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16 giugno 2024    PRIMO PIANO
La Mongolia
si prepara al Naadam
Ulanbaatar, la capitale della Mongolia situata a 1350 metri di quota sulle rive del fiume Tuul, è lontana dall’immaginario romantico del popolo nomade delle steppe. Gli imponenti edifici, le centrali termiche e i parallelepipedi dei condomini di stile sovietico ricordano il suo passato comunista. Merita una tappa per vedere alcuni dei principali templi lamaisti del Paese e la straordinaria collezione di scheletri di dinosauri esposta nel suo Museo di storia naturale. Tanto più nei prossimi giorni quando ospiterà il Naadam, la principale manifestazione della cultura mongola, dal 2010 patrimonio dell'Unesco. Un evento che ogni anno – dal 1912 - celebra l'indipendenza del Paese asiatico. In lingua mongola il festival è chiamato 'eriin gurvan naadam', ovvero 'i tre giochi dell'uomo' perché è concentrato sulle tre attività sportive tradizionalmente legate alla vita nomade: la lotta, le corse dei cavalli e il tiro con l'arco. Fondata nel 1639 come grande accampamento nomade, oggi è il centro politico, economico e logistico della Mongolia. Ulaanbaatar (1.5000.000 abitanti) ospita metà della popolazione del Paese. È l’anello di collegamento stradale e ferroviario tra la Russia e la Cina. Marco Moretti La Stampa (foto Federico Pistone)
In linea con la vocazione artistica che accompagna il Brera dalla nascita, anche per via del proprio quartiere d’appartenenza a Milano rinomato per l’arte e sede delle omonime Pinacoteca e Accademia, il Brera Ilch, club di Prima Divisione calcistica in Mongolia parte del Gruppo Brera Holdings, sostiene l’iniziativa di enorme prestigio lanciata dall’Ambasciata d’Italia in Ulaanbaatar dedicata al dipinto originale di Caravaggio “La Maddalena in estasi”. La mostra, sponsorizzata da Falconeri, MIAT, iGuzzini, Sound of Mongolia, Centro Culturale Italia-Mongolia, DolceVita e Bettega / Beretta / Zanetti, si terrà fino al 30 giugno presso il museo Chinggis Khaan di Ulaanbaatar e sarà accompagnata da una serie di eventi a margine sull’iconico pittore italiano (tra cui la proiezione del film “L’Ombra di Caravaggio” di Michele Placido e varie conferenze e masterclass sul restauro). La diplomazia culturale promossa dal Ministero degli Esteri Italiano, per il tramite dell’Ambasciatore in Mongolia Giovanna Piccarreta, anticipa le celebrazioni del 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi nel 2025. Il Brera sostiene la promozione dell’evento, in virtù della propria propensione ad identificare progetti culturali, tanto più nel campo dell’arte, che consentano di rafforzare il legame tra l’Italia e la Mongolia, di pari passo con l’attività calcistica del club locale. (fonte milanpost.info)
Dai campi di pallavolo di superlega ai paesaggi mozzafiato attraversando la Via della Seta. Ventiseimila chilometri attraverso tutti gli Stati dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente, di alcune repubbliche dell’ex Unione Sovietica fino all’arrivo in Mongolia. È l’avventura on the road del rider siciliano – originario di Sciacca e da due anni arrivato per amore a Catania – Federico Marretta che, in solitaria, a bordo della sua moto Ktm 1290 Super Adventure R ha lasciato l’Italia per raggiungere il paese asiatico. Un viaggio lungo tre mesi divenuto un film, “Long way east”, in programmazione su Amazon Prime e presentato da Nu Doganae. «La fiducia nel prossimo è l’unico conforto e salvezza quando sei da solo dall’altra parte del mondo»: inizia così il racconto dell’ex schiacciatore professionista, 33 anni e una laurea in Scienze Motorie che, appese le ginocchiere al chiodo, ha scelto le due ruote. Gli ultimi due anni di carriera Federico li gioca in A2 a Lagonegro e a Reggio Emilia (prima tra Piacenza, Milano e Verona). «Due anni fa – dice a La Sicilia – le società sportive mi hanno detto o la pallavolo o la moto. Non era vietato per contratto, ma c’era scritto di non fare cose pericolose. Quando si vinceva mi facevano i complimenti per le tendate in cima al monte. Poi si perdeva e mi dicevano “Sai Federico eri stanco durante la partita e roba del genere”».Vai all'articolo completo su lasicilia.it
Venerdì 7 giugno appuntamento da non perdere a Napoli con il maestro mongolo Bayanzul Damdinsuren (nella foto), per uno straordinario concerto tradizionale: accompagnato dal morin khuur, una sorta di violino intagliato a testa di cavallo, l'artista si esibirà nel khöömi, l'impressionante canto di gola tipico delle regioni dell'Altai mongolo. Damdinsuren è uno degli esponenti di spicco di questa tecnica eccezionale. Sempre alla ricerca del nucleo della propria cultura e delle connessioni con le altre tradizioni, condensa il suono dello strumento e della sua voce nel suo personalissimo mondo onirico. L'evento, intitolato “Mongolia pura - Musica da lontano molto vicina” e a finalità benefiche,  si terrà il 7 giugno alle 21 (ingresso dalle 20.30) all'Ambasciata presso Palazzo Venezia, in via Benedetto Croce 19 a Napoli, è organizzato dall'associazione svizzera senza scopo di lucro Mandach Naran, che sostiene le madri svantaggiate in situazioni di emergenza in Mongolia e promuove il dialogo culturale con i principali artisti mongoli. “Sarà un'ulteriore occasione per rafforzare sempre di più i legami fra Mongolia e Italia”, ha dichiarato il Console Onorario Antonio Paone.
THE HU, folk metal band proveniente dalla Mongolia, ritorna in Italia. Il gruppo annuncia oggi “Hishigten Europe Tour 2024”, serie di date che li vedranno esibirsi dal vivo in Europa, prima di volare in America per aprire le date degli Iron Maiden. THE HU suoneranno il prossimo 18 settembre ai Magazzini Generali di Milano. In apertura salirà sul palco un’altra band che sarà comunicata prossimamente. Biglietti disponibili su MC2Live.it e Vivaticket.com dalle ore 11:00 del 3 maggio. Saranno in vendita anche dei Vip Package*.DettagliTHE HU – Hishigten Europe Tour 2024 - 18 settembre 2024 – Milano, Magazzini GeneraliBiglietti - MC2 Live | Vivaticket Prezzo del biglietto in prevendita: a partire da € 39,00 + d.p.Vip Package* The Hu: Workshop di strumento tradizionale della Mongolia + Q&A + Foto – Include:Un (1) biglietto posto unico in piedi per accedere al concertoAccesso al workshop sullo strumento con un membro della band prima dello show*Accesso alla sessione di Q&A con i The Hu prima dello show**Una foto individuale con i The HuLaminato e cordino commemorativi VIP***Accesso anticipato alla venue rispetto al pubblico generale****Accesso anticipato al merch*Un membro dei The HU terrà una masterclass con i loro rari strumenti tradizionali della Mongolia. Il membro della band non sarà comunicato in anticipo.**Tutti i membri dei The HU saranno presenti per il Q&A e per la foto.***Il laminato e il cordino saranno consegnati sul luogo dell’evento al momento del VIP check-in. Il laminato ha solo scopo commemorativo. Non acquisisce o autorizza l’accesso alla Venue, aree VIP o backstage.****Quando e dove disponibile. L’ingresso anticipato permette di accedere alla venue prima dell’apertura porte generale consentendo di effettuare le attività incluse nel pacchetto e assicurando così all’acquirente del pacchetto un posto più vicino al palco. L’orario di apertura porte è soggetto a modifiche. Non è prevista la presenza di un’area “PIT” dedicata e separata dal resto del pubblico.a cura di Staff (thesoundcheck.it)
23 aprile 2024    PRIMO PIANO
L'arte mongola di Ayurzana
alla Biennale di Venezia
Ad esporre per il Padiglione della Mongolia durante la 60ª Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia 2024 - è l'artista Ochirbold Ayurzana (nella foto, con il Console onorario della Mongolia, Antonio Paone). L'opera è stata commissionata dalla Ministra della cultura della Mongolia Nomin Chinbat, a testimonianza del valore che lo Stato attribuisce alla collaborazione interculturale e alla condivisione e apprezzamento dell'arte in tutte le sue forme. Ochirbold Ayurzana, le cui opere nel corso degli anni si sono distinte per l'indagine della dimensione spirituale, presenta durante la mostra "Scoprire il Presente dal Futuro", esposizioni scultoree interattive che riecheggiano un viaggio nelle profondità della coscienza. Il tema della coscienza e della connessione dell'anima con il subconscio umano è chiaramente espresso attraverso le installazioni, con il teschio a tre occhi che richiama l'idea del viaggio verso l'Illuminazione; centro e ispirazione della mostra è anche la figura della divinità buddista Citipati, raffigurata spesso come due scheletri danzanti avvolti da fiamme, che Ochirbold riporta grazie alla scultura del teschio con tre occhi e che a sua volta rimanda a l'impermanenza della vita, alla ricerca di una verità oltre la conoscenza e alla pura trasformazione e sviluppo della coscienza umana. Poiché protettrice e simbolo di cambiamento Citipati funge anche da guardia dell’innovazione tecnologica e digitale, una caratteristica della società odierna in continua espansione. Talvolta vista anche come divinità guardiana dell’ambiente, è possibile interpretare Citipati come protettore contro il funesto cambiamento climatico, rendendolo non solo spirito astratto e memoria culturale, ma anima che vive e si realizza anche nei problemi contemporanei. I movimenti delle installazioni riflettono la volontà di cooperazione e incontro globale, la interconnessione tra vari punti nel Nord e Sud del mondo che, a loro volta, ricordano le danze di Citipati e la rendono finalmente anche guida moderna di incontro e trasformazione culturale. L'intento di Ochirbold Ayurzana quindi è un esame della coscienza umana attraverso i livelli sociali e gli atteggiamenti umani in un contesto globale connesso e ricco di espressione artistica. "Scoprire il Presente dal Futuro" è la manifestazione di questo obiettivo, attraverso le installazioni scultoree intitolate "Scoprire la coscienza" e la rappresentazione storica di Citipati che caratterizza la mostra.(fonte veneziatoday.it)
11 aprile 2024    SPORT
Biathlon: Enkhbat
sogna Milano 2026
Se si dovesse scegliere una sorpresa emersa dai risultati di questo inverno di biathlon, sarebbe difficile non pensare - tra le altre - anche all’impresa di Enkhsaikhan Enkhbat. Il portacolori della Mongolia, nato nel 2002, ha fatto parlare di sé in occasione degli Europei Junior di Jakuszyce, dove ha centrato una storica medaglia d’oro nell’individuale. Un traguardo che rappresenta il primo successo in assoluto per un atleta mongolo e che apre al giovane biatleta – che tra l’altro compirà 22 anni tra 4 giorni – ottime prospettive per il futuro. Intervistato da Nordic Magazine, Enkhbat ha parlato delle emozioni della propria stagione, soffermandosi anche sui prossimi obiettivi. Facendo riferimento alla storica vittoria, il biatleta svela di aver messo in primissimo piano la precisione al poligono (ha vinto l'individuale con 0 errori): “Il mio obiettivo principale era sparare con precisione senza pensare a vincere poiché, nella storia del biathlon mongolo, nessuno fino ad allora aveva ottenuto un 20/20 in gara. Quindi mi sono concentrato maggiormente sul tiro. Sono molto felice di questo, ma so che è solo l'inizio della mia vita da atleta”. Nel ripercorrere i suoi inizi nello sci di fondo e poi il passaggio al biathlon, Enkhbat sottolinea le numerose difficoltà affrontate per poter emergere in un ambiente come quello del suo paese, dove c’è scarsa considerazione per questo sport: “Durante i sei anni di pratica del biathlon finora, sono stato scoraggiato più volte a causa del debole sostegno statale e della scarsa conoscenza del biathlon nel mio paese. Penso però che il merito dei miei progressi vada agli sforzi compiuti dall’Associazione Mongola di Biathlon”. Guardando avanti, gli obiettivi di Enkhbat sono molteplici. Partendo dai Giochi Asiatici Invernali - che si svolgeranno a febbraio 2025 ad Harbin, in Cina –  fino ad arrivare alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, il biatleta mongolo vuole regalarsi la possibilità di sognare: “Naturalmente ho in mente anche le Olimpiadi di Milano/Cortina 2026”, conclude Enkhbat.Fausto Vassoney (fondoitalia.it)
29 marzo 2024    PRIMO PIANO
MONGOLIA: la nuova guida
agile, completa, aggiornata
Arriva “Mongolia”, la nuova guida edita da Tam, disponibile online e presto in libreria. Realizzata dal giornalista del Corriere della Sera Federico Pistone e dalla studiosa mongola Dulamdorj Tserendulam “Tseeghii”, comprende 272 pagine e costa 13,50 euro. Ecco la sinossi: una terra stupefacente da scoprire pagina dopo pagina per una guida di viaggio brillante, essenziale, preziosa, aggiornatissima. La Mongolia è stata giudicata la migliore meta nella classifica Best in Travel 2024 e pur restando una destinazione remota e ancora poco frequentata, conquista il viaggiatore grazie alla sua natura incontaminata, alla commovente ospitalità dei nomadi nelle loro bianche tende di feltro, alle tradizioni millenarie sempre vive, ai riti sciamanici e buddhisti nei monasteri sperduti tra steppa e deserto del Gobi, alla sicurezza che pervade tutto il suo terrtorio. Questa guida offre tutte le informazioni, i migliori itinerari e i consigli pratici per affrontare nel modo più consapevole ed ecosostenibile il viaggio nel Paese, giudicato dallo stesso Papa Francesco “simbolo di libertà e di gioia”. La guida è ordinabile su Amazon e tutti i portali Internet, in libreria o scrivendo a info@mongolia.it
Intervista da ilgiornale.it di Roberta DamiataDopo una lunga e profonda esperienza nelle terre della Mongolia, arriva dalla penna del giornalista Federico Pistone (foto), "Il piccolo libro della felicità - Le nove lezioni del buddismo mongolo" (Piemme), un piccolo volume dalla grande forza, per ritrovare la serenità partendo dalle piccole cose.Una terra pura, spirituale e sorprendente come la Mongolia ha molto da insegnare a una civiltà materialista e alla ricerca di nuovi punti di riferimento come la nostra. Tra sciamanismo, buddismo e riti ancestrali, affonda la sua filosofia nella solidarietà, la tolleranza, la rettitudine, con una devozione, dimenticata in Occidente, per tutti gli esseri viventi e per la natura. Forse è questa la vera ricetta della felicità che il giornalista Federico Pistone ha riportato, dopo anni di viaggi e grande conoscenza di luoghi bellissimi immersi in una natura incontaminata ne: Il piccolo libro della felicità- Le nove lezioni del buddismo mongolo (Piemme). Un piccolo volume prezioso, che riporta all'essenza della vita, fatta di piccole cose e di grande rispetto per ogni essere vivente.Lei è un grande conoscitore della Mongolia, cosa da sempre l’ha affascinato di questo luogo e della sua popolazione?"È nato tutto venticinque anni fa, quando ho organizzato una spedizione per un reportage tra gli Tsaatan, gli uomini renna, una minuscola etnia a rischio di estinzione che vive nascosta nelle foreste della Mongolia settentrionale. È stata un'esperienza sconvolgente e insieme commovente, che mi ha fatto scoprire una realtà ancestrale, legata intimamente alla spiritualità e al rispetto assoluto per le altre forme di vita, la terra, il cielo, i corsi d'acqua, le rocce e la vegetazione, oltre ad un senso di solidarietà, fondamentale per la sopravvivenza stessa di quel popolo".Come si è avvicinato alla loro spiritualità?"Approfondendo la conoscenza della popolazione mongola, attraverso decine di viaggi in tanti anni, ho scoperto il senso mistico che permea ogni azione quotidiana, ben oltre la semplice pratica del buddhismo e dei riti sciamanici. Nei remoti monasteri ma anche all'interno delle gher, le bianche tende dei nomadi che punteggiano le infinite steppe e il deserto, ogni cosa ha un significato e ogni gesto va calibrato secondo una sorta di galateo spirituale. L'asprezza del clima (con picchi di 40 gradi sottozero anche nella capitale Ulaanbaatar, con l'aggravante del vento teso che soffia dalla Siberia), le distanze abissali e la povertà non scalfiscono l'antico orgoglio mongolo, che attinge le sue radici nel dio-condottiero Chinggis Khaan, in un senso di gratitudine verso il mondo che è la cifra stessa di una contagiosa felicità".Solitamente quando si arriva a scrivere un libro si sono scalate le montagne del proprio dolore e guardando in basso si cerca in qualche modo di aiutare chi sta invece iniziando la salita. Cosa ha spinto lei a farlo?"Mi sento terribilmente debitore verso il popolo mongolo che mi ha insegnato l'umiltà e la riconoscenza. Noi, intendo gli “occidentali”, apparentemente siamo dei privilegiati per le comodità di cui disponiamo, ma è proprio questa condizione a renderci perennemente insoddisfatti con un'affannosa e patetica ricerca di una felicità che però sta dalla parte opposta: cioè nella semplicità e nella consapevolezza del nostro essere minuscoli elementi di un universo stupefacente. Va dato merito alla casa editrice Piemme, sempre molto sensibile a questi temi, di avere creduto al progetto".Cosa differenzia il buddismo mongolo dagli altri?"I precetti del buddismo, che non è una vera e propria religione ma uno stile di vita, sono quelli classici ma in Mongolia si sono sviluppati in maniera profonda già dai tempi degli Unni che importarono gli insegnamenti buddisti dall'India permeando la civiltà di due continenti, all'insegna della tolleranza e del rispetto per il creato. Poi Chinggis Khaan esalterà ulteriormente questa libertà di pensiero e di religione, tollerando la cultura dei territori conquistato in una convivenza di lingue, tradizioni e fedi. Lo stesso Cardinale Giorgio Marengo, che conosco da quando era un umile missionario della Consolata in un villaggio nel deserto del Gobi, è riuscito - come dice lui - a sussurrare la parola di Cristo in un Paese libero dove ha potuto lavorare insieme alle autorità buddiste e alla popolazione portando aiuti concreti e diventando un punto di riferimento di serena collaborazione. In Mongolia, diversamente da altre realtà buddiste, la religione è vissuta con autentica partecipazione, senza fanatismo ma nella più dolce interpretazione".Cosa sono le nove regole di cui parla e come possono secondo lei aiutare?"Con l'amica mongola Delgermurun Damdin, coautrice del libro, che ha una straordinaria conoscenza delle pratiche buddiste, abbiamo individuato nove (numero sacro) esercizi da effettuare alla fine della lettura di ogni capitolo per provare, anche dal nostro spicchio di pianeta, a raggiungere o comunque ad avvicinare quelli che sono i presupposti della vita quotidiana mongola. Così sveliamo diverse “arti”, apparentemente futili ma eccezionalmente efficaci, come quella di girare intorno ai sassi, di seguire la luna, di non lasciare impronte, di osservare i pensieri o di sorridere alla morte".Quanto nell'attuale società c’è bisogno di serenità? Allo stesso modo, iniziare questo percorso può aiutare ad evolvere verso la felicità?"Il vero problema è che un ultimo angolo di paradiso sulla terra, come la Mongolia, anziché essere preso ad esempio da altre realtà corrotte e materialiste, rischia di finire divorato e risucchiato da interessi e potere che vanno oltre l'individuo".Qual è il suo concetto di felicità?"È impossibile da definire per un europeo. Possiamo fingere di avvicinarci o di provare la felicità per un istante, ma è un tentativo disperato. Per quanta meditazione possiamo praticare e per quanto ci si possa sforzare a trovare un equilibrio nella nostra vita, saremo sempre condizionati da un “regolamento di vita” che non permette distrazioni dalla società che ci ospita, spietata e vorace. Sarà banale ma è così".Anche nelle grandi città dove viviamo, spesso stritolati da tanti problemi si può riuscire a ritrovare la stessa serenità, che ovviamente avviene molto più facilmente in un luogo immerso nella natura?"Certo. La natura immacolata e il rispetto per ogni forma vivente rende la felicità un traguardo possibile. Per i mongoli è inconcepibile che gli animali vivano nei recinti, in allevamenti intensivi, che vengano macellati in una catena di montaggio senza scrupoli, che gli occidentali si nutrano addirittura di agnelli, vitelli, maialini, vite che non hanno completato il loro ciclo. Lo sanno, loro, che noi per questo, anche per questo, siamo infelici. Non ci invidiano, in fondo ci compatiscono e hanno ragione".Quanto secondo lei questo piccolo libro può essere di aiuto a chi lo legge?"Niente, poco, tanto. Dipende da chi lo sfoglia, dalla predisposizione individuale, dalla voglia di essere felici nonostante tutto. Un viaggio in Mongolia, vero o sulle pagine, può aiutare comunque molto".di Roberta Damiata ilgiornale.it 
24 marzo 2025    PRIMO PIANO
La Mongolia a Kilimangiaro
con la felicità di Muren
La Mongolia a Kilimingiaro, la trasmissione di Rai3 condotta da Camila Raznovich. Protagonista Delgermurun Damdin, per tutti Muren (nella foto), che per l'occasione ha presentato Il piccolo libro della felicità - Le nove lezioni del buddismo mongolo, scritto con Federico Pistone, edito da Piemme Mondadori. Muren ha brillantemente raccontato della sua “diretta discendenza da Chinggis Khaan” e delle meraviglie della Mongolia, anticipando alcuni temi presenti nel libro, fresco di stampa. Per rivedere la puntata di Kilimangiaro clicca qui. 
Il mensile Donne Chiesa Mondo de L'Osservatore Romano ha pubblicato la preziosa testimonianza del Cardinale Giorgio Marengo (nella foto insieme a Papa Francesco, durante la visita pastorale a Ulaanbaatar) che in Mongolia ha aperto la missione della Consolata di Arvaikheer e che da sempre è vicino al popolo mongolo. Lo riproponiamo nella sua completezza: Il dono della missione è al cuore della Chiesa. Da quel mattino di pietra rotolata via dal sepolcro, passando per l’esperienza vibrante della Pentecoste, la comunità credente si è sentita guidata a condividere l’immensa gioia della risurrezione e ad offrire a persone di ogni cultura la possibilità concreta di sperimentare questa nuova realtà nella propria vita. Erano uomini e donne in quel primo nucleo di discepoli-missionari e sono ancora uomini e donne a continuare nell’oggi la stessa dinamica di annuncio e testimonianza. La vita missionaria può aiutare ad avere uno sguardo ampio e arricchente sul maschile e femminile nella Chiesa.La mia esperienza al riguardo è molto positiva e ne ringrazio. Fin dall'infanzia, la compresenza del maschile e del femminile ha fatto parte della normalità della vita quotidiana, a cominciare dalla famiglia – nella quale con mia sorella c’è sempre stato un rapporto molto costruttivo e arricchente - poi nella scuola e attraverso lo scoutismo (ragazzi e ragazze), che ha segnato i miei anni più giovani. Dopo la maturità classica, sono entrato tra i Missionari della Consolata, Istituto fondato dal beato Giuseppe Allamano per formare religiosi e religiose per la missione ad gentes. Un unico fondatore diede vita a una congregazione dal volto maschile e femminile, impartendo gli stessi insegnamenti agli uni e alle altre, pensando precisamente a una famiglia, nel pieno rispetto della diversità, ma nella convinzione che per il raggiungimento del fine ultimo (la prima evangelizzazione) ci vogliano uomini e donne consacrati a Dio per questo scopo. Non solo gli uni o le altre, ma insieme.E che il beato Allamano avesse ragione l’ho toccato di persona dal primo giorno in cui ho messo piede in Mongolia; anzi, prima ancora, visto che ci fu una preparazione prossima alla partenza in cui ci venne data la possibilità di conoscerci tra noi e approfondire l’ispirazione originaria del nostro carisma. Nel primo gruppo della Consolata in Mongolia eravamo in cinque: tre suore, un altro sacerdote e io. Una missione come questa, caratterizzata da condizioni estreme - numero molto ridotto di cattolici rispetto all'intera popolazione (meno dell’1 per cento), clima che oscilla tra i -40 gradi in inverno e i +40 gradi in estate, una lingua difficile da imparare - richiede una certa abnegazione e molta sincerità con se stessi. I tratti del carattere, sia buoni che cattivi, appaiono sotto la luce trasparente del cielo della Mongolia, che si tratti di un uomo o di una donna. In questa esperienza di deserto, lavoriamo insieme, uomini e donne, nella diversità delle vocazioni, ma in un’armonia essenziale, perché ci sentiamo umili, uguali nella nostra indigenza di fronte al compito affidatoci (l’annuncio del Vangelo), che può essere realizzato solo nella fede, con tempi lunghi e in piena libertà, sia che siamo sacerdoti, religiose o vescovi.Per me, la missione condivisa è stata e continua ad essere una fonte di umanizzazione integrale. È anche una delle condizioni per la vitalità della missione, perché il rispetto e la stima reciproci che i missionari e le missionarie hanno tra loro fanno parte della testimonianza data in nome del Vangelo. Nella remota parrocchia di Arvaikheer, dove sono stato per diversi anni, i primi gruppi di battezzati erano formati interamente da donne. Come al sepolcro, le donne sono arrivate per prime, portando con sé i mariti, i figli e i padri. Molte donne portano anche il peso delle loro famiglie da sole. Durante l’adorazione eucaristica, nella chiesa rotonda a forma di ger, preghiamo insieme, religiosi e religiose, tutti intorno al Santissimo Sacramento. Nella diversità dei rispettivi ruoli, portiamo avanti insieme il discernimento e il lavoro missionario, trovando nella preghiera la fonte viva del nostro essere figli e figlie di Dio.di Giorgio MarengoCardinale, Prefetto apostolico di Ulaanbaatar (Mongolia)
È in libreria da oggi Il piccolo libro della felicità - Le nove lezioni del buddismo mongolo (Piemme Mondadori. 140 pagine, 18,90 euro) di Federico Pistone e Delgermurun “Muren” Damdin. Preparatevi a partire per un viaggio rigenerante attraverso i segreti di una cultura remota: con i suoi insegnamenti e alcune pagine bianche a disposizione per appuntare riflessioni e nuove scoperte, il libro è una vera e propria guida dell'anima che vi condurrà alla versione migliore di voi stessi. Dalla sinossi: una terra pura, spirituale e sorprendente come la Mongolia ha molto da insegnare a una civiltà materialista e alla ricerca di nuovi punti di riferimento come la nostra. Pervasa da una vivissima cultura mistica fra sciamanismo, buddismo e riti ancestrali, la Mongolia affonda la sua filosofia nella solidarietà, la tolleranza, la rettitudine, con una devozione, dimenticata in Occidente, per tutti gli esseri viventi e per la natura. Da millenni il popolo mongolo vive in armonia con ogni elemento del creato, rifuggendo il possesso, prendendo per sé solo l'essenziale. Un popolo «leggero», e perciò capace di errare da un luogo all'altro seguendo gli astri e il ritmo delle stagioni. Un popolo felice, nonostante la durezza del clima e la fatica del quotidiano, perché la sua serenità non viene dall'esterno, ma dalla pace interiore. Un popolo da cui possiamo imparare molto, cominciando da questo libro, che racchiude nove pratiche.Acquista dal sito Piemme
13 marzo 2024    PRIMO PIANO
L'ambasciatrice Piccarreta
incontra il sindaco di Ub
L'ambasciatrice d'Italia in Mongolia, Giovanna Piccarreta, ha incontrato il sindaco e governatore della città di Ulaanbaatar, Nyambaatar Khishgee. Durante il colloquio è stato evocato il progetto 3R4UB del Centro Nazionale di Ricerca (Cnr) per il riciclo dei rifiuti della capitale della Mongolia e sono state condivise opportunità di ulteriore collaborazione con il Comune in ambito ambientale e infrastrutturale. Da parte del Sindaco è stata auspicata una crescente collaborazione con l'Italia nel campo dell'architettura. È stato poi menzionato il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Mongolia, che si celebrerà il prossimo anno. Si è discusso della possibilità di organizzare vari eventi commemorativi in collaborazione con il Comune di Ulaanbaatar. (fonte Ansa)
11 marzo 2024    PRIMO PIANO
L'ambasciatrice incontra
Governatore Banca centrale
L'ambasciatore d'Italia a Ulaanbaatar, Giovanna Piccarreta, ha incontrato il Governatore della Banca Centrale della Mongolia, Lkhagvasuren Byadran. Nel corso del cordialissimo e proficuo colloquio è stato citato il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Mongolia, che ricorrerà nel 2025: in tale occasione la Banca Centrale e l'Ambasciata d'Italia potrebbero collaborare per l'emissione di una banconota o una moneta celebrativa. La Banca Centrale della Mongolia ha inoltre offerto la sua piena disponibilità a sostenere il rilancio delle relazioni economico-commerciali tra i due Paesi, anche in collaborazione con le varie Agenzie e istituzioni italiane rilevanti, a partire da Sace, e mettendo a disposizione analisi e dati. Il Governatore ha menzionato anche la ricorrenza dei 100 anni della Banca Centrale della Mongolia, che verrà celebrata nel corso del 2024. (fonte Ansa)
8 marzo 2024    CULTURA
Se solo fossi un orso,
il nuovo film mongolo
Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2023 nella sezione Un Certain Regards, “Se solo fossi un orso” è il lungometraggio d’esordio della regista Zoljargal Purevdash ed è il primo film proveniente dalla Mongolia ammesso in Selezione Ufficiale sulla Croisette.  Al centro della vicenda Ulzii, un adolescente che vive nei sobborghi poveri di Ulan Bator, capitale della Mongolia. Dotato di un Q.I. superiore alla media, il ragazzo è determinato a vincere un concorso di fisica per ottenere una borsa di studio, mentre la madre, analfabeta, ha trovato lavoro altrove, abbandonando lui e i suoi fratelli nel pieno del rigido inverno mongolo. Combattuto tra la necessità di prendersi cura dei fratelli e il desiderio di studiare per il concorso e per il suo futuro, Ulzii dovrà accettare un lavoro rischioso per aiutare la sua famiglia. Nella sua prima opera la regista Zoljargal Purevdash, nata e cresciuta negli stessi luoghi del film, offre uno spaccato dolce e toccante su un ragazzo che non vuole rassegnarsi al destino di povertà a cui sembra condannato, raccontando una storia universale che scalda il cuore.  “Ulan Bator è la capitale più inquinata del mondo” - spiega la regista Zoljargal Purevdash - “oltre il 60% dei cittadini vive nel Distretto delle Iurte (le case mobili dei nomadi mongoli, ndr) dove non sono presenti sistemi di riscaldamento o infrastrutture, e dunque si è costretti a bruciare carbone per sopravvivere alla temperatura di - 35° del brutale inverno mongolo. Ma ciò che respiriamo non è fumo, è povertà. Volevo fare un film su un adolescente che vive nel quartiere della Iurta e sogna un futuro luminoso ma è fortemente influenzato dal rapporto con la sua famiglia e dalle sue condizioni sociali. Volevo che la mia gente capisse, sentisse e abbracciasse ogni lotta e gioia reciproca attraverso questo film.”
