia-Cina
per un'alleanza più forte
"Le relazioni Mongolia-Cina sono nel momento migliore della loro storia". Questa la dichiarazione del Presidente mongolo Khaltmaa Battulga rilasciate lo scorso 12 febbraio nel corso della presentazione delle credenziali del nuovo Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Mongolia, Chai Wenrui. "Gli scambi bilaterali e la cooperazione in vari settori come la politica, l'economia, il commercio e le discipline umanistiche sono fioriti, portando benefici a entrambi popoli", ha affermato Battulga. Il Presidente ha aggiunto che il suo Paese ha sempre attribuito grande importanza allo sviluppo di relazioni con la Cina, e ha espresso la sua fiducia nella capacità del vicino Paese di affrontare il nuovo focolaio epidemico di coronavirus. Il Presidente della Camera di Commercio Italo-Mongola Michele De Gasperis ha commentato la dichiarazione del Presidente Battulga: "Accogliamo con grande favore quanto dichiarato dal Presidente mongolo. Noi italiani quando immaginiamo le relazioni economiche e culturali con quei territori tendiamo sempre più a fare riferimento alla Grande Mongolia nel suo insieme, ovvero a quell’area che ricade tra Repubblica di Mongolia e la provincia cinese dell’Inner Mongolia che presenta le medesime peculiarità economiche, commerciali e culturali: un territorio, quindi, che travalica i confini nazionali”. “Questo approccio globale alle aree economiche”, aggiunge De Gasperis, “è ben interpretato dall’Istituto Italiano One Belt One Road, che intrattiene relazioni con la Mongolia e, ovviamente, con la Repubblica Popolare Cinese e opera a vantaggio dell’Italia nell’ambito della Nuova Via della Seta sull’area della Grande Mongolia nel suo insieme, senza distinzioni. Anche in qualità di Presidente dell'Istituto Italiano One Belt One Road, di cui la Camera di Commercio Italo-Mongola è protagonista, non posso quindi che esprimere il mio apprezzamento verso l’apertura del Presidente Battulga, poiché le sue parole vanno a rafforzare quel percorso di cooperazione congiunta già avviato tra i due Paesi nell'ambito del programma della Nuova Via della Seta, a cui l’Italia ha aderito ufficialmente lo scorso anno". Nella foto, Michele De Gasperis e la presidente della Mongolia Interna Bu Xiaolin
11 febbraio 2020    COVID
Coronavirus, nessun caso
registrato in Mongolia
In risposta alle crescenti paure in mezzo alla diffusione di un nuovo ceppo di coronavirus, la Mongolia ha chiuso i suoi confini con la Cina e ha chiuso tutte le scuole e gli incontri pubblici fino al 2 marzo. Attualmente non ci sono casi confermati di coronavirus in Mongolia, ma il governo ha preso rigidi misure per prevenire la diffusione della malattia. L'agenzia di stampa mongola ha riferito che un volo charter attraverso il vettore aereo nazionale della Mongolia, la MIAT, ha trasportato 31 cittadini mongoli da Wuhan, epicentro dell'epidemia, a Ulaanbaatar  sabato 1 febbraio. I passeggeri e l'equipaggio saranno tenuti in quarantena per due settimane, anche se i rapporti indicano che tutti i cittadini mongoli evacuati sono risultati negativi al coronavirus. Secondo una fonte di notizie del governo mongolo, dal 4 febbraio un residente della provincia di Darkhan-Uul, rientrato da Taiwan attraverso la Corea del Sud il 30 gennaio, è stato tenuto in isolamento dopo aver mostrato segni di febbre. Altri due casi sospetti sono stati indagati dopo essere arrivati ​​su un volo per Ulan Bator attraverso Seoul. Il 5 febbraio, la Commissione di emergenza statale ha tenuto una riunione per liberare un ospedale in UB da utilizzare come centro di quarantena per le future vittime del coronavirus e sono state costruite strutture temporanee di quarantena presso i posti di blocco alle frontiere cinesi per i cittadini mongoli in arrivo. Dalla chiusura del confine, oltre 6.000 mongoli hanno attraversato la Mongolia dalla Cina a partire dal 4 febbraio. A partire dal 6 febbraio, i cittadini mongoli possono entrare in Mongolia solo attraverso Buyant-Ukhaa (Aeroporto di Ulaanbaatar) e Zam-Uud sulla Mongolia orientale- Confine con la Cina. Prima della quarantena di frontiera, gli ufficiali dell'immigrazione presso il checkpoint di frontiera di Gashuunsaikhait a Umnugobi hanno lavorato a fianco della Provincia della Commissione di emergenza statale per supervisionare l'ingresso di 2.615 cittadini mongoli, 36 cittadini cinesi e 1.432 veicoli in conformità con la quarantena tra il 28 gennaio e il 5 febbraio. Una dichiarazione rilasciata dall'Ambasciata della Mongolia nel Regno Unito conferma che ai cittadini mongoli sarà proibito viaggiare in Cina fino al 2 marzo, tranne che per affari ufficiali; tuttavia, non verranno applicate restrizioni ai camionisti al fine di mantenere il flusso di merci e prodotti tra i due paesi.La giornalista mongola Anand Tumurtogoo ha affermato che mentre i cittadini mongoli "possono ancora viaggiare in Cina se [hanno] affari ufficiali, la maggior parte delle persone che portano piccoli beni dalla Cina sono ... più ferite". Oltre il 90% dei prodotti mongoli viene spedito verso o attraverso Cina. A seconda della durata della situazione, la chiusura del confine con la Cina potrebbe causare una grave carenza di beni, in particolare se l'economia informale è chiusa. È stata creata una nuova task force sotto il ministro della salute per fermare la diffusione del coronavirus in Mongolia. La task force raccoglierà e trasferirà informazioni sulle nuove infezioni da coronavirus al Consiglio di sicurezza nazionale e all'Ufficio dei servizi di emergenza dello Stato. Anche le organizzazioni internazionali si stanno affrettando a rispondere preventivamente alle preoccupazioni per la salute.(Monica Veller - The Diplomat)
Anche la Mongolia sta vivendo con apprensione, ma con particolare prudenza e attenzione, l'emergenza del Coronavirus. Il Governo mongolo ha deciso di chiudere preventivamente anche le frontiere stradali con la Cina e al momento non si segnalano casi sul territorio della Mongolia. Il nostro sito aggiornerà costantemente la situazione anche per chi ha programmato un viaggio verso Ulaanbaatar e la Mongolia.
