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LIBRI
Tutti i libri dedicati alla Mongolia in ordine cronologico (in alto i più recenti).

DA EVITARE    DA SFOGLIARE    DA NON PERDERE    DA COLLEZIONARE

YERULDELGGER
Morte nella steppa

Ian Manook
2016 • Fazi Editore • 528 pagine • 16,50 euro

Subito una premessa. Questo libro è un thriller in piena regola, violento, cattivo, in alcuni punti sconvolgente ma appassionante come i classici del genere. E in più si svolge in Mongolia, altrimenti non sarebbe nello scaffale di mongolia.it. Il titolo (quasi impronunciabile), Yeruldelgger, non è altro che il nome dell'ispettore della polizia mongola che indaga su una serie di delitti spaventosi: una bimba sepolta viva nella steppa, tre cinesi evirati e sodomizzati e altri episodi efferati che il "nostro eroe" cercherà di collegare per risolvere il caso, lottando contro superiori corrotti, cinesi arroganti, gruppi di neonazisti e altri personaggi inquietanti che popolano i sotterranei di Ulaanbaatar. Ma Yeruldelgger, scontroso e geniale come il Vincent D'Onofrio della serie tv Law & Order (il riferimento è dello stesso autore), deve fare i conti anche con una situazione familiare devastante ma ha dalla sua parte alcune presenze che lo aiutano a sopravvivere e a lottare fino alla verità. Un libro di notevole spessore narrativo, da leggere d'un fiato, con il vantaggio di aprire scenari inediti sulla Mongolia, in bilico fra tradizioni millenarie e una realtà sempre meno romantica ma sincera e tutta da scoprire. L'autore è il parigino Manook diventato celebre in Francia proprio per questo romanzo, tradotto dopo 3 anni di attesa anche in italiano da Fazi, nella collana Darkside.

Estratto: Yeruldelgger era svuotato, sfinito, come strizzato da quella vita da poliziotto che non riusciva più davvero a controllare. Alle sei di quel mattino venica nmandato a indagare su tre cadaveri mutilati con la taglierina nel locale degli impiegati di una fabbrica cinese alla periferia di Ulan Bator, e cinque ore dopo era nella steppa senza nemmeno capire perché fosse stato inviato laggiù. Avrebbe preferito di gran lunga rimanere in città a investigare con la sua squadra sui cadaveri dei cinesi.

GENGIS KHAN
La nascita del mondo moderno

di Jack Weatherford
2015 • Leg • 340 pagine • 29 euro

Non è una novità editoriale. Questa avvincente biografia dello studioso statunitense Jack Weatherford sul condottiero mongolo era uscita nel 2004, ma finalmente ora è apparsa anche nella splendida versione italiana della Leg, collana Bus (Biblioteca Universale di Storia). Qualche purista potrà obiettare che il passo narrativo scelto dall'autore sia eccessivamente "spettacolare", un po' all'americana diremmo noi. Ma per la prima volta siamo di fronte a una biografia di Gengis Khan serrata, giornalistica, brillante e soprattutto ricca di informazioni e di aggiornamenti, con un intreccio di riferimenti storici e bibliografici davvero entusiasmante. Un'occasione preziosa per conoscere l'epopea mongola, attraverso la saga del suo uomo-divinità più importante, in una lettura senza respiro e - evviva! - senza banalità. E così scopriamo come Temugin ha meritato l'appellativo di "uomo del millennio". E a completare il quadro una confezione editoriale da leccarsi i baffi.

Estratto: Le cariche della cavalleria di Gengis Khan nel XIII secolo ridisegnarono i confini del mondo. Egli fu un architetto che non costruiva con la pietra, ma con le nazioni. Insoddisfatto del gran numero di piccoli regni, li accorpò in entità più vaste. Nell'Europa orientale, i mongoli riunirono una dozzina di principati e città slave in un unico grande Stato russo. Nell'Asia orientale, lungo un arco di tre generazioni, essi crearono la Cina unendo i rimasugli della dinastia Song nel sud alle terre degli jurcet in Manciuria, al Tibet a ovest, al regno dei tanguti vicino al Gobi, e alle terre degli uiguri nel Turkestan orientale. Ampliando i propri domini, i mongoli fondarono paesi come la Corea e l'India, sopravvissutti fino ad oggi nei confini da essi tracciati. L'impero di Gengis Khan mise in contatto e amalgamò le numerose civiltà che lo circondavano in un nuovo ordine mondiale. Al momento della sua nascita, nel 1162, il Vecchio Mondo era formato da una serie di civiltà regionali che avevano rapporti soltanto con i vicini più prossimi. Nessuno in Cina aveva sentito parlare dell'Europa, e nessun europeo conosceva la Cina. Né, a quanto si sa, vi fu chi viaggiò dall'una all'altra. Nel 1227, anno della sua morte, Gengis Khan aveva creato fra di esse vincoli diplomatici e commerciali che ancor oggi restano saldi.

I MONGOLI

di Morris Rossabi
2015 • Il Mulino • 136 pagine • 13 euro

La casa editrice il Mulino recupera una pubblicazione del 2012 di Morris Rossabi, docente universitario newyorkese, ne realizza una splendida copertina e inserisce il volumetto nella collana Popoli e civiltà. Il testo è una sorta di riassunto - non a caso il titolo originale è "The Mongols - A very short introduction" - sicuramente utile per un "ripasso" sulla portata storica dell'Impero mongolo ma niente di straordinario e soprattutto niente di nuovo. Nulla a che fare con l'appassionante "Gengis Khan" di Weatherford.

Estratto (conclusione del libro): Probabilmente l'eredità più duratura dei mongoli furono le relazioni e gli scambi tra Oriente e Occidente. Dall'epoca mongola in poi gli avvenimenti europei ebbero ripercussioni nell'Asia mediorientale e orientale mentre tendenze asiatiche nel campo dell'arte, dell'abbigliamento e della religione influenzarono l'Occidente. Le invasioni mongole inaugurarono le relazioni e la storia a livello globale. Il fatto che i mongoli siano citati in fonti contemporanee cinesi, giapponesi, uigure, tibetane, russe, georgiane, armene, persiane, arabe, siriache e latine testimonia il loro influsso su gran parte del mondo asiatico.

VINCERE CON GENGIS KHAN
Lo sport in Mongolia fra tradizione, cultura e politica

di Marco Bagozzi
2014 • Anteo • 122 pagine • 12 euro

Un libro singolare, coraggioso e interessante, che interseca la passione per lo sport alla storia della Mongolia. Lo ha scritto Marco Bagozzi, analista geopolitico e collaboratore di "Eurasia", già autore di un analogo reportage dalla Corea del Nord ("Con lo spirito Chollima"). Così la storia, la cultura e la tradizione mongola si riflettono nello sport, partendo dai primi insediamenti nomadi, passando per l’Impero di Gengis Khan, l’occupazione cinese, il governo lamaista, la Repubblica Popolare e l’odierna Repubblica Democratica. Bagozzi analizza il ruolo dello sport, lo sviluppo e le sue connessioni con la geopolitica. Introduzione di Aldo Colleoni.

Estratti: Lo sport durante la Repubblica Popolare: “La vera rivoluzione sportiva parte dal 1948, con il lancio del Primo Piano Quinquennale per lo Sviluppo Economico e Culturale (1947-1952), quando il governo fra gli altri obiettivi si impegna drasticamente per superare l’”analfabetismo della cultura fisica” anche grazie alla creazione del Segretariato della cultura fisica e dello sport, sottoposta al controllo del Ministero popolare della protezione sanitaria, e si riorganizza l’attività prendendo come esempio il vicino sovietico”.
Lo sport nella moderna Mongolia: “Lo sport mongolo diventa quindi una sorta di metafora della diplomazia del paese. Così come il governo ha percorso la strada del più vasto riconoscimento internazionale possibile, aprendo relazioni con tutte le istituzioni e con il maggior numero di paesi possibile, le federazioni sportive hanno ottenuto l’adesione ufficiale nei più importanti “governi dello sport” mondiale: affiliazione alla FINA (nuoto) nel 1991, FIFA (calcio) nel 1989, IIHF (hockey su ghiaccio) nel 1999, FIBA (pallacanestro) nel 2000, IRB (rugby) nel 2003 e ITF (tennis) nel 2008”.

UB UNDERGROUND

di Leonard J. Monk
2014 • Koi press • ebook gratis

Le buone notizie: la casa editrice Koi press mette a disposizione questo romanzo gratuitamente in versione ebook su tutti gli store online. Ottimo invito alla lettura. Altra buona notizia: la Mongolia torna sotto i riflettori non per il solito romanzo storico dedicato a Gengis Khan o alle orde d'oro, ma per una testimonianza drammatica e underground (con l'accezione vera di "sottoterra") sulla vita della capitale, Ulaanbaatar, chiamata Ub dai suoi stessi abitanti. Ma l'autore, Leonard J. Monk, trentunenne statunitense senza fissa dimora, calca troppo la mano su una realtà tragica sì (ispirata al servizio fotografico di Mikel Aristregi proposto integralmente alla fine del libro), ma che rappresenta solo un aspetto marginale della società mongola, che invece ne esce, ingiustamente, con le ossa rotte. Lo stile inoltre è sempre estremamente carico e volgare ma non così brillante.

Estratto: C’è Yul, la faccia grassoccia, le labbra spesse e serrate, con un sorriso che non gli arrivava agli occhi. Yul che un tempo era un geologo, o qualcosa del genere. Yul che durante il giorno emerge dal sottosuolo per andare a raccogliere rifiuti destinati alle imprese di riciclo. Gli spiccioli che guadagna li dà ai Randagi per potersi sbattere qualcuna delle bambine scheletriche e mezze sceme che loro forniscono. C’è Kuzhuk, un uomo alto e corpulento con lisci e diradati capelli grigi. Le sue mani puzzano di merda, il suo alito puzza di merda, i suoi vestiti puzzano di merda. Implacabile avanzata del fetore. C’è Zandraa, con la barba infestata da avanzi di cibo, avvolto nei molteplici stati marcescenti del cappotto, che trema in preda all’astinenza. E guardiamo i Randagi che ballano e ridono. Li guardiamo, invisibili ma rintracciabili, grazie all’odore che ci precede e ci segue. Le tubature calde che ci fanno sudare. I topi che passano correndo. Gli scarafaggi che cadono sotto i colpi dei tacchi dei ballerini. Le bambine in un angolo buio. Le guance scavate. Le mani piene di calli. Gli occhi infossati. Festa grande nel sottosuolo. Festa continua. Senza interruzione.

L'ORDA D'ORO
Le conquiste militari dei Mongoli, l'invasione della Russia, la grande minaccia all'Europa Occidentale

di Boris Dmitrievic Grekov
2013 • Res gestae • 370 pagine • 22 euro

Singolare iniziativa della Res Gestae che riesuma letteralmente un testo dello storico russo Grekov che partecipò alla rivoluzione bolscevica e morì nel 1953 dopo aver lasciato alcuni degli studi più importanti sulla società sovietica, vincendo nel 1939 anche il premio Stalin. "L'Orda d'oro" è un saggio sulla potenza militare mongola che ha letteralmente squassato il tessuto sociale eurasiatico tra il XIII e il XVI secolo, avviato da Batu Khan, nipote di Gengis, con l'appoggio di Subetei (o Subotai), il più grande stratega dell'antichità. Accanto alle attente annotazioni storiche di Grekov, punto di partenza imprenscindindibile per le opere successive legate all'argomento, c'è l'assioma secondo cui è grazie ai Russi se i l'orda mongola non ha completato la sua opera di dominio su tutta l'Europa. Nella prefazione viene citata una frase di Pusckin: "Alla Russia era riservato un grande destino: le sue sconfinate pianure divorarono la forza dei mongoli e arrestarono l'invasione sull'orlo stesso dell'Europa; i barbari non osarono lasciarsi alle spalle la terra russa soggiogata e tornarono alle steppe del loro Oriente... Nei confronti della Russia l'Europa ha sempre mostrato tanta ignoranza quanta ingratitudine". Il testo di Grekov è metodico e complesso, comunque affascinante. Spettacolare ma completamente sbagliata la copertina, che ritrae una battaglia di... Crociati.

Estratto: La disfatta che nel 1223, nelle regioni del Volga i bulgari inflissero alle forze di Gebe e di Subetei, arrestandone l'avanzata, valse a differire, ma non ade vitare, la conquista dell'Europa Sud-orientale da parte dei mongoli. Genghiz khan aveva avuto, com'è noto, quattro figli dalla moglie favorita: Giuci, Ciagatai, Ogutai e Tului. Al figlio maggiore Giuci, in qualità di "ulus" e di "iurt", erano state assegnate le terre occidentali più distanti dalla Mongolia. Il grosso di queste terre era appunto formato dal Desct-i-Kypciak. Ma finché Giuci visse, questo suo posesso fu solo nominale, in quanto la maggior parte del Desct-i-Kypciak ancora restava da conquistare.

MONGOLIA
L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri

di Federico Pistone
2013 • Polaris • 448 pagine • 30 euro (terza edizione)

Terza edizione della guida "Mongolia - Il paradiso dei nomadi guerrieri", scritta dal giornalista del Corriere della Sera Federico Pistone. Sono presenti diversi aggiornamenti rispetto alla prima edizione del 2008 e alla seconda del 2010, nuove immagini e contenuti. Tra questi, un racconto del grande scrittore mongolo Sanjiin Purev ("Tutto merito del Maresciallo Choibalsan"), tradotto in esclusiva da Paolo Sartori e Otgonchimed Undrakh; un'emozionante escursione sui monti Altai ("Un quattromila alla portata di tutti" di Veronica Riva), l'intervista al re del cashmere Brunello Cucinelli ("Il valore dell'eternità") e alla Console onoraria di Milano Gantuya. Inoltre la nuova Ambasciata aperta a Roma ha voluto salutare i lettori con una bella introduzione. Queste le parole conclusive dell'ambasciatore: "Sono certo che questa guida servirà a cementare un ponte di approfondimento e di conoscenza fra il popolo della Mongolia e quello dell'Italia, contribuirà alla conoscenza della realtà mongola, provvedendo a offrire un'informazione puntuale e sfaccettata del mio Paese". Ecco la recensione della scrittrice Rita Ferrauto, autrice di "In viaggio da sole" (Sperling & Kupfer, 2008): "Il paese più bello del mondo? Forse è la Mongolia. E sicuramente, se volete visitarla, la guida giusta è una sola: Mongolia – l’ultimo paradiso dei nomadi guerrieri (ed. Polaris) di Federico Pistone. Che sull’argomento ha annodato 448 pagine, tutte preziosissime. Dove si trovano gher, steppe, foreste, yak, monasteri, khan e città. E soprattutto, una quantità formidabile di itinerari, informazioni, note, approfondimenti, tragitti. Tutti precisi e controllati con cura minuziosa. Aggiornati in tempo reale. Perché Federico è scrittore accurato, e, per dar vita alla guida, non gli è bastato rifarsi ai suoi innumerevoli viaggi nel paese e interrogare scrupolosamente tutti i suoi amici e corrispondenti mongoli (l’autore infatti conosce perfettamente la Mongolia ed è in contatto costante con parecchie guide locali di grande esperienza). No, appena prima dell’invio in stampa, Federico ha preso un aereo per Ulaan Baatar ed è volato a eseguire gli ultimi riscontri di persona. Il risultato è dunque un’opera in cui non troverete mai imprecisioni e facilonerie. Men che meno tragitti scontati, panorami banali e giudizi sommari. Seguendo la sua guida, non metterete mai il piede in fallo. Anzi, neanche il più piccolo anfratto vi sarà ignoto".

Dall'introduzione: La Mongolia è una calamita dell’anima, se rende l’idea. E’ una delle terre più genuine, autentiche, entusiasmanti del mondo. Chi la visita, la ama per sempre. Ti abbraccia, riempie di spazio, di cielo, di vento, restituisce alla profondità della vita, alla spiritualità che non pensavi di avere, guarisce dalla solitudine, dalla timidezza, autorizza a commuoversi. (...) Di culture nomadi allo stato puro o etnie che conservano ostinate i propri riti millenari ne sopravvivono tante, sparpagliate nel mondo. Ma qui siamo in una repubblica di dimensioni immani, nel baricentro esatto del continente più ricco di storia e civiltà, innestato fra due nazioni invadenti e fondamentali per le sorti del pianeta, Russia e Cina. Proprio la Mongolia generò l’impero più vasto di sempre, guidato da Gengis Khan, un condottiero eccezionale per intraprendenza e tolleranza, riscattato dagli storici ed eletto “uomo del millennio” dal Washington Post, non dal Mongol Messenger. Trionfa nell’ideale classifica davanti a Leonardo, Michelangelo, Einstein, Napoleone, Galileo, Beethoven, Mozart... La motivazione: “E’ stato l’uomo che ha permesso di collegare l’Est e l’Ovest consentendo la creazione della civiltà moderna”. Siamo nel corridoio dove le culture del mondo hanno incrociato arte, filosofia, religioni, mercati, favoriti proprio da quella che gli storici hanno battezzato “pax mongolica”, un bel sogno medievale tramontato con la decomposizione dell’impero dei khan. Una terra così importante che, nonostante le umiliazioni successive, ha mantenuto la sua purezza nomade, una cultura mistica e sciamanica: un vero miracolo in un pianeta alla deriva culturale, sociale e ambientale. Ma anche la Mongolia, serenamente immobilizzata per secoli, sta vivendo una svolta epocale. Il suo futuro passa dalla “collina turchese”, Oyu Tolgoi, in pieno deserto del Gobi. Lì sotto dieci anni fa sono state scoperte le miniere più ricche d’oro e di rame del mondo e ora, dal 2013, comincerà il vero sfruttamento. C’è chi la legge come una “opportunità”, chi come un “disastro”, sociale e ambientale.

GENGIS KHAN
Il giovane Temujin

di Patrick Cothias e Griffo
2013 • Mondadori collana Historica • 144 pagine • 12,99 euro

Sembra un fumetto ma è qualcosa di più. La vita del grande condottiero mongolo, raccontata in tre album editi tra il 1996 e il 1997, finisce nella collana Historica in questo unico volume in vendita oltre che in libreria anche in edicola e nei negozi specializzati in cartoon. Historica raccoglie i migliori racconti a fumetti su guerre, battaglie e avventure, documentate in modo rigoroso e spettacolare. Questa trilogia su Gengis Khan è stata realizzata dal francese Cothias ("Le 7 vite dello Sparviero") e dall'italo-belga Griffo (Werner Goelen), collaboratore di "Tintin". Un'ottima occasione per ripercorrere le gesta di Temujin all'insegna dell'arte e del divertimento.

Dall'introduzione di Giuseppe Pollicelli: Se si tiene conto della loro effettiva portata, gli eventi da cui trae ispirazione la saga sono sorprendentemente poco conosicuti. In particolar modo sfugge a molti, soprattutto in Occidente, il fatto che essi rappresentino una delle tappe fondamentali nella storia dell'umanità, un autentico punto di svolta destinato a imprimere un nuovo indirizzo alla vita e alla fisionomia di vaste regioni corrispondenti a moderni Stati di enorme importanza quali la Russia, la Cina e la Turchia.

GOBI
Il deserto dentro di me

di Reinhold Messner
2013 • Mare Verticale • 300 pagine • 18 euro

"Un’ultima passeggiata al confine tra la vita e la morte», la definisce il sessantenne Reinhold Messner, autore di "Gobi, il deserto dentro di me". L'obiettivo tecnico era quello di attraversare in orizzontale e in solitaria il Gobi: duemila chilometri partenzo da est con uno zaino, uno speciale contenitore per l’acqua e un orologio GPS. Aiutato soltanto dagli ospitali nomadi mongoli ("Gli unici momenti di condivisione me li hanno dati le popolazioni di quel deserto, nella fascia mongola. Mi hanno ospitato in modo spontaneo nelle iurte, che sono abitazioni tipiche capaci di proteggere dal caldo micidiale e dal freddo più rigido. Non sapevano chi fossi, eppure mi aprivano le porte di casa loro"), Messner racconta la sua avventura verso ovest fino a raggiungere i Monti Altai per fare poi ritorno verso Ulaanbaatar. Ma quello di Reinhold è stato soprattutto un viaggio dentro la sua stessa vita, e il suo diario di viaggio diventa anche uno spunto di riflessioni esistenziali per tutti noi.

Estratto: Adesso so che non devo perdere tempo, se voglio avere salva la vita. Questo deserto è incredibilmente vasto e devo attraversarlo passo dopo passo, se voglio avere ancora qualche speranza e rimanere coerente con me stesso fino alla fine. Il teschio di cammello non è più qui, quando me lo lascio alle spalle. Non importa che cosa accadrà, dico a me stesso, voglio farcela. E per riuscirci, l’unica cosa da fare è camminare, e bere. Non si attraversa un deserto con un solo un balzo: sono necessari milioni di piccoli passi, e ogni passo è un tratto di strada, una pezzo di esperienza. Ogni spedizione, dalla prima all’ultima, è un frammento di vita. Il mio viaggio nel deserto è stato anche un viaggio dentro me stesso. Questa volta, alla fine, non ho provato nessun sollievo, ma ho solo capito che sto invecchiando. A questo si aggiunge la consapevolezza della morte, che rimane, come se fossi giunto alla fine della mia vita prima del tempo.