29 febbraio 2024    PRIMO PIANO
A Magione sapori, suoni
e colori dalla Mongolia
Il fascino della Mongolia, celebre per i suoi panorami mozzafiato e per l'incredibile cultura nomade degli eredi di Gengis Khan, protagonista della cena di amicizia, e di scambio culturale, con Magione in programma il 2 marzo al ristorante Il borgo sul lago, Monte del lago, Magione (Pg). Organizzata dall'Associazione Turistica Pro Magione, dall' Associazione Mongolia Italia di Ulaanbaatar e CISA-Unitre, con il patrocinio del Comune di Magione e il contributo di Great Chinggis Empire e Bayan Zhambala Cashemere, l'iniziativa "Sapori suoni e colori dalla Mongolia" intende ricordare il legame che unisce le due comunità in nome della figura di Fra Giovanni da Pian di Carpine che tra il 1245 e il 1247, primo occidentale, raggiunse Karakorum, cuore dell'impero mongolo, per tentare una soluzione diplomatica alle continue minacce di invasione militare dell'Europa. Una serata unica in cui sarà possibile rivivere le atmosfere del lontano paese grazie a gruppi musicali e di danzatori provenienti dalla Mongolia che animeranno diversi momenti della cena. Poche cucine sono affascinanti come quella mongola, che riflette l'identità di un popolo di allevatori e cacciatori nomadi. L'iniziativa in programma consente di condividere non soltanto il cibo ma, anche, quelli che sono due degli elementi che contraddistinguono quella cultura durante il pasto: il tempo e la condivisione, presupposto per la costruzione di un forte legame di amicizia che, grazie a Fra Giovanni, unisce queste due lontane comunità. Per info e prenotazioni 075.372.4822/360980085
Si può cambiare radicalmente la propria vita a quasi 64 anni? La risposta è affermativa. Per ulteriori informazioni, rivolgersi ad Andrea Mazza (foto). L’ex tecnico, fra le altre, delle giovanili di Brescia e Pergolettese ha recentemente preso un volo che lo ha condotto dall’altra parte del mondo. Direzione Ulan Bator, capitale della Mongolia. Distanza dall’amata Madonnina: 6919 chilometri. La ragione di una simile traversata non poteva che essere il calcio. "Mi avessero detto qualche anno fa che avrei allenato in Asia, mi sarei messo a ridere. Dopo la fine dell’avventura cremasca, però, avevo voglia di tornare ad allenare e mettermi in gioco. Quando ho ricevuto l’offerta, ci ho pensato un momento e poi ho accettato". Prima del sì, però, Mazza si è assicurato che il suo fedele amico a quattro zampe fosse sistemato nel miglior modo possibile. E poi via, verso un altro mondo. La panchina su cui siederà, è quella del Brera Fc, la “terza squadra di Milano”. Il ruolo e le attività extra campo hanno garantito alla società fondata da Alessandro Aleotti una certa notorietà. Come si legge sul sito dei neroverdi: “Il focus del club è sempre stato l’utilizzo innovativo del calcio come esperimento sociale, sportivo, culturale e comunicativo“. Come recita uno slogan dell’NBA: “More than a game”. Più di un gioco. Il Brera Fc, nato nel 2000 e divenuto oggi una holding quotata in borsa, vanta tre squadre in tre diversi paesi: Macedonia, Mozambico e, appunto, Mongolia. Secondo Mazza, il progetto è destinato a espandersi ancora: "Io e Alessandro ci conosciamo da tempo. Ho già allenato una delle sue squadre, a Milano in Eccellenza e a Malta in seconda divisione. Ssicuramente vorrà proseguire quanto già di buono ha fatto". Il primo impatto con una nuova cultura, calcistica e non, molto diversa dalla nostra, è stato positivo per l’allenatore milanese. "Ulan Bator è una città molto inquinata e incredibilmente trafficata. Per arrivare al campo, dobbiamo percorrere 40 chilometri: a volte, impieghiamo quattro ore per giungere a destinazione. Per il resto, la gente è tranquilla e il costo della vita basso". A livello climatico, oltre che culturale, la differenza con l’italia è sostanziale. Attualmente, nella capitale i termometri registrano -20. Venendo al calcio, il lavoro da fare è tanto, specie dal punto di vista tattico. Il tutto, però, stimola molto Mazza. "Hanno un approccio al gioco esclusivamente offensivo, la fase difensiva è inesistente. Insieme ai ragazzi, abbiamo cominciato a lavorare sui movimenti basilari, come se fossero dei bambini. Ma è divertente, anche perché la squadra è giovane, affamata e vogliosa di imparare. Ci sono anche alcuni elementi validi: uno di loro fa parte della nazionale mongola". In termini di classifica, il Brera non naviga in acque calme. Al termine del girone d’andata, i neroverdi si trovano al penultimo posto in classifica, noni su dieci squadre. "L’obiettivo è centrare la salvezza diretta. L’ottavo posto dista una manciata di punti, credo che potremo farcela". Terminato il campionato, il futuro del tecnico è ancora tutto da scrivere. Magari il matrimonio proseguirà, magari no. D’altronde, un cane sciolto, come Mazza si autodefinisce, va dove lo porta l’istinto. (fonte Il Giorno) Vai all'articolo
26 febbraio 2024    PRIMO PIANO
Il Papa vicino
alla Mongolia
“Sono vicino alla popolazione della Mongolia, colpita da un’ondata di freddo intenso che sta provocando gravi conseguenze umanitarie. Anche questo fenomeno estremo è un segno del cambiamento climatico e dei suoi effetti: la crisi climatica è un problema sociale e globale, che incide in profondità sulla vita di molti fratelli e sorelle e soprattutto sui più vulnerabili. Preghiamo per poter intraprendere scelte sagge e coraggiose, per poter contribuire alla cura del creato”. Lo ha detto il Papa dopo l’Angelus. (fonte romasociale.com)
25 febbraio 2024    PRIMO PIANO
Inverno rigido,
strage di bestiame
Il numero del bestiame morto causato dall’estremo clima invernale noto come “zud” è salito a 667.841 fino a questo momento in Mongolia in questo inverno, ha dichiarato lunedì l’Agenzia nazionale per la gestione delle emergenze. Tra le 21 province del paese, Sukhbaatar orientale, Khentii, Dornod e Dornogovi, così come Arkhangai nel centro-ovest, hanno registrato i più alti tassi di animali morti, ha riferito l’agenzia in un comunicato stampa. Lo zud è un termine mongolo per descrivere un inverno molto freddo in cui un gran numero di capi di bestiame muore perché il terreno è ghiacciato o ricoperto di neve. Poiché la Mongolia ha visto molta più neve del solito questo inverno, oltre l’80% del suo territorio è stato finora coperto da neve spessa fino a 100 cm, ha riferito la propria agenzia di monitoraggio meteorologico. Uno degli ultimi paesi nomadi sopravvissuti al mondo, la Mongolia ha recentemente elevato la sua preparazione ai disastri a livello di massima allerta a causa del rigido inverno e della perdita di bestiame. Il governo mongolo ha aiutato i pastori nomadi sofferenti. Un totale di 20.000 tonnellate di fieno e foraggio sono state inviate alle province colpite dallo zud. Anche le celebrità mongole hanno organizzato campagne di donazioni per aiutare i pastori nomadi. La promozione dell’allevamento del bestiame è vista come il modo più praticabile per diversificare l’economia del paese dipendente dall’estrazione mineraria senza sbocco sul mare. Alla fine del 2023, il numero di capi di bestiame in Mongolia ammontava a 64,7 milioni, secondo l’Ufficio nazionale di statistica.(fonte Itanews24, autore Enzo Ragusa)
20 febbraio 2024    SPORT
Calcio: Ortolani
giocherà in Mongolia
Nuova esperienza professionale per l'ex attaccante della Ternana Matteo Ortolani (nella foto). Il classe 2000, terminata l'avventura in svizzera con il Morbio, ha firmato con il Brera Ilch squadra che parteciperà alla Serie A della Mongolia. Infatti il terzo club milanese, per internazionalizzare il proprio marchio contribuendo allo sviluppo di progetti calcistici affascinanti, ambiziosi e sostenibili, ha deciso di possedere una squadra in Mongolia, una Macedonia del Nord, un'altra in Mozambico e presto anche nel continente americano.La nota del club“Nuovo rinforzo per il Brera Ilch che il 2 marzo esordirà in Mongolia. L’ex Ternana, attaccante italiano classe 2000 proveniente dagli elvetici del Morbio, è pronto ad accompagnare mister Mazza nella nuova avventura neroverde nel mondo”. (fonte e foto calcioternano.it)
19 febbraio 2024    PRIMO PIANO
A Magione una cena
con Pian del Carpine
Suoni, colori, sapori dalla Mongolia. Appuntamento sabato 2 marzo alle 20 al Ristorante Al Borgo sul lago a Monte del Lago a Magione, provincia di Perugia, con una cena mongola. Un'occasione conviviale per rivivere il viaggio di Fra Giovanni da Pian del Carpine.
9 febbraio 2024    PRIMO PIANO
LA FESTA
DELLO TSAGAAN SAR
Il 9 febbraio 2024 in Mongolia è “Bituun”, ovvero la vigilia di Capodanno e ogni famiglia lascia sul davanzale della finestra tre pezzettini di ghiaccio, per far bere la cavalcatura di Baldanlham (Palden Lhanmo /sanscrito: Srimati Devi) dea che proviene dal Pantheon del buddhismo tibetano e in Mongolia è una delle dieci divinità protettrici. Il suo mulo color palomino è capace in un attimo di compiere tremila giri intorno alla terra e visiterà ogni famiglia, fugando gli influssi negativi e proteggendo dalle sofferenze. Si narra che una volta, dinanzi a templi e monasteri, si lasciava della sabbia e, all’alba, si trovavano impresse delle orme di mulo. In questo ultimo giorno dell’anno è doveroso e propiziatorio iniziare l’anno nuovo dopo aver onorato i debiti, sanato i contrasti, pulito a fondo la casa e lasciato delle offerte sull’altarino casalingo. Il 10 febbraio è il nostro Capodanno lunare, inizio dell’anno del drago di legno, detto anche “la madre irata”. Il drago è considerato un simbolo di potenza, nobiltà, libertà e fortuna.Secondo l’oroscopo questo sarà un anno favorevole ai piccolissimi, ma non facile per gli anziani.Il soprannome “madre irata” consiglia di essere pronti ad affrontare ogni avversità, persino le carestie, mettendo da parte qualcosa.È previsto un anno ricco di precipitazioni, propizio per gli agricoltori, nonché alla piantumazione e alla forestazione.L’oroscopo ammonisce di fare attenzione alle armi bianche.A tutti i nati nel segno del drago, soprattutto ai maschi, è consigliata vivamente una protezione spirituale, recandosi in un monastero oppure presso un lama.Stessa raccomandazione è rivolta ai nati nei segni del calendario lunare del toro, del serpente, della pecora e del cane, per non trovarsi di fronte a continui ostacoli.Fino al 15 febbraio sarà quindi molto probabile scorgere una fila di persone, soprattutto maschi, che si incolonna all’ingresso dei monasteri.Testo di Dulamdorj “Tseeghii” Tserendulam per mongolia.it
9 febbraio 2024    PRIMO PIANO
BUON ANNO DEL DRAGO,
CARA MONGOLIA
Dal 10 febbraio la Mongolia celebra lo Tsagaan Sar, Luna Bianca, il nuovo anno. Si passa dal Coniglio al Drago, caratterizzato dalla passione. Per festeggiare idealmente insieme ai nostri amici mongoli, pubblichiamo in anteprima l'incipit del 3° capitolo (L'arte di seguire la luna) da  “Il piccolo libro della felicità - Le nove lezioni del buddismo mongolo” in uscita per Piemme Mondadori e scritto da Federico Pistone e Delgermurun Damdin:Il buddismo è il dito che indica la luna nel percorso verso la felicità.Nella mistica allegoria cosmica risiede la filosofia dei mongoli che si affidano al nostro satellite riconoscendogli un potere non soltanto simbolico. La luna, combinata all’allineamento dei pianeti, lancia segnali inequivocabili, condizionando sensibilmente la vita sulla Terra e suggerendo perfino come comportarci. Così quando arriva la celebrazione dello Tsagaan Sar, la luna bianca, tutta la Mongolia si ferma e fa festa. Una grandiosa, lunghissima festa attesa tutto l’anno che commemora il passaggio dall’inverno alla primavera, dal gelo alla rinascita. Anche se per convenzione planetaria viene riconosciuto il calendario solare, il vero anno di riferimento è quello lunare, più preciso anche dal punto di vista scientifico e cronologico. Da non confondere con il “calendario cinese” che ha altre date e altri animali simbolici. In Mongolia il capodanno è il primo giorno di primavera, lo Tsagaan Sar appunto e, a differenza dell’astrologia occidentale, contempla dodici segni zodiacali che durano ognuno un anno intero. Nascere sotto il segno di un animale particolare rispecchia il carattere ed eventualmente il destino di ognuno di noi: come la pazienza e la resistenza del bue, la potenza e l’imprevedibilità della tigre, la fortuna e l’agilità del coniglio, la passione del drago, la saggezza del serpente, l’energia del cavallo, l’eleganza e il rispetto della pecora, la scaltrezza della scimmia, la solerzia del gallo, l’onestà del cane, la generosità del maiale. Fino alla creatività e furbizia del topo che, secondo la leggenda, quando il Budda in persona chiamò a raccolta tutti gli animali della terra per assegnare a ciascuno il compito di proteggere e guidare gli uomini, si assicurò l’ultimo posto disponibile beffando un animale pur sacro e forte come il cammello. L’astrologia non è l’oroscopo che suggerisce quello che succederà ma, considerando gli allineamenti dei pianeti e i movimenti dell’universo, indica il tipo di energia che andrà impiegata per affrontare nel modo migliore i potenziali effetti negativi e positivi. Non c’è fatalismo, al contrario ognuno può definire il proprio destino (...).Buon anno del drago, cara Mongolia.
6 febbraio 2024    PRIMO PIANO
MonDiscovery alla Bit,
successo per la Mongolia
Bilancio eccellente per la Bit, la Borsa del Turismo ospitata da domenica 4 a martedì 6 febbraio al padiglione Allianz di Fieramilano. Per la Mongolia era presente lo stand di MonDiscovery Tours che ha ricevuto numerosissime visite a fronte di un interesse sempre maggiore nei confronti del Paese asiatico, al primo posto mondiale assoluto nella classifica del Best Travel 2024 stilato da Lonely Planet. Nella foto, lo stand MonDiscovery con Chiara Colombo e Agata Colombo
31 gennaio 2024    PRIMO PIANO
Il Vaticano parla
anche mongolo
Vatican News parla da oggi anche la lingua della Mongolia. L’idioma si aggiunge alle 51 lingue già presenti, tra scritto e parlato, grazie ad una collaborazione con la Chiesa locale. Verranno infatti tradotti e pubblicati sulle pagine del portale vaticano tutti gli Angelus domenicali e le catechesi del mercoledì. “Siamo felici di questa nuova possibilità di poter leggere le parole del Santo Padre in mongolo”, sottolinea il card. Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar (nella foto con Papa Francesco): “È uno dei frutti della sua recente visita nella terra dall’eterno Cielo blu, che ha toccato il cuore dei cattolici mongoli, ma anche quello di tante persone di altre convinzioni religiose, positivamente impressionate dalla grande testimonianza umana e spirituale di Papa Francesco. ‘Le sue parole ci sono entrate dentro’ – ribadisce il porporato -, hanno commentato in molti, ‘mettendo in risalto i valori della nostra tradizione’. Ora il magistero ordinario del successore di Pietro è disponibile in lingua mongola. Un nuovo strumento a servizio dell’evangelizzazione, che ci auspichiamo dispieghi tutto il suo potenziale attraverso i canali odierni della comunicazione”. “È una piccola cosa – afferma il prefetto del Dicastero per la comunicazione, Paolo Ruffini – che a noi però sembra ed è grande quanto grande è la Mongolia. Parlare tutte le lingue, il maggior numero di lingue possibile, è la nostra missione, il nostro servizio. Farlo non da soli, ma con chi vive nei territori dove arriva la nostra parola ci reinsegna l’importanza di affrontare le sfide insieme, di camminare insieme, di fare ‘cose grandi’ nella fatica quotidiana di cose apparentemente piccole”. “Il viaggio in Mongolia del settembre 2023 è stato straordinario – precisa il direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli – per la testimonianza che tutti noi abbiamo ricevuto da quella Chiesa piccola e ancora nascente, dedita al servizio del prossimo. È rimasta storica la foto fatta dal drone con il Successore di Pietro insieme a tutti i cattolici del Paese, che sono 1.500. Come segno di attenzione a questa piccola comunità, per favorire la comunione, grazie alla collaborazione del card. Marengo, abbiamo pensato di aprire una pagina di Vatican News in lingua mongola, portando così per il momento a 52 le lingue usate dal sistema dei media vaticani. È un omaggio a questi nostri fratelli e alla loro testimonianza evangelica in Mongolia”. “La nostra missione è diffondere il Vangelo in tutto il mondo, dare voce alle Chiese locali, leggere i fatti attraverso la lente della dottrina sociale, non lasciare mai nessuno da solo”, evidenzia Massimiliano Menichetti, responsabile di Radio Vaticana Vatican News: “Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto durante il viaggio del Papa in Mongolia. Abbiamo iniziato a pubblicare sul portale Vatican News, ma più avanti potrebbe esserci anche una produzione in audio”. (fonte agensir)
25 gennaio 2024    PRIMO PIANO
Incontro online
con il cardinale Marengo
È in programma per il pomeriggio di domenica 28 gennaio un incontro in videoconferenza con il cardinale Giorgio Marengo (foto), prefetto apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia. L’iniziativa, che prenderà il via alla 16 su piattaforma Meet, è promossa dal Centro missionario diocesano di Asti. Il porporato, in collegamento dal Paese dell’eterno cielo azzurro, offrirà la testimonianza di chi – viene sottolineato in una nota – “sussurra il Vangelo con il cuore al popolo della Mongolia, sussurra Gesù con la condivisione del tuo cuore”. “Una grande opportunità di condivisione missionaria – prosegue la nota – per riscopre una dimensione nuova del valore del dialogo che è esperienza quotidiana dell’essere Chiesa in Mongolia, ma anche il significato di essere minoranza da vivere come testimonianza e non come limite”. “Bello vedere come l’essere in pochi rispetto ad una società che ha altri punti di riferimento – ha recentemente detto il card. Marengo – non è necessariamente il segno di qualche cosa che non funziona. Quello che conta di più è la freschezza della fede; là dove c’è una fede semplice, ma autentica, ci si preoccupa del fatto che questa fede porti frutto e di fatto è quello che succede. L’esperienza della Mongolia è dunque di una fede vissuta nella semplicità e nella gioia, ma anche di minoranza e persino di insignificanza che porta frutti, e sono frutti di riconciliazione, di solidarietà, di fraternità”. (fonte agensir)
24 gennaio 2024    PRIMO PIANO
Ulaanbaatar: sei morti
in un'esplosione
Gravissimo incidente a Ulaanbaatar: 6 persone sono morte e 14 sono rimaste. Un veicolo che trasportava 60 tonnellate di gas naturale liquefatto (nella foto Ansa) si è scontrato con un'autovettura ed è esploso, in base a quanto riferito dall'Agenzia nazionale mongola per la gestione delle emergenze. "Secondo i risultati preliminari, tre persone sono morte nell'incendio", ha riferito l'agenzia sul suo sito web, aggiungendo che anche tre vigili del fuoco intervenuti sul posto sono stati uccisi mentre i 14 feriti sono stati sottoposti a cure mediche, tra cui 10 per le ustioni riportate. Un bambino, inoltre, è stato soccorso per un principio di avvelenamento. Sul posto sono intervenute le squadre di soccorso che hanno domato le fiamme, in base alle immagini condivise dalla stessa agenzia.
Ufficializzata ieri la composizione dei gironi del torneo di qualificazione olimpica di Debrecen di basket femminile, che da giovedì 16 a domenica 19 maggio. La competizione sarà composta da 16 squadre, smistate in quattro raggruppamenti. Si qualificheranno per i Giochi Estivi di Parigi 2024 le migliori tre formazioni. Mentre l'Italia è stata inserita nella pool D insieme alle padrone di casa dell’Ungheria, ai Paesi Bassi e ad Israele, la Mongolia è nella pool C insieme a Spagna, Giappone ed Egitto. Nel 2023 la nazionale mongola femminile (foto) ha conqustato il 15° posto nella Coppa d'Asia.