24 gennaio 2020    PRIMO PIANO
Aumenta l'export
del petrolio greggio
La Mongolia ha esportato 6,5 milioni di barili di petrolio greggio nel 2019, con un aumento di 355.400 barili rispetto all'anno precedente. Lo ha riferito il ministero delle Miniere e dell'industria. Il Paese ha guadagnato 366,7 milioni di dollari dalle esportazioni di greggio dello scorso anno, ha reso noto il ministero in un comunicato. La Cina resta il maggiore acquirente. L'estrazione mineraria è il settore più importante per l'economia della Mongolia. Il Paese è ricco di risorse naturali come oro, ferro, carbone e rame; al momento, però, non ha ancora alcuna raffineria. Il primo impianto di raffinazione del petrolio è in costruzione nella provincia sud-orientale di Dornogovi e dovrebbe entrare in servizio alla fine del 2022. (fonte agenzianova)
22 gennaio 2020    CULTURA
Il ritorno in Mongolia
di Massimo Zamboni
Dopo l’ideale ritorno nella Berlino dei primi anni ’80 del precedente Sonata a Kreuzberg, Massimo Zamboni compie un nuovo viaggio verso un luogo stavolta segnato da un tempo senza tempo, in cui passato ancestrale, passato recente, presente e futuro si ritrovano sullo stesso orizzonte. Esce il 31 gennaio per Universal La Macchia Mongolica, il nuovo album del musicista e scrittore, co-fondatore dei CCCP – fedeli alla linea prima e dei CSI dopo. A oltre venti anni di distanza, Zamboni torna in quella Mongolia che aveva visitato insieme alla moglie e a Giovanni Lindo Ferretti e che aveva ispirato il terzo e ultimo disco dei CSI, Tabula Rasa Elettrificata. In quella terra mitica – resa immortale dalle gesta di Gengis Khan, attraversata da Marco Polo, conquistata dalla Russia sovietica – Massimo aveva scoperto un’appartenenza ancestrale, pari solo a quella dei boschi emiliani. E aveva scoperto, per la prima volta nella sua vita, il desiderio di avere un figlio. Caterina nascerà due anni dopo, con una macchia inequivocabile: un piccolo livido destinato a scomparire nel tempo, la cosiddetta macchia mongolica, un segno che caratterizza oltre il 90% dei neonati mongoli e pochi altri al mondo. Questo segno sancirà in lei (e in Zamboni) l’appartenenza a due mondi spirituali e fisici, l’Emilia dei padri e la Mongolia del desiderio. Compiuti i diciotto anni, Caterina vuole andare in Mongolia, come se volesse tornare a casa. La Macchia Mongolica è l’anima musicale di questo nuovo viaggio (prima tutti insieme, poi Caterina da sola) che Zamboni plasma in 13 tracce quasi interamente strumentali, da lui composte e suonate insieme a Cristiano Roversi e a Simone Beneventi: le chitarre di Massimo a volte dolci e placide, altre volte taglienti e acide, a tratti con virate psichedeliche, incontrano le percussioni sciamaniche di Simone e i bassi avvolgenti di Cristiano in un disco che ha una natura cerimoniale e rituale. Fra animali mitologici, leggende antichissime, paesaggi che diventano luoghi dello spirito, il disco di Zamboni è la colonna sonora di un’immersione spirituale, di un’indagine sull’Altrove che è in noi, di un’esplorazione necessaria tra le stanze della memoria più intima. “Senza portarne i segni sulla pelle, mi sento punto anch’io da una macchia mongolica. Ed è come se ognuna delle due vite, quella reale di casa, quella irreale qua – o è viceversa? – fosse contaminata dalla presenza dell’altra” scrive Zamboni a proposito di Lunghe d’Ombra, l’unica traccia del disco con un testo cantato. La Macchia Mongolica è anche un libro, scritto insieme a Caterina Zamboni Russia e edito da Baldini e Castoldi, e un film diretto da Piergiorgio Casotti. (fonte domanipress.it)