MONGOLIA
Il respiro del deserto

Rigel Langella e Ernesto De Angelis
2013 • Ludica • 100 pagine • 15 euro (8 euro dal sito dell'editore)

Non poteva concludersi meglio "Il viaggio de l'Eterno Ulisse", collana dedicata al buddhismo lamaista delle Edizioni Ludica, avviata con "Sette passi in Tibet" e proseguita con "Mustang". Come scrive l'autrice Rigel Langella (le foto sono sue e di Ernesto De Angelis): "Non potevo tirarmi indietro dal tentativo di abbracciare insieme le grandi aree di diffusione del buddhismo tibetano per ammirarne l'indomabile capacità di resistenza alle avversità e alle persecuzioni. Andare in Mongolia, però, non è né viaggio né vacanza: è fuga". Cento pagine ricche di informazioni, citazioni (forse troppe), appunti, riflessioni personali e spunti di viaggio, oltre a una serie di immagini fotografiche originali e di taglio giornalistico. Solo un appunto, che è una critica estendibile a tanti reportage dedicati a questa terra: la tentazione di giudicare e di farlo con paternalismo tutto occidentale (vedi estratto sotto). Intanto la situazione sanitaria non è certo così apocalittica come riferisce l'autrice e comunque non è così disdicevole o antistorico che dei nomadi possano aprirsi ogni tanto alla tecnologia (tv, cellulari, tablet), alla voglia di emanciparsi da una condizione di pastori che per noi è indubbiamente molto pittoresca ma per loro spesso è una drammatica condizione di vita e di sopravvivenza, legata soprattutto alla ferocia del clima. Il sito dell'editore: http://shop.ludicaweb.com/?wpsc-product=mongolia-il-respiro-del-deserto

Estratto: In Mongolia, ancora oggi, è diffuso il flagello della peste, del colera, di una mortalità neonatale ai massimi livelli nelle statistiche mondiali. Anziché dotarsi di servizi e acqua calda, i nomadi si sono dotati di pannelli solari o impiabti eolici portatili, solo per far funzionare cellulari e televisori, senza alcun passaggio intermedio dal Medio Evo al Terzo Millennio, mentre l'Occidente - va pur detto - si è lentamente conquistata nei secoli, una migliore qualità di vita grazie ai progressi in campo igienico-sanitario, prima che televisivo (...). A volte ci fermavamo in luoghi impervi, arrivavamo a piedi in quota e trovavamo assorta una donna rannicchiata immobile su un masso, con la testa reclinata da un lato: avvicinandoci incuriositi, scoprivamo che non stava meditando, che non contemplava le meraviglie del creato, del cielo che trascolorava al tramonto, ma aveva semplicemente un tablet appiccicato all'orecchio, perché per un gioco di rifrazioni lì c'era campo e la signora parlava, parlava, parlava...

TUTTO QUESTO MI APPARTIENE

di Petra Hulova
2012 • Baldini Castoldi Dalai • 256 pagine • 16,50 euro

Alta, la madre, Dzaja, Nara, Ojuna, le figlie, e Dolgorma, la nipote. Cinque donne, cinque destini, cinque voci narranti che ci accompagnano nella loro storia familiare, dalla steppa sconfinata e sterile della Mongolia alle luci ingannevoli e seducenti della città, dalle tradizionali tende ai prefabbricati della capitale. Dzaja è nata dalla passione di Alta per un cinese della Mongolia interna, Nara dalla violenza subita da un commerciante russo. Figlie illegittime, e quindi di razza mista e impura, vivono nell’emarginazione sopportando derisioni e ingiustizie. Fino a quando un drammatico incidente le porterà a lasciare le Montagne Rosse per trasferirsi a Ulan Bator, sotto la protezione della zia, scoprendo troppo tardi che la donna ha da offrire loro solo un lavoro nel bordello che dirige. Il giudizio de Il giardino delle rose: "Una storia toccante, sullo sfondo delle Montagne Rosse della Mongolia, che racconta le vicende di quattro generazioni di donne in una società patriarcale. Un romanzo duro e poetico, in cui i sogni e le speranze sono schiacciati inesorabilmente dalla violenza della realtà". La traduzione in italiano è di Laura Angeloni.

Estratto: Era come se alla morte della nonna la nostra famiglia avesse incominciato a sgretolarsi come un ovoo che nessuno va più a idolatrare, e che pietra dopo pietra sprofonda nella steppa. L'ovoo dove andavamo di solito si trovava più o meno a tre ore di cavallo da noi, verso il confine occidentale del nostro aimag. Un mucchietto di pietre rozze e consunte ai piedi di una montagna dal profilo femminile, che si chiamava Borooni Uul. Lì i giorni di sole si contavano davvero su uno zoccolo di cavallo e l'intera montagna era sempre avvolta da una nuvola di pioggia, da cui incessantemente cadeva acqua a catinelle.

I MONGOLI
Espansione, imperi, eredità

Michele Bernardini e Donatella Guida
2012 • Einaudi Piccola Biblioteca Mappe • 426 pagine • 26 euro

Un saggio, finalmente rigoroso e poco "romanzato", sui tre secoli cruciali (dalla seconda metà del XII secolo alla prima metà del XV) che hanno portato l'impero Mongolo al centro del mondo. I due autori, Bernardini docente e Guida ricercatrice all'Università napoletana L'Orientale, hanno in comune anche la passione per la storia asiatica sulla quale hanno già realizzato altri studi. Si parte da un assioma cruciale: "Non furono tanto i Mongoli a subire delle influenze egemoniche; piuttosto essi obbligarono Cinesi, Persiani, Russi e altri all'adattamento per poi finire a loro volta con il farsi promotori delle civiltà che avevano sottomesso". Un bel libro, colto e attento ma anche appassionante, una summa leggibilissima di quanto pubblicato finora su Gengis Khan, qui correttamente traslitterato in Chinggis Ka'an, e i suoi eredi.

Estratto: Prima della sua morte Chinggis Ka'an attribuì a ognuno dei quattro figli un dominio (ulus), una macro-regione che comprendeva i vari stati asiatici sottomessi durante la sua vita. Questo sistema, concepito per consetire il dominio della famiglia imperiale (altan orugh), includeva sia i principi imperiali che le figure femminili. A capo dell'Impero rimaneva quello che in Occidente era noto come gran khan, il qa'an, una figura che avrebbe dovuto fungere da coordinatore dell'intero impero. Sin da subito, tuttavia, la successione comportò diversi problemi e le quattro linee della discendenza si resero progressivamente sempre più indipendenti, entrando spesso in conflitto fra loro.

IL BARONE SANGUINARIO

Vladimir Pozner
2012 • Adelphi • 320 pagine • 22 euro

Del barone von Ungern-Sternberg aveva già scritto, nel 1922, lo scrittore polacco Ossendowski in Bestie, uomini, dei; nel 1980 Hugo Pratt lo aveva ritratto nell’avventura siberiana del suo Corto Maltese, Corte Sconta detta Arcana. La biografia romanzata di Vladimir Pozner viene pubblicata nel 1985 per la casa editrice francese Actes Sud, ma solo adesso Adelphi lo ripropone per i lettori italiani, forte della buona accoglienza che Pozner aveva già ricevuto per il reportage sugli ultimi giorni di Lev Tolstoj. Inizialmente la ricerca di Pozner è timida, ma accanita: ha ben poche informazioni su Ungern, e lo muove piuttosto una certa testardaggine e un atteggiamento che non tarderemmo a definire ‘snob’ per l’oggetto del proprio lavoro. ‘Mi misi alla ricerca di un avventuriero russo. I libri e i conoscenti che consultai mi fecero sfilare davanti una sequela di monaci, diplomatici, banchieri e agenti provocatori. Da Azef a Rasputin, non mi ci volle molto per arrivare in fondo alla lista[...]. Nessuno di loro mi interessava; io volevo parlare al presente. Allora pensai a Ungern.’ (...). Pozner ha fatto del barone Ungern un manichino su cui l’abito del folklore è stato cucito accuratamente; e così ecco il dettaglio della seta gialla, del tašur, delle torture che sembrano uscite da Il Milione. Ha sfumato i tratti di Ungern per restituircene il colore, lasciando (giustamente) scontenti i cultori dell’informazione storica, ma incantando chi sperava ardentemente in un godibilissimo romanzo d’avventura. (di Chiara Condò - cabaretbisanzio.com). Traduzione di Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco

Estratto: L'attacco era fallito. La divisione asiatica si ritirò a nordest di Urga portando con sè i feriti. Per fortuna i cinesi non l'avevano inseguita. C'era penuria di viveri e di foraggio. Per tre settimane mancarono farina e sale. I cammelli e i cavalli soffrivano quanto gli uomini. Gli ufficiali dell'intendenza non avevano il coraggio di farsi vedere prima del calar del sole, per paura di imbattersi nel barone. Ungern percorreva in lungo e in largo l'accampamento, a grandi passi, con il tasur sempre pronto a colpire.

TURISTI PER UFO
I 51 luoghi alieni da visitare nel mondo

di Sara Caffulli, Ottavio Daviddi, Flavio Vanetti
2012 Bradipo Libri, 320 pagine 18 euro
Alieni in Mongolia. Ce lo rivela "Turisti per UFO" (Bradipo Libri), una vera e propria guida nei luoghi degli avvistamenti e dei misteri extraterrestri, curata dai giornalisti Flavio Vanetti del Corriere della Sera (e titolare del blog Mistero bUfo di corriere.it) e Ottavio Daviddi di Tuttosport e Sara Caffulli, grafica ed appassionata dell'argomento. E così scopriamo che il primo caso "accadde il 19 febbraio 2010: due oggetti di origine sconosciuta si schiantarono al suolo nei pressi di Ulan Bator, la capitale. Secondo fonti del MUFON (Mutual Ufo Network) il primo dei due oggetti aveva piccole dimensioni e pesava una decina di chili mentre il secondo, decisamente più grande, raggiungeva le due tonnellate di peso...". "L'altro significativo episodio risale a qualche emse dopo, precisamente all'11 settembre 2010. L'apparizione di un oggetto volante non identificato ha costretto i responsabili dell'aeroporto di Baoutou, nella Mongolia interna, a ritardare di circa un'ora l'atterraggio di tre aerei...". Vale la pena avventurarsi in questi racconti suffragati da prove e testimonianze, proposti in chiave giornalistica e in una veste grafica davvero piacevol, con foto, illustrazioni, documenti e informazioni da tutto il globo.
Estratto: "Comunque, se andate in Mongolia, oltre a stare attenti agli eventuali incontri con lo "Yeti", buttate un occhio al cielo, soprattutto se vi avventurate con i nomadi per un'esplorazione dei posti "wild": è così terso e privo delle contaminazioni inquinanti delle luci terrestri che qualcosa di strano magari lo vedete per davvero".
MONGOLIA IN VIAGGIO

di Irene Cabiati
2012 Alpine Studio, 242 pagine 13 euro
E' un racconto, un reportage, a volte una guida. Irene Cabiati, giornalista de La Stampa, si addentra con curiosità e attenzione nelle fenditure della Mongolia, decifrandola fra tradizioni millenari e nuove velleità di emancipazione, sociale ed economica, con tutti i rischi che questo comporta. Un diario intimo e avvincente insieme, punteggiato da fotografie, a colori e in bianco e nero, finalmente insolite, che restituiscono una Mongolia senza veli e senza compromessi.
Dall'introduzione: "La Mongolia è un Paese ricchissimo e questo viaggio ne esplora i tesori. Non mi riferisco alle sue sterminate riserve di minerali. Io ho trovato altri tesori e li narro con la prudenza di chi, viaggiando, impara ascoltando con gli occhi. Ho percepito la fierezza dei nomadi che come guerrieri di Gengis Khan hanno conquistato il mondo e poi sofferto l'umiliazione del dominio straniero ma senza mai rinunciare alla libertà di non possedere altro che il bestiame. E ancora oggi, pur attratti dalla modernità, preoccupati per l'asfalto nella steppa e le fonti d'acqua inquinate, restano con lemadrie. Soltanto la morte delle bestie per il freddo li può scoraggiare".
GENGIS KHAN
Le tombe dei Khan, tesoro dei Mongoli

di Ippolito Marmai
2011 Campanotto - 206 pagine 20 euro

Dopo la pubblicazione del 2006 ("Gengis Khan - La tomba dell'Imperatore"), Marmai ci "aggiorna" sulla ricerca del luogo dove il condottiero mongolo sarebbe sepolto, insieme al suo leggendario tesoro. Una cronaca serrata e documentata, con riferimenti personali, incontri con personaggi più o meno preziosi, complotti, emozioni, imprevisti e sorprese sulle colline del Khentii, la regione dove Gengis Khan cerca di riposare in pace da ottocento anni. Nessuno ancora è riuscito a scoperchiare il suo sepolcro, nemmeno le tecnologie avanzatissime di statunitensi e giapponesi. Ippolito ci ha provato solo con la forza dei suoi studi e della sua cocciutaggine. Ma alla fine, quella tomba, l'ha trovata? Senza voler rivelare i colpi di scena, lasciamo rispondere lo stesso autore. Il libro è tradotto anche in inglese e presenta una ricca iconografia di foto, immagini satellitari e documenti.

Estratto: "Non siamo di fronte a una delle tante necropoli che si incontrano nella steppa, ma alla prima necropoli imperiale giammai ritrovata: la più grande in assoluto di tutta la Mongolia. Non credo di esagerare se dico che la necropoli sotterranea dell'Ondor Tsagaan uul rappresenta una grande opportunità per il futuro della Mongolia e della sua gente. Penso però che, contrariamente a quanto esposto in queste pagine, non sarebbe serio da parte mia dichiarare fin d'ora di aver scoperto la tomba di Chinggis Khaan: soltanto lo scavo del sito potrà farci comprendere chi vi è sepolto"

VIAGGI E ALTRI VIAGGI

di Antonio Tabucchi
2011 Feltrinelli - 270 pagine 17,50 euro
C'è un po' di Mongolia nell'ultimo libro di Antonio Tabucchi "Viaggi e altri viaggi". Tra i brevi e illuminanti racconti, l'autore (che pure prende le distanze da questo tipo di narrativa: "Sono un viaggiatore che non ha mai fatto viaggi per scriverne, cosa che mi è sempre parsa stolta. Sarebbe come se uno volesse innamorarsi per poter scrivere sull'amore") ne dedica uno alla Mongolia, anzi "Dalle parti della Mongolia". Una struggente storia, raccontata da una vicina di Tabucchi, Rita. La testimonianza risale alla seconda guerra mondiale, durante la ritirata dei nazisti dall'Italia. Una ragazza trova un soldato mongolo, nascosto in una buca. E nasce una storia commovente.
Estratto: "Cosa ci fai qui?" chiese la ragazza. Il mongolo alzò le braccia come se fosse davanti a un nemico e disse: "Italia bella". Poi estrasse dalla tasca della giubba un portafoglio e le tese una fotografia. La ragazza la guardò rapidamente nella luce incerta della sera. Riuscì a vedere una grossa tenda ovoidale in mezzo a una pianura. Fuori dalla tenda c'era un uomo, lo stesso uomo che le stava davanti. Accanto a lui, una donna con uno strano cappello sulla testa che le tappava le orecchie, e poi, in fila decrescente, quattro bambini. Era una foto di famiglia". Il racconto prosegue con questo tenero rapporto. "Per molto tempo - scrive ancora Tabucchi - la signora Rita non ebbe più notizie di quel soldato mongolo. Negli anni Settanta, arrivò al convento, nonostante l'indirizzo approssimativo, una lettera per Rita. Dentro c'era solo una fotografia. Davanti a una tenda, un uomo e una donna anziani, e intorno a loro figli e nipoti. Nell'uomo la signora Rita riconobbe con una certa difficoltà il soldato mongolo. Dietro la fotografia c'era scritto: "Italia bella".
IL CONQUISTATORE DEL MONDO

di René Grousset
2011 Adelphi (Prima edizione: 1944) - 344 pagine 24,50 euro - traduzione Elena Sacchini
Capolavoro di storia e poesia del grande orientalista Grousset (1885-1992), apparso per la volta nel 1944 e riproposto da Adelphi in tutto il suo splendore. Dalla presentazione di Pietro Citati: "Sullo sfondo del bellissimo libro, che René Grousset ha dedicato a Gengis-khan, bisogna immaginare tutta l’Asia nordorientale, dai massicci dell’Altai ai confini con la Cina a nord e a occidente massicci nevosi dove appaiono, sulle pendici settentrionali, i «larici pazienti al freddo»; e verso sud, cedri, pioppi tremuli, betulle, abeti, ontani, salici, e un intricato sottobosco di muschi e di rododendri. È la «foresta sacra» dei Mongoli. (...) Questo paesaggio di ghiacci, alberi e fiori era dominato da una coppia di animali sacri: il Lupo blu-grigio e la Cerbiatta fulva. Tutti i Mongoli si sentivano lupi blu-grigi e cerbiatte fulve. In primo luogo, erano lupi: gli animali inviati dal Cielo, gli archetipi della stirpe, i possenti antenati. Il lupo, colore del cielo, si incontrava con la cerbiatta, fulva come la steppa. Si amavano furiosamente: il loro connubio era l’incontro della fiera e della selvaggina, del divoratore e del divorato, dell’assassino e della vittima; connubio così spesso raffigurato negli ori della Scizia. Attraverso il lupo e la cerbiatta, i Mongoli diventavano animali. Erano come i cavalli, dai quali suggevano il sangue: come «falconi affamati»: come «cani dalla fronte di bronzo»: come «corvi notturni»: come gru «dalle zampe azzurre e dalle penne color cenere»; come marmotte, talpe, pesci. Persino le frecce di legno e di penne, su cui scrivevano i nomi, erano una parte di loro: vibravano, attraversavano velocemente il cielo, colpivano da lontano e con innaturale precisione i cervi e i falconi, stabilendo con le vittime un legame strettissimo, che solo i Mongoli comprendevano. Sapevano che gli animali erano figure superiori agli uomini: volavano, nuotavano, odoravano, vedevano di notte, conoscevano il futuro e le lingue segrete. Così, per colpire la preda, essi non dovevano scendere verso gli animali, ma salire a un livello più alto dell’uomo, nel punto in cui l’uomo-animale si trasformava in Dio".
Estratto: "Più di una volta la federazione delle tribù che avrebbe un giorno realizzato Gengis Khan fu abbozzata dai suoi avi. E più di una volta è parso addirittura che questi fossero riusciti nell'intento; sennonché l'alleanza ottenuta si disgregava subito dopo per fare nuovamente posto allo sfaldamento del clan, alle loro efferate ritorsioni, all'anarchia e all'impotenza. Non c'era allora condizione più miserabile di quella in cui versavano i discendenti del Lupo e della Cerbiatta".
I MAGNIFICI SET
I luoghi del grande cinema per organizzare un viaggio senza confini

di Giovanni Todaro
2011 Polaris - 352 pagine 17 euro - Direttore della collana: Federico Pistone
Dalla collana "Viaggi da manuale" un altro piccolo gioiello, dedicato questa volta al cinema e ai suoi grandi set nel mondo. Itinerari nei cinque continenti per rivivere le emozioni dei film e naturalmente non manca la Mongolia, a cui Todaro ha dedicato un corposo spazio. Si parla quindi di "Mongol" il kolossal del 2007 di Sergej Bodrov sulla vita di Gengis Khan ("le riprese durarono 14 mesi e si dovettero appositamente creare delle strade, tanto i luoghi erano selvaggi"), ma anche del più delicato "Il cane giallo della Mongolia" della regista locale Byambasuren Davaa ("La storia è bella e il film assolutamente da vedere. Poetico") e dell'impegnativo "State of dogs" di Peter Brosens.
Estratto: "State of dogs è la storia di un cane randagio, Basaar, arrivato dalla steppa fino a Ulaanbaatar e che cerca di fare amicizia con una giovane donna. Il cane sa che quando morirà si reincarnerà in un uomo (i cani in Mongolia sono sacri e sono ritenuti facenti parte della famiglia umana a tutti gli effetti) ma lui non vuole diventare un uomo".
VIAGGIO IN MONGOLIA