13 gennaio 2024    PRIMO PIANO
A Ulaanbaatar
termomentro sotto i -30°
In attesa dello Tsagaan Sar, il festeggiamento per il primo giorno di primavera, la Mongolia vive il suo gelido inverno con temperature che in questi giorni sono scese sotto i -30 gradi anche a Ulaanbaatar, la capitale più fredda del mondo. La celebrazione della “luna bianca" quest'anno avverrà fra il 10 e il 13 febbraio, quando si entrerà nell'anno del Drago, caratterizzato da un'estrema passionalità. Buona fine inverno, Mongolia! (foto Federico Pistone)
7 gennaio 2024    PRIMO PIANO
A Fabriano la Mongolia
di Christian Birelli
In mostra al Wooden Bar di Fabriano per tutto il 2024 i clic d’autore di Christian Birelli (autore della foto a fianco) All’interno del locale in pieno centro storico una selezione delle istantanee scattate dal 38enne fabrianese durante il suo recentissimo viaggio in Mongolia che gli ha permesso di scoprire luoghi e panorami mozzafiato. «Ho iniziato a fare viaggi “importanti” nel 2008 e ogni anno cambiavo meta. Ho visto sei delle sette meraviglie del mondo moderno – spiega il giovane fabrianese - il mio sogno è di riuscire a vederle tutte, ma dopo due anni di stop ai viaggi causa Covid, il mio desiderio più grande era tornare nella mia amata Asia. Ho visitato 35 paesi diversi, ho visto tutte le Americhe, ma dell’Asia non mi stanco mai perché mi lascia sempre qualcosa di profondo al termine del viaggio: è un continente ricco di spiritualità e di storia». Il viaggiatore-esploratore-fotografo si è messo in gioco andando alla scoperta di una delle destinazioni più remote di sempre, lontana dai grandi flussi turistici e con un fascino misterioso. La Mongolia non è solo la terra dei pastori di yak, ma è una terra di tradizioni antichissime, con un popolo orgoglioso delle sue radici e di una storia millenaria che torna indietro nel tempo fino alla gloria di Gengis Khan. «Lungo questo tragitto – racconta ancora Christian Birelli – si incontrano soltanto due città e la strada non è altro che una lingua di asfalto in mezzo a un paesaggio quasi sempre desertico. Sono poi rientrato nella capitale e con un volo interno sono arrivato a Ulgii dove si tiene il festival delle aquile e dove si trovano i monti Altai. Durate il festival i cacciatori competono in eventi di maneggio con aquile addestrate. È incredibile la connessione che si crea tra l'uomo e questo rapace. Vedere circa settanta cacciatori a cavallo ognuno con la propria aquila è un’esperienza unica». Poi il viaggio è andato avanti per ammirare i panorami del distretto di Cengel, con laghi, canyon e ghiacciai. «Sono arrivato al confine con la Cina e la Russia nel parco Altai Tavan Bogd. I pernottamenti sono stati in delle Yurte di pastori mongoli in posti che sembrano dimenticati, senza nessun tipo di comfort – conclude Birelli - senza bagni né acqua per lavarsi, l'unica disponibile era quella dei fiumi, bollita. Sono stati senza dubbio i giorni e le notti più freddi di tutto il viaggio».di Saverio Spadavecchia (Corriere Adriatico)
2 gennaio 2024    PRIMO PIANO
Scoperto l'Arco Mongolo
della Grande Muraglia
I ricercatori hanno studiato il sistema di mura di 405 km nella Mongolia orientale noto come Arco Mongolo per saperne di più sulla sua storia e il suo scopo. L’“Arco Mongolo” è costituito da un muro di terra, una trincea e 34 strutture. Questa sezione della Grande Muraglia Cinese che si estende in Mongolia è stata analizzata per la prima volta, consentendo loro di presentare alcuni spunti speculativi sulla storia e sulla funzione di questa enorme struttura. Correndo all’incirca parallela al confine tra Cina e Mongolia, l’antica barriera si estende dalla provincia di Sukhbaatar alla provincia di Dornod nella Mongolia nord-orientale, dove le temperature invernali spesso scendono fino a -25 gradi. Sulla base dei documenti storici, i ricercatori suggeriscono che l’intero sistema fu costruito tra l’XI e il XIII secolo d.C., ma gli studi archeologici fino ad oggi non sono sufficienti per datare con maggiore precisione i tempi di costruzione delle sue diverse parti. Gli autori dello studio hanno analizzato il muro e le strutture ad esso associate utilizzando immagini satellitari, atlanti cinesi e mappe sovietiche oltre a osservazioni dirette sul campo, rilevando che “l’arco mongolo, nonostante la sua grandezza, è stato ampiamente trascurato nel discorso accademico esistente”. Nel loro articolo pubblicato sul Journal of Field Archaeology, il team descrive le tecniche e la tecnologia utilizzate per studiare il muro. La scoperta più sorprendente dei ricercatori è stata che l’Arco Mongolo contiene numerose e grandi lacune, suggerendo che sia stato costruito in fretta e quindi mai completamente fortificato. Ci sono anche prove che suggeriscono che il muro sia stato costruito come mezzo per controllare il movimento di persone o animali o forse come parte di un sistema fiscale. “Una possibile spiegazione per le lacune, che erano punti di vulnerabilità nel sistema, è che l’Arco Mongolo fu costruito frettolosamente durante gli ultimi anni della dinastia Jin come difesa contro la prevista invasione degli eserciti mongoli”, scrivono i ricercatori. Tali teorie sorsero quando divenne chiaro che il muro non sarebbe servito come una barriera: molti dei suoi avamposti, ad esempio, si trovavano in luoghi con viste limitate sul territorio circostante. L’intero sistema murario a cui appartiene l’Arco Mongolo ha ricevuto nomi diversi nella letteratura di ricerca. È stato chiamato la “trincea del confine Jin”, il “muro lungo Jin” e il “muro Liao-Jin”. È anche uno dei sistemi di mura e trincee più enigmatici della storia cinese e mongola. Nonostante le sue dimensioni e complessità, non è chiaro quando sia stato costruito, chi lo abbia costruito e per quale scopo. Non è nemmeno chiaro se l’intera serie di mura sia stata costruita nello stesso periodo o se, come ipotizzano i ricercatori, si tratti di un accumulo di diversi progetti realizzati in un lungo periodo di tempo. I ricercatori ritengono che l’Arco Mongolo abbia ricevuto molta meno attenzione rispetto ad altre costruzioni di mura lunghe (o Grande Muraglia) nella storia di questa regione, probabilmente a causa delle incertezze associate alla sua costruzione e al suo utilizzo, al fatto che si trova in aree remote e il fatto che non sia visivamente impressionante. Gli autori dello studio non sono attualmente in grado di fare alcuna dichiarazione definitiva riguardo allo scopo dell’Arco Mongolo, anche se stanno pianificando di condurre scavi più estesi di alcune strutture nella prossima stagione sul campo. Questo, sperano, li aiuterà a determinare “le date di costruzione e la durata di utilizzo del muro, e a far luce sulle attività delle persone di stanza in questi recinti”.di Lucia Petrone (scienzenotizie.it)
Si è spento un altro dei grandi eroi della Wwe degli anni 80. Killer Khan (foto) è morto all’età di 76 anni a causa della rottura di un’arteria. Il Gigante della Mongolia, soprannome nato dalla sua gimmick in ring, quella di un grosso e brutale guerriero proveniente proprio dalla Mongolia, è noto per grandi rivalità con Pedro Morales, Bob Buckland e più in avanti con André the Giant (con cui fu premiato anche per la faida dell’anno del 1981 dal Wrestling Observer) e Hulk Hogan. Masashi Ozawa, vero nome del wrestler, è stato uno dei primi grandi "cattivi" all'interno delle storie degli show Wwe. La sua rivalità con André the Giant nasce nel maggio 1981, dove venne messa in scena la rottura della gamba del gigante francese, attribuita proprio a Killer Khan (in realtà André si era fatto male cadendo dal letto la mattina precedente all'incontro). Con questa rivalità molto accesa, che durò per tutto l'anno, Killer Khan divenne un personaggio sempre più conosciuto e popolare. Riconosciuto come campione anche in altre federazioni, Ozawa ha lavorato anche con Mr. Fuji, uno dei manager più rappresentativi della storia del pro wrestling (è stato per gran parte della sua carriera al fianco di Yokozuna). Nella parte finale della sua carriera in Wwe, Killer Khan riuscì a rivaleggiare anche contro The Immortal Hulk Hogan, cercando invano di strappare dalla vita di The Hulkster il titolo di campione assoluto. Per Khan resta il riconoscimento di aver condiviso il ring più volte contro uno dei più grandi di sempre e di aver lasciato un segno importantissimo nella storia del wrestling. (fonte gzzetta.it)
18 dicembre 2023    PRIMO PIANO
Turismo: la crescita
dei millennial in Mongolia
Ogni anno la giornalista del New York Times Lauren Jackson, che vive a Londra, si ritrova con suo cugino Cole Paullin, di Philadelphia, per fare un viaggio insieme da qualche parte: quest’anno hanno girato la Mongolia, spostandosi su un fuoristrada con tenda sul tetto per potersi fermare dove capitava e visitare alcuni dei luoghi più noti del paese dell’Asia centrale. Durante il viaggio, che ha raccontato in un articolo pubblicato a settembre, Jackson ha incontrato molti altri turisti, soprattutto millennial, che come lei erano stati attirati dalla natura, dai vasti spazi e dalle varie esperienze che offre la Mongolia: le stesse cose che il governo mongolo sta cercando di promuovere per diversificare la propria economia, apparentemente con un certo successo.La Mongolia si trova tra la Cina e la Russia e occupa una superficie di oltre 1,5 milioni di chilometri quadrati, più di quattro volte quella della Germania, ma ha solo 3,4 milioni di abitanti. Quasi la metà vive nella capitale Ulan Bator, nel nord del paese, mentre circa un quarto è composta da pastori nomadi, che si spostano due, tre o quattro volte all’anno con le loro famiglie e le loro mandrie. L’economia del paese dipende soprattutto dalle esportazioni legate all’attività di estrazione, ma da qualche tempo il governo ha cominciato a puntare sul turismo anche per risollevarsi dalla crisi globale legata alla pandemia da coronavirus. Leggi qui l'articolo intero (fonte ilpost.it)
15 dicembre 2023    PRIMO PIANO
Scoperta in Mongolia
la sella più antica
I ricercatori hanno portato alla luce una sella di legno incorniciata con staffe di ferro in una tomba a Urd Ulaan Uneet, popolarmente conosciuta come la “grotta dei cavalieri” nel terreno accidentato della provincia di Khovd in Mongolia. Questo manufatto (foto), risalente al 420 d.C. circa, è considerato il più antico del suo genere. Gli archeologi hanno utilizzato la datazione al radiocarbonio per analizzare il ritrovamento, collocandolo tra il 267 e il 535 d.C. e rivelando come l’ascesa delle culture della steppa mongola sia stata probabilmente aiutata dai progressi nella tecnologia equestre. Questa scoperta rivoluzionaria aiuta a ricostruire l’evoluzione dell’equitazione dalle sue umili origini alle complesse strategie militari del periodo medievale. Le prime tecniche equestri prevedevano un approccio più primordiale, con i cavalieri che si aggrappavano alla criniera per stabilità durante la cavalcata senza sella. Con il tempo furono adottate briglie e cuscinetti morbidi fino al significativo passaggio a selle e staffe, che miglioravano notevolmente l’efficacia del guerriero offrendo stabilità e libertà della parte superiore del corpo senza pari. Le selle rigide con staffe erano una parte importante dell’equipaggiamento della cavalleria e sono considerate un’invenzione molto più recente. È rimasto un mistero quando siano state inventate queste selle poiché il materiale organico non sempre si conserva bene nel clima rigido delle pianure erbose. La scoperta getta nuova luce sul ruolo della tecnologia equestre nell’ascesa delle culture della steppa mongola. La durabilità di una sella da cavallo con struttura in legno, in particolare con l’aggiunta di staffe, consentiva una maggiore capacità di carico e un maggiore controllo, consentendo varie forme di combattimento a cavallo. “Nonostante la loro presenza onnipresente nelle moderne attività equestri, selle e staffe non venivano utilizzate durante i primi secoli dell’equitazione”, affermano gli autori. “Il loro sviluppo ha rivoluzionato la guerra a cavallo e ha contribuito a un cambiamento sociale di vasta portata in tutta l’Eurasia, ma le origini di questa tecnologia rimangono poco conosciute”. Un team di archeologi provenienti da Asia, Europa e Nord America ha esaminato la sella, che è stata scoperta in una sepoltura con i resti di un uomo e un cavallo nella grotta Urd Ulaan Uneet nella Mongolia occidentale, per determinare le origini di questa rivoluzione. I loro risultati sono pubblicati sulla rivista Antiquity. Le date calibrate al radiocarbonio collocano la sella tra il 267 e il 535 d.C., rendendola l’esempio più antico di una vera sella con telaio dell’Asia orientale. Attraverso il test del DNA, i ricercatori hanno confermato che i resti umani erano quelli di un uomo e che l’animale mummificato era un cavallo domestico maschio. Inoltre, un’ulteriore analisi dei materiali che compongono la sella ha rilevato che provenivano dalle vicinanze. La pelle proviene da cavalli domestici allevati nella zona, mentre il legno proviene da betulle locali. Ciò suggerisce che le culture dei cavalli della steppa eurasiatica orientale non solo utilizzassero questa nuova tecnologia di equitazione, ma furono anche determinanti nel suo sviluppo e produzione. Il Khaganato prese il controllo dell’Asia interna attraverso vittorie militari, quindi la sua ascesa potrebbe non essere stata possibile senza questa tecnologia avanzata della sella. Pertanto, questa specifica scoperta potrebbe avere effetti profondi sul modo in cui percepiamo la storia dell’Asia orientale e centrale.di Lucia Petrone (Scienze Notizie)
8 dicembre 2023    PRIMO PIANO
Giovanna Piccarreta
nuova Ambasciatrice
Giovanna Piccarreta (foto) ha assunto oggi l'incarico di Ambasciatrice d'Italia in Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia. Piccarreta è nata a Corato e si è laureata in Giurisprudenza all'Università di Bari nel 1991 e in Scienze Politiche presso lo stesso ateneo nel 1998. In seguito ad esame di concorso, il 3 luglio 1995 è nominata volontario nella carriera diplomatica. Dopo un primo incarico alla Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero, presso l'ufficio competente per l'Africa sub-sahariana, nel 1999 assume come Primo Vice Console a Toronto. Nel 2002 è incaricata delle funzioni di Console presso il Consolato Generale in Londra. Nel 2006 rientra a Roma per prendere servizio presso la Direzione Generale Cooperazione Economica e Finanziaria Multilaterale della Farnesina, in qualità di Capo Ufficio Ambiente ed Energia. Nel 2010 assume come Consigliere alla Rappresentanza Permanente presso l'OCSE in Parigi, ove è confermata con funzioni di Primo Consigliere. Nel 2015 prende servizio alla Rappresentanza Permanente presso il Consiglio d'Europa in Strasburgo quale Vice Capo Missione. Nel 2016 è incaricata delle funzioni di Responsabile Relazioni Esterne presso l'Agenzia per l'Energia nucleare dell'OCSE. Successivamente, presta servizio presso l'Ufficio Sherpa G20 del Gabinetto del Segretario Generale dell'OCSE, durante la Presidenza italiana del G20. Diviene poi Consigliere del Segretario Generale. Nel 2020 rientra a Roma per prendere servizio alle dirette dipendenze del Direttore Generale per la Mondializzazione e le Questioni Globali, assumendo nel 2023 le funzioni vicarie del Vice Direttore Generale e Direttore Centrale per i Paesi dell'Asia e dell'Oceania, oltre alla responsabilità dell'Ufficio incaricato dei rapporti con i Paesi dell'Asia meridionale. Nel 2023 è nominata Ambasciatrice d'Italia in Mongolia. Nel 2005 è nominata Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. (fonte corriere.it)
6 dicembre 2023    CULTURA
Festival degli sciamani
per un viaggio spirituale
Un viaggio d'autore nel cuore della Mongolia, in occasione dello Shaman Festival, in programma tra il 24 e il 25 maggio 2024, il più suggestivo e autentico avvenimento legato a questi riti ancestrali che proprio in questi territori sono nati propagandosi poi per il resto dell'Asia fino alle Americhe. attraverso antichi percorsi boreali. È la proposta di mongolia.it con Dulam Sologdorj, esperta guida a Ulaanbaatar e parte integrante del circuito sciamanico mongolo. Con lei, il giornalista del Corriere della Sera Federico Pistone, autore della guida al Paese per Polaris e Tam e di numerosi altri reportage e libri dedicati alla Mongolia pubblicati per il gruppo Mondadori. Non solo sciamani: l'itinerario Mongolia Spirituale propone due settimane a stretto contatto con i nomadi e le loro millenarie tradizioni ancora meravigliosamente vive, partecipazione a funzioni buddhiste in alcuni dei monasteri più emozionanti e un'immersione senza tempo nella stupefacente e immacolata natura mongola. Si parte il 22 maggio e si rientra il 4 giugno. Qui il programma. Chi è interessato può scrivere senza impegno a info@mongolia.it
7 novembre 2023    PRIMO PIANO
Napoli, apre un nuovo
Consolato di Mongolia
È stata inaugurata a Napoli una nuova sede consolare della Mongolia per un ulteriore rafforzamento delle relazioni tra il Paese asiatico e l'Italia, nonché un'opportunità per promuovere la cooperazione e lo sviluppo tra le due nazioni. Il Consolato della Mongolia a Napoli avrà il compito di fornire assistenza consolare e supporto ai cittadini mongoli residenti in Italia, nonché di promuovere gli scambi culturali, commerciali e turistici tra la Mongolia e la regione campana. La Mongolia è un paese ricco di storia, cultura e bellezze naturali uniche al mondo. L'apertura del Consolato a Napoli consentirà di promuovere la conoscenza e l'apprezzamento della Mongolia in Italia, offrendo un punto di riferimento per coloro che desiderano approfondire le relazioni bilaterali tra i due paesi. Il Consolato della Mongolia a Napoli sarà guidato dal Console Antonio Paone (foto), che ha una vasta esperienza nel campo delle relazioni internazionali. “Siamo fiduciosi – ha detto il nuovo Console – che questa nuova sede contribuirà a rafforzare i legami tra la Mongolia e l'Italia, promuovendo la comprensione reciproca e la cooperazione in vari settori”. L'indirizzo della sede a Napoli è via Andrea d’Isernia 63.
31 ottobre 2023    PRIMO PIANO
Magione, Nyamaa Lkhagvajav
è cittadina onoraria
Si terrà venerdì il 3 novembre, alle ore 16, nella sala del Consiglio comunale di Magione, dove si trova il dipinto di Gerardo Dottori dedicato a Giovanni da Pian di Carpine, alla presenza, tra gli altri, di Tserendorj Narantungalag, Ambasciatrice della Mongolia in Italia, e di Valerio De Cesaris, Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri , la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a Nyamaa Lkhagvajav (nella foto). Eccellente interprete dal mongolo all’italiano, Nyamaa Lkhagvajav è stata la prima traduttrice nella lingua del Paese di Gengis Khan del libro “Historia Mongalorum”, scritto da Fra’ Giovanni da Pian di Carpine in occasione del viaggio verso l’estremo Oriente compiuto tra il 1245 e il 1247. Assieme alle molteplici attività di promozione dell’amicizia tra l’Italia e la Mongolia, la studiosa si è impegnata con successo nello scambio culturale, con l’organizzazione di innumerevoli eventi e mostre, e linguistico, dando vita a un prezioso dizionario italo-mongolo ristampato in Mongolia in più edizioni. “È anche grazie alla presenza in Italia, e in particolare in Umbria, di Nyamaa – commenta il sindaco Giacomo Chiodini – che Magione è riuscita nel tempo a mantenere e rafforzare le proprie relazioni con la Mongolia, dove tutt’oggi il suo più illustre personaggio storico – Fra’ Giovanni da Pian di Carpine – è riconosciuto come figura autorevole nelle vicende dell’epoca leggendaria dell’Impero dei Gran Khan“. (fonte tuttoggi.info)
25 ottobre 2024    PRIMO PIANO
Mongolia al primo posto
del Best in Travel 2024
Mongolia al primo posto assoluto nella classifica del Best in Travel 2024 stilata da Lonely Planet. Le meraviglie immacolate della natura, l'ospitalità della popolazione, la sicurezza generalizzata, lo spirito di avventura per tutte le età rappresentano i punti forti di questa terra tutta da scoprire e da riscoprire. Un riconoscimento più che meritato, a cui si aggiunge la comodità di non aver più bisogno del visto d'ingresso, è sufficiente il passaporto valido. Per viaggiare informati scrivete senza impegno a info@mongolia.it. Ecco la classifica generale delle prime dieci mete imperdibili secondo il Best in Travel 2024:1. MONGOLIA2. India3. Marocco4. Cile5. Benin6. Messico7. Uzbekistan8. Pakistan9: Croazia10. St. LuciaNella classifica delle città, svetta a sorpresa Nairobi (Kenia), davanti a Parigi e Montreal (Canada). L'Italia è presente solo tra le regioni più interessanti, con la Toscana al terzo posto, dietro i Balcani occidentali e l'Isola Kangaroo nell'Australia meridionale (nella foto, il bevenuto della Mongolia, foto Federico Pistone)
18 settemnre 2023    PRIMO PIANO
Il Cardinale Marengo:
«Il Papa? Una grazia»
di Gigliola Alfaro - SIR Agenzia d'informazioneSono passati diversi giorni dalla conclusione del 43° viaggio apostolico internazionale di Papa Francesco in Mongolia, ma il card. Giorgio Marengo (nella foto Vatican Media Sir, con il Pontefice), prefetto apostolico di Ulaanbaatar, è ancora molto indaffarato per le ricadute della visita, che resta nella memoria e nei cuori della gente, colmi di gratitudine verso il Papa. E come Francesco, durante l’udienza generale del 6 settembre ha affermato che il viaggio in Asia gli ha fatto bene, così per la piccola comunità mongola cattolica, anzi per tutta la popolazione, la visita è stata un dono. Ne parliamo con il card. Giorgio Marengo.Più volte il Papa ha detto di avere molto caro il popolo mongolo: durante questi giorni si è sentito questo affetto e il popolo come l’ha ricambiato?Nei giorni della visita si è creato un bellissimo rapporto tra il Santo Padre e la popolazione, non solo la piccola comunità cattolica, ma anche la gente comune. Si è notato proprio un feeling tra il Santo Padre e il popolo mongolo attraverso l’espressione di un affetto sincero. All’inizio era più che altro curiosità, poi con il passare dei giorni sono diventati simpatia e desiderio magari di scattare una foto mentre passava, di salutare. Sono stati molto contenti della generosità del Papa di tenere giù il finestrino e salutare tutte le persone possibili e immaginabili.Durante la conferenza stampa in aereo, di ritorno dalla Mongolia, il Papa si è detto soddisfatto del viaggio. Lei che bilancio ne fa? Quali sono stati a suo avviso i momenti salienti?Questo viaggio è stato certamente una grazia, direi. È stato sotto tutti gli aspetti un dono. Lo valutiamo tutti in maniera super positiva, non ci sono parole per dire come siamo contenti, soddisfatti e grati al Santo Padre di aver compiuto questo viaggio, di aver fatto questa scelta di venire in un luogo lontano dai riflettori, come ha detto lui, per portare la sua testimonianza e per ascoltare, per dialogare. Direi che ogni evento del programma ha avuto un suo valore particolare, quindi più che parlare di quali siano stati i momenti più salienti, direi che ognuno degli eventi che erano in programma ha avuto un rilievo tutto particolare.Certamente l’accoglienza solenne riservata sulla piazza e poi dentro il palazzo governativo con questo incontro molto cordiale con il presidente della Mongolia, Ukhnaagiin Khürelsükh, che si è poi concluso con un gesto di particolare vicinanza quando il presidente per salutare il Santo Padre che si stava congedando si è chinato in quanto il Santo Padre era sulla sedia a rotelle, poi quando stava risalendo in macchina lo ha abbracciato, segno di qualcosa che va al di là del protocollo e che esprime molto.Poi, ovviamente, l’incontro in cattedrale. Il Santo Padre che entra in una ger che era all’esterno. Per la piccola comunità mongola resterà sempre impresso nel cuore, nella memoria, un Papa che è entrato nella nostra casa, ha voluto interessarsi di noi. E poi la familiarità, il clima di famiglia che ha caratterizzato questo incontro con le belle testimonianze, gli scambi e il messaggio che ci ha dato che diventa per noi un programma di vita. Poi gli altri tre momenti importanti, di nuovo ognuno a suo modo: l’incontro con i leader religiosi, un segno veramente profetico di volontà di camminare insieme, di superare gli attriti, le tensioni con un ascolto reciproco, un impegno comune per la pace, per l’armonia. Poi la santa messa nella Steppe Arena: quando ho visto sugli schermi la scritta “Benvenuto, Santo Padre, in Mongolia” mi sembrava veramente un sogno, invece era la realtà. Questa celebrazione eucaristica che è stata anche una delle prime a essere seguita da molte migliaia di cittadini mongoli, per cui un’esposizione anche alla nostra vita di fede molto significativa, oltre che la prima volta ovviamente che era il Santo Padre a presiederla in Mongolia. Anche l’incontro alla Casa della Misericordia, l’ultimo giorno, è stato caratterizzato da questa prossimità, questa vicinanza alle persone sofferenti con un messaggio molto chiaro per noi missionari e missionarie, credenti in Mongolia:il messaggio di una carità genuina, non interessata, di un prendersi cura dell’altro che diventa il profumo di Cristo che si espande.Bellissimi tutti questi momenti.Più volte il Papa durante il viaggio ha lanciato un appello alla pace, a essere “semi di pace” in un mondo attraversato da conflitti. E sempre rispondendo ai giornalisti il Papa ha risposto affermativamente alla domanda se Ulaanbaatar può proporsi come piattaforma per un dialogo internazionale tra Europa e Asia. Questo, secondo lei, si può realizzare in che modo?Gli appelli del Papa per la pace sono stati numerosi. Credo che siano stati accolti con molto senso di gratitudine e anche di responsabilità. Ed è emerso sempre di più questo ruolo che la Mongolia può avere nello scacchiere internazionale di un Paese dove potersi sedere insieme dentro una ger, in uno spazio circolare, per trovare accordi, per trovare quell’equilibrio tra le forze che nella storia i mongoli hanno sempre ricercato e per lo più hanno saputo trovare. Poi concretamente come questo si possa realizzare non lo so, ma potrebbero anche profilarsi delle possibilità di diventare la Mongolia, Ulaanbataar, un luogo di incontro, di summit tra persone che sono coinvolte nella ricerca della pace.È una nazione ospitale, capace dal punto di vista organizzativo, determinata nella ricerca della pace e della risoluzione dei conflitti, potrebbe essere un luogo particolarmente adatto per ospitare dei dialoghi di pace tra le parti che cercano un accordo.Questa possibilità concreta di Ulaanbataar come luogo di summit per la pace credo che non sia una fantasia, ma sia piuttosto fattibile.Francesco ha molto incoraggiato la piccola ma vivace comunità cattolica mongola. Cosa vi caratterizza?Forse una delle caratteristiche che più contraddistingue questa piccola porzione di Chiesa che siamo noi in Mongolia penso che possa definirsi come la freschezza della fede. Una comunità formata da poco meno di 1.500 persone che in questi trent’anni si sono affacciate alla fede, hanno scelto di vivere da cattolici nel mondo, in una società in cui questo non è per nulla scontato e lo hanno fatto ognuno a modo suo, attirati, come spesso ci ha ricordato il Santo Padre, dalla bellezza della fede, dalla bellezza del Vangelo vissuto e concretizzato dai missionari, dalle missionarie e dagli altri credenti. Quindi forse questa caratteristica di una Chiesa che cammina con semplicità, con umiltà e in una dimensione, appunto, di freschezza, di genuinità, con tutti gli alti e bassi che una vita di fede porta con sé, ma anche con la gioia di scoprire ogni giorno la bellezza del Vangelo e con lo sforzo e l’impegno di trasformarlo in gesti concreti, viste le tante attività che i missionari e le missionarie svolgono da tanti anni a beneficio della popolazione in tutti i campi del vivere sociale, l’educazione, la cura della persona nella salute, l’attenzione alle varie forme di disagio, alla povertà, la promozione culturale. Quindiuna Chiesa attiva e con questa gioia della fede che non si preoccupa di grandi numeri o di riconoscimenti esterni, ma che cerca di camminare con semplicità nelle vie del Vangelo.E cosa può insegnare questa piccola Chiesa al mondo intero?Non credo che come Chiesa abbiamo qualcosa da insegnare a nessuno, abbiamo tutto da imparare, semplicemente è bello vivere la fede così. Credo che questa bellezza possa essere in qualche modo contagiosa, nella misura in cui viene colta, viene condivisa. Accogliamo questo dono e lo offriamo con tanta semplicità.Il Papa ha anche assicurato le autorità che la Chiesa cattolica non ha un’agenda politica: qual è il vostro rapporto con le istituzioni, altre religiose e società?Quanto il Papa ha detto circa il fatto che la Chiesa non ha un’agenda politica, ma è un fermento di bene nelle società, è di un’importanza capitale perché ribadisce quella che è la vera identità della Chiesa e in questo senso aiuta anche a sgomberare il campo da eventuali false interpretazioni o paure in un Paese che per settant’anni è stato caratterizzato da un’ideologia atea, che ha instillato un senso di disprezzo e anche di sospetto verso ogni forma religiosa, è importante ribadire che la Chiesa ha una sua identità, che non si regge su interessi politici, economici, di potere, ma che ha un’unica missione che è quella di offrire il Vangelo e di viverlo.Ed è importante questo, perché comunque rimane un certo sospetto verso la religione appunto intesa come potenziale motivo di tensione nella società, soprattutto laddove possano convivere diverse religioni. E allora questa sottolineatura del Papa aiuta molto, ci aiuta anche nel nostro quotidiano interfacciarci con le autorità civili, con le quali c’è un ottimo dialogo, ed è però importante avere un punto di riferimento anche per noi, per spiegare chi siamo, perché è anche vero che ci sono vari gruppi religiosi in Mongolia di varia natura e di varia origine e non tutti sono legati a tradizioni chiare e quindi, a volte, lo Stato si trova a doversi confrontare con esperienze religiose non chiare. Invece, questa chiarezza che il Papa ha espresso sulla Chiesa cattolica è molto importante.È stata benedetta dal Papa e inaugurata la Casa della Misericordia: di cosa si occuperà?La Casa della Misericordia vuole essere proprio una porta aperta a ogni persona che è in difficoltà, in primis le persone della strada, che non sono tantissime ma che comunque vivono una realtà difficilissima, soprattutto in inverno, quando rimanere fuori vorrebbe dire condannarsi alla morte, quindi, un luogo di rifugio dal freddo intenso dell’inverno, un luogo dove ricevere un pasto caldo, dove farsi una doccia, dove parlare con qualcuno, dove esprimere il proprio disagio. Da parte nostra, l’impegno all’ascolto e all’orientamento di queste varie forme di disagio, in una grande sinergia con le realtà sociali già presenti sul territorio, perché in Mongolia esiste anche un’Assicurazione sanitaria nazionale, esistono ospedali che forniscono l’aiuto necessario, quindi non vogliamo essere un doppione, vogliamo semplicemente offrire lo spirito cristiano di aiuto, di prossimità e metterlo in dialogo con quello che c’è già di buono nella società. Concretamente ci sarà una mensa per persone in difficoltà, delle docce pubbliche, delle stanze di ascolto e di prima accoglienza, un piccolo ambulatorio per un primo soccorso, delle stanze anche per persone che magari devono rimanere qualche giorno, scappando da situazioni di violenza domestica o cose del genere, e anche spazi per i volontari, per le persone che opereranno nella Casa, le varie figure professionali che ci saranno, tenendo conto che potrebbe diventare anche un punto di riferimento per la Chiesa locale quando si fanno incontri che richiamano persone dalle varie parti del Paese.L’altra caratteristica è che questa esperienza si propone come un’espressione della Chiesa locale e, quindi, associata direttamente alla Prefettura apostolica con ,evidentemente, il contributo, la collaborazione delle varie congregazioni religiose presenti, ma in primis come un’iniziativa delle persone mongole locali che si mettono insieme, che si aiutano e che s’impegnano per il prossimo.Quali frutti della visita del Papa auspica ci saranno nella vostra Chiesa?Certamente vogliamo custodire con grande gratitudine e con profondità i semi che sono stati sparsi a piene mani dal Santo Padre in questa visita e, quindi, siamo fiduciosi che i frutti verranno fuori da questa visita proprio per il grande valore a 360 gradi che questa visita ha avuto.Starà certamente a noi di non lasciar cadere invano i grandi appelli che il Santo Padre ci ha fatto, quindi i suoi discorsi diventeranno un programma pastorale per tutti noi. Abbiamo già in mente di pubblicare i vari discorsi nella forma di un libretto in lingua mongola, che verrà anche condiviso con persone al di fuori della Chiesa e che per noi diventerà una specie di programma per i prossimi anni.Da questo punto di vista, i frutti si riassumono proprio in una rinnovata consapevolezza di chi siamo come Chiesa in questa società, in una maggiore visibilità che il Papa ci ha dato come comunità credente con la propria identità, perché qui a volte si fa un po’ fatica a distinguere all’interno del mondo cristiano tra le varie denominazioni. Adesso con la venuta del Papa sarà più chiaro riferirci proprio a lui, a quello che lui rappresenta nel mondo e quindi ci potrà dare anche un contributo fondamentale nella continuazione dei rapporti che abbiamo con le autorità civili per anche mettere a tema alcune situazioni che ancora necessitano di essere risolte a livello legale, a livello di permanenza dei missionari, di registrazione delle nostre attività. Uno dei frutti concreti potrebbe essere proprio il contributo a proseguire nel negoziato per arrivare poi a un Accordo bilaterale tra la Santa Sede e la Mongolia.Come continua il cammino adesso, anche in considerazione del Cammino sinodale in corso?Come ha detto la catechista Rufina nella sua testimonianza, nel nostro piccolo la nostra esperienza di Chiesa è già un’esperienza sinodale e vorremmo che continuasse in questa linea che, come ha avuto modo di spiegare il Santo Padre anche nel viaggio di ritorno sull’aereo, è la prospettiva degli Atti degli apostoli, dei Vangeli. Non è nulla di nuovo, di strano, ma è l’identità della Chiesa. Per noi vuol dire proseguire in questo cammino, sapendo dove dobbiamo insistere: in particolare, il Santo Padre ha messo l’accento sulla necessità di una vita di preghiera ben radicata, che ancori tutto il nostro prodigarci per il prossimo e ha sottolineato l’importanza della comunione ecclesiale nel camminare insieme verso Cristo.
13 settembre 2023    PRIMO PIANO
Al cinema “L'ultima
luna di settembre”
Quando il padre anziano si ammala gravemente, Tulgaa, che da molti anni risiede in città, decide di fare ritorno al suo villaggio d'origine, situato sulle remote colline della Mongolia, per prendersi cura di lui. Il destino, tuttavia, prende il suo corso naturale, e poco tempo dopo, il padre anziano lascia questo mondo. Tulgaa prende la decisione di rimanere nel villaggio e stabilirsi nella yurta di suo padre al fine di completare il raccolto che l'anziano aveva promesso di portare a termine entro l'ultima Luna piena di settembre. Mentre si dedica ai lavori nei campi, Tulgaa si imbatte in Tuntuulei, un bambino di dieci anni che vive con i nonni mentre sua madre lavora in città. Inizialmente, tra i due sorge un rapporto segnato da sfide, ma col passare del tempo, questo si trasforma gradualmente in un legame basato su stima reciproca e condivisione. In mezzo agli incantevoli e vasti paesaggi di questa terra ricca di tradizioni, Tulgaa assume un ruolo di figura paterna nei confronti del giovane Tuntuulei, offrendogli tutto l'affetto paterno che a lui stesso non era mai stato concesso. Tuttavia, l'ultima Luna piena di settembre sta per giungere, e a Tulgaa rimangono solo pochi giorni da trascorrere con Tuntuulei prima di dover fare ritorno in città. Esce con Officine Ubu il 21 settembre, in perfetto allineamento col suo titolo, L’ultima luna di settembre del regista mongolo Amarsaikhan Baljinnyam – che interpreta anche Tulgaa – basato sul romanzo breve 'Tuntuulei' di T. Bum-Erden. Una storia poetica sull'infanzia e la genitorialità, ambientata tra gli incantevoli paesaggi della Mongolia, che diventa per noi rara occasione per scoprire una terra ricca di umanità e tradizioni. “Essendo nato e cresciuto in Mongolia – dice il regista – ho sempre ammirato la sua ricca storia, la cultura e lo stile di vita nomade, unico del mio paese, che sta diventando sempre più raro nel mondo. Come artista, ho osservato l'influenza e l'impatto di questo stile di vita sugli stati emotivi delle persone in età diverse, su come pensiamo, come reagiamo o interagiamo. Il film è l’esempio perfetto per me, per esprimere il cuore e la mentalità del popolo mongolo attraverso le sfide quotidiane della società moderna. Volevo che il mio esordio presentasse al mondo il popolo mongolo in modo autentico, come individuo o come nazione. E sullo sfondo volevo il paesaggio esotico della Mongolia, affinché il pubblico di tutto il mondo vivesse una vera esperienza cinematografica”. Il film è fedele alla versione letteraria ma, afferma l’autore “racconta in modo più entusiasta ed edificante di come Tulgaa e Tuntuulei si accettino l'un l'altro come padre e figlio, anche se non lo sono. La fine del mio film è l'effettivo inizio del viaggio di Tulgaa e Tuntuulei verso il resto della loro vita. Il legame tra i due rimane molto forte. Al giorno d'oggi, nella nostra cultura contemporanea, la nostra energia e il flusso di pensieri sono completamente occupati da cose e compiti inutili, e dobbiamo scegliere di trovare il tempo per le importanti domande interiori a cui è necessario rispondere. Attraverso la mia pellicola, lo spettatore può godersi la solitudine nell'esotica natura mongola con i nostri eroi che a loro volta stanno iniziando un viaggio alla ricerca di quelle risposte per superare le loro paure, alla ricerca di empatia e amore incondizionato attraverso modi inaspettati. Quindi v’invito a rompere con il caos e la frenesia della società e di godervi la poesia di una storia umana che ci conduce alle nostre radici”.di Andrea Guglielmino (CinecittàNews)
12 settembre 2023    SPORT
Il Brera Calcio
va in Mongolia
Il Corriere della Sera del 12 settembre 2023 dedica una pagina di Federico Pistone all'avventura del Brera Calcio in Mongolia. Altro che Internazionale: la terza squadra di Milano punta al planetario. Dopo l'esperienza in serie D con Walter Zenga allenatore nell'anno 2000 all'Arena Garibaldi, il Brera Football Club è sbarcata in Macedonia del Nord, in Mozambico e ora fa rotta sulla Mongolia, in una sorta di Risiko calcistico all'insegna della passione del presidente-giornalista Alessandro Aleotti, omonimo ma nulla a che fare con il rapper J-Ax. Making friends, not millioners è il suo credo ecumenico senza compromessi e comprensibile a ogni latitudine, perfino a Ulaanbaatar, la capitale che ospita metà della popolazione mongola (3 milioni in tutto) dove si gioca a calcio solo per sei mesi all'anno. Normalmente da maggio a ottobre ma con possibili variazioni in caso di inverni particolarmente prolungati e feroci, oltre a quelli “normali” che arrivano a cinquanta gradi sottozero con l'aggravante del vento siberiano che invita, più che a scendere in campo, a rifugiarsi nelle case o nelle gher, le tende dei nomadi costruite da millenni per resistere al clima più estremo della Terra, preso come campione perfino dai tecnici della Nasa per sperimentare condizioni estreme da affrontare su altri mondi. Tutto ghiaccia sotto l'effetto dello zud, il permafrost che ricopre i terreni rendendo drammatica la situazione per i nomadi e per le loro greggi. Figuriamoci giocare a pallone. Eppure la Mongolia, che in primavera rinasce nella sua stupefacnte bellezza, emana quel fascino ancestrale che continua a mietere “vittime”, dopo la visita di Papa Francesco che l'ha definita una vera oasi di meraviglia e di amicizia, nonostante due scomodi vicini come Russia e Cina e proprio per questo “ago della bilancia per la pace mondiale”. Sul territorio del calcio la Mongolia – che domina nel sumo, nella lotta, nel tiro con l'arco insomma in tutte le discipline degne di guerrieri eredi di Gengis Khan – non ha proprio eccellenze di cui andare fiera, occupando il 183° posto (su 208 nazionali) del ranking Fifa, dietro Ciad e Macao ma davanti a Dominica e Bhutan. Rispetto a qualche anno fa, quando i rossoblù mongoli prendevano scoppole spaventose (tipo uno 0-15 contro l'Uzbekistan, non il Brasile), la situazione è migliorata grazie anche al contributo di tecnici e giocatori europei e soprattutto italiani decisi a provare l'avventura asiatica più suggestiva, come il “pioniere” Giacomo Ratto, che sette anni fa andò a difendere i pali dell'Ulaanbaatar City Football Club fra lo stupore generale, mentre all'allenatore romano Fabio Lopez venne offerta la panchina della Nazionale, oggi guidata dal giapponese Ichiro Otsuka. Ed ora ecco arrivare anche Milano con la Brera Holdings quotata al Nasdaq a garantire investimenti, tecnica, spettacolo ed entusiasmo così com'è già accaduto nella “serie A” della Macedonia del Nord, il Paese calcistico più “indigesto” per gli Azzurri, con l'esperienza del Brera Strumica, presieduta da un altro leggendario milanese ad honorem, quel Goran Pandev del triplete nerazzurro che ha accolto con gioia la proposta dell'alleanza. Con il tecnico bresciano Giovanni Valenti la squadra dell'antica Tiberiopoli latina, col nome FC Academy Pandev, è tuttora in testa alla classifica macedone con 4 vittorie, 1 pareggio e 1 sola sconfitta, una Coppa nazionale in bacheca e già nel novero continentale di Conference ed Europa League. Bene anche l'avventura africana con il Brera Tchumene oggi al vertice della serie B del Mozambico e pronto al grande salto. Ora la sfida più difficile e suggestiva, nella Deed Lig, la Premier League di Mongolia, con l'FC Ulaanbaatar campione in carica a rinnovare l'annoso duello con i cugini dell'Erchim. Ora però i due litiganti dovranno vedersela con una nuova forza, il Bayanzurch Sporting Ilch FC fondato nel 2020 e già passato dalla quarta alla prima divisione in pochi anni, destinato a ridipingere il calcio mongolo con i colori neroverdi del Brera, da terza squadra di Milano a prima di Ulaanbaatar.Federico Pistone(dal Corriere della Sera del 12 settembre 2023) https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/23_settembre_12/il-brera-giramondo-dopo-macedonia-e-mozambico-giochera-a-calcio-anche-in-mongolia-costruiamo-amicizie-5d7204a6-69dc-471a-a97b-85a891e65xlk.shtml
8 settembre 2023    PRIMO PIANO
Emessa banconota
commemorativa in argento
In occasione della recente visita di Papa Francesco in Mongolia, l’Ambasciata d’Italia a Ulaanbaatar ha emesso una speciale banconota commemorativa in argento. L’iniziativa dell’Ambasciata, realizzata in collaborazione con la Banca Centrale della Mongolia, ricorda la prima missione diplomatica italiana nell’Impero Mongolo ed è dedicata a al frate Giovanni da Pian del Carpine, missionario francescano italiano, inviato nel 1245 da Papa Innocenzo IV come legato della Santa Sede per consegnare una lettera di pace al Gran Khan dell’impero mongolo. Due anni dopo, una volta tornato in Italia, Giovanni Pian del Carpine redasse il trattato “Historia Mongalorum”, il documento più dettagliato nel mondo occidentale sull’Impero mongolo e sugli usi e costumi del suo popolo. Sulla banconota d’argento è impresso il momento in cui Giovanni da Pian del Carpine è di fronte all’imperatore Guyuk Khan e gli consegna la lettera papale. L’illustrazione originale, l’affresco murale del pittore futurista italiano Gerardo Dottori, è stata realizzata nel 1949 nella Sala Consiliare del Comune di Magione, la città natale del missionario. (fonte esteri.it)
5 settembre 2023    PRIMO PIANO
Il Papa: “Mongolia,
grazie per l'ospitalità”
Poco dopo le 12 del 4 settembre, l'aereo di Ita Airways con a bordo il Pontefice e il seguito è decollato dall'aeroporto Chinggis Khan di Ulaanbaatar alla volta di Roma. Si conclude così il pellegrinaggio di Francesco in terra mongola che lo ha visto abbracciare le diverse realtà della Chiesa e della società. Il telegramma al presidente Khürel Sükh Ukhnaa: "Vi assicuro le mie preghiere per la pace, l'unità e la prosperità della nazione". Papa Francesco ha lasciato la Mongolia, meta del 43* viaggio apostolico internazionale che lo ha visto pellegrino nella capitale Ulaanbaatar presso la piccola Chiesa della nazione centroasiatica. Come consuetudine, prima del decollo si è svolta la cerimonia di congedo in aeroporto, dove il Papa è giunto in auto al termine dell’incontro con gli Operatori della Carità presso la Casa della Misericordia. Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal Ministro degli Affari Esteri della Mongolia, Batmunkh Battsetseg. Subito dopo il saluto delle rispettive delegazioni e del seguito locale, una giovane donna si è chinata su Francesco per donargli un mazzo di fiore. Il Papa ha assicurato che li offrirà alla Madonna. Salutando poi con una forte stretta di mano il cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar, al suo fianco lungo tutta la visita, Papa Francesco è salito a bordo dell'areo per rientrare in Italia. Subito dopo il decollo, il Papa ha fatto pervenire al presidente della Mongolia, Khürel Sükh Ukhnaa, un telegramma in cui, a conclusione, esprime "ancora una volta, il senso di gratitudine" alle autorità e al popolo mongolo "per la calorosa accoglienza e la generosa ospitalità riservatami in questi giorni". Francesco porge quindi il suo saluto assicurando le sue "continue preghiere per la pace, l'unità e la prosperità della nazione" e invocando "cordialmente su tutti voi abbondanti benedizioni divine". Si conclude, dunque, così questo primo viaggio apostolico di un Papa in Mongolia. Viaggio iniziato lo scorso 1 settembre che ha visto il Papa incontrare le autorità del Paese nella capitale Ulaanbaatar e la piccola comunità cristiana locale presso la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, come pure i leader religiosi locali e gli operatori della “Casa della Misericordia". Un abbraccio globale ad un Paese, stretto tra Russia e Cina, che - come ha detto il Papa stesso nel suo primo discorso all'autorità - può avere un "ruolo" fondamentale nello scenario internazionale, soprattutto per la pace globale. (fonte, testo e foto Vatican News)
5 settembre 2023    CULTURA
Il teatro italiano
al BlackBox di Ulaanbaatar
Tre nuove nomination arricchiscono il Palmares del già pluripremiato spettacolo Made in ILVA: “Best direction” e “Best stage designer” per la regista Anna Dora Dorno e “Best actor” per il performer Nicola Pianzola. A nominare lo spettacolo, cavallo di battaglia della compagnia Instabili Vaganti di Bologna, è stata la prestigiosa Saint Muse Academy di Ulaanbataar in Mongolia, dove Made in ILVA andrà in scena l’11 settembre alle ore 16 presso il BlackBox Theatre e nell’ambito della diciassettesima edizione del Festival Internazionale Saint Muse, organizzato dal centro ITI Unesco della Mongolia. Il comitato della Saint Muse Academy aveva avuto modo di apprezzare Made in ILVA al Festival IAPAR di Pune, in India, dove la compagnia ha intrapreso una lunga tournée nell’autunno 2012, ed aveva subito invitato Instabili Vaganti come ospite speciale del più importante festival internazionale teatrale della Mongolia. La pièce di teatro fisico che ha raccontato al mondo la tragedia dell’ex ILVA di Taranto è frutto di una ricerca artistica che vuole fare riflettere sulla condizione alienante dell’operaio, intrappolato in un sistema di produzione che trasforma l’essere umano in una macchina artificiale. Lo spettacolo, diretto da Anna Dora Dorno, interpretato da Nicola Pianzola e con le musiche originali del compositore bolognese Riccardo Nanni, racconta in chiave performativa, il dramma interiore che i lavoratori dell’acciaieria più grande d’Europa, vivono ogni giorno, tra il desiderio di fuggire dalla gabbia d’acciaio fatta di morti sul lavoro, danni ambientali, ricadute sulla salute della popolazione, e la necessità di lavorare per il vivere quotidiano. Definito dalla critica internazionale un capolavoro di teatro fisico, un esempio di “biomeccanica contemporanea”, Made in ILVA ha ricevuto nel 2014 la nomination al Total Theatre Award al Fringe Festival di Edimburgo, dopo aver collezionato numerosi premi: il premio Casino OFF, il premio Landieri per il teatro di impegno civile, il premio della critica Ermo Colle, il premio Museo Cervi, il premio sezione internazionale all’International Festival IIFUT di Teheran in Iran, il premio della giuria al festival del teatro indipendente di Costanza in Romania, il premio OFFx3. Si dovrà attendere la cerimonia di chiusura e premiazione del Festival, prevista il 17 settembre, per sapere se le 3 nomination ricevute si trasformeranno in nuovi premi e riconoscimenti per uno spettacolo che, tradotto e rappresentato in 4 lingue, quest’anno festeggia i suoi 12 anni di tournée mondiali. Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola saranno impegnati anche nella direzione di un workshop pratico di teatro, dal titolo The Organic Body, rivolto ad attori e danzatori della scena teatrale contemporanea in Mongolia, che si terrà lo stesso 11 settembre negli spazi dell’Università di Ulaanbataar. Inoltre, i due fondatori di Instabili Vaganti avranno la possibilità di proseguire la ricerca artistica intrapresa nel progetto “The Global City”, ispirato a “Le città Invisibili” di Italo Calvino, in occasione delle celebrazioni del centenario dell’autore, raccogliendo nuovi materiali e suggestioni grazie a questo viaggio sulle orme di Marco Polo e Kublai Khan. Il nuovo spettacolo debutterà infatti al rientro in Italia della compagnia e dopo una residenza artistica al teatro Fabbri di Forlì, in apertura al festival Colpi di Scena, organizzato da Accademia Perduta/Romagna Teatri in collaborazione con ATER Fondazione, il 26 settembre alle 20.30. La tournée di Instabili Vaganti in Mongolia è sostenuta dall’Ambasciata d’Italia a Ulaanbataar e dal Ministero della cultura.
1 settembre 2023    PRIMO PIANO
“Il deserto ci faccia
capire il silenzio”
di Stefano Vecchi, inviato del Corriere della Sera ULAN BATOR — Difficile, fare diplomazia in tempi di guerra? «Non immaginate quanto. A volte bisogna avere un po’ di senso dell’umorismo…». Nel volo che lo ha portato in Mongolia prima dell’alba di venerdì, quando in Italia erano le 4 del mattino, Francesco passa come sempre a salutare uno a uno i giornalisti che lo seguono nel suo quarantatreesimo viaggio internazionale, il primo di un pontefice nella terra di Gengis Kahn.Cammina appoggiato al bastone, l’aria un po’ stanca. La giornata di oggi non prevede impegni, Francesco riposerà nella prefettura apostolica per smaltire il fuso e sabato mattina, quando in Italia sarà ancora notte, incontrerà le autorità rivolgendo loro il suo primo discorso. E ci si attende che, in un Paese che si trova giusto tra Russia e Cina, il Papa torni a invocare il dialogo e la pace, in un mondo minacciato da quella «terza guerra mondiale a pezzi» che denuncia dall’inizio del pontificato. Anche di recente è stato contestato in Ucraina per le parole di elogio alla cultura e alla storia della Russia rivolte ad un gruppo di giovani cattolici riuniti a San Pietroburgo, che peraltro aveva invitato ad essere «seminatori e artigiani di pace in mezzo a tanti conflitti e polarizzazioni». Mentre sorvolava i cieli della Cina, dall’aereo è stato inviato il telegramma di Francesco al presidente cinese Xi Jinping, com’è consuetudine per ogni capo di Stato dei Paesi sulla rotta. Ma nel caso cinese ha un significato particolare, anche questa volta l’aereo del pontefice ha ottenuto il permesso di sorvolo come quando, tra il 13 e il 14 agosto 2014, nel volo che lo portava in Corea del Sud, Bergoglio fu il primo Papa della storia a poter attraversare i cieli della Cina. Nel telegramma di saluto a Xi Jinping e al popolo cinese, Francesco ha scritto: «Assicurandovi le mie preghiere per il benessere della nazione, invoco su tutti voi le benedizioni divine di unità e pace». Il deserto dei Gobi, la steppa, l’aereo papale ha sorvolato le distese sterminate della terra mongola, «ci farà bene capire questo silenzio così lungo, così grande, capire cosa significa non intellettualmente, ma con i sensi», ha detto Francesco citando il compositore russo Aleksandr Borodin, autore di una sinfonia sulle steppe dell’Asia centrale: «Farà bene forse ascoltare la musica di Borodin, che è stato capace di esprimere questa grandezza della Mongolia». A Ulan Bator sono gli ultimi giorni miti, qui d’inverno le temperature scendono oltre i quaranta sotto zero ma Francesco è arrivato in una giornata di sole. Il Paese è grande cinque volte l’Italia ma ha solo tre milioni e trecentomila abitanti, poco meno della metà concentrati nella capitale. Condomini modulari tirati su in serie, grattacieli sparsi, ciminiere, gru, la capitale porta i segni del passaggio brusco all’economia di mercato, dopo la caduta del comunismo. I primi missionari cattolici ritornarono negli Anni Novanta dopo secoli di assenza del cristianesimo. Il Papa incontrerà una delle comunità cattoliche più piccole del pianeta, appena millecinquecento fedeli in una nazione a maggioranza buddista. All’aeroporto è stato accolto dal prefetto apostolico Giorgio Marengo, 49 anni, il missionario che l’anno scorso il Francesco ha voluto fare cardinale, il più giovane porporato del mondo: un altro segno di attenzione alle «periferie» del pianeta.
28 agosto 2023    PRIMO PIANO
Marengo: «Col Papa
al centro della Chiesa»
“Una grazia speciale e un grande onore”. Il cardinale Giorgio Marengo definisce così il viaggio di Papa Francesco in Mongolia che si svolgerà dal 31 agosto al 4 settembre. Il prefetto apostolico di Ulaanbaatar, capitale del Paese dell’Asia orientale, non esita a confidare, in un’intervista ai media vaticani, che “poter avere tra noi il successore di Pietro è un dono immenso”. E non solo perché è la prima volta in assoluto di un Pontefice in una nazione in cui la Chiesa ha festeggiato da poco il trentennale della sua nascita, dopo la caduta del comunismo, ma anche perché rappresenta una visita dal grande valore storico: “Idealisticamente - afferma Marengo - può essere ricollegata ad un fatto avvenuto ottocento anni fa, quando Papa Innocenzo IV inviò il frate Giovanni da Pian del Carpine come suo messaggero di pace ai mongoli che si trovavano alle porte dell’Europa. Insomma, i primi contatti tra i pontefici e gli imperatori mongoli ci furono già nel tredicesimo secolo”.Eminenza, cosa s’aspetta da questo viaggio del Papa che ha come tema "Sperare insieme"?Credo che aiuterà soprattutto i fedeli cattolici mongoli a sentirsi veramente nel cuore della Chiesa. A noi, che viviamo geograficamente in una zona del mondo molto periferica, la presenza del Papa ci farà sentire non lontani ma vicini, al centro della Chiesa. E poi sarà importante per il rafforzamento dei rapporti tra la Santa Sede e lo Stato mongolo, che già sono buoni.La Chiesa come si è preparata ad accogliere il Pontefice?Con grande entusiasmo e con grande fervore, in special modo nella dimensione della preghiera. Questa visita per noi è molto importante e per questo l’abbiamo voluta far precedere dal pellegrinaggio della statua della Vergine Maria che fu trovata, qualche tempo fa, in una discarica del nord del Paese da una donna povera e non cristiana. Questa statua ha visitato le varie comunità cattoliche nelle quali si è recitato il Santo Rosario per invocare benedizioni su questo viaggio.La Mongolia conta circa tre milioni e mezzo di abitanti dislocati su un vasto territorio di oltre un milione e mezzo di chilometri quadrati. Quali sono le dimensioni della Chiesa che il Santo Padre verrà a visitare?È composta da un gregge molto esiguo: millecinquecento battezzati locali radunati in otto parrocchie ed una cappella. Cinque di esse si trovano nella capitale e le altre in zone più remote. E’ una comunità piccola ma molto viva.Quali sono le principali attività ecclesiali?La Chiesa è impegnata per il settanta per cento delle sue attività in progetti di promozione umana integrale: dall’educazione alla sanità, passando per la cura delle persone più fragili. Ma si occupa anche della vita di fede che si concretizza con il pre-catecumenato, con il catecumenato, con la vita liturgica e con la catechesi continua. E’ una pastorale che cerca di concentrarsi soprattutto sulla qualità della scelta di fede delle persone. Per fare tutto questo, siamo aiutati da una settantina di missionari, tra i quali ci sono venticinque sacerdoti, una trentina di suore ed un bel gruppo di laici. In questa compagine ecclesiale articolata dobbiamo annoverare anche due sacerdoti locali: per ora sono gli unici ma sono sicuro che nel tempo aumenteranno.La Chiesa in Mongolia quali sfide deve affrontare?La prima, quella più importante, è vivere secondo il Vangelo. La grande sfida per ogni comunità è quella di essere discepoli e missionari. E questa coerenza di vita si traduce nella necessità di un radicamento sempre maggiore nella società mongola, con la speranza di una più forte coesione della Chiesa particolare intorno ad un progetto comune. Un’altra sfida è quella dell’inculturazione, che ha bisogno di tempi lunghi perché accompagna la maturazione della fede in un determinato contesto culturale. Infine, c’è la sfida della formazione dei catechisti locali, degli operatori pastorali e, ovviamente, del clero locale ed internazionale.La Mongolia è una nazione nella quale la maggioranza della popolazione si dichiara buddista e nella quale ci sono importanti gruppi di fede islamica e sciamanica. Per la Chiesa locale, quanto è importante il dialogo interreligioso?Il dialogo interreligioso da sempre ha segnato l’esperienza ecclesiale in Mongolia. La Chiesa si trova ad essere, anche per necessità, in una situazione di assoluto bisogno di relazioni con i fedeli di altre tradizioni religiose. E’ una dimensione fondamentale che ci ha sempre accompagnato e che, negli ultimi anni, si è intensificata a tal punto che gli incontri tra i leader religiosi, che prima avvenivano annualmente, ora si organizzano ogni due mesi. Queste riunioni, che si svolgono ad Ulaanbaatar, servono per conoscerci meglio e per condividere i nostri percorsi di vita.La Chiesa della Mongolia come sta vivendo il cammino sinodale?Quasi spontaneamente, perché la dimensione della sinodalità fa parte della nostra esperienza ecclesiale. La dinamica della consultazione di tutte le componenti ecclesiali appartiene alla prassi di questa Chiesa. E’ bello sentirsi in piena sintonia con tutto il mondo cattolico in questa fase in cui la Chiesa universale si ferma a riflettere maggiormente sulla sinodalità.Qual è oggi la situazione sociale nel Paese?La società mongola è in una fase di grande trasformazione. C’è una rincorsa veloce a modelli sociali e culturali che sono nuovi rispetto alla tradizione. E’ una nazione in fermento la cui crescita economica sta imponendo un cambiamento anche negli stili di vita che stanno diventando più aperti alla globalizzazione. Questo rapido sviluppo comporta delle opportunità ma anche dei rischi, come quello di lasciare indietro chi non riesce a tenere il passo oppure quello di indebolire alcune tradizioni locali che invece favoriscono una maggiore coesione sociale. Insomma, è un Paese che vuole dimostrare al resto del mondo le proprie potenzialità.E che rapporto c’è tra la Chiesa e la società civile?C’è un dialogo sincero. C’è un rapporto di arricchimento reciproco, intensificatosi soprattutto negli ultimi anni. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di far sì che la nostra esperienza di fede possa arricchire la società in armonia con le altre realtà religiose. In questo senso, voglio ricordare che sul territorio esistono numerose iniziative di collaborazione che si stanno rivelando molto fruttuose.di Federico Piana  Vatican News
18 agosto 2023    PRIMO PIANO
Il viaggio del Papa
per “sperare insieme”