di Guglielmo di Rubruk - a cura di Paolo Chiesa
2011 Fondazione Lorenzo Valla/Arnoldo Mondadori Editore - 640 pagine 30 euro
Nel 2002 l'editrice Marietti aveva riproposto lo straordinario "reportage" dall'impero mongolo del francescano Guglielmo di Rubruc datato 1253 (vedi recensione). Ora la Fondazione Valla con Mondadori presentano un'ulteriore versione, certamente più prestigiosa. Dalla presentazione di Pietro Citati: "Nel corso del Viaggio in Mongolia, contempliamo una serie di mirabili scene, dove i gesti, gli oggetti, i riti, le funzioni cristiane si fondono nel racconto politico. Ecco Rubruk e i suoi compagni penetrare nella tenda di feltro bianco mostrando i libri e i paramenti sacri; oppure indossare gli abiti più preziosi; oppure tenere sul petto una Bibbia e un salterio; oppure innalzare l'incenso col turibolo; o intonare il Salve Regina o il Veni Sancte Spiritus. Intanto il khan esamina con estrema attenzione il Salterio, il crocefisso, il turibolo, le preziose miniature della Bibbia. Mentre siede su un trono lungo e largo simile a un letto, decorato d'oro, i missionari stanno in piedi senza inchinarsi, nel silenzio più assoluto, il tempo di un miserere: perché i cristiani si prosternano solo davanti al Signore. Cosa colpisce, in queste scene bellissime, è la reverenza reciproca: come se il cattolico d'Occidente potesse riflettersi soltanto nel gesto del terribile e grave khan orientale. Guglielmo di Rubruk non amava i sacerdoti «orientali» (o nestoriani), incontrati alla corte del khan: li giudicava ignoranti, avidi, simoniaci, ubriaconi; e sopratutto pensava o sospettava che fossero eretici o eterodossi. Non sapeva che i loro riti erano, spesso, quelli della Chiesa orientale del III secolo, e serbavano il profumo di un passato antichissimo: come la farina del pane dell'ultima cena, o la croce senza corpo del Cristo, o la preghiera a mani aperte davanti al petto. In un punto, i nestoriani avevano profondamente innovato. Il kumys, il latte di giumenta fermentato, che faceva facilmente inebriare, apparteneva ai simboli essenziali della cultura mongola: ora, i nestoriani avevamo integrato le libagioni di kumys nella cerimonia dell'eucarestia, trasformando la messa in una specie di rito dionisiaco".
Dall'introduzione di Paolo Chiesa: "La Parola di Dio fa pochi proseliti fra i Mongoli; essa sembra stranamente impotente o inefficace. Uno dei punti in cui Guglielmo appare più schiettamente sorpreso è l'episodio che conosciamo anche da Giacomo d'Iseo, il tentativo di predicare al potentissimo Batu. Il viaggiatore saluta il capo con un augurio ("Mio signore, noi preghiamo Dio, da cui proviene ogni cosa, Lui che questi beni terreni ha concesso a voi, di concedervi anche i beni celesti oltre agli attuali che nulla valgono senza quelli!"), e subito prosegue annunciando il messaggio di fede: "Sappiate per certo che i beni celesti non li potrete ottenere se non sarete cristiano; perché chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi non crederà sarà dannato"". L'enunciazione è solenne, solenne la coreografia, nella yurta del capo, con tutti i suoi guerieri attorno; Guglielmo - e noi con lui - si aspetta che la Parola abbia un effetto potente, se non miracoloso e ne segua una storica conversione. Invece il Principe sghignazza, e tutti i suoi uomini si mettono a rumoreggiare in segno di scherno; il frate mantiene il suo sangue freddo ma l'interprete mostra di temere per la vita"
MONGOLIA
Viaggio a Olgii e oltre

di Roberto Ive
2010 Eliconea - 220 pagine 18 euro
Ennesima pubblicazione di Roberto Ive, un lungo itinerario circolare tra la Mongolia e l'enclave kazaka dell'Altai. Dalla presentazione: "L'autore, quasi governasse un battello, ne cambia e maneggia le vele, sostando nei porti di una steppa gelata e infinita, descrivendone con cura i luoghi e la gente. In questo andare, affiora subito un altro argomento: quello dell'altro. Due mondi, quello mongolo e quello kazako che si incontrano, si toccano, si confrontano. La cultura dell'altro, la religione dell'altro, la lingua dell'altro, la storia dell'altro. Il mondo religioso buddista e quello islamico, l'indipendenza e la sudditanza femminile, vite che corrono parallele e che d'improvviso collidono"
Estratto: "Jambaa anticipò ogni altra possibile risposta. "Muu! Chinese bad! Cattivi! I cinesi sono cattivi". Mescolando lingua mongola e cinese, l'amico espresse chiaramente il suo parere"
FINO IN MONGOLIA!
25.000 km in moto attraverso la Via della Seta e la Siberia

di Marcello Anglana
2010 Antilia - 240 pagine 17 euro
"Una Gold Wing 1500, la solita moto che accompagna l'autore per il mondo da ben 600.000 chilometri. Questa volta è l'Asia ad accogliere Marcello Anglana. Venticinquemila chilometri in 40 giorni di viaggio su strade spesso in condizioni disastrose, senza assistenza al seguito, in solitaria. Via terra fino a raggiungere la Mongolia e poi ritorno sempre in moto in Italia. Un tuffo in paesaggi sconfinati a contatto con culture differenti e diversi stili di vita. Per l'autore del viaggio un arricchimento personale umano senza confronti, per i lettori di questo libro un coinvolgimento quasi fisico, visto la minuziosa quantità di informazioni descritte" (recensione di "Mototurismo"). Disponibile anche un dvd con 1.100 immagini dell'autore.
MONGOLIA
L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri

di Federico Pistone
2010 Polaris - 480 pagine - 30 euro (32 euro la versione nera da collezione)
Seconda edizione, arricchita e aggiornata in contenuto e immagini, della guida realizzata dal giornalista del Corriere della Sera Federico Pistone. Vedi recensione precedente. Un libro appassionato ma anche rigoroso, non solo per conoscere itinerari e luoghi della Mongolia ma anche per vivere, quasi come un romanzo, una realtà tanto affascinante e remota.
Estratto dall'introduzione: "Di culture nomadi allo stato puro o etnie che conservano ostinate i propri riti millenari ne sopravvivono tante, sparpagliate nel mondo. Ma qui siamo in una repubblica di dimensioni immani, nel baricentro esatto del continente più ricco di storia e civiltà, innestato fra due nazioni fondamentali per le sorti del pianeta, Russia e Cina. Proprio la Mongolia generò l’impero più vasto di sempre, guidato da Gengis Khan, un condottiero eccezionale per intraprendenza e tolleranza, riscattato dagli storici ed eletto “uomo del millennio” dal Washington Post, non dal Mongol Messenger. Siamo nel corridoio dove le culture del mondo hanno incrociato arte, filosofia, religioni, mercati, favoriti proprio da quella che gli storici hanno battezzato “pax mongolica”, un bel sogno medievale, tramontato con la decomposizione dell’impero dei khan. Una terra così importante che, nonostante le umiliazioni successive e i ricatti internazionali, ha mantenuto la sua purezza nomade, una cultura mistica e sciamanica: un vero miracolo in un pianeta alla deriva culturale, sociale e ambientale"
DIZIONARIO ITALIANO MONGOLO - MONGOLO ITALIANO

a cura di L. Nyamaa
2010 Ulaanbaatar
Finalmente è disponibile un dizionario italiano-mongolo. L'agile pubblicazione, curata da L. Nyamaa con il contributo del Ministero degli Affari Esteri italiano, comprende oltre 600 pagine con circa 12.000 voci dall'italiano al mongolo e 8.000 dal mongolo all'italiano.
Estratto dall'introduzione dell'Ambasciatore a Pechino Riccardo Sessa: "Frutto degli sforzi di una professoressa mongola innamorata della Mongolia, la prof. Nyamaa, è il primo dizionario del suo genere, un'opera unica che per la prima volta mette in contatto le due lingue: lo meritano gli attuali rapporti tra Italia e Mongolia, ma soprattutto la riscoperta reciproca che le due nazioni stanno facendo l'una dell'altra, ed i maggiori rapporti sociali, economici, culturali che ciò porterà in futuro".
GLI ULTIMI NEANDERTAL
Almas, yeti, uomini selvatici tra mito e realtà

di Lorenzo Rossi
2010 Boopen - 160 pagine 14 euro
La criptozoologia è la scienza che studia gli animali "nascosti", non catalogati, misteriosi. E la Mongolia è terra di misteri. Come quello dell'almas, lo yeti avvistato più volte nelle montagne dell'Altai. Lorenzo Rossi, uno dei principali criptozoologi italiani da anni sta studiando il fenomeno ed ha anche organizzato una spedizione in Mongolia sulle tracce dell'almas oltre a far parte della redazione di mongolia.it. "Gli ultimi neandertal", finalista del Premio nazionale ricerca nel mistero, è un po' la felice sintesi delle sue ricerche.
Estratto dalla recensione del prof. Francesco M. Angelici, del Dipartimento di Scienze Ambientali Università della Tuscia di Viterbo: "Sin dalle prime pagine che ho iniziato a scorrere di questo lavoro mi sono detto tra me: finalmente un libro di divulgazione di alto livello che parla seriamente ed onestamente di criptozoologia ! Infatti, dopo tanti testi e pubblicazioni su Yeti, Bigfoot, mostri lacustri di vario tipo, kraken, e così via, stilati con stile sensazionalistico, entusiastico e sovente parascientifico, v'era un assoluto bisogno di riportare la disciplina che studia gli animali "nascosti" o quantomeno misteriosi e/o inaspettati, nei suoi giusti ranghi e nella sua giusta collocazione. Innanzitutto va detto che l'autore, Lorenzo Rossi, pur essendo un semplice grande appassionato, cioè un ricercatore non professionista, può essere considerato, a tutti i livelli, e di gran lunga, il più grande criptozoologo italiano"
MERIDIANI MONGOLIA

di Federico Pistone, Elisabetta Lampe, Elena Bianchi e AA.VV.
2010 Editoriale Domus - 162 pagine 6,20 euro
Finalmente la prestigiosa collana Meridiani dedica un numero monografico alla Mongolia: una pubblicazione straordinaria da un punto di vista estetico e anche molto completa e brillante nei contenuti. Un vero numero da collezione: le fotografie sono quanto di meglio sia stato pubblicato su questo Paese a livello internazionale e accompagnano d'un fiato il lettore lungo testi e consigli estremamente ricchi e aggiornati. Si parla di storia, di gher, di Gengis Khan, di opportunità, di sciamani, di uomini renna, di contorsioniste, di spiritualità, di dinosauri, di cashmere, di viaggi.
Estratto: "Bogdkhan uul, secondo i parametri dell’orografia, è una montagna a tutti gli effetti visto che oltrepassa i duemila di quota. Ma per chi la vede da Ulaanbaatar sembra una collina, perché parte dal “vantaggio” dei milletrecento metri di altitudine della capitale. Per i mongoli è una vetta sacra, come le altre che abbracciano la città, una per ogni punto cardinale: Chingheltei a nord, Bayanzuurkh a est, Khairkhaan a ovest e Bogdkhan, appunto, a sud, l’orientamento più importante. Ogni tenda nomade (la leggendaria gher) ha l’apertura rivolta a meridione perché, per tradizione sciamanica, quella è la direzione verso le terre buone, benedette dagli dei e dagli antenati ma soprattutto riscaldate dai venti del Gobi che mitigano l’aria glaciale della Siberia. Anche per questo, Bogdkhan uul, la vetta del sud, è la montagna degli sciamani".
VIAGGI DI MIELE
Mete romantiche e alternative per amanti, fidanzati e sposi

di Rossella Burattino
2010 Polaris - 480 pagine 13 euro - Direttore della collana: Federico Pistone
In questo singolare ed emozionante manuale, compilato con passione dalla giornalista del Corriere della Sera Rossella Burattino, non poteva mancare una meta in Mongolia, con tutta la magia romantica che questo Paese sa regalare. Accanto a mete classiche, come Parigi, Venezia, Maldive, Capri, Hawaii, rilette in chiave alternativa e sorprendente, il libro ci conduce anche in zone dove un "viaggio di miele" si trasforma in una vera e propria avventura da vivere in due per cementare una relazione d'amore: eccoci dunque catapultati nella"magia del drago" della Baia di Halong nel Vietnam settentrionale, nel deserto del Gobi della Mongolia, alla scoperta del design porteño di Buenos Aires, nelle terre selvagge del Canada, nei misteri del Paese arcobaleno del Sudafrica, nella "solitudine appassionata" del Sahara e in molte altre mete dei cinque continenti.
Estratto: "Chi non si è mai chiesto: "Ma cosa c'è in Mongolia?". Nell'immaginario di molti, soltanto un enorme deserto stepposo in cui vagano pochi disperati costretti alla vita nomade delle mandrie, oppure, ricordano il nome buffo della capitale: Ulaanbaatar. Poi, arrivano fin laggiù e scoprono che è una meraviglia. Un Paese ricco di attrattive e di umanità che fa ritornare indietro i viaggiatori più entusiasti che mai. Una terra di cavalli, cammelli e yak ma anche di animali rari e selvatici come il leopardo delle nevi, che popolano scenari stupefacenti di steppe, deserti, montagne, laghi, foreste e quel cielo così alto che sembra appartenere a un altro pianeta"
FRASARIO ITALIANO MONGOLO

di Otgonbayar Chuluunbaatar e Paula Haas
2009 Poliglossa - 150 pagine 16,50 euro (più spese di spedizione)
Imparare il mongolo non è facile (vedi sezione Lingua). Ci vogliono anni di studi e di applicazione sul campo. Una pratica alternativa è quella di apprendere i fondamenti di questa lingua antica e nobile, sia per motivi di conoscenza personale sia per affrontare nel modo più consapevole e coinvolgente un viaggio nelle terre di Gengis Khan. Niente di meglio quindi che questo frasario italo-mongolo, curato dall'associazione culturale Soyombo e realizzato da due studiosi appassionati come Chuluunbaatar e Paula Haas. Il risultato è un manuale utile e completo, con oltre tremila voci, centinaia di frasi presentate nella grafia cirillica, nella traduzione in italiano e nella pronuncia. Per ricevere una copia del frasario scrivete a info@mongolia.it, gireremo la richiesta agli amici di Soyombo che, col ricavato, aiuteranno progetti umanitari a favore della Mongolia.
Estratto: "La storia della scrittura mongola è lunga e complessa. Essa nasce nel periodo Gengiskhanide come necessità di trascrivere una lingua franca necessaria ad essere compresa da tutte le tribù mongole. Conviene innanzi tutto dire che tra la lingua scritta e le diverse lingue parlate esistevano poche similitudini. L'alfabeto mongolo fu mediato da quello degli Uiguri, popolazione di origine turca che viveva nella parte orientale della Mongolia e nel vicino Turkestan, entrati a far parte dell'impero fondato da Chinggis Khaan" (dall'introduzione di Giancarlo Ventura)
HORSE BOY
Il viaggio di un padre per guarire un figlio

di Rupert Isaacson
2009 Rizzoli - 330 pagine 19,50 euro
Anche il nostro sito mongolia.it si era occupato dello straordinario caso di Rowan, il bambino autistico "guarito" dalla Mongolia. Ora questa storia è diventata un libro e presto sarà un film. "Horse boy - Il viaggio di un padre per guarire un figlio" è pubblicato in Italia da Rizzoli ed è stato scritto dal padre di Rowan, l'inglese Rupert Isaacson. Insieme alla moglie statunitense Kristin, Rupert cerca in tutti i modi di comunicare con il figlio che ormai ha sei anni e sembra destinato a una vita di isolamento e disperazione. Ma succede un miracolo: l'incontro con una docile cavalla, Betsy: Rowan trova una nuova serenità. Da qui l'idea dei genitori di immergere il piccolo in una realtà totalmente selvaggia e pura come quella della Mongolia, dove i cavalli vivono in piena libertà. Anche attraverso pratiche sciamaniche e il contatto con gli Uomini renna, l'esperimento funziona e Rowan comincia per la prima volta ad aprirsi al mondo circostante.
Estratto: "Il cavallo affonda gli zoccoli posteriori nel fango e ricomincia ad arrancare per raggiungere la cima del pendio. Mi piego in avanti per non gravare troppo sul dorso teso dell'animale, cercando di non schiacciare mio figlio sulla sella davanti a me e di non guardare la voragine che si apre sotto di noi. Per un terribile istante, il cavallo pezzato scivola all'indietro. Poi, con un'ultima spinta, ci ritroviamo in cima all'alto passo montano"
IN MONGOLIA IN RETROMARCIA
Il viaggio che ha ispirato Tabula Rasa Elettrificata dei CSI

di Massimo Zamboni
2009 NdA - 148 pagine 14 euro - Per un accordo con l'editore, se lo ordini scrivendo a info@mongolia.it sconto del 20% e un aiuto ai bambini della missione di Arvaikher
Torna in libreria, a 9 anni dalla prima uscita, "In Mongolia in retromarcia" (vai alla scheda del 1999) edito da NdA Press. Questa volta però la firma è una sola, quella di Massimo Zamboni, mentre è sparito Giovanni Lindo Ferretti. I due grandi musicisti dello storico gruppo dei CSI (già CCCP) avevano intrapreso nel 1996 un lungo viaggio in Mongolia che originò, oltre che il libro, anche un capolavoro della musica italiana: Tabula rasa elettrificata, di cui il nuovo volume riprende la copertina originale. Non solo, l'esperienza ha dato vita anche a uno splendido documentario di Davide Ferrario ("Sul 45° parallelo") che si può ammirare anche dalla sezione Video di mongolia.it. "Non una guida per viaggiatore - precisa Zamboni - né un resoconto di viaggio, ma la narrazione di un percorso interiore in un paese che lentamente diventa corpo esterno, un viaggio - in retromarcia, appunto - alla ricerca non dell'esotico, ma di quanto è già nostro e posseduto da sempre". Il libro è la rivisitazione dell'originale "In Mongolia in retromarcia" . Alla redazione in libro era piaciuto a metà. Senza nulla togliere al genio di Giovanni Lindo Ferretti, avevamo trovato eccessivamente visionaria la sua sezione, mentre avevamo apprezzato la parte di Zamboni che ora ripropone l'opera rivista, aggiornata e... in solitaria.
Estratto: "Al lago di Hovsgol ci accampiamo in un'isola tropicale a poca distanza dal confine sovietico. Ciottoli bianchi come sabbia di talco, conifere dal portamento di palma da cocco, oblique e discoste, dirigono lo sguardo in verticale verso un cielo che la notte è campionario di stelle e il giorno diapositive. Hovsgol Dalai è il mare dei Mongoli, che lo chiamano Madre, e il loro Oceano privato, e in effetti Dalai significa Oceano: 160 chilometri di acque dolci e fredde come cristalli, per una profondità di 250 metri"
MONGOLIA

di Jane Blunden
2009 Bradt - 400 pagine 26 euro

Uscita nel 2004, la guida sulla Mongolia della Bradt viene ora tradotta in italiano. Autrice è l'irlandese Jane Blunden che offre una panoramica sulla società mongola e un'agile analisi delle località.

Estratto dall'introduzione: "Sono rimasti pochi i Paesi che offrono ancora un senso di avventura e dove puoi ancora sentire l'emozione di camminare su una terra incontaminata. La maggior parte delle zone inespolrate del pianeta sono ormai state riempite. Non la Mongolia"

QUANDO L'ASIA ERA IL MONDO
Storie di mercanti, studiosi, monaci e guerrieri tra il 500 e il 1500

di Stewart Gordon
2009 Einaudi - 224 pagine 32 euro
Si presenta alla grande, una confezione Einaudi da leccarsi i baffi, un titolo avvincente (a parte una sbavatura nel sottotitolo con una congiunzione mancante; si legge "tra il 500 il 1500"), una emozionante mappa antica dell'Asia in copertina, un compendio interno di cartine storiche e di foto rare. Insomma uno di quei libri che è un piacere rigirarsi fra le mani e aprire con una certa eccitazione. La lettura è sì interessante, ricca di informazioni allineate in maniera perfino avvincente, ma ci sono due ma: il primo è legato allo stile, molto americano (troppo americano), con la storia che diventa romanzo, quasi una banale telenovela (l'autore, Gordon, collabora a Discovery Channel) e il rigore va a farsi un po' benedire. L'altro "ma" è relativo allo spazio piuttosto limitato dedicato all'Impero mongolo che dal Duecento aveva, nel bene e nel male, caratterizzato l'intera storia asiatica. Non solo, Gordon sembra ignorare la verità storica emersa su Gengis Khan, riconducendolo nel vecchio e superato contesto di feroce condottiero senza scrupoli, dimenticando il suo apporto fondamentale per la civiltà eurasiatica dei secoli a venire.
Estratto: "...i Mongoli passarono a fil di spada tutti gli uomini, le donne e i bambini, ponendo fine repentinamente a una fiorente cultura buddista. Le armate di Gengis Khan cacciarono la popolazione di agricoltori sedentari delle pianure settentrionali della Persia, trasformandole in terreno da pascolo per le greggi, fecero schiavi tutti gli abili artigiani di molte città persiane e li deportarono nei loro accampamenti nella steppa. Uccisero una parte considerevole della popolazione della Cina settentrionale e pianificarono di convertire quelle terre a pascolo, un progetto che tuttavia non fu mai realizzato"
NOT FAR AWAY

di Teo Segale
2009 Baku - 104 pagine 13 euro
"Non così lontano" è l'esclamazione della guida Angela, che si rivelerà del tutto inattendibile. "Not Far Away" è un sarcastico, dissacrante e divertente diario di un viaggio, destinazione Mongolia. Una meta scelta a caso, puntando il dito su un mappamondo, da tre amici avventurosi uniti da solida amicizia: l'autore Teo Segale e una coppia di fidanzati. E' un racconto breve, diverso, alquanto politicamente scorretto. A tratti l'autore dimentica la parte di cinico turista e lascia intravedere un'anima poetica, piccoli sprazzi di estasi di fronte alla grandiosa semplicità dei paesaggi di Mongolia, anche se subito la vena pecoreccia e ironica riprende il sopravvento. Esilarante il duello quotidiano con la guida - Angela - che nel giro di poche pagine si trasforma in "La stronza". Appena accennato ma vivido il ritratto dell'autista, silenzioso ex campione nazionale di Rally soprannominato da Teo "Vienvia". Un libro da leggere in una sera (recensione di Mara Tamburino)
Estratto: "Il viaggio è pieno di fantastici imprevisti. Il minivan si surriscalda ogni mezz'ora. C'è una specie di scatola di compensato montata in mezzo ai due sedili davanti. ogni tanto l'autista la apre, versa sopra a caso una bottiglia d'acqua, aspetta la fumata e riparte. Insieme a noi ci sono due francesi simpatici e due italiani trevigiani che scopriamo molto presto essere due odiosi ciellini.Come lo scopriamo? Appena saliti batto una testata fortissima sul tetto del furgone e chiedo gentilmente a Gesù di lenire il mio dolore. Si capisce subito che hanno i brividi. Sono insopportabili. Avrei preferito fare il viaggio con Mastella. Giuro"
STORIA SEGRETA DEI MONGOLI

a cura di Sergej Kozin - introduzione di Fosco Maraini
2009 Guanda - 240 pagine - 17 euro
A quasi dieci anni dall'agile e sobria edizione della Tea (vedi scheda), la Storia segreta dei Mongoli viene riproposta da Guanda in una veste elegante e gradevole, con il più famoso ritratto di Gengis Khan in copertina. Confezione a parte, non cambia nulla nei contenuti, curati da Sergej Kozin con l'illuminante introduzione di Fosco Maraini. Chi ha quindi già sugli scaffali il libriccino della Tea può anche esimersi dall'acquistare questo gioiello editoriale. Per chi ancora non ha avuto modo di leggere le pagine più importanti della storia mongola, allora questa è l'occasione per rimediare. Un libro irrinunciabile per capire la forza, il coraggio, la lealtà, ma anche la ferocia delle orde mongole ai tempi di Gengis Khan, in una narrazione emozionante di un anonimo che ha voluto raccontare le gesta del condottiero mongolo e dei suoi generali a una manciata di anni dalla sua morte. Un libro antico, dunque, ma di un'attualità sconvolgente al punto che anche i mongoli di oggi ne fanno un culto, lo studiano a scuola, lo imparano a memoria, ci si immedesimano con orgoglio e senso di appartenenza. Clicca qui per leggere alcune pagine scelte dalla Storia Segreta dei Mongoli
Estratto dall'introduzione: "Leggendo la Storia segreta è come fossimo stati invitati nell'interno di una jurta - fuori soffia l'eterno vento della steppa -, ci fossimo seduti sopra una rozza pelliccia di pecora accanto al fuoco di sterco, il cui fumo fa lacrimare gli occhi, e ascoltassimo un vecchio nomade che racconta. Ci racconta la storia, la leggenda, la saga di Temujin, poi detto Cinggis, che portò i mongoli dal nulla all'impero". (Fosco Maraini)
IL RESPIRO DEL DESERTO

di Mario Buticchi
2009 Longanesi - 620 pagine 19,60 euro
Lo hanno definito il Wilbur Smith italiano, ma Marco Buticchi richiama soprattutto Clive Cussler per la struttura narrativa dei suoi romanzi. Così è per "Il respiro del deserto", che parte dai tempi di Gengis Khan, anzi del suo scrivano Qutula, per scivolare fino all'aprile 1919 sul piroscapo Zeppelin e concludere il suo straordinario cammino nella fantasia, nella storia e nel tempo all'Italia del 2008. "Basato su un'accurata ricostruzione storica - si legge nel risvolto di copertina - Il respiro del deserto è un romanzo dai toni epici, che, pagina dopo pagina seduce il lettore e, con l'incalzante susseguirsi dei colpi di scena, lo fa trepidare per ogni avventura vissuta dai suoi indimenticabili protagonisti". Il libro in effetti comincia bene, appassiona perfino, poi però il ritmo cala e un po' anche l'interesse.
Estratto: "Ayul si inchinò dinanzi al figlio di Gengis Khan. "Le volontà del grande imperatore", stava pensando Tolui, "sono state rispettate". Tranne quella che voleva il suo sepolcro celato per sempre agli occhi di chiunque. Qutula sa esattamente dove si trova la tomba imperiale e avrebbe potuto confidarlo ad altri. Eppure, fino a oggi non l'ha fatto. Altrimenti il sepolcro sarebbe stato violato, in questi anni". Quel pensiero era per lui fonte di grande angoscia". (Marco Buticchi)
TESTI DELLO SCIAMANESIMO SIBERIANO E CENTRO-ASIATICO

a cura di Ugo Marazzi
2009 Utet - 604 pagine 13,90 euro
Uscito nel 1984 per l'Editrice Torinese, questa raccolta di invocazioni sciamaniche raccolte e curate da Ugo Marazzi, esperto di culture orientali, viene riproposta ora da Utet in una nuova delicata e affettuosa versione. Il libro ha un impatto "antico" con una copertina sofisticata e con un testo che mantiene un'impostazione d'antan. Al di là della confezione, lo studio è quanto di meglio si possa chiedere per entrare in stretto contatto con i testi sciamanici legati soprattutto alla cultura sud siberiana e mongola. Una vera e propria antologia critica, suddivisa in nove distinte tradizioni dello sciamanismo centro-asiatico: i turchi sud-siberiani (a cui possono essere associati gli Tsaatan della Mongolia), gli Iacuti, gli Sciamanico-islamici (come i kazaki dell'Altai), gli Uiguri gialli, i Mongoli, i Buriati, i Tungusi, i Paleosiberiani e gli Uralici. ""Lo sciamanesimo - scrive Marazzi nell'introduzione - non è tanto una religione quanto piuttosto un complesso di credenze, un sistema ideologico, in certo modo una concezione del mondo". Un libro che finalmente avvicina davvero alle emozioni sciamaniche, senza isterismi né considerazioni superficiali e stupefatte. Sono le parole autentiche pronunciate durante i riti, con dovizia di note e spiegazioni rigorose.
Estratto: "Ho acceso profumati bastoncini d'incenso, li ho offerti al monastero di Erdeni Juu. Mentre mi prostro e faccio offerta , abbi pietà, mio Erdeni Juu. Ho acceso bastoncini d'incenso che profumano di muschio, li ho offerti al Buddha di sandalo. Mentre mi prostro in preghiera, abbi pietà, mio Buddha di sandalo. Ai burqan dei numerosi templi ho offerto lampade ed incenso. In piedi ho pregato. Possa Buddha avere pietà. Una lampada dalla chiara fiamma ho offerto a Badam Suqai.Ho supplicato Badma Sambua Blama con le mani giunte sul capo. Mia montagna Bodulung, nella Comunità della Dottrina del Buddha, io, discendente della falsa dottrina, mi raccomando alle divinità" (da un'invocazione degli sciamani mongoli)
GENGIS KHAN
La legge del lupo

di Alessandro Cecchi Paone e Alessandro Casale
2009 Armando Curcio - 222 pagine - 12,90 euro

"Questo libro è una sfida, un enigma e un viaggio. Ci spingeremo in territori selvaggi in cui troveremo solo una sconfinata prateria sotto un immenso cielo azzurro". Così si legge in quarta di copertina e sembra di sentire il nonno che parla ai nipotini cercando di attirare la loro attenzione. In verità non è altro che il piatto linguaggio televisivo riproposto purtroppo in chiave editoriale. Non per niente uno degli autori è Alessandro Cecchi Paone, eccellente comunicatore del piccolo schermo che prova a cimentarsi, insieme a Casale, nella narrazione delle gesta di Gengis Khan. Il risultato è fatalmente un libro... per bambini, una favola didascalica che attinge dalla Storia segreta dei Mongoli. L'unico vantaggio che potrebbe avere questo libro, che ovviamente non aggiunge nulla a quanto già si è letto sulle gesta di Temujin, è che grazie alla popolarità di Paone ci sarà qualche estimatore in più del grande condottiero mongolo, eletto uomo del Millennio dal Washington Post.

Estratto: "Osservando i lupi abbiamo imparato a combattere, prendendo la loro spietatezza abbiamo imparato a vincere. Abbiamo conquistato, ucciso senza nessun rimorso perché nessuno ha rimorso per aver mangiato, nessuno piange per la carne che mangia. Non lo fanno i lupi, non lo facevamo noi"

GENGHIZ KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI

di E.D. Phillips
2008 Newton Compton - 158 pagine 9,90 euro
Genghiz Khan e l'impero dei Mongoli di E.D. Phillips La copertina richiama il film "Mongol" di Sergej Bodrov, nelle sale cinematografiche italiane dal maggio 2008. Dentro però non cambia niente, nemmeno la vetusta grafica, rispetto alla prima edizione del 1979 e alla successiva del 1998 (vedi scheda). La biografia scritta dall'irlandese Phillips risale addirittura al 1969 e, pur essendo abbastanza precisa, pecca un po' di didascalismo ed è comunque superata da altre opere più recente e approfondite, se non addirittura dai romanzi in bilico fra storia e fantasia. Interessante l'iconografia con disegni e illustrazioni che "fotografano" la realtà dell'impero mongolo, da Gengis Khan ai suoi successori fino al XVIII secolo.
Estratto: "I Mongoli veri e propri, che avevano cominciato a restaurare la loro potenza, erano ansiosi di eleggersi un khan. Vie rano numerosi rivali che volevano conquistare questa posizione, tra cui Jamuka, che era stato nella fanciullezza anda di Temugin, ma aveva in seguito litigato con lui"
IL TESORO DI GENGIS KHAN

di Clive Cussler e Clive Cussler
2008 Longanesi - 536 pagine 32 euro
A due anni dalla versione originale, esce nelle librerie italiane l'attesissimo romanzo di Clive Cussler "Il tesoro di Gengis Khan", scritto insieme al figlio Dirk. Protagonisti, come sempre, i due eroi Dirk Pitt e Al Giordino, scaraventati in una rocambolesca avventura che li porta dal lago Bajkal fino alla profonda Mongolia. La storia comincia il 10 agosto 1281 con l'uragano che respinge le flotte mongole alla conquista del Giappone. Poi la scena si sposta sulla Mongolia di oggi, la capitale Ulaanbaatar, il deserto del Gobi, i monasteri, i misteri, la magia. Un uomo d'affari senza scrupoli sta portando al tracollo l'economia mondiale, millantando l'eredità del grande condottiero mongolo. Tocca a Dirk Pitt e Al Giordino scongiurare la minaccia. La Mongolia c'è, ma Cussler ha scritto di meglio.
Estratto: "Come nella maggior parte della Mongolia, nel deserto c'erano poche strade ufficiali; viaggiare verso una determinata destinazione significava solo orientarsi e partire procedendo sempre dritto. Se dallo spazio un satellite avesse mappato la miriade di tracce e solchi isolati che attraversava la Mongolia, il risultato sarebbe stato somigliante a un piatto di spaghetti caduto sul pavimento"
GLOKERS
Viaggio nel mondo alla ricerca del lavoro dignitoso

di Silvana Cappuccio
2008 Ediesse - 322 pagine 15 euro
Si può viaggiare per affari, per svago, per avventura, per interesse culturale; oppure, come ha fatto Silvana Cappuccio, dirigente sindacalista e giornalista di Liberazione e L'Unità, per addentrarsi nel mondo del lavoro dei paesi emergenti e verificarne le condizioni. "Glokers" è un neologismo dettato dalla globalizzazione ed è la contrazione di "global workers": dall'attenta analisi della Cappuccio, instancabile viaggiatrice planetaria, emerge un quadro inquietante di precarietà e sfruttamento. Un ampio capitolo è dedicato alla Mongolia, definita "metafora della globalizzazione".
Estratto: "La Mongolia di oggi è una metafora della globalizzazione e delle sue imprevedibili evoluzioni, con le sue contraddizioni tra i processi di urbanizzazione e la persistenza di un modello di vita pastorale nomade, in bilico tra l'apertura ai mercati esteri e la salvaguardia delle solide tradizioni, tra la venerazione del proprio meraviglioso territorio e le incipienti devastazioni"
MONGOLIA

di Davide Pianezze
2008 Velar - 196 pagine 55 euro - Per informazioni e spedizioni a domicilio: info@mongolia.it
Davide Pianezze, sulle tracce di Marco Polo, attraverso le fotografie realizzate durante il suo lungo soggiorno in Mongolia, ci invita ad “ascoltare” il suono mistico del tamburo degli sciamani, ci conduce nelle estreme regioni occidentali tra i cacciatori kazaki che cavalcano nei boschi con le fedeli aquile artigliate all’avambraccio, ci offre la spettacolare violenza delle tempeste di sabbia che all’improvviso oscurano il cielo e ridisegnano le forme sinuose di imponenti dune di sabbia, ci fa sentire il calore di un popolo ricco di storia e di tradizioni che ancora oggi si rispecchiano negli sguardi fieri del bimbi che all’età di cinque anni, seduti sulla groppa dei loro cavalli, sono già i padroni della steppa… Recensione di Lamberto Guerrer (Console onorario della Mongolia in Italia)
Estratto: “Non mi sono mai trovato di fronte ad una linea dell’orizzonte tanto netta e lontana. Un blu così denso ed uniforme che, immaginato sulla tela di un dipinto, renderebbe inverosimile qualsiasi paesaggio. Dalla cima di una collina sento il ritmo confuso e cupo di una mandria di cavalli al galoppo. Sono tanto lontani che li distinguo a fatica, eppure il silenzio della steppa li fa magicamente vibrare nell’aria, per chilometri. È forse proprio questo silenzio, così severo, che qui rende solenne ogni cosa …”
MONGOLIA
L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri

di Federico Pistone
2008 Polaris - 448 pagine 30 euro - Seconda edizione aggiornata nel 2010
Il paese più bello del mondo? Forse è la Mongolia. E sicuramente, se volete visitarla, la guida giusta è una sola: Mongolia – l’ultimo paradiso dei nomadi guerrieri (ed. Polaris) di Federico Pistone. Che sull’argomento ha annodato 448 pagine, tutte preziosissime. Dove si trovano gher, steppe, foreste, yak, monasteri, khan e città. E soprattutto, una quantità formidabile di itinerari, informazioni, note, approfondimenti, tragitti. Tutti precisi e controllati con cura minuziosa. Aggiornati in tempo reale. Perché Federico è scrittore accurato, e, per dar vita alla guida, non gli è bastato rifarsi ai suoi innumerevoli viaggi nel paese e interrogare scrupolosamente tutti i suoi amici e corrispondenti mongoli (l’autore infatti conosce perfettamente la Mongolia ed è in contatto costante con parecchie guide locali di grande esperienza). No, appena prima dell’invio in stampa, Federico ha preso un aereo per Ulaan Baatar ed è volato a eseguire gli ultimi riscontri di persona. Il risultato è dunque un’opera in cui non troverete mai imprecisioni e facilonerie. Men che meno tragitti scontati, panorami banali e giudizi sommari. Seguendo la sua guida, non metterete mai il piede in fallo. Anzi, neanche il più piccolo anfratto vi sarà ignoto. Recensione di Rita Ferrauto, scrittrice, autrice di "In viaggio da sole" (Sperling & Kupfer, 2008).
Estratto: "La Mongolia è uno dei pochi Paesi al mondo che sa regalare ancora emozioni pure. E' la terra leggendaria di Gengis Khan, più vivo che mai, degli sciamani, dei bambini monaci che recitano misteriosi mantra in monasteri sperduti, dei nomadi legati senza compromessi ai riti antichi e ai ritmi feroci e dolci della natura; di animali che popolano scenari stupefacenti di steppe, deserti, montagne, laghi, foreste e quel cielo così alto e luminoso che sembra appartenere a un altro pianeta"
DOVE VOLANO GLI UCCELLI
Racconto di un anno in Mongolia

di Louisa Waugh
2007 Feltrinelli - 286 pagine 16,50 euro
Le premesse non sono delle migliori. Il titolo adottato dall'edizione italiana per la collana Feltrinelli Traveller è a dir poco sciagurato. Che significa "Dove volano gli uccelli"? Volano nel cielo, ovunque, non c'è bisogno di andare un anno in Mongolia in un paesino sperduto tra le montagne dell'Altai... In effetti il titolo originale suona molto diversamente: "Hearing birds fly", cioè ascoltando gli uccelli volare, un poetico riferimento al silenzio dell'anima che permette di sentire perfino il battito delle ali. Anche la catastrofica introduzione dell'autrice non promette niente di buono: "Il termine tsengel - si legge - significa felicità. In verità sembra un nome bizzarro, quasi una presa in giro, riferito al luogo in cui ho abitato: un villaggio privo di corrente elettrica, battuto dal vento, dove la morte e la vita erano così dure, crudeli e incombenti... Ma a Tsengel vivere, e soprattutto morire, è qualcosa che va ben oltre le carcasse degli animali prodotte dall'annuale carneficina". Allegria. Il racconto però poi scivola piacevole e a volte perfino avvincente. Lei, Louisa Waugh, è una giornalista nata a Berlino e vissuta a Liverpool che sente il richiamo irresistibile della vita nomade e decide di insegnare inglese nella scuola di un minuscolo villaggio della comunità kazaka della Mongolia. Un anno di sofferenze ma anche di incontri teneri e indimenticabili.
Estratto: "Durante il viaggio sulle montagne che avevo fatto con Principessa mi ero resa conto che i nomadi vivono sempre a contatto con la morte. La semplice sopravvivenza qui era un trionfo dello spirito umano: loro percorrevano un sentiero pericoloso, costantemente in balia degli elementi, e alla fine erano fragili come tutti noi. Non potevano permettersi di abbassare la guardia"
IL FIGLIO DELLA STEPPA
La stirpe di Gengis Khan

di Conn Iggulden
2007 Piemme - 432 pagine 19,90 euro - Primo capitolo della tetralogia. Successivi: "Il figlio della steppa" (2007), "Il volo dell'aquila" (2008), "Il popolo d'argento" (2008) e "La città bianca" (2010)
Dopo il planetario successo della saga di Giulio Cesare (quattro volumi), lo scrittore britannico Conn Iggulden si tuffa nell'avvincente avventura di Gengis Khan, a cui dedica questo primo romanzo, "Il figlio della steppa". Con una scrittura appassionata, Iggulden ripercorre la storia di Temujin, dalla sofferta infanzia al riscatto come uomo e condottiero, fino all'incoronazione del più vasto impero della storia. Al di là dei toni romanzati, spesso avvincenti, resta una lodevole aderenza agli avvenimenti mutuati dalla Storia segreta dei Mongoli, scritta a 17 anni dalla morte di Gengis Khan e che resta unico testo di riferimento delle vicende del protagonista mondiale del XIII secolo. Particolarmente suggestiva la figura della moglie Borte, rapita dai nemici tartari, che non ritroverà mai più la serenità vicino al suo potente compagno. Meno aulico e originale rispetto all'altro affresco narrativo di Homeric del 1999, il romanzo di Iggulden risulta però più leggero, a tratti piacevole. Iggulden completerà la tetralogia di Gengis Khan con "Il figlio della steppa" (2007), "Il volo dell'aquila" (2008), "Il popolo d'argento" (2008) e "La città bianca" (2010).
Estratto: "Gli uomini di Arslan legarono i prigionieri, disarmandoli. Alcuni di loro non avevano un segno addosso, e furono trattati con rude disprezzo: non avevano il diritto di vivere dopo quella battaglia e a Temujin non importava nulla di loro. Gli tremavano le mani, e così, per nascondere quella debolezza, quando smontò di sella condusse il cavallo al passo, tenendolo saldamente per le redini"
IN MONGOLIA