Andare in Mongolia non è un’eccentricità, ma una scelta ecclesiale molto chiara e che si aggiunge a quella di ridare smalto all’impegno cattolico in Asia. Incastrata tra Cina e Russia la Mongolia presente in sé delle sfide rilevantissime. L’analisi di Riccardo Cristiano (formiche.net)Perché il papa attraversa il mondo per andare in un Paese tanto lontano quanto sconosciuto come la Mongolia e popolato da appena 1500 cattolici? In realtà la storia potrebbe parlare anche in Mongolia di una presenza antica, che risale ai tempi dell’impero mongolo, al XIII secolo. Ma poi i cattolici vi sono tornato nello sventurato Ottocento, poi è cominciata la stagione del comunismo e solo nel 1991 sono state stabilite relazioni diplomatiche. Il cristianesimo e il cattolicesimo ovviamente sono dunque apparsi quasi di conseguenza logica un qualcosa venuto da fuori e da lontano. Si trova anche in questo il senso del motto del viaggio, “Sperare insieme”, cioè la negazione di ogni intento annessionista o omologazionista, ma anche la conferma di una fratellanza nella società mongola e in quella dei popoli.I viaggi di papa Francesco sono spiegati da molti anni nel nome delle periferie. Può sembrare uno slogan, e in parte forse lo diventa se non si unisce a questa definizione apparentemente geografica anche la categoria ecclesiale della missionarietà. Periferie e Chiesa missionaria spiegano meglio l’idea di Chiesa che prospetta Francesco: una Chiesa missionaria non celebra la propria forza o antica presenza, piuttosto sa che la sua vera qualità sta nel lavorare per attrazione, come per Francesco dovrebbe essere ovunque. Non chiedere riconoscimenti ufficiali, ma radicarli nei comportamenti, da spiegare come evangelici ed evangelicamente coerenti.Andare in Mongolia dunque non è un’eccentricità, ma una scelta ecclesiale molto chiara e che si aggiunge a quella di ridare smalto all’impegno cattolico in Asia. Incastrata tra Cina e Russia la Mongolia presente in sé delle sfide rilevantissime: diffusa violenza domestica, alti tassi di disoccupazione, urbanizzazione, inquinamento galoppante, emergenza alcolismo. A tutto questo la Chiesa prova già a rispondere con la sua piccola presenza che ha visto giungere grazie al papa anche un cardinale, il missionario italiano Giorgio Marengo, il cardinale più giovane tra quelli che attualmente siedono nel Sacro Collegio, prefetto apostolico di Ulan Bator.Lavorare per attrazione qui significa affrontare queste sfide insieme alla popolazione locale prescindendo da appartenenza o affiliazione tradizionale, anzi, conoscendo e riconoscendo il buddismo, che è la religione tradizionale di queste terre. Il buddismo dunque è l’interlocutore religioso e qui emerge la prima sfida, che ha certamente molto da dire non solo alla Mongolia: questa sfida si chiama Cina. La diffusione più rilevante è infatti quella del buddismo tibetano e quando si parla di questo si parla del Dalai Lama, e dei problemi che ciò comporta con Pechino, per la decisione con Pechino ha colonizzato il Tibet e tenta di cancellarne le radici religiose e buddhiste. La visita del Dalai Lama in Mongolia, nel 2016, fu un bruttissimo segno per Pechino e tutto si aggravò con la sua scelta di dichiarare la decima reincarnazione del Jebsundamba, capo spirituale del buddismo in Mongolia, da Dharmshala, sede del governo tibetano in esilio, ha ulteriormente allarmato Pechino.La Cina aveva appena tentato di nominarne uno ad essa gradito. Le protervie cinesi portano alla difesa del buddismo ma anche a sinofobia. Tutto questo non può che suonare familiare ai cristiani, che sanno bene come la scelta dei vescovi abbia costituito un rompicapo per i cattolici alla prese con quelli fedeli al papa, come è ovvio, e quelli fedeli solo a Pechino, come è ovvio solo per Pechino. Oggi la Santa Sede, come è noto, è alla prese con la difficile gestione dell’accordo provvisorio con Pechino che riguarda proprio la cruciale questione della nomina dei vescovi e della loro duplice fedeltà, al papa quali vescovi cattolici e a Pechino quali vescovi e cittadini cinesi.Le esuberanze della Cina non sono certo finite, né si è spenta la memoria del doloroso passato e delle imprese coloniali alle quali il cristianesimo è stato associato. Si può dunque ben vedere, come ha scritto Jerome O’Mahony su The Tablet, che questo viaggio alla luce dell’esperienza maturata dal papa e dal suo segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, possa non solo tornare a parlare di una relazione antica tra cristianesimo e Mongolia, non solo novecentesca, ma soprattutto disegnare i nuovi contorni di una relazione tutta nuova tra autorità religiose e governi in quella parte di mondo. Anche l’Europa ha conosciuto concordati e ingerenze governative nella vita ecclesiale, non c’è da menare vanti o teorizzare guerre di civiltà, piuttosto mettere a frutto le esperienze e la reciproca conoscenza, i cambiamenti che questa ha prodotto riducendo la diffidenza. Nei limiti del possibile, ovviamente.Ma c’è anche un altro senso, globale, che questo viaggio non può non trovare. La Mongolia ha bisogno del mondo, incluso l’Occidente, ma non può rompere con la Russia, per la disparità delle forze e del bisogno energetico che la espone. Per questo forse oggi la Mongolia può essere definita una potenza non allineata né con l’Occidente, al quale è avvicinata dal Giappone, né con Mosca, alla quale è avvicinata dall’importazione russa e dalle esportazioni in Cina.Questo è un intreccio che davanti al conflitto in Ucraina può offrire alla Santa Sede un nuovo interlocutore fruttuoso per la sua visione all’insegna della fratellanza e non dell’inimicizia. (foto papafrancesco.net)
10 agosto 2023    PRIMO PIANO
I giovani della Mongolia
in attesa del Papa
Finita la Gmg di Lisbona, i giovani della Mongolia aspettano Papa Francesco nel loro Paese. “La visita del Papa è un segno che Dio ama il nostro Paese”. A parlare è Sanjaa Mng, che a Lisbona ha guidato una piccolissima delegazione di giovani dalla Mongolia. Al termine di questa esperienza, al Sir racconta: “Abbiamo vissuto un momento bellissimo. Giovani di tutto il mondo si sono riuniti nella stessa fede e nello stesso luogo. Abbiamo avuto l’impressione che la preghiera del Padre Nostro che ogni giorno recitiamo, si stesse realizzando. Padre Nostro che sei cieli: la fede di avere un unico Padre, qui è diventata realtà”. E guardando all’imminente viaggio di Papa Francesco in Mongolia, aggiunge subito: “Per noi il Papa è un dono di Dio come segno di fede nella storia”. La Mongolia, con i suoi 1.566.000 chilometri quadrati, è il 19° Paese del pianeta per estensione territoriale (oltre cinque volte l’Italia). Confina con Cina e Russia e gran parte del suo territorio è coperto da steppe, con montagne a nord e a ovest e il Deserto del Gobi a sud. Ha tra le più basse densità di abitanti al mondo tanto che la Mongolia è il secondo paese meno popolato del mondo. Circa il 30% della popolazione è nomade, dedita prevalentemente all’allevamento. “Quando la gente ci pensa – ci dice Sanjaa – pensa che il nostro paese sia una grande distesa di campagna che occupa una vasta area di terra. È vero, è così. Agli occhi della fede, è una comunità molto piccola che sta iniziando a camminare”. La religione predominante infatti è il buddismo tibetano sebbene, in seguito ai decenni di ateismo di Stato, oltre il 30% della popolazione si dichiari tuttora non religiosa. La piccola comunità cattolica conta circa 1.450 battezzati. Un Paese dai due volti: da una parte, la capitale Ulaanbaatar evoluta e tecnologica, dall’altra il resto del Paese, le grandi distese, le tradizioni. “Ci sono molte cose difficoltà”, ammette Sanjaa. La popolazione “sta iniziando a guadagnare” ma “cercherò di affrontare queste sfide e vivere con coraggio, senza paura, come ha detto il Papa alla Gmg: “Sono sicuro che sebbene siamo una piccola comunità, sappiamo attraverso la storia del nostro paese che Dio respira sempre con noi e vive insieme al nostro popolo”. Papa Francesco sarà il primo Pontefice a recarsi nel Paese asiatico. La visita si svolgerà dal 31 agosto al 4 settembre. “Sperare insieme” è il motto scelto per questo viaggio apostolico. Il logo vede al di sopra della scritta la mappa della Mongolia, tratteggiata con i colori rosso e blu, della bandiera nazionale. All’interno, è raffigurata una “ger”, abitazione tradizionale mongola, dalla quale esce verso l’alto un fumo giallo (colore del Vaticano). Sulla destra della ger si staglia una croce. La “ger” e la croce sono contenute tra due scritte in verticale, nella lingua mongola tradizionale, che riprendono il motto. “Il nostro paese ha vissuto una vita nomade fin dai tempi antichi”, spiega Sanjaa. “Vive ancora una vita nomade. Quando ci penso, la radice della nostra fede è nella vita nomade. Quando Dio chiamò Abramo, lui viveva una vita nomade. Proprio come un genitore dà un nome a un figlio, Dio diede un nome ad Abramo.di M. Chiara BiagioniAgenzia d'informazione Sir 
8 agosto 2023    PRIMO PIANO
Il Papa in Mongolia
dal 31 agosto al 4 settembre
Sperare insieme. Nel motto che accompagna la visita c’è il senso stesso del viaggio che porterà il Papa in Mongolia, primo Pontefice a raggiungere il Paese, dal 31 agosto al 4 settembre. Un’immagine semplice che vuole riunire il senso pastorale ma anche di Stato che caratterizzerà il pellegrinaggio. Si è optato per «una virtù prettamente cristiana come la speranza – informa la Sala Stampa vaticana – ma largamente condivisa anche in ambienti non-cristiani, associandola all’avverbio “insieme” in modo da sottolineare l’importanza della collaborazione bilaterale tra Santa Sede e Mongolia». Un Paese, quest’ultimo, confinante con la Russia e la Cina dove la comunità cattolica è una realtà piccola, pari al 2% della popolazione totale, che significa circa 1.450 battezzati su 3,5 milioni di abitanti. Religione maggioritaria è invece il buddismo, sebbene a seguito di decenni di ateismo di Stato oltre il 30% delle persone dichiari di non avere nessun credo. A guidare il piccolo gregge cattolico, il cardinale Giorgio Marengo, piemontese di Cuneo, classe 1974, che ha ricevuto la porpora nel Concistoro del 27 agosto 2022. Missionario della Consolata, un dottorato in missiologia, è stato il primo esponente del suo Istituto religioso a essere inviato nel Paese asiatico. E certo la sua esperienza sarà preziosa per l’articolazione della visita che vedrà Francesco arrivare nella capitale mongola di Ulaanbaatar la mattina del 1° settembre. La prima giornata completa della visita sarà però il 2 settembre quando il Pontefice incontrerà in mattinata le autorità civili, politiche e il corpo diplomatico mentre il pomeriggio prevede l’appuntamento con i vescovi i e il clero locale. Due i momenti centrali nel programma di domenica 3 settembre: l’incontro ecumenico e interreligioso e la Messa, all’interno delle “Steppa arena”. Nell’ultimo giorno l’abbraccio agli operatori della carità e l’inaugurazione della "Casa della misericordia”. Il rientro a Roma è previsto alle 17.20 del 4 settembre. Si diceva del motto. Va nella stessa direzione il logo che, al di sopra della scritta, riproduce la mappa della Mongolia con all’interno una ger (abitazione tradizionale mongola), dalla quale esce verso l’alto un fumo giallo (colore del Vaticano). Sulla destra della ger si staglia una croce. La ger e la croce sono contenute tra due scritte in verticale, nella lingua mongola tradizionale, che riprendono il tema del viaggio: ”sperare insieme”.  Nella foto, il Papa durante un'udienza con autorità buddiste della Mongolia e il cardinale Giorgio Marengo - Archivio Vatican Media.di Riccardo Maccioni per Avvenire
25 giugno 2023    SPORT
Judo, Grande Slam:
2° oro per la Mongolia
Grand Slam di judo ad Ulaanbaatar, terza ed ultima giornata in terra mongola contrassegnata dall’assegnazione degli ultimi cinque ori, di cui uno appannaggio dei padroni di casa della Mongolia. Nella categoria uomini -100 kg festa grande nell’arena per il successo del mongolo Gonchigsuren Batkhuyag (nella foto), giustiziere in finale del georgiano Varlam Liparteliani. Terza piazza per l’indipendente Arman Adamian ed il naturalizzato nipponico Aaron Wolf. Tra le donne +78 kg, su tutte la nipponica Wakaba Tomita davanti all’israeliana Raz Hershko. Terzo gradino del podio per la mongola Nominzul Dambadarjaa e la coreana Hayun Kim. Ultima medaglia assegnata in ordine di tempo è quella relativa alla categoria uomini +100 kg: qui su tutti c’è l’atleta indipendente Inal Tasoev, che sconfigge nell’atto conclusivo il coreano Minjong Kim. Bronzo per il mongolo Tsetsentsengel Odkhuu e il tedesco Losseni Kone. La kermesse è stato un grande successo per la Mongolia, sia nell'organizzazione che nei risultati. Ora il judo va in vacanza, i prossimi appuntamenti ad agosto. (fonte Euronews)
Grand Slam di judo a Ulaanbaatar, prima giornata in terra mongola contrassegnata da un doppio oro assegnato a judoka nipoponici, esultano anche i padroni di casa: da segnalare che nessun atleta italiano è in gara in questa competizione. L'arena si è gremita di un pubblico appassionato, pronto a tifare per i propri colori. Categoria uomini -66 kg: l’acuto dei padroni di casa porta la firma di Baskhuu Yondonperenlei, giustiziere in finale del tagico Obid Dzhebov. Terza piazza per l’azero Yashar Najafoc ed il mongolo Erkhembayar Battogtokh. Superfluo ribadire che la folla è andata letteralmente in visibilio per il vincitore, uomo del giorno. A consegnare le medaglie è Battulga Khaltmaa, presidente della Mongolian Judo Association. "Mi sento assolutamente bene - dice il vicncitore - perché il pubblico ha tifato per me, vorrei ringraziare in modo speciale il presidente dell'Associazione mongola di judo per il suo sostegno". (fonte euronews)
23 giugno 2023    PRIMO PIANO
Italia-Mongolia: sezione
interparlamentare
“Si è ufficialmente insediata la sezione bilaterale interparlamentare Italia - Mongolia che presiedo, alla presenza di alcuni componenti della commissione e dell’Ambasciatrice Tserendorj Narantungalag che ci ha invitati presso l’Ambasciata”. Ne dà notizia Nicola Carè, deputato Pd eletto all’estero. “La bilaterale che presiedo – aggiunge – è costituita da 16 colleghi parlamentari: Ettore Rosato, Elena Bonetti, Mauro Del Barba, Francesco Gallo, Gisella Naturale, Alberto Losacco, Antonio Trevisi, Giangiacomo Calovini, Susanna Camusso, Luca Pastorino, Mario Borghese, Mario Borghese, Elena Murelli, Nicoletta Spelgatti, Roberto Pella e Francesco Giacobbe”. La Mongolia, annota Carè, “è un Paese ricco di risorse minerarie, come carbone, rame, oro, zinco, terre rare e molti altri elementi. I rapporti bilaterali sono buoni e con il nostro gruppo bilaterale rafforzeremo ancora di più i contatti tra i parlamentari di entrambi i Paesi e aumenteremo così la reciproca collaborazione. È una occasione di confronto e un’occasione per rafforzare le relazioni politiche, economiche e culturali tra l’Italia e la Mongolia. Molto significativo l’aumento delle nostre importazioni con un balzo del 147% nel 2022 e interessanti prospettive si stanno aprendo in campo ambientale, nelle energie rinnovabili, nel settore forestale e nella gestione dei rifiuti”. (fonte aise)
5 giugno 2023    PRIMO PIANO
Il Papa in Mongolia
dal 31 agosto al 4 settembre
Il direttore della Sala stampa della Santa Sede Matteo Bruni lo ha annunciato ai giornalisti sabato 3 giugno. «Accogliendo l’invito del presidente della Mongolia e delle autorità ecclesiali del Paese – ha detto -, Papa Francesco compirà un viaggio apostolico in Mongolia, nei giorni dal 31 agosto al 4 settembre di quest’anno». Il programma e ulteriori dettagli, ha chiarito, «saranno comunicati nelle prossime settimane». Il cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulan Bator, raggiunto dal Sir, riflette sulla grande attenzione del pontefice per le “periferie”. «La sua presenza al nostro fianco è un incoraggiamento perché riconosce che, anche in una porzione di Chiesa così piccola, c’è comunque qualcosa di importante e di bello – afferma -. Credo che per la Chiesa in Mongolia sia soprattutto la freschezza di una fede sorgiva, piena di stupore». Quello in Mongolia sarà il 43° viaggio apostolico internazionale di Bergoglio. Era stato lui stesso ad anticipare, in diverse occasioni, il suo desiderio di recarsi in questo Paese al confine tra Russia e Cina. «È chiaro che c’era una speranza viva ma ora l’annuncio è ufficiale e quindi è una notizia che già sta facendo il giro della nostra piccola Chiesa in Mongolia con tanta gioia e gratitudine», le parole del porporato raccolte dal Sir. Marengo riferisce anche i “numeri” della Chiesa mongola: circa 1.500 fedeli, 75 missionari e missionarie, 29 sacerdoti, di cui 2 mongoli. Accanto a loro, si contano anche 36 suore, 6 fratelli consacrati, tre missionari/e laici. 9 i luoghi di culto ufficialmente riconosciuti dallo Stato e un numero abbondante di progetti, da piccolo a medio e lungo termine, che vanno dalle scuole per l’infanzia per bambini meno abbienti a doposcuola, attività ricreative ed educative, fino a due case per anziani in difficoltà. (Fonte RomaSette)
Nella mattina di domenica 21 maggio, il cardinale Giorgio Marengo, dei Missionari della Consolata, prefetto apostolico di Ulaanbaatar, in Mongolia, ha preso possesso del titolo di San Giuda Taddeo Apostolo. Giunto nella chiesa romana di via Amedeo Crivellucci, il porporato è stato accolto dal parroco, monsignor Marco Ceccarelli, che gli ha presentato il crocifisso per il bacio e la venerazione. Successivamente il cardinale ha presieduto la messa. Hanno concelebrato, oltre al parroco, padre Stefano Camerlengo, superiore generale dei Missionari della Consolata, con alcuni membri del consiglio generale. Tra i presenti, la sorella del cardinale e l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Di Nitto. Ha diretto il rito monsignor Massimiliano Boiardi, cerimoniere pontificio, che ha letto la bolla di nomina. (fonte Osservatore Romano)
22 maggio 2023    PRIMO PIANO
Macron in visita
alla Mongolia
Emmanuel Macron ha compiuto domenica una breve ma simbolica visita in Mongolia (foto), la prima di un presidente francese in questo Paese asiatico di crescente interesse strategico in Occidente. Il capo di Stato francese è stato accolto da una tradizionale guardia d'onore mongola dopo essere atterrato nella capitale Ulaanbaatar a seguito del vertice del G7 a Hiroshima, in Giappone. Macron ha poi partecipato a un ricevimento in piazza Sukhbaatar. Dall'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022, la Francia ha intensificato la diplomazia con paesi che non l'hanno condannata esplicitamente, tra cui la Mongolia. (fonte France24) 
Il Corriere della Sera apre i suoi archivi e sul numero di 7 del 22 aprile viene dedicata una pagina a un reportage di 40 anni fa, 18 settembre 1983, a nobile firma di Alberto Moravia. Il titolo: “La bellezza assoluta della Mongolia chiave per capire l'Est (e il comunismo”. Nell'occhiello si specifica: “I paesaggi di quello che fu il Regno di Gengis Khan sono fuori dall'ordinario: uno sguardo di un attimo alla steppa mongola ripaga delle 15 ore di viaggio aereo per arrivarci. Il suo popolo di pastori è un altro motivo di interesse. Ma vale la visita anche solo essere qui per capire la sua prepotente vicina, l'Unione Sovietica, e le repubbliche orientali del socialismo reale". Ecco l'incipit dell'articolo: “Paese lontano dodicimila chilometri dall’Italia, con pochi rapporti diretti con il nostro Paese e scarsa, per non dire nessuna, vicendevole conoscenza, all’infuori dei soliti cliché: l’Italia, il Paese dell’Impero Romano, del Rinascimento: la Mongolia, il Paese di Gengis Khan, dell’Impero Mongolo. Si potrebbe rispondere che si viaggia per sapere perché si viaggia, come, probabilmente, si vive per sapere perché si vive. Qua, sia pure a cose fatte, cioè a viaggio compiuto, si possono indicare alcuni elementi del grande interesse che la Mongolia può avere per il viaggiatore non del tutto sprovveduto. Prima di tutto, poiché l’ambigua ma assoluta bellezza deve sempre in ogni caso venire prima della verità, la Mongolia andrebbe visitata, se non altro, per la straordinaria bellezza dei suoi paesaggi. La Mongolia è molto lontana, ci vogliono quindici ore di aereo da Roma per arrivarci; ma un solo sguardo della durata di un attimo alla steppa mongola ripaga largamente della lunghezza del viaggio. Un solo sguardo, d’altra parte, fa capire tante cose: per esempio Gengis Khan e l’Impero Mongolo. E poiché dalla bellezza passiamo alla verità, allora bisogna dire che un altro motivo di interesse è il popolo mongolo, un piccolo popolo di pastori che, però, secondo la nota poesia di Mao, «Sapeva tendere l’arco»".
15 aprile 2023    PRIMO PIANO
Il Papa: “Ungheria
poi Marsiglia e Mongolia”
"Volare sino ai confini della terra portando il Vangelo della speranza e della pace", è il programma di Papa Francesco dopo la breve parentesi in ospedale e la Santa Pasqua appena passata. Il pontefice tornerà a viaggiare rispettando il programma dei viaggi apostolici in calendario. Lo ha annunciato lui stesso, ricevendo stamane in udienza in Vaticano i dirigenti e il personale della società aerea Ita Airways.  "Fra due settimane, a Dio piacendo, partirò per il 41/o pellegrinaggio apostolico andando a visitare l'Ungheria. Poi ci sarà Marsiglia, poi la Mongolia, tutte queste cose che sono in lista d'attesa", ha spiegato. Bergoglio ha così confermato il viaggio in cantiere per fine settembre a Marsiglia e in Mongolia, non citando comunque quello previsto all'inizio di agosto in occasione della Gmg (Giornata mondiale della gioventù) di Lisbona. L'ultimo, a gennaio scorso, lo ha visto protagonista nella Repubblica democratica del Congo e in Sud Sudan. Il pontefice ha voluto ringraziare Ita Airways per il servizio reso, definendoli "le ali del Papa", perché, ha detto Francesco, "permettono al Successore di Pietro di volare sino ai confini della Terra portando il Vangelo della speranza e della pace". Nel corso dell'udienza, Papa Francesco si è poi chiesto: "Se San Paolo avesse avuto la possibilità di viaggiare in aereo, che cosa sarebbe successo?". (fonte RaiNews)
Un Paese lontanissimo, con una stagione estiva dalla breve durata e con un fascino misterioso che spesso porta i viaggiatori a snobbarlo per altre mete ben più note. Parliamo della Mongolia, il Paese di Gengis Khan, l’eroe nazionale che creò un impero gigantesco che, a detta della Cnn, è il luogo da visitare assolutamente nel 2023. Tramite un lungo articolo, infatti, la nota rivista statunitense ha spiegato anche il perché dovremmo farlo.Facilitazioni all’ingressoLa prima ragione per cui quest’anno dovremmo tutti pensare di raggiungere la Mongolia è perché le procedure di ingresso sono state nettamente semplificate. Il Governo locale ha dichiaro che, dal 2023 al 2025, i cittadini di 34 Paesi non avranno più bisogno di visto turistico per farvi ingresso. Tra questi – e per fortuna – c’è anche l’Italia.La recente apertura dell’aeroporto internazionaleLa Mongolia ha recentemente aperto il suo aeroporto internazionale, chiamato Chinggis Khaan, che oggi può accogliere ben 3 milioni di passeggeri all’anno. Atterrarvi, quindi, è sicuramente più facile di tanti anni fa anche perché è servito da numerose compagnie aeree. Tra le altre cose, vi sono stati aggiunti più di 500 nuovi posti auto, un grande sforzo da parte del Governo al fine di far accrescere il turismo in un Paese ancora poco noto – almeno per noi italiani – ma certamente bellissimo.Un nuovo museo modernoIl terzo motivo per cui la CNN sostiene che questo sia l’anno giusto per volare in Mongolia è che da queste parti è stato recentemente aperto un museo dai profili moderni e interessantissimo: il Chinggis Khaan, che permette di conoscere più a fondo la tumultuosa storia del Paese. Al suo interno sono conservati oltre 10.000 manufatti che coprono più di 2000 anni di storia, meraviglie disposte in sei sale espositive permanenti e due temporanee.I festival musicali della MongoliaPer molti potrebbe essere difficile pensarlo, ma la Mongolia è anche la destinazione perfetta per chi è in cerca di buona musica e di puro divertimento. Durante l’anno, infatti, si susseguono diversi festival che attirano locali e non sono. Basti pensare al Playtime, Spirit of Gobi, INTRO Electronic Music Festival e Kharkhorum 360 Visual Art & Music Experience, tanti appuntamenti in compagnia di band internazionali, DJ e musicisti di tutto il mondo insieme all’eclettico mix di rapper, band e cantanti folk della Paese.Naadam, la festività tradizionale della MongoliaTra i modi migliori per conoscere a fondo le radici di un Paese c’è quello di scoprire le loro festività tradizionali. E in Mongolia, ogni anno, si tiene il Naadam che molto recentemente ha persino festeggiato i suoi primi 100 anni di vita (nonostante esista da molti di più). Una celebrazione importantissima che affonda le sue radici all’epoca del leggendario Gengis Khan, quando si tenevano corse di cavalli, si facevano wrestling e gare di tiro con l’arco con lo scopo di far mantenere i guerrieri in forma. Oggi questo festival, che ripercorre sempre le antiche corse di cavalli, wrestling e battaglie di vario genere, prende vita a Ulaanbaatar, la peculiare Capitale del Paese, presso il National Sports Stadium ogni 11 luglio.Cosa visitare assolutamente in MongoliaMa oltre a eventi, recenti aperture e chi più ne ha più ne metta, il 2023 è l’anno perfetto per visitare la Mongolia anche grazie a tutte le meraviglie che ha da offrire ai visitatori. Del resto stiamo parlando del settimo Stato più grande del mondo, un Paese immenso dove la natura fa da padrona e in cui, di tanto in tanto, svettano templi e monasteri che si rivelano perfettamente integrati nelle campagne o nei centri abitati della città. La prima tappa da fare è senza ombra di dubbio la Capitale, Ulaanbaatar, che è persino considerata la più fredda del mondo. In questo posto avrete modo di scoprire una perfetta combinazione tra tradizione e modernità, ma anche diversi musei assolutamente interessanti. Vale la pena fare un salto e anzi, è forse uno dei motivi principali per cui si visita la Mongolia,  tra le immensità del deserto del Gobi, il posto in cui comprendere davvero i significati delle parole ‘libertà’ e ‘pace’, magari sotto un cielo impreziosito da luminosissime stelle. Da queste parti, tra le altre cose, sono stati riportati alla luce importanti fossili, tra cui antichissime uova di dinosauro. Senza ombra di dubbio questo è un posto che non può lasciare indifferenti poiché incanta con la diversità dei suoi paesaggi, una distesa di meraviglie che passa dalle dune di sabbia alle montagne, per poi aprirsi in immense pianure e steppe desertiche. Non mancano oasi e laghi, spettacoli che gli donano un tocco di magia in più. Un’altra vera meraviglia naturale della Mongolia è il mistico Lago Hovsgol che ha l’onore di sorgere in una delle principali aree di interesse naturalistico del Paese. È lo specchio d’acqua più profondo dell’Asia centrale e accoglie il visitatore con paesaggi che sono in grado di lasciare a bocca aperta. Molto interessante è anche il Flaming Cliffs, una sorta di Grand Canyon della Mongolia, che nei fatti è tutto quello che resta di un antico mare preistorico. Anche da queste parti, infatti, sono stati riportati alla luce numerosi e rilevanti reperti. Nel visitarlo vi ritroverete sommersi di pittoresche formazioni rocciose dal colore rosso fuoco. Poi ancora il maestoso Parco Nazionale Gorkhi-Terelj che è il più esteso di tutto il Paese. Da queste parti si possono praticare tantissimi attività che vanno dall’escursionismo al pattinaggio su ghiaccio e lo sci durante i mesi più freddi. Anche se, senza ombra di dubbio, la sue attrazioni principali sono gli enormi massi di granito che assumono delle forme bizzarre: una su tutte ricorda persino una graziosa tartaruga. In Mongolia vale la pena fare un salto presso le sue piscine naturali di Tsenkher che prendono vita in una regione che pullula di sorgenti termali. In questa zona l’acqua bollente sgorga tra le rocce a temperature che vanno dagli 80° ai 90°C. Acque che sono ricche di solfato e carbonato di sodio, tanto da rivelarsi curative per alcune malattie articolari e per altre che riguardano il sistema nervoso. Infine, non dimenticate una cosa essenziale in Mongolia: passare almeno una notte in yurta presso la magica steppa del Paese che si distingue per essere una distesa verde pressoché infinita. Il modo più ideale di vivere il lato più autentico della Mongolia in quanto queste grandi tende sono, anche al giorno d’oggi, la scelta abitativa più frequente delle popolazioni nomadi che abitano in queste meravigliose regioni. (fonte siviaggia.it)
5 aprile 2023    CULTURA
A Roma la mostra
di Bekhbaatar Enkhtur
Curata da Enrico Camprini e concepita come progetto site specific, la mostra di Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, 1994) alla Galleria Matèria di Roma propone un punto di vista alternativo sulla storia della Mongolia. Attingendo da un repertorio iconografico fatto di memorie e miti della sua terra d’origine, l’artista si serve della scultura e della manipolazione dello spazio espositivo per creare immagini impermanenti. Come i ricordi tendono a svanire nel tempo, allo stesso modo nulla rimane dei suoi lavori che, realizzati con materiali organici, tra cui argilla, cera, paglia, sono destinati per loro stessa natura a deteriorarsi. La mostra ruota intorno a una lunga scultura fatta di paglia e cera che, adagiata su un cuscino, si staglia sul pavimento della galleria, determinando il percorso di visita. L’opera, creata dall’artista alcuni giorni prima dell’inaugurazione, prende ispirazione da un atto iconoclasta che ha segnato la storia del popolo mongolo: la demolizione del Janraisig di Ulaanbaatar, il bodhisattva della grande compassione, simbolo dell’indipendenza politica della Mongolia. La statua di Migjid Janraisig, alta oltre 26 metri, era stata eretta nel 1913 per poi essere abbattuta dalle truppe sovietiche durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente ricostruita nel 1996. Lungo le pareti della galleria, realizzati su alcuni materiali rimasti dalla precedente mostra, si possono invece ammirare nove disegni (Sisma #1–9, 2023) che alludono a un gioco d’infanzia dell’artista. Lo spazio si trasforma così in un racconto metaforico che evoca non solo gli episodi più personali della vita dell’artista, ma anche quelli più rappresentativi del popolo mongolo, attraverso una pratica che indaga la temporalità e la trasformazione della scultura. (fonte atribune.com)
30 marzo 2023    PRIMO PIANO
Trovato il «Piccolo Buddha
della Mongolia»
Appartiene a una delle famiglie più in vista della Mongolia, ma ha passaporto statunitense ed è stato riconosciuto dal Dalai Lama (foto), leader spirituale del buddismo tibetano, come la decima reincarnazione di Khalkha Jetsun Dhampa Rinpoche, che è guida spirituale in Mongolia ed è considerato la terza autorità del buddismo tibetano. Messe tutte insieme queste caratteristiche non possono che far infuriare la Cina e il riconoscimento sembra avere valore politico prima ancora che religioso. A raccontare della scelta è la stampa indiana che ha spiegato della cerimonia avvenuta a metà febbraio nel monastero di Gandantegchinlen Khiid a Ulan Bator, in Mongolia. Dopo è venuta quella dell’8 marzo con il Dalai Lama a Dharamshala, nello Stato indiano dell’Himachal Pradesh. Il prescelto è uno dei due gemelli di otto anni di una delle famiglie più importanti a livello politico e commerciale in Mongolia. Sono figli un professore dell’Università nazionale mongola, Altannar Chinchuluun e la madre, Monkhnasan Narmandakh, è amministratrice delegata di un gruppo industriale. Il Jetsun Dampa Kalkha Hutuktu appartiene alla linea di reincarnazioni a capo della scuola Gelug in Mongolia che fino alla rivoluzione comunista degli anni Venti del secolo scorso svolgeva anche un ruolo politico analogo a quello del Dalai Lama in Tibet. La Mongolia teme una reazione cinese che, per il Tibet, rivendica il diritto di nominare direttamente i leader del buddismo. Pechino, nel 1995, quando il Dalai Lama nominò un Panchen Lama, prese in custodia il bimbo di 6 anni e lo sostituì con un altro. La paura è che accada una cosa simile o che si creino problemi fra Ulan Bator e Pechino che già aveva condannato una visita del Dalai Lama nel Paese. La geopolitica va a braccetto con la religione in queste questioni. In Mongolia deve passare il gasdotto Power of Siberia 2 fra Cina e Russia. In India poi, dove è ospitato il Dalai Lama e dove ha incontrato il bambino, c'è sempre il timore di un irrigidimento dei rapporti già tesi con Pechino. Da sempre la questione tibetana è tema di conflitto fra India e Cina. L'India ospita il governo tibetano in esilio che non è riconosciuto da Pechino. Per il governo cinese l'attuale Dalai Lama è «un esule politico travestito da figura religiosa che da tempo è impegnato in attività separatiste anti-cinesi». Al netto delle questioni politiche la vicenda non può non riportare alla mente il film di Bernardo Bertolucci Piccolo Buddha in cui si racconta la storia di un bambino americano individuato, insieme ad altri, come possibile reincarnazione di uno dei maestri del Dalai Lama. Il capo spirituale tibetano entrò per la prima volta in un cinema per vedere questo film alla prima a Parigi nel 1993. (testo Chiara Pizzimenti – Vanity Fair)
Giorgio Marengo è il giovane vescovo della Mongolia che Bergoglio ha creato cardinale: «Francesco», dice, «ci insegna il valore della “piccolezza” davanti agli occhi di Dio e ha reso la Chiesa veramente universale» (intervista da Famiglia Cristiana, autore Paolo Affatato)Piccolezza, comunione, trasparenza. In sintesi: Vangelo. Sono gli aspetti e le parole che, pensando ai dieci anni di pontificato di papa Francesco, sottolinea in questa intervista a Credere il cardinale Giorgio Marengo, vescovo e missionario della Consolata, dal 2020 prefetto apostolico di Ulaanbaatar, in Mongolia.Cardinale Marengo, quali sono i suoi sentimenti e le valutazioni sui dieci anni di pontificato di Francesco?«Le valutazioni le lascerei agli storici. Da parte mia, sento di ringraziare Dio perché continua a guidare la sua Chiesa e ci ha dato in papa Francesco un successore di Pietro che concretamente garantisce la Chiesa nell’unità della fede e continua a governarla con passione».Quali sono le “lezioni” che, a livello personale e come Chiesa in Mongolia, avete appreso da lui?«Ne vedo nitidamente due, sia come persona, sia come Chiesa in Mongolia: la prima è la centralità data alla fede, un richiamo continuo alla relazione personale con Cristo vissuta nella Chiesa. Accanto a questa, il valore della “piccolezza evangelica”: ciò che agli occhi del mondo è piccolo è invece importante agli occhi di Dio. Citerei, poi, l’importanza della coerenza e l’amore verso le persone ai margini. A livello personale, ammiro molto la sua capacità di toccare questioni molto profonde usando parole semplici, con linguaggio diretto, non autoreferenziale. A volte noi sacerdoti e vescovi rischiamo di “parlarci addosso”, mentre Francesco, con parole comprensibili, va dritto al punto. Vorrei provare a imitarlo nel servizio della Parola a cui sono chiamato anch’io, come pastore di questa Chiesa, per andare veramente al cuore. C’è una parresìa evangelica che tutti riconoscono a papa Francesco, unita alla capacità di essere anche poetico e parlare con immagini».Un Papa venuto “dalla fine del mondo” ha scelto cardinali anch’essi “dalla fine del mondo”, come nel suo caso: cosa vuol dire?«Questo ci ha insegnato a pensare in termini di maggiore universalità della Chiesa. Le scelte di papa Francesco ci aiutano a cogliere maggiormente l’ampiezza della comunità ecclesiale e la sua ricchezza, in termini di varietà, sempre dentro la fondamentale comunione che ci fa un unico Popolo di Dio. Il Papa dimostra grande attenzione alle realtà che sembrano più lontane, promuovendo anche quelle esperienze di marginalità che gli stanno tanto a cuore probabilmente perché vi riconosce degli elementi di potenziale arricchimento per tutti».Sono cambiati, in questi dieci anni, la visione, lo stile di vita, il modo di “essere comunità” per i cattolici in Mongolia e poi, a livello universale, per i cattolici in tutto il mondo?«Gli ultimi dieci anni costituiscono il terzo decennio di vita della Chiesa cattolica in Mongolia, un tempo in cui vi è stato un cammino di appropriazione sempre più personale della fede. Dopo il primo ventennio, dove tutto era ancora nuovo, in questa terza decade – che corrisponde al pontificato di papa Francesco – si sono visti processi di consolidamento dell’identità ecclesiale. Anche a livello universale forse si può parlare di un processo analogo, naturalmente con le specificità esistenti: con la sua acutezza di vedute, papa Francesco provoca tutti i credenti a non dare per scontato il nostro vivere la fede, chiamandoci a riscoprirne sempre e di nuovo la bellezza. E a proporla agli altri con serietà, coraggio e gioia. Questa dimensione del pontificato di papa Francesco è molto importante: dalla sua testimonianza traspare l’urgenza di una conversione continua, a cui tutti siamo chiamati».E come è cambiata la percezione della Chiesa dall’esterno, da parte di membri di altre comunità religiose o dei non credenti?«Vivendo in Mongolia, posso confermare che di papa Francesco si apprezza molto la schiettezza, accanto alla sua personale coerenza. Sento spesso persone completamente estranee al mondo ecclesiale citare le frasi di papa Francesco proprio per il suo “andare al cuore delle questioni”. Nei suoi discorsi, c’è un richiamo continuo a valori universali, sui quali costruire ponti e collaborazioni con tutti. Il fatto che un Papa parli di temi di attualità come la difesa del creato e la promozione della giustizia, credo abbia fatto sì che la Chiesa venga percepita come un’istituzione viva e coinvolta nelle vicende del mondo, con qualcosa di importante da dire»Nell’ambito della missione evangelizzatrice della Chiesa, ha notato, nella sua sensibilità, una sfumatura peculiare, desunta dalle parole o dai gesti di papa Francesco?«Per me l’attenzione ai piccoli e un maggior coinvolgimento di tutta la compagine ecclesiale, come esperienza sinodale, sono elementi che emergono più di altri. Papa Francesco è anche un esempio di grande libertà interiore, pure nel parlare di temi di attualità. Questo nasce da quella franchezza che accompagna chi osserva, pondera, porta nella preghiera e poi si lascia condurre dallo Spirito, anche per decisioni difficili o impopolari. Non conta tanto il “si è fatto sempre così”, Francesco si preoccupa perché le sue decisioni siano autenticamente in sintonia con il Vangelo mantenendosi con forza nella tradizione apostolica. Vuole che tutto nella Chiesa abbia sapore di Vangelo».Ci sono alcune parole-chiave e documenti del magistero del Papa che oggi porta nel cuore in modo speciale?«Innanzitutto direi “Vangelo”: rimettere il Vangelo e la relazione personale con Cristo al centro della vita ecclesiale. Direi anche “comunione”. E, legata a queste prime due parole, direi “missione ed evangelizzazione”. Vorrei citare anche la parola “trasparenza”, come invito a lasciarsi attraversare dalla luce di Cristo, in tutti i processi interni alla Chiesa. Poi “piccolezza”, come ho già detto. E “vicinanza”, cioè farsi vicini a ogni persona. Aggiungo la parola “discernimento”, modalità con cui ci poniamo nel mondo come discepoli di Cristo. Tra i documenti del suo magistero, sono legato in modo speciale alle due esortazioni apostoliche Evangelii gaudium e Gaudete et exsultate. Il richiamo alla gioia del Vangelo penso sia molto bello, è una parola centrale»
14 marzo 2023    CULTURA
Al Far East di Udine
anche un film mongolo
Dal 21 al 29 aprile, la venticinquesima edizione della rassegna vedrà coinvolti Paesi come la Mongolia, la Corea e il Giappone. Il progetto investirà tutta la città friulana: dal multisala progettato per accoglierlo ai concept store dedicati alla tradizione orientale. Non capita spesso, ma talvolta un nome o un titolo raccontano più di ciò che avevano intenzione di dire. Succede a Udine, il cui festival cinematografico dedicato al sud est asiatico, che si chiama Far East Film Festival  in questa che è la venticinquesima edizione, allude nel nome, forse indirettamente, anche alla posizione del capoluogo friulano nella penisola: cioè in un lontano oriente italiano. Ma questa simmetria tra i due lontani orienti, asiatico e italiano, ha anche un’altra valenza: così come il cinema asiatico ha nel Far East il suo centro, Bollywood a parte, allo stesso modo il Far East Film Festival ha dato vita al più importante festival del genere in Europa. E tra i Paesi emergenti sui quali il festival scommette, c’è anche la Mongolia con la commedia The Sales Girl, che racconta, in uno stile divertente ma denso di significato, la parabola di una studentessa mongola che diventa commessa in un sexy shop. (fonte linkiesta.it, nella foto un'immagine di The Sales Girl)
2 marzo 2023    PRIMO PIANO
Campi nomadi in Mongolia,
una mostra a Firenze
Dal 10 marzo e fino all'8 aprile a Palazzo Fenzi di Firenze si può visitare la mostra "I campi nomadi della Mongolia” a cura di Francesca Lugli e Graziano Capitini. L'iniziativa propone le fotografie e i pannelli illustrativi della missione “Camps of Mongolian Nomads – an Ethnoarchaeological Perspectives”, promossa a partire dal 2002 dall’Associazione Italiana di Etnoarcheologia (con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e l’Ismeo), in collaborazione con l’Academy of Sciences, la National University e la University of Arts of Ulaanbaatar. Sono state visitate numerose regioni della Mongolia al fine di identificare ripetitività e differenze del nomadismo e dal 2007 le ricerche sono state focalizzate sulle problematiche relative agli accampamenti dei mesi freddi invernali. Negli anni sono stati visitati circa duecentocinquanta accampamenti di pastori nomadi della Mongolia. La ricerca ha via via affrontato diverse problematiche quali la tenda, l’organizzazione degli accampamenti, gli spostamenti stagionali, la gestione del bestiame, il sale, il foraggio, le risorse idriche e i cani che sono stati riconosciuti essere uno degli elementi cruciali che hanno permesso l’affermazione del nomadismo della steppa centro-asiatica. Il coordinamento scientifico e organizzativo è di Nadia Breda (Università di Firenze), Sabrina Tosi Cambini (Università di Parma), Nicola Imoli (Università di Torino). All'inaugurazione, dalle 10 fino alle 15 ora di apertura, parleranno Paolo Liverani (direttore Sagas, Università di Firenze), Roberto Fornari (pro Rettore alla Ricerca di Parma), l'Ambasciatrice della Mongolia a Roma, Narantungalag Tserendorj, l'Ambasciatrice dell’Italia a Ulaanbaatar, Laura Bottà, il Presidente ISMEO, Adriano Rossi. Coordinano e discutono Nadia Breda e Sabrina Tosi Cambini, intervengono: Davor Antonucci (Università di Roma La Sapienza) con “Storie intrecciate: Tibet e Mongolia nel XVII secolo”, Nicola Imoli (Università di Torino) con “Zud, miniere e gruppi di pastori: abitare il paesaggio nella Mongolia postsocialista”, Mario Milco D’Elios (Università di Firenze) con tematiche di ambito medico scientifico in Mongolia, Marco Zaccaroni (Università di Firenze) con Studio delle comunità di piccoli mammiferi in Mongolia, segue dibattito, pausa pranzo e l'introduzione alla mostra degli autori Lugli e Capitini (Associazione Italiana di Etnoarcheologia). 
21 febbraio 2023    PRIMO PIANO
BUON ANNO DEL CONIGLIO
A TUTTI GLI AMICI MONGOLI
Il 21 febbraio la Mongolia, con lo Tsagaan Sar, è entrata nell’anno del Coniglio, più esattamente nell’anno del Coniglio d’Acqua, seguendo la concezione dei cinque elementi dello zodiaco orientale (Legno – Fuoco – Terra – Metallo – Acqua). Grandi festeggiamenti hanno avuto luogo anche la vigilia, Bituun, il giorno senza luna. Per distinguere ancora meglio l’anno in corso, viene utilizzato un soprannome specifico, ovvero “Coniglio portatore di bellezza” e qualcuno ne ha tratto spunto per fare qualche battuta tipo: “Esattamente in che giorno si può diventare più belli?”  Il Coniglio è il quarto segno del calendario lunare e, a detta di lama e indovini, sarà contraddistinto dai seguenti aspetti, alcuni positivi, altri meno:- Sarà un anno molto favorevole agli anziani, alle persone che occupano un importante stato sociale, nonché a studiosi e scienziati, che miglioreranno la loro posizione.- Non sarà invece propizio per l’infanzia e certamente questa non è una buona previsione.- Sarà un anno molto favorevole al settore turistico, sfavorevole invece all’industria manifatturiera, che si troverà ad affrontare molti ostacoli.Si prevedono infine (almeno per quanto riguarda la Mongolia) piogge abbondanti e condizioni favorevoli per l’agricoltura. Un’attenzione particolare dovrà essere data alla prevenzione degli incendi, che potrebbero essere particolarmente pericolosi. Che dire? Speriamo che si avverino solo le previsioni favorevoli!(testo di Dulamdorj Tserendulam, foto Worldmongol.org)
6 gennaio 2023    PRIMO PIANO
Visto per la Mongolia:
esentati gli italiani
Non sarà più necessario il visto sul passaporto dei cittadini italiani per entrare in Mongolia. In linea con l'annuncio del governo per incentivare il turismo nel Paese asiatico, nel 2023, 2024 e 2025 per 34 paesi stranieri, tra i quali l'Italia (32 in Europa più Australia e Nuova Zelanda), i viaggiatori che visiteranno la Mongolia per un massimo di 30 giorni sono esentati dall'obbligo del visto durante questi tre anni. Secondo le autorità mongole l'esenzione dal visto è importante per lo sviluppo dell'industria del turismo in Mongolia, la ripresa dell'economia e le condizioni di viaggio dei cittadini mongoli. 
27 dicembre 2022    PRIMO PIANO
Il Papa ha accettato
l'invito a recarsi in Mongolia
Papa Francesco ha accettato un invito a recarsi in Mongolia. Lo scrive ‘La Croix’. L’invito era stato formulato dalle autorità del Paese a fine agosto, in occasione della visita in Vaticano per la creazione del cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico della Mongolia. "Il Santo Padre ha effettivamente accettato questo invito – conferma al giornale francese il cardinale Marengo –. Noi speriamo che possa venire il prossimo anno ma nessuna data è stata ancora stabilita", "non c’è ancora nulla di formalizzato". L’ipotesi, già comunicata ai fedeli del Paese, "ha già suscitato una grande gioia", ha aggiunto il cardinale più giovane del mondo. (fonte laregione.ch)
6 dicembre 2022    PRIMO PIANO
Furto fondi pubblici,
proteste a Ulaanbaatar
Centinaia di manifestanti dell’opposizione hanno assaltato oggi il Palazzo del governo di Ulaanbaatar, in Mongolia, per protestare contro la sparizione di fondi pubblici per 12,8 miliardi di dollari derivanti dall’esportazione di carbone verso la Cina. Lo indicano numerosi video diffusi sui social network in queste ore, che mostrano anche i dimostranti nell’atto di dar fuoco agli alberi di Natale allestiti in piazza Sukhbaatar e di bloccare la strada più trafficata della capitale, il Viale della pace. Il furto dei fondi pubblici è stato confermato oggi in conferenza stampa dal ministro dello Sviluppo economico, Khurelbaatar Chimed. “Personalità e funzionari potenti sono coinvolti nel caso”, ha spiegato Khurelbaatar, puntando il dito, in particolare, contro i dirigenti della società statale d’investimento Erdenes Mongol e contro la compagnia mineraria Erdenes Tavan Tolgoi. L’amministratore delegato di quest’ultima azienda, Gankhuyag Battulga, era già stato licenziato lo scorso ottobre senza che venisse fornita alcuna motivazione. I dimostranti chiedono però che vengano individuati e puniti i responsabili anche all’interno del governo. (fonte agenzianova)
30 novembre 2022    PRIMO PIANO
Arriva il grande gelo,
in Mongolia -41°
Masse di aria gelida si stanno riversando in questi ultimi giorni dall'Artico verso l'Asia nordorientale, rendendo il clima glaciale sull'estremo oriente russo, Mongolia, e nordest della Cina. Le correnti fredde si spingono fino alla Corea e lambiscono il nord del Giappone, ma le temperature più basse del continente asiatico si registrano sui rilievi mongoli, dove la colonnina di mercurio raggiunge punte di -41°C a poco più di mille metri di quota. Ai confini con la Cina le temperature raggiungono i -30°C, mentre in Siberia la colonnina arriva anche a -35°C. Intanto sulle coste affacciate al mare di Okhotsk sono in atto nevicate con temperature abbondantemente sotto zero, oscillanti tra -10°C e -15°C. Nei prossimi giorni il clima si manterrà glaciale su tutta l'Asia nordorientale e il freddo si estenderà verso sudest facendo calare ulteriormente le temperature. Anche il Giappone risentirà dell'irruzione gelida, con le temperature che caleranno vistosamente sulla settentrionale isola di Hokkaido, dove tra venerdì e sabato sono attese nevicate fin sulle zone costiere. Tra la fine della settimana e l'inizio della prossima sull'estremo oriente russo le temperature potranno scendere ancora fino a toccare la soglia dei -50°C in Jacuzia a Oymyakon, Verchojansk e Tomtor, alcune delle località più fredde dell'emisfero boreale durante l'inverno, quando nel pieno della stagione si possono raggiungere anche punte di -70°C. (fonte 3bmeteo.com)
16 novembre 2022    PRIMO PIANO
Max Pezzali incontra
il gruppo mongolo The HU
Dopo essere stato indirettamente trascinato nel mondo del metal grazie alla genialata di Tommy Johansson dei Sabaton (nella foto) e la sua estemporanea versione power di ‘Una Canzone d’Amore’, Max Pezzali torna a fare capolino nel mondo del metal ma questa volta si tuffa a capofitto facendosi ritrarre con una maglietta sgargiante dei The HU. La band mongola, reduce dall’entusiasmante concerto all’Alcatraz di Milano, non ha perso l’occasione per sottolineare il gesto dell’ex leader degli 883 pubblicando una story su Instagram con tanto di esclamazione “Look who is rocking the HU shirt!”. (fonte metalhammer.it)
28 ottobre 2022    PRIMO PIANO
Mongolia, complicato
distanziarsi da Mosca
La Mongolia è una nazione dell’Asia Centrale nota, ai più, per essere stata la patria del guerriero e conquistatore Gengis Khan. Si tratta di una nazione molto estesa, con una superficie territoriale di oltre un milione e mezzo di chilometri quadrati, e poco popolosa, dato che i residenti sono poco più di tre milioni e mezzo (la metà dei quali vive nella capitale Ulan Bator). Il territorio mongolo è immenso, dominato dalla steppa e dal Deserto dei Gobi, ma anche indifendibile dalle mire dei suoi vicini, Cina e Russia. Per secoli la Mongolia è stata sottoposta alle ingerenze dell’Impero Cinese e dopo la caduta di questo, nel 1912, è entrata nell’orbita della Russia e poi dell’Unione Sovietica diventando un regime comunista. Il ritorno della democrazia, a partire dal 1990, non ha mutato il quadro geopolitico complessivo dato che Pechino e Mosca continuano ad essere vicini ingombranti. La Mongolia, come ricordato da Global Voices, è stata ribattezzata «un’oasi di democrazia» dall’ex Segretario di Stato americano John Kerry perché si erge tra due vicini autoritari come Cina e Russia. La sua scena politica è però dominata da esponenti che sono grandi ammiratori del presidente russo Vladimir Putin. Il primo è l’ex Capo di Stato Khaltmaagiin Battulga, già campione mondiale di wrestling, membro del populista Partito Democratico e vincitore delle elezioni del 2017. Il secondo è Ukhnaagiin Khurelskuh, membro del Partito del popolo mongolo (Mpp) e attuale presidente. Entrambi hanno espresso la propria ammirazione per Putin coniando slogan elettorali e dichiarazioni, nel caso di Battulga non partecipando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite pur di incontrarlo e in quello dell’Mpp collaborando con Russia Unita. A livello ufficiale il governo mongolo ha adottato una posizione neutrale sulla guerra in Ucraina e ha subito stanziato duecento milioni di dollari come forma di aiuto umanitario nei confronti dei rifugiati colpiti dalle ostilità. Più di questo, però, non si è potuto fare, e si è rivelato complesso condannare apertamente le azioni del Cremlino a causa della forte dipendenza energetica sviluppata nei confronti della Russia. Il petrolio utilizzato dalla Mongolia proviene quasi esclusivamente da Mosca e le province occidentali del Paese sono strettamente legate alla Russia per quanto riguarda l’elettricità. Ci sono stati tentativi di diversificare le fonti energetiche, tra i quali spicca la costruzione di impianti idroelettrici a lungo osteggiati da Mosca e che hanno ricevuto luce verde dopo molti anni di stallo. Nel 2016 la Federazione Russa ha accettato, dopo la ratifica di un accordo intergovernativo, di cancellare il novantasette per cento del debito residuo, pari a 174 milioni di dollari, contratto dalla Mongolia nei suoi confronti. La questione del debito, risalente ai tempi dell’Unione Sovietica, gravava da anni sulle relazioni bilaterali tra i due Paesi ed era già stata oggetto di un primo accordo nel 2004 quando, come riportato da The Diplomat, i dieci miliardi di dollari dovuti a Mosca erano stati convertiti nel versamento di «meno di trecento milioni di dollari» di rubli convertibili. Il megaprogetto Power of Siberia 2, che coinvolge Russia, Mongolia e Cina e prevede la costruzione di «1942 chilometri di linee di gas con 114 pozzi», includerà la Mongolia nel perno energetico della Russia verso l’Asia dato che il gas russo diretto verso la Cina transiterà proprio qui. Il Ministro della Cultura Nomin Chinbat ha dichiarato, nel corso di un’intervista al Guardian, che la Mongolia non intende arretrare sulla democrazia, che è in corso un cambiamento generazionale tra i mongoli e che la prospettiva dei giovani è meno definita dalle relazioni con i vicini del Paese e più dallo sviluppo stesso dello Stato. Se c’è una guerra prolungata l’orientamento politico della Mongolia potrebbe essere di nuovo in gioco, soprattutto qualora venga formata un’alleanza anti-occidentale tra Cina e Russia. Alcune nazioni occidentali, come Regno Unito e Stati Uniti, si augurano che la Mongolia intraprenda la strada dello sfruttamento delle proprie risorse naturali per diversificare la propria economia e modernizzarsi. La visita di Amanda Milling, ministro per l’Asia del Regno Unito, è un segnale dell’interesse mostrato da Londra e Washington. (fonte linkiesta.it)
9 ottobre 2022    SPORT
Mondiali di judo,
Mongolia protagonista
Mongolia protagonista ai campionati mondiali di Judo in svolgimento a Tashkent Uzbekistan). Straordinario oro per Tsogtbaatar Tsend-Ochir (foto) nella categoria fino a 73 kh. Il giapponese Soichi Hashimoto, grande favorito della vigilia, è stato battuto dall'atleta di Ulaanbaatar in una una sfida molto tirata che si è decisa al Golden Score con il waza-ari del mongolo. Bronzi al brasiliano Daniel Cargnin e all’azero Hidayat Heydarov.
La Mongolia si dice pronta a rilasciare permessi di soggiorno a tutti gli arrivi russi che ne facciano richiesta. Arriva nel mezzo di un esodo russo verso i paesi vicini, innescato dall’annuncio del presidente Vladimir Putin di una parziale mobilitazione militare il 21 settembre. Il capo dell’agenzia mongola per l’immigrazione, Nerguin Uuganbayar, non ha specificato la durata dei permessi. Ha detto che 6.268 russi sono entrati da Altanbulag, una città di confine, la scorsa settimana. La chiamata russa colpisce i riservisti – non i coscritti – ma l’allarme si è diffuso tra gli uomini russi in età da combattimento. I russi possono entrare in Mongolia senza visto e rimanere per 30 giorni, quindi richiedere un’estensione. Il Kazakistan ha riferito che dall’annuncio di Putin erano arrivati ​​98.000 russi. Nel Caucaso, al confine con la Georgia si è formata un’enorme coda di auto russe. La Georgia ha detto che circa 10.000 russi arrivavano ogni giorno, il doppio della media precedente. (fonte AgenPress)
30 settembre 2022    POSTA
Marco Polo e il cashmere
di capra e di yak
Gentile redazione di mongolia.it, vorrei se possibile sapere per un libro che sto scrivendo il nome mongolo del duvet, lana di capra o di yak usata per il cashmere cui fa riferimento anche Marco Polo. Grazie per la collaborazione. G.C.C.Risponde Tseeghii per mongolia.it: Gentile amico, al di là dei termini usati da Marco Polo, in mongolo cashmere è nooluur (ноолуур), mentre lana di yak è khöövör (хөөвөр). Auguri per il suo libro! (nella foto, la statua di Marco Polo nel centro di Ulaanbaatar, foto di Federico Pistone)
24 settembre 2022    PRIMO PIANO
Russi in fuga
verso la Mongolia
Migliaia di russi sono in fuga verso la Mongolia, Paese con cui confina a sud per quasi 4.000 chilometri. Interminabili code di auto stanno entrando in territorio mongolo, aletrnativa meridionale alla via di fuga finlandese dopo l'annuncio di Putin di richiamare civili, riservisti e non, da inviare al fronte per la guerra con l'Ucraina. Sotto, il filmato della Rai che testimonia l'esodo russo verso la neutrale Mongolia.
11 settembre 2022    CULTURA
Biennale: due premi
a un film mongolo
Anche la Mongolia premiata alla Biennale del Cinema di Venezia grazie al cortometraggio Snow in september (nella foto una scena del film) della regista mongola Lkhagvadulam Purev-Ochir. La pellicola ha ottenuto il Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio e il Venice Short Film Nomination for the European Film Award 2022. Il film dura 20 minuti ed è prodotto da Aurora Films (Katia Khazak, Charlotte Vincent) e Guru Media (Ariunaa Tserenpil). È girato in lingua originale mongola ed è interpretato dagli attori mongoli Sukhbat Munkhbaatar, Nomin Erdene Ariunbyamba, Enkhgerel Baasjanav, Odgerel Bat-Orshikh. La regista è anche autrice della sceneggiatura. Fotografia di Amine Berrada, montaggio di Marylou Vergez, scenografia di Batbileg Lkhagvasuren, costumi di Ariunsetgel Tserenpil, musica di Maxence Dussère e suono di Benjamin Silvestre, Carlos Abreu, Paul Jousselin. La storia: Davka è un adolescente che vive nei cadenti edifici sovietici di Ulan Bator. Con Anuka, suo compagno di classe, parlano di manga e di sesso, prendendosi in giro. Quando Davka incontra una donna più grande, è costretto a cambiare le proprie idee sull’intimità e sui rapporti. “Dovunque nel mondo, ma specialmente nel mio paese – ha spiegato la regista – è facile invadere la sfera emotiva di un ragazzo. La cultura maschilista impone che i ragazzi non mostrino troppo le proprie emozioni. Con questo film, ho voluto mostrare come un evento violento nella vita di un ragazzo possa lentamente consumarlo nel momento in cui cerca di comprendere le proprie emozioni e il proprio corpo”.