di Ian D. Robinson
2006 TEA - 200 pagine 18 euro
Si intitola semplicemente "In Mongolia" il racconto di Ian D. Robinson, un esploratore neozelandese che, zaino in spalla, si è avventurato fra le steppe, il deserto e le montagne di questo Paese. E' il diario di viaggio intrapreso nell'aprile del 1992 e pubblicato la prima volta nel 2004 in Nuova Zelanda. La casa editrice Tea, che ha già proposto negli anni scorsi "La storia segreta del Mongoli" con la preziosa introduzione di Fosco Maraini, punta di nuovo sulla Mongolia. Ma questa volta l'iniziativa editoriale non è all'altezza: Robinson, che pure compila un diario a tratti interessante, non riesce a trasmettere emozioni vere e, fatale difetto narcisistico dei narratori di viaggio, incentra tutta la vicenda su se stesso, tenendo a distanza di sicurezza le persone e gli scenari incontrati. Fa specie poi che un esploratore di primo pelo (ai tempi del viaggio Robinson aveva 24 anni) esulti quando un nomade di Karakorum non gli fa pagare una zuppa di montone e poi si possa permettere di comprare cavalli come se piovesse per mettere in pratica il suo cocciuto progetto di "girare la Mongolia da solo", senza la compagnia dei mongoli. La prima tappa la dice lunga: per percorrere i 400 chilometri scarsi da UB a Karakorum, Ian impiega 18 giorni, alla fine dei quali si chiede: "Non ho ancora deciso che cosa fare, se proseguire o tornare indietro, mi annoierò e basta e finirò tutti i soldi. Però mi stufo anche stando qui, e sono stanco di tentare di comunicare con i nomadi". Domandina: restare in Nuova Zelanda no eh? Dulcis in fundo, sulla quarta di copertina si promette "uno splendido inserto fotografico". Non credeteci: si tratta di una trentina di brutte immagini, banali, in posa o, peggio che mai, "sparate" con un flash impietoso contro gli ignari nomadi.
Estratto: "Il paesaggio è completamente piatto in tre direzioni, una pergamena senza fine con qualche rara macchia di erba secca. Niente alberi né cespugli né rocce né acqua né gente. Niente. Niente verso cui andare, se non un'indicazione della bussola e il sole alto e caldo sopra la testa. Niente da guardare o che mi distolga dal suono degli zoccoli del mio cavallo, un suono che mi sta ossessionando"
MONGOLIA

di Michael Kohn
2006 Lonely Planet - Edt - 320 pagine 19 euro
E' in libreria l'edizione italiana della nuova guida sulla Mongolia della Lonely Planet-EDT, la bibbia del viaggiatore. Come già annunciato nel settembre 2005, quando la pubblicazione uscì in versione inglese, va sottolineato il miglioramento complessivo di una guida già molto completa: informazioni aggiornatissime e dettagliate, consigli di viaggio, cartine ma soprattutto un amore e un rispetto per questa terra meravigliosa che forse mancavano all'edizione (e all'autore) precedente. Ci riempie di soddisfazione la scelta dell'editore di inserire tra i siti da consultare il nostro www.mongolia.it ("Un sito molto ben fatto e curato, visitando il quale potete ricercare informazioni approfondite sulla Mongolia..."). La guida "Mongolia" (320 pagine, 22 euro) è stata scritta da Michael Kohn, giornalista dell'Associated Press e della Bbc, assunto tre anni al Mongol Messenger di Ulaanbaatar. Ha pubblicato numerosi reportage sul New York Times promuovendo la realtà mongola. Considera quello della Mongolia il suo "viaggio preferito". E non è il solo. Consulente dell'edizione italiana, Federico Pistone.
Estratto: "La Mongolia è uno di quei paesi che i naturalisti sognano. Con la più bassa densità di popolazione del mondo, uno sconfinato territorio incontaminato, infrastrutture ancora ridotte al minimo, una grande varietà di ecosistemi e flora e fauna ricchissime, la Mongolia viene considerata a ragion veduta l'ultimo baluardo di natura primaria dell'Asia. Il passato nomade della Mongolia, che non richiedeva la costruzione di città o di infrastrutture, insieme ai divieti sciamanici contro la profanazione della terra, hanno protetto per secoli il paese da uno sviluppo urbanistico eccessivo"
IL CAMMINO DELLA SCIAMANA

di Corine Sombrun
2006 Piemme - 216 pagine 14,50 euro
La magia dello sciamanismo in Mongolia viene rievocata in un nuovo libro: si intitola "Il cammino della sciamana" di Corine Sombrun, quarantenne pianista parigina e reporter per la Bbc. L'opera originale, intitolata "Mon initiation chez les chamanes", risale al 2004 ma solo di recente è stata tradotta e commercializzata in Italia. Niente di nuovo sul fronte, come spesso capita quando gli occidentali decidono (non è obbligatorio!) di affrontare una realtà così remota per la nostra cultura. Con quelle implacabili descrizioni di stupore oltre a un fastidioso ritmo "narrativo" sincopato. E' la conferma che i viaggiatori occidentali non sanno più capire né tantomeno raccontare l'oriente, devono inventare tutto, esagerare. Almeno Marco Polo lo faceva con stile ed estrema cultura. Le cose migliori ce le hanno raccontate due francescani, l'umbro Giovanni di Pian del Carpine nella sua Historia Mongalorum e il fiammingo Guglielmo di Rubruc nel Viaggio nell'impero dei Mongoli. In quest'opera, datata 1255, si parla già di sciamani (cham), ma in modo più asciutto, sincero ed emozionante, con un anticipo di 750 anni rispetto al resoconto della pianista parigina. Che riesce perfino a far diventare francese il famoso locale di Ulaanbaatar "chez Bernard" (gestito da un belga).
Estratto: "Il ritmo ora c'è, e mi guida, mi porta con sé, nel mio interno. Si apre un universo, come quando spunta il sole. Scivolo, con la testa nel tamburo. Viaggio. Giro nella spirale del suono. Nel buio. E la varco. La porta del suono. Silenzio. Avanzo. Comincio la traversata del silenzio, nel mondo senza fondo. C'è il lupo. Mi guarda. Mi guarda. Molto. Ho il suo grido nella gola. Fiuto. Grido il suo grido. Molto forte. Mi chiama. La sorgente. Dà il suo ritmo alle mie cellule, che esplodono formano la sua immagine. Sono un lupo, la sua forza è in me"
LONG WAY ROUND

di Ewan McGregor e Charley Boorman
2006 Mondadori - 320 pagine 17 euro
Non è un libro dedicato alla Mongolia ma un viaggio per il mondo che trova nella Mongolia la sua tappa più emozionante. Sono celebrità del cinema gli autori di questo libro su due ruote: Ewan McGregor, 35enne scozzese, è il famoso attore che impersonò Obi-wan Kenobi in Guerre stellari, ma anche protagonista in Trainspotting, Moulin Rouge e Big Fish. Charley Boorman è figlio d'arte, di quel Joon Boorman autore di capolavori maledetti come Un tranquillo weekend di paura. Animati dalla passione dei viaggi, delle moto potenti e soprattutto dai soldi, i due partono da Londra, attraversano l'Europa, passando da Ucraina e Kazakistan per arrivare alla Mongolia, prima di ripartire (con ausilio dell'aereo) per l'Alaska, il Canada e tappa finale negli Stati Uniti, New York. Un viaggio senza dubbio più emozionante per i due motociclisti-autori che per chi legge il loro resoconto, sempre sul filo della superficialità e della strafottenza. Anche la Mongolia emerge nel suo consueto stereotipo da "accidenti, cosa ci faccio qui?". Insomma, solo un'operazione commerciale di due personaggi famosi e forse un po' annoiati che hanno deciso di fare un giro del mondo a modo loro. Ottima idea, meglio se avessero mantenuto il segreto.
Estratto: "La donna mongola che ci aveva invitati nella sua comoda ger alzò il coperchio della pentola che bolliva. Dentro c’era un liquido marrone con una schifosa schiuma bianca sopra e delle cose galleggianti che sembravano palline di cartilagine. La donna rimestò il contenuto della pentola, ne tirò su una cucchiaiata e lasciò ricadere le palline nel liquido. Non c’erano dubbi: erano testicoli. Circa duecento testicoli. D’agnello, di toro e di caprone. Una festa per i mongoli, ma per noi un incubo". Ewan McGregor
GENGIS KHAN
La tomba segreta dell'imperatore

di Ippolito Marmai
2006 Campanotto 160 pagine - 15 euro
Singolare racconto di Ippolito Marmai, sociologo friulano appassionato della Mongolia che si mette alla ricerca della tomba di Gengis Khan, sfidando le potenti e sofisticate spedizioni internazionali. Ne emerge uno spaccato molto intimo e spesso autobiografico (forse troppo). La vicenda parte da un sogno dell'autore, datato 34 anni fa, che lo mette a contatto con il grande condottiero mongolo e lo induce, molto tempo dopo, a intraprendere il "viaggio" e a provare a scoprire il luogo dove Temujin è sepolto. Non importa se alla fine Gengis Khan continuerà (fortunatamente) a riposare in pace, il racconto è solo un pretesto per descrivere una serie di incontri, alcuni interessanti altri meno. Resta la passione per una terra capace di regalare emozioni pure, anche a chi non ha la fortuna di entrare in contatto con il signore degli oceani. E una nota di merito all'editrice Campanotto che vanta ormai una ricca bibliografia dedicata alla Mongolia.
Estratto: "Proprio sopra la finestra di fronte a me, quasi all'altezza del soffitto, in una specie di flash persistente, appare la testa calva e massiccia di un uomo dai lineamenti asiatici: un mongolo, direi, con la pelle rossastra, gli zigomi sporgenti, la fronte percorsa da rughe e un codino alla sommità del capo. Il mongolo mi sta guardando furioso, con occhi iniettati di sangue e un ghigno crudele e beffardo. Attimi che sembrano un'eternità. Con la coda dell'occhio cerco di guardarmi intorno per trovare una via di fuga, ma sono praticamente paralizzato e quel volto tremendo continua a osservarmi"
GENGIS KHAN
Alla conquista dell'impero più vasto del mondo

di John Man
2006 Mondadori - 328 pagine 10,40 euro
Dopo essersi occupato di Attila, John Man si dedica, con ottimi risultati, a Gengis Khan: un argomento ormai inflazionato, eppure Man riesce a offrire nuovi spunti e nuove prospettive per raccontare il grande conquistatore mongolo. E soprattutto ci sono dei riferimenti aggiornati che consentono di rileggere la storia di Temujin con un taglio fra il giornalistico e lo storico. Lo stile è brillante e serrato (la traduzione per gli Oscar Storia Mondadori è di Elena Sciarra) e non mancano anche delle considerazioni gustose. Si comincia con le prove che milioni di persone in tutto il mondo discendono da Gengis Khan, secondo la ricerca dell'American Journal of Human Genetics. E poi c'è tutta la saga dei khan, le conquiste, le dispute personali, un po' di gossip e l'inutile ricerca della tomba del "semidio" mongolo, come lo definisce Man. Ed è anche un viaggio intenso nella Mongolia di oggi che vive ancora nel nome del suo amato condottiero. Una buona lettura, un valido punto di partenza per chi vuole approfondire la vita di Gengis Khan.
Estratto: "Il luogo di nascita di Temujin è solo uno dei siti storici associati alla sua ascesa. Ce ne sono molti altri, e identificarli è diventata una vera e propria industria in Mongolia. Atlanti, libri di fotografie e opuscoli di compagnie turistiche danno conto dei luoghi in cui fu abbandonata Holun e in cui Temujin fuggì dai Taiciuti, o del percorso che fece per ritovare la sua famiglia. La maggior parte di queste identificazioni è il risultato di congetture e ragionamenti senza fondamento, perché i nomi sono entità sfuggenti, che scivolano via dalla memoria man mano che i clan si spostano, si fondono o si separano"
LA META' DEL MONDO VISTA DA UN'AUTOMOBILE
Da Pechino a Parigi in 60 giorni

di Luigi Barzini
2006 Touring Club Italiano - 416 pagine 15 euro
Quindicimila chilometri in auto da Pechino a Parigi: è la missione impossibile compiuta da Luigi Barzini nel 1907. Il maestro dei reporter contemporanei, inviato speciale del Corriere della Sera, accetta la sfida del giornale francese Le Matin e parte a bordo della futuristica Itala condotta dal principe Scipione Borghese. Attraversa due continenti raccontandoli nel suo straordinario stile rigoroso, leggero e intimo, soffermandosi soprattutto nella Mongolia ancora in mano ai cinesi ma con i russi già pronti a prenderne possesso. Il libro, pubblicato nel 1908 in 11 lingue, viene meritoriamente riproposto dal Tci nella collana Reportage 1900. Una lettura trascinante ed emozionante, imperdibile per gli amanti dell'avventura più genuina e anche per molti cronisti di oggi che, a distanza di cent'anni, avrebbe solo da imparare dal grande Barzini senior. E' l'occasione anche per scoprire una Mongolia inedita, in verità non molto diversa da quella odierna, ma altrettanto affascinante e popolata da nomadi sempre sorridenti, acuti e sorprendentemente ospitali. Esiste anche una splendida edizione della Ulrico Hoepli, in copia fotostatica del volume originale del 1908. Contiene straordinarie fotografie originali del viaggio di Barzini e del principe Scipione Borghese e una mappa dettagliata dell'itinerario. Il costo di questa edizione (28 euro) è decisamente interessante. Su Internet si possono trovare in vendita anche edizioni d'epoca, a prezzi intorno ai 300 euro.
Estratto: "- Dei mongoli? Dei barbari onesti? Dei miserabili selvaggi che si permettono il lusso di restituire quel che trovano? - E senza domandare la mancia. - Ma dove sono andati a finire, amico mio, i briganti delle praterie, quelli che avevano il preciso dovere di assalirci... - In Europa, probabilmente. - E' il fallimento delle avventure di viaggio! Valeva la pena di venire in questo remoto deserto per vederci offrire del latte e restituire delle valigie? - Oui, c'est triste!"
IL TOTEM DEL LUPO

di Rong Jiang
2006 Mondadori - 652 pagine 19 euro
Un intenso inno alla cultura nomade della Mongolia e uno schiaffo doloroso per la Cina post maoista: è la sintesi de "Il totem del lupo", undici milioni di copie diffuse in Cina, tra quelle ufficiali e quelle "clandestine": il più grande successo commerciale della letteratura asiatica dopo il Libro rosso di Mao. E anche in questo caso la politica c'entra: dietro lo pseudonimo Rong Jiang si cela un intellettuale dissidente cinese che racconta la storia di Chen Zen, un giovane inviato dal regime nelle steppe della Mongolia per diffondere il credo comunista. Ma l'impatto con la cultura ancestrale dei nomadi e i ritmi della natura diventano un richiamo irresistibile e la missione fatalmente fallisce. Per il giovane comincia però una vita diversa, migliore, serena, all'insegna del "lupo", il simbolo del nomadismo. Questo romanzo fiume (costato sei anni di lavoro duro e ripetuti rischi di condanna) è in parte autobiografico: l'autore ha effettivamente abbandonato la Cina per trascorrere undici anni nelle gher della Mongolia prima di tornare a Pechino dove insegna economia politica. Mondadori è la prima casa editrice occidentale a pubblicare il romanzo. Un grande romanzo.
Estratto: "I lupi hanno temprato il carattere dei guerrieri mongoli e quello dei loro cavalli. Gli eserciti cinesi hanno sempre avuto un cospicuo reparto di cavalleria. Ma erano animali allevati in stalle e recinti, e noi che abbiamo lavorato in campagna sappiamo bene che cosa vuol dire. I cavalli cinesi non hanno mai visto un lupo, non combattono, non fanno nulla. Sono accuditi in tutto e per tutto dagli stallieri che li sfamano, li dissetano, assicurano loro la razione d'erba per la notte, li curano se si ammalano... e provvedono perfino all'accoppiamento"
IL DIO DELL'ASIA
Religione e politica in Oriente. Un reportage

di Ilaria Maria Sala
2006 il Saggiatore - 348 pagine 17 euro
Da una delle più attente orientaliste in circolazione, la giornalista Ilaria Maria Sala, una mappa per nulla didascalica delle religioni asiatiche, affrontate paese per paese. Venti pagine sono dedicate alla Mongolia, uno dei luoghi più amati dall'autrice, che premette: "E' uno dei paesi più belli che abbia mai visitato, forse per gli spazi vastissimi che presenta, forse per il modo in cui offre qualcosa di molto diverso eppure familiare, al tempo stesso". Pur sintetica, emerge un'analisi della spiritualità mongola molto intensa, attraverso il sofferto percorso storico del popolo mongolo, dalle grandi conquiste di Gengis Khan alla dominazione manchu fino al passaggio all'influenza sovietica e alla recente democrazia. A cucire tutte queste vicende, il filo mistico dello sciamanismo e del buddhismo lamaista, vissuto nella lotta interna fra "berretti gialli" e "berretti rossi", che si trascina ancora oggi, rispettivamente, con il monastero di Gandan contro l'Amarbayasgalant. Una lettura giornalistica, completa e dettagliata, ma anche molto piacevole.
Estratto: "Dal 1924 al 1990, quando, nonostante le promesse costituzionali sulla libertà di religione, il buddhismo poteva essere praticato solo in modo quasi interamente clandestino, Gandan era rimasto aperto, fallace espressione della libertà di culto teoricamente garantita nel paese. Purtroppo questo ruolo simbolico non fu sufficiente a proteggere veramente il monastero, dato che centinaia tra i monaci che vi abitavano vennero imprigionati, molti furono uccisi, diversi edifici del complesso furono distrutti e l'imponente statua del Buddha Avalokiteshvara alta venti metri e ricoperta d'oro venne smantellata nel 1937 e trasportata a quella che all'epoca si chimava Leningrado, per essere fusa, e quanto si dice, tramutata in proiettili"
GOBI

di Roberto Ive
2005 Bonanno - 120 pagine 12 euro
Roberto Ive torna a scrivere della "sua" Mongolia con questo racconto di un viaggio attraverso il Gobi, che si rivela tutto fuorché un "deserto". Personaggi tracciati con intimo affetto, paesaggi dell'anima e della natura, incontri sospesi tra sogno e leggenda, perfino quello con il leggendario leopardo delle nevi. Protagonista di questo "itinerario ai confini del nulla" (per dirla con il precedente titolo di Ive) è lo stesso scrittore, accompagnato da Ganbold, "giovane mongolo alla ricerca della propria identità". Molto curato anche l'aspetto grafico e tipografico (il disegno di copertina è un olio su tela di Marie Christine Stenger: "Khadag al vento del Gobi)
Estratto: "L'animale si fermò proprio davanti a noi, a una cinquantina di metri di distanza. Doveva aver sentito il rumore della nostra macchina e si era messo in allarme. Anche noi ci fermammo. Con il corpo simile ad un grosso gatto, ma molto più robusto e allungato, non c'era dubbio chi fosse: era il leopardo delle nevi. Tantissimi anni addietro, avevo letto l'omonimo libro di Peter Matthiesen e da quella volta era cresciuta la mia curiosità verso quel mitico animale (...). Il leopardo che avevamo davanti a noi ciondolò la testa incuriosito. Poi, senza fuggire, ma con passo elegante e leggero, sparì rapido alla nostra vista. Aspetammo fino all'ultimo, quando proprio non lo distinguemmo più, così come si fa con i sogni piacevoli, prima di riprendere il nostro andare"
LO SCIAMANISMO E LE TECNICHE DELL'ESTASI

di Mircea Eliade
2005 Edizioni Mediterranee - 552 pagine 21,95 euro
Apparso per la prima volta nel 1974, questo testo fondamentale sullo sciamanismo viene riproposto meritoriamente da Edizioni Mediterranee che mantiene la stessa impostazione dell'originale. Lo scrittore rumeno (1907-1986) è considerato uno dei massimi esperti mondiali di studio delle religioni e in particolare dello sciamanismo. Le sue "tecniche dell'estasi" restano un testo chiave, anche se a volte datato, sulla comprensione di queste tecniche originarie delle regioni siberiane a nord della Mongolia. Un testo appassionante e nello stesso tempo didattico, ricchissimo di informazioni da cui hanno preso spunto tutti i saggi successivi dedicati all'argomento. Particolarmente interssante il confronto fra lo sciamanismo asiatico e quello americano e australiano.
Estratto: "Presso i Mongoli il lamaismo, fin dal XVII secolo, ha tentato di annientare lo sciamanismo. Ma la vecchia religione mongola ha finito per assimilare gli apporti lamaisti senza perciò perdere definitivamente il proprio carattere. Fino a questi ultimi tempi gli sciamani, uomini e donne, avevano ancora una parte importante nella vita religiosa delle tribù"
MONGOLIA

di Bernardo Carvalho
2005 Feltrinelli - 158 pagine 14 euro
Un diplomatico brasiliano inviato in Cina deve ritrovare un giovane fotografo scomparso in Mongolia, sui Monti Altai. La missione all'inizio non lo esalta per nulla ma imparerà nel corso del viaggio ad amare un Paese “dal fascino violento e irresistibile”. Quello del quarantacinquenne scrittore carioca Bernardo Carvalho è un romanzo che è insieme avventura, diario di viaggio, saggio e thriller con un epilogo a sorpresa. Rileggendo il racconto si nota però una certa perfidia nei confronti della popolazione mongola, un pathos che a volte sfocia nell'allarmismo ingiustificato. In numerosi passaggi i nomadi vengono descritti come soggetti pericolosi, se non addirittura criminali. Un libro che è piaciuto pochissimo ai Mongoli, ed è facile capire perché.
Estratto: "Dopo essere passati dal villaggio di Khohomorit, probabilmente uno dei posti più desolati del pianeta, proprio mentre attraversavano la regione inospitale del gobi di Khuysyin, un deserto grigiastro e lugubre simile al fondale di un oceano antico e poco profondo, come sembra sia stata la Mongolia in un remoto passato, il motore della jeep iniziò a fare un rumore sospetto e Bauaa comunicò loro che non potevano proseguire. L’Occidentale continuava a chiedersi, tra sé e sé, come aveva fatto a mettersi in un tale guaio. Era furioso, ma non poteva esplodere. Era nelle mani della guida e dell’autista"
SALIK
Il piccolo vento della steppa

racconto di Federico Pistone, illustrazioni di Cristiano Lissoni
2005 Hablò - 108 pagine 12,80 euro

Delizioso racconto per bambini ambientato in Mongolia, scritto da Federico Pistone e illustrato da Cristiano Lissoni. Protagonista è un piccolo vento maldestro e dispettoso, Salik, che imparerà a crescere attraverso una serie di avventure e di insidie sullo sfondo di una terra magica. Salik stringe amicizia con Gigig, bambino curioso. Insieme al cavallo Morin e all'aquila Burg, condividono mille esperienze. Il rapporto si incrina per un malinteso durante la festa della luna bianca. Salik, per farsi perdonare, decide di rivelare all'amico il grande segreto dei venti e di mostrargli i dinosauri custoditi sotto le sabbie del Gobi. Ma Karaburan, la terribile tempesta del deserto, si risveglia pronta a dare loro una lezione. Interviene il papà di Salik, Kurdan, il vento più potente della steppa, che ingaggia con Karaburan un duello che fa tremare il mondo. Salik aiuterà Gigig a trasformare sua nonna Emee nell'albero più bello della steppa. Dopo settant'anni i due si incontrano di nuovo: l'amicizia non invecchia.

Estratto: "Facciamo finta che è stato tutto un sogno. La nonna Emee mi diceva sempre che i sogni non bisogna mai raccontarli a nessuno. Perché se sono sogni belli allora non si realizzano; se sono sogni brutti è meglio lasciarli dove sono. L'espressione di Karaburan si addolcisce improvvisamente. Non pensavo che una terribile tempesta potesse intenerirsi così alle parole di un piccolo uomo. Subito però torna accigliata e nera: "Ehi, piccolo uomo. Posso davvero fidarmi di te? Non racconterai a nessuno il grande segreto dei venti?". "Quale segreto?", risponde Gigig sorridendo"
Per leggere un estratto del racconto con le tavole a colori clicca qui


Clicca per ascoltare l'incipit letto dall'autore 
GENGIS KHAN
Il principe dei nomadi

di Vito Bianchi
2005 Laterza - 320 pagine 19 euro
In occasione delle celebrazioni per l'800° anniversario dell'Impero Mongolo, che cade nel 2006, non poteva mancare l'ennesima storia dedicata al suo fondatore, Gengis Khan. Questa volta è un autore italiano, Vito Bianchi (professore di Archeologia all'Università di Bari) a raccontarci la vita e le imprese di Temujin. Anche se non affiorano aspetti inediti su questo straordinario condottiero e in generale sulla realtà tradizionale dei nomadi della steppa (anzi, c'è dovizia di citazioni, soprattutto dai diari di Guglielmo da Rubruc, dalla Storia segreta dei Mongoli e dall'Historia Mongalorum di Giovanni da Pian del Carpine), il libro - un po' racconto un po' saggio - si legge con piacere, forse proprio perché si può gustare una stesura originale italiana senza dover passare dai "sottotitoli" dei traduttori, che a volte reinterpretano o impoveriscono l'opera. Un'occasione per rileggere le vicende epiche di questo Impero che ha segnato in modo decisivo le vicende della storia del mondo.
Estratto: "Drappelli familiari abituati a vagare sparpagliati per le brughiere asiatiche vennero a un certo momento raccolti politicamente e ideologicamente sotto un unico capo, che diede loro un corpus di leggi chiamato yasak. Quel codice dimostrerà come dei precetti socio-culturali elaborati in un milieu nomade (...) potessero informare società più complesse, basandosi sulle regole del rispetto, della pace e su una singolare integrazione religiosa, estesa a un regno enorme: molto più ampio di quanto seppe fare Alessandro Magno, o l'antica Roma, o il Califfato di Baghdad. Un principato al cui confronto le conquiste napoleoniche appaiono poco più che modeste velleità. Un dominio che, slanciandosi in ogni direzione dal cuore della Mongolia, si farà immenso"
UN INDOVINO MI DISSE

di Tiziano Terzani
2004 TEA - 428 pagine 8 euro
Apparso nel 1995 e riproposto in versione economica da TEA a quasi dieci anni di distanza, proprio nell'anno della prematura morte di Terzani, questo "classico" della letteratura contemporanea di viaggio racconta i misteri dell'Asia e anche molta Mongolia. Tiziano Terzani si mescola con il popolo e lo racconta senza retorica né presunzione, non ci vuole stupire a tutti i costi ma solo restituire emozioni primordiali. L'espediente è la consultazione di un indovino che nel 1976 aveva predetto a Terzani che avrebbe rischiato di morire in un incidente aereo nel 1993. Un altro omaggio del grande reporter Terzani alla sua amata Mongolia.
Estratto: “La studentessa di francese mi parlò della macchia mongola, uno strano segno nella pelle, giusto sopra l’osso sacro, con il quale quasi tutti i mongoli vengono al mondo: una conseguenza del fatto che per secoli sono andati a cavallo, disse. Sua nonna le aveva raccontato che a volte anche in Europa ci sono dei bambini che nascono con questa macchia: una traccia lasciata dagli uomini di Gengis Khan arrivati fin là dai tempi delle loro conquiste”
TUTTI I CERCHI DEL MONDO
I volti, i paesi, le storie che fanno un'Olimpiade

di Emanuela Audisio
2004 Mondadori - 172 pagine 13 euro
Tra i venticinque racconti che compongono questa "antologia olimpica" realizzata dalla giornalista di Repubblica Emanuela Audisio spicca "La ragazza con l'arco" (scritto in collaborazione con Federico Pistone): "Uno dei racconti più ispirati del libro", lo definisce Andrea Scanzi sulla recensione apparsa il 23 settembre 2004 su "Il Manifesto". Narra di una giovane mongola campionessa di tiro con l'arco che cerca fortuna in Occidente e ambisce addirittura a partecipare alle Olimpiadi ma alla fine preferisce tornare al vento e al silenzio delle sue steppe. Leggi l'intero racconto di Emanuela Audisio e Federico Pistone, cliccando qui
Estratto: "...Il Naadam è un piccolo pezzo di Olimpiade, trasportato in un altro tempo. O forse fermo a un altro mondo. Con gli spiriti che sorvegliano. Si lotta. Nel grande stadio centrale. Si cavalca. Nelle praterie attorno alla capitale. Si tira con l'arco. In un piccolo stadio dove gli arcieri si affrontano seguendo il regolamento antico..."
L'IMPERO DI GENGIS KHAN
A cavallo tra i nomadi

di Stanley Stewart
2004 Touring - 302 pagine 14 euro
Intenso reportage di Stanley Stewart, corrispondente del Sunday Times e del Daily Telegraph, che ha vinto il premio Thomas Cook per la narrativa di viaggio. La spedizione parte da Istanbul, dalla chiesa di Nostra signora dei Mongoli e si dipana lungo i sentieri dei nomadi dell'Asia centrale. La Mongolia è tagliata, come un coast-to-coast, da occidente a oriente. Un racconto che è anche un saggio sulla vita dei pastori mongoli e sui nuovi scenari che si affacciano su questo territorio ancora incontaminato e sincero.
Estratto: "...Cavalcammo per tutto il pomeriggio, seguendo un fiume lattiginoso giù dall'altro lato del passo, verso la ger di un'altra zia di Ganbold, una donna dal portamento regale che ci invitò a prendere il té con i biscotti, serviti insieme a tazze di burro cremoso. La zia si era sposata con il fratello dell'ospite della sera precedente. Stavo cominciando ad apprezzare le complicate e piuttosto claustrofobiche relazioni familiari di quelle montagne"
UOMINI RENNA
Viaggio in Mongolia tra gli Tsaatan

di Federico Pistone
2004 EDT - 90 pagine 9,50 euro

- "Un po' diario, un po' report giornalistico, e romanzo, in qualche passo anche rispettosa indagine antropologica. Il libro di Pistone ha il pregio di usare gli occhi dell'autore non solo per mostrare una realtà quasi completamente sconosciuta, ma addirittura di permettere al lettore di entrare a farne parte grazie a un'azzeccata caratterizzazione dei personaggi". (Selena Delfino, Associazione Vita)
- "Uomini Renna è un libro che mi è piaciuto moltissimo, non solo per il soggetto. E' veloce, leggero e profondo, schietto, senza fronzoli o stronzate all'occidentale. Sono pagine limpide e affascinanti. Mi ha commosso come Dersu Uzala" (Arjuna Cecchetti, archeologo)
- "Ho letto il libro tutto d'un fiato e l'ho trovato veramente bellissimo! Non è retorica, sono molto sincero, l'ho trovato interessante, senza sbavature, dal ritmo serrato, scorrevole, commovente...". (Giancarlo Ventura, segretario Associazione culturale Italia-Mongolia "Soyombo")
- "Un libro formidabile. Divertente e commovente" (Emanuela Audisio, scrittrice)

Estratto: "Dice di avere cinquantatré anni, ma il viso graffiato dal gelo e gli occhi velati dalla congiuntivite gli consegnano un fiero aspetto da ottantenne. Quando smonta da cavallo, Gombo è un mezzo uomo che si trascina a compasso sulle gambe arcuate, come un soldatino staccato dal supporto equestre. Appena si rimette in sella, torna a essere un animale mitologico, perfetto. Spalanca la bocca in una risata a tre denti, due in basso a destra, uno in alto a sinistra. Il cuoio rosso della faccia si tira fino quasi a spaccarsi".
"La soluzione in Mongolia arriva sempre, prima o poi. Un cavaliere appare per magia, confabula con Baltan e tira dritto nel fiume. Gli zoccoli del cavallo scandagliano il fondale fino a disegnare l'itinerario meno profondo. Lo seguiamo con il camion. L'acqua invade l'abitacolo, ma riusciamo a riaffiorare sull'altra sponda. Dopo due ore di marcia obliqua nella sera su acquitrini che gelano sotto le ruote e una salita lungo la valle Khondul Saridag, il radiatore lancia un fischio furioso e muore. Baltan afferra un coltello, ritaglia un pezzo di pneumatico e lo modella fino a dargli i connotati di una guarnizione. La applica al radiatore ed ecco che il camion resuscita e riprende a sferragliare allegramente, mentre i fari lanciano fasci di luce guercia nella steppa ormai nera"


 
STORIE DELLA MONGOLIA

di Laure de Cazenove e Odile Weulersse
2003 Fabbri Editori - 112 pagine 7,50 euro
"A sera tarda, seduti attorno a un vecchio bardo, piccoli e grandi ascoltano, emozionati, racconti umoristici e leggende ancestrali, che inneggiano alla grande steppa e all'amore per i cavalli". Si chiude così la prefazione di questa agile raccolta di fiabe mongole, raccolte da due ricercatrici francesi nel 1998 e proposte nel novembre 2003 dalla Fabbri, nella collana "I Delfini dal mondo". Rispetto all'analoga proposta editoriale di Michela Taddei Saltini (vedi recensione) niente di nuovo sotto il sole, ma l'occasione, soprattutto per i più giovani, di assaporare un'atmosfera così remota attraverso la lettura di tredici racconti brevissimi che fanno parte del patrimonio culturale mongolo.
Estratto: "Un giorno d'estate Apendi accompagnò il khan e suo figlio attraverso la steppa. Faceva terribilmente caldo e i due signori, grassi come due monaci paffuti, sudavano copiosamente. Sfiniti, si fermarono sul lato della pista per togliersi i pesanti mantelli ricamati. Apendi, come fedele servitore, dovette caricarseli sulle sue spalle. Quando si rialzò, più curvo e piegato di una vecchietta tanto il fardello lo schiacciava, il figlio del khan scoppiò a ridere. - Ah, padre mio, guarda Apendi che porta il carico di un asino. - Oh no, non è il carico di un asino quello che porto ma piuttosto quello di due asini - replicò subito Apendi. E siccome temeva i colpi di frusta del vecchio khan incollerito, lasciò cadere i mantelli e scappò via correndo". ("Apendi e il khan")
CIELI D'INFINITO
Mongolia, terra senza tempo

di Danilo Di Gangi
2003 L'Arciere - 176 pagine 13 euro
Prima le buone notizie: una piccola casa editrice, la piemontese L'Arciere, che crede e investe su un progetto dedicato a un Paese difficile come la Mongolia. Ma il racconto di Danilo Di Gangi, insegnante di educazione fisica di Cuneo, non ci ha entusiasmato. Troppi personalismi e poca Mongolia, troppi superlativi e poca anima, un itinerario scontato e mai una sorpresa fuori campo. Insomma, più un compendio turistico da "Avventure nel mondo" che un vero diario di viaggio. Alcune discrete foto (ma di chi sono? Non c'è scritto) accompagnate però da didascalie ridondanti e a tratti imbarazzanti ("Incolmabile distesa di fiori lungo i fianchi silenti di una pianura odorosa di vita. Rifletti corolle d'amore sul vento innocente che avvolge senza limiti la tua bellezza..."). Resta comunque la testimonianza di un appassionato viaggio in Mongolia.
Estratto: "Una pecora bela con insistenza facendomi riemergere dal tepore del sacco a pelo. Una pesante trapunta mongola ha contribuito ad isolarmi dal freddo notturno. Ha piovuto molto; fortunatamente qualche anima gentile ha chiuso il foro della gher. Stamani il cielo ha grossi squarci di azzurro che lo frammentano in un variopinto puzzle. Sono subito stupito da uova strapazzate, patate bollite e carne di montone. Riso dolce e pancake sono solo un ricordo"
YOURTES ET TIPIS

di Isabelle Bruno
2003 Hoebeke - 192 pagine 26 euro
L'idea è buona: mettere a confronto le tradizionali abitazioni della steppa mongola (le gher, o yurte nella definizione russa) con quelle degli Indiani d'America, i teepee: un punto di incontro fra culture così distanti dal punto di vista geografico eppure così vicine nella vita quotidiana oltre che nella genetica. Obbligatoria una tappa fra gli Tsaatan, gli Uomini renna che vivono nell'inaccessibile taiga mongola e che abitano nelle urtz, del tutto identiche agli stessi teepee dei pellerossa. Un saggio, più che un reportage. Belle foto a colori e testo in francese.
Estratto: "Le nomade voyage les mains vides si ce n'est des renes de son cheval. L'hospitalité est une regle absolue, il sera recu partout où il voudra bien s'arreter. Mais, pour jouir des liberalites de ses hotes, un Mongol prendra bien garde de respecter certains interdits"
FIABE DALLA MONGOLIA

a cura di Aldo Colleoni e Pea De Santis
2003 Campanotto - 64 pagine 8 euro
Nuova raccolta di tradizionali favole dalla Mongolia, questa volta a cura di Aldo Colleoni e Pea Desantis con un'introduzione di Jambyn Dashdonog e le illustrazioni di Baasansuren Bolormaa. Venti favole legate al retaggio culturale mongolo, tramandate da generazioni di nomadi. "I nostri avi - ci spiega Dashdonog - crearono questi racconti ispirandosi anche agli animali e trasformando grandi storie in brevi racconti, diffondendole come gocce di pioggia, consapevoli che nipoti e pronipoti li avrebbero accolti in eredità.
Estratto: "Bambini, lasciate che le mie favole vi raggiungano, non a piedi ma su un cavallo veloce. Se viaggerete con loro vi sembrerà di viaggiare intorno al mondo così come fa il sole". Jambyn Dashdonog
MONGOLIA
Itinerari ai confini del nulla

di Roberto Ive
2002 SE NO - 124 pagine 10,50 euro
Roberto Ive si conferma uno degli autori più brillanti e appassionati sulla Mongolia. Triestino di nascita, vive a Ulaan Baatar e ha già realizzato diverse pubblicazioni e documentari dedicati alla realtà mongola. L'ultima opera, del 2002, è questo libro divertente e commovente insieme; dodici capitoli, uno per ogni mese dell'anno, per raccontare gli aspetti più intimi della Mongolia e dei suoi straordinari abitanti. "Un mondo magico, misterioso, sospeso tra sciamanesimo e buddismo, in cui la natura ha un ruolo chiave".
Estratto: "Il mese di aprile in Mongolia è un periodo in cui il tempo è ancora capriccioso e bizzarro. Il freddo dell'inverno non è stato ancora cancellato e il calore della primavera fatica a trovare spazio. E' il mese in cui hanno inizio le grandi tempeste di sabbia, in cui il cielo si tinge d'improvviso di grigio giallastro e l'aria si trasforma in un turbinio polveroso e accecanteNelle case, anche chiudendo bene le finestre, il sibilo del vento entra con forza, così come non c'è verso di lasciar fuori la sabbia che entra, entra, entra"
SEGRETI DELLA MONGOLIA

di Fritz Muhlenweg
2002 Ibis - 156 pagine 12,80 euro
Ironia, avventura e passione caratterizzano questi tredici racconti ambientati nel deserto mongolo del Gobi negli anni Venti e Trenta. L'autore è il viaggiatore svizzero Fritz Muhlenweg (1898-1961), protagonista di spedizioni tecniche per conto della Lufthansa. Nei suoi diari di bordo si rivela raffinato e attento narratore e ci restituisce uno scenario che resta immutato nel tempo.
Estratto: "Ripeto, era il 1928, ma purtroppo non sono in grado di indicare una data più precisa. In Mongolia non si dà peso a queste cose. Laggiù l'ora e il calendario, quasi non oso scriverlo, sono ritenuti superflui. Invece ricordo che faceva freddo e che la sera sembrava dovesse nevicare. E poi non c'era vento. Da occidente un banco di nubi grigie avanzava sopra il deserto del Gobi, era bello e rosso ai margini. Doveva essere dicembre inoltrato ormai"
VIAGGIO NELL'IMPERO DEI MONGOLI

di Guglielmo di Rubruc
2002 Marietti - 272 pagine 20 euro, traduzione di Luisa Dalledonne
E' straordinario ritrovare in questo diario di viaggio del 1253 una Mongolia molto simile a quella di oggi. E' vero, il Paese è rimasto ancorato alle proprie tradizioni ancestrali, ma a contribuire a questa magia è certamente il racconto del francescano Guglielmo di Rubruc, preciso e dettagliato ma anche brillante e stupefatto, al punto da inchiodare il lettore forse più ancora di quanto abbia fatto Marco Polo nel suo Milione. Guglielmo venne inviato dal re di Francia Luigi IX a Karakorum, la capitale del grande impero mongolo e fu ospite del Gran Khan. L'attenzione di Guglielmo da Rubruc si concentra soprattutto sulle usanze mongole ma anche sulla religione: dalla Mongolia del Duecento una lezione di tolleranza tra buddisti, cristiani e musulmani che sarebbe bene ripassare, soprattutto alla luce dell'attuale situazione di odio che sta insanguinando il mondo. C'è quasi da rimpiangere l'antica pax mongolica. Un racconto illuminante, divertente, indispensabile.
Estratto: "Quando, dopo essere entrato nel tempio e avere visto molti dei loro idoli, piccoli e grandi, mi sedetti accanto ai sacerdoti, domandali loro che cosa pensavano di Dio. Essi risposero: "Crediamo in un solo Dio" e io chiesi: "Credete che sia spirito o qualche cosa di corporeo?". Risposero: "Crediamo che sia spirito" e io: "Credete che abbia mai assunto natura umana?", risposero: "Assolutamente no". Allora domandai: "Dal momento che credete che sia uno solo e spirito, perché lo raffigurate con immagini corporee e per di più così numerose? Inoltre, se non credete che si sia fatto uomo, perché lo rappresentate più sotto forma umana che non di un qualche altro animale?". A quel punto essi risposero: "Non plasmiamo queste immagini per Dio, ma quando tra di noi muore una persona ricca oppure sua moglie o qualcuno a lui caro, si fa costruire un'immagine del defunto e la si mette qui e noi la veneriamo in sua memoria". Replicai: "Allora fate ciò solamente per adulare gli uomini". "Al contrario, risposero, per tenere vivo il ricordo"
MONGOLIA