8 settembre 2023    PRIMO PIANO
Gasdotto Russia-Cina
attraverso la Mongolia
La compagnia energetica russa Rosneft, controllata dal governo, ha raggiunto accordi con la Mongolia per costruire un gasdotto attraverso il territorio di questo Paese che porterà il gas russo alla Cina. Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin che oggi a Vladivostok ha incontrato il primo ministro della Mongolia, Luvsannamsrai Oyun-Erdene. Il nuovo gasdotto, denominato Forza della Siberia 2, è progettato per consolidare i sistemi per il trasporto di gas nell'est della Russia. (Ansa)
29 agosto 2022    PRIMO PIANO
Marengo: “Così sono
diventato Cardinale”
Ha conosciuto personalmente il Santo Padre in udienza privata, “una settimana dopo che lui l'ha nominato vescovo e prefetto apostolico di Ulaan Batar - in tempo di Covid, quando in Mongolia i luoghi di culto erano chiusi, per cui l'ordinazione è avvenuta in Italia”. Mons. Giorgio Marengo parla di questo incontro come di “un dono grandissimo. Abbiamo parlato per un'ora, durante la quale mi sono sentito come un allievo nei confronti del maestro, mentre gli chiedevo una parola di incoraggiamento per il ministero che lui mi stava affidando”. Già superiore dell'Istituto missionario della Consolata ad Arvaiheer (Mongolia), parroco e Consigliere regionale dell'Asia, dopo solo due anni dalla nomina di Prefetto Apostolico e vescovo su nomina di Papa Francesco, ora padre Giorgio Marengo è diventato uno dei 20 nuovi cardinali che il 27 agosto sono andati ad arricchire il Collegio cardinalizio. Incontrando i giornalisti prima dell'evento, svoltosi in Basilica di San Pietro, mons. Marengo ha spiegato come gli è stata comunicata la notizia della nomina cardinalizia; “E' stata una sorpresa assoluta; stavo celebrando messa mentre il papa, durante il Regina Coeli, stava dando l'annuncio, che quindi non ho sentito con le mie orecchie. Finita la celebrazione una suora anziana è venuta a complimentarsi con me, ma io non sapevo per cosa! Poi mi ha spiegato ed allora è stata una grande gioia. E penso sia la gioia di questa piccola comunità di cattolici mongoli che si vedono nel cuore della Chiesa, e a cui il Santo Padre vuole così bene da aver fatto per loro questa scelta”. Nato a Cuneo nel 1974 (è quindi, attualmente, il cardinale più giovane e per questo ha attirato molta attenzione di fedeli e giornalisti) ma trasferitosi successivamente a Torino, ha conseguito gli studi teologici a Roma, la Licenza e il dottorato in Missionologia. Sorridente, semplice e profondamente legato alle sue origini spirituali e culturali, così come ai precedenti legami di amicizia, è infatti ancora passato a Fossano, la domenica prima della sua nomina, per salutare i confratelli della Consolata. Un tratto distintivo della sua formazione spirituale, oltre ad essere stato scout e a rivendicare origini della nostra provincia. “Sono tutte parti fondamentali della mia identità - ha ammesso -. Cuneo rimane il mio luogo di nascita, dove la mia famiglia ha le radici e dove ci sono gli amici più cari, anche se per tantissimi anni non ci siamo potuti frequentare. Lo scoutismo fa parte di me ed oggi qui al Concistoro ci sono diversi amici scout che sono voluti venire a vivere questo momento. Il mio appartenere alla famiglia dei missionari della Consolata fa infine parte del mio DNA e quindi spero che l'intercessione del beato Allamano e delle nostre due beate, Irene Stefani e Leonella Sgorbati, mi sostengano in questo ministero”. Dopo la Professione perpetua il 24 giugno 2000 come membro missionario del suo Istituto e l’ordinazione sacerdotale, i suoi incarichi si sono svolti quasi interamente in Mongolia, una terra che ha fatto sua. “Stare in Mongolia mi ha insegnato che è importante essere radicati nella propria identità, ma l'esperienza missionaria mi ha esposto così tanto in un mondo così diverso dal mio, che francamente certe volte mi sento più a casa mia in Mongolia che non in Italia. Anche se comunque non rinnego nulla della mia identità. Se non c'è un'identità in origine, non ci può essere dialogo”, fondamentale invece in un paese come quello in cui opera, perché segnato da altre e diverse esperienze religiose. “La Mongolia - ha affermato - è un paese in cui il credo cristiano, pur ricco, si è radicato come una minoranza e l'Asia è la culla delle grandi religioni del mondo. Il tema del dialogo interreligioso, della convivenza pacifica e dell'aiuto reciproco fra esponenti di varie religioni, è una realtà di tutti i giorni in questo continente. È prima una realtà che una teoria. Penso che questo possa servire molto alla Chiesa mongola”. (fonte lafedelta.it)
28 agosto 2022    PRIMO PIANO
La Mongolia e il rapporto
con la Russia in guerra
I mongoli hanno smesso di fare la guerra e sono diventato pastori gentili, con le loro gher di feltro sempre spalancate al primo cavaliere di passaggio o allo straniero in cerca di fugaci emozioni dell'anima. Quelli che otto secoli fa erano i feroci padroni dell'impero più vasto del mondo guidati da Gengis Khan e dalle sue orde oggi si sentono privilegiati abitanti di un territorio di pace e serenità: un occhio del ciclone, intorno al quale tutto può succedere senza scalfire nulla. Almeno per ora.L'abbraccio geopolitico di due dei Paesi più potenti del pianeta, Cina e Russia, per ora ha permesso alla Mongolia di preservare in un equilibrio stupefacente il suo coccio spirituale, legato ai riti sciamanici, al buddhismo, alla natura più incontaminata, alle tradizioni millenarie che ancora non cedono alle tentazioni di una capitale, Ulaanbaatar, che guarda a Occidente ma sempre con un po' di sospetto: chi parte, per studio, per lavoro, per cantare arie liriche nei teatri europei, poi in Mongolia ci torna. Nonostante tutto: la povertà, sempre dignitosa (anche il fenomeno dei bambini di strada nella capitale è ormai sparito), il clima impossibile per molti mesi dell'anno, la corruzione politica che porta gli elettori a variazioni continue delle istituzioni e del Parlamento senza che cambi mai nulla. Ma la democrazia c'è, la pace anche, l'orgoglio più di tutto. La guerra in Ucraina ha creato qualche imbarazzo nelle autorità di Ub, come viene affettuosamente chiamata la capitale che raccoglie un milione e mezzo di abitanti, metà dell'intera popolazione del Paese, grande sei volte l'Italia. Quando si è trattato di votare pro o contro Putin, la Mongolia si è prudentemente astenuta perché il legame con la Russia è molto forte e sentito ancora oggi, nonostante le atrocità compiute sotto Stalin, con tutti i monasteri rasi al suolo e i monaci giustiziati. Ma è stato grazie alla Russia imperiale prima e all'Unione Sovietica poi se la Mongolia si è liberata dal terribile giogo dei Manciù, protratto dal Seicento fino al primo Novecento. Dal 1993 la Mongolia ha indetto le prime elezioni autonome alternando al potere il Partito Rivoluzionare e quello Democratico in un'altalena che da un lato consente il costante controllo popolare sul potere dall'altro disorienta sulla diversa gestione dello sfruttamento degli immani giacimenti di rame e oro nel deserto del Gobi, vera cartina di tornasole dell'economia mongola altrimenti affidata alla pastorizia e al cashmere. Alcuni governi hanno affidato a multinazionali l'estrazione delle materie prime, altri hanno bloccato i lavori per lo sfruttamento eccessivo delle terre e il prosciugamento dei già scarsi corsi d'acqua.La Mongolia resta costantemente in bilico fra gli estremi: caldo e freddo (da -60 a +50); guerra e pace (il più spaventoso scenario bellico nel passato e l'oasi di pace che è oggi); povertà e ricchezza, con definizione a turno di “l'emirato delle steppe” o Paese da carestia con un Pil che vale il 117° posto nel pianeta, popolato da rustici allevatori ma con un'alfabetizzazione al 98,5% e con una partecipazione alle tornate di voto da far impallidire gli elettori europei: le urne vengono piazzate in mezzo al nulla della steppa o del deserto e spesso occorrono giorni e notti a cavallo perché intere famiglie nomadi inseriscano la preferenza nell'urna. Niente scheda elettorale, basta un timbro sulla mano indelebile per due giorni. Più una preghiera allo sciamano per far vincere la propria lista.Certo, i giovani della capitale sono sempre più attratti dalle lusinghe occidentali e hanno ormai invaso le corsie dei social. Poi però li vedi salire a frotte, in religioso silenzio, verso la collina dove campeggia Gandan, il più grande monastero della capitale meta spesso del Dalai Lama per l'ira dei Cinesi che sono arrivati perfino a minacciare una guerra armata alla Mongolia. Ma la Russia è sempre in sentinella.Federico Pistone (Corriere della Sera)
Missionario in Mongolia, parroco, pastore di una comunità di 1.500 persone. Da domani cardinale, il più giovane del Collegio cardinalizio con i suoi 48 anni. Mons. Giorgio Marengo, vescovo e prefetto apostolico, riceverà la porpora cardinalizia nel prossimo concistoro. Nato a Cuneo, ma cresciuto a Torino, è uno dei ventuno nuovi cardinali che sono stati nominati dal Papa. La sua professione religiosa l’ha emessa nel 2000 con i missionari della Consolata. Il 26 maggio 2001 è ordinato presbitero, nella chiesa del Beato Giuseppe Allamano in Torino, dal card. Severino Poletto. Le prime esperienze di missione, in Mongolia. Nel frattempo la licenza e il dottorato in missiologia, nella Pontificia università Urbaniana. Nel Paese asiatico è stato parroco di Maria Madre della Misericordia ad Arvajhėėr. Dal 2016 e fino alla nomina episcopale è stato consigliere regionale dell’Asia e superiore dell’Ordine per quel Paese asiatico. Nomina che è arrivata il 2 aprile 2020 da Papa Francesco come prefetto apostolico di Ulan Bator. Quindi, l’ordinazione episcopale ricevuta nel santuario della Consolata a Torino dal card. Luis Antonio Tagle. Il 29 maggio 2022, al termine del Regina Caeli, l’annuncio del Papa.Mons. Giorgio Marengo, come ha accolto la nomina del Papa a cardinale? La nomina è stata una grande sorpresa e la parola non rende abbastanza lo stupore di questa notizia. È stato bello riceverla in un clima di famiglia mentre mi trovavo momentaneamente a Roma, dopo aver concluso un’iniziativa di dialogo interreligioso che mi aveva portato ad accompagnare una delegazione di monaci buddisti mongoli dal Santo Padre.Dal 27 agosto cambierà qualcosa nella sua vita e nella sua missione? Con il concistoro del 27 agosto accolgo questa nuova grazia. E, come ogni grazia, richiede una responsabilità, un servizio. Io continuerò il mio servizio in Mongolia come prefetto apostolico in questa Chiesa nascente, che ha celebrato 30 anni di esistenza quest’anno. Quindi, da parte mia, aumenterà sicuramente la preghiera e l’impegno. E poi accoglierò quello che il Santo Padre vorrà comunicarmi.Perché questa nomina può essere importante per la sua comunità e per la Mongolia? Questa del Papa è una decisione che per la Chiesa che è in Mongolia rappresenta veramente un grande dono. Al di là della mia persona, questa nomina ci porta nel cuore della Chiesa. Rappresenta come il Santo Padre sia attento a realtà in cui la Chiesa è una minoranza. E anche segnata dalla marginalità. La piccola Chiesa che è in Mongolia ha accolto con grande gioia e grande riconoscenza questa decisione del Papa.Quale messaggio ha inteso dare il Papa con la sua nomina? Penso che il messaggio del Santo Padre possa essere quello di un’attenzione alle situazioni in cui la Chiesa vive in condizioni di minoranza. Un grande incoraggiamento alla piccola comunità cattolica che è in Mongolia a rinnovare con fervore la propria fede, il proprio impegno nel mondo come piccolo seme, come testimonianza a una società che ha altri punti di riferimento. Penso che forse il Santo Padre desideri che realtà come quelle della Mongolia possano essere conosciute e che su di esse si possa riflettere insieme a livello di Chiesa universale. Lei sarà il cardinale più giovane del Collegio cardinalizio.Come vive questo fatto? Cosa porterà? Per quanto mi riguarda, mi sento molto piccolo e desideroso di mettermi in ascolto e alla scuola di molti fratelli più esperti di me. Quindi, cercherò di ascoltare, di imparare, di farmi guidare da questi fratelli cardinali così avanzati nell’esperienza di Dio, della Chiesa, di servizio. Con tanta umiltà e in punta di piedi cerco di mettermi in ascolto e di entrare in questo Collegio con senso di grande riconoscenza.(fonte Sir Agenzia d'Informazione)
27 agosto 2022    PRIMO PIANO
L'offerta di Rio Tinto
per la miniera di rame
Il gruppo minerario Rio Tinto ha alzato la sua offerta per prendere il controllo diretto dell’enorme miniera di rame di Oyu Tolgoi in Mongolia, settimane dopo che la sua offerta iniziale era stata respinta. Il gruppo FTSE 100 ha dichiarato mercoledì di aver aumentato la sua offerta per la partecipazione che non possiede già in Turquoise Hill Resources, che possiede due terzi del progetto Oyu Tolgoi, a 3,1 miliardi di dollari. Rio ha offerto di rilevare gli azionisti di minoranza della società canadese a marzo per 2,7 miliardi di dollari, un’offerta che è stata rifiutata questo mese da uno speciale comitato di amministratori indipendenti istituito dal gruppo quotato a Toronto. Rio, piena di liquidità per l’impennata dei prezzi delle materie prime, è tornata mercoledì per offrire 40 dollari canadesi (30,79 dollari statunitensi) per azione, un miglioramento del 18% rispetto all’offerta precedente e un premio del 56% sul prezzo di chiusura di Turquoise Hill il giorno prima dell’originale offerta a marzo. Il progetto è fondamentale per Rio, che genera la maggior parte delle sue entrate dal minerale di ferro, ingrediente per la produzione dell’acciaio, per orientarsi verso i metalli necessari in un’economia a basse emissioni di carbonio. L’amministratore delegato Jakob Stausholm ha affermato che la società “crede che questa offerta non solo fornisca un valore pieno ed equo per gli azionisti di Turquoise Hill, ma sia nel migliore interesse di tutte le parti interessate mentre lavoriamo per portare avanti il ​​progetto Oyu Tolgoi”. Mercoledì le azioni di Turquoise Hill sono aumentate del 21%, mentre quelle di Rio a Londra sono scese del 2%. Sebbene Rio gestisca Oyu Tolgoi, non ha una partecipazione diretta nel progetto, detiene invece una partecipazione del 51% in Turquoise Hill, che a sua volta possiede il 66% di Oyu Tolgoi. Il resto è di proprietà dello stato mongolo. Situato nel deserto del Gobi, Oyu Tolgoi è uno dei più grandi giacimenti mondiali di rame, un metallo vitale per la transizione energetica poiché viene utilizzato in grandi quantità nei veicoli elettrici e nei progetti rinnovabili. A partire da un volume di produzione iniziale di 500.000 tonnellate di rame all’anno, il progetto diventerà una delle miniere più grandi al mondo per il metallo di base una volta completata l’espansione sotterranea. Secondo S&P Global, le grandi compagnie minerarie diversificate sono desiderose di mettere le mani su progetti di rame poiché la produzione deve raddoppiare entro il 2035 per elettrificare l’economia globale e raggiungere gli obiettivi di emissioni. Ma sono stati riluttanti a spendere molto per acquisire progetti dopo un decennio di disciplina sulla spesa in conto capitale. In un segno di cambiamento, BHP Group ha rifiutato questo mese un’offerta da 5,8 miliardi di dollari per l’acquisizione di Oz Minerals. Il più grande gruppo minerario del mondo ha fatto l’offerta dopo che i prezzi del rame erano scesi drasticamente da un record di marzo sopra i 10.600 dollari la tonnellata al livello attuale di circa 8.000 dollari la tonnellata. Turquoise Hill aumenterà i proventi del capitale proprio per finanziare l’espansione sotterranea, che in totale dovrebbe costare 7 miliardi di dollari per lo sviluppo, se Rio non dovesse rilevarla. di Terry Schiavo (magichtech.it)
26 agosto 2022    PRIMO PIANO
Il 27 agosto padre Giorgio
diventa cardinale
C'è anche un cuneese tra i 21 nuovi cardinali (di cui 5 italiani) che Papa Francesco nominerà, con un Concistoro, sabato 27 agosto. Si tratta di monsignor Giorgio Marengo, 47 anni, originario di Cuneo e torinese di adozione, missionario della Consolata, dall’aprile 2020 prefetto apostolico di Ulan Bator una piccola comunità di 1300 cristiani in Mongolia, dove si trova in missione dal 2003. Primo rappresentante del suo ordine religioso nel Paese asiatico, è stato parroco di Maria Madre della Misericordia ad Arvajhéér e dal 2016, fino alla nomina episcopale, è consigliere regionale dell'Asia, superiore dell'ordine per la Mongolia. Marengo è il più giovane dei nuovi 27 porporati. Da ragazzo ha fatto parte degli scout, ha praticato la scherma e si è diplomato al liceo classico Cavour di Torino. Dal 1993 al 1995 ha frequentato corsi filosofici alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, dal 1996 al 1999 ha studiato Teologia alla Pontificia Università Gregoriana a Roma. Nel 2000 ha emesso la professione dei voti per i missionari della Consolata, l’anno successivo è stato ordinato presbitero. Nel 2002 ha conseguito la licenza e, nel 2016, il dottorato in Missiologia alla Pontificia università urbaniana. Poi la missione in Mongolia, nell’aprile 2020 la nomina a prefetto apostolico di Ulan Bator e ad agostodi quell’anno, l’ordinazione episcopale ricevuta a Torino dal cardinale Luis Antonio Tagle. È stato il più giovane vescovo italiano fino all’8 marzo 2021, giorno della nomina di padre Christian Carlassare, 44 anni, vescovo di Rumbek (Sudan). (fonte La Stampa)
8 luglio 2022    PRIMO PIANO
Delegazione della Mongolia
in visita a Prato
Una visita allo stesso tempo di cortesia e di affari, all'insegna delle buone relazioni fra la Mongolia e il distretto pratese: è quanto accaduto il 7 luglio, con l'impresa meccanotessile Proxima, detentrice del marchio Bigagli, come principale interlocutore aziendale della delegazione mongola che nel suo tour italiano ha toccato anche Prato. Proxima/Bigagli è stata individuata dalla stessa delegazione mongola, guidata dal membro del Parlamento e presidente del Gruppo di amicizia interparlamentare Mongolia-Italia onorevole Purevdorj Bukchuluun, come riferimento su Prato, dati i rapporti commerciali pregressi che hanno visto l'impresa pratese come fornitrice di macchinari per alcune importanti aziende tessili mongole. La tappa pratese era inserita nel contesto di una missione in Italia iniziata il 5 luglio. Ad accogliere la delegazione in città Massimo Luchetti, amministratore unico di Proxima/Bigagli, e il console onorario della Mongolia a Prato Piero Bardazzi. Dopo una visita alla filatura Valfilo a Vaiano per vedere in opera i macchinari di produzione Bigagli, la delegazione ha raggiunto la sede pratese della Camera di commercio di Pistoia-Prato per un incontro a livello istituzionale - l'assessore Benedetta Squittieri ha portato il saluto dell'amministrazione comunale - e per acquisire elementi informativi sul distretto pratese e sulle potenzialità dei prodotti Proxima/Bigagli rispetto alle necessità del tessile mongolo. L'interscambio con la Mongolia muove annualmente 4 milioni di import, essenzialmente fibre tessili pregiate, e 1 milione di export rappresentato da prodotti e macchinari tessili (sommatoria delle province di Prato e Pistoia) (dati elaborati dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord). (fonte notiziediprato.it). Nella foto, Squittieri, Luchetti, Bardazzi e Purevdorj
26 giugno 2022    PRIMO PIANO
Intervista su La Lettura
al Cardinale Marengo
Sull'ultimo numero di La Lettura, settimanale del Corriere della Sera, campeggia l'intervista di Annachiara Sacchi al nuovo cardinale della Mongolia Giorgio Marengo. Ecco l'incipit:«Guardate a lui e sarete raggianti», recita il Salmo 34. È scritto in caratteri mongoli su un piccolostendardo dietro la scrivania di Giorgio Marengo, che ha 48 anni, da quasi 20 fa il missionario ed èanche vescovo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar, e dal 27 agosto, quando verrà creato cardinale,sarà il porporato più giovane del mondo. Il tutto dalla remota Mongolia, 1.400 cattolici, dieci chiesericonosciute di cui otto parrocchie, steppe e deserto.Eminenza, questa nomina che cosa cambia nella sua vita?«È una domanda a cui faccio fatica a rispondere, sto ancora cercando di metabolizzare.Quello che riesco a dire è che lo vedo come un atto di missionarietà del Santo Padre: il suo avere acuore la Chiesa tutta, quindi anche quella che si trova in parti del mondo in cui rappresenta unaminoranza, il fatto che lui pensi alla Mongolia scegliendo come cardinale un vescovo che viene da lìanche se non è cittadino mongolo, mi pare un gesto molto significativo».Siamo abituati a una chiesa eurocentrica e italocentrica: come interpreta la decisione di Francesco di valorizzare una comunità così piccola e lontana?«Il collegio cardinalizio deve rappresentare tutta la Chiesa, anche quella delle parti piùremote. Ed è una cosa bella, perché ne aumenta la rappresentatività e la arricchisce di esperienze chearrivano da punti del mondo in cui l'essere Chiesa si coniuga con la vita di un piccolo gruppo immersoin una società che ha altri punti di riferimento. Penso che in un'epoca come la nostra, in cuil'universalità e le dimensioni planetarie della Chiesa sono evidenti, il Santo Padre abbia visto lanecessità di valorizzare tante voci diverse».Leggi il pdf con l'intervista intera
24 giugno 2022    SPORT
Judo, nel Grand Slam
Mongolia protagonista
Si è aperto ufficialmente in Mongolia il periodo di qualificazione olimpica del judo verso i Giochi di Parigi 2024, in occasione della prima giornata di incontri del Grand Slam di Ulaanbaatar 2022. Day-1 riservato come di consueto alle categorie più leggere. Giappone subito grande protagonista con il trionfo nei 48 kg della campionessa mondiale in carica Natsumi Tsunoda, capace di infliggere quattro ippon consecutivi alle sue avversarie precedendo sul podio la mongola Narantsetseg Ganbaatar e le due terze classificate Lee Hyekyeong (Corea del Sud) e Abiba Abuzhakynova (Kazakistan). Paese del Sol Levante che svetta anche nei 60 kg con Ryuju Nagayama, al nono titolo Grand Slam in carriera ottenuto grazie alla vittoria in finale per waza-ari sul taipeiano n.1 al mondo Yang Yung Wei. Terza piazza per il coreano Lee Harim ed il padrone di casa Sumiyabazar Enkhtaivan. Prosegue nel frattempo l’ascesa della giovane uzbeka Diyora Keldiyorova, divenuta ormai una big globale dei 52 kg con il secondo trionfo nel circuito maggiore dopo aver battuto nell’atto conclusivo la russa (in gara da neutrale sotto la bandiera dell’IJF) Alesya Kuznetsova. Completano il podio la coreana Yerin Jung e la beniamina locale Khorloodoi Bishrelt. Clamorosa doppietta della Mongolia nei 66 kg con la vittoria di Erkhembayar Battogtokh (nella foto) in finale sul connazionale Sod-Erdene Gunjinlkham. Terzo posto e punti importanti in chiave olimpica per il russo Yago Abuladze e per un altro mongolo, Baskhuu Yondonperenlei. Padroni di casa sul gradino più alto del podio anche nei 57 kg femminili con Enkhriilen Lkhagvatogoo, che si è imposta in finale sulla russa Daria Kurbonmamadova. Terze Timna Nelson Levy (Israele) e Ichinkhorloo Munkhtsedev (Mongolia). (fonte oasport)
30 maggio 2022    PRIMO PIANO
Marengo: «Il Papa
sa come stupire»
Intervista al nuovo cardinale Padre Giorgio Marengo a cura di Fabio Marchese Ragona per Il GiornaleTra i 21 nuovi cardinali che Papa Francesco creerà il prossimo 27 agosto, nel gruppo dei 5 italiani c'è anche monsignor Giorgio Marengo, cuneese di 47 anni, che dal 2020 ricopre il ruolo di Prefetto Apostolico di Ulan Bator in Mongolia, dov'è missionario da tanti anni. Due giorni fa aveva incontrato il Papa in Vaticano nel corso di un'udienza con le autorità mongole del buddismo ma il Pontefice non gli aveva rivelato che sarebbe diventato presto cardinale.Monsignore, come ha saputo quindi di esser stato scelto?«Avevo appena celebrato la messa dell'Ascensione in una comunità delle suore missionarie della Consolata, appena fuori Roma, ed ero con due sacerdoti della Mongolia con i quali ho avuto appunto nei giorni scorsi l'udienza con Papa Francesco. Terminata la messa una delle suore mi è venuta incontro e ha iniziato a farmi gli auguri. Sinceramente non capivo il perché. A quel punto mi ha detto che il Santo Padre al termine del Regina Caeli aveva letto il mio nome tra quelli dei nuovi cardinali».E lei cos'ha pensato?«Ho provato un senso di grande stupore, di grande smarrimento, perché è stata una vera sorpresa. Ho pensato subito a come il Papa abbia a cuore quelle realtà in cui la Chiesa è una minoranza: noi in Mongolia siamo davvero un piccolo gruppo, 1500 cattolici, rispetto alla popolazione che ha altre tradizioni. E ho provato anche un senso di gratitudine verso il Santo Padre che pensa alla Chiesa anche nei posti più lontani e meno consueti. Detto ciò faccio ancora fatica a rendermi conto di cosa mi stia succedendo».Anche perché due giorni fa Lei ha incontrato il Papa, ma non le ha detto proprio nulla.«Assolutamente, non ha detto niente su porpore cardinalizie o sull'annuncio che avrebbe fatto ieri. Abbiamo parlato di tante cose ma questo argomento non è stato proprio toccato».Secondo lei perché il Papa dona un cardinale alla Mongolia?«Questo denota il senso della sua cura pastorale: il successore di Pietro ha a cuore la Chiesa nel suo insieme e quindi anche dove ci sono piccole realtà. È un messaggio molto bello: pensiamo alle prime comunità cristiane che vivevano in situazioni di difficoltà. Questo è un gesto che mostra come il Papa continui a promuovere l'annuncio del Vangelo in tutte le parti della Terra».Lei è il primo cardinale della Mongolia e con i suoi 47 anni (48 a giugno, ndr) diventa anche il più giovane del collegio cardinalizio.«Proprio per la mia giovane età ho il desiderio di mettermi a imparare da tutte le persone con più esperienza di me. Mi sento molto piccolo e vorrei chiedere a tutti gli altri di condividere la loro conoscenza e la loro sapienza. Mi metterò alla loro scuola».Guardando la lista dei nuovi cardinali, spiccano gli asiatici. È un segnale? Il Papa vuol dare più voce e più spazio a questo continente?«Il fatto che il Papa dia un'attenzione all'Asia a mio parere è significativo perché la Chiesa in quel continente ha un'antichissima tradizione ma è rimasta sempre in proporzioni piccole. Sicuramente i popoli dell'Asia hanno una grande sapienza e una spiccata religiosità che può dare davvero tanto alla Chiesa universale».Cosa cambierà per lei con questa nomina?«Non cambierà nulla per me. Penso che sia un incoraggiamento del Papa a continuare sulla strada già iniziata dal mio predecessore, monsignor Venceslao Padilla che è stato il grande fondatore della Chiesa in Mongolia e ha speso la sua vita per il suo popolo».
30 maggio 2022    PRIMO PIANO
Padre Giorgio Marengo
è il più giovane cardinale
Mons. Giorgio Marengo diventerà il prossimo 27 agosto il più giovane cardinale della Chiesa Cattolica. “Mi sento di dire un grande ringraziamento al Santo Padre per questo atto di fiducia e di stima che spero di saper ricambiare continuando il mio servizio umile e semplice alla Chiesa che è in Mongolia e alla Chiesa universale”. Una vera sorpresa la sua nomina, annunciata oggi dal Papa, che ovviamente non è stata decisa all’ultimo momento da Papa Francesco, anche se appena ieri lo aveva incontrato nel Palazzo Apostolico, dove il prefetto della Mongolia aveva accompagnato una delegazione di monaci buddisti del suo paese. “Un evento – ha dichiarato il missionario alla Radio Vaticana – cui abbiamo lavorato per quasi due anni con la grande collaborazione, il grande supporto, del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. In realtà ci sono state altre figure di spicco del buddismo mongolo che sono passate in Vaticano, ma si è trattato di visite non ufficiali, mentre questa è la prima volta che una delegazione viene proprio con l’espresso desiderio di incontrare il Santo Padre. Quindi è un capitolo importante del dialogo interreligioso, al quale cui la Chiesa pone molta attenzione in Mongolia”. “La pace – ha detto il Papa nel suo discorso ai monaci buddisti – è oggi l’ardente anelito dell’umanità. Pertanto, attraverso il dialogo a tutti i livelli, è urgente promuovere una cultura della pace e della nonviolenza e lavorare per questo. Questo dialogo deve invitare tutti a rifiutare la violenza in ogni sua forma, compresa la violenza contro l’ambiente. Purtroppo, c’è chi continua ad abusare della religione usandola per giustificare atti di violenza e di odio”. Invece, ha spiegato Francesco, “essere veri discepoli di Gesù o seguaci di Buddha, significa aderire alle loro proposte”. E se Gesù “ha distrutto l’inimicizia”, Buddha nel suo messaggio di nonviolenza e pace: insegnò – ha ricordato il Papa citando la raccolta di insegnamento del Dhammapada – che “la vittoria si lascia dietro una scia di odio, perché il vinto soffre” e che “la conquista di sé è più grande di quella degli altri”. “In un mondo devastato da conflitti e guerre, come leader religiosi, profondamente radicati nelle nostre rispettive dottrine religiose, abbiamo il dovere di suscitare nell’umanità la volontà di rinunciare alla violenza e di costruire una cultura di pace”. Dunque la nomina di questo giovane sacerdote piemontese a cardinale riconosce l’importanza strategica del dialogo interreligioso ed è immaginabile che possa preludere al conferimento di più importanti responsabilità pastorali e di possibili incarichi nella Curia Romana. Anche se lui, padre Giorgio, pensa di restarsene lì a Ulaabataar in Mongolia. “L’8 agosto 2020 – ricorda il settimanale diocesano di Torino La Voce e il Tempo – nel santuario della Consolata mons. Marengo veniva consacrato vescovo dal card. Tagle e ora la nomina a cardinale che ha immediatamente suscitato commozione e gratitudine in tutta la diocesi tra i tanti gruppi e realtà che padre Marengo ha frequentato. Dai membri della sua congregazione i Missionari della Consolata che per la prima volta annoverano un cardinale, agli Scout, ai parrocchiani di Sant’Alfonso in Torino comunità frequentata dalla sua famiglia… Sensibilità diverse accomunate dall’affetto per un sacerdote che nell’umiltà testimonia in Mongolia la bellezza del messaggio evangelico, l’importanza dialogo interreligioso, la forza della fraternità”. (fonte farodiroma.it e vocetempo.it)
6 aprile 2022    PRIMO PIANO
Trent'anni di accordo
tra Mongolia e Vaticano
Nei giorni scorsi nella sede del vescovado di Ulaanbaatar si è celebrato il 30° anniversario dell'accordo tra Vaticano e Stato della Mongolia. Tra i partecipanti (nella foto) monsignor Giorgio Marengo, Vescovo della Mongolia, l'Ambasciatrice Laura Bottà e una delegazione istituzionale e religiosa, con le Figlie di Maria Ausiliatrice, rappresentate da suor Adriana.