di Aldo Colleoni
2002 Campanotto - 174 pagine 16,50 euro
Il Console onorario della Mongolia in Italia Aldo Colleoni ha compilato questo prezioso contributo al Paese, che rientra in un progetto di cooperazione scientifica fra il Cnr e l'Accademia delle Scienze della Mongolia. Si tratta di uno studio approfondito sulla realtà sociale, culturale, storica, economica e geografica con un'ampia appendice di dati e statistiche. Colleoni, nato a Bergamo nel 1946, è laureato in economia e commercio e scienze politiche ed è autore di un gran numero di pubblicazioni e ricerche dedicate alla Mongolia. Questo saggio rappresenta un po' la summa della sua attività di studio ma è anche il punto di partenze per nuovi approfondimenti. Ancora una volta l'editrice friulana Campanotto "sposa" la causa mongola.
Estratto: "L'attuale Repubblica di Mongolia è situata nella parte settentrionale dell'altopiano asiatico centrale e copre un territorio di 1.566.500 km2. Si trova relativamente lontana dal mare e dagli oceani. Il Mar Giallo, il più vicino, è a 700 km dalla frontiera orientale. Inoltre il Paese è delimitato dal massiccio montagnoso del Gran Khingan. Queste lontananze dall'oceano, la vasta distesa del Paese nella zona centrale dell'emisfero nord, la sua altitudine tutto sommato elevata (1.500 m in media) determinano ciò che è l'originalità eccezionale delle condizioni naturali che non si ritrovano in alcun altro Paese del mondo situato alla stessa latitudine"
MONGOLIA

di Roberto Ive e Aldo Colleoni
2001 Clup - 252 pagine - 16 euro
Prima della recente uscita della Lonely Planet e della Polaris, era questa l'unica guida in italiano dedicata alla Mongolia e ha assolto brillantemente la sua impegnativa funzione. Del resto la passione dei due autori per questa terra (Ive si è trasferito definitivamente a Ulaan Baatar, Colleoni è stato console onorario di Mongolia) non poteva che produrre una pubblicazione sincera e dettagliata, che offre tutte le informazioni necessarie per i turisti che si avventurano nella terra di Gengis Khan, dai consigli pratici alle più intime riflessioni. Per fortuna che la Clup, dopo aver confinato la precedente edizione nella collana "Frontiere", si è accorta della gaffe e ha inserito la nuova guida nel novero dei "Paesi".
Estratti: "Quando guardo fuori dalla finestra di casa mia, vedo le alture boscose della montagna di Bogd Uul e penso immediatamente ai suoi silenzi, ai suoi luoghi incontaminati, al piacere dell'avventura e della scoperta". (Roberto Ive) "Una domenica chiesi di poter assistere alla funzione religiosa buddista che si teneva nel monastero di gandan: i fedeli e i lama mi guardavano con grande curiosità. All'interno del monastero si respirava un'atmosfera irreale, tra il suono di trombe, il fumo e l'odore di incenso". (Aldo Colleoni)
MONGOLIA
La terra dal cielo blu

di Bradley Mayhew
2001 EDT Lonely Planet - 376 pagine 23 euro
Finalmente tradotta in italiano, la guida Lonely Planet sulla Mongolia si rivela irrinunciabile per i viaggiatori diretti nella terra di Gengis Khan. C'è tutto, o quasi, in questa pubblicazione appassionata e puntigliosa, a volte un po' ingiustamente severa nei confronti della realtà mongola, che svaria dalle informazioni storiche e culturali fino alle pratiche indicazione di viaggio. La seconda parte è dedicata alla descrizione di ogni regione per dare la possibilità al lettore di scegliere la propria meta con cognizione di causa. Il volume vale eccome il prezzo non precisamente popolare. Nel 2006 esce la versione aggiornata con nuovo autore, ristampata nel 2011.
Estratto: "Il vuoto di un paesaggio senza recinzioni e senza terre private può incutere timore. In alcuni momenti si ha perfino l'impressione di poter scorgere la curvatura della Terra, ma quando si pensa di essere completamente soli, si vedono apparire dal nulla pastori a cavallo, equipaggiati con ciotole di yogurt e cannocchiali sovietici, con l'aspetto di soldati di fanteria dell'esercito di Gengis Khan"
TEMPESTA DALL'EST
I Mongoli alla conquista del mondo

di Robert Marshall
2001 Neri Pozza "Il cammello battriano" - 280 pagine 15 euro
A otto anni dall'edizione originale, l'editore vicentino Neri Pozza ripropone questa affascinante cavalcata attraverso la storia dei Mongoli di Genghiz Khan. Scritto con serrato taglio giornalistico - l'autore Robert Marshall è documentarista della BBC - il libro offre un'accurata e passionale testimonianza sull'intelligenza strategica dell'esercito mongolo, molto lontana dalla descrizione occidentale che "preferisce" parlare di "orda selvaggia" e di "mostri venuti dagli inferi". Una lettura che rende giustizia a un grande popolo. Qualche piccola sbavatura storica non pregiudica la bontà dell'opera.
Estratto: "Le campagne di Gengis Khan erano state di gran lunga le più estese nella storia dell'umanità: nessun altro era riuscito a conquistare un territorio talmente vasto. Al momento della morte di Gengis l'impero dei Mongoli era quattro volte quello di Alessandro e più di due volte quello di Roma, eppure si potrebbe dire che avesse appena cominciato a espandersi. Per giunta, proprio come quello greco e quello romano, l'impero mongolo avrebbe avuto un incredibile impatto nella storia del nostro pianeta, anche se non era destinato a sopravvivere più di duecento anni"
LA MUSICA DI GENGIS KHAN
Viaggio nella tradizione e la cultura della Mongolia

di Giorgio Blasco
2001 Campanotto - 224 pagine 16 euro
Giorgio Blasco è uno dei massimi esperti della musica mongola, lui stesso musicista e già direttore del Conservatorio di musica "Tartini" di Trieste dove attualmente insegna. La sua passione per la musica e per la Mongolia non poteva che produrre questo libro che svela segreti e tecniche degli strumenti e delle canzoni della tradizione mongola. Quasi un'enciclopedia, unica nel suo genere. Presentazione di Aldo Colleoni e Chuunny Batjargal.
Estratto: "Uno degli aspetti più significativi nella vita e nella tradizione dei mongoli è costituito sicuramente dalla loro intima simbiosi con la musica, che essi cominciano ad ascoltare ed amare sin da piccoli, quando cioè, prima ancora che a camminare, imparano già ad andare a cavallo e a cantare. Popolo nomade per tradizione atavica, i Mongoli non ci hanno lasciato città, palazzi, templi o monumenti, tutte quelle cose del passato, cioè, che potessero testimoniare e documentare lo sviluppo della loro tradizione artistica attraverso i secoli. Tutto ciò che per loro poteva assumere un valore o un significato doveva essere per forza di cose agevolmente trasportabile su di un carro o a dorso di cammello, come usano fare tuttora i pastori nomadi. Diverso è invece il discorso per tutto quello che è ricollegabile con la memoria e la tradizione orale, che tratta della storia, delle leggende, della vita e della natura, come avviene per la poesia e in particolare per la musica e il canto nei loro molteplici aspetti che, a differenza delle costruzioni fisse, hanno accompagnato sempre ed ovunque le giornate dei cavalieri mongoli".
MONGOLIE
La vallée du grand ciel

fotografie di Etienne Dehaui - Testi di Claire Sernier
2000 Editions Vents de Sable - 174 pagine - 55 euro
Scritto in francese, questo volume è comunque essenzialmente fotografico. Alcune immagini sono molto belle, altre più consuete. Il testo, per chi conosce la lingua, è un percorso di conoscenza della vita e della cultura mongola. Chiude il ponderoso volume, un'appendice con una serie di monografie sullo Tsagaan Sar, sugli Tsaatan, sui Kazaki, su Genghiz Khan e altri aspetti peculiari.
Estratto: "Les Mongols font preuve d'un sens immédiat er quotidien des points cardinaux, et leur onniprésent référence à l'espace, qui transpire continuellemente dans leurs actions, s'inscrit junsque dans une langue où les directions (devant, derrière, gauche, droite) sont indissociables des point cardinaux. Ils s'orientent dans l'espace"
VOYAGE EN MONGOLIE

di Etienne Dehaui
2000 Hermé - 200 pagine - 55 euro
Uscito quasi in contemporanea a "Mongolie - La vallée du grand ciel" (vedi recensione successiva), questo "Voyage" porta sempre la firma di Etienne Dehau che, evidentemente, aveva molto materiale fotografico nel cassetto. I testi stavolta sono limitati a semplici didascalie (in questo senso il libro è consigliabile anche a chi non ha dimestichezza con la lingua francese). Alcune immagini sono notevoli, altre discutibili, come quella di copertina con un flash sparato senza pietà addosso all'attonito cacciatore kazako e alla povera aquila.
IN MONGOLIA IN RETROMARCIA

di Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti
2000 - Giunti - 236 pagine - 10 euro
Prima esperienza letteraria di due musicisti del vecchio gruppo CCCP, poi CSI. "Potrebbe non essere l'ultima" minaccia nella biografia Zamboni che ha scritto la prima parte, certamente quella più piacevole e onesta. Più artefatta e faticosa la costa riservata al geniale artista Lindo Ferretti a partire dal titolo: "Il traboccare del vuoto". Nel libro ci sono incontri con i mongoli più o meno intimi, itinerari più o meno sofferti, riflessioni più o meno azzardate. Ferretti svisa tra un lirismo ad effetto che non dà emozione ("piano deserta immutata / ora da allora / in alto vuoto / in basso nulla.") a un diario di bordo stiracchiato. Un libro da leggere, a metà. Un'esperienza interessante per due artisti che continueranno a dare il meglio di loro nella musica, come nell'album Tabula Rasa Elettrificata, dedicato anch'esso alla Mongolia (vedi sezione dischi). Nel 2009 la casa editrice Nda ripropone il libro ma solo a firma Massimo Zamboni (vedi recensione).
Estratti: "Chissà, forse l'idea della musica è nata qua, così per caso sulla bocca di un bambino che accosta alle labbra un filo d'erba. Piano: l'erba è ruvida e taglia il labbro contropelo. Lui lo tiene teso tra le dita lo guarda sfuocandolo con un occhio poi con l'altro contro un orizzonte che è sempre lo stesso. Poi chiude gli occhi e soffia - perché? - sul filo". (Massimo Zamboni) "Attratto, fortemente attratto, proseguo verso est. La Mongolia esterna si rivela, svelandosi, difficile da descrivere, incontenibile nelle parole e dalle immagini che la rappresentano. La quantità, in queste dimensioni, è qualità. Le forme della terra come incanto, la Terra in forma di paradiso sotto il Cielo". <(i> (Giovanni Lindo Ferretti)
BESTIE, UOMINI, DEI
Il mistero del Re del Mondo

di Ferdinand A. Ossendowski
2000 Edizioni Mediterranee - 242 pagine - 14,46 euro
Non è un reportage di viaggio, non è un romanzo, non è nemmeno un documento storico equilibrato e politicamente corretto, quello di Ossendowski, uscito per la prima volta nel 1924. Racconta la sua sofferta e stupefacente spedizione in Mongolia (terra di Bestie, Uomini e Dei appunto) per sfuggire alla persecuzione dei bolscevichi, pochi anni dopo la Rivoluzione d'Ottobre che tanto importante si rivelerà anche per i mongoli. Qui incontra il barone Von Sternberg, personaggio visionario non a caso ribattezzato "Il barone sanguinario", immortalato anche dalla matita e dalla fantasia di Hugo Pratt. Al di là delle ideologie, resta la testimonianza straordinaria di un grande viaggiatore e di un grande scrittore insieme che ci restituisce emozioni che profumano di terrore e di steppa, di fucili e di monasteri sperduti. Vai alla sezione di Roman Von Ungers-Sternberg
Estratto: "Ci fece uscire dalla yurta e ci indicò il picco d'un monte illuminato dalla luna piena e ci narrò la storia di uno dei figli di Gengis Khan, che divenne in seguito imperatore della Cina, dell'Indocina e della Mongolia, il quale era rimasto affascinato dalla bellezza del paesaggio e dai rigogliosi pascoli di Djirgalantu e vi aveva fondato una città. Ma fu ben presto abbandonata dai suoi abitanti, perché il mongolo è un nomade che non riesce a vivere in città. La pianura è la sua casa e il mondo la sua città"
STORIA SEGRETA DEI MONGOLI

di Anonimo del XIII secolo - a cura di Fosco Maraini
2000 TEA - 266 pagine 8 euro (ristampato nel 2009 da Guanda)
Il libro più importante della tradizione letteraria mongola viene riproposto meritoriamente dalla editrice TEA in questo tascabile economico che ripropone il testo storico curato da Kozin nel 1941. Ad arricchirlo ulteriormente, l'introduzione di un protagonista della narrativa contemporanea, Fosco Maraini. La "storia segreta dei mongoli" è la saga delle gesta di Gengis Khan e dei suoi discendenti, scritta e tramandata a partire dalla meta del 1200. L'autore - scrive Maraini "parla di casi individuali, d'amori e d'odi, di avventure e di cavalli, di tende, di cacce, di fiumi, di steppe, d'alleanze o di battaglie fra tribù, di patti, feste, inganni, vittorie, trionfi". "La sua prosa stessa è succosa, tutta sangue, tendini e ossa". Clicca qui per leggere alcune pagine scelte dalla Storia Segreta dei Mongoli
Estratto: "Inseguendo le truppe di Ile e Qada, i nostri le sbaragliarono e cominciò un tale massacro di Kitad che sembrava rompessimo rami secchi. Saputo della sconfitta delle proprie truppe, l'Altan-qan fuggì da Jung-du a Nan-ging. Le truppe Kitad superstiti erano così affamate che i soldati moribondi si uccidevano l'un l'altro e mangiavano carne umana. 'Tolui e Cugu-gurigen hanno combattuto benissimo!' disse Cinggis-qagan e dette loro munifiche ricompense"
TSAATAN
Gli uomini renna della Mongolia

di Federico Pistone e David Bellatalla
2000 - Periplo Edizioni-Les Cultures - 110 pagine - 26 euro (per prenotarlo scrivere a info@mongolia.it. I proventi saranno destinati completamente agli Tsaatan). Il volume è disponibile nelle librerie di Milano: Utopia, Hoepli e Azalai
Due mesi trascorsi fra gli Tsaatan, gli uomini renna della Mongolia, una popolazione nomade che vive nella taiga siberiana seguendo i ritmi della natura e i princìpi sciamanici. Il giornalista Federico Pistone li racconta, attraverso testi e immagini, in un emozionante volume a cui ha collaborato l'antropologo David Bellatalla. Splendide le fotografie. Un viaggio da leggere tutto d'un fiato. Tradotto anche in inglese e in francese. Tutti i proventi sono stati destinati agli Tsaatan, sottoforma di generi di prima necessità e di medicinali. (recensione del quotidiano "La Provincia").
Estratto: "Bat chiede sempre dell'Italia. E ogni volta si sorprende nel sapere che galleggia in mezzo a un grande mare salato, che gli orsi se ne sono andati da lì per sempre e le renne non si sono mai viste; che l'inverno dura soltanto tre mesi e che i cuccioli di animali vengono macellati e mangiati; che la gente non sta ferma un attimo pur non essendo nomade, pur non avendo nessun percorso spirituale da compiere. Bat scuote la testa e pensa che la nostra è davvero una vita dura". (Federico Pistone)
I CAVALLI DEL VENTO
Guarigione, protezione e divinazione nel magico mondo di una sciamana della Mongolia

di Sarangerel
2000 Il punto d'incontro - 256 pagine 3,50 euro
Quasi un manuale per entrare nel mondo degli sciamani mongoli. Apparentemente un'operazione ambiziosa quanto patetica, quella della "sciamana" Sarangerel, quasi un tentativo di spiegare una pratica antica e misteriosa con una specie di libretto di istruzioni. Alla fine però l'operazione funziona. Per vari motivi: primo, Sarangerel "non se la tira" come fanno altri autori che hanno tentato di spiegare lo sciamanismo con una presunzione e una "spettacolarità" imbarazzanti; secondo, l'autrice prende per mano il lettore con naturalezza e semplicità pur dimostrando una grande conoscenza delle pratiche sciamaniche vissuta "sul campo"; terzo, vengono raccontati i riti fondamentali mongoli dando la possibilità al lettore di "provarci", anche solo per avere un'idea di come funziona; quarto, nei vari capitoli affiora sistematicamente la cultura mongola tradizionale che è poi ancora quella dei giorni nostri. Non sarà un capolavoro scientifico, ma è una lettura istruttiva, pratica e perfino divertente.
Estratto: "Il mondo della natura fornisce spesso risposte alle domande o indicazioni sul futuro; per questo di solito si osserva il volo degli uccelli. I più importanti per la divinazione sono falchi, aquile e altri uccelli carnivori, come corvi e avvoltoi. Gli uccelli predatori sono generalmente considerati di buon auspicio, mentre quelli che si nutrono di carogne rappresentano un segno nefasto. Se volano verso destra è un segno positivo, mentre se volano verso sinistra, il presagio è negativo. Se un uccello vola verso di voi e viene molto vicino, o proprio sopra la vostra testa, si tratta di un segno particolarmente importante. Se si tuffa in picchiata per uccidere un animale e lo cattura è un sogno propizio, ma se lo manca si preannuncia un disastro>
COLLOQUIAL MONGOLIAN
The complete course for beginners

di Alan J. K. Sanders e Jantsangiin Bat Ireedui
1999 - Routledge - 340 pagine+2 audiocassette - 63 euro
Per chi vuole imparare la lingua mongola ecco quello che ci vuole: un corso completo di libro e due audiocassette, curato da un illustre insegnante madrelingua Bat Ireedui e dallo studioso americano Alan Sanders. Attenzione: il corso è in inglese ma si può tranquillamente reperire nelle librerie italiane. Le lezioni sono solo dieci ma non illudetevi: per completare l'opera, e parlare vagamente mongolo, ci vorranno parecchi mesi di duro studio. Buona fortuna!
Estratto: "Ci sono circa 7 milioni di persone che parlano Mongolo nel mondo, oltre 2 milioni nella Repubblica Mongola, circa 3,7 milioni nella Mongolia Interna, circa 500.000 in altre zone della Cina e un altro mezzo milione nelle repubbliche Buryat e Kalmyk e anche in Russia". (Alan J. K. Sanders)
GENGIS KHAN

di Homeric
1999 Rizzoli - 446 pagine 17 euro (riedito Superbur 2001 8,60 euro)
Romanzo o epopea? Lo pseudonimo adottato dall'autore, Frédéric Dion, sembra suggerire questo interrogativo, ma pagina dopo pagina ci si rende conto che l'epos è la matrice di una narrazione che conquista il lettore e lo trasporta in un mondo dalle suggestioni forti ed inconsuete quali solo i miti possono suscitare.La vita, le imprese, le conquiste, gli amori di Temucin sono filtrati attraverso la rievocazione del fedele Boortsu che, giunto al termine di una vita trascorsa al fianco del Ka Khan, ne ripercorre tutte le tappe. Emozioni forti e sentimenti elementari, amore e morte, ferocia e poesia: tutte componenti che affascinano il lettore fin dalle prime pagine e lo conquistano con la concretezza della storia e la suggestione del mito. All'opera è stato conferito il Prix Médicis.
Estratto: "Il cielo stendeva la sua grande coltre grigia sulla steppa. Nessuna cucitura d'azzurro. Accovacciato in mezzo alla mandria accarezzavo le mammelle della giumenta nera. Il latte batteva forte sotto la sua pelle; palpitava tra le mie dita; mi scorreva nelle vene. Mi dissetava, e attraverso il mio corpo, duro e teso come un canneto intriso d'acqua e di luce, si riversava sull'immenso tappeto d'erba"
LA POESIA DELLA MONGOLIA

a cura di Aldo Colleoni e Paola Perotti
1999 Campanotto - 204 pagine - 10,33 euro
Ricca antologia della poesia moderna della Mongolia curata da Aldo Colleoni e Paola Perotti, che firmano anche le introduzioni. "La moderna letteratura mongola - scrive Colleoni - inizia con il poema ed il suo genere più diffuso, la canzone. le prima canzoni rivoluzionarie furono improvvisate dai soldati. Erano di natura populistica, imbevute di pathos rivoluzionario e con l'entusiasmo del popolo insorto in una lotta per la libertà e la felicità. Partendo da queste canzoni, la poesia è fiorita...". "Le poesie originariamente sono state raccolte e tradotte in russo da testi in mongolo", precisa Paola Perotti "in un periodo storico in cui sia la Mongolia che la ex Repubblica Sovietica avevano tra di loro stretti legami politici ed economici".
Estratto: "Il cavallo accoglie l'alba nella cavezza, le nuvole passeggiano lontano, guardo con tristezza le montagne ad Est: com'è breve la notte d'estate. Ah se potessi portarti via un solo minuto, di notte riuscirei a lanciare il cavallo al galoppo verso la mandria e a legare il sole sulle montagne". (Mishigyn Tsedendorj)
IL CAMMELLO BATTRIANO
In viaggio lungo la Via della Seta

di Stefano Malatesta
1999 Neri Pozza - 160 pagine 13 euro
C'è anche molta Mongolia in questo rigoroso e insieme divertente diario di viaggio del giornalista romano Stefano Malatesta, ormai divenuto una sorta di classico, già ristampato in diverse edizioni (prima uscita nel 1997 per Neri Pozza). Intrigante e ricchissimo di dettagli antropologici e culturali, il racconto di Malatesta si legge d'un fiato e poi si rilegge per approfondire i passaggi più appassionanti. Questa spedizione letteraria "lungo la via della seta" ci porta dalle terre battriane (cioé dell'Afganistan) fino al deserto del Gobi. Impressionante la ricostruzione degli attacchi militari dell'orda mongola.
Estratto: "Nell'armata mongola ogni uomo sapeva esattamente dove schierarsi e aveva una precisa idea delle sue responsabilità. Nessuno combatteva come individuo, ma come parte di una massiccia formazione dai riflessi fulminei, paragonabile a una perforatrice che va avanti e indietro ad altissima velocità, frantumando tutto quello che si para davanti. L'incontro con il nemico raramente costituiva una sorpresa, perché le vedette avevano già perlustrato il terreno e segnalato i movimenti dell'avversario con messaggi e sventolamento di bandiere. Partivano squadre composte da non più di venti o trenta uomini ciascuna, che galoppando verso il nemico lanciavano con i loro magnifici archi nugoli di frecce, capaci di arrivare fino a duecento metri. Esaurite le prime schermaglie, che avevano solo la funzione di disturbo, i comandanti mongoli davano l'ordine ai mangudai, un corpo suicida, di gettarsi dentro la line avversaria per sfondarla"
VENTUN GIORNI

di Galsan Tschinag
1998 - Aer Bolzano - 285 pagine - 15,24 euro
Un progressivo immergersi nel mondo e nella cultura di un popolo dalle tradizioni profonde, in una fitta rete di legami tra famiglie, etnie e luoghi. Tschinag, che da anni vive all’estero, trascorre ventuno giorni nella steppa presso i propri genitori, nomadi tuvini, ed il ritorno rinnova in lui il sentimento del vincolo indissolubile che lo lega alla propria terra e alla sua cultura. Allo stesso tempo però, le tradizioni del suo popolo da pratiche spontanee diventano per lui le radici costitutive di un’identità sempre problematica, di cui è necessario continuamente riappropriarsi. Lo accompagna la moglie, cresciuta in città, che anche attraversando momenti di incomprensione si addentra lentamente nella vita dei nomadi. La quotidianità è descritta nei dettagli, dalla preparazione del cibo ai canti notturni nelle jurte bevendo airag, dai funerali alle celebrazioni dei nuovi nati, fino alla caccia alla marmotta. Ed i personaggi incontrati sono spesso il punto di partenza per una riflessione sulla storia di questa società e sull’infanzia dell’autore, in una narrazione accompagnata da un costante sottofondo di nostalgia. (recensione di Leonardo Bich per mongolia.it)
Estratto: "Chi vuole sentire la forza che ci trattiene su questo pezzo di terra, deve vivere il nostro autunno, il tempo del lavoro e dell’addio, ma oggi anche il tempo del lavoro e del rivedersi. Ma deve vivere anche il resto dell’anno: il nostro inverno silenzioso e rigido, la nostra primavera selvaggia e imprevedibile, la nostra pigra e breve estate. Deve condividere con noi senza sosta i doni e le insidie di ogni ora. Allora ci comprenderà..."
GENGHIZ KHAN
e l'impero dei Mongoli

di E.D. Phillips
1998 Newton & Compton - 158 pagine - 6 euro
La Newton & Compton recupera, per la collana "I misteri della storia", questo testo apparso per la prima volta nel 1969 con il titolo originale "The Mongols". L'autore, il britannico E.D. Phillips, racconta con estrema dovizia di dettagli storici e tecnici "l'epopea di un antico popolo guerriero guidato da uno dei più grandi conquistatori della storia", come recita il sottotitolo. Una lettura utile, anche se più didascalica e meno brillante rispetto a "Tempesta dall'Est" di Marshall e meno affascinante della vecchia biografia di Gengis Khan firmata da Harold Lamb negli anni Cinquanta. La confezione lascia a desiderare anche se il prezzo (costava 9.900 lire nel 1998, ma è ancora reperibile in molte librerie a circa 6 euro) gioca a favore diquesto libro tutto sommato decoroso, corredato da immagini e disegni interessanti.
Estratto: "Nel XIII secolo, quando la potenza mongola raggiunse il suo apice, i progressi di una regione avevano ripercussioni in quelle vicine in modo assai più rapido che in qualunque altro periodo storico precedente all'invenzione delle comunicazioni moderne: l'organizzazione che rendeva possibile ciò era una parte essenziale dell'impresa mongola"
NELLE TERRE DI GENGIS KHAN

di Renzo Milanesio
1998 Polaris - 147 pagine 45 euro
Renzo Milanesio ha il merito di avventurarsi in una zona impervia dell'Altai mongolo per assistere alla tradizionale caccia con le aquile. Interessanti le informazioni tecniche su questa pratica kazaka, meno avvincente il racconto, che spesso indugia su dettagli "personali" superflui, arrivando anche a descriverci disfunzioni dell'organizzazione turistica che aveva approntato il viaggio o a rapporti più o meno stretti con i compagni di viaggio. Il reportage è popolato da foto, dello stesso Milanesio, alcune davvero spettacolari, alcune ripetitive.
Estratto: "Dalle cime, oltre i tremila metri, i cacciatori, muniti di un vecchio cannocchiale, cercano a valle la preda. Individuato l'animale, all'aquila viene tolto il cappuccio. In un attimo il rapace è già in volo. L'aquila, una volta catturata la preda, non la riporta al cacciatore, ma la tiene ferma sotto gli artigli. Il cacciatore deve seguirla subito onde evitare possibili reazioni sia da parte del predatore che della preda, soprattutto la violenta reazione della volpe che spesso riesce a procurare profonde ferite agli arti dell'aquila"
EVASIONE IN MONGOLIA

di Luigi Barzini jr
1997 EDT - 116 pagine - 11 euro
Pubblicato da Mondadori nel 1939 e riproposto dalla EDT nella collana “Viaggi e Avventura” nel 1997, questo straordinario quaderno di viaggio rivela tutta la freschezza e la sensibilità di un grande narratore come Luigi Barzini jr. Inviato dal Corriere della Sera in Cina, Barzini si concede un’”evasione” di nove giorni in Mongolia, quella interna cinese, dove piccoli incontri sono il pretesto per narrare la grande anima di un popolo. Un popolo che ha dominato il mondo per secoli e che è rimasto fatalmente schiacciato tra le potenze russe e cinesi. “Nel silenzio – chiude il racconto Barzini – la gragnola sorda di milioni di zoccoli, il tambureggiare di cavalleria sull’erba, le orde lanciate di nuovo alla conquista del mondo”. Un reportage politico e avventuroso insieme, così datato e così attuale.
Estratto: "Siamo partiti stamattina per tempo. La strada andava dondolandosi tra le montagne, nude come cumuli di rifiuti di miniera, in valli sempre più larghe. Il cielo era spalancato, immenso, nuovo, con batuffoletti bianchi, altissimi, sfilacciati dal vento. Mongolia"
SCIAMANESIMO E SACRO
tra i Buriati della Mongolia

di Dino DE Toffol e David Bellatalla
1997 Natura trekking servizi - 150 pagine - fuori catalogo
Il documentarista Dino De Toffol, in arte Lupo, e l'antropologo David Bellatalla, esploratori a tutto tondo, si immergono con scienza e passione nel magico universo degli sciamani del popolo Aghin-Buriati della Mongolia. Un saggio che è anche un racconto stupefatto dei riti sciamanici vissuti in prima persona.
Estratto: "Gherel Toyà continua a ravvivare il fumo disponendo nuove bacche sulla brace. Namjin invoca l'aiuto dello spirito auditore incalzando il ritmo con il tamburo e sostenendo il canto. A volte si ferma ed allora Gherel Toyà si alza, prende una coppetta di arkhi dall'altare, la porge allo sciamano e lo aiuta a berla, fino all'ultima goccia, mentre Namjin che rimane immobile, in piedi, al centro della gher. La musica ricomincia e più volte Namjin si scatena in una danza frenetica. Momenti drammatici si alternano a tratti quasi comici del rito, in cui lo sciamano urla e sibila assumendo posizioni inconsuete".
LA VIA DELLO SCIAMANESIMO BOREALE
E l'uso del tamburo come strumento di magia e di conoscenza

di Davide Melzi
1996 Terre di Mezzo - 190 pagine 16 euro
Interessante introduzione al mondo degli sciamani "boreali" ossia quelli originari dei territori a nord della Mongolia. Come si legge dalla presentazione, l'autore "approfondisce in modo particolare l'analisi e lo studio dei mezzi operativi che lo sciamano usa per ottenere la sua conoscenza iniziatica. Descrive in modo minuzioso la fabbricazione del tamburo rituale e le tecniche d'uso di questo strumento, mettendo in evidenza le differenze e le analogie esistenti tra i vari popoli, presso i quali è sopravvissuta fino ai nostri giorni la tradizione sciamanica, che egli ritiene essere stata, in tempi antichissimi, un patrimonio comune di tutte le civiltà arcaiche. Descrive inoltre i metodi grazie ai quali lo sciamano entra in rapporto con gli spiriti, le entità invisibili e con il proprio totem, spiega la differenza tra il vero sciamanesimo, la trance ed i culti di possessione, riporta diverse autorevoli testimonianze di viaggi sciamanici nei “mondi paralleli”, accenna alle tecniche d'uso delle sostanze allucinatorie al fine di ottenere esperienze sciamaniche e mette in evidenza in più punti del libro la similitudine esistente tra lo sciamanesimo nordico e le tecniche alchemiche occidentali".
Estratto: "Il tamburo sciamanico non può essere considerato uno strumento musicale nel senso moderno; esso è molto di più: è un oggetto sacro, cioè un simbolo dell'Universo e un mezzo grazie al quale è possibile mettersi in sintonia con il cosmo, a tutti i livelli"
MONGOLIA
La storia le storie

di Roberto Ive
1996 Bonanno - 100 pagine - 7 euro
E' il primo atto d'amore di Roberto Ive alla "sua" Mongolia. Lo scrittore triestino, che vive tra Germania e Mongolia, è stato testimone oculare dell'abbandono del Paese da parte dell'Unione Sovietica, alla fine degli anni '80. In questo agile volumetto, Ive ci racconta le reazioni gioiose (l'euforia per il ritorno delle effigi di Gengis Khan, dopo un forzato obnubilamento) e drammatiche (il disorientamento sociale ed economico).
Estratto: "Il silenzio era usato dai mongoli come un mezzo esplicito per difendersi dalla presenza degli 'altri', soprattutto da quelli sovietici. Fra i due mondi le comunicazioni erano in realtà solo di facciata: non c'era unione, nessuna fusione e, se lo scambio si proponeva apparente, il distacco invece era costante. Le continue affermazioni di amicizia e di alleanza riflettevano certamente una volontà politica, ma non fotografavano una fusione spontanea e consolidata a livello umano".
LEGGENDE SUGLI SCIAMANI SIBERIANI

a cura di Luciana Vagge Saccorotti
1994 Arcana - 216 pagine 14,50 euro
L'eredità degli sciamani abbraccia una vasta area asiatica, che comprende le regioni buriate a nord della Mongolia e altaiche, a ovest. In questo libro della collana "Parola di fiaba", Arcana ha raccolto una cinquantina di leggende degli anni Venti del Novecento, tramandate per generazioni. Dentro c'è tutta la cultura dello sciamanismo, dalla divinizzazione al delirio, dalla malattia ai miracoli. La Vagge Saccorotti, curatrice e traduttrice scrive nell'introduzione: "La potenza dello sciamano trascende la sua morte ed egli è venerato dalle generazioni che gli succedono come protettore della famiglia e dell'intera sua comunità. Ma è suggestivo pensare a lui anche come un precursore della poesia epica, compositore, narratore, cantore e attore sulla scorta di una ininiterrotta tradizione poetico-drammatica e scenica, intrisa di lirismo ed efficacia stlistica".
Estratto; "Raccontano che molto tempo fa vivea uno sciamano di nome Bjutej-Ilii, ma non si sa da quale ulus provenisse. Quando egli posava lo sguardo sul bestiame e sulla gente morivano tutti. E perciò una volta lo legarono a un albero e ve lo lasciarono tre giorni tra sciami di zanzare. Avrebbero voluto con quel tormento infliggergli una punizione. Ma allo sciamano non successe nulla. Dicono che egli avesse le dita delle mani e dei piedi tutte unite l'una all'altra. Forse per questo fu chiamato Bjutej-Ilii (mani unite, attaccate)" (17 febbraio 1925)
VIAGGI
Articoli 1930-1990

di Alberto Moravia
1994 Classici Bompiani - 1840 pagine 34 euro - a cura di Enzo Siciliano
Preziosa raccolta di articoli di Alberto Moravia in versione reporter. Diari di viaggio in 60 anni da inviato delle più importanti testate giornalistiche: Moravia ci racconta con rigore e divertimento il mondo che cambia, dall'Europa al Medio Oriente, dall'America all'Africa, ma un posto di rilievo lo occupa proprio la Mongolia, descritta nei viaggi del 1976 e del 1983. Provocatori e appassionati i primi reportage intitolati "Il Grande Gengis Khan è stato tradito dai Mongoli" e "Una donna, un cavallo nel deserto di Gobi", pubblicati dal Corriere della Sera il 17 ottobre 1976. Più dettagliati e intensi gli altri resoconti scritti sempre il Corriere dal settembre al dicembre 1983: "Ulan Bator, capitale nata dalla steppa", "Condotto per mano nella vita di Ulan Bator", "Dentro la yurta, sull'altipiano di Gengis Khan", "Cavallini neri nella luce vuota della steppa", "A Burd, città dei nomadi sedentari", "Cronaca di una notte insonne a Burd", "Un mazzolin di fiori per i Mongoli" e "L'Urss ha un cuscinetto ereditato dai lama".
Estratto: "Ciò che caratterizza la Mongolia viene fuori pian piano. Prima di tutto l'assenza di case completa, assoluta che però non vuole dire assenza di popolazione. Ogni tanto tra quelle colline che sembrano così verdi e calve, dei cocomeri posati in bilico ai due lati della valle, ecco, si apre uno slargo o una gola e in questo slargo vedo ora una o due tende rotonde, bianche,della forma di enormi torte nuziali, oppure addirittura venti o trenta tende simili. La tenda solitaria è emblematica della Mongolia: c'è la tenda, c'è un palo a cui è legato un cavallo dalla coda e dalla criniera molto lunghe e dalle gambe corte, ci sono, non tanto lontano, delle vacche e delle pecore che pascolano. Quando invece le tende sono venti o trenta, allora c'è l'animazione minuta e gremita di un villaggio"
FIABE DELLA MONGOLIA

a cura di Michela Taddei-Saltini
1994 Mondadori - 300 pagine - 11 euro (abbinato a Fiabe dell'Himalaya)
Laureata in antropologia, con una tesi sulla maternità e l'allattamento in Mongolia, la pesarese Michela Taddei-Saltini ha raccolto per Mondadori un'ottantina di favole della tradizione mongola, riproponendole in forma semplice e gradevole, rispettando l'impianto originale. In queste fiabe, come la stessa Taddei-Saltini scrive nell'introduzione, "fra uomini e animali le barriere linguistiche non sussistono quasi mai e infatti i cavalli hanno la capacità di consigliare e aiutare i propri padroni e gli animali ostili possono essere intimoriti da semplici minacce verbali fatte con la dovuta fermezza". Un'operazione di recupero culturale perfettamente riuscita, al contrario della recente proposta francese edita da Fabbri nel 2003.
Estratto: "Vivevano un tempo tre ragazzi: Paglia, Burro e Strutto. Un giorno il vento chiuse con la tela del tetto il condotto dell'aria della loro gher. Per non morire soffocati, decisero di andare a riaprirlo. Uscì per primo Paglia, ma il vento lo spazzò via. Andò fuori allora Strutto. ma un cane se lo mangiò. Burro, per timore di fare la stessa fine, restò chiuso nella gher e così si sciolse seduto vicino al fuoco ardente in quell'abitazione soffocante. Ed è così che tutti e tre finirono". ("Paglia, Burro e Strutto")
GENGIS KHAN

di Henry Bauchau
1994 Panozzo Editore - 200 pagine - 12 euro
Un intenso testo teatrale belga, qui con testo italiano a fronte a cura di Giovanni Saverio Santangelo, rappresentato per la prima volta nel 1989. Come scrive lo stesso Santangelo nell'introduzione: "L'opera di Bauchau vuole offrirsi come la descrizione drammatica ed articolata del rapporto che, secondo lo stesso autore, potrebbe istituirsi fra l'attuale mondo, pregno di ombre minacciose e di angoscianti interrogativi, e quei pochi Uomini che si sforzano di dare a qul mondo un significato. Si tratta di un dramma a forte componente simbolica. Ma resta anche una pièce storica nella quale la Storia prende corpo nelle sue due espressioni indecifrabili: quella reale e quella ideologica".
Estratto: GENGIS KHAN. Tu mi hai già parlato dei tuoi viaggi, Nicola. Parlami ora del paese degli uomini bianchi. NICOLA POLO. Non è un paese, ma parecchi, fra le rive dei due mari. GENGIS KHAN. Qual è il tuo? NICOLA POLO. Venezia, la città delle acque, costruita essa stessa sul mare. GENGIS KHAN. Cosa fanno gli uomini di quella città che non può avere campi né greggi? NICOLA POLO. Arano il mare con il quale essi hanno contratto matrimonio. (Ottavo quadro, scena tre)
MONGOLIA
Nelle steppe di Cinghis Khaan

di Alvise Zorzi, Viviano Domenici e autori vari
1992 Erizzo - 410 pagine - 60 euro
Ormai quasi introvabile (si può provare alla libreria Azalai di Milano), questo volume edito dalla veneziana Erizzo, in collaborazione con il centro Studi Ricerche Ligabue, è quanto di più completo l'editoria italiana abbia dedicato alla Mongolia. Confezione di gran lusso, informazioni complete alternate in taglio didattico e giornalistico e un'imponente iconografia. La speranza è che, a dieci anni dalla pubblicazione, possa essere riproposto in una nuova edizione aggiornata.
Estratto: "Nel 1167, l'anno del giuramento di Pontida e della nascita della Lega lombarda, nella Valle dell'Onon, distante parecchie migliaia di chilometri, si verificava un evento apparentemente di nessuna importanza, la nascita di un bambino di nome Temujin, figlio di un capo tribù di nome Yesugei Bagatur e di Oelun-Eke, la giovanissima figlia di un uomo della razza dei Khonghirat che abitava a sud del fiume Amur. Da quellp'evento così simile a tanti altri nella sua quotidianità, dovevano derivare conseguenze di portata incalcolabile". (Alvise Zorzi)
HISTORIA MONGALORUM - STORIA DEI MONGOLI

di Giovanni di Pian del Carpine
a cura di P. Daffinà, C. Leonardi, M.C. Lungarotti, E. Menestò, L. Petech

1989 Spoleto-Centro italiano di studi sull'Alto Medioevo - 500 pagine
Pietra miliare del reportage di viaggio di tutti i tempi e preziosa testimonianza degli usi e costumi del popolo mongolo. Nel 1245 papa Innocenzo IV invia il francescano umbro Giovanni di Pian del Carpine a Karakorum per incontrare il khan mongolo e chiedergli di arrestare il suo esercito che era ormai entrato profondamente in Europa e di allearsi contro la minaccia musulmana. Frate Giovanni incontrerà quattro mesi dopo il Gran Khan Guyuk che lo ospitò nella sua reggia ma che diede una risposta molto fredda e quasi minacciosa al mittente pontefice. In sostanza: "Se davvero vuoi parlare con me, vieni di persona". E ancora: "Voi occidentali siete presuntuosi perché siete convinti di essere depositari dell'unica fede e disprezzate le altre religioni". Giovanni tornerà due anni e mezzo dopo con una storia meravigliosa. Questo libro è una rarità, curata dal Centro studi di Spoleto in occasione delle celebrazioni francescane. Molto interessanti i contributi storici che precedono il vero e proprio scritto, nelle versioni in latino e nella traduzione in italiano. Per informazioni info@mongolia.it
Estratto: "Il loro aspetto è diverso da quello di tutti gli altri uomini: la distanza fra gli occhi e le guance è infatti maggiore che nelle altre razze; le guance sono molto prominenti rispetto alle mascelle; il naso è piatto e piccolo, gli occhi sono piccoli con palpebre rialzate fino alle sopracciglia. Gli uomini, eccettuati alcuni, sono generalmente magri e quasi tutti di bassa statura; la barba cresce pochissimo quasi a tutti; alcuni tuttavia hanno barba e baffi radi che tagliano raramente".