Anni fa si raccontava che Nicolas Cage era in possesso di un teschio di dinosauro, che alla fine dovette restituire ad un museo quando si scoprì che era stato rubato in Mongolia. Sebbene la storia del suo serpente a due teste sia meno conosciuta, questo non la rende affatto meno entusiasmante. Cage, recentemente intervistato da GQ, ha confessato di essersi dovuto liberare del serpente perché era troppo difficile da nutrire. Ma scopriamo come Nicolas si era procurato il rarissimo rettile: una mattina, dopo aver sognato un'aquila a due teste, ha ricevuto una telefonata e un amico gli ha offerto un serpente a due teste per 80.000 dollari. Sebbene non fosse l'esemplare del suo sogno, la coincidenza era troppo surreale per Cage che si è sentito praticamente costretto ad acquistarlo. La star, dopo pochi giorni, si è immediatamente resa conto che nutrirlo comportava il complicato processo di dover mettere una spatola tra le due teste al fine di evitare che litigassero per il cibo. Dopo alcune settimane l'attore ha consegnato il rettile allo zoo di Audubon, dove è morto di recente all'età di 14 anni. Nicolas Cage ha sempre avuto una predilezione per gli animali domestici rari e attualmente si prende cura di un gatto Maine Coon (di nome Merlin), di un corvo parlante (di nome Huginn) e di un assortimento di pesci e tartarughe: "Il mio lavoro è prendermi cura di loro, assicurarmi che siano felici e al sicuro. Alla fine, dovrò donarli, come ho donato il mio serpente a due teste". (fonte movieplayer.it)
Il Ministero degli Affari Esteri, con decisione del Ministero della Salute del 13 marzo scorso, ha sospeso a partire dal 14 marzo 2022, le seguenti restrizioni sanitarie: 1) I passeggeri provenienti dall’estero non saranno sottoposti a PCR né rapid-test al loro arrivo in Mongolia. Si consiglia di verificare con le compagnie aeree le regole sanitarie imposte nei Paesi di imbarco e di transito. 2) non sono richieste quarantene nei COVID hotel, né periodi di confinamento domiciliare; 3) potranno entrare in Mongolia anche persone che non abbiano completato il ciclo vaccinale. Il viaggiatore dovrà compilare e firmare un questionario che riceverà al suo arrivo.
Salve, scrivo per chiedervi se è possibile avere una immagine della traduzione in lingua mongola con scrittura verticale della parola ‘Gengis khan’. Grazie. Distinti saluti. Cristiano M.Risponde Tseeghii della redazione di mongolia.itSalve Cristiano, ti allego un'immagine di Chinggis Khaan (che in italiano è traslitterato spesso "Gengis Khan" / in inglese Genghis Khan), affiancate dal nome in scrittura verticale mongola (mongol bichig). Spero possano essere utili.
Gangaamaa Badamgarav, la prima alpinista di nazionalità mongola ad aver completato le “Seven Summits”, ha annunciato che questa primavera tenterà di scalare il Kangchenjunga (8.586 m), la terza montagna più alta del mondo. Badamgarav è stata anche la prima scalatrice del suo paese a raggiungere la vetta del K2 (8.611 m) nel 2018. La sua partenza per l’Himalaya è fissata per il prossimo 2 aprile. Situata al confine fra il Nepal e lo Stato indiano del Sikkim, il Kangchenjunga è la cima più alta dell’India, il più orientale degli ottomila dell’Himalaya e, dal 1838 al 1849, ritenuta la vetta più elevata del pianeta, fino a quando rilevamenti britannici appurarono che Everest e K2 erano più alti. È un massiccio molto esteso, con quattro cime distinte di ottomila metri: l’occidentale Yalung Kang (8.505 m), la vetta principale (8.586 metri), la centrale (8.482 metri) e la meridionale (8.473 metri). La prima ascensione della cima principale fu compiuta il 25 maggio 1955 da George Band e Joe Brown, membri di una spedizione inglese guidata da Charles Evans, per la parete Sud-Ovest. Il giorno successivo raggiunsero la vetta anche gli alpinisti Norman Hardie e Tony Streather. Le restanti quattro vette, di altezza minore, furono scalate per la prima volta tra il 1973 e il 1978 da giapponesi e polacchi. (fonte mountainblog.it)
3 marzo 2022    PRIMO PIANO
Guerra in Ucraina:
gli effetti in Mongolia
L’invasione russa dell'Ucraina e l'imposizione di severe sanzioni a Mosca stanno avendo importanti ripercussioni pure sulla vicina Mongolia, lo stato dell’Asia Orientale senza sbocco sul mare. Pressata sia dal punto di vista economico che da quello diplomatico. Lo dimostra un episodio apparentemente minore avvenuto martedì: che però la dice lunga sulle tensioni che si vivono laggiù. A Ulan Bator, la capitale, un piccolo gruppo di manifestanti si è radunato nella piazza principale Sukhbaatar per chiedere la fine delle ostilità in Ucraina. Rapidi, sono scesi i residenti dai palazzi vicini che hanno invitato tutti a tornarsene a casa: spaventati da manifestazioni di aperto antagonismo nei confronti di Mosca. Circondata dalla Russia a nord e dalla Cina a sud, la Mongolia in cerca di autonomia – dopo decenni di egemonia sovietica è approdata alla democrazia solo nel 1992 - ha coltivato alleati come Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti. Una strategia diplomatica detta del "terzo vicino" volta a rafforzare la sua indipendenza politica. Ma la sua economia ha continuato a fare affidamento sui suoi ingombranti stati confinanti. Il commercio è infatti facilitato dalle banche russe e quasi tutto il petrolio arriva proprio da Mosca, ora oggetto dell’ostracismo internazionale. “Siamo troppo dipendenti dalla Russia e fragli da diversi punti di vista: non solo per la benzina”, afferma dunque Sumati Luvsandendev, il maggior analista politico mongolo. “L’esclusione di Mosca dallo swift colpirà anche le nostre operazioni di import-export". Non solo: a seguito della decisione della Germania di bloccare l’approvazione dell’accordo sul gasdotto Nord Stream II, è probabile che anche la Mongolia diventi strategicamente più importante per l'economia russa. Tanto più che proprio questa settimana è stato firmato un accordo per costruire la sezione mongola di un progetto transnazionale di trasporto del gas volto a fornire 50 miliardi di metri cubi di gas russo alla Cina, nota come Potenza della Siberia 2. Finora la Mongolia ha cercato di tenersi fuori dalle controversie geopolitiche. E anche per questo resta in silenzio sull'invasione dell'Ucraina, uno dei 34 paesi astenutisi sulla risoluzione delle Nazioni Unite votata ieri sera dove si chiede il ritiro delle truppe russe. (fonte repubblica.it)
28 febbraio 2022    PRIMO PIANO
Trieste e la Mongolia
piangono Roberto Ive
Si è spento all’età di settant’anni Roberto Ive, scrittore triestino, giornalista, viaggiatore e tra i massimi esperti italiani della Mongolia, in cui aveva vissuto a lungo e sulla quale aveva pubblicato numerosi articoli, a partire dagli anni ’80, quando il paese era ancora chiuso agli occidentali. In seguito vi realizzò anche documentari e trasmissioni radiofoniche, alcune trasmesse dalla Rai, e scrisse la prima guida italiana sul paese, dove fu anche consulente di programmi di sviluppo economico. Per molto tempo organizzò viaggi e itinerari nella patria di Gengis Khan, accompagnando i visitatori in prima persona sul suo fuoristrada. Realizzò diversi reportage in tutto il mondo, anche in Giappone e in India. Per buona parte della sua vita ha abitato tra Ulaan Baatar, Berlino, Bologna e Trieste, dove era nato. Fu anche appassionato di alpinismo. Tra i suoi libri si ricordano: “Mongolia, viaggio ad Olgii e oltre”, “Gobi” e “Mongolia itinerari ai confini del nulla”. Lo saluta in un commosso post su Facebook lo scrittore e amico Pietro Spirito: “è stata una gioia seguire i tuoi orizzonti”. (fonte triesteprima.it)
di Gabriele BonafedeMolti commentatori italiani hanno battezzato il discorso di Putin per giustificare la brutale aggressione all’Ucraina quale “duro”. È evidentemente un eufemismo per definire un vero e proprio vaneggiamento. Tra l’altro, evidenziando nozioni di storia a dir poco strampalate e contraddittorie. Sarebbe più corrispondente alla realtà dire che il discorso di Putin è stato un delirio misto Hitler-Stalin degno di una rappresentazione teatrale tra il grottesco e la tragedia. Persino il traduttore aveva problemi a seguire questo folle delirio. Forse non è del tutto sano di mente, Putin. Non a caso, Macron lo ha detto. Sia pure con un linguaggio diplomatico, definendo il discorso di Putin quale paranoico. Per la pace c’è poco di che sperare, purtroppo. L’invasione dell’Ucraina è già cominciata. Carri armati russi e migliaia di soldati hanno aggredito il territorio dell’Ucraina già sotto controllo militare russo in Donbas a seguito della precedente aggressione unilaterale. Le armate russe sono ormai penetrate fino alla linea del fronte tra ucraini e “separatisti”. Non è escluso che in poco tempo ci siano raid aerei dei russi contro città e infrastrutture civili e militari ucraine, oltre ad attacchi cibernetici alle reti, etc. D’altronde, il discorso di Putin è stato chiaro e indiscutibilmente copiato e incollato da quelli di Hitler prima di invadere la Polonia o la Cecoslovacchia: una lista di pretesti su basi etniche, storiche, culturali, religiose e geografiche assolutamente piegate alla logica del più forte. Come Hitler sulla Polonia, Putin ha detto, tra le altre cose, che l’Ucraina e altri paesi una volta facenti parte dell’Impero Russo degli zar, non avrebbero il diritto di esistere. Secondo Putin, l’Ucraina sarebbe parte integrante del reich russo, adducendo ragioni “storiche” che si rifanno a più di un secolo fa e, sul piano “culturale”, a molti secoli fa, persino al medioevo. Di fatto, nella sostanza del suo discorso e che lo si voglia o no, Putin ha anche dichiarato guerra alla UE e alla Nato, quindi anche all’Italia che fa parte di ambedue. Lo fa nel momento in cui usa mezzi militari giustificandoli con l’accusa all’intero “Occidente” (quindi compresa l’Italia) di avere sostenuto corruzione e distruzione dell’attuale Stato ucraino e avere fornito sostegno per un colpo di stato nel 2014 e mezzi militari. Ovviamente gli italiani non se ne sono ancora accorti. Giornali e tv minimizzano. C’è persino chi continua a battere la gran cassa alla propaganda hitleriano-stalinista di Putin. Per evitare una guerra atroce, al momento, possiamo solo pregare perché avvenga un miracolo. Dopotutto, di miracoli ne sono successi già tanti in passato. Ma ciò che è estremamente pericoloso e indicativo dello stato mentale di Putin, è il suo excursus “storico” sulle medievali motivazioni per aggredire l’Ucraina. Le cui implicazioni sull’assetto mondiale sono semplicemente grottesche. Drammaticamente grottesche. Tragicamente grottesche, al limite del film fantozziano misto alla fiction horror su basi distopiche. Infatti, secondo il discorso di Putin sul “diritto storico” della Russia di annettere l’Ucraina con l’uso della forza, dice che l’Ucraina è parte integrante della storia russa fin dal medioevo. Dimenticando che la Russia è stata parte integrante della Mongolia proprio nel medioevo. Con questa logica, la Mongolia avrebbe dunque il diritto di annettersi la Russia. Putin dice anche che concedere autonomie e indipendenze, anche solo formali, all’Ucraina e le altre Repubbliche dell’Unione Sovietica fu uno sbaglio che, evidentemente, vuole risanare annettendole senza alcuna autonomia, né formale né tantomeno reale. Dunque, anche la Polonia avrebbe, secondo Putin, il diritto di annettere la Russia, visto che larghe parti della Russia erano parte integrante della Polonia fino al XVIII secolo, “stupidamente” fornite di autonomia. Così come lo avrebbe l’Ucraina stessa, il diritto di annettere la Russia. Tutto ciò per ammissione stessa di Putin, dal momento in cui dice che Russia e Ucraina sono la stessa cosa, o per lo meno parti integranti dell’impero zarista fino al 1914 e dell’Unione Sovietica dal 1922 al 1991. Proprio come la Russia era parte integrante dell’Impero Mongolo in tempi più recenti (XIII secolo) di quando fu fondata (VIII secolo. e forse V secolo) la capitale dell’Ucraina. Va da sé, che la Mongolia, secondo la speciosa teoria espressa nel suo discorso, abbia anche il diritto di annettere una gran parte della Cina per rifondare gli imperi di Genghis Khan o Kublai Khan. Cina che, con lo stesso metro, è giusto che sia in gran parte annessa dal Giappone, visto che la ha occupata nel XX secolo: ai tempi dell’Unione Sovietica, almeno dieci anni dopo l’ipotetico 1922 di cui parla Putin per la formazione dell’Ucraina. Il Giappone vanterebbe pure diritti “storici” putinisti pure sulle due Coree, evidentemente.Gabriele Bonafede maredolce.com
23 febbraio 2022    PRIMO PIANO
I quattro anni in Mongolia
del presidente ucraino
C'è anche un pezzo di Mongolia nella vita del presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelenskyy, personaggio al centro dell'attenzione mondiale. È nato il 25 gennaio 1978 a Kryvyi Rih, nella regione di Dnipropetrovsk. La sua età è dunque di 44 anni. I suoi genitori hanno origini ebre. Suo padre, Oleksandr Zelens'kyj, è un professore che dirige un dipartimento accademico di cibernetica e hardware informatico presso il Kryvyi Rih Institute of Economics. La madre, Rymma Zelens'ka, al contrario, lavorava come ingegnere. Zelenskyy ha vissuto per qualche tempo, circa 4 anni, in Mongolia nella città di Erdenet, dove lavorava il padre. Si è laureato nel 2000 in giurisprudenza presso il dipartimento della Università Economica Nazionale di Kyiv ma non ha mai esercitato la professione legale. Dal 1997 lavorava come attore e sceneggiatore nello studio cinematografico Kvartal 95 Club. Nel 2011 è produttore generale del canale Inter TV, dal 2013 al 2019 è direttore artistico in Kvartal 95 Studio LLC. Nel 2015 Volodymyr Zelenskyy ha interpretato  il ruolo di presidente ucraino nella serie televisiva Sluha Narodu (letteralmente, Servitore del popolo). Qui ha interpretato un capo di Stato onesto, capace di superare in astuzia antagonisti e detrattori. (fonte ilgiornaleditalia.it)
15 febbraio 2022    PRIMO PIANO
L'Ambasciatore: «Fine
della quarantena»
L'Ambasciatore d'Italia a Ulaanbaatar ci aggiorna sulla situazione, ribadendo l'annullamento della quarantena per i cittadini provenienti dall'Italia:«A seguito dei recenti sviluppi in Mongolia, si informa che il 14 febbraio 2022 il Governo della Mongolia ha preso la decisione di abbassare il livello di emergenza legata alla pandemia COVID-19 dall’arancione al giallo. La decisione revoca tutte le precedenti restrizioni sull’attività commerciale e annulla completamente l’obbligo di isolamento domiciliare di 5 giorni per le persone in arrivo nel paese. L’ingresso sarà consentito a prescindere dello stato di vaccinazione. Tuttavia, rimane solo la necessità dell’esito negativo al COVID-19 via un test molecolare (PCR) eseguito entro 72 ore prima dell’arrivo».
Buone notizie dalla Mongolia. Oggi, lunedì 14 febbraio 2022, il governo ha stabilito che le frontiere sono riaperte a tutti i turisti vaccinati e che l'Aeroflot ha ripristinato parzialmente i voli (un volo a settimana), mentre Turkish (un solo scalo a Istanbul) ha già il parco voli operativo al completo. La situazione sta quindi finalmente tornanfo alla normalità e si prospetta la possibilità di un ritorno alla Mongolia, con viaggi che possono essere già organizzati in tutta sicurezza da questa primavera. Per informazioni: info@mongolia.it.
12 febbraio 2022    PRIMO PIANO
Il fascino “altissimo”
della mongola Renny
Sai chi è Renny? È la seconda donna con le gambe più lunghe al mondo. Rentsenkhorloo Bud, chiamata da tutte Renny, è una giovane originaria della Mongolia. Ed è altissima: 205 centimetri. Questa altezza è dovuta in particolare alla lunghezza delle sue gambe, che misurano ben 1,32 metri. Oggi è famosa in tutto il mondo, anche se per lei la vita non è mai stata facile, proprio a causa della sua altezza. Non è facile essere alta più di due metri, soprattutto per i giudizi e i pregiudizi delle persone. Ma oggi lei è serena e si accetta per com’è, senza badare troppo ai commenti di chi la incontra. Renny ha origini mongole, ma vive a Chicago. Le sue gambe sicuramente non passano inosservate quando cammina per strada, ma oggi lei è orgogliosa del suo fisico. Così si racconta oggi la ragazza che, a causa della sua altezza, a 29 anni, è entrata nel libro dei record del Guinness dei Primati per essere la seconda donna con le gambe più lunghe del mondo. Se è stato sempre difficile accettare e soprassedere ai commenti delle persone, sono state anche altre le sfide che Renny ha dovuto affrontare. Come trovare abiti della sua taglia, soprattutto pantaloni. Ha sempre capito che sarebbe stata molto alta, visto che alle elementari aveva già raggiunto il metro e 68 di altezza. Era alta come la sua insegnante. Per tutta l’adolescenza non è stata a suo agio con la sua altezza, ma poi è cresciuta e oggi ha più fiducia in se stessa. E lei esalta la sua bellezza con short e gonne che fanno vedere le gambe, ma anche con tacchi alti. L’altezza è una questione di famiglia, visto che suo padre è alto 2,08 metri e sua madre 1,85 metri. Essere alta, secondo lei, ha anche i suoi vantaggi, visto che riesce a raggiungere i ripiani più alti nel supermercato o a casa, anche se è difficile passare dalle porte. (fonte mammastobene.com)
10 febbraio 2022    SPORT
Giochi di Pechino,
i piazzamenti dei mongoli
Già terminata l'Olimpiade invernale di Pechino per la Mongolia che, nella gara di sci nordico cross country che ha dato la medaglia d'argento all'azzurro Federico Pellegrino, centra il 77° posto con il 27enne Achbadrakh Batmunkh: tempo 3.11'60'' (il norvegese Klaebo ha vinto l'oro in 2.58'06''). In campo femminile, sempre nello sci di fondo, la 26enne mongola Enkhtuul Ariunsanaa ha completato il percorso in 3.58'25'' conquistando il 79° posto nella gara che ha assicurato l'oro alla svedese Jonna Sundling in 3.09''68.
4 febbraio 2022    SPORT
Giochi di Pechino,
la Mongolia è pronta
Anche la Mongolia si appresta a vivere la sua Olimpiade nella vicina Pechino. Nonostante le temperature rigide, gli atleti di Gengis Khan primeggiano nelle discipline “estive”, soprattutto lotta, judo, tiro con l'arco, oltre ovviamente al sumo, insomma tutti gli sport da veri guerrieri. Ma la squadra mongola cercherà di farsi valere anche a questi Giochi invernali. Alla cerimonia d'apertura (nella foto) eleganza e tradizione hanno caratterizzato la compatta delegazione mongola che propone due soli atleti, entrambi nello sci di fondo: la 26enne Enkhtuul Ariunsanaa e il 27enne Achbadrakh Batmunkh. Buona fortuna, Mongolia!
29 gennaio 2022    PRIMO PIANO
BUONO TSAGAAN SAR,
MONGOLIA!
Buon anno, Mongolia! Anzi, buono Tsagaan Sar, il giorno della luna bianca che quest'anno cade il 2 febbraio anche se i preparativi e i festeggiamenti durano settimane, all'insegna della famiglia, delle tradizioni, del buon cibo e dei ringraziamenti agli dèi, alla natura e agli antenati. Lo Tsagaan Sar (si entra nell'anno della Tigre) segue il calendario lunare tibetano. È l'occasione per i Mongoli di completare i lavori in sospeso e onorare i debiti prima del nuovo anno. Sulla tavola, sia nelle case di città sia nelle gher dei nomadi, non possono mancare buuz e bansh, i ravioli tipici, ma anche lo schienale di pecora (coda compresa), carne bollita, biscottini (kheviin boovj e aaruul. Anche il riso, simbolo di fecondità e crescita, è presente così come l'airag, il latte di cavalla fermentato, e altri piccoli piatti adatti per l'occasione. È dovere dei più giovani, entro i primi tre giorni di festa, rendere omaggio agli anziani offrendo un khadag (la sciarpa sacra, solitamente blu come il cielo, il sacro Tengher), Le famiglie si scambiano molteplici e reciproce visite percorrendo anche lunghe distanze di strada, di steppa e di deserto. Alla vigilia, il Bitüün, che quest'anno cade il 1° febbraio, si tende a mangiare molto come atto propiziatorio per un anno di abbondanza. Una grande festa celebrata a venti gradi sottozero ma con grande calore. Tanti auguri, cari amici della Mongolia!
21 gennaio 2022    PRIMO PIANO
Coppolecchia, polaroid
per raccontare la Mongolia
Nel 1989 Maurizio Coppolecchia - 62 anni, produttore e fotografo che da oltre vent’anni vive con la famiglia a Torre d’Isola - attraversa la Mongolia per girare uno spot pubblicitario su incarico di Invicta. In macchina carica l’attrezzatura professionale ma nello zaino infila anche una Polaroid SX70. Con quella macchina, che in pochi secondi è in grado di sviluppare una pellicola 8x8 centimetri, Coppolecchia imprigiona gli sguardi incuriositi della gente che incontra lungo la strada: «Uomini, donne, vecchi e bambini ammaliati da quel curioso marchingegno che, come per magia, restituiva la loro immagine in tempo reale» racconta il fotografo. Al ritorno in Italia mette le foto in un cassetto e se ne dimentica. Trascorrono gli anni, nel frattempo Coppolecchia si dedica all’attività di produttore e, tra i tanti lavori, realizza con Indigo Film Il Divo di Paolo Sorrentino. Nel 2020 con l’amico Pietro Spica, compagno negli anni Settanta di memorabili viaggi on the road in America Latina, concepisce un progetto: Spica è un artista apprezzato, da troppo tempo non partono insieme. E allora perché non provare a ripercorrere quello stesso viaggio con acquarelli e pennello? Perché non tradurre sul tela, a colori, quelle fotografie? Un viaggio in due tempi, ancora più struggente ora che Spica non c’è più (il pittore è scomparso lo scorso settembre, a 68 anni). E dall’idea nascono una mostra (l’inaugurazione il 20 gennaio allo Spazio d’Arte Scoglio di Quarto di Milano, a pochi passi dalla Darsena) e un libro d’artista che portano lo stesso titolo, The Immediate Gaze. «La mostra – dice il fotografo – è anche un omaggio a Pietro, al passato condiviso e alla mancanza». «Il viaggio in Mongolia fu un progetto complesso – racconta oggi Coppolecchia –. Per viaggiare all’interno del Paese ho avuto bisogno del permesso del governo, vigeva ancora un regime comunista. E le fotografie che ho scattato sono poi diventate un reportage culturale e antropologico. Quei ritratti istantanei formato polaroid mi hanno permesso di costruire da subito un rapporto di reciproca fiducia con la gente del luogo, vivere la stessa quotidianità, scoprendo l’eleganza e la fierezza di un popolo costantemente in movimento. Facevo sempre due copie, una la regalavo al soggetto che immortalavo».  Per anno Coppolecchia – che professionalmente nasce perito gemmologo, con diploma all’esclusivo Gemmological Institute of America di Los Angeles – ha lavorato come fotografo poi come executive producer, sempre nell'ambito della produzione pubblicitaria. «Da qualche tempo – dice – ho ripreso a fotografare a tempo pieno, ma con la mia casa di produzione, la Film Content, ho in cantiere un nuovo progetto: raccontare la storia incredibile del grande chitarrista jazz italo-americano Pat Martino (scomparso nel 2021, ndr). Per un’emorragia cerebrale perse la memoria diventando poi oggetto di studi di neurologia».M. Grazia PiccalugaLa Provincia Pavese
21 gennaio 2022    PRIMO PIANO
La Mongolia registra
il primo prodotto IGP
È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’UE la registrazione della denominazione Uvs Chatsargana IGP, primo prodotto della Mongolia inserito come Indicazione Geografica Protetta che godrà della tutela offerta dal regolamento europeo delle DOP IGP (Reg. UE n. 1151/2012). Uvs Chatsargana IGP designa le bacche dell’olivello spinoso di Uvs, appartenete alla famiglia delle Eleagnaceae con la quale viene fatto un estratto. Con questa nuova registrazione della Mongolia sono 19 i Paesi Extra-UE con prodotti DOP, IGP o STG tutelati a livello comunitario. Salgono invece a 225 i prodotti Extra-UE presenti nel registro europeo delle Indicazioni Geografiche, di cui 195 del comparto Cibo. “Si allarga il numero di Paesi che ricorre al regolamento europeo delle Indicazioni Geografiche per tutelare e promuovere i prodotti tipici – afferma Mauro Rosati, Direttore Generale della Fondazione Qualivita – e il sistema europeo con questa nuova registrazione si conferma un vero modello planetario di tutela con 56 Paesi che lo utilizzano. Un risultato questo che conferma la bontà della attuale legislazione comunitaria. Sarebbe pertanto dannoso un cambiamento radicale degli attuali regolamenti.” (fonte agricultura.it)
3 gennaio 2022    SPORT
Bogd Khan Uul,
una sciata in Mongolia
Sono passati oltre dieci anni da quando la Mongolia - nazione fondamentalmente desertica tra la Russia e la Cina - si è dotata del suo primo ski resort. Si chiama ‘Bogd Khan Uul - Ulaan Baatar’, si trova a una quindicina di km dalla capitale e comprende una manciata di piste peraltro tutte illuminate per lo sci in notturna per un totale di 6 km di lunghezza, la più importante delle quali è una rossa che si chiama ‘Khurkhereet’, dal nome della valle laterale. Ci sono anche 400 metri di nera riservata alle gare. Le due seggiovie principali e i quattro skilift sono ad una altitudine tra i 1350 e i 1570 metri d’altitudine, con un dislivello di soli 200 metri circa. Realizzato sulle alture del massiccio omonimo (peraltro è una montagna sacra) a pochi chilometri dalla capitale Ulan Bator, il resort servirà la voglia di neve dell’alta borghesia locale, dei turisti cinesi alla ricerca di un po’ di avventura che preferiscono le piste tranquille al fuoripista estremo che si fa da quelle parti e di qualche europeo di passaggio in crisi di astinenza. Del resto, l’altra pista più vicina è Alsham, a circa 400 chilometri di distanza, in territorio cinese nella provincia della Mongolia Interna. Il resort ha un paio di club house eleganti (ma si può dormire sotto le stelle in una moderna yurta) e un ristorante-rifugio che promette cucina "euro-mongola". Nonostante questa sia la zona più continentale dell’Asia, le piste devono essere obbligatoriamente assicurate da un sistema di innevamento garantito da una quindicina di lance (ovviamente dell’azienda altoatesina TechnoAlpin…) dato che l’area è pressoché desertica e troppo lontana dal mare perché le correnti possano portare umidità nell’aria: qui la natura regala solo una ventina di centimetri di neve l’anno tra novembre e febbraio, pur con temperature che scendono tranquillamente a -20° di media (!) per tutto l’inverno. Lo Ski Center Bogd-Uul, che è stato progettato per accogliere fino a 4000 persone, offre tra i servizi ai visitatori anche una scuola di sci (chissà quale sarà la nazionalità dei maestri...), un noleggio e uno store per accessori e abbigliamento. Il giornaliero nei festivi supera i 22000 Tugrik, la moneta locale, mentre il mattiniero in settimana costa la metà: l’equivalente di 10 e 5,5 €, sci e scarponi compresi!                                            di Enrico Maria Corno per dovesciare